Sopralluogo ad Amatrice: alcune riflessioni | Ingegneri.info

Sopralluogo ad Amatrice: alcune riflessioni

Alcune riflessioni su emergenza, prevenzione sismica e significato della professione ingegnere, a seguito di una visita nel cuore dell'area colpita dal terremoto del 24 agosto 2016

Crollo di una parete perimetrale di una abitazione ad Amatrice © Sara Frumento
Crollo di una parete perimetrale di una abitazione ad Amatrice © Sara Frumento
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Nei mesi passati ho trattato la scheda Aedes descrivendone le diverse sezioni, le corrispondenti modalità di compilazione che portano poi alla formulazione dell’esito finale di agibilità post sismica di una costruzione ordinaria.

Esprimere questo giudizio significa, dal punto di vista prettamente tecnico, affermare che nel periodo di emergenza la costruzione possa o meno sopportare una scossa uguale o inferiore a quella già subita, garantendo la sicurezza ai suoi occupanti.
La scheda Aedes nella sua versione aggiornata è lo strumento di cui i tecnici volontari si stanno avvalendo per valutare l’agibilità degli edifici ordinari colpiti dal terremoto del 24 agosto scorso. Quattro sono le regioni coinvolte: Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo e in tutte, in questi mesi, si stanno avvicendando sopralluoghi e giudizi.
Ci sono molti elementi in discussione: il volontariato, l’organizzazione e la gestione dell’emergenza, nonché il conseguimento di un’abilitazione attraverso un corso a pagamento per poi offrire la propria professionalità durante una fase post sismica.

Non è retorica, la disponibilità dei tecnici abilitati e non, a prestare la propria professione a supporto della popolazione colpita dal sisma si è manifestata sin dai primi giorni, per poi rinnovarsi nelle settimane successive all’evento consci, probabilmente, del fatto che il tutto non è esauribile nel giro di una settimana. Per gli ingegneri si è messo in moto il CNI (Consiglio Nazionale degli Ingegneri) attraverso la compilazione on-line del modulo di disponibilità ai sopralluoghi, con indicazione del periodo di reperibilità, da martedì a martedì, e del possesso o meno del requisito di tecnico agibilitatore.
Questo da parte dei colleghi “non abilitati”, per quanto in ogni caso Ingegneri, è stato un primo elemento di indignazione, da un certo punto di vista comprensibile.

Ma c’è un ma: è un momento di emergenza in cui risorse e tempistiche devono essere ottimizzate e non si ritiene sia la capacità di ognuno ad essere messa in discussione. Quando seguii il corso da tecnico agibilitatore, uno dei relatori disse una frase di questo tenore: “Non siamo qui a vedere quanto siate bravi come ingegneri, e la vostra qualità non è in dubbio; la finalità del corso è quella di fornirvi un metodo nella compilazione della scheda Aedes, ma non solo, aver chiaro la gestione e l’organizzazione durante l’emergenza”.

È vero, si segue un corso a pagamento come è vero che si mette a disposizione gratuitamente la propria professionalità per una settimana. Settimana in cui il tuo lavoro ordinario subisce un fermo (già pensando al marasma del rientro) e ti ritrovi catapultato in una realtà parallela distante dal quotidiano, dove sei semplicemente un ingegnere insieme a tanti altri colleghi, con cui ti confronti, ti misuri e talvolta ti trovi in disaccordo.

C’è un però.
Non è solo una mera compilazione di una scheda e l’espressione di un giudizio.
Hai di fronte delle persone, non tecnici, persone che in alcuni casi hanno perso un componente della propria famiglia o ringraziano di non essere stati in casa quel giorno o di essere usciti di casa e anziché dirigersi verso la piazza del paese hanno preferito una via secondaria e sono vivi per raccontarlo.
È un’esperienza umana che, a mio vedere, ti ripaga di una settimana di fermo in quanto sei utile e vivi appieno la professione.
Tutto incomincia con un messaggio di convocazione, per gli ingegneri dall’Ufficio di coordinamento del CNI. Dopodiché il martedì successivo sei a Rieti, nella scuola posta in prossimità alla Dicomac, dove le squadre prendono forma e a cui viene assegnato il COC di riferimento, centro operativo che affiderà alla squadra i sopralluoghi per i giorni successivi.

Sul percorso puoi incontrare deviazioni, frane e posti di blocco.

Frana ad Arquata del Tronto

Frana ad Arquata del Tronto © Sara Frumento

Arrivi al COC e acquisisci sempre più maggiore consapevolezza dell’evento sismico e della sua dimensione. Alle pareti della tenda o del container ci sono cartine appese con individuate le zone in cui il territorio è stato suddiviso, nonché le zone rosse dei diversi paesi.
Ad ogni squadra è assegnato un certo numero di sopralluoghi e i km da percorrere sono da mettere in conto. Il contatto telefonico con il proprietario dell’immobile è un altro tassello verso la consapevolezza dell’evento, molti hanno portato i genitori a Roma per paura di ulteriori scosse o altri si trovano nelle tende oppure sono proprietari di seconde case, che vogliono mettere a disposizione dei loro concittadini sfollati la propria abitazione (questa iniziativa prende il nome di Amatrice Solidale).

Casale-Frazione di Amatrice

Casale, frazione di Amatrice © Sara Frumento

Si arriva a destinazione, con la scheda Aedes in cartellina armati di caschetto e macchina fotografica: a volte, si hanno di fronte costruzioni intatte, altre con lesioni o nella condizione peggiore vie in cui insistono edifici pericolanti o crollati.
È in quel momento che si sta imparando qualcosa: ho avuto di fronte, e come me i miei colleghi, persone che nonostante tutto avevano la dignità e la risolutezza, quanto mai invidiabile e non banale, di reagire, conoscere e capire.

Amatrice-Lesione e crollo delle tamponature

Amatrice-Lesione e crollo delle tamponature © Sara Frumento

Rimarrà, impressa nella mia memoria, le parole di una signora: già al telefono mi disse che, benchè profana, in quanto non addetta ai lavori, immaginava che la sua abitazione fosse inagibile però aveva fatto richiesta per un sopralluogo. La lucidità e la dignità delle sue domande, alle nostre spiegazioni tecniche fu sinceramente disarmante, poiché era tangibile la sua sofferenza.
Ogni sopralluogo è un racconto, uno spaccato di vita, non è solo una scheda e un giudizio.
Dal rilievo del danno sono messi a nudo la mancanze strutturali e non, ma è semplice vederlo dopo: coperture pesanti, cordoli in cemento armato mal legati alla muratura sottostante e paramenti murari di scarsa qualità.

Cosa manca?
La cultura di una prevenzione sismica adeguata, la concezione che il terremoto è un evento che può verificarsi, la memoria degli eventi passati e il messaggio che da una costruzione terminato l’evento si possa uscire in sicurezza, ammettendo il danno più o meno grave.

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