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Il piano di zonizzazione acustica comunale e la sindacabilità del giudice

Il Tar della Lombardia si esprime sul Piano di zonizzazione acustica comunale e sul fatto che esso costituisca esercizio di potere pianificatorio discrezionale dell'Ente

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Con il c.d. piano di zonizzazione acustica il Comune, competente ai sensi dell’art. 6, comma 1, lett. a) della legge quadro n. 447/1995, classifica, ai sensi del precedente art. 4, il proprio territorio “nelle zone previste dalle vigenti disposizioni per l’applicazione dei valori di qualità di cui all’art. 2, comma 1, lett. h)”, ovvero dei “valori di rumore da conseguire nel breve, nel medio e nel lungo periodo con le tecnologie e le metodiche di risanamento disponibili, per realizzare gli obiettivi di tutela previsti dalla presente legge”.
In altre parole, con lo strumento in questione, il Comune accerta quali sorgenti di rumore operano sul territorio e predispone le misure necessarie per ridurne l’impatto entro limiti compatibili con la salute umana e la qualità della vita, seguendo i criteri dettati dalla Regione.
La zonizzazione acustica costituisce un vero e proprio esercizio di potere pianificatorio discrezionale, che ha lo scopo di migliorare, ove possibile, la situazione e non deve quindi limitarsi a fotografare l’esistente, accettandolo per come è.
E’ quindi del tutto ammissibile, in linea di principio, il mutamento di classificazione di una zona rispetto a precedenti edizioni del piano.

 

Il caso
Un’azienda attiva nel settore della lavorazione meccanica a freddo di materiali ferrosi impugnava gli atti relativi al nuovo piano di zonizzazione acustica comunale nella parte in cui si era vista modificare, dalla classe VI alla più restrittiva classe V, la classificazione acustica del proprio impianto. L’azienda lamentava che il Comune non aveva considerato adeguatamente la situazione preesistente, che vedeva la zona in cui ha sempre operato il proprio stabilimento da molti anni inserita sempre in classe VI.

 

Cosa dice il Tar
Il Tar Lombardia con la sentenza 2 aprile 2015, n. 478 ha respinto le doglianze dell’azienda e valutato come conformi al disposto normativo (nazionale e regionale) gli obiettivi “propulsivi” di riduzione del rumore che il Comune si è posto col nuovo strumento pianificatorio. In particolare ha affermato che la zonizzazione ha lo scopo di migliorare, ove possibile, la situazione, e non deve quindi limitarsi a fotografare l’esistente accettandolo per come è. Inoltre che tale atto è esercizio del potere pianificatorio discrezionale dell’Ente e come tale può essere sindacabile dal Giudice solo per una illogicità manifesta o falso presupposto, circostanze non risultanti nel caso di specie.

Negli stessi termin si esprimonoi: Tar Lombardia, Brescia, sez. I, 2 aprile 2008, n. 348 e sez. II 18 maggio 2012, n. 837; Tar Abruzzo, L’Aquila sez. I 10 luglio 2014, n. 597 e Tar Lombardia, Milano sez. II 9 novembre 2012, n. 2734.
Nel senso che l’Amministrazione possa imporre limiti di emissione più bassi di quelli previsti nelle aree industriali anche divergendo dalla preesistente classificazione urbanistica, qualora risulti presente ivi anche un’attività antropica di origine non industriale, cfr. Tar Piemonte, sez. I, 16 aprile 2014, n. 616, in Ambiente& Sviluppo, 2014, 7, 558.

 

Analisi della sentenza di Maria Giulia Cosentino, tratta da “Ambiente & Sviluppo”.

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