Olimpiadi di Roma 2024: gli impianti sportivi scelti per il dossier | Ingegneri.info

Olimpiadi di Roma 2024: gli impianti sportivi scelti per il dossier

Sono molti i dubbi sulla candidatura alle Olimpiadi di Roma. Intanto, nel dossier di presentazione, si parla dello Stadio Flaminio di Pier Luigi Nervi e della mai finita Città dello Sport di Santiago Calatrava a Tor Vergata

stadio flaminio
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Rigettata nel 2012 dal governo tecnico di Mario Monti per condivisibili e responsabili scelte in un momento di grande difficoltà nazionale non ancora concluso, l’idea di ospitare a Roma un evento olimpico e paraolimpico sta prendendo oggi una forma sempre più concreta: la capitale si è infatti ufficialmente candidata al Cio per le Olimpiadi del 2024. Gestita dal Comitato Roma 2024, presieduto da Luca Cordero di Montezemolo che a fine anni ottanta fu già amministratore del comitato organizzatore dei mondiali di calcio, la candidatura di Roma è infatti in lizza con quella di altre tre importanti città mondiali, Los Angeles, Parigi e Budapest, per una scelta che verrà formalizzata a settembre 2017.

Molti sono i dubbi sulla capacità di gestione e di trasparenza di un evento importante che da una parte avrebbe evidenti ritorni di immagine e movimenterebbe capitali ma che dall’altra potrebbe essere molto poco sostenibile per casse pubbliche principale fonte di finanziamento dell’intera operazione. Dubbi che si stanno ad esempio raccogliendo attorno al gruppo ReferendumRoma2024: presenti in rete attraverso l’omonimo sito web, seguendo le orme di Davos, Cracovia, Oslo, Monaco e Amburgo che hanno democraticamente rinunciato alle Olimpiadi chiedendo ai cittadini, si propongono come interlocutore di un dibattito sulla fattibilità di un progetto per la valutazione del quale chiedono il ricorso al referendum popolare.

Lasciando da parte premature considerazioni sui costi (ancora poco definiti anche se già attaccati da molta parte della stampa generalista nazionale), dalle pagine di un lungo dossier di candidatura emerge come Roma possa mettere a disposizione delle competizioni un ricco patrimonio. Cinque sono infatti le sedi principali indicate per le gare e le attività di supporto e servizio, che, per quanto riguarda l’utilizzo degli stadi per il calcio, si allargano anche al di fuori dei confini cittadini e regionali, arrivando allo Juventus Stadium di Torino e allo stadio Friuli (tra le poche ma presenti strutture private ipotizzate insieme all’eventuale nuovo stadio della Roma) e toccando molte città tra cui Milano, Bologna, Palermo, Bari e Cagliari.

Partendo dal centro città, dove si prevede di utilizzare il Circo Massimo, lo Stadio delle Terme di Caracalla e la sua viabilità interna per il beach volley, il tiro con l’arco, il ciclismo su strada e la corsa, si passa allo storico Foro Italico, già sede di molti degli edifici di Roma 1960 tra cui lo Stadio del Nuoto e lo Stadio Olimpico (indicato come luogo per le cerimonie di apertura e chiusura e per le premiazioni degli atleti). A sud le aree interessate sono invece tre. L’Eur con i suoi impianti (il Palazzo dello Sport di Pier Luigi Nervi e lo Stadio Tre Fontane) e il suo lago artificiale sarebbero lo sfondo per le gare di ginnastica, le partite di pallavolo e hockey su prato e il triathlon, mentre la Fiera di Roma vedrebbe la costruzione dell’unico nuovo edificio in programma, il Natural Water Sports Park. Adiacente all’area di un nuovo Villaggio Olimpico e vicino all’Università del cui campus si candiderebbe a diventare parte, Tor Vergata vedrebbe invece il completamento dell’eterno e polemizzato cantiere della Città dello Sport con le incompiute Vele progettate da Santiago Calatrava per i mondiali di nuoto del 2009, oggi cattedrale nel deserto divenuta emblema di degrado e mala gestione.

calatrava cittÖ sport roma

Al di fuori di questi cinque cluster, altre attività sarebbero infine ospitate da alcuni luoghi “indipendenti”, tra cui il Palazzetto dello Sport e lo Stadio Flaminio di Pier Luigi Nervi, che, dopo essere stato ammodernato per diventare sede delle partite del torneo Sei Nazioni di rugby, dopo il 2011 è stato abbandonato ed è ancora oggi privo di una funzione definita nonostante gli appelli e mai realizzati progetti di riutilizzo.

Nell’insieme, gli edifici e i complessi di cui si prevede l’utilizzo sono 37, il 70% dei quali già esistenti. Considerando il complesso degli edifici, sul 46% si prevedono interventi temporanei, mentre si ipotizzano modifiche e ammodernamenti permanenti su un altro 19%, che però comprende tutte le opere progettate e realizzate da Pier Luigi Nervi, lo Stadio Olimpico e lo Stadio Tre Fontane.

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