Addio a Umberto Di Cristina, urbanista e irregolare | Ingegneri.info

Addio a Umberto Di Cristina, urbanista e irregolare

È scomparso Umberto Di Cristina, ingegnere e urbanista siciliano che ha messo in discussione i principi dell’architettura moderna

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Singolare fin oltre l’ultimo dei suoi giorni, l’ingegner Umberto Di Cristina – scomparso ieri 26 giugno a 90 anni – ha dato disposizione che non vi fosse alcun funerale, piuttosto un saluto alle sue ceneri in una libreria. La celebrazione di una vita e di una carriera fortemente intrecciate tra di loro e altrettanto legate alla Sicilia, una terra (la sua) notoriamente “difficile”, piena di contrasti e di pregiudizi, contro i quali Di Cristina si è a lungo battuto.

Nato nell’estremo Ovest dell’isola, a Marsala, si trasferì per studiare all’Università di Palermo dove poi sarebbe diventato docente ordinario di urbanistica presso la facoltà di Ingegneria. La sua personalità e le sue idee sono sempre state così fuori dagli schemi e incentrate sulla idea del bello che non di rado ci si riferiva a lui come architetto.

Invece, pur nella sua stravaganza, Di Cristina era un urbanista puro, che girava intorno all’architettura nel tentativo di trovarvi una breccia per entravi. Sono infatti feroci le sue invettive (tanto nei recenti anni quanto agli esordi) contro le città moderne, oscene e senza senso. Non salva quasi nessuno dei suoi colleghi, fino a dire: «I maestri dell’architettura moderna hanno creato soltanto singole belle opere e mai, o raramente, brani di città. Non è un caso che quando si va a visitare una città le attenzioni siano rivolte quasi esclusivamente alla parte antica».

Non furono facili, gli inizi della sua carriera, che comunque ha sempre raccontato con molta ironia: «Mi fu commissionata una tomba monumentale, mai realizzata perché il committente pensò bene di lasciare questa terra molto prima che iniziassero i lavori».

Stabilimento di Mondello Eni

Stabilimento di Mondello Eni

E non gli era facile nemmeno seguire lavori progettati da altri (erano gli anni ’50 e il boom dell’edilizia era una giungla), ma per sua stessa ammissione sono stati anni in cui si imparava molto, soprattutto per un assetato come lui. Non c’è voluto molto infatti che – aperto uno studio con la moglie di allora Luciana Natoli – ricevesse incarichi come quello, ad esempio, della direzione dei lavori per il Villaggio Macchitella dell’Eni a Gela. L’elenco naturalmente potrebbe andare avanti ancora a lungo, ma vale la pena di ricordare tra le sue tante opere lo Stabilimento di Mondello, la sintesi perfetta del suo gusto ricco e colto come la Sicilia: Art decò, il liberty, echi d’Oriente, reflussi gotici.

Così come vale la pena citare il «pezzo di cuore», che è la Libreria Novecento (dove appunto gli verrà reso l’ultimo saluto) progettata da lui per la compagna Domitilla Alessi, fondatrice dell’omonima casa editrice.

Libreria Novecento © Impressions Review

Libreria Novecento © Impressions Review

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