La sola estetica non crea una buona architettura: intervista a Thomas Auer di Transsolar | Ingegneri.info

La sola estetica non crea una buona architettura: intervista a Thomas Auer di Transsolar

Intervistiamo Thomas Auer, ingegnere e Partner di Transsolar. Insieme ad Alessandro Melis e Fabrizio Aimar, è curatore dell’e-book “Disruptive Technologies”

Thomas Auer - courtesy of Transsolar
Thomas Auer - courtesy of Transsolar
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Intervistiamo Thomas Auer, ingegnere e Partner di Transsolar, probabilmente il più influente studio di ingegneria europeo attivo nel campo della progettazione bioclimatica. Negli anni, Transsolar ha supportato l’operare di importanti studi di architettura, come Gehry Partners, Steven Holl Architects, SANAA, Herzog & De Meuron, Diller Scofidio + Renfro, Shigeru Ban Architects, Sauerbruch Hutton, BIG e RPBW. Con uffici a Stoccarda, Monaco di Baviera, Parigi e New York, a Transsolar si deve la consulenza climatica in noti edifici quali il Louvre ad Abu Dhabi (di Atelier Jean Nouvel) e La Seine Musicale a Boulogne-Billancourt (di Shigeru Ban). Professore presso la Technische Universität München (TUM), Auer riassume nel motto: “High Comfort, Low Impact” la sua filosofia progettuale.

Insieme ad Alessandro Melis e al ‘nostro’ autore Fabrizio Aimar, è curatore dell’e-book “Disruptive Tecnologies – The integration of advanced technology in architecture teaching and radical projects for the future city”. Nell’e-book, la crisi globale, compresi i cambiamenti climatici e la conseguente pressione sociale, suggeriscono che la trasformazione dell’habitat umano stia avvenendo più velocemente di quanto finora previsto. Gli approcci convenzionali potrebbero, dunque, non essere sufficienti a soddisfare i bisogni delle generazioni future, e pertanto un approccio più radicale e maggiormente esplorativo nell’insegnamento della progettazione architettonica potrebbe essere rilevante.

Durante gli ultimi 10 anni accademici, gli autori di questa innovativa pubblicazione hanno sviluppato, e realizzato, diversi programmi orientati a rafforzare tale approccio radicale. Il testo intende esaminare le esperienze maturate da professionisti di livello mondiale come Thomas Auer (Transsolar), Carlo Ratti (Carlo Ratti Associati) e Marco Poletto (EcologicStudio), tra gli altri, i quali sono coinvolti anche nella docenza di architettura. Essi, infatti, appartengono ad Università leader mondiali in questo campo, come il Politecnico di Monaco (Germania), le Università di Auckland (Nuova Zelanda) e di Portsmouth (Regno Unito), il MIT (USA), la Bartlett (Regno Unito), le quali rappresentano l’avanguardia in questo settore.

Ognuna di esse ha incluso corsi relativi all’introduzione di casi studio “rivoluzionari” e strumenti digitali avanzati per l’analisi climatica. “Rivoluzionaria” non significa necessariamente tecnologia avanzata e all’avanguardia, ma, piuttosto, un uso non convenzionale della stessa. I diversi capitoli si concentrano sull’integrazione tra design e tecnologia nei progetti di architettura, sulle metodologie di insegnamento e sull’uso di casi studio all’interno dei corsi, al fine di esporre un significativo compendio delle future tecnologie in architettura.

Disruptive Technologies - copertina dell'ebook

Disruptive Technologies – copertina dell’ebook

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L’attuale mercato dell’edilizia risponde positivamente ai mutevoli paradigmi dell’architettura? In caso contrario, l’odierno insegnamento della pratica professionale è sufficiente a preparare gli studenti nell’indirizzare, e non nel farsi guidare, tale mercato?
“Il mercato edile è, di per sé, estremamente conservativo e le innovazioni, a volte, richiedono circa 50 anni prima di entrare a far parte dello stato dell’arte. Inoltre, vi è da dire che il mercato è principalmente indirizzato da fattori economici, e ciò crea un problema intrinseco: una progettazione edilizia sostenibile è per definizione duratura, mentre i profitti immobiliari di natura speculativa si realizzano spesso entro i primi 10 anni. Tutto ciò esercita una pressione ancora maggiore sull’educazione in campo architettonico. Per troppo tempo l’educazione architettonica si è concentrata solo sull’estetica. La bellezza è certamente un dovere, ma la sola estetica non crea una buona architettura e non necessariamente produce innovazione. L’istruzione deve fornire conoscenza e background approfonditi, creare consapevolezza e, soprattutto, deve condurre ad una riflessione critica.”

Quali scenari si prospetteranno per le città nel 2050? In quale maniera la progettazione bioclimatica può migliorare il disegno di edifici e di distretti urbani, come previsto dalla tabella di marcia dell’Unione Europea per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica?
“La progettazione bioclimatica offre importanti opportunità, come la valorizzazione del ‘genius loci’ e la restituzione dell’identità locale all’interno della progettazione degli edifici, supplendo/adattando il design internazionale degli ultimi decenni. Al contempo, una progettazione bioclimatica integra anche strategie di progettazione passiva. Molte ricerche dimostrano, scientificamente, che strategie come la ventilazione naturale o l’utilizzo della luce diurna influenzino le aspettative umane, migliorando la qualità ambientale e il benessere delle persone. Idee simili possono anche essere applicate a distretti urbani o ad intere città, in cui tale approccio progettuale può fornire indicazioni chiare per una trasformazione dei nostri centri abitati.”

Installazione alla Biennale di Venezia - copyright A. Thierfelder

Installazione alla Biennale di Venezia – copyright A. Thierfelder

Charles Correa amava ripetere la celebre frase: “la forma segue il clima”, a cui farà seguito l’affermazione di Chris Bangle su come “la forma segue il processo”. Preso atto di queste due riflessioni, in che modo le sfide attuali trasformeranno l’ambiente costruito?
“Entrambe hanno assolutamente ragione! L’enunciato di Charles Correa, ossia la ‘forma segue il clima’, richiede la comprensione di ciò che questo possa significare e di come una progettazione bioclimatica possa rendere i nostri edifici, così come le città, maggiormente efficienti e meno soggetti a valutazioni di tipo arbitrario. Tuttavia, è necessario mutare il processo progettuale se siamo d’accordo con la riflessione di Chris Bangle su come ‘la forma segue il processo’, in particolare su due punti:
1. un progetto edilizio, al pari di un processo di pianificazione urbana, dev’essere maggiormente informato da fattori di tipo ambientale e ciò esige un processo progettuale realmente integrato;
2. lobbies come quelle degli immobiliaristi e degli impresari edili, ma anche l’industria automobilistica, ecc., hanno troppa influenza nella governance municipale, mentre la gente comune non ha praticamente voce. Di solito gli architetti e gli ingegneri non costituiscono una lobby influente. Tuttavia, la disponibilità di dati può mutare radicalmente tale prassi e dare alla gente la possibilità di farsi sentire, a patto che non ne venga abusata! Pertanto, la scienza dei dati, e la loro visualizzazione, deve costituirsi sempre più a strumento di progettazione.”

Zaryadye Park - copyright Transsolar

Zaryadye Park – copyright Transsolar

Diverse volte, durante i tuoi interventi alle conferenze, hai affermato di come il design rappresenti la chiave dell’evoluzione, in quanto l’efficienza deve essere guidata dal design stesso. Qual è il tuo approccio pratico per combinare strategie passive a tecnologie intelligenti?
“La tecnologia giocherà sempre un ruolo importante, ma già Cedric Price negli anni ’70 ci invitava a riflettere con la celebre asserzione: ‘la tecnologia è la risposta, ma quale era la domanda?’ Al contempo, la tecnologia rivela la sua inutilità se viene solo utilizzata per correggere l’errore commesso in fase progettuale. Infatti, non ha importanza quanto sia efficiente un condizionatore d’aria se poi questi viene impiegato in un edificio di vetro nel deserto! In merito all’illuminazione naturale, essa influisce sui ritmi circadiani con colori che variano lungo il corso della giornata. La luce naturale del primo mattino possiede una percentuale più elevata di blu, il quale attiva le persone, mentre la sera aumenta la percentuale di luce rossa, il che contribuisce a rendere gli individui piuttosto stanchi. I moderni sistemi di illuminazione a LED hanno la capacità di imitare tale ciclo circadiano, ma non è molto meglio offrire alle persone l’accesso alla luce naturale? Proprio a questo proposito, cerchiamo sempre di ibridare la tecnologia di tipo ‘smart’ con strategie di progettazione passiva. Faccio un esempio. Un soffitto di calcestruzzo fornisce massa termica e raffreddamento passivo in estate, qualora sia combinato con il raffrescamento notturno. L’effetto può essere incrementato se le tubazioni sono integrate nella lastra di cls e magari collegate ad un sistema geotermico. Un approccio simile può essere utilizzato anche per la ventilazione naturale e per altri sistemi passivi.”

Louvre Abu Dhabi - copyright Anja Thierfelder

Louvre Abu Dhabi – copyright Anja Thierfelder

Per contrastare il riscaldamento globale e il cambiamento climatico, sembrano essere necessari approcci radicali al fine di ridurre l’impatto del nostro patrimonio edilizio. Secondo te, in che modo tecnologie “rivoluzionarie” (Disruptive Technologies) possono contribuire a raggiungere questo obiettivo e quanto pesa il cambiamento comportamentale delle persone a tal fine?
“Guardando tutti i settori, dunque non solo quello dell’edilizia, un cambiamento comportamentale è certamente sempre più importante e necessario. Aumentare l’efficienza energetica degli edifici è inutile se poi i risparmi derivanti dalla bolletta energetica saranno impiegati per un viaggio ai Caraibi! Ciò richiede un bilanciamento maggiormente olistico e personalizzato, come prevede il modello svizzero della ‘Società a 2.000 Watt’. Eppure, una trasformazione sostenibile e responsabile del clima interno all’ambiente costruito sembra apparentemente solo un dovere. Affinché ciò avvenga, sono necessarie tecnologie di tipo ‘rivoluzionario’? (Disruptive Technologies, ndr). Io credo che richieda, piuttosto, un cambiamento radicale del nostro approccio progettuale, al fine di godere di un ambiente costruito che sia realmente sostenibile e, allo stesso tempo, anche vivibile!”

Per approfondire, consulta il sito web di Transsolar

 

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