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Dove vivono gli stranieri regolari in Italia?

Vivono in affitto, sognando la casa di proprietà: È quanto emerge da un’indagine di Scenari immobiliari. Degli oltre 5 milioni di stranieri residenti nel Bel Paese, il 64,7% è “costretto” alla locazione

Thinking black man
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Gli stranieri regolari in Italia? Vivono soprattutto in affitto e vedono la casa di proprietà come una conquista sociale e di integrazione. È quanto emerge dal recente rapporto redatto da Scenari immobiliari sulla condizione abitativa degli immigrati nel nostro Paese. In generale, gli stranieri regolari che risiedono in Italia, stando ai dati Istat 2016, sono all’incirca 5 milioni, lo 0,2% in più rispetto all’anno precedente.

Il 64,7% di loro vive in affitto, mentre l’8,9% abita presso il luogo di lavoro e il 7,3 % è ospitato da parenti o altri connazionali. Solo il 19,1% vive in una casa di proprietà. E proprio l’acquisto di un’abitazione rappresenta per il lavoratore immigrato “non solo l’uscita dall’incertezza dell’affitto – si legge nel rapporto – ma anche la possibilità di una maggiore integrazione (agevolando il ricongiungimento familiare), oltre che un vero e proprio investimento. Ma soprattutto un traguardo sociale oltre che strettamente economico”.

In generale, negli ultimi dieci anni sono stati circa 800 mila gli acquisti di abitazione che hanno avuto come compratore un lavoratore straniero immigrato, ma con trend calante a partire dal 2009. Solo a partire dal 2016 si è registrano un ritorno in campo positivo delle transazioni, in sintonia con l’andamento del mercato residenziale italiano, con 42 mila transazioni per un fatturato totale di 3,7 miliardi di euro, incrementato di 5,7 punti percentuali rispetto all’anno precedente. La casa media, in questo frangente, ha un valore di 88 mila euro. Tuttavia è ancora in calo la percentuale di incidenza delle compravendite di stranieri immigrati sul totale di quelle effettuate in Italia. Dal 10,5% del 2011 il valore è calato costantemente fino ad arrivare a rappresentare l’8,1% delle compravendite totali.

Ma qual è l’identikit dell’immigrato che intende acquistare casa? Essenzialmente coloro che vivono da tanto tempo in Italia, almeno da una decina d’anni, con una situazione lavorativa stabile che permetta loro di accedere ad una forma di finanziamento ed abbandonare la precarietà dell’affitto.
Oltre la metà degli scambi nel 2016 è stata effettuata da immigrati di provenienza est-europea, il cui ruolo crescente sul mercato degli acquisti è sostenuto dalla crescente integrazione di queste nazionalità. Seguono gli asiatici dell’area indiana (India e Pakistan), che ricoprono il 13,1% degli scambi, mentre i cinesi si aggiudicano il terzo posto con il 12,9%. In calo la quota di abitazioni acquistate da cittadini immigrati dai Paesi del nord Africa, che rappresentano solo il 5% delle transazioni.

Per quanto riguarda la tipologia degli appartamenti comprati, nella stragrande maggioranza dei casi (l’87%) si tratta di locali in condominio in contesti residenziali di tipo economico, con uno stato di conservazione discreto, specie quando si parla di acquisto di prima casa, mentre la qualità dell’immobile migliora in caso di sostituzione. La forbice dei prezzi va da 75 mila a 130 mila euro. I tagli più frequenti sono i bilocali e i trilocali.

Gli acquisti sono localizzati prevalentemente fuori dalle città (55,3%), secondo un trend che si è consolidato dal 2006 coinvolgendo anche i comuni più periferici, caratterizzati da un’offerta di usato più abbondante e a basso costo. “Per quando riguarda i comuni capoluogo di provincia – dicono gli esperti di Scenari immobiliari -, si nota che dal 2011 si sta uscendo da una situazione di ‘ghettizzazione’ precedentemente diffusasi soprattutto nelle grandi metropoli. Anche se si continuano a preferire le periferie, una quota crescente di immigrati orienta la scelta della localizzazione dell’immobile verso il centro cittadino. Meno gettonate le zone intermedie”.

La maggior parte degli acquisti si concentra al Nord, con una quota del 71%: a farla da padrone, la Lombardia, che ricopre quasi un quinto del mercato. Al centro il 25%, solo le briciole per il Sud e le isole. Le dieci province dove si concentra il maggior numero di acquisti sono Milano, Roma, Bari, Torino, Prato, Brescia, Cremona, Vicenza, Ragusa, Modena e Treviso.

Da un punto di vista metodologico, gli agenti immobiliari intervistati riferiscono che nell’ultimo anno la domanda presso di loro è stata in prevalenza orientata alla “ricerca di un alloggio in affitto, ma che anche questa soluzione comporta problematiche notevoli, che vanno dalla difficoltà di reperimento degli alloggi (a causa dei pregiudizi, ma soprattutto a causa della mancanza di tipologie che soddisfino le esigenze della domanda), ai canoni elevati (per gli immigrati spesso ritoccati verso l’alto), ai contratti irregolari, alla scarsa qualità degli immobili e anche alla difficoltà ad avere garanzie come la fidejussione”.

Una domanda d’acquisto da parte delle famiglie straniere esiste ed è stimata in almeno un milione di persone che, in affitto o coabitazione, avrebbe un reddito sufficiente per pagare un mutuo per la casa tra i 600 e gli 800 euro mensili, ma poca disponibilità di risparmi.

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