Terremoto e rischio sismico a Milano? Parla l'ing. Bruno Finzi | Ingegneri.info

Terremoto e rischio sismico a Milano? Parla l’ing. Bruno Finzi

Il terremoto in Svizzera del 6 marzo 2017 è stato chiaramente avvertito anche a Milano. Riproponendo il tema del rischio sismico anche al di fuori delle tradizionali zone a sismicità elevata in Italia. Ne abbiamo parlato con l'ing. Bruno Finzi, presidente dell'Ordine degli ingegneri ambrosiani

Milano
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Il terremoto che ha colpito 6 marzo 2017 scorso la Svizzera, e che è stato avvertito anche in Italia sino a Milano, ripropone prepotentemente la questione del rischio sismico, anche in territori tradizionalmente non al centro della questione.

A lanciare l’allarme questa volta è l’Ordine degli Ingegneri del capoluogo lombardo, Bruno Finzi, secondo cui “Anche Milano non è esente dal rischio sismico. Lo sappiamo e per questo è necessaria la prevenzione e la messa in sicurezza degli edifici costruiti al risparmio”. Gli abbiamo chiesto un parere.

Ingegnere, quali edifici dovranno essere controllati in maniera preventiva?

L’edilizia del dopoguerra, specialmente negli anni del boom economico, ha avuto uno sviluppo piuttosto selvaggio e con realizzazioni poco regolamentate. L’obiettivo principale deve essere, dunque, capire come intervenire sul patrimonio immobiliare esistente. Sono state fatte manipolazioni? Costruiti seminterrati? Due piani in più? O cos’altro ancora? In tal senso, sono pienamente d’accordo con il Comune di Milano che ha introdotto le linee guida volte alla verifica statica degli edifici con oltre 50 anni di vita. In fondo, avere una mappatura qualificata degli immobili è la sfida del futuro, non dimentichiamo che oltre il 90% degli italiani è proprietario di una casa o di un immobile e ha tutto il diritto – e l’opportunità – di sapere se il suo è un bene durevole e al passo con la normativa vigente.

È dunque in sintonia con il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, che da tempo chiede la realizzazione di un piano di prevenzione del rischio sismico?

È un po’ ciò che ha emanato recentemente Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, con il decreto ministeriale e le Linee guida per la classificazione del rischio sismico delle costruzioni. Un documento che mi trova d’accordo solo in parte.

Si spieghi meglio.
Il fatto che lo Stato intervenga per finanziare lavori di prevenzione sismica per i privati in questo momento storico mi pare fuori luogo. Bastavano i cosiddetti incentivi fiscali e magari riservare fondi e risorse per la manutenzione e la messa a punto di edifici pubblici che ne hanno urgente bisogno, penso alle scuole e agli ospedali, che spesso si trovano in condizioni al limite della sopravvivenza strutturale.

Insomma, da quanto sta dicendo par di capire che per lei sarebbe necessario istituire il cosiddetto ‘fascicolo del fabbricato”, vecchia battaglia degli ingegneri e recentemente accantonato proprio dal Governo?

Rientra tutto nel check up del costruito. Diciamo che avere in mano un documento che racconta tutta la storia del fabbricato, dalle manutenzione alle migliorie, dalle problematiche agli interventi strutturali, sarebbe davvero utile. Permetterebbe senza troppi dubbi di stabilire il grado di sicurezza dell’immobile e gli eventuali interventi da mettere in campo. Poi potremmo chiamarlo come vogliamo, ma sono convinto che il fascicolo del fabbricato sia di un’utilità estrema.

Torniamo a Milano.

Bisogna ricordare. che il Comune ambrosiano è stato il primo in Italia, con le linee guida, ad introdurre l’obbligo di certificazione di idoneità statica per gli edifici più vecchi. L’articolo 11.6 del documento, entrato in vigore il 26 novembre del 2014 e redatto proprio in collaborazione con l’Ordine degli Ingegneri di Milano, stabilisce che tutti gli edifici ultimati da più di 50 anni, o che raggiungeranno i 50 anni nei prossimi tre anni, non in possesso di certificato di collaudo dovranno essere sottoposti a verifica e rilascio del cis entro il 2019. La stessa cosa dovranno fare, entro il 2024, i fabbricati collaudati da più di 50 anni (o che avranno raggiunto i 50 anni entro tale scadenza).

Le linee guida definiscono due livelli di indagine. Il primo si basa su un’analisi qualitativa del fabbricato e in caso risulti esaustiva e non evidenzi aspetti critici per la sicurezza può dare luogo all’emissione del cis. Il secondo livello, da effettuare solo nel caso in cui il primo non sia risultato esauriente, si basa su indagini sperimentali e o analitiche che consentano, ove necessario, di definire opportune opere di rinforzo. Si stima che saranno circa 26 mila gli edifici privati che dovranno essere sottoposti alle verifiche per il rilascio del certificato di idoneità statica, circa mille quelli comunali.

Leggi anche: Classificazione del rischio sismico: che cosa dicono le linee guida, nel dettaglio

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