Nuova sede Lavazza a Torino di Cino Zucchi: le strutture | Ingegneri.info

Nuova sede Lavazza a Torino di Cino Zucchi: le strutture

Analizziamo gli aspetti strutturali del nuovo centro direzionale “Nuvola” della Lavazza a Torino, grazie alla consulenza di AI Engineering, progettista strutturale del complesso

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E’ in corso di realizzazione a Torino il nuovo polo amministrativo della Lavazza: la multinazionale del caffè concentrerà 4 sedi nella nuova struttura progettata da Cino Zucchi Architetti, innestando all’interno del tessuto urbano più centrale del capoluogo piemontese (a cui l’azienda è storicamente legata) un edificio che punta ad essere anche un vero e proprio ‘centro della cultura del caffè’. Delle ragioni progettuali e delle innovative tecnologie adottate parliamo all’interno di un articolo visibile qui. In questa sede analizziamo la parte strutturale del progetto.

L’intervento è stato condotto partendo dalla bonifica del sottosuolo, seguito alla demolizione di alcune pre-esistenze anche interrate, in stretto coordinamento con la Soprintendenza dei beni architettonici e paesaggistici del Piemonte. Ciò si è reso necessario per via dei manufatti di archeologia industriale presenti sul sito e delle relative porzioni da mantenere.

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L’edificio Lavazza, identificato al numero progressivo 1, è stato progettato con una vita utile di 50 anni. Esso si raccorda al parcheggio pubblico interrato, il quale presenta una soletta piena in cls. Su tutta l’impronta fisica del fabbricato, comprendente sia il parcheggio che il centro direzionale, è presente un sistema di vasche bianche Drytech. All’interno della platea di fondazione si è reso necessario annegare una serie di profili metallici, utili alla successiva iniezione con resina. Questa particolare zona urbana di Torino, altimetricamente bassa, quanto vicina, allo scorrere dei corsi fluviali, in particolare della Dora Riparia, determina una posizione della falda a soli 5.00 m rispetto allo 0,00 di progetto. Alla luce di queste problematiche, connesse anche a possibili esondazioni e ad altimetrie variabili della falda, si è deciso di innalzare il piano di progetto di circa +1.00 m rispetto al precedente. Tale vincolo è stato imposto dalla municipalità in sede di approvazione progettuale, definendo una quota di piano pavimento finito pari a +227.10 m, circa 80 cm in più rispetto all’attuale marciapiede. Il sistema di pendenze delle aree esterne pedonali è stato studiato al fine di favorire il deflusso e lo scolo delle acque meteoriche.

I 6 solai di piano, in corrispondenza degli sbalzi la cui luce libera raggiunge i 7,5 m, presentano uno spessore pari a 50 cm. Questi, internamente, sono alleggeriti da casseri trapezioidali del sistema Nautilus; tali elementi, posati binati, creano un doppio strato sovrapposto, complessivamente pari a 36 cm. Pertanto, l’intero pacchetto del solaio, come detto di 50 cm, risulta così costituito: 2 cappe in cls, una superiore e una inferiore, avente spessore pari a 7 cm, le quali racchiudono il sistema di alleggerimento sopra descritto. All’interno, sono presenti i cavi a parabola di post-tensione, che partono dalla mezzeria del solaio e salgono fino a 6 cm dall’estradosso. Ogni sbalzo annovera circa 34 cavi, ed è interamente banchinato, utilizzando un sistema costruttivo che non necessita dell’adozione di ponteggi esterni. In alcuni casi, nella campata successiva allo sbalzo, si trovano cavedi tecnici che ne interrompono la luce netta; questi costituiscono un ulteriore elemento di difficoltà, con le testate di precompressione che arrivano fino al bordo dello stesso. Ciascuno dei solai ha presentato un ciclo di tiro di 3 giorni, durante i quali si sono monitorate le rispettive deformate.

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All’ultimo piano trova sede una terrazza, sostenuta da esili pilastri di 25 cm di diametro, in grado di portare il ridotto peso proprio e accidentale della copertura, peraltro erosa da un ampio vuoto artistico. Tale soletta, anch’essa post-tesa per via delle luci a sbalzo che raggiungono i 5,5 m, presenta un salto di quota di 7 cm, passando da 25 a 32 cm di spessore. Gli altri pilastri, sempre di forma circolare, risultano essere da 50 cm. I giunti strutturali sono complessivamente uno, e separa l’edificio alto su Largo Brescia dal corpo basso su Corso Palermo. Quest’ultimo è costruito a step, in modo tale che le varie parti potessero sviluppare un limitato ritiro.

Circa la casseratura, nella parte centrale sono state utilizzate casseforme per solai Peri Skydeck mentre, per quanto riguarda il bordo del solaio, una piattaforma Deca per la sicurezza. La classe di resistenza del cls, per quanto concerne i solai, è C28/35, mentre è pari a C45/55 per alcuni pilastri maggiormente sollecitati. In merito alla classe di esposizione dei materiali, invece, è stato ordinariamente adottato un XC2, mentre, per la platea di fondazione e i muri controterra contigui alla vasca bianca, un XF4. Il copriferro varia in funzione delle zone, passando dai 4 cm ordinari per i solai di piano ai 5 cm in fondazione.

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Le carpenterie metalliche, e in particolare i cosciali della scala scenografica, sono dati da 2 piatti metallici di spessore cadauno pari a 12 mm. Questa è stata risolta come una scatola, molto rigida, alla quale sono stati fissati una serie ripetuta di elementi scatolari verticali facenti da parapetto. I gradini, anch’essi metallici, verranno successivamente finiti in pietra. Anche la copertura dell’ampio atrio, la quale ospiterà uno spazio espositivo, sarà risolta mediante profili scatolari tirafondati alla soletta sottostante.

Nell’area edificata, in prossimità del bivio tra Corso Palermo e via Ancona, le luci dei solai sono dettate dal necessario rispetto dei sottostanti reperti archeologici, inaspettatamente emersi a seguito della demolizione del massetto in cls del pre-esistente capannone. Il sito è sede dei resti di una Basilica Paleo-Cristiana, edificata a margine del tracciato della vecchia via Milano e risalente al IV-V secolo d.C., la quale si insinua al di sotto dei nuovi locali. I pilastri, quindi, poggiano su micropali e sono puntuali. Le antichità saranno protette da una struttura metallica e vetrata, simile a quella dello spazio espositivo della hall, assecondando una volontà di corretta conservazione che impone il non disvelamento degli stessi se non al proprio completamento. Fronte strada, tali ritrovamenti saranno resi visivamente fruibili grazie ad un grosso “occhio” vetrato.

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Crediti
Progetto architettonico: Cino Zucchi Associati (CZA);
Progetto strutturale: Ai Engineering;
Consulenza LEED, simulazione illuminotecnica ed energetica, progettazione preliminare e costruttiva: Manens-Tifs S.p.A.;
Sistemazione verde urbano: Atelier G’art;
Serramenti, facciate continue, carpenteria metallica: ATI AZA- Frea&Frea s.r.l.;
Impresa edile: Colombo Costruzioni;
Committente: Luigi Lavazza S.p.A.;
Luogo: Torino;
Fine lavori (prevista): seconda metà 2016;
Costo complessivo (previsto): oltre 100 milioni di euro.

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