Legno e dettagli costruttivi: i punti critici da tenere sotto controllo | Ingegneri.info

Legno e dettagli costruttivi: i punti critici da tenere sotto controllo

Alcuni suggerimenti per utilizzare il legno curando i dettagli costruttivi, per prevenire il degrado dell'opera

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Un impiego ragionato del legno, abbinato a una progettazione che integri gli opportuni dettagli costruttivi, è sicuramente in grado di fornire un valido contributo al problema del degradamento del legno e in particolare al degradamento dovuto agli agenti biologici, anche in condizioni di utilizzo “impegnative”.

Pontile in legno con legno impregnato di conifera

Ma quali sono i punti critici nei manufatti in legno? E, soprattutto, come intervenire attraverso una opportuna progettazione dei dettagli costruttivi?

Elementi a contatto con il terreno

Relativamente al problema dell’assorbimento di umiditàil contatto con il terreno costituisce una tra le situazioni più critiche.

Si pensi ad esempio agli elementi verticali in legno massiccio. Essi possono essere correttamente isolati e sollevati dal suolo mediante un sistema di piastre metalliche, fissate alla base con appositi bulloni, che consente di evitare il contatto con il terreno, la risalita di umidità per capillarità e gli spruzzi di rimbalzo.

Elemento verticale in legno massiccio correttamente isolato e sollevato dal suolo


Sezioni trasversali

Un altro punto critico sono le sezioni trasversali dei manufatti lignei in quanto maggiormente permeabili e perciò vie preferenziali di assorbimento di umidità. In questo caso la buona prassi richiede che venga esclusa la presenza di sezioni trasversali direttamente esposte alle intemperie, o che siano previste adeguate protezioni in metallo o plastica, e questo vale per molte sezioni di testa di travature e altri elementi strutturali. La protezione della testata dei segati con idonee vernici o prodotti sigillanti potrà contribuire anche a ridurre l’effetto di eventuali movimenti dimensionali (e possibili deformazioni) derivanti dal rigonfiamento del legno.

Testate delle travi

Superfici da curare con attenzione sono le testate delle travi, nel cui intorno si possono verificare ristagni di umidità o fenomeni di condensa.

Le testate delle travi inserite nella muratura perimetrale devono essere allocate lasciando uno spazio ventilato che favorisca la circolazione dell’aria. Inoltre deve essere evitato il contatto diretto del legno con altri materiali (laterizi o conglomerati cementizi) caratterizzati da una temperatura superficiale inferiore rispetto al legno: il rischio è la formazione di condensa sia a causa dell’umidità del legno che di quella dell’ambiente circostante. Nel caso, può essere interposto uno strato permeabile (ad esempio di sughero), se la muratura è asciutta, o una guaina isolante verso la muratura umida abbinata a un materiale drenante verso il legno.

Superfici orizzontali

Per evitare il ristagno di umidità, le superfici orizzontali devono essere eliminate tramite lavorazioni di adeguata inclinazione e un profilo che agevoli l’allontanamento dell’acqua o, in alternativa, prevedendo idonee protezioni (ad esempio con elementi di sacrificio in legno, in materiale metallico o plastico).

L’uso di una scossalina metallica costituisce un semplice e valido sistema di protezione del legno dall’azione diretta degli agenti atmosferici e dall’umidità.

Nella parte inferiore delle superfici orizzontali esposte occorre prevedere scanalature di drenaggio, gocciolatoi e la smussatura degli angoli per consentire lo scorrimento dell’acqua ed evitare il ristagno.

Nei casi in cui siano adottate simili soluzioni progettuali è spesso possibile realizzare strutture permanenti di carpenteria esposte in ambiente a rischio di umidificazione anche con legnami di bassa durabilità naturale e di difficile impregnazione, come l’abete.

Rivestimenti

Un altro aspetto critico è la presenza di elementi di rivestimento non adeguatamente protetti dall’azione diretta degli agenti atmosferici, acqua, vento, sole…

La protezione dalla pioggia delle pareti lignee di un edifico dipende dalla forma della struttura e soprattutto dalla sporgenza della copertura che deve tener conto delle piogge “di stravento”. In ogni caso è utile interrompere la continuità del rivestimento verticale ad almeno 20÷30 cm dal suolo per evitare la risalita di umidità.

È bene, inoltre, che il profilo dell’ultimo elemento di rivestimento sia tale da favorire il deflusso delle acque meteoriche.


Rivestimento in legno con profilo obliquo dell’ultimo elemento in basso, per favorire il deflusso dell’acqua

Si consideri anche l’orientazione della parete in rapporto alla luce solare che gioca un ruolo importante sulle variazioni cromatiche e sulle variazioni di umidità del legno.

Punti di unione o incastri

Nella realizzazione di unioni o incastri occorre prestare attenzione poiché si possono facilmente determinare ristagni localizzati di umidità.

Inoltre, elementi inseriti nel legno possono provocare variazioni di colore: fissaggi non zincati vanno usati solo nelle unioni al riparo da umidità e acqua piovana, onde evitare la comparsa di alterazioni cromatiche bluastre per la reazione del metallo con i tannini che caratterizzano il legno di alcune specie e risultano particolarmente abbondanti in castagno, rovere, larice e douglasia. Per i fissaggi sono quindi da preferire elementi in acciaio inossidabile.

Nei punti di unione o negli incastri i ritiri e rigonfiamenti dovuti all’umidità e alle variazioni termoigrometriche possono causare diversi problemi. Si pensi ad esempio agli involucri esterni molto sollecitati dai fenomeni atmosferici. I fenomeni di ritiro e rigonfiamento dovranno essere attentamente considerati dal progettista che può intervenire con alcune strategie, come ad esempio semplificando le giunzioni, posizionando le fessurazioni nella parte inferiore degli elementi, limitando il rischio di spaccature e consentendo al legno di muoversi liberamente.

L’autore


Roberto Zanuttini

Ha operato nel comparto dell’industria del legno con mansioni di responsabile di laboratorio e dell’attività di ricerca e sviluppo di pannelli e compositi a elevato valore aggiunto. È stato professore associato di Tecnologia del legno e dei materiali legnosi presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Trento, Dipartimento di Meccanica Strutturale e Progettazione Automatica. Dal 1995 è docente presso l’Università degli Studi di Torino ove afferisce al Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DiSAFA). In tale sede svolge attività di ricerca e didattica presso il Corso di Studi in Scienze Forestali ed Ambientali ove è titolare di corsi che trattano discipline inerenti a tecnologia del legno e utilizzazioni forestali, lavorazioni e prodotti legnosi, normativa tecnica di settore e certificazioni di interesse per le filiere del legno.

Riferimenti Editoriali


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Autore:   •   Editore: Utet Scienze Tecniche   •   Anno:

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