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Variazione cromatica del legno: cause e rimedi

Quali sono le cause biologiche per cui il legno 'cambia colore'? E quali accortezze vanno prese per rimediare al problema?

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Le superfici in legno con il tempo sono soggette a variazioni cromatiche anche se possono essere adeguatamente trattate con vernici e finiture opportunamente scelte per mantenere il più a lungo possibile il loro colore originale.

Un fattore determinante è la luce incidente: le situazioni di degrado più intenso e repentino si verificano a carico dei rivestimenti lignei esterni esposti a radiazione ultravioletta, soprattutto della banda UV-A.

La lignina, in particolare, è fotosensibile e nel tempo tende ad assumere una colorazione grigiastra la cui tonalità finale dipende dalle diverse specie legnose e dall’eventuale azione dilavante degli agenti atmosferici a carico degli estrattivi idrosolubili pigmentati. 

Rivestimento in legno con evidenti variazioni di colore


Il dilavamento dei tannini che caratterizzano talune latifoglie può determinare la formazione di macchie scure ben visibili alla base dei rivestimenti lignei e, a volte, può persino interessare altri materiali limitrofi.

L’esposizione diretta alle intemperie a lungo andare determina la degradazione degli strati più superficiali del legno che vengono successivamente erosi e asportati dal vento e dalla pioggia dando a volte origine a un aspetto irregolare.

Struttura in legno lamellare con evidenti effetti di degrado per mancata manutenzione

Il fenomeno, agevolato dall’alternanza di pioggia e sole e dai conseguenti ritiri e rigonfiamenti del legno, è tuttavia molto lento, tanto che dopo 16 anni di esposizione in ambiente esterno l’erosione superficiale in assortimenti di conifere è in genere inferiore a 2 mm di profondità.

Per ritardare gli effetti negativi sopra citati è bene ricorrere a vernici e pitture coprenti additivate con pigmenti e filtri per la protezione dai raggi UV e con adeguati preservanti, facendo attenzione al loro corretto impiego, in termini di ciclo e condizioni di applicazione, spessore finale e manutenzione, che deve seguire le indicazioni del produttore del prodotto applicato.

In ambiente esterno lo spessore ideale del film dovrà essere di circa 90÷100 μm e dovrà presentare una buona resistenza ai raggi UV.

Rivestimento esterno in tavole di legno trattate con vernice semitrasparente

Il prodotto usato andrebbe applicato su entrambe le facce e su tutti i bordi del rivestimento ligneo, sia esso un segato o un pannello. Durante la fase di installazione si raccomanda inoltre la protezione con un idoneo sigillante delle superfici trasversali tagliate in cantiere.

Tonalità di colore, permeabilità al vapore della finitura e orientazione del manufatto rispetto alla luce (la più critica è l’esposizione a sud) hanno un’importanza rilevante in relazione alla radiazione solare incidente e agli effetti che essa induce sulla superficie del legno e dello strato protettivo.

Gli intervalli di manutenzione dovranno essere più frequenti e ravvicinati nel caso di finiture trasparenti o chiare, mentre finiture opache e scure sono più adatte al legno esposto in ambiente esterno anche se determinano un maggiore riscaldamento delle superfici.

La frequenza di manutenzione della finitura sarà maggiore per le finiture semitrasparenti che per quelle coprenti e potrà variare tra 3÷5 anni e 7÷10 anni in funzione della specie legnosa, delle condizioni di esposizione e delle caratteristiche e delle prestazioni della vernice.

In alcuni casi può essere opportuno orientare la scelta sul legname trattato ad alta temperatura che evidenzia anche una durabilità naturale migliorata rispetto ai funghi agenti di carie, abbinata a una migliore stabilità dimensionale.

Sebbene di colore più scuro rispetto a quello originario, con il tempo anche questo materiale, esposto all’azione diretta dei raggi UV senza la protezione di un’idonea finitura, tenderà ad assumere tonalità grigio-argentate.

Anche l’impiego di tale legname comporta comunque una manutenzione periodica della finitura: a parità di prodotto applicato, il vantaggio che ne consegue è un allungamento della vita media della finitura stessa dovuto alla minore igroscopicità del substrato che risulta meno sensibile all’umidità.


L’autore


Roberto Zanuttini

Ha operato nel comparto dell’industria del legno con mansioni di responsabile di laboratorio e dell’attività di ricerca e sviluppo di pannelli e compositi a elevato valore aggiunto. È stato professore associato di Tecnologia del legno e dei materiali legnosi presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Trento, Dipartimento di Meccanica Strutturale e Progettazione Automatica. Dal 1995 è docente presso l’Università degli Studi di Torino ove afferisce al Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DiSAFA). In tale sede svolge attività di ricerca e didattica presso il Corso di Studi in Scienze Forestali ed Ambientali ove è titolare di corsi che trattano discipline inerenti a tecnologia del legno e utilizzazioni forestali, lavorazioni e prodotti legnosi, normativa tecnica di settore e certificazioni di interesse per le filiere del legno.

Riferimenti Editoriali


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Autore:   •   Editore: Utet Scienze Tecniche   •   Anno:

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