Pannelli solari sul terrazzo, il no all'autorizzazione va motivato in modo puntuale | Ingegneri.info

Pannelli solari sul terrazzo, il no all’autorizzazione va motivato in modo puntuale

Il Tar Campania si pronuncia: bisogna dare la prova dell’assoluta incongruenza delle opere rispetto alle peculiarità del paesaggio

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Con la sentenza n.1458 del 5 ottobre 2017, la sezione di Salerno del Tar Campania ha annullato il decreto del Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Salerno ed Avellino, che a sua volta annullava l’autorizzazione ambientale rilasciata dall’ufficio tecnico comunale ad installare pannelli solari sul terrazzo di copertura di un albergo, per mancanza di specifica motivazione.

La decisione della Soprintendenza faceva riferimento alla norma che esclude dall’applicazione delle disposizioni sul rendimento energetico nell’edilizia, gli immobili ricadenti nell’ambito della disciplina del codice dei beni culturali e del paesaggio nei casi in cui il rispetto delle prescrizioni implicherebbe una alterazione inaccettabile del loro carattere o aspetto con particolare riferimento ai caratteri storici o artistici (lettera a) dell’art. 3, comma 3, del d.lgs. n. 192/2005 Attuazione della direttiva 2002/91/Ce).

Secondo il Tar di Salerno, “la Soprintendenza avrebbe dovuto esporre le ragioni per cui l’installazione dei pannelli solari, assentita dal Comune, comportasse un’alterazione inaccettabile dei caratteri storici od artistici del luogo”.

Il fatto
Il ricorrente, proprietario di un complesso immobiliare, adibito a bar-ristorante-albergo, aveva chiesto al Comune l’assenso ai fini ambientali, per poter installare sul terrazzo di copertura dell’albergo dei pannelli solari e le relative opere ed impianti accessori; esaminata tale istanza, l’Ufficio Tecnico aveva rilasciato al richiedente l’assenso con prescrizioni riguardanti l’inclinazione dei pannelli solari.

La Soprintendenza ai Beni Ambientali e Paesaggistici di Salerno aveva annullato detta autorizzazione, sostenendo che:

  • l’intervento proposto costituirebbe un ulteriore elemento aggiunto di forte e negativa connotazione antropica nello scenario naturale;
  • la realizzazione delle opere in progetto è prevista in un’area di massima tutela, nella quale la legge regionale n. 35/1987 prescrive (art. 17) l’inedificabilità sia pubblica che privata e preclude ogni trasformazione dei luoghi;
  • l’Ufficio tecnico del comune, sulla base di motivazioni estranee alla tutela paesistica, non ha fornito alcuna motivazione in ordine alla pur asserita compatibilità delle opere assentite con il paesaggio vincolato, né, ancora, ha preso in esame l’alterazione che l’intervento avrebbe prodotto nel delicato paesaggio costiero, sicché il parere favorevole espresso risulta motivato esclusivamente in via residuale e relativa;
  • la documentazione prodotta non consente di accertare la liceità di tutte le opere esistenti, alcune delle quali di rilevante impatto, quale l’attuale struttura lignea posta sul terrazzo;
  • l’autorizzazione paesaggistica è suscettibile di comportare alterazione dei tratti caratteristici della località protetta che sono la ragione stessa per cui la medesima è sottoposta a vincolo ai sensi della vigente normativa di tutela.

Il ricorso
Avverso tale provvedimento, il proprietario aveva fatto ricorso, adducendo tra l’altro che:

  • non v’era dubbio circa la liceità urbanistica ed ambientale del corpo di fabbrica, sul quale era stata prevista l’installazione dei pannelli solari, come pure del fatto che ciò risultasse, de plano, dalla documentazione e dalle dichiarazioni prodotte dalla società ricorrente;
  • l’intervento a farsi consiste esclusivamente nell’apposizione di alcuni pannelli solari sull’esistente pergolato, posto sul terrazzo di copertura, apposizione, poi, di cui è stata prescritta dal Comune che debba avvenire con la minore inclinazione possibile, sicché essa risulterà assai poco visibile, dal mare, così come da terra;
  • in alcun modo, pertanto, l’installazione de qua avrebbe potuto interferire nell’area, e creare “un ulteriore elemento aggiunto di forte e negativa connotazione antropica nello scenario naturale”, trattandosi oltre tutto di area fortemente urbanizzata;
  • l’assenso alla realizzazione di un’opera edilizia compatibile con l’ambiente non confliggeva con la natura del vincolo esistente, inficiandolo o rendendolo inefficace, com’era dimostrato dal fatto che gli artt. 149 e 159 del d.lgs. n. 42/2004 consentono, previo assenso, la realizzazione di nuove opere, ovvero che non s’era in presenza di un vincolo d’inedificabilità assoluta;
  • l’installazione di pannelli solari era non solo consentita ma agevolata, anche dal punto di vista finanziario, dalla normativa, anche a livello internazionale, in quanto concorrente a ridurre le emissioni di gas ad effetto serra, dannose per l’ambiente.

La sentenza
Carattere dirimente, per i giudici amministrativi campani, è il difetto di motivazione del provvedimento soprintendentizio in quanto non si ravvisa alcuna specifica motivazione sul punto, posto che la Soprintendenza avrebbe dovuto viceversa esporre le ragioni per cui l’installazione dei pannelli solari, assentita dal Comune, comportasse un’alterazione inaccettabile dei caratteri storici od artistici del luogo.

Tanto più che, come rileva il Tribunale, i pannelli fotovoltaici in questione non sono neppure apposti sulla sommità di un edificio, bensì su un pergolato, già esistente sul terrazzo di copertura dell’immobile e consistono, in concreto, di sei pannelli solari a minima inclinazione (35 gradi), atti alla produzione di acqua calda al servizio dell’immobile: sicché, trattandosi di un intervento non particolarmente invasivo per dimensioni e non eccessivamente significativo, quanto agli aspetti panoramici, occorreva, nella specie, una motivazione particolarmente penetrante, che spiegasse le ragioni d’assoluta incompatibilità dell’apposizione di detti pannelli solari, in relazione agli aspetti non soltanto paesaggistici, propriamente intesi, ma anche storici ed artistici del luogo.

Due interessi pubblici equivalenti
L’autorizzazione paesaggistica persegue lo scopo di dare adeguata composizione al conflitto tra due interessi di rango costituzionale: quello alla salubrità ambientale – garantito dallo sviluppo di impianti che producono energia da fonti rinnovabili non inquinanti – e quello alla conservazione del paesaggio – potenzialmente leso dalla realizzazione di tali impianti, ove essi abbiano rilevante impatto visivo – e si sostanzia in un’inevitabile scelta di merito amministrativo, sulla quale il controllo ministeriale non può mai sfociare in un sindacato di merito, dovendosi arrestare ai soli profili di legittimità (cfr. Cons. Stato, Sez. VI, n. 1013 del 22 febbraio 2010).

I due interessi pubblici si collocano infatti sullo stesso piano, non esistendo nessuna norma o principio, a livello comunitario o nazionale, che riconosca come prevalente l’esigenza energetica rispetto a quella di tutela paesaggistica (cfr. Tar Sardegna, Sez. II, n. 2082 del 3 ottobre 2006).
Ciò significa che il regime di particolare favore previsto per gli impianti di produzione di energia alternativa non è in grado di condizionare e vincolare in maniera assoluta il giudizio di compatibilità ambientale, nel senso di obbligare al rilascio dell’autorizzazione in relazione ai benefici legati all’efficienza energetica per la collettività (cfr. Tar Toscana, Sez. II, n.1536 del 14 ottobre 2009).

Tecnologia e giudizio estetico
L’apposizione di pannelli fotovoltaici sulla sommità di edifici ubicati in zone sottoposte a vincolo paesaggistico necessita senza dubbio della previa autorizzazione paesaggistica, trattandosi di un intervento idoneo ad incidere sull’assetto tutelato (cfr. Cass. Pen., Sez. III, n. 10328 del 17 maggio 2011). Tuttavia, deve rilevarsi che la sempre più diffusa attenzione verso questo tipo di tecnologia ha finito inevitabilmente per condizionare il giudizio estetico comune, di modo che i detti pannelli, pur innovando la tipologia e la morfologia della copertura, vengono percepiti non soltanto come fattore di disturbo visivo, ma anche come evoluzione dello stile costruttivo accettata dall’ordinamento e dalla sensibilità collettiva e quindi alla stregua di elementi normali del paesaggio.

La motivazione rinforzata
Anche in casi analoghi, la giurisprudenza ha posto la necessità di una “motivazione rinforzata”, come nel caso trattato dal Tar Veneto, sez. II, nella sentenza n. 1104 del 13 settembre 2013): “Con riguardo alla condizione imposta dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici ed applicata dal Comune all’autorizzazione paesaggistica rilasciata al privato per l’ampliamento di edificio di sua proprietà, contenente il divieto di installazione di un impianto fotovoltaico e/o solare sulla copertura, va rilevato che per negare l’installazione di un impianto fotovoltaico sulla sommità di un edificio, bisogna dare la prova dell’assoluta incongruenza delle opere rispetto alle peculiarità del paesaggio e, pertanto, non è ammissibile una valutazione astratta e generica non supportata da un’effettiva dimostrazione dell’incompatibilità paesaggistica dell’impianto, cosa che non coincide con la semplice visibilità dei pannelli da punti di osservazione pubblici”.

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