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Edilizia libera in aree Unesco: il limite sono i regolamenti locali

Tar Puglia: obbligatorio il rispetto delle norme locali per la tutela delle zone dichiarate patrimonio dell’umanità

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La Sentenza n. 192 del 14 aprile 2017 del Tar Puglia chiarisce che nelle zone tutelate dall’Unesco anche gli interventi che rientrano nelle attività di edilizia libera devono rispettare i regolamenti locali.

Il caso
Il proprietario di un’abitazione situata in un’area tutelata dall’Unesco aveva sostituito gli infissi della sua abitazione con altri in Pvc. Il comune aveva considerato l’intervento abusivo, obbligandolo al ripristino dello stato dei luoghi e al pagamento di una multa.
Il proprietario aveva presentato ricorso, sostenendo che l’intervento:
• si qualificava come manutenzione ordinaria su un immobile non vincolato e condonato nel 1986,
• non richiedeva nessuna autorizzazione in quanto rientrante tra le attività di edilizia libera,
e che il regolamento sui centri storici del 2013 consentiva l’adozione di soluzioni tecnologiche più avanzate.

La sentenza
Il Tar Puglia ha respinto il ricorso, sanzionando il proprietario e ordinando la rimozione degli infissi in Pvc, poiché:
l’edilizia libera non esclude l’applicazione dei regolamenti locali, introdotti dall’Amministrazione per tutelare una zona dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità;
• il Regolamento del 2013 vieta espressamente le porte in Pvc e impone anche molti limiti sull’utilizzo dei materiali naturali;
• il condono aveva sanato l’ampliamento del vano porta e la sistemazione esterna, ma non gli infissi non conformi.

Alcuni significativi passi della sentenza
• L’attività edilizia libera (in questo caso la mera sostituzione di infissi e apposizione di zoccolatura esterna), per sua natura ed in forza di specifica statuizione di legge (art. 6, D.P.R. n. 380/2001) non soggetta a Dia/Scia, non esclude l’applicazione dei regolamenti locali introdotti dalla Amministrazione al fine di tutelare una zona dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità.
• L’art. 7.4.6 del regolamento del 2013 vieta espressamente porte in Pvc, mentre la norma che riguarda l’ammissibilità di soluzioni tecnologicamente avanzate riguarda esclusivamente i serramenti interni (art. 7.3).
• L’art. 25 delle Nta del Prg del 1986 prevede espressamente il divieto di usare per ringhiere e infissi esterni alluminio anodizzato o materiali assimilabili, imponendo per gli infissi esterni l’uso esclusivo del legno, e di usare marmi, ceramiche e rivestimenti in gres e in cotto e simili per qualsiasi opera di rifinitura esterna. Conseguentemente, deve ritenersi non consentito l’utilizzo della pietra di Apricena in quanto costituente rivestimento esterno espressamente vietato.
• L’art. 5.1.8 del regolamento del 2013 prevede che “Per gli interventi di sostituzione di elementi lapidei, fino all’eventuale riattivazione di cave autorizzate per l’estrazione della “pietra di Monte”, si dovrà fare uso del calcare greco, o in alternativa della pietra di Lecce o la pietra di Carovigno”.
L’onere della prova in ordine all’epoca di realizzazione dell’intervento oggetto di contestazione grava sull’interessato che intende dimostrare la legittimità del proprio operato, e non sul Comune che, in presenza di un’opera edilizia non assistita da un titolo che la legittimi, ha solo il potere-dovere di sanzionarla a norma di legge. Nella fattispecie in esame non si può ritenere assolto detto onere, non rilevando le fatture degli interventi o le bolle di accompagnamento dei materiali in quanto atti privi di data certa.
• Il condono del 1986 rilasciato in favore dell’immobile del ricorrente non necessariamente riguarda l’apposizione di infissi metallici non conformi, avendo il condono ad oggetto genericamente “sistemazione esterna e ampliamento vano porta”.
• Alcun legittimo affidamento è configurabile in capo ai privati, a fronte di interventi correttamente considerati abusivi dalla Amministrazione comunale e in considerazione del “grave nocumento agli immobili sottoposti a tutela in base al piano urbanistico vigente e al carattere storico della zona rientrante nel contesto storico, architettonico e paesaggistico tutelato in quanto appartenente al sito dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Umanità.
• Non si può lamentare alcuna significativa disparità di trattamento, invocando analoghi provvedimenti concessori rilasciati dallo stesso comune ad altri soggetti in situazioni analoghe a quelle del ricorrente, non essendo consentito invocare a proprio vantaggio illegittimi comportamenti eventualmente adottati dalla p.a. in favore di terzi.

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