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Un tetto a piume di pavone per il nuovo terminal dell’aeroporto di Mumbai

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L’ascesa di un Paese di grande complessità come l’India è ben raffigurata da quanto succede nella megalopoli di Mumbai, sempre più fulcro centrale dello sviluppo economico e, di conseguenza, dell’espansione infrastrutturale. Mentre è di pochi giorni fa l’apertura della prima monorotaia urbana, un progetto atteso da molti anni per colmare le arretratezze sul fronte dei trasporti cittadini, all’inizio dell’anno è stato ufficialmente inaugurato un progetto fondamentale per far ‘esplodere’ il traffico internazionale nella metropoli. Si tratta del terminal 2 dell’aeroporto internazionale Chhatrapati Shivaji, nuova infrastruttura che aggiungerà 4,4 milioni di metri quadrati di superficie al terminal già esistente. L’addizione è necessaria: con la trasformazione di Mumbai in capitale finanziaria dell’India, l’aeroporto principale cittadino è passato in soli dieci anni da avere 6 milioni di passeggeri all’anno a una cifra cinque volte superiore. E le attese per il nuovo terminal sono da capogiro, con 40 milioni di passeggeri complessivi annui.

La commessa del nuovo aeroporto è stata vinta dalla multinazionale Larsen & Toubro, che la realizza su progetto del superstudio Skidmore, Owings and Merrill, noto con l’acronimo Som. Il design proposto appare come una raffinata combinazione di elementi che richiamano direttamente l’innovazione e l’apertura ‘globale’ del nuovo hub, insieme a riferimenti alla tradizione architettonica e iconografica del Paese.

La pianta dell’aeroporto conserva una struttura a X, con atri modulari che si estendono dal centro verso i gate. In questo modo tutte le funzioni sono state radunate sotto un unico tetto, per garantire comodità e risparmiare ai passeggeri distanze troppo lunghe da compiere. Proprio questa copertura rappresenta l’elemento del progetto più singolare: si tratta di un tetto a texture composta da celle di cemento cave che seguono motivi radiali, un richiamo sia all’architettura indiana tradizionale e sia alle piume del pavone, animale-simbolo del Paese. A supportare questo tetto perforato, 30 colonne affusolate a loro volta puntellate con il motivo del soffitto, in un dialogo che genera interessanti giochi di luce e sfumature. Il risultato è la creazione di un ambiente ‘caldo’ che richiama i padiglioni tipici dell’architettura locale.

Questo tetto, peraltro, è esteso anche al di fuori dell’hub: da un lato per offrire protezione climatica, data la presenza di monsoni e di ondate di calore intenso, dall’altro per creare un’area dove sia possibile svolgere i riti tradizionali locali legati alle partenze.

Da segnalare, tra le altre peculiarità del progetto, l’uso di ampie vetrate su tutte le pareti, che consentono ai passeggeri di guardare gli aerei partire e atterrare, intervallate con i pannelli Jali, gli schermi perforati che rappresentano un altro stilema tipico dell’architettura indiana.

Tutte le foto © Robert Polidori / SOM

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