Norme tecniche per le costruzioni, Capitolo 8: interventi su edifici esistenti | Ingegneri.info

Norme tecniche per le costruzioni, Capitolo 8: interventi su edifici esistenti

wpid-25445_LDSipcfalconeLT.jpg
image_pdf

In questi giorni si discute molto del Capitolo 8 delle Norme tecniche per le costruzioni, relativo agli interventi sugli edifici esistenti, uno dei punti più controversi della revisione delle Ntc portata all’esame e al voto del Consiglio superiore dei lavori pubblici (Cslp) lo scorso 14 novembre 2014. Prima di analizzare  le novità e il vero cambiamento sugli interventi per edifici esistenti, tuttavia, è opportuno fare una premessa su come si è arrivati a questo nuovo testo.

SCARICA LA BOZZA DEL TESTO DISCUSSA DAL CLSP

Premessa

Le Norme tecniche per le costruzioni, a partire dal dm del 14-1-2008, dovrebbero, per legge, essere aggiornate ogni due anni. Dovrebbero, appunto, perché la conoscenza evolve, per tener conto delle imprecisioni nel testo attuale, per rispondere alle nuove esigenze. Ma così non è successo, con un balletto di annunci e successive smentite e con lunghi silenzi.

Il primo processo di revisione delle Ntc 2008, entrate in vigore nel 2009, è stato promosso dal Presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici (Cslp), prof. Karrer, nel luglio 2011, ed è poi proseguito nel 2012 con una apposita Commissione redattrice e con la partecipazione di diverse esperti in rappresentanza dell’università, del mondo industriale, delle diverse associazioni di categoria e delle professioni. Questa partecipazione, la prima in assoluto per la revisione di una normativa di tale importanza, è stata salutata con piacere da tutti gli operatori ed è stata fonte di una imponente quantità di documenti che, a diverso titolo, proponevano modifiche e cambiamenti.

A ottobre 2012 era pronto un documento pressoché completo di revisione di cui si attendeva l’approvazione da parte del Cslp entro l’anno.

Quando sembrava che la fine di questo processo fosse imminente, è stata istituita una apposita Commissione relatrice, costituita da nuovi membri; da quel momento tutto si è rallentato, sino all’assemblea del Consiglio superiore dei lavori pubblici del 14 novembre 2014 che finalmente ha licenziato un documento, in parte oggetto di questo articolo.

LEGGI IL COMMENTO DEL CONSIGLIO NAZIONALE INGEGNERI SULLA REVISIONE DELLE NTC

Nonostante questo ampio lasso di tempo, il documento approvato è stato oggetto di una mediazione tra due impostazioni relative al Capitolo 8, che, come noto, trattano gli edifici esistenti.

Proprio su questo tema si è acceso un forte dibattito (per usare un eufemismo), considerando che nel frattempo c’è stato un terremoto (Emilia 2012) con danni annessi e che la crisi economica ha ridotto pesantemente l’attività edilizia orientandola alla cura del patrimonio esistente. Inoltre l’Italia è all’avanguardia in questo settore. Mentre all’estero la pratica della demolizione è molto attiva, in Italia si tende di più al recupero, tenendo anche conto dell’enorme patrimonio storico artistico, e di una propensione normativa e culturale a consolidarlo, anche quando forse non ci sarebbe necessità.

Alla fine un documento è stato prodotto, anche se ad oggi non risulta ancora disponibile il documento finale approvato; è stata diffusa la bozza portata al voto ed oggetto di ulteriori emendamenti, ad oggi non noti.

Tale bozza contiene la stratificazione dei diversi interventi, correzioni, aggiornamenti, ma in linea di massima la si può considerare attendibile circa l’impostazione delle nuove indicazioni normative.

Occorre ricordare che, prima che la revisione delle Ntc diventi operativa, sono necessari ancora diversi passaggi: concerto con Ministero Industria, Protezione Civile, Conferenza Stato Regioni e Commissione Europea.

Si potrà parlare di Ntc 2015? Forse, ma dipende molto dalla volontà dei vari organi preposti, primo tra tutti il Ministero delle Infrastrutture, nel portare a termine il processo di revisione.

Entrando nel merito delle novità, e limitandosi appunto al Capitolo 8, si possono elencare due tipologie di variazioni.

La prima è di tipo formale: molti articoli sono state rivisti, ma esclusivamente per questioni di correttezza linguistica, lasciando inalterata la sostanza.

Il vero cambiamento riguarda il modo di considerare le tipologie di interventi: locali, miglioramento e adeguamento, sia per la loro definizione sia per quanto riguarda gli aspetti di calcolo.

Prima di approfondire l’argomento sono necessarie alcune premesse che, probabilmente, hanno originato le modifiche.

La prima riguarda la percentuale relativa delle tipologie di intervento (locale, miglioramento, adeguamento) effettivamente realizzate negli anni.

La seguente immagine illustra chiaramente la distribuzione. 

Viene il dubbio che la stragrande maggioranza degli interventi di tipo locale (più del 90%) sia dovuta più alle procedure semplificate, piuttosto che alla reale corrispondenza delle caratteristiche dell’intervento rispetto a quanto indicato dalla normativa.

Le verifiche locali escludono infatti la verifica globale della struttura e quindi l’impatto delle modifiche strutturali sul resto. Se gli interventi non sono proprio locali, il rischio di un peggioramento generale può essere elevato.

La seconda considerazione riguarda invece il rapporto qualitativo tra costo e % di rispetto all’adeguamento, illustrato nella figura seguente.

È evidente la non proporzionalità tra costo e il livello di sicurezza: anche soltanto una piccola riduzione rispetto ad una struttura totalmente adeguata comporta un sensibile risparmio e quindi maggiori probabilità di essere realizzato. In tempi di crisi è certamente un buon incentivo ad adeguare sismicamente le strutture.

Come noto, il dramma italiano è la notevole quantità di edifici non adeguati sismicamente (e tra questi anche scuole ed uffici pubblici) e la carenza di risorse per adeguarli.

Le novità riguardanti gli interventi sugli edifici esistenti

Da queste premesse si comprende come le principali novità siano sintetizzabili in tre obiettivi.

Il primo tende a porre maggiore attenzione agli interventi locali. Per questo il progettista non solo è tenuto a controllare un eventuale miglioramento, seppur locale, ma soprattutto ad evitare il peggioramento delle condizioni di sicurezza delle strutture preesistenti. Inoltre sarà cura del progettista controllare che il comportamento globale non sia significativamente cambiato a seguito degli interventi.

Il secondo obiettivo, teso ad estendere la pratica dell’adeguamento, permette la riduzione del livello di sicurezza per gli interventi di adeguamento, ad oggi uguale a quello richiesto per le nuove costruzioni.

Questa riduzione è pari al 20%: il rapporto tra “l’azione sismica massima sopportabile dalla struttura e l’azione sismica massima che si utilizzerebbe nel progetto di una nuova costruzione” deve essere maggiore di 0,8.

Nel contempo, per gli edifici con Classe d’Uso IV è richiesto che il livello di sicurezza, inteso come sopra per l’adeguamento, sia almeno pari a 0,4. Quindi si impone un minimo per le strutture a servizio della Protezione Civile o con attività critiche.

Infine per tutte le strutture, in caso di miglioramento, è richiesto che il livello di sicurezza sia almeno pari a 0,1. Si tratta di un valore molto basso, ma che per lo meno evita il collasso per cause minime.

Il terzo tema, assente ingiustificato nel capitolo 8 delle Ntc 2008, riguarda le fondazioni. Si tratta della presa d’atto che indagare fondazioni esistenti è un’operazione estremamente complessa e spesso irrealizzabile per costi e difficoltà operative. Per questo il progettista potrà omettere indagini specifiche se non sono presenti criticità direttamente attribuibili alle fondazioni stesse.

Si tratta di obiettivi di buon senso, del tutto giustificati dall’esperienza accumulata in anni di applicazioni delle Ntc.

Una critica invece da farsi è la mancata revisione della Circolare esplicativa, che contiene le indicazioni operative per l’applicazione del Capitolo, in molti punti da rivedere.

Il tema delle strutture esistenti è così complesso e articolato che chi si aspettava maggiori chiarimenti operativi forse resterà deluso, ma le novità previste sono del tutto condivisibili.

L’autore


Adriano Castagnone

Si occupa di ingegneria strutturale attraverso consulenze specialistiche, lo sviluppo di software professionale e la docenza per l’applicazione delle Norme tecniche. 

Riferimenti Editoriali


Le nuove Norme tecniche per le costruzioni (2008)

D.M. 14.1.2008, Circ. 2.2.2009, n. 617

In un unico volume, i testi delle Nuove Norme Tecniche per le Costruzioni (D.M. 14.1.2008) e della Circolare 617 / 2009 (Istruzioni per l’applicazione delle NTC), preceduti da un’Introduzione su novità e temi centrali della nuova normativa, a firma del prof. Luca Sanpaolesi.

Autore:   •   Editore: Utet Scienze Tecniche   •   Anno:

Vai all’approfondimento tematico

Copyright © - Riproduzione riservata
Norme tecniche per le costruzioni, Capitolo 8: interventi su edifici esistenti Ingegneri.info