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Venezia sprofonda? Salviamola pompando acqua nel sottosuolo

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Per sollevare Venezia sollevandola fino a 30 centimetri sono necessari 150 milioni di metri cubi d’acqua salata iniettati a 650-1.000 metri di profondità. È l’ipotesi avanzata da uno studio, appena pubblicato sulla rivista Water Resources Research, che porta la firma di Giuseppe Gambolati dell’Università di Padova e dell’Istituto di Scienze Marine (Ismar) del Cnr.

L’obiettivo è ovviamente quello di salvare la città lagunare dallo sprofondamento, dovuto sia a cause naturali sia al prelievo d’acqua dolce fatto tra 60 e 150 metri di profondità. Il sistema descritto dal ricercatore padovano prevede l’iniezione di acqua salata da 12 pozzi ricavati in varie zone della città e producendo l’effetto principale in circa 10 anni.

“Dopo questo primo pompaggio – ha spiegato  Gambolati – sarebbero necessarie piccole altre iniezioni perché nel corso del tempo l’acqua, a questa profondità, si diffonde attraverso le rocce e andrebbe quindi rimpiazzata”.

La tecnica è stata usata negli anni Settanta in California per fermare la subsidenza di Long Beach, provocata dalle estrazioni petrolifere: “Per ora quella che abbiamo fatto è una simulazione – ha aggiunto l’esperto – per metterla in pratica ci vorrebbe uno studio preliminare del costo di 30 milioni di euro“.

“Questo è il più raffinato di una serie di studi che abbiamo fatto sull’argomento – spiega Giuseppe Gambolati -. In altre applicazioni, come nei pozzi petroliferi, si è già provato, grazie a misurazioni fatte con satelliti, che pompando acqua in profondità si ottiene come effetto proprio l’innalzamento del terreno”.

O.O.

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