Consumo di suolo: in Italia nel 2016 cancellati 23mila kmq, 3 mq al secondo | Ingegneri.info

Consumo di suolo: in Italia nel 2016 cancellati 23mila kmq, 3 mq al secondo

Devastanti gli scenari di trasformazione del territorio nazionale documentati nel rapporto Ispra 2017 sul consumo di suolo

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L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) ha presentato i dati del rapporto 2017 sul consumo di suolo del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (Snpa), una raccolta di dati aggiornati, prodotti con un dettaglio a scala nazionale, regionale e comunale. Dal rapporto emerge che dagli anni ‘50 al 2016, il consumo di suolo nazionale è passato dal 2,7% al 7,6%, con una crescita del 184%.
Pur con una velocità ridotta, che si attesta quest’anno sui 3 m2 al secondo, il consumo di suolo continua inesorabilmente ad aumentare cancellando, al 2016, 23 mila km2 (pari alla dimensione di Campania, Molise e Liguria messe insieme), il 7,6% del territorio nazionale. In particolare, da novembre 2015 a maggio 2016, nonostante la crisi economica che ne ha rallentato la velocità, l’Italia ha consumato quasi 30 ettari di suolo al giorno, per un totale di 5 mila ettari di territorio.
Il tasso di consumo di suolo in Italia confrontato con la crescita demografica mostra una crescita tra il 2015 e il 2016, con un valore di suolo consumato pro-capite che passa dai 378 metri quadrati del 2015 per ogni italiano, a 380 metri quadrati dell’anno successivo.
Al livello nazionale, circa il 55% di cambiamenti tra il 2012 e il 2016 sono avvenuti in un contesto a media o bassa densità di aree artificiali (aree urbane e periurbane a media e bassa densità), e varie Regioni hanno una percentuale di cambiamenti in questo contesto superiore al 70% (es. Liguria e Lombardia).

Regioni, Province e Comuni
Gli incrementi percentuali maggiori, tra la fine del 2015 e la metà del 2016, sono nelle regioni Sicilia, Campania e Lazio. Umbria, Basilicata e Friuli Venezia Giulia le regioni, invece, con gli incrementi percentuali minori. In valori assoluti, i cambiamenti più estesi sono avvenuti in Lombardia (648 ettari di nuove superfici artificiali), Sicilia (585 ettari), e Veneto (563).
La regione che risulta avere il rapporto più elevato tra consumo di suolo e popolazione è la Valle D’Aosta dove tutti i comuni (tranne quello di Aosta) presentano valori al di sopra della media nazionale, complice la bassa densità demografica, e dove nel 2016 si raggiunge un valore di 746 m2 ad abitante di suolo artificiale.
15 regioni hanno perso una percentuale di suolo superiore al 5%; tra queste Lombardia, Veneto (entrambe con oltre il 12%) e Campania (oltre il 10%), mentre gli incrementi maggiori in valori assoluti, sono avvenuti in Lombardia (648 ettari di nuove superfici artificiali), Sicilia (585 ettari), e Veneto (563).
Quella di Monza e della Brianza è la provincia con la percentuale più alta di consumo di suolo rispetto al territorio amministrato (oltre il 40%), con una crescita ulteriore, tra il 2015 e il 2016, di 22 ettari. Seguono Napoli e Milano (oltre il 30%), Trieste, Varese, Padova e Treviso.
Sono spesso comuni piccoli o medio piccoli che mostrano una maggiore tendenza a consumare suolo: Montalto di Castro (in provincia di Viterbo, con 65 ettari di nuovo consumo di suolo tra il 2015 e il 2016), Eboli (Salerno, 57 ettari), Roma (54 ettari) e Alcamo (Trapani, 52 ettari) sono i comuni dove l’incremento è stato maggiore in valore assoluto. Tra i comuni con più di 150.000 abitanti, gli incrementi maggiori sono a Roma, quindi a Torino e Bologna.

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Il consumo di suolo pro-capite
In termini di consumo di suolo pro-capite a livello di singolo comune, la media della popolazione residente nei 20 comuni con i valori maggiori è di circa 230 abitanti e il dato conferma che sono i piccolissimi comuni, dove la densità abitativa è minore, ad avere valori mediamente più alti di suolo consumato pro-capite. I comuni con maggior consumo di suolo pro-capite sono al Nord e sono gli stessi tra il 2015 ed il 2016: Morterone, Zerba e Maccastorna, con circa 10.000 m2/ab fanno anche parte dei comuni meno abitati d’Italia (in particolare, Morterone, provincia di Lecco, è in assoluto il più piccolo comune italiano per popolazione: 36 residenti nel 2016).
Considerando invece il suolo libero a disposizione di ogni abitante, il record negativo nel 2016 si ha nei comuni della Provincia di Napoli: Casavatore, Melito di Napoli e Arzano, con rispettivamente 8 m2/ab (nel 2015 erano 9), 19 m2/ab e 23 m2/ab di suolo non consumato.
Il picco di suolo libero per abitante si ha nel comune di Briga Alta con oltre 1.300.000 m2/ab, e in altri comuni montani poco abitati e con vasti spazi naturali.

La distribuzione territoriale
I valori percentuali del suolo consumato crescono avvicinandosi alla costa. A livello nazionale quasi un quarto della fascia compresa entro i 300 metri dal mare è ormai consumato. Tra le regioni con valori più alti entro i 300 metri dalla linea di costa ci sono Marche e Liguria con quasi il 50% di suolo consumato, Abruzzo, Campania, Emilia Romagna e Lazio con valori compresi tra il 30 e il 40%.
Aree protette: a livello nazionale, la percentuale di consumo di suolo all’interno delle aree protette si limita al 2,3%, evidenziando mediamente la maggiore naturalità di tali zone rispetto al resto del territorio nazionale, tuttavia ben 32.800 ettari del consumo di suolo ricadono oggi all’interno di aree protette e tra il 2015 e il 2016 sono stati consumati ulteriori 48 ettari (+0,15%).
Corpi idrici: il livello di impermeabilizzazione entro i 150 metri dai corpi idrici raggiunge livelli molto elevati in Liguria (circa il 24% di tale superficie è coperta artificialmente), Trentino Alto Adige (oltre il 12%) e Veneto (oltre il 10%), rispetto ad una media nazionale del 7%. Nel periodo 2015-2016, in Italia, 153 ettari sono stati consumati entro 150 metri di distanza dai corpi idrici.
Aree a rischio frana: il consumo di suolo all’interno di aree classificate a pericolosità da frana è circa l’11,8% (quasi 273.000 ettari) del totale del suolo artificiale in Italia. Il confronto tra i dati 2015 e 2016 ha messo in evidenza che circa l’11,5% del suolo consumato in questo periodo è nelle aree a pericolosità da frana, con un incremento percentuale medio dello 0,2%.
Aree a rischio sismico: il suolo nelle aree a pericolosità sismica alta e molto alta è consumato con una percentuale di oltre il 7% nelle aree a pericolosità sismica alta e di quasi il 5% nelle aree a pericolosità molto alta, pari ad oltre 860.000 ettari di superficie consumata.

Impatto, previsioni e obiettivi
Il consumo di suolo ha un impatto su un insieme di servizi ecosistemici che sono fondamentali per il nostro benessere, dalla produzione agricola alla regolazione del clima, dalla protezione dall’erosione all’infiltrazione dell’acqua, dal miglioramento della qualità dell’aria e delle acque all’impollinazione. La perdita di questi servizi si traduce in un vero e proprio “debito ecologico”, che continua a crescere ogni anno, con un conseguente costo economico che, considerando i cambiamenti dal 2012 al 2016, ha un impatto che viene stimato tra i 630 e i 910 milioni di euro l’anno.
L’Ispra ha ipotizzato gli scenari di trasformazione del territorio italiano al 2050: nel migliore dei casi (interventi normativi significativi e azioni conseguenti che possano portare a una progressiva e lineare riduzione della velocità di cambiamento dell’uso del suolo), di una perdita di ulteriori 1.635 km2, di 3.270 km2 in caso si mantenesse la bassa velocità di consumo dettata dalla crisi economica e di 8.326 km2 nel caso in cui la ripresa economica riportasse la velocità al valore di 8 m2 al secondo registrato negli ultimi decenni.
Il Settimo Programma di Azione Ambientale dell’Unione Europea, approvato dal Parlamento europeo e del Consiglio, impone agli Stati membri di azzerare l’incremento del consumo di suolo entro il 2050. L’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, sottoscritta anche dall’Italia, e i relativi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals), ci impongono, di raggiungere entro il 2030 la sostenibilità dell’attuale modello di sviluppo urbano e degli strumenti di pianificazione (tra l’altro assicurando un incremento del consumo di suolo non superiore a quello della crescita demografica) e di azzerare l’incremento della percentuale di territorio soggetta ai diversi fenomeni di degrado del suolo.

Il rapporto integrale è disponibile a questo link

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