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Le superfici metalliche e la loro stabilita’ nel tempo

Come intervenire sulla progettazione per mantenere stabili nel tempo le superfici metalliche

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Nella progettazione delle facciate metalliche, quali sono gli aspetti da considerare per conservare le caratteristiche originali più a lungo nel tempo?

Quando si parla di superfici metalliche manutenzione può voler dire conservare nel tempo il materiale mantenendone intatte le qualità superficiali oppure può voler dire poterne controllare l’invecchiamento.

Le superfici metalliche, se progettate e costruite in modo corretto, possono svolgere le loro funzioni per periodi molto lunghi. La questione chiave è legata ai cicli di stress che il rivestimento è costretto a subire, sia per l’azione del vento (carichi) che per gli sbalzi termici.

Per far durare più a lungo il rivestimento è necessario che i carichi siano sempre distribuiti alle sottostrutture e mai concentrati sul rivestimento stesso.

Per quanto riguarda le dilatazioni termiche la condizione ideale coinciderebbe con un rivestimento in grado di avere il minimo attrito possibile con le sottostrutture. In questo caso le sottostrutture discontinue sono da favorire rispetto a quelle continue. Sono inoltre preferibili dei giunti che permettano alle lastre di avere un lasco sufficiente ad assorbire tali dilatazioni.

Tutti i metalli si dissolvono in qualche soluzione, compresi il titanio e il bronzo. Altri metalli invece sono più suscettibili ai fenomeni ambientali che danno luogo a reazioni corrosive. Lo zinco, ad esempio, non ama le piogge acide, mentre l’acciaio inox non è adatto agli ambienti ricchi di cloro.

I metalli non cedono immediatamente alla corrosione, ma una loro esposizione ripetuta li rende solubili. Il rame, ad esempio, dovrebbe essere tenuto lontano dalle tavole di cedro, in quanto l’acido tannico ne schiarisce la superficie ed evita lo sviluppo dell’ossido protettivo. Tuttavia, la quantità di acido tannico in un substrato di cedro è del tutto insignificante sul lungo periodo.

I metalli sottoposti ad attacco chimico costante perdono la capacità di sopportare le tensioni interne e piccole crepe iniziano a comparire spontaneamente nelle aree in cui lo stress è più intenso.

Pochi metalli sono completamente immuni dalla tensocorrosione. Sfruttando dei giunti con un lasco sufficiente a garantire il movimento delle lamiere questo problema può essere ridotto al minimo.

Tutti i metalli utilizzati come rivestimento esterno devono essere in grado di espandersi e contrarsi a seconda del cambiamento delle condizioni termiche. In ambienti corrosivi, in aree litoranee o industriali, la capacità di muoversi e scivolare lungo i bordi e le piegature è essenziale. Se non sussistono queste caratteristiche è molto probabile che si renda necessaria la sostituzione prematura della superficie metallica.

È inoltre necessario assumere opportuni accorgimenti per la manutenzione della superficie dei materiali metallici, considerando sostanzialmente due fattori: il decadimento dello strato di ossido (quindi l’eventuale corrosione) e il decadimento del rivestimento galvanico o della verniciatura.

Si deve valutare caso per caso, in ragione anche delle questioni economiche, l’opportunità di sostituire  il rivestimento per intero o nelle sole parti danneggiate.

In alcuni casi è possibile restaurare i pezzi danneggiati tramite pulitura e riverniciatura.

Metalli, ambienti deterioranti e misure preventive

Un altro aspetto strategico, al quale spesso non si pensa, è la possibilità di riciclare le superfici metalliche. Occorre sapere che cosa si deve fare per conservare il più a lungo possibile la superficie in buono stato e avere una previsione di come il rivestimento si comporterà nel tempo. È però interessante anche considerare che la maggior parte dei metalli può essere riciclata, fusa e reintrodotta nel ciclo produttivo.

I metalli, sebbene invecchiati, mantengono quindi un certo valore che permette di prendere in considerazione una sostituzione completa dell’intero rivestimento nel momento in cui esso non fosse più in grado di soddisfare i requisiti richiesti.

L’autore


Alessandro Premier

Architetto e dottore di ricerca in Tecnologia dell’architettura, si laurea presso l’Università Iuav di Venezia e consegue il Dottorato di Ricerca presso l’Università degli Studi di Ferrara. Professore a contratto di Tecnologia dell’Architettura presso il Corso di Laurea magistrale in architettura dell’Università di Udine, Dipartimento di ingegneria civile e architettura, e presso il Corso di laurea Magistrale in Architettura e Innovazione dell’Università Iuav di Venezia, Dipartimento di Progettazione e Pianificazione in Ambienti complessi. Svolge attività di ricerca nel settore dell’innovazione tecnologica dell’involucro architettonico. I suoi interessi di ricerca sono le pelli metalliche e i dispositivi di schermatura, in particolare per ciò che concerne l’integrazione tecnologica con l’architettura e il suo contesto. È socio fondatore del Centro ricerche “Eterotopie: Colore, luce e comunicazione in architettura” presso il quale si occupa di ricerca e progettazione partecipata sui temi dell’innovazione tecnologica e della sostenibilità ambientale. Partecipa a convegni nazionali e internazionali ed è autore di numerose pubblicazioni sulle tematiche di interesse.

Riferimenti Editoriali


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Autore:   •   Editore: Utet Scienze Tecniche   •   Anno:

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