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Un “velo” italiano per le arti islamiche del Louvre

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Una copertura di vetro e griglia di metallo posata sul cortile settecentesco della Corte Visconti come un grande velo ondeggiante, al di sotto del quale prenderanno forma due piani espositivi. Questo, in estrema sintesi, il progetto dell’architetto milanese Mario Bellini per il nuovo dipartimento delle Arti islamiche del Louvre, realizzato in collaborazione con il francese Rudy Ricciotti.

“La Corte Visconti non sarà coperta ma, di fatto, rimarrà visibile”. È questa la decisone architettonica dichiarata dai due architetti Bellini e Ricciotti al fine di ottenere “un’integrazione dolce e non violenta di una progettazione architettonica decisamente contemporanea ma realizzata in un luogo storico”.

Le collezioni saranno esposte su una superficie di circa 3.500 metri quadrati, suddivisa in due piani. Il primo, a livello del cortile, ospiterà opere dal VII al X secolo, mentre il secondo, il “nuovo” piano terreno, esporrà opere dall’XI al XIX secolo, compresa la prestigiosa collezione di tappeti.

Le aree del nuovo museo saranno coperte da una “nuvola iridescente”, che emanerà una luce diffusa negli spazi espositivi. Grazie a questo rivestimento luminescente sarà possibile ammirare le facciate del cortile anche dall’interno del dipartimento delle Arti Islamiche e, contemporaneamente, i giochi di pieghe e ondulazioni della copertura.

“L’idea del velo non nasce banalmente da un’immagine folkloristica – ha spiegato all’Ansa Bellini -, ma dalla volontà di non esporre la collezione al rischio di essere letta con lo sfondo della cultura occidentale, di non metterla in qualche modo a disagio. Allo stesso tempo, non volevamo coprire la corte con una vetrata, quindi chiuderla, né costruire un edificio al suo interno, perché avrebbe reso necessaria una suddivisione in più livelli, frammentando lo spazio espositivo”.

Da questi presupposti i due architetti hanno dato origine a struttura ibrida, che si inserisce nello spazio della di uno dei cortili interni del Louvre senza invaderlo. La copertura è leggera e traslucente, capace di far percepire anche dall’interno la luminosità esterna. Inoltre il progetto del nuovo dipartimento delle Arti islamiche permette di sfruttare il sottosuolo, come fatto anni fa con la Piramide, divenuta ormai un simbolo del museo parigino.

“La realizzazione di un’idea tanto articolata – racconta ancora all’Ansa Bellini – è stata una vera sfida tecnica e tecnologica, oltre che artistica, fin dalla prima fase: svuotare la corte per realizzare il piano seminterrato, andando anche al di sotto delle attuali fondamenta del Louvre, e proteggere il tutto dalle acque della vicina Senna, a costante rischio di infiltrazione”.

Il prossimo e ultimo passo riguarderà l’installazione delle teche e la collocazione degli oggetti da esporre, 3.000 o 4.000 pezzi a rotazione tra i 18.000 della collezione, che richiederà qualche mese. Ma entro l’estate la nuova sezione sarà completata e pronta all’inaugurazione.

O.O.

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