Edilizia pubblica: situazione disastrosa, tutelate solo 1/3 delle famiglie bisognose | Ingegneri.info

Edilizia pubblica: situazione disastrosa, tutelate solo 1/3 delle famiglie bisognose

L'indagine Nomisma fotografa una situazione disastrosa: 1,7 milioni di nuclei familiari versa in condizioni di disagio, senza poter contare su una adeguata dotazione di Erp. E la riforma del sistema sembra sempre più urgente

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La dotazione di edilizia pubblica residenziale in Italia è decisamente insufficiente, certamente non in grado di coprire tutti i nuclei familiari che ne avrebbero necessità. E le cifre sono di dimensioni allarmanti. Ad affermalo è un’indagine realizzata nella seconda metà del 2015 da Nomisma con la collaborazione di Federcasa che ha coinvolto un gruppo di Aziende per la Casa distribuite su tutto il territorio nazionale.

L’indagine rileva che, al di fuori dell’Erp, 1,7 milioni di nuclei familiari in affitto vivono una situazione di disagio economico. Queste famiglia, sottolinea l’indagine, “versando oggi in una condizione di disagio abitativo (incidenza del canone sul reddito familiare superiore al 30%), corrono un concreto rischio di scivolamento verso forme di morosità e di possibile marginalizzazione sociale”. Circa il 65% di questa componente è composta da cittadini italiani, distribuiti sul territorio nazionale in maniera più omogenea rispetto a quanto si possa pensare. “Se non vi sono dubbi che il fenomeno risulti più accentuato nei grandi centri” aggiunge l’analisi, “dall’analisi non sembrano emergere zone franche, con una diffusione che interessa anche capoluoghi di medie dimensioni e centri minori”.

E’ in questo quadro che la dotazione di edilizia pubblica appare insufficiente, consentendo di salvaguardare poco più di 700.000 nuclei familiari, appunto circa 1/3 di quelli che versano in una situazione problematica. Rispetto al totale degli alloggi gestiti in locazione (circa 758 mila), nel 2013 risulta regolarmente assegnato l’86% degli alloggi su tutto il territorio nazionale (circa 652mila alloggi), mentre la restante quota del 14% risulta non assegnata o perché sfitta o perché occupata abusivamente.

Complessivamente gli aventi diritto ad un alloggio di edilizia residenziale pubblica sono principalmente cittadini italiani (88,3%) e la tipologia più ricorrente è rappresentata da persone sole o nuclei di due componenti. L’età della persona di riferimento del nucleo familiare è tendenzialmente alta (il 28,3% supera i 75 anni, il 19,6% è compreso tra 65 e 75 anni) e ha un reddito molto basso (il 44,4% guadagna in un anno meno di 10.000 euro). I tempi di permanenza negli alloggi di ERP sono abbastanza alti: il 49% vive lì da oltre 20 anni, il 28% da oltre 30 anni.

Da un confronto tra gli utenti ERP e la tipologia di domande accolte in graduatoria si evidenzia una domanda inevasa più sbilanciata verso i nuclei stranieri (37,3%), i nuclei pluri-componente (la percentuale arriva al 34,5% se si considerano le famiglie composte da 3-4 persone), i nuclei non anziani (con percentuali del 31,6% se si considerano le persone di età compresa tra 35 e 45 anni). “A fronte della vastità del problema” si legge nell’indagine, “le risposte pubbliche sono state fino qui complessivamente inadeguate”.

“Una risposta seria, convincente e necessariamente pubblica al tema del disagio abitativo dovrebbe rappresentare un obiettivo ineludibile di un’azione di governo effettivamente riformatrice” afferma Luca Dondi, direttore generale Nomisma. “A ciò si aggiunga che, a conti fatti, le ricadute in termini di attivazione economica di un ipotetico piano casa potrebbero rivelarsi meno deboli e labili di quelle destinate a scaturire dagli sgravi fiscali sull’abitazione principale di cui beneficeranno i proprietari a partire dall’anno prossimo. Ma se l’eventuale gap in fatto di crescita può essere tema di discussione, la differenza in termini di equità delle due opzioni è di tutta evidenza”.

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