Nuovo stadio della Roma, perché la viabilità è a rischio paralisi | Ingegneri.info

Nuovo stadio della Roma, perché la viabilità è a rischio paralisi

Il sì alla variante ha riacceso la discussione. Ne parliamo con Sandro Simoncini, ingegnere e docente di Urbanistica e Legislazione ambientale alla Sapienza

Il rendering primitivo del nuovo stadio dell'As Roma: le torri non ci saranno.
Il rendering primitivo del nuovo stadio dell'As Roma: le torri non ci saranno.
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Tutti allo stadio, o forse no. Potrebbe diventare un vero problema raggiungere l’avveniristico nuovo impianto che l’As Roma e la Eurnova srl costruiranno a Tor di Valle per ospitare i match capitolini dei giallorossi. Sul nuovo stadio della Roma negli ultimi giorni è tornata l’attenzione della politica romana e nazionale, con l’idea di recuperare dal vecchio progetto la costruzione del Ponte di Traiano per assicurare la mobilità dei tifosi (e dei residenti). Garantire attraverso l’attuale sistema di trasporto pubblico, coerentemente implementato, la possibilità ai tifosi di raggiungere lo stadio sarebbe la scelta ambientale e di mobilità migliore. Ma Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione ambientale alla Sapienza, spiega come le previsioni siano molto distanti dalla realtà.

Ingegner Simoncini lei rileva che l’attuale sistema del ferro a servizio dell’area di insediamento del nuovo stadio dell’As Roma non è in grado di sostenere il peso della tifoseria. Come dovrebbe essere implementato? Quanto tempo servirebbe e quali sono i costi prefigurabili.

“Dal momento in cui è stata abbandonata l’idea iniziale di creare una diramazione della linea B della metropolitana per raggiungere l’area di Tor di Valle, è chiaro che di alternative non ne sono rimaste molte. Quel progetto fu bocciato dall’Atac, l’azienda che gestisce il trasporto pubblico romano, con la motivazione che avrebbe pregiudicato ulteriormente la funzionalità della tratta. Parliamo di una linea che presenta già una diramazione, quella da Bologna a Conca d’Oro, e che avrebbe urgente necessità di una massiccia riqualificazione infrastrutturale e di materiale rotabile. A quel punto ci si è concentrati sulla Roma-Lido, une delle ferrovie più sgangherate d’Italia e vero incubo di chi si vive o lavora sul litorale. Lì c’è innanzitutto una questione di competenze che genera sistematicamente inaccettabili rimpalli di responsabilità, perché la proprietà è della Regione Lazio ma la gestione è affidata ad Atac, società al 100% del Comune di Roma. Attualmente, al netto di disservizi e guasti tecnici che sono la regola più che l’eccezione, anche nelle ore di punta non si va al di là dei 6-7 treni ogni ora, con frequenze che non scendono mai al di sotto dei dieci minuti. Le simulazioni ipotizzano che in occasione delle partite la stazione di Tor di Valle possa garantire l’afflusso e il deflusso di 20.000 persone ogni ora. Considerata una capienza di circa 1.200 passeggeri a convoglio, significherebbe garantire almeno 16-17 treni in servizio e abbassare a poco più di tre minuti e mezzo le frequenze di passaggio. Francamente non mi sembra uno scenario verosimile con le risorse messe in campo dai proponenti, che ammontano a poco più di 40 milioni di euro. Per dare un’idea, i francesi di Ratp nella loro offerta per l’acquisizione della Roma-Lido e la sua trasformazione in una vera e propria metropolitana avevano ipotizzato un investimento da 400 milioni. Come vede, siamo davvero lontani come ordini di grandezza. Certo, quello era un progetto di alto profilo, con profonde innovazioni infrastrutturali e tecnologiche e anche una decina di nuove stazioni da creare. Ma difficilmente, a mio parere, un salto di qualità su quella linea si può ottenere con meno di 200 milioni. I tempi per realizzare i lavori in parallelo a quelli dello stadio ci sarebbero tutti, ma AS Roma ed Eurnova non hanno alcuna intenzione di investire di più visto il taglio delle cubature agli edifici a supporto dell’impianto“.

Negli ultimi giorni in sede di conferenza di servizi è stata avanzata l’ipotesi di costruire un nuovo ponte, il Ponte di Traiano, con 100 milioni di fondi Cipe o con un emendamento nella legge di stabilità, per dare respiro alla viabilità. Un’opera prevista dall’ex sindaco Marino e poi bocciata dal sindaco Raggi dopo il piano di revisione del progetto con i vertici della società calcistica. Quali sono i pro e i contro di questa scelta?

“Vista la pochezza del trasporto pubblico a disposizione, la stragrande maggioranza dei tifosi userà il mezzo privato per andare allo stadio, quindi la riproposizione del progetto del Ponte di Traiano è un fatto positivo. Raddoppierebbe il collegamento con l’autostrada Roma-Fiumicino rispetto al Ponte dei Congressi, la cui realizzazione è slegata dalla questione stadio, e, a differenza di quest’ultimo, avrebbe circolazione a doppio senso e contribuirebbe ad alleggerire l’area di via Cristoforo Colombo e della nuova via Ostiense-via del Mare unificata. Il problema è che a pagare l’opera saranno i cittadini e non, come prevedeva il progetto originario, i soggetti proponenti. L’attuale Giunta comunale sacrificò la realizzazione di quell’opera in cambio del taglio delle cubature nell’area intorno allo stadio, che dal punto di vista politico costituiva il risultato più importante che gli esponenti 5 Stelle volevano intestarsi. Ma l’esiguità degli investimenti da parte dei privati a beneficio della collettività, a mio avviso, pone seri dubbi sulla pubblica utilità dell’opera, tanto è vero che l’Assemblea Capitolina ha dovuto votare una nuova delibera dopo quella dell’epoca Marino proprio perché il progetto era stato stravolto”.

Qual è la sua preoccupazione maggiore sul fronte della tenuta ambientale di questa operazione?

“La scelta di Tor di Valle aveva legittimamente destato molte perplessità, perché anche una delle poche aree della zona in cui persistono tracce di Agro Romano sarà sottoposta a una cementificazione notevole. Certo, avrebbe avuto bisogno di una riqualificazione complessiva, ma rappresentava pur sempre una discontinuità rispetto alla massiccia cementificazione della Magliana, del quartiere Marconi e dello spontaneismo edilizio sulla via del Mare. Ma i proponenti non hanno mai voluto prendere in considerazione aree alternative e hanno pure ottenuto il siluramento dell’assessore Berdini. Non va dimenticato che a Roma c’è un impianto storico, lo stadio Flaminio, che è di proprietà del Comune e che da anni versa in stato di abbandono. Poteva essere un’opzione più che logica, ma è chiaro che lì i margini di manovra dal punto di vista immobiliare sarebbero stati assai limitati. I proponenti hanno assicurato il miglioramento della tenuta idrogeologica dell’area, innalzando gli argini del fiume Tevere nella zona del Fosso di Vallerano e realizzandone di nuovi nella zona del Fosso dell’Acqua Acetosa, e la creazione di percorsi naturalistici, piste ciclabili, un museo sulla campagna romana, una fattoria dedicata ai prodotti ecosostenibili, aree giochi per bambini. Le carte dicono questo, poi vedremo cosa dirà la realtà dei fatti”.

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