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Urbanistica, in Abruzzo la nuova riforma è legge

La Giunta regionale ha approvato il dettato normativo: tra i principi cardine, la riduzione del consumo di suolo, la rigenerazione urbana, sostituzione e riuso del territorio

Il borgo di Scanno, in provincia de L'Aquila
Il borgo di Scanno, in provincia de L'Aquila
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Una legge innovativa, i cui pilastri centrali sono una nuova concezione del piano regolatore comunale, la riduzione del consumo di suolo, la rigenerazione urbana, sostituzione e riuso del territorio.

Sono questi i principi cardine del ddl “Norme in materia di governo, tutela e uso del territorio” approvato lo scorso 15 dicembre dalla Giunta della Regione Abruzzo, un testo che modifica ampiamente la precedente legge urbanistica LR 18/1983.

Una riforma con un impianto normativo che mira a sburocratizza il sistema, con proposte agili e che dividono il territorio in aree fabbricate e non fabbricate, favorendo così la riqualificazione in aree già costruite. Il territorio urbanizzato è la nuova frontiera della pianificazione urbanistica in grado di migliorare la qualità dei luoghi di vita e di lavoro dei quartieri degradati.

Strumento innovativo dal notevole impatto sociale

Secondo l’assessore regionale abruzzese all’Urbanistica, Donato Di Matteo, “La differenza rispetto al passato in cui la normativa di riferimento prevedeva più tipologie di aree, spesso anche in contrasto tra di loro in quanto a pianificazione urbanistica, non è di poco conto”. Infatti, nelle aree del fabbricato, le vecchie zone B, C o D, “è possibile determinare processi di rigenerazione, riqualificazione e di riorganizzazione – continua Di Matteo -, dando vita anche dei contratti con i privati che comprendono istituti come perequazione e compensazione per fare in modo che questi abitati vengano ristrutturati sia ai fini dell’offerta abitativa sia allo scopo di migliorare la qualità e la vivibilità delle aree stesse”. “In sostanza – conclude l’assessore regionale – si tratta di una legge dal notevole impatto sociale che coniuga in maniera virtuosa l’edilizia ed il governo del territorio”.

Il ddl: oggetto ed obiettivi

L’articolo 2 del dettato normativo spiega in maniera analitica gli obiettivi perseguiti. Innanzitutto “il progressivo contenimento del consumo del suolo, a favore della riqualificazione, rigenerazione e il riuso del patrimonio edilizio esistente; la conservazione e la gestione del patrimonio territoriale, promuovendone la valorizzazione in funzione di uno sviluppo locale integrato, solidale, equo e sostenibile”. Senza dimenticare “la riduzione dei fattori di rischio connessi alle calamità naturali e all’utilizzazione impropria, sproporzionata e non adeguata degli usi del territorio, in funzione di garantire la maggiore sicurezza e la qualità di vita delle persone e della fauna che con essi interagiscono”. La riforma crede totalmente nella “valorizzazione di un sistema e di una rete di città e d’insediamenti equilibrato, policentrico, rispettoso delle tradizioni ma al contempo aperto al dialogo verso l’esterno, che promuova altresì la massima sinergia e integrazione tra i diversi territori, non soltanto nella Regione”, e ripone massima fiducia nello “sviluppo delle potenzialità multifunzionali delle aree agricole e forestali, dei territori interni, della montagna e della fascia costiera, coniugando le funzioni produttive e sociali con le funzioni di presidio idrogeologico, ambientale, paesaggistico e culturale”.

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