L'aspetto geologico del terremoto di Ischia spiegato dal Prof. Franco Ortolani | Ingegneri.info

L’aspetto geologico del terremoto di Ischia spiegato dal Prof. Franco Ortolani

Il professore Franco Ortolani esamina, dal punto di vista geologico, le similitudini del sisma del 21 agosto 2017 con quello del 1883

Prof. Franco Ortolani
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Il terremoto verificatosi lo scorso 21 agosto 2017 ha un’origine vulcano-tettonica; il sisma che si origina in un sottosuolo vulcanico corrisponde ad un movimento più superficiale che si propaga in un mezzo differente geologicamente rispetto a quello tettonico, di fatto cambia il mezzo di propagazione” – afferma il professore già Ordinario di Geologia presso l’Università Federico II di Napoli, Franco Ortolani. “Si tratta di dislocazioni circoscritte all’area vulcanica, una struttura in via di evoluzione che si ritrova sia nell’area vesuviana che nei Campi Flegrei. Si assiste a fenomeni bradisismici: nel 1983-1985 i Campi Flegrei furono soggetti a questi eventi e tutt’oggi il Vesuvio è sede di piccoli eventi tellurici, caratterizzati da una bassissima magnitudo”.

Quali sono le peculiarità dell’evento che ha colpito l’Isola di Ischia?Ci possono essere delle similitudini con gli eventi sismici del passato, dove l’epicentro fu localizzato oggi come allora proprio a Casamicciola. Il dato iniziale, ovvero la sorgente situata in mare ad alcuni chilometri dalla costa appariva inverosimile, in quanto se così fosse stato si sarebbero dovuti osservare nella prossimità della costa effetti superficiali che invece si sono manifestati nell’entroterra. Più corretto il posizionamento a Casimicciola, dove la risposta superficiale del sottosuolo è stata immediata. Quest’immediatezza, dovuta anche alla posizione superficiale della sorgente, può corrispondere ad un treno di onde P ed S che colpiscono quasi simultaneamente la superficie ed i fabbricati sovrastanti, con effetto amplificato direttamente correlato alle caratteristiche stratigrafiche e geotecniche del sottosuolo. L’amplificazione dovuta alle caratteristiche del sito possono comportare, in termini macrosismici, un aumento di tre gradi”.

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Fonte: www.ov.ingv.it

Fonte: www.ov.ingv.it

Dalla letteratura storica del luogo si apprende che vi sono stati in passato eventi tellurici riconducibili come effetto a quello del 21 agosto scorso: il prof. Palmieri osservò una similitudine tra i sismi verificatesi nel 1828 e nel 1881, dove si ebbe un crollo istantaneo delle costruzioni poste nella parte superiore di Casamicciola. “A confermare l’istantaneità del moto sismico di quegli eventi si ebbe durante la rimozione delle macerie, dove le vittime furono trovate in posizione di attività quotidiana: una persona era ancora seduta sulla sedia della tavola da pranzo, ovvero non ebbe il tempo materiale di alzarsi e mettersi al sicuro”.
Vi fu poi l’evento del 1883 descritto da Benedetto Croce “anche in quell’occasione il terremoto ebbe un comportamento istantaneo e superficiale (circa 2 km sotto Casamicciola): l’intensità macrosismica di quegli eventi fu compresa tra il VI ed il IX-X grado. Il sottosuolo ha una stratigrafia caratterizzata da rocce trachitiche compatte sormontate da uno strato incoerente che ha la peculiarità di amplificare l’onda sismica che lo attraversa. Inoltre, la vicinanza tra l’ipocentro e l’epicentro fa sì che si abbia la sovrapposizione catastrofica tra onde P ed S che portano ad avere accelerazioni importanti sia nella direzione orizzontale sia in quella verticale. L’effetto locale di compresenza tra moto orizzontale e verticale dovrebbe essere tenuto in debita considerazione sulla scorta della conoscenza geologica del territorio durante la progettazione, prevedendola come eventualità anche all’interno delle Norme Tecniche delle Costruzioni”.

È proprio la conoscenza geologica del territorio uno degli aspetti fondamentali da avere a disposizione durante la fase preliminare conoscitiva del sito dove dovrà sorgere la costruzione, ingrediente tutt’altro che trascurabile: nel 1983 al V Congresso Nazionale dei Geologi “Geologia e Protezione Civile” tenutosi a Palermo, il prof. Ortolani insieme ai Colleghi Pagliuca e Monti presentarono uno studio dal titolo “Considerazioni sulla struttura e rischio sismico dell’Isola d’Ischia”. L’obiettivo del progetto era quello di focalizzare, in funzione delle attività presenti sull’isola di Ischia, come si sarebbe dovuto procedere in fase emergenziale se si fosse verificato un terremoto con caratteristiche simili a quello del 1883.
Per delineare il probabile scenario occorreva dapprima conoscere la sismicità, la geologia e la struttura dell’Isola di Ischia, per poi richiamare gli effetti al suolo che si ebbero nel 1883. Di fatto lo scopo del lavoro fu quello di mettere in evidenza l’urgenza di sopperire alle attuali carenze attuando interventi articolati per la riduzione del livello di rischio nelle aree più pericolose, organizzando sull’Isola strutture di controllo geofisico e di pronto intervento e mettendo a punto un valido piano per sopperire alle difficoltà di collegamento, consci dell’importanza turistica dell’isola”.

Immagine tratta da “Considerazioni sulla struttura e rischio sismico dell’Isola d’Ischia” di Monti, Ortolani, Pagliuca (1983)

Immagine tratta da “Considerazioni sulla struttura e rischio sismico dell’Isola d’Ischia” di Monti, Ortolani, Pagliuca (1983)

Nel gennaio del 1983 furono osservati ed avvertiti numerosi eventi bradisismici, ciò a testimoniare che le strutture fossero ancora attive e che quindi potessero causare sismi di notevole intensità, come quello del 1883. Il possibile terremoto, non connesso all’attività vulcanica, poteva originarsi da rotture che avvengono lungo le strutture che delimitano ad Ovest ed a Nord il blocco del Monte Epomeo, localizzando l’area epincentrale coincidente con quella del 1883. Partendo da questo dato è stata analizzata l’organizzazione dell’isola (distinguendo tra periodo invernale ed estivo) al fine di individuare la posizione delle strutture strategiche e sensibili, nonché i servizi disponibili sul territorio prossimi all’area epicentrale, di modo che ne fosse garantita l’operatività nell’immediata fase post-evento”.

Immagine tratta da “Considerazioni sulla struttura e rischio sismico dell’Isola d’Ischia” di Monti, Ortolani, Pagliuca (1983)

Immagine tratta da “Considerazioni sulla struttura e rischio sismico dell’Isola d’Ischia” di Monti, Ortolani, Pagliuca (1983)

Fonti consultate/web
Casamicciola, il terremoto del 1883 con 2300 vittime: il racconto di Benedetto Croce

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