Sismabonus, l'ing. Simoncini: un miliardo l'anno è un po' poco | Ingegneri.info

Sismabonus, l’ing. Simoncini: un miliardo l’anno è un po’ poco

Il commento dell'ing. Sandro Simoncini, docente di Urbanistica presso La Sapienza, sul Sismabonus e le linee guida per la classificazione sismica degli edifici. Tra i suggerimenti, l'idea di lavorare per aggregati nei centri storici

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“La presentazione da parte del ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, delle linee guida sugli incentivi fiscali per gli adeguamenti antisismici degli edifici rappresenta una tappa molto importante: è la prima volta che in Italia si prova a puntare con decisione sulla prevenzione, tra l’altro senza che la fase emergenziale sia ancora terminata. Certo, non si può non sottolineare come il miliardo all’anno di stanziamenti previsti nella Legge di Stabilità rappresenti un fondo troppo esiguo per pensare di mettere in sicurezza un Paese tanto fragile dal punto di vista urbanistico in un arco temporale ragionevole”: è questo il commento a caldo rilasciato dall’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA, a proposito delle nuove Linee guida sulla classificazione sismica degli edifici e sul Sismabonus.

“C’è da dire che i margini di manovra del Governo erano piuttosto stretti – prosegue Simoncini -, soprattutto in mancanza di una sostanziale apertura in fatto di flessibilità dei conti nazionali da parte dell’Unione Europea, anche in presenza di eventi di eccezionale gravità come quelli che si sono succeduti a partire dallo scorso agosto. Considerata la vastità delle criticità sismiche del nostro Paese, una prima serie di interventi di messa in sicurezza di ampia portata avrebbe avuto bisogno di almeno venti miliardi di euro. E per un consolidamento complessivo non si può pensare a una cifra inferiore ai cento miliardi”, continua l’ing. Simoncini.

“Ovviamente, si dovrà procedere con le risorse a disposizione in questa fase e, dunque, sarà fondamentale che gli interventi siano il più possibile mirati e organici. Nei centri storici, ad esempio, si dovrà necessariamente procedere per aggregati di case, perché la particolare conformazione urbanistica di città e borghi renderebbe molto meno efficace il consolidamento di un singolo edificio senza intervenire contestualmente su quelli costruiti sotto o sopra di esso. Il problema è che in molti casi ci si trova di fronte a proprietari diversi, a seconde case di persone magari emigrate all’estero o addirittura a case sfitte. Su problematiche come questa un ruolo chiave lo ricopriranno soprattutto gli enti locali e le loro amministrazioni”.

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