Consumo di suolo a Roma, l’ing. Simoncini: “Dall’Ispra dati impietosi” | Ingegneri.info

Consumo di suolo a Roma, l’ing. Simoncini: “Dall’Ispra dati impietosi”

L’ing. Sandro Simoncini, docente di urbanistica: “Roma prosegue la sua folle corsa verso l’esterno, sempre a caccia di nuovi territori da trasformare in periferie-dormitorio senza infrastrutture, servizi, tessuto sociale”

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“Ancora una volta l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) ha fornito dati impietosi circa la situazione del consumo di suolo nella città di Roma”: è questo il duro commento dell’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA, a seguito della presentazione delle stime sul consumo di suolo nella Capitale (approfondisci qui).

Afferma Simoncini:
Non solo le deficitarie politiche amministrative non hanno portato ad una sostanziale attenuazione del fenomeno negli ultimi anni, ma la Capitale continua a viaggiare a ritmi nettamente superiori agli altri grandi centri metropolitani del nostro Paese: la stima di medio periodo è che verranno mangiati 3 metri quadrati al minuto, un’enormità se si considera quanto poco è ormai rimasto da cementificare e da impermeabilizzare nel territorio comunale.

L’ingegnere addita l’assenza della materia urbanistica e ambientale dal dibattito pubblico, sia durante la campagna elettorale sia, a sua detta, nella prima parte dell’amministrazione attuale.
I temi del trasporto, del decoro e dei rifiuti hanno monopolizzato l’attenzione mediatica, lasciando che fosse solo qualche addetto ai lavori a lanciare un grido di allarme sulla questione del consumo del suolo. A favorire un cambio di passo non ha certo aiutato il fatto che la legge nazionale in materia, tanto sbandierata a inizio legislatura, sia stata prima depotenziata nel passaggio alla Camera e poi di fatto abbandonata nelle commissioni del Senato.

“Roma”, conclude, “prosegue la sua folle corsa verso l’esterno, sempre a caccia di nuovi territori da trasformare in periferie-dormitorio senza infrastrutture, servizi, tessuto sociale: una dispersione urbana ormai incancrenita, che non fa che acuire la fragilità complessiva del patrimonio edilizio, esasperare il fenomeno dell’abusivismo e moltiplicare i 100.000 cittadini che attualmente vivono in aree ad alto rischio idrogeologico. Il concetto di rigenerazione urbana fatica tremendamente a farsi strada in una realtà politico-economica da sempre condizionata dagli interessi dei grandi costruttori, senza che all’orizzonte si intraveda una reale volontà di invertire la tendenza”.

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