La Bombonera, la 'casa' del Boca Juniors, dal punto di vista degli ingegneri | Ingegneri.info

La Bombonera, la ‘casa’ del Boca Juniors, dal punto di vista degli ingegneri

Come è stato progettato lo stadio del team calcistico argentino, icona di Buenos Aires e 'lontano parente' dell'Artemio Franchi di Pier Luigi Nervi

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“È lo stadio del Boca Juniors. E sta appunto alla Boca, epico quartiere di Buenos Aires: posto di emigranti e poveracci, commerci e furti, miti e leggende… Nel cuore di questo mondo anomalo, senza vie di mezzo, prima o poi t’imbatti nella Bombonera. Altissima, colorata, schiacciata tra le case come un meteorite caduto li per caso.”

Alessandro Baricco
Il forno dei fantasmi
Vanity Fair 2/10/2013

Il curioso nome di questo stadio è in realtà un soprannome, pare affibbiatogli da Victor Sulčič e sembra dovuto alla sua somiglianza con una scatola di bombole (cioccolatini), che l’architetto stesso ricevette in regalo per il suo compleanno. In realtà il suo nome è Estadio Alberto J. Armando, ma per tutti è ormai semplicemente la Bombonera, la casa del Boca Juniors, squadra che ha dovuto girovagare parecchio nel corso degli anni venti, prima di trovare la sua sistemazione finale.

Gli xeneizes (1), così si chiamano i tifosi del Boca Juniors, hanno girato per 7 stadi diversi, prima di costruire un impianto di proprietà. Il terreno fu comprato il 15 marzo 1931. Nel 1933 Spika & Elespuru presentarono un progetto di massima, ma la commissione tecnica consultiva del Club, decise di bandire un concorso per il progetto. Il concorso non dette i risultati sperati e nessun progetto risultò degno di adozione. La commissione allora decise di redigere direttamente il progetto. Mentre lavoravano, si presentò l’ing. Delpini dello studio Delpini, Sulcic y Bes, offrendosi di studiare la possibile soluzione per costruire sul terreno attualmente occupato dal loro campo di calcio, uno stadio per centomila (2) spettatori, con tutte le comodità indicate nel bando dell’anteprogetto di cui sopra. Il progetto fu presentato nel novembre del 1933 e venne approvato nel 1935, ma le difficoltà economiche ne impedirono la realizzazione fino al 1938, quando furono appaltati i lavori alla Geope – Compañia Generale de Obras Públicas S.A. (3).

(1) “xeneiz” significa Genova in dialetto genovese perché a quel tempo gli abitanti del quartiere della Boca erano in prevalenza emigrati genovesi.
(2) Poi ridotto alla metà, per ovvie ragioni di spazio.
(3) Fondata nel 1913 come filiale della tedesca Philipp Holzmann.

Il 18 febbraio 1938 viene posata la prima pietra, anzi il primo palo, perché il terreno era pessimo, con il Rio de La Plata a poche centinaia di metri, che fa oscillare la falda costantemente. Il 25 maggio 1940 lo stadio viene inaugurato.

Il 2 giugno venne giocata la prima partita ufficiale, che il Boca vinse 2-0.

Tra il 1949 ed il 1952, dopo un plebiscito tra i tifosi, fu realizzato il terzo anello che si sospende per 7 metri sulle strade circostanti, con l’approvazione e la consulenza di Delpini, e l’impianto per l’illuminazione artificiale, Delpini Sulcic y Bes in meno di 21.500 mq di terreno, hanno costruito un impianto all’avanguardia, con una acustica incredibile, tanto che la tifoseria xeneize è soprannominata “la Doce” – il 12° uomo in campo – dal momento che le urla ed i cori si trasmettono fin sul campo con una potenza incredibile per uno stadio all’aperto.

La forma della Bombonera è un lettera D, dettata dalla forma del lotto, con i palchi nella parte retta, con nel mezzo l’alta torre di quasi 40 metri. Oltre alla forma (4), vi sono molte somiglianze con l’Artemio Franchi di Pier Luigi Nervi a Firenze, il cui progetto era in esposizione a Buenos Aires proprio agli inizi degli anni ’30.

(4) Nel Franchi dettate dal regime fascista a richiamare l’iniziale di Dux-Duce.

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Si trattava di realizzare lo stadio (per 60.000 spettatori) in uno spazio molto limitato, m. 114×187, ecco allora che per contenere gli spazi i corridoi di circolazione e di accesso alle tribune si trovano, per la prima e la seconda gradinata sotto le strutture del piani superiore e per la terza, costruita in un secondo stralcio, in aggetto sulla strada. La circolazione verticale è assicurata da 24 scale di 4 metri di larghezza, ognuna costituita da 4 scale sovrapposte.

Le strutture portanti principali sono composte da 61 telai, incernierati alla base con il sistema delle lastre di piombo e poggianti su plinti con pali Franki, disposti variabilmente lungo lo sviluppo della pianta. Ogni tre telai vi è un giunto di dilatazione verticale ed altri orizzontali garantiscono dalla diversa dilatazione tra telai e gradinate.

Il sovraccarico assunto per la folla compatta è stato aumentato del 50% per tenendo conto dell’effetto dinamico (750 kg/mq) mentre per il carico del vento il valore di progetto è stato di 150 kg/mq.

Le tribune coprono tre lati, mentre sul quarto lato, ad ovest, vi sono i palchi, costruiti sfruttando uno spazio minimo di 1,30 m e che sporgono in alto verso il campo e la strada.

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