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PROCEDURE DI VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE....

PROCEDURE DI VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE.

CIRCOLARE MINISTERO AMBIENTE 7 OTTOBRE 1996,
N.GAB/96/15208.
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(G.U.31-10-96,
n.256)

PROCEDURE DI VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE.

La procedura
di valutazione di impatto ambientale di cui all’art. 6 della legge 8
luglio 1986, n. 344, persegue la finalità – di cui si fa, del resto,
espressamente, carico l’art. 6, comma 1, lettera f, del decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 10 agosto 1988, n. 377, che
disciplina l’istruttoria – di verificare l’impatto complessivo del
progetto sull’ambiente anche in ordine ai livelli di qualità
finale.

Presupposto, dunque, per il corretto svolgimento di tale
procedura appare essere necessariamente la prospettazione del progetto
dell’intera opera rientrante una delle categorie di cui al primo comma
dell’art. 1 del citato decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri n. 377/1988, o di quello relativo alla globalità degli
interventi su opere già esistenti, ove si versi nell’ipotesi prevista
dal comma 2 del medesimo articolo.

Tale esigenza è particolarmente
evidente per quelle opere che non possono essere concepite fin
dall’inizio se non unitariamente, come è il caso, ad esempio, degli
impianti industriali, ma deve ritenersi ugualmente presente anche per
le opere suscettibili di realizzazioni frazionate nel tempo nonché per
gli interventi su opere esistenti che si atteggino come modifiche
progressive delle stesse.

Non a caso, del resto, l’art. 2 del decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 377/1988,
nell’individuare i progetti di massima da sottoporre alla procedura di
V.I.A. avverte la necessità di precisare, proprio in relazione alle
autostrade e alle vie di rapida comunicazione (comma 2, lettera e) –
ovverosia alle opere che con maggior frequenza danno luogo a
realizzazioni o interventi per fasi parziali – che i progetti da
comunicare devono intendersi <<riferiti all’intero
tracciato>> <<ovvero a tronchi funzionali>> da
sottoporre alle procedure di riferimento purché siano comunque
definite le ipotesi di massima concernenti l’intero tracciato nello
studio di impatto ambientale.
Il che risponde, poi, alla logica
intrinseca della valutazione di impatto ambientale, atteso che questa
deve prendere in considerazione, oltre ad elementi di incidenza propri
di ogni singolo segmento dell’opera, anche le interazioni degli
impatti indotte dall’opera complessiva sul sistema ambientale, che non
potrebbero essere apprezzate nella loro completezza se non con
riguardo anche agli interventi che, ancorché al momento non ne sia
prospettata la realizzazione, siano poi posti in essere (o sia
inevitabile che vengano posti in essere) per garantire la piena
funzionalità dell’opera stessa.

In questa prospettiva, particolare
attenzione deve essere posta nella effettuazione della procedura di
V.I.A., allorché ci si trovi in presenza di iniziative che tendano a
modificare sostanzialmente, ai sensi del comma secondo dell’art. 1 del
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 377/1988, le
caratteristiche di opere già esistenti non sulla base di un progetto
di unitaria attuazione, ma in via di progressivo adeguamento.

Tra
tali iniziative non possono non rientrare anche le terze corsie
autostradali aggiuntive.

Il citato comma 2 dell’art. 1 del decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 377/1988, infatti,
menziona espressamente le opere suddette fra gli interventi
comportanti una modifica a sostanziale delle opere varie
preesistenti.

Per esse sarebbe, dunque, richiesta la procedura di
V.I.A., ove quest’ultima non fosse espressamente esclusa dalla norma,
con previsione derogatoria, in relazione alle affermate esigenze di
sicurezza del traffico e del mantenimento del livello di
esercizio.

Poiché, però, su tale deroga si è espressa negativamente
la Commissione CEE con il parere del 7 luglio 1993, e evidente che le
opere in questione restano assoggettate, alla pari di tutti gli altri
interventi previsti dal più volte menzionato art. 1, comma 2, del
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 377/1988, alla
procedura di V.I.A.

Nell’ipotesi anzidette, la eventuale-pronuncia
sulla compatibilità ambientale emessa su singoli progetti può
rivelarsi non esaustiva di tutti elementi istruttori richiesti,
venendosi, ad esempio, a modificare, per effetto della prospettazione
di un intervento successivo, relativo ad altro tratto della stessa
opera, la originaria previsione di impatto ambientale, a causa di una
più diffusa utilizzazione dell’opera stessa, indotta dall’intervento
originariamente non previsto.

Verificandosi una siffatta evenlualità,
occorre distinguere le ipotesi in cui il nuovo intervento produca
effetti ambientali indotti su parti di opere esistenti non interessate
da alcun ulteriore intervento, da quelle nelle quali tali effetti si
producano a carico di opere distintamente progettate e sottoposte alla
procedura di V.I.A., ma non ancora realizzale.

Nel primo caso,
evidentemente, non essendovi spazio per una valutazione di impatto
ambientale sull’esistente, l’apprezzamenlo degli effetti indotti
costituirà uno degli aspetti della V.I.A. relativa al nuovo
progetto.

Nel secondo caso, invece, le procedure di V.I.A. relative
alle opere correlate, ancorché gia positivamente espletate, dovranno
essere evidentemente rinnovate insieme con quella afferente la nuova
proposta, per tener conto degli eventuali ulteriori impatti derivanti
da quest’ultima.

Né può considerarsi preclusivo di tale doverosa
rivalutazione l’art. 7, secondo comma, del decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri 27 dicembre 1988, ai sensi del quale <<il
giudizio di compatibilità … è reso con atto definitivo,>>
giacché tale indicazione deve, in ossequio, al principio generale
della presupposizione, vigente nel nostro ordinamento, necessariamente
correlarsi alla completezza della progettazione portata alla
valutazione.

Diversamente, verrebbe inammissibilmente a trasferirsi
in capo ai soggetti redattori dei progetti il potere di determinare i
limiti della procedura di V.I.A., attraverso la sottoposizione ad essa
di porzioni di opera e l’acquisizione; su iniziative parziali e,
perciò stesso, non suscettibili di apprezzamento circa i
<<livelli di qualità finale>>, di una pronuncia di
compatibilità ambientale asseritamente non modificabile, Con
conseguente espropriazione delle competenze istituzionali di questo
Ministero e sostanziale elusione delle finalità perseguite dalla
legge.

Va aggiunto che la rivalutazione delle pronunce già emesse, al
verificarsi dei presupposti sopraindicati, non incontra ostacolo
neppure nell’avvenuta indizione delle gare di appalto sui relativi
progetti, ridondando a carico del soggetto appaltante le eventuali
conseguenze nei rapporti con i terzi, derivanti da una inadeguata o
parziale progettazione, che non si sia data carico fin dall’inizio,
della globalità dell’intervento.

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