Trump propone il muro contro i migranti, gli architetti glielo fanno (rosa) | Ingegneri.info

Trump propone il muro contro i migranti, gli architetti glielo fanno (rosa)

Donald Trump vuole un muro a separare il Messico dagli Usa. E lo studio di architettura Estudio 3.14 gliene ha progettato uno (provocatoriamente) tutto rosa. Che è anche un carcere

© Estudio 3.14
© Estudio 3.14
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In linea con le precedenti anche le elezioni presidenziali degli Usa di quest’anno stanno destando l’interesse mondiale già da diverso tempo. I faccioni dei due candidati, Hillary Clinton e Donald Trump sono onnipresenti, ma se per la prima i detrattori virano su argomentazioni più o meno politiche, per il secondo (stante la sua spavalderia apparentemente senza logica) non mancano occasioni di derisione tout-court.

Gli architetti di Estudio 3.14, uno studio messicano di Guadalajara, in collaborazione con la Mamertine Corporation americana, hanno progettato un muro lungo la frontiera messicano-americana come risposta alla provocazione di Trump di voler far costruire una barriera divisoria tra i due stati per arrestare l’immigrazione clandestina.

Quello di Estudio 3.14 è un progetto di rendering, che vede il muro stagliarsi lungo lo sterminato confine attraverso i paesaggi più vari, e che lo inneggia (ironicamente ça va sans dire) a nuovo simbolo mettendolo stampato, ad esempio, sulle nuove banconote.

Il muro immaginato dagli architetti messicani richiama i simbolici muri rosa di Luis Barragán, lo scomparso architetto messicano, perché nelle idee di Trump l’opera dovrà avere l’obbligo di essere bella. Senza pensarci un secondo di più, infatti, a Estudio 3.14 hanno messo insieme la teoria del Continuous Monument di Superstudio e i lavori di Luis Barragán, che così tanto hanno modificato l’urbanistica messicana.

Il risultato è questo infinito muro rosa, che però rivela una seconda anima (sempre in linea con le idee di Trump, eco lontana di teorie architettoniche dittatoriali tradotte in macabri memoriali), quella di un gigantesco carcere autarchico. Oltre infatti alle aree dententive gli spazi prevedono una vera e propria “città” del migrante, dove i clandestini (stimati sugli 11 milioni) oltre a scontare processi e pene potranno lavorare in fabbrica o direttamente alla manutenzione del muro, così da provvedere in prima persona al sostentamento della struttura.

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© Estudio 3.14

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© Estudio 3.14

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© Estudio 3.14

La meticolosità della presentazione del progetto è naturalmente molto più di uno studio architettonico provocatorio, è una dichiarazione senza mezzi termini contro le aberrazioni politiche, che si allontanano sempre di più dai diritti umani e dall’evoluzione naturale della storia dell’uomo.

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