Distanze in edilizia: quali sono le fasce di rispetto dalle linee ferroviarie? | Ingegneri.info

Distanze in edilizia: quali sono le fasce di rispetto dalle linee ferroviarie?

E' vietato costruire, ricostruire o ampliare edifici o manufatti lungo i tracciati delle linee ferroviarie ad una distanza minore di 30 metri dalla rotaia piu' vicina

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Ai sensi del DPR 11 luglio 1980, n. 753, lungo i tracciati delle linee ferroviarie è vietato costruire, ricostruire o ampliare edifici o manufatti  ad una distanza  minore di trenta metri dal limite della zona di occupazione della più vicina rotaia.

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Norma molto chiara e semplice, come del resto nello spirito del citato DPR, che sempre o quasi si caratterizza in tal senso. Il rispetto “a monte” della norma compete ai Comuni, che non possono rilasciare autorizzazioni a costruire nella fascia in questione non soltanto – ovviamente – quando la linea ferroviaria sia già esistente, ma anche quando abbiano avuto notizia che una linea ferroviaria sia in progetto, e sia già noto il percorso esatto della linea ferroviaria stessa.

 

Leggi anche: Distanze da confini e costruzioni di C.Chierchia e R. Distinto, Wolters Kluwer Italia 2013

 

 

 

Le regole sulle distanze sono dettate anche ai fini della sicurezza

 

 

 

La distanza di trenta metri si misura, come si vede, “dal limite della zona di occupazione delle più vicina rotaia”. Si parte quindi a misurare dal bordo esterno dalla rotaia più vicina alla zona interessata (e non dal centro dalla rotaia stessa; ma la differenza, naturalmente, è di pochi centimetri). La porzione delle traversine esterna alla rotaia e il relativo margine della massicciata, dunque, fanno già parte della fascia di rispetto.

Altra disposizione riguarda i lavori di escavazione e/o di costruzione di canali, che non lascino opere visibili in prossimità della linea ferroviaria ma richiedano lavori temporanei in prossimità della linea stessa. In questo caso, la filosofia delle norme cambia completamente: non si tratta infatti del rischio di eccessiva vicinanza di un’opera permanente alla linea, bensì della tutela dell’assetto idrogeologico del territorio. Per tale ragione, lo scavo in questione deve avere una distanza dalla linea ferroviaria sempre inferiore alla sua profondità, e comunque sempre almeno di tre metri (anche se lo scavo sia meno profondo).

Attenzione, però. La distanza, in questo caso, non si misura dalla rotaia più vicina. Per misurarla, occorre tener conto dell’altezza della linea ferroviaria rispetto al territorio circostante:

– se la linea si trova alla stessa altezza del piano di campagna, la distanza si misura dal margine della sua sede. Si ricordi che nella sede ferroviaria non è ricompresa soltanto la massicciata, ma anche la striscia di terreno esterno ad essa, ove determini o un fosso o una cunetta;

– se la linea corre in trincea, vale a dire più in basso rispetto al piano di campagna, la distanza si misura dal ciglio dello sterro (vale a dire dal bordo esterno della trincea);

– se la linea corre in rilevato, vale a dire più in alto rispetto al piano di campagna, la distanza si misura dal piede della scarpata.

Quando sia necessario realizzare qualsiasi tipo di opera che attraversi la linea ferroviaria (strade, oleodotti, gasdotti o altro), deve essere richiesta apposita autorizzazione all’Ente gestore della ferrovia: nel caso delle linee maggiori, Rete Ferroviaria Italiana; nel caso delle ex ferrovie concesse, l’autorizzazione deve essere invece richiesta alla società di gestione a capitale regionale cui l’esercizio della linea un tempo concessa è stato affidato ai sensi del D.L. 422/1997.

Tale autorizzazione potrà contenere tutta una serie di restrizioni e/o condizioni, finalizzate a preservare integrità e sicurezza dell’esercizio ferroviario. Per contro, a tutte le distanze già citate potranno essere richieste motivate deroghe, per le quali sono competenti i medesimi soggetti di cui sopra. Alla luce di natura e finalità delle norme in questione, nonché – come appena visto – della loro derogabilità – dottrina e giurisprudenza qualificano tali oneri in capo al costruttore come “vincolo di inedificabilità relativa”; affinché esso sia valido, non è necessario che le norme urbanistiche locali vi facciano espresso riferimento (vedi TAR Piemonte, sez. I, 12 gennaio 2012, n. 17).

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Ai sensi del secondo comma dell’art. 49 del DPR 753/1980, “La norma di cui al comma precedente si applica solo alle ferrovie con esclusione degli altri servizi di pubblico trasporto assimilabili ai sensi del terzo comma dell’art. 1”. La fascia di rispetto di trenta metri non si applica dunque a tramvie, ferrovie metropolitane e funicolari terrestri su rotaia. In questo caso, la fascia di rispetto è di soli sei metri, anche qui da misurarsi dal piede esterno della più vicina rotaia. In questo caso, quando il tratto di linea è curvo, tocca eventualmente all’Ente gestore richiedere un congruo ampliamento della fascia onde migliorare la visibilità in curva.

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