La ricostruzione in Umbria e Marche dopo il terremoto del 1997 | Ingegneri.info

La ricostruzione in Umbria e Marche dopo il terremoto del 1997

Umbria e Marche furono già colpite da un difficile terremoto nel 1997. Alla base della ricostruzione, la gestione decentrata e la ricostruzione leggera, pesante e integrata. E poi l’intervento sulla Basilica di San Francesco di Assisi e il caso di Foligno. Un po' di storia

La basilica di Assisi in uno scatto recente (Fonte: Flickr Aaron Logan)
La basilica di Assisi in uno scatto recente (Fonte: Flickr Aaron Logan)
image_pdf

I territori dell’Umbria e delle Marche, devastati dai sismi del 24 agosto prima e del 26 e 30 ottobre poi, avevano vissuto in tempi relativamente recenti la drammaticità di un terremoto, quello del 1997. La vastità e diversità del territorio colpito (zone montane, centri storici, frazioni), l’elevato numero di persone che dovettero abbandonare le proprie abitazioni, la mancanza di alloggi sul mercato immobiliare, le diverse modalità e tempi di ricostruzione (leggera, pesante, integrata) richiese la scelta di soluzioni mirate e tali da soddisfare le diverse esigenze manifestate dai cittadini.

Una gestione decentrata e flessibile
La gestione del post-terremoto fu improntata a criteri di decentramento e di flessibilità (sussidiarietà) integrando tra loro gli attori pubblici e privati:
• lo Stato centrale (governo, parlamento e organismi pubblici collegati all’esecutivo), con la legge n. 61/1998 stabilì i criteri guida della ricostruzione, affidando alle Regioni interessate il compito di fissare le norme di dettaglio;
• le Regioni, coadiuvate dalle Province e dai Comuni colpiti, emanarono proprie leggi per programmare e coordinare l’intera attività ricostruttiva, demandando agli Enti Locali, adeguatamente rafforzati con personale strumenti, le singole fasi attuative e istituendo l’Osservatorio sulla ricostruzione e relativo sistema informativo digitale;
• i proprietari degli edifici danneggiati (singoli cittadini, imprese, curie vescovili e altri aventi titolo), furono responsabilizzati e assistiti nella libera scelta a chi affidare i lavori;
• i tecnici (ingegneri, architetti, geometri, geologi, ecc.) e le imprese di costruzione, che certificarono, sotto la propria responsabilità, tramite una modulistica informatizzata, la stima dei danni, i progetti, la documentazione accessoria, il fabbisogno finanziario dalle voci certe e standardizzate.

Ricostruzione leggera, pesante e integrata
Per analizzare la distribuzione degli eventi sismici, catalogarli e selezionarli ai fini del finanziamento degli interventi, si utilizzò il metodo di Keefer, realizzando una zonazione del territorio umbro-marchigiano. Gli eventi censiti furono suddivisi in due fasce:
1) quelli ricadenti all’interno delle distanze formulate dalle curve di Keefer, dove si assume una diretta relazione tra dissesti idrogeologici (nuovi o aggravamenti di dissesti preesistenti) e crisi sismica;
2) quelli ricadenti all’esterno delle curve, dove tale relazione è più difficilmente sostenibile.

Tenuto conto di questa classificazione in relazione al rischio sismico, la ricostruzione si indirizzò verso la conservazione dell’identità storico-ambientale e dell’integrità urbanistico-architettonica originale, secondo tre categorie di interventi:
• ricostruzione leggera negli edifici con livello di danneggiamento e vulnerabilità entro limiti stabiliti dalla normativa regionale e presenza di almeno una abitazione principale occupata al momento del sisma e dichiarata inagibile;
• ricostruzione pesante negli edifici isolati gravemente danneggiati situati all’esterno dei Programmi Integrati di Recupero (Pir);
• ricostruzione integrata attraverso i Pir dei centri e nuclei di particolare interesse storico, paesaggistico ed economico, dove gli edifici distrutti o gravemente danneggiati superavano il 40% del patrimonio edilizio.

La ricostruzione leggera è stata interamente conclusa e quella pesante ultimata in percentuali intorno al novanta percento. Per quanto riguarda i Programmi Integrati di Recupero, il bilancio è variegato, data la loro complessità logistica, tecnica e progettuale, oltre che gestionale (consorzi), e va dalla rapidità nel comune di Assisi al ritardo cronico in quello di Nocera Umbra. Mediamente, gli interventi completati sono dell’ordine del 60%.

Beni culturali. Il restauro della Basilica di San Francesco di Assisi
La schedatura e la valutazione dei danni al patrimonio culturale nel suo complesso, furono svolte dal Gruppo Nazionale di Difesa dai Terremoti (Gndt) e dal Nucleo Operativo Patrimonio Storico-Artistico (Nopsa), costituito da funzionari del Ministero dei Beni culturali, degli Enti locali, da volontari, Vigili del fuoco e specialisti in diversi settori.
Con i dati raccolti, fu realizzato un database per gestire contemporaneamente le informazioni e le immagini dei beni rilevati e di quantificare il fabbisogno finanziario in circa 1500 miliardi.

L’intervento più importante fu indubbiamente quello sulla Basilica di San Francesco di Assisi, che comportò non solo la ricostruzione di due volte della campata e il restauro degli affreschi di Giotto, Cimabue e Jacopo Torriti, ma anche il miglioramento delle prestazioni antisismiche dell’intero complesso, con l’utilizzo di materiali e soluzioni tecnologiche innovative su manufatti dall’elevato valore storico. Per dare un’idea della complessità dell’operazione, si pensi che furono recuperati e selezionati dalle macerie circa 300.000 frammenti di dipinto murale.

Le professionalità impegnate, sotto la guida del compianto Giuseppe Basile, furono numerosissime: restauratori di opere d’arte (per la maggior parte diplomati presso l’Istituto Centrale per il Restauro), storici d’arte, fotografi, architetti, geometri, grafici, informatici, fisici, chimici, biologi, elaboratori di immagine. La Basilica Superiore fu riaperta al culto il 29 novembre 1999.

Il caso di Foligno

La cattedrale di San Feliciano a Foligno, solo lievemente danneggiata nel sisma del 1997

Il comune di Foligno, già colpito da un forte sisma nel 1832, fu il più danneggiato da quello del 1997. La sua configurazione urbanistica presenta due tipologie di insediamento:
1) compatto nell’area di pianura, corrispondente al centro storico e all’espansione urbana periferica del secondo dopoguerra, con elementi lineari che si irraggiano lungo le arterie regionali;
2) diffuso su gran parte del territorio comunale in nuclei minori di varie dimensioni, dotati di caratteristiche storiche e significato urbano, che si legano strettamente al sistema insediativo agricolo, naturale, paesistico, e che raccolgono una rilevante quota della popolazione.

In questo contesto, minacciato già prima del sisma da un lento ma continuo spopolamento che impoveriva la struttura insediativa storica (34% di abitazioni non occupate), l’identità locale, la cura del territorio e induceva una nuova urbanizzazione con impatti negativi nelle zone di pianura esterne, lo slogan fu: “ricostruire presto e bene, dove era e come era, con lo sguardo proiettato al futuro”.

Scopo dichiarato dello strumento di pianificazione urbanistica comunale post-terremoto fu quello di ridefinire l’equilibrio funzionale fra le due parti, riqualificando il sistema a rete delle comunicazioni, attraverso la creazione di nuove centralità, e integrando gli elementi naturali e del paesaggio nella trama complessiva. Le Norme Tecniche al Prg definivano (art. 6) lo “spazio urbano” come obiettivo di insieme articolato fra centro capoluogo e frazioni, elementi storici e parti in corso di evoluzione o consolidamento, coordinato e legato dai sistemi della mobilità, del verde, dei servizi e attrezzature”.
La ricostruzione fu articolata in oltre 3.500 interventi, per una spesa complessiva di 1 miliardo di euro.

Per la riqualificazione del centro storico furono aperti 685 cantieri e investiti complessivamente 350 milioni di euro nell’edilizia privata e pubblica, nel restauro dei beni culturali, per il rifacimento di tutte le reti (acqua, luce, gas, telefono, cablaggio) e la pavimentazione di tutte le vie, i vicoli e piazze del centro storico, per una superficie di 150mila metri quadrati. I lavori di riqualificazione si sono conclusi nel marzo 2014.

Scheda dell’evento
Data: 26 settembre 1997 ore 11:40
Magnitudo scala Richter: 5.5
Scala Mercalli: IX
Area: fascia di 50 Km in Umbria e Marche, tra le località di Gualdo Tadino e Nocera Umbra, a Nord, e di Sellano e Norcia, a Sud. I comuni maggiormente interessati dal sisma furono Foligno (sia le frazioni montane sia il capoluogo), Nocera Umbra, Preci, Sellano ed Assisi in Umbria, Fabriano, Serravalle di Chienti e Camerino nelle Marche.
Vittime: 11 morti, 100 feriti
Danni: Oltre 80.000 abitazioni ed edifici danneggiati, tra cui anche la basilica di San Francesco d’Assisi. A Massa Martana, inagibile il 70% delle abitazioni del centro storico. A Nocera Umbra, inagibile circa l’85% degli immobili.

Leggi gli altri capitoli di “La ricostruzione post sisma in Italia”:
1. Introduzione
2. Messina 1908. La città che visse due volte
3. Belice 1968
4. Friuli 1976
5. Irpinia 1980
6. Umbria-Marche 1997
7. Puglia-Molise 2002
8. Pianura Padana 2012

Copyright © - Riproduzione riservata
L'autore
La ricostruzione in Umbria e Marche dopo il terremoto del 1997 Ingegneri.info