Ricostruzione post sisma: il progetto “Casa Italia” in sintesi | Ingegneri.info

Ricostruzione post sisma: il progetto “Casa Italia” in sintesi

Obiettivi, soggetti interpellati e contributo delle professioni tecniche: il progetto per la ricostruzione post sisma Casa Italia in sintesi, a qualche mese di distanza dal suo annuncio

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Il 25 agosto 2016 in concomitanza con la delibera dello stato di emergenza per il terremoto in Italia centrale, il presidente del consiglio indice una conferenza stampa per il progetto “Casa Italia” volto alla messa in sicurezza del territorio italiano. Ovviamente non si poteva prevedere che il progetto avrebbe avuto una portata di responsabilità ancora maggiore in considerazione delle nuove scosse sismiche che hanno colpito i medesimi territori il 26 e 30 ottobre 2016. A distanza di qualche mese, che cosa è diventato Casa Italia? Quali sono gli elementi che vedono il professionista tecnico diretto protagonista?

Cos’è il progetto “Casa Italia”: i suoi obiettivi
Il nome del progetto vuole essere un indicatore sintetico degli obiettivi del progetto promosso dal Governo, ovvero ciascun Comune o entità amministrativa non deve essere a se stante ma far parte di un contesto territoriale in cui si inserisce.
L’Italia deve essere vista come un’unica entità e non un elemento frazionato con realtà, criticità individuali.

Il progetto “Casa Italia” è volto alla cultura della prevenzione, prevedendo sull’intera penisola azioni, ad esempio, di questo tipo:
– incentivi per la messa in sicurezza degli edifici pubblici e privati;
– ammodernamento delle costruzioni scolastiche;
– interventi volti al contrasto del dissesto idrogeologico;
– interventi sulle periferie;
– efficienza energetica;
– investimento sulle infrastrutture esistenti e loro digitalizzazione.

Attuazione del piano
Soggetti interpellati
Il progetto ricalca le seguenti peculiarità: prevenzione, coordinamento ed intervento.
Per questa ragione le consultazioni sono state ad ampio raggio, coinvolgendo tra gli altri:
• ordini professionali;
• esponenti ambientalisti;
• associazioni di categoria;
• sindacati.

La rete delle professioni tecniche per la prevenzione sismica
Il 6 settembre la Rete delle Professioni Tecniche ha illustrato la sua proposta di progetto “Casa Italia”.
Di seguito alcuni elementi proposti:
• Efficaci strategie di prevenzione per il contenimento dei danni;
• Conoscenza tecnica esaustiva delle costruzioni, introduzione del Fascicolo del Fabbricato, e dei territori;
• Gli interventi di messa in sicurezza devono essere obbligatori;
• Il piano deve essere attuativo entro 20-30 anni. In particolare per la rete delle professioni tecniche questo tempo dovrà essere così distribuito:
◦ 10 anni per la zona sismica 1;
◦ 15 anni per le zone a medio rischio sismico;
◦ 20 anni per le zone a basso rischio sismico.
• La redazione del piano deve essere affidato a una “struttura di missione”;
• Snellimento e coerenza della normativa.

Secondo la rete delle professioni tecniche il piano, nei confronti soprattutto della prevenzione sismica, si dovrà comporre di 3 fasi:
Fase 1 – Monitoraggio
Per snellire questa fase e recuperare le informazioni nel modo più omogeneo possibile , occorrerà avvalersi di criteri standard di valutazione – del livello di vulnerabilità di ciascun edificio rientrante nel patrimonio edilizio. Si potrebbe fare ricorso ad una scheda sintetica corrispondente a ciascuna tecnologia costruttiva che si basi sullo sviluppo della conoscenza attuabile anche in fasi successive (conoscenza visiva e documentale, lettura delle caratteristiche della costruzione, con la opportuna valutazione delle condizioni geologiche e degli aspetti strutturali e geotecnici, conoscenza attraverso indagini più o meno invasive, ecc.).
A supporto di questa fase sarebbe utile redarre quaderni/guide per i tecnici che operano sul campo. Le attività dovrebbero svolgersi secondo una scala di priorità: in primis gli edifici pubblici posti in zone ad alta sismicità.

Fase 2 – Il fascicolo del fabbricato
L’elaborazione, per ciascun edificio, pubblico e privato di un Fascicolo del fabbricato, entro 24 mesi dalla emanazione di uno specifico decreto legislativo attuativo, che integri i dati già acquisiti e che preveda un documento approfondito e nello stesso tempo di chiara lettura che, partendo dal livello e dagli elementi di vulnerabilità rilevati, permetta, anche e soprattutto, di definire con esattezza le modalità di risanamento necessarie per mitigare il rischio. Dovranno essere previsti tempi inferiori a 24 mesi per edifici pubblici (uffici, scuole, ospedali, infrastrutture) e per i beni vincolati e di interesse storico artistico, partendo dalle zone con priorità sismica 1”.
Il fascicolo del fabbricato deve essere visto come uno strumento:
• di conoscenza dell’esistente;
• dinamico poiché sarà il contenitore di informazioni utili per individuare le soluzioni di messa in sicurezza, non solo sismiche, ma anche in termini impiantistici e antincendio.

A supporto della redazione del fascicolo sarebbe opportuno stilare delle apposite linee guida e fare in modo che siano contenuti i seguenti requisiti:
• caratteristiche del sottosuolo;
• pericolosità geologiche, strutturali e geotecniche;
• rispondenza degli impianti con particolare riferimento al rischio incendio ed esplosione;
• caratteristiche ambientali ed infrastrutturali presenti nell’area, che possano comportare aggravio di rischio;
• tipologie delle strutture di fondazione ed in elevazione;
• presenza di lesioni o di modifiche alle originarie forature, ampliamenti non opportunamente legati con la struttura originaria;
• giudizio del livello di degrado;
• valutazione dei materiali impiegati nella costruzione.

Fase 3 – La certificazione sismica
Contemporaneamente alla predisposizione del Fascicolo del Fabbricato si ritiene utile introdurre con apposito decreto legislativo attuativo una certificazione sismica obbligatoria a cura di un tecnico abilitato, da attuarsi inizialmente nelle compravendite e negli affitti e a corredo delle nuove costruzioni e, successivamente, da estendere a tutti gli immobili, pubblici e privati, entro tempi certi (e titolo esemplificativo entro 48 mesi dall’entrata in vigore delle nuova normativa), partendo dalle zone con priorità sismica 1”.
Attraverso questa certificazione sarà possibile:
• conoscere lo stato di sicurezza del proprio immobile;
• comprendere il livello di complessità dell’intervento di messa in sicurezza necessario;
• avere la trasparenza sul mercato immobiliare.

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