Incendio Grenfell Tower: l’analisi tecnica per il progettista antincendio | Ingegneri.info

Incendio Grenfell Tower: l’analisi tecnica per il progettista antincendio

Un’analisi normativa e tecnica completa del tragico incendio della Grenfell Tower di Londra, scritta e ragionata dal punto di vista del progettista antincendio

Lo schema di propagazione dell’incendio (Grafico di F. Cosi, © Wolters Kluwer)
Lo schema di propagazione dell’incendio (Grafico di F. Cosi, © Wolters Kluwer)
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1. La storia della tragedia
La notte del 14 giugno 2017 un improvviso e violento incendio è divampato in una torre di appartamenti popolari (tower block) di 24 piani, contenente 120 appartamenti, circa 600 occupanti, situata in West London, vicino al quartiere “ricco” di Notting Hill.
Nel giro di pochissimi minuti l’incendio si è propagato a partire dal 4° piano fino al tetto dell’edificio, aiutato dalle finestre aperte per il caldo e dalle scarse proprietà dei materiali di rivestimento delle facciate.
Non tutti gli occupanti sono riusciti a mettersi in salvo, attualmente il conteggio delle vittime causate dall’incendio purtroppo si attesta quasi sul centinaio, ma la conta finale richiederà diverse settimane, considerato il precario livello di sicurezza del fabbricato, dove non è ancora del tutto scongiurato il pericolo di crollo, anche parziale.
La tragedia ha sollevato una forte ondata di protesta dei residenti di fabbricati analoghi, che lamentano la scarsa attenzione in tema di sicurezza contro gli incendi e sta comportando addirittura una probabile crisi del governo britannico.

L’incendio alla Grenfell Tower all'alba del 14 giugno (fonte: Flickr Mémoire2cité)

L’incendio alla Grenfell Tower all’alba del 14 giugno (fonte: Flickr Mémoire2cité)

Oltre al giusto umano cordoglio per le vittime, si ritiene che tragedie come questa dovrebbero stimolare la discussione tra gli “addetti ai lavori” in tema di sicurezza antincendio, poiché il principale obiettivo e contributo dei professionisti antincendio, così come delle Autorità preposte alla normazione ed ai controlli, è sempre quello della tutela della vita umana. Di seguito pertanto viene proposta una chiave di lettura di tipo tecnico e normativo del drammatico evento la cui memoria resterà vivida nella storia europea per molto tempo.

2. Il materiale di rivestimento delle facciate
Le informazioni diffuse finora dai media britannici confermano che i pannelli di rivestimento esterno installati recentemente sulle facciate della Grenfell Tower fossero i pannelli sandwich “Reynobond PE”, con strato isolante interno in polietilene con cattive proprietà di reazione al fuoco. Sembra che per motivi esclusivamente di risparmio economico sia stato scelto questo materiale invece dell’altra versione disponibile, la “Reynobond FR”, che prevede un core interno dotato di trattamento ritardante l’incendio, e che figura classificato in B1-s1,d0 sul catalogo del produttore. Il sovraprezzo della versione con le migliori caratteristiche sarebbe stato di circa 2£/mq, per un extra-costo totale di circa 5.000£.

Schema del rivestimento ricavato dal catalogo del produttore

Schema del rivestimento ricavato dal catalogo del produttore

Dal catalogo del produttore: indicazione della classe di reazione al fuoco

Dal catalogo del produttore: indicazione della classe di reazione al fuoco

Il materiale informativo del produttore del pannello composito pubblicizza la classe europea B-s1,d0, evidentemente riferita alla versione ignifugata “Reynobond FR”.
Gli stessi fornitori del materiale hanno dichiarato che la versione infiammabile “Reynobond PE” viene solitamente installata in edifici di piccole dimensioni e non certamente nelle torri residenziali.
Negli Usa tale materiale è stato addirittura “bannato” per gli edifici più alti di 40 piedi (12,2 m).
Sembra invece che solo nella città di Londra, tale materiale di rivestimento sia installato in almeno altre 20 costruzioni adibite a residenze popolari (“tower blocks”)e con numero di piani superiore a 11, nonostante si siano già verificati altri incendi analoghi, come negli Knowsley Heights a Manchester nel 1991 (il primo incendio conosciuto di questa tipologia) e quello ad Irvine nel 1999, che ha causato l’aggiornamento degli standard britannici in merito ai rivestimenti di facciata combustibili. In generale sono circa 30 mila gli edifici nel Regno Unito che presentano una simile tipologia di rivestimento.
Un problema comune per gli addetti ai lavori è il fatto che le classi italiane di reazione al fuoco (da 0 a 4) non si allineano automaticamente alle euroclassi (da A1 ad E, dove invece F sono i materiali non classificabili o non classificati).

Infatti, le differenti modalità di svolgimento delle prove, la scala utilizzata e i parametri valutati sono determinanti per la classificazione della reazione al fuoco dei materiali. Per questo, lo stesso materiale, sottoposto a diversi metodi di prova, può ottenere classificazioni sostanzialmente diverse. Capita per esempio che un materiale classificato 1 secondo i parametri italiani non corrisponda alla classe B né tantomeno alla A2 europea, ma per esempio alla euroclasse E.
Il tema della non esatta e non automatica corrispondenza tra le classi italiane e quelle europee può causare confusione poiché alcune regole tecniche verticali italiane citano tuttora le classi italiane, sebbene la maggior parte dei materiali sia ormai in regime di commercializzazione EU e quindi deve essere certificato secondo le norme europee armonizzate.
In Italia sono stati emanati principalmente due decreti per chiarire il tema, il D.M. 10 marzo 2005 ed il D.M. 15 marzo 2005, che introducono specifici parametri relativamente alla produzione di fumo e di particelle ardenti.
Altro aspetto da considerare, soprattutto nel caso analizzato, è la modalità di montaggio del rivestimento di facciata. Infatti, l’intercapedine di 5 cm presente tra la muratura di supporto ed il rivestimento di facciata, nel caso della Grenfell Tower ha svolto le funzioni di un camino, dentro il quale l’incendio si è propagato a velocità molto superiori alla norma e le fiamme hanno raggiunto dieci volte l’altezza tipica.
Gli occupanti della Torre in più occasioni, durante i recenti lavori di ristrutturazione, avevano espresso serie perplessità sui materiali utilizzati, prevedendo che l’edificio sarebbe diventato una “trappola mortale”.
Il materiale era però stato installato con una duplice funzione: migliorare le prestazioni di isolamento termico (rivestimento a cappotto) e migliorare l’impatto estetico di un vecchio edificio popolare in un quartiere benestante.

Schema del rivestimento della Grenfell Tower (grafico di F. Cosi © Wolters Kluwer)

Schema del rivestimento della Grenfell Tower (grafico di F. Cosi © Wolters Kluwer)

Approfondisci: Incendio Grenfell Tower: perché non possiamo fare a meno del fascicolo del fabbricato

3. Le tematiche del risparmio energetico
Negli ultimi anni, dicono gli esperti, è cresciuta notevolmente la quantità di materiali combustibili installati sia all’interno che nelle facciate degli edifici, dovuta anche alla maggiore attenzione alle tematiche del risparmio energetico, per cui si è assistito ad eventi con conseguenze eccessive in rapporto alla fonte dell’incendio, solitamente di modesta entità. Questo problema dovrebbe stimolare la ricerca di soluzioni condivise tra chi si occupa della sicurezza antincendio e chi si occupa del contenimento delle risorse per la climatizzazione degli edifici.

4. La ricerca delle cause della rapida propagazione del fuoco
In questi giorni sono già in corso diversi meeting di esperti, anche presso la Commissione Europea, per discutere della sicurezza delle facciate degli edifici; diversi gruppi chiedono di bandire l’utilizzo di qualsiasi materiale combustibile nei fabbricati di elevata altezza che i Vigili del fuoco non possono raggiungere per mezzo delle loro scale.
Diversi esperti di tutto il modo propongono la sostituzione di tale tipologia di rivestimenti infiammabili laddove utilizzati negli edifici con elevato sviluppo verticale.
Recentemente diverse Nazioni hanno introdotto limiti più severi per l’utilizzo dei materiali combustibili nelle costruzioni di altezza superiore ad un determinato valore, variabile da 12 a 25 a seconda del Paese.
Un altro aspetto importante che si prevede conquisterà sempre maggiore attenzione è quello dell’affidabilità dei test di reazione al fuoco in quanto molti esperti affermano che le prove eseguite nei laboratori, essendo necessariamente in scala ridotta, non corrisponderebbero efficacemente alle modalità di propagazione dell’incendio che si verificano in scala reale. Sono già disponibili in rete diversi studi che affrontano la questione.
Si segnala comunque che, nel caso dell’applicazione di isolamento dall’esterno nella soluzione a cappotto, i benestare tecnici europei ETA prevedono, ad esempio, il test dell’intero kit applicato ad una parete campione.

Composizione e comportamento del pannello sandwich al fuoco (grafico di F. Cosi © Wolters Kluwer)

Composizione e comportamento del pannello sandwich al fuoco (grafico di F. Cosi © Wolters Kluwer)

Gli standard britannici permettono l’utilizzo di rivestimenti sandwich con anima in materiale plastico nel caso in cui i test di laboratorio abbiano dimostrato la ridotta propagazione dell’incendio lungo la superficie del materiale. Per alcuni specialisti, nell’incendio reale tale tipologia di rivestimento si comporta in modo diverso dalla maggior parte dei test, in quanto lo strato esterno metallico (sottile e leggero) si stacca, per cui l’anima combustibile diventa esposta al fuoco e favorisce la rapidissima propagazione delle fiamme, oltre a produrre una quantità notevole di fumo e specie tossiche. Questa modalità di reazione al fuoco del rivestimento considerato è rilevabile dalle immagini e dai video dell’incendio alla Grenfell Tower, dai quali infatti si denota chiaramente che:
– Lo strato esterno si delamina e crolla al suolo, rendendo peraltro difficile ai Vigili del fuoco avvicinarsi al fabbricato, per cui è stato per loro necessario essere scortati da poliziotti con i loro scudi antisommossa utilizzati impropriamente come protezione dalla caduta degli oggetti dall’alto;
– L’anima interna, esposta alle alte temperature, si infiamma facilmente e, prima di propagare l’incendio ai pannelli vicini e soprattutto soprastanti, si trasforma in particelle ardenti, anche di notevole dimensione, che percorrono diverse decine di metri finendo per depositarsi al suolo anche a distanza ragguardevole dal fabbricato in fiamme;
– L’incendio si è sviluppato molto rapidamente e non ha lasciato agli occupanti il tempo per mettersi in salvo; inoltre ha prodotto grandissime quantità di fumo nero, che ha avvolto facilmente l’intera porzione di fabbricato soprastante il piano dove si è originato l’incendio, su tutte le facciate dell’edificio.

Propagazione dell'incendio nell'intercapedine di facciata (grafico di F. Cosi © Wolters Kluwer)

Propagazione dell’incendio nell’intercapedine di facciata (grafico di F. Cosi © Wolters Kluwer)

Non è ancora chiaro agli investigatori come sia stato possibile uno sviluppo così rapido dell’incendio all’interno dell’edificio. Le immagini dell’evento dimostrano infatti, oltre al grande sviluppo delle fiamme lungo le facciate, una consistente presenza dell’incendio all’interno degli appartamenti, in diversi piani consecutivi.
Probabilmente ciò è dovuto ad una serie di concause, richiamate infatti dalle varie prescrizioni presenti in qualsiasi norma di prevenzione incendi, non solo italiana:
– Le finestre degli alloggi erano quasi tutte aperte, considerato che era una notte afosa e l’edificio era sprovvisto di impianto centralizzato di raffrescamento;
– Gli alloggi erano dotati di tende in materiale infiammabile, che hanno facilitato la trasmissione dell’incendio all’interno di ciascun alloggio, sebbene proveniente dai piani sottostanti, attraverso gli spazi esterni e le facciate;
– Gli altri materiali presenti negli alloggi, come i rivestimenti e gli arredi, presentavano cattive proprietà di reazione al fuoco, contribuendo al carico di incendio ed allo sviluppo notevole di fumo e specie tossiche;
– Le dimensioni limitate dei locali ha favorito il raggiungimento del flashover in ciascun alloggio;
– Le porte degli alloggi aperte verso il vano scala hanno contribuito a propagare l’incendio verso tale unica via di esodo, rendendola in breve tempo impraticabile;
– L’assenza o il mancato funzionamento dell’IRAI non ha sempre consentito agli occupanti degli alloggi non interessati dall’origine del focolaio di mettersi in salvo (in questo senso si può affermare che il tempo di rivelazione ed il tempo di pre-movimento siano stati eccessivamente lunghi rispetto al brevissimo lasso di tempo costituito dall’ASET);
– L’assenza o il mancato funzionamento dell’impianto sprinkler negli alloggi ha escluso qualsiasi misura di mitigazione dell’incendio, per cui si è raggiunto il flashover e l’incendio si è esteso ai locali e piani non interessati dall’origine del focolaio;
– La scarsa informazione ai residenti ha probabilmente impedito che gli occupanti dell’alloggio che ha originato il focolaio fossero coscienti della possibilità di utilizzare gli estintori per fronteggiare le prime fasi dell’incendio o almeno per contenerne la distruttività (si ritiene comunque inefficace tale misura nel caso di incendio che si origina o si propaga attraverso le facciate…).

Parti intere di facciata che cadono al suolo in fiamme (fonte: Flickr Mémoire2cité)

Parti intere di facciata che cadono al suolo in fiamme (fonte: Flickr Mémoire2cité)

La foto mostra chiaramente che i pannelli di rivestimento sono crollati ed il cappotto isolante ha partecipato parzialmente alla combustione. Si vedono anche i classici effetti del flashover all’interno degli alloggi (fonte: Flickr Mémoire2cité)

La foto mostra chiaramente che i pannelli di rivestimento sono crollati ed il cappotto isolante ha partecipato parzialmente alla combustione. Si vedono anche i classici effetti del flashover all’interno degli alloggi (fonte: Flickr Mémoire2cité)

5. Operatività antincendio
Dalle immagini trasmesse dai mass-media si evince inoltre il limite tecnico delle attrezzature antincendio basate sul suolo, come le scale e gli idranti, che non possono raggiungere dall’esterno i piani più alti dell’edificio, per cui in questa tipologia di fabbricati assume grande importanza la presenza di misure passive che permettano:
– L’auto-salvataggio degli occupanti, come le scale a prova di fumo o almeno protette, vie di esodo alternative come le scale di sicurezza esterne (le fonti dicono che agli occupanti della Grenfell Tower era stato comunicato che in caso di incendio avrebbero dovuto attendere i soccorritori nei loro alloggi, tenendo porte e finestre chiuse…);
– L’accesso dei soccorritori ai piani alti e, dove possibile, al tetto, come una scala a prova di fumo e l’ascensore antincendio (definito “ascensore di soccorso”, in Italia).
La Grenfell Tower non era dotata di ascensore antincendio, di scale a prova di fumo e neppure di scala di sicurezza esterna. Non era presente alcuna via di esodo alternativa all’unico vano scale interno, che evidentemente non è risultato agibile o sufficiente per l’evacuazione degli occupanti, motivo che ha contribuito ad accrescere il numero di vittime.

6. Un caso analogo accaduto a Melbourne
Si segnala l’assoluta analogia dell’incendio della Grenfell Tower di Londra con il Lacrosse Building di Melbourne, Australia, avvenuto il 25 novembre 2014, originato da una sigaretta abbandonata sul balcone dell’ottavo piano e che ha incendiato tutti i 13 piani soprastanti nel giro di 11 minuti, propagandosi attraverso il rivestimento di facciata, del tutto analogo a quello dell’edificio di Londra.
Analoghi incendi di questo materiale sono stati registrati in torri in Francia, Emirati Arabi Uniti, Sud Corea e Stati Uniti.
Il vicecomandante dei Vigili del fuoco di Melbourne afferma che in 30 anni di carriera non ha mai assistito ad uno sviluppo così rapido dell’incendio.
Il rivestimento di facciata in questione è stato poi sottoposto a prova al CSIRO australiano, che ha dimostrato come tale materiale non sia conforme agli standard costruttivi vigenti nel Paese.
Le Autorità australiane hanno fatto eseguire un audit sui rivestimenti utilizzati negli edifici ad elevato viluppo verticale ed hanno conseguentemente aggiornato i codici nazionali sulla costruzione degli edifici.
In Australia il tema è trattato con estrema attenzione e severità, anche in considerazione che il rivestimento incriminato è presente in centinaia di edifici in tutto il Paese.

7. La regolamentazione britannica
In Inghilterra i riferimenti per la Fire Safety nella costruzione degli edifici residenziali sono le Building Regulations 2010: “HM Government. The Building Regulations 2010. Fire safety. Approved Document B Volume 2 – Buildings other than dwellinghouses. London. DCLG, 2006 edition incorporating 2007, 2010 and 2013 amendments, Crown Copyright 2006.
In particolare il volume 1 è riferito alle abitazioni, il Volume 2 alle altre attività, tra le quali le torri residenziali.

Building Regulations 2100. Premessa del Volume 2

Building Regulations 2100. Premessa del Volume 2

Vediamo brevemente quali misure di sicurezza sarebbero richieste nel caso di un fabbricato come la Grenfell Tower.
Sistema di rivelazione incendi e allarme: in tutte le nuove costruzioni residenziali.
Resistenza al fuoco delle strutture portanti: R120, inoltre è obbligatorio l’impianto sprinkler per i fabbricati con altezza dell’ultimo piano superiore a 30 m rispetto al piano terra (sprinkler sembra non presente nella Grenfell Tower).

Building Regulations 2100. Tabella 2

Building Regulations 2100. Tabella 2

Caratteristiche del sistema di esodo e altre misure antincendio connesse con l’altezza del fabbricato

Caratteristiche del sistema di esodo e altre misure antincendio connesse con l’altezza del fabbricato

Sistema di esodo e misure connesse: le scale di esodo devono essere di tipo protetto. Deve essere prevista una via di fuga alternativa oppure l’impianto sprinkler.
Reazione al fuoco delle finiture all’interno dei locali: sono definite dalla tabella 1, sotto riportata.

Building Regulations 2100. Tabella 1

Building Regulations 2100. Tabella 1

Caratteristiche di reazione al fuoco delle superfici esterne: sono ammessi materiali almeno B-s3,d2 (art. 8.4).
Per gli edifici “alti” è necessario adottare misure per limitare la combustibilità delle facciate (art. 12.2). Al punto 12.5 è inoltre segnalato che le intercapedini in facciata possono favorire la propagazione dell’incendio.
Per tutti i fabbricati di altezza superiore a 18m, i materiali isolanti presenti in facciata devono essere “a limitata combustibilità”, che con riferimento all’Appendice A si traduce nella euroclasse A2-s3,d2.

Building Regulations 2010. Diagram 40

Building Regulations 2010. Diagram 40

Per quanto riguarda il tema dell’Operatività antincendio, è esplicativa l’immagine sotto riportata, ovvero il Digramma 51. Per l’accesso dei soccorritori ai piani superiori alla quota di 18m è richiesta la scala a prova di fumo e l’ascensore antincendio (in Italia definito ascensore di soccorso), come illustrato nel successivo Diagram 52.

Building Regulations 2010. Diagram 51

Building Regulations 2010. Diagram 51

Building Regulations 2010. Diagram 52

Building Regulations 2010. Diagram 52

8. La regolamentazione italiana
In Italia, un fabbricato come la Grenfell Tower ricadrebbe tra le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi, in particolare nell’attività n. 77, così definita:
• Edifici destinati a uso civile con altezza antincendio superiore a 24 m.
La regola tecnica verticale è:
• il vetustissimo D.M. 16 maggio 1987, n. 246 “Norme di sicurezza antincendi per gli edifici di civile abitazione”.
Per la progettazione delle facciate è pubblicata la Linea Guida, trattata nel paragrafo successivo del presente articolo.
In sintesi, il D.M. n. 246/1987, per un edificio di altezza compresa tra 54 e 80 m, prescrive:
• Resistenza al fuoco R90 (la Grenfell Tower ha bruciato per ore senza crollare ma sicuramente la struttura è talmente danneggiata da non essere più agibile);
• Compartimenti, anche su più piani, di superficie massima 4.000 mq (non è richiesta la separazione REI di ogni singolo piano);
• Superficie massima per ogni scala: 500 mq (rispettato nella Grenfell Tower);
• Tipologia scale di esodo: a prova di fumo, con camino di sezione 0,36 mq (scala non a prova di fumo nella Grenfell Tower);
• Numero minimo di scale: ne sarebbe sufficiente una, in quanto la seconda scala è richiesta solo se H > 80m;
• Tipologia di almeno un ascensore: a prova di fumo;
• Reazione al fuoco: si applica il D.M. 26 giugno 84 (per i prodotti da costruzione si applicano i decreti del marzo 2005);
• Scale e passaggi comuni: devono avere gradini in classe 0 e rivestimenti in classe 1;
• È obbligatoria l’illuminazione di sicurezza nelle vie di esodo;
• Controllo dell’incendio: rete idranti con almeno un idrante per piano, alimentata da gruppo di pompaggio.
Il fabbricato non è crollato a seguito dell’incendio. La resistenza al fuoco, prevista dalle norme antincendio con due principali scopi, li ha però falliti entrambi:
• garantire che non si manifestino crolli strutturali per il tempo necessario all’esodo: inutile in quanto altre mancanze hanno impedito o reso estremamente difficoltoso l’esodo in sicurezza;
• garantire l’accesso in sicurezza dei soccorritori: quasi inutile poiché gli stessi vigili del fuoco hanno dichiarato che le condizioni all’interno dell’edificio erano “highly hazardous”.

Nel 2015 è stato introdotto il Nuovo Codice di Prevenzione Incendi. Da allora gradualmente vengono pubblicate nuove regole tecniche, ciascuna per ogni attività edilizia.
Su ogni regola tecnica Wolters Kluwer ha edito una guida specializzata con l’approccio della Fire Safety Engineering. Clicca i box di seguito per consultare estratti e acquistare.

9. La linea guida sulla sicurezza antincendio delle facciate
Nel nostro Paese è stata pubblicata una “RTO”, ovvero una regola tecnica orizzontale applicabile alle varie destinazioni d’uso dei fabbricati, costituita da una Linea Guida, attualmente non cogente ma sempre caldeggiata dai Vigili del fuoco, sui requisiti di sicurezza antincendio delle facciate degli edifici con altezza superiore a 12 m, allegata alla:
• Lettera Circolare prot. 5043 del 15 aprile 2013.
In sostanza la regola tecnica fornisce diverse indicazioni analoghe a quelle delle norme inglesi prima citate, dettagliando ulteriormente le varie casistiche di facciata e fornendo indicazioni specifiche per ciascuna di esse, anche con soluzioni alternative e non univoche.
L’Autore dell’articolo ha predisposto una lettura grafica di tale Linea Guida che è recuperabile in rete (www.insic.it).
Nel caso della Grenfell Tower, la facciata ricadrebbe nella seguente tipologia:
facciate a doppia parete, con intercapedine ventilata non ispezionabile.
Si ricade in questa tipologia quando lo spessore dell’intercapedine è tra 3 cm e 60 cm (nel caso della Grenfell Tower è di 5 cm).

Schema grafico relativo alla tipologia di facciata (disegno dell'autore)

Schema grafico relativo alla tipologia di facciata (disegno dell’autore)

La Linea Guida citata prevede le caratteristiche a cui tali facciate devono rispondere, illustrate nelle seguenti immagini:
– casi 3a.1, 3a.2 e 3a.3 per le facciate con parete esterna chiusa;
– casi 3b.1 e 3b.2 per quelle con parete esterna aperta.
Per entrambe le tipologie di facciata, la prestazione richiesta al materiale isolante è la classe B-s3,d0 di reazione al fuoco (le norme inglesi chiedono la classe A2-s3,d2 per gli isolanti, B-s3,d2 per gli altri materiali in facciata), a meno che la parete interna non sia EI30 (non è il caso della Grenfell Tower).

Schema grafico delle prescrizioni della Linea Guida (disegno dell'autore, www.insic.it)

Schema grafico delle prescrizioni della Linea Guida (disegno dell’autore, www.insic.it)

Schema grafico delle prescrizioni della Linea Guida (disegno dell'autore, www.insic.it)

Schema grafico delle prescrizioni della Linea Guida (disegno dell’autore, www.insic.it)

Schema grafico delle prescrizioni della Linea Guida (disegno dell'autore, www.insic.it)

Schema grafico delle prescrizioni della Linea Guida (disegno dell’autore, www.insic.it)

10. Il Codice di prevenzione incendi
Il D.M. 3 agosto 2015 ha introdotto nel nostro Pese una vera e propria rivoluzione, introducendo norme a carattere maggiormente prestazionale, fra l’altro prendendo a piene mani dalle stesse norme britanniche che ora da più parti si chiede di aggiornare con regole più stringenti…
Attualmente il “Codice” è alternativo alle regole tecniche tradizionali e risulta poco adottato dai professionisti antincendio.
Per quanto riguarda gli edifici di civile abitazione, che ricadono tuttora nell’applicazione del D.M. n. 246/1989, il Codice non è direttamente applicabile, se non nell’ambito di una procedura di deroga. La nuova RTO potrà invece essere applicata quando verrà pubblicata una nuova RTV sulle attività di civile abitazione, oppure una RTV dedicata agli edifici caratterizzati da un notevole sviluppo verticale.
Esaminiamo comunque brevemente cosa comporterebbe, ipotizzando un’applicazione ragionata del Codice, per un fabbricato come la Grenfell Tower.
Rvita = Ci3, ovvero occupanti che possono essere addormentati, con incendio a sviluppo rapido (il Codice fa riferimento alla velocità media ma la velocità rapida si addice meglio alla Grenfell Tower per mancanza di buoni requisiti di reazione al fuoco dei materiali presenti).
Reazione al fuoco materiali vie di esodo: livello di prestazione III (materiali B-s2,d0, Cfl-s1; isolanti in B-s2,d0 se in vista, oppure D-s2,d2 se protetti).
Reazione al fuoco materiali altri locali (per esempio gli appartamenti): livello di prestazione II (materiali C-s1,d0, Cfl-s2; isolanti in B-s3,d0 se in vista, oppure E se protetti).
Resistenza al fuoco: livello di prestazione III, classe R variabile tra 45 e 90 a seconda del carico di incendio e delle misure antincendio presenti (quasi nessuna misura presente nella Grenfell Tower…).
Compartimentazione: suddivisione in compartimenti di superficie inferiore a 4.000 mq per i piani fino a quota 12 m, 2.000 mq per i piani fino a 32 m, 1.000 mq per i piani superiori. Le separazioni REI orizzontali dovrebbero essere estese alle facciate per garantire la continuità delle stesse. Non si ritiene necessaria la presenza di pareti REI di suddivisione tra comparti (ad eccezione delle vie di fuga).
Si tenga conto che solo i piani fino a quota 12 m e dotati di specifiche misure antincendio (non presenti nella torre) sarebbero potuti essere compresi in un compartimento multipiano, mentre tutti i singoli piani a quota superiore a 12 m dovrebbero costituire ciascuno un compartimento antincendio separato, comprese le facciate!
Sistema di esodo: esodo simultaneo, con fuga degli occupanti verso luogo sicuro.
Affollamento: si considera una persona ogni 20 mq.
Tipologia scale di esodo: a prova di fumo poiché la scala serve anche piani a quota superiore a 32 m.
Tutte le chiusure dei varchi verso le vie di esodo dovrebbero essere almeno E30-Sa, ovvero a tenuta di fumi freddi.
Ipotizzando un affollamento inferiore a 500 persone (la Grenfell Tower ne conteneva almeno 600, secondo le fonti), sarebbero necessarie almeno 2 vie di esodo verticali.
Il calcolo della capacità di deflusso andrebbe eseguito considerando il numero complessivo degli occupanti, per cui potrebbe riscontrarsi un’inadeguatezza della larghezza delle vie di esodo verticali, che potrebbe portare verso una strada alternativa costituita dall’esodo per fasi.
Non sarebbe invece richiesta la verifica di ridondanza in quanto le scale devono comunque essere a prova di fumo, pertanto escluse da tale verifica.
Gestione della sicurezza: di livello avanzato poiché esistono piani a quota superiore a 54 m.
Controllo dell’incendio: livello di prestazione III, ovvero estintori ed idranti. Attualmente non sarebbe obbligatorio l’impianto sprinkler negli alloggi.
Rivelazione incendi ed allarme: livello di prestazione III per la presenza di piani a quota superiore a 54 m. Pertanto rivelazione automatica estesa a porzioni dell’attività.
Controllo di fumi e calore: solitamente livello di prestazione II per questa tipologia di attività, quindi aperture di smaltimento di fumo e calore.
Operatività antincendio: livello di prestazione IV grazie alla presenza di scale a prova di fumo.

11. La Fire Safety Engineering
Esistono rari casi di applicazione della FSE agli edifici residenziali, invece sono diverse le applicazioni agli edifici ad elevato sviluppo verticale.
In questi casi la FSE può costituire un utile strumento per:
• individuare soluzioni alternative o in deroga rispetto alle norme prescrittive;
• analizzare l’efficacia delle soluzioni progettuali con metodo ingegneristico e quantificarne le prestazioni;
• modellare l’esodo in caso di emergenza, anche tramite apposite simulazioni con software specialistico;
• modellare l’incendio del materiale presente ed il comportamento delle facciate;
• valutare le modalità di propagazione dei fumi al fine di predisporre idonee misure contenitive;
• esaminare la necessità di prevedere un impianto automatico di estinzione, come misura compensativa, nei casi in cui la norma cogente non lo prescriva.

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