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Sisma in Centro Italia: dalla fine dell’emergenza alla tanto auspicata prevenzione?

Il 30 settembre è terminato il coordinamento nazionale per lo svolgimento dei sopralluoghi di agibilità post sismica Aedes e Fast in Centro Italia. Alcune riflessioni sull’esperienza professionale e umana e sulle prospettive aperte dagli ultimi eventi

Frana ad Arquata del Tronto © Sara Frumento
Frana ad Arquata del Tronto © Sara Frumento
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Il 30 settembre si è chiuso un importante capitolo, ma la trama futura è tutta da scrivere dando spazio ai buoni propositi ed ai fatti: termina il coordinamento nazionale per lo svolgimento dei sopralluoghi di agibilità post sismica Aedes e Fast in Centro Italia.
Il testimone passa ora alle Regioni interessate dagli eventi sismici.
L’emergenza iniziò il 24 agosto 2016: quattro regioni, Lazio, Umbria, Marche e Umbria e tra i comuni rappresentativi della forza sismica che interessò quei luoghi, Amatrice ed Arquata del Tronto. Da allora sono passati 13 mesi, 13 mesi in cui i tecnici e le persone non addette ai lavori, hanno riscoperto la parola prevenzione.

È ora il momento di portare avanti questa semplice parola, prevenzione, dal significato quanto mai semplice ma difficilmente applicabile o meglio, facilmente dimenticabile in tempo di pace.
Come ingegneri abbiamo partecipato in 4.500, ricorda la Presidente IPE, Patrizia Angeli ed in coda a questa emergenza l’organizzazione di gestione dei sopralluoghi del Centro Italia è stata riproposta sull’isola di Ischia. Un bagaglio tecnico, umano importante troppo spesso messo in discussione per la partecipazione volontaria dei professionisti unita alla responsabilità di dichiarare un fabbricato agibile o meno.
Altra parola chiave di quest’emergenza: abilitato, il cui significato è stato troppo spesso messo in discussione; chi prima dell’evento aveva avuto la possibilità di partecipare al corso “Gestione dell’emergenza sismica” è riconosciuto quale tecnico facente parte del futuro Nucleo Tecnico Nazionale.

Disparità di trattamento con gli altri professionisti? Assolutamente no, nessuno mette in discussione la preparazione altrui ma è necessario che nella fase emergenziale, il coordinamento sia il più fluido possibile. La dimensione dell’emergenza era imponente e allora è stata introdotta la scheda Fast che, come rivela l’acronimo, è una scheda speditiva compilabile anche dai non abilitati. L’introduzione di questa schedatura è vista, da alcuni, come una sconfitta del sistema organizzativo: tutto poteva procedere in modo snello, ma il 26 ottobre 2016 una seconda scossa ha fatto sì che tutte le strutture dichiarate agibili o parzialmente agibili o agibili con provvedimenti fossero nuovamente da visionare, al fine di valutarne l’agibilità.
Dopo due mesi si è ripartiti e molti sopralluoghi sono stati rieseguiti.
La neve e le avversità meteo hanno interferito, ma i sopralluoghi sono continuati, per dare una risposta a chi era alla ricerca della normalità.
Visto da spettatore credo sia facile giudicare ma voglio credere, e ci spero, che qualcosa si sia mosso: una coscienza ed una consapevolezza. Durante l’emergenza molti professionisti auspicavano la partenza del corso “Gestione dell’emergenza”; ora, terminato il coordinamento nazionale, i tempi sono maturi affinchè gli Ordini organizzino suddetto corso.

Non solo, ci si aspetta vi sia apertura verso il cittadino, per renderlo consapevole dei rischi del territorio in cui vive la sua quotidianità: un messaggio fattivo arriva con l’introduzione del Sismabonus destinato ai fabbricati ricadenti in zona sismica 1, 2 e 3.
Un mezzo attraverso cui divulgare il corretto intervento sul patrimonio esistente, in coordinamento con le Amministrazioni locali. Probabilmente è utopia, anzi è utopia, ma la volontà del tecnico è forte: ma non basta, la sua figura non deve essere svilita. Proprio in questi 13 mesi passati vi è stata la rivendicazione del corretto riconoscimento del valore del professionista. L’attività di volontariato è una cosa, la quotidiana professione un’altra: sono due facce della stessa medaglia che possono coesistere in un medesimo soggetto che si chiama Chiara, Francesco, Giovanni, Nicola, Lucia, Francesco, Marco, Giuseppe, Cristina, Luca, Paolo, Erika, Dora, Patrizia e così via.
Volontà, prevenzione, abilitazione, coscienza e consapevolezza sono le parole lasciate in eredità dal terremoto del Centro Italia, facciamole nostre e facciamole valere.

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