AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI - COMUNICATO - CCNL relativo al personale dirigente dell'Area VIII della Presidenza del Consiglio dei Ministri - quadriennio normativo 2006-2009 | Ingegneri.info

AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI – COMUNICATO – CCNL relativo al personale dirigente dell’Area VIII della Presidenza del Consiglio dei Ministri – quadriennio normativo 2006-2009

AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI - COMUNICATO - CCNL relativo al personale dirigente dell'Area VIII della Presidenza del Consiglio dei Ministri - quadriennio normativo 2006-2009 e biennio economico 2006-2007, sottoscritto in data 4 agosto 2010. (10A11181) (GU n. 221 del 21-9-2010 - Suppl. Ordinario n.221)

AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLE PUBBLICHE
AMMINISTRAZIONI

COMUNICATO

CCNL relativo al personale dirigente dell’Area VIII della Presidenza
del Consiglio dei Ministri – quadriennio normativo 2006-2009 e
biennio economico 2006-2007, sottoscritto in data 4 agosto 2010.
(10A11181)

CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO
RELATIVO AL PERSONALE DIRIGENTE DELL’AREA VIII DELLA PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTERI
QUADRIENNIO NORMATIVO 2006 – 2009
BIENNIO ECONOMICO 2006 – 2007

Il giorno 4 agosto 2010 alle ore 15,00 presso la sede dell’Aran, ha
avuto luogo l’incontro tra:

L’ ARAN nella persona del Commissario straordinario
cons. Antonio Naddeo __firmato__
e le seguenti Organizzazioni e Confederazioni sindacali :

Organizzazioni sindacali : Confederazioni :

FP CIDA_____firmato___ CIDA__________firmato____

SNAPRECOM___firmato___ CONFINTESA____firmato____

DIRSTAT_____firmato___ CONFEDIRSTAT__firmato____

CISL FPS____firmato___ CISL____firmato__________

UIL/PA______firmato___ UIL_____firmato__________

FP CGIL_____firmato___ CGIL____firmato__________

Al termine della riunione le parti sottoscrivono l’allegato Contratto
Collettivo Nazionale di Lavoro relativo al personale dirigente
dell’Area VIII della Presidenza del Consiglio dei Ministri per il
quadriennio normativo 2006 – 2009 e biennio economico 2006 – 2007.

CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO

DIRIGENZA AREA VIII

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

QUADRIENNIO 2006-2009

BIENNIO ECONOMICO 2006-2007

CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO
RELATIVO AL PERSONALE DIRIGENTE DELL’AREA VIII
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

QUADRIENNIO NORMATIVO 2006-2009
BIENNIO ECONOMICO 2006-2007

INDICE

TITOLO I – Disposizioni generali
CAPO I:
Art. 1 Campo di applicazione
Art. 2 Durata, decorrenza, tempi e procedure di applicazione del
contratto

TITOLO II – RAPPORTO DI LAVORO
CAPO I :
Art. 3 Conferimento incarichi dirigenziali
CAPO II: Misurazione e valutazione dell’attivita’ della Presidenza
Art. 4 Principi generali
CAPO III: Valutazione dei dirigenti
Art. 5 I sistemi di valutazione
Art. 6 Effetti della valutazione
CAPO IV: Responsabilita’ dirigenziale
Art. 7 Fattispecie di responsabilita’ dirigenziale
Art. 8 Collocamento del dirigente a disposizione dei ruoli
Art. 9 Recesso per responsabilita’ dirigenziale
CAPO V: Responsabilita’ disciplinare
Art. 10 Principi generali
Art. 11 Obblighi del dirigente
Art. 12 Sanzioni e procedure disciplinari
Art. 13 Codice disciplinare
Art. 14 Sospensione cautelare in corso di procedimento disciplinare
Art. 15 Sospensione cautelare in caso di procedimento penale
Art. 16 Rapporto tra procedimento disciplinare e procedimento penale
Art. 17 La determinazione concordata della sanzione
Art. 18 Reintegrazione del dirigente illegittimamente licenziato
Art. 19 Indennita’ sostitutiva della reintegrazione
CAPO VI
Art. 20 Norma finale in materia di responsabilita’ disciplinare
CAPO VII: Istituti di particolare interesse
Art. 21 Disposizioni particolari
Art. 22 Clausole speciali in materia di formazione

TITOLO III – Trattamento economico
CAPO I: Consiglieri e dirigenti di I fascia
Art. 23 Trattamento economico fisso per i consiglieri e per i
dirigenti di prima fascia
Art. 24 Effetti dei nuovi trattamenti economici
Art. 25 Fondo per il finanziamento della retribuzione di posizione e
della retribuzione di risultato dei consiglieri e dei dirigenti di I
fascia
CAPO II: Referendari e dirigenti II fascia
Art. 26 Trattamento economico fisso per i referendari e per i
dirigenti di II fascia
Art. 27 Effetti dei nuovi trattamenti economici
Art. 28 Fondo per il finanziamento della retribuzione di posizione e
di risultato dei referendari e dei dirigenti di II fascia
Art. 29 Retribuzione di posizione dei referendari e dei dirigenti di
II fascia preposti ad uffici dirigenziali non generali
Art. 30 Retribuzione dei referendari e dei dirigenti di II fascia
incaricati di funzioni dirigenziali generali
CAPO III: Trattamento accessorio
Art. 31 Retribuzione di risultato dei referendari e dei dirigenti di
II fascia
Art. 32 Criteri per l’erogazione della retribuzione di risultato a
referendari e dirigenti di seconda fascia

TITOLO IV – Norme finali
CAPO I
Art. 33 Disposizioni finali
Art. 34 Disapplicazioni
DICHIARAZIONI CONGIUNTE

ALLEGATO 1 – Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche
amministrazioni.

TITOLO I
DISPOSIZIONI GENERALI

Capo I

Art. 1

Campo di applicazione

1. Il presente contratto collettivo nazionale si applica a tutti i
consiglieri, referendari della Presidenza del Consiglio dei Ministri,
ai dirigenti di I e II fascia del ruolo speciale, tecnico
amministrativo della protezione civile.
2. I decreti legislativi 30 luglio 1999, n. 303 e 30 marzo 2001, n.
165 e successive modificazioni ed integrazioni, nonche’ la legge 4
marzo 2009, n. 15 ed il decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150
sono riportati nel testo del presente contratto rispettivamente come
d.lgs. n. 303 del 1999, d.lgs. n. 165 del 2001, l. n. 15 del 2009 e
d.lgs. n. 150 del 2009.
3. Il riferimento alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e’
riportato nel testo come “Presidenza” o “Amministrazione”.
4. Il riferimento ai consiglieri, ai referendari e agli altri
dirigenti di cui al comma 1, ove si tratti di norme comuni, e’
riportato nel testo come “dirigenti”.

Art. 2

Durata, decorrenza, tempi e procedure di applicazione del contratto

1. Il presente contratto concerne il periodo 1° gennaio 2006 – 31
dicembre 2009 per la parte normativa e 1° gennaio 2006 – 31 dicembre
2007 per la parte economica.
2. Gli effetti giuridici decorrono dal giorno successivo alla data di
stipulazione, salvo diverse prescrizioni e decorrenze previste
espressamente dal presente contratto. La stipulazione si intende
avvenuta al momento della sottoscrizione del contratto da parte dei
soggetti negoziali a seguito del perfezionamento delle procedure di
cui agli artt. 47 e 48 del D.Lgs. n. 165 del 2001.
3. L’ amministrazione destinataria del presente contratto da’
attuazione agli istituti a contenuto economico e normativo con
carattere vincolato ed automatico entro 30 giorni dalla sua entrata
in vigore, ai sensi del comma 2.
4. Il presente contratto, alla scadenza, si rinnova tacitamente di
anno in anno qualora non ne sia data disdetta da una delle parti con
lettera raccomandata, almeno tre mesi prima di ogni singola scadenza.
In caso di disdetta, le disposizioni contrattuali rimangono in vigore
fino a quando non siano sostituite dal successivo contratto
collettivo. Resta altresi’ fermo quanto previsto dall’art. 48, comma
3, del D.Lgs. n. 165 del 2001.

TITOLO II

RAPPORTO DI LAVORO

CAPO I

Art. 3

Conferimento incarichi dirigenziali

1. Tutti i dirigenti, appartenenti al ruolo della Presidenza del
Consiglio dei Ministri e a tempo indeterminato, hanno diritto ad un
incarico. L’incarico viene conferito, con provvedimento
dell’amministrazione, secondo quanto previsto dall’art. 19 del D.
Lgs. n. 165 del 2001 e, per quanto riguarda gli incarichi di
direzione di Dipartimenti e Uffici autonomi ed equiparati in base
all’art. 28 della legge n. 400 del 1988. Il provvedimento individua
l’oggetto, la durata dell’incarico e gli obiettivi da conseguire, con
riferimento alle priorita’, ai piani ed ai programmi definiti
dall’organo di direzione politica nella direttiva annuale e nei
propri atti di indirizzo ed alle eventuali modifiche degli stessi che
intervengano nel corso del rapporto.
2. Il conferimento degli incarichi dirigenziali avviene, nel rispetto
di quanto previsto dall’art. 19, comma 1, del d. lgs. n. 165 del
2001, in base ai seguenti criteri generali:
a) natura e caratteristiche dei programmi e degli obiettivi da
realizzare, con riferimento sia a quelli di competenza ordinaria
dell’ufficio cui l’incarico si riferisce sia a quelli specificamente
fissati nella direttiva annuale dell’organo di direzione politica;
b) specifici requisiti culturali e professionali del dirigente
deducibili dal curriculum o da altri atti di ufficio, coerenti con
l’incarico da conferire;
c) attitudini dimostrate dal dirigente nei precedenti incarichi, in
particolare nell’ultimo triennio;
d) capacita’ professionali manifestate nelle esperienze maturate, in
particolare nell’ultimo triennio;
e) valutazione dei risultati conseguiti dal dirigente nel precedente
incarico, con specifico riferimento agli obiettivi fissati nella
direttiva annuale e negli altri atti di indirizzo dell’organo di
direzione politica, in particolare nell’ultimo triennio;
f) rotazione degli incarichi, nel rispetto dei criteri di cui alle
precedenti lett. da a) ad e), la cui applicazione e’ finalizzata a
garantire la piu’ efficace ed efficiente utilizzazione delle risorse
in relazione ai mutevoli assetti funzionali ed organizzativi e ai
processi di riorganizzazione, al fine di favorire lo sviluppo della
professionalita’ dei dirigenti.
I suddetti criteri sono applicati anche nel caso di conferimento
degli incarichi di cui ai commi 5-bis e 6 dell’art. 19 del d.lgs. n.
165 del 2001, fermo restando quanto previsto dalle medesime
disposizioni in relazione ai requisiti di assegnazione di tali
incarichi.
3. Nel rispetto delle previsioni del comma 2, la Presidenza del
Consiglio dei Ministri adotta in via preventiva il sistema dei
criteri per il conferimento, il mutamento e la revoca degli incarichi
dirigenziali, nonche’ le relative procedure, garantendo che gli
stessi siano improntati a principi di trasparenza e pubblicita’.
4. I criteri generali e le procedure di cui al comma 3 sono oggetto
dell’informazione preventiva di cui all’art. 6 (Informazione) del
CCNL del 13 aprile 2006.
5. Il provvedimento di affidamento o anche di conferma dell’incarico
deve essere adeguatamente motivato, in forma scritta, con specifico
riguardo ai criteri di conferimento adottati dalla Presidenza del
Consiglio dei Ministri.
6. Il conferimento dell’incarico avviene previo confronto con il
dirigente in ordine alla determinazione delle risorse umane,
finanziarie e strumentali in rapporto agli obiettivi ed all’oggetto
del provvedimento, nonche’ ai risultati da conseguire.
7. Al provvedimento di conferimento dell’incarico accede un contratto
individuale con il quale, nel rispetto dei principi stabiliti
dall’art. 24 del D. Lgs. n. 165 del 2001 e di quanto previsto dalle
disposizioni contrattuali vigenti, viene definito il corrispondente
trattamento economico.
8. Tutti gli incarichi sono conferiti a tempo determinato e possono
essere rinnovati. La durata degli stessi e’ correlata agli obiettivi
prefissati e non puo’ essere inferiore a tre anni ne’ superiore a
cinque anni. Per gli incarichi di cui all’art. 19, comma 6, del
citato D. Lgs. n. 165 del 2001 la durata e’ stabilita dal decreto
legislativo.
9. Il conferimento di incarichi di livello dirigenziale generale a
dirigenti di seconda fascia assegnati alla Presidenza in posizione di
prestito non e’ utile per la maturazione del periodo di cui all’art.
23, comma 1, terzo periodo, del d.lgs. n. 165 del 2001, come
modificato dal d.lgs. n. 150 del 2009. Si conferma, altresi’, quanto
previsto dall’art. 9-bis, comma 5, del d.lgs. n. 303 del 1999 in
merito all’accesso ai ruoli dirigenziali della Presidenza.
10. La revoca anticipata rispetto alla scadenza puo’ avere luogo solo
per ragioni organizzative e gestionali, adeguatamente motivate
nell’atto con cui viene disposta, oppure in seguito all’accertamento
dei risultati negativi di gestione o della inosservanza delle
direttive impartite ai sensi dell’art. 21 del D. Lgs. n.165 del 2001
e secondo le disposizioni di cui all’art. 7 (Fattispecie di
responsabilita’ dirigenziale).
11. La Presidenza adotta procedure dirette a consentire il tempestivo
conferimento o rinnovo degli incarichi dei dirigenti, al fine di
assicurare la certezza delle situazioni giuridiche e garantire la
continuita’ dell’azione amministrativa, nel rispetto dei principi
costituzionali del buon andamento e dell’imparzialita’ delle
pubbliche amministrazioni stesse.
12. La Presidenza prevede adeguate ed efficaci modalita’ che
consentano la pubblicita’ ed il continuo aggiornamento di tutti gli
incarichi conferiti e di tutti i posti dirigenziali vacanti, anche
mediante la semplificazione delle relative procedure.
13. Il sistema di pubblicita’ di cui al comma precedente e’ diretto,
altresi’, a consentire le medesime opportunita’ nell’accesso agli
incarichi, nonche’ l’esercizio del diritto a produrre eventuali
domande per l’assegnazione di quelli disponibili.
14. Nella individuazione delle procedure indicate al comma 12,
possono essere previste modalita’ per il conferimento degli incarichi
di prima fascia ai dirigenti di seconda fascia, garantendo la
correlazione tra la capacita’ professionale richiesta da ciascun
incarico ed il possesso da parte del dirigente dei relativi
requisiti.
15. Nel conferimento degli incarichi, l’Amministrazione deve, in ogni
caso, tenere presente le esigenze di buon andamento e continuita’
dell’attivita’ amministrativa mediante l’individuazione di
professionalita’, che abbiano acquisito una comprovata esperienza
correlata all’incarico da conferire, nonche’ alla specificita’ della
Presidenza. A tal fine, con il DPCM, previsto dall’art. 74, comma 3,
del d.lgs. n. 150 del 2009, la Presidenza puo’ individuare ulteriori
criteri per l’affidamento degli incarichi dirigenziali, ivi compresi
quelli di livello apicale, a professionalita’ interne, nel rispetto
delle disposizioni legislative vigenti.
16. Il presente articolo sostituisce l’art. 20 (Conferimento
incarichi dirigenziali) del CCNL del 13 aprile 2006.

CAPO II

MISURAZIONE E VALUTAZIONE DELL’ATTIVITA’ DELLA PRESIDENZA

Art. 4

Principi generali

1. La Presidenza riconosce la rilevanza dei processi di innovazione e
di miglioramento organizzativo e gestionale, ai fini
dell’espletamento dei propri compiti istituzionali, nonche’
dell’instaurazione di una gestione sempre piu’ orientata al
conseguimento dei risultati connessi con la specifica attivita’ della
stessa.
2. Al fine di consentire la concreta attuazione dei processi di
sviluppo indicati al comma precedente, la Presidenza procede, in via
prioritaria, alla fissazione di obiettivi ed alla predisposizione di
appositi programmi di azione che ne consentano la realizzazione e
favoriscano la misurazione dei risultati dell’attivita’ posta in
essere.
3. I programmi di azione di cui al comma 2, inoltre, avranno come
principali destinatari gli utenti esterni, ove individuabili, ovvero
gli utenti interni, quali destinatari di specifiche attivita’ poste
in essere da altri uffici della medesima amministrazione, in
relazione alle competenze di ciascuno.
4. Nella programmazione delle attivita’ da porre in essere, si
dovranno prendere in considerazione anche specifiche aree di
risultato concernenti:
a) il miglioramento delle prestazioni legate ai servizi
istituzionali, con particolare riguardo alla valorizzazione
dell’attivita’ di supporto alle funzioni di impulso, indirizzo e
coordinamento di competenza della Presidenza del Consiglio;
b) la promozione ed il potenziamento dei processi di innovazione
organizzativa e tecnologica che garantiscano il rispetto di elevati
standard di qualita’;
c) l’ ottimizzazione delle attivita’ di progettazione, coordinamento,
monitoraggio e verifica degli indirizzi politici generali e delle
politiche settoriali del Governo, attribuite alla Presidenza del
Consiglio;
d) lo sviluppo di procedure che consentano la semplificazione delle
modalita’ di espletamento delle attivita’, anche in riferimento ad
una piu’ agevole fruibilita’ e ad una riduzione dei tempi di
svolgimento delle stesse;
e) il conseguimento di obiettivi di efficienza ed economicita’ nella
gestione delle risorse assegnate.
5. In questo quadro di riferimento, la Presidenza assicura
l’istituzione di un sistema di valutazione delle proprie attivita’
ispirato a principi e criteri altamente idonei ad evitare che il
medesimo abbia una valenza meramente formale ed a favorire la
concreta verifica della gestione delle risorse utilizzate e della
corrispondenza di tali attivita’ ad oggettivi standard di qualita’.
6. In sede di attuazione del sistema di valutazione, la Presidenza
dovra’, in ogni caso, tenere presenti le seguenti metodologie:
– individuazione e quantificazione degli obiettivi da conseguire;
– identificazione dei processi nei quali si articola l’azione;
– individuazione delle risorse necessarie, con particolare riguardo
alle competenze ed alle professionalita’ coinvolte;
– indicazione dei dirigenti responsabili delle strutture interessate
e degli obiettivi ad essi assegnati.
7. Con cadenza annuale, la Presidenza deve procedere alla valutazione
dei risultati ottenuti, anche attraverso la misurazione della
maggiore produttivita’ conseguita, nonche’ del grado di miglioramento
e di innovazione raggiunto, verificandone la implementazione sotto il
profilo qualitativo e quantitativo. La valutazione finale puo’ essere
preceduta da fasi intermedie di verifica del processo di
conseguimento degli obiettivi prefissati, che possono consentire
eventuali interventi correttivi, in presenza di scostamenti o
criticita’, e limitare i casi di mancato raggiungimento degli stessi.
8. La Presidenza deve rendere conto degli esiti della procedura di
valutazione in termini di risultati conseguiti, costi sostenuti,
risorse umane impiegate, assicurandone la piu’ ampia trasparenza e
pubblicita’. Tali risultati vengono utilizzati dall’Amministrazione
anche per definire successive misure di miglioramento dell’attivita’.
9. La verifica dell’attivita’ amministrativa nel suo complesso, come
delineata nei precedenti commi, costituisce anche un elemento
essenziale, che potra’ favorire una valutazione delle
strutture/uffici e di tutto il personale, effettivamente improntata
ai canoni di oggettivita’ e trasparenza.

CAPO III

LA VALUTAZIONE DEI DIRIGENTI

Art. 5

Il sistema di valutazione

1. Nel quadro della valutazione e misurazione dell’attivita’
amministrativa e dei servizi pubblici, di cui all’art. 4 (Principi
generali) la Presidenza attribuisce particolare rilievo alla
valutazione dei dirigenti e alla loro responsabilita’ in merito al
raggiungimento degli obiettivi prefissati nell’incarico conferito, ai
sensi di quanto previsto dalle disposizioni legislative e
contrattuali vigenti.
2. In relazione a quanto previsto al comma 1, la Presidenza, con il
DPCM previsto dall’art. 74, comma 3, del d.lgs. n. 150 del 2009,
adotta un sistema di valutazione permanente delle prestazioni di
tutto il personale dirigenziale, e definisce i criteri generali che
informano le procedure di valutazione dei dirigenti e dei relativi
risultati di gestione, tenendo conto di quanto previsto dai
successivi commi del presente articolo.
3. La Presidenza, privilegiando l’utilizzazione di dati oggettivi,
definisce meccanismi e strumenti di monitoraggio e valutazione dei
costi, dei rendimenti e dei risultati dell’attivita’ svolta dai
dirigenti, in relazione alle direttive, ai programmi e agli obiettivi
da perseguire correlati alle risorse umane, finanziarie e strumentali
effettivamente rese disponibili.
4. La valutazione ha per oggetto la prestazione lavorativa tenuta dal
dirigente nell’espletamento dell’incarico affidato, con riguardo ai
risultati conseguiti ed alla capacita’ professionale espressa. Tali
elementi sono, altresi’, ricollegati:
• alle direttive emanate dall’organo di direzione politica e agli
obiettivi gestionali ed istituzionali assegnati, anche in termini di
apprezzabile e significativo miglioramento conseguito;
• ai parametri qualitativi individuati in relazione alle funzioni di
impulso, indirizzo e coordinamento della Presidenza e delle
specifiche attivita’ in cui le stesse si concretizzano;
• ai comportamenti organizzativi ed alla capacita’ di gestire con
efficienza le risorse finanziarie e strumentali assegnate, nonche’
curare, in particolare, la gestione e l’ottimale utilizzo delle
risorse umane, nella piu’ ampia trasparenza e pubblicita’;
• all’attitudine all’innovazione, con particolare riferimento
all’attuazione di modifiche organizzative, tecnologiche e di servizio
ed alla partecipazione attiva ai processi di cambiamento
organizzativo.
5. Per quanto non previsto dal presente articolo si rinvia all’art.
21 del CCNL del 13 aprile 2006.

Art. 6

Effetti della valutazione

1. La valutazione e’ finalizzata a valorizzare le competenze e le
capacita’ professionali del dirigente al fine del miglioramento
qualitativo e quantitativo dei servizi, nel quadro dell’ottimale
perseguimento dei fini istituzionali della Presidenza.
2. La Presidenza tiene conto degli esiti della valutazione ai fini:
a) dell’affidamento degli incarichi o della conferma o revoca, anche
in corso di contratto, di quelli gia’ ricoperti, secondo i criteri e
la disciplina di cui all’art. 3 (Conferimento incarichi
dirigenziali);
b) dell’affidamento di incarichi dirigenziali di fascia economica
superiore o di livello generale, secondo la disciplina dell’art. 3
(Conferimento incarichi dirigenziali);
c) dell’erogazione della retribuzione di risultato, secondo la
disciplina dell’art. 32 (Criteri per l’erogazione della retribuzione
di risultato dei dirigenti di seconda fascia);
d) dell’applicazione delle misure di cui all’art. 7 (Fattispecie di
responsabilita’ dirigenziale), nel caso in cui essa abbia contenuti
negativi a seguito dell’accertamento della responsabilita’
dirigenziale.

CAPO IV

RESPONSABILITA’ DIRIGENZIALE

Art. 7

Fattispecie di responsabilita’ dirigenziale

1. Qualora a seguito dell’espletamento delle procedure di valutazione
della prestazione dei dirigenti venga accertata l’ipotesi di
responsabilita’ dirigenziale, ai sensi dell’art. 21 del D.Lgs. n. 165
del 2001, in relazione all’inosservanza delle direttive impartite o
al mancato raggiungimento degli obiettivi nella gestione finanziaria,
tecnica, organizzativa ed amministrativa, si determina una
valutazione non positiva.
2. Nelle ipotesi di cui al comma 1, in relazione alla gravita’ dei
casi, la Presidenza adotta, per il personale dirigenziale a tempo
indeterminato, una delle seguenti misure:
a) affidamento di un incarico dirigenziale con un valore di
retribuzione di posizione immediatamente inferiore, compatibilmente
con le disponibilita’ organiche;
b) revoca dell’incarico e collocamento dei dirigenti a disposizione
dei ruoli, di cui all’art. 23 del D.Lgs. n. 165 del 2001, per un
periodo massimo di due anni, secondo la disciplina dell’art. 8
(Collocamento del dirigente a disposizione dei ruoli);
c) recesso dal rapporto di lavoro, nei casi di particolare gravita’,
secondo la disciplina dell’art. 9 (Recesso per responsabilita’
dirigenziale).
3. Qualora l’incarico dirigenziale sia stato conferito con contratto
a termine ai sensi dell’art. 19, comma 6 del d. lgs. n. 165 del 2001,
la valutazione negativa di cui al comma 1, espressa prima della
scadenza dell’incarico o al termine dello stesso, comporta:
a) per i dipendenti della stessa o di altre pubbliche
amministrazioni, la risoluzione del rapporto di lavoro dirigenziale
e, rispettivamente, la restituzione al profilo di inquadramento
ovvero il rientro presso le amministrazioni di appartenenza nella
posizione lavorativa precedentemente ricoperta;
b) per gli estranei alla pubblica amministrazione la revoca
dell’incarico e la risoluzione del rapporto di lavoro.

Art. 8

Collocamento del dirigente a disposizione dei ruoli

1. Il dirigente, secondo la disciplina dell’art. 21, comma 1 del
d.lgs. n. 165 del 2001, secondo periodo, puo’ essere collocato a
disposizione dei ruoli, per una durata massima di due anni.
2. Durante il periodo di collocamento a disposizione dei ruoli, di
cui al comma 1, il dirigente interessato ha diritto al solo
trattamento economico stipendiale di cui agli artt. 23 e 26
(Trattamento economico fisso dei dirigenti di prima e seconda
fascia); nello stesso periodo il dirigente e’ tenuto ad accettare
eventuali incarichi dirigenziali proposti dalla amministrazione di
appartenenza. L’ingiustificata mancata accettazione dell’incarico
comporta il recesso da parte dell’amministrazione, ai sensi dell’art.
9 (Recesso per responsabilita’ dirigenziale).
3. L’accettazione del nuovo incarico di cui al comma 2, determina il
venire meno del collocamento a disposizione disposto ai sensi del
comma 1 ed al dirigente sono corrisposte la retribuzione di posizione
e quella di risultato ad esso relative.
4. Prima della scadenza del periodo massimo di due anni di
collocamento a disposizione, puo’ trovare applicazione la disciplina
della risoluzione consensuale, ai sensi dell’art. 40 del CCNL del 13
aprile 2006; in tal caso l’importo della indennita’ supplementare di
cui al comma 2, dello stesso art. 40, non puo’ superare un valore
corrispondente a 12 mensilita’ del solo stipendio tabellare. Tale
importo non e’ pensionabile e non e’ utile ai fini del trattamento di
fine servizio e di quello di fine rapporto.

Art. 9

Recesso per responsabilita’ dirigenziale

1. La responsabilita’ particolarmente grave, accertata con le
procedure di valutazione adottate nel rispetto delle disposizioni
vigenti in materia, costituisce giusta causa di recesso. Nelle more
dell’attuazione dell’art. 74, comma 3 del d.lgs. n. 150 del 2009, la
responsabilita’ particolarmente grave e’ correlata ad una delle
seguenti ipotesi, da applicare in via alternativa:
a) al mancato raggiungimento di obiettivi particolarmente rilevanti
per il conseguimento dei fini istituzionali dell’amministrazione,
previamente individuati nei documenti di programmazione e formalmente
assegnati al dirigente;
b) alla inosservanza delle direttive generali per l’attivita’
amministrativa e la gestione, formalmente comunicate al dirigente, i
cui contenuti siano stati espressamente qualificati di rilevante
interesse.
L’annullamento delle predette procedure di accertamento della
responsabilita’ fa venir meno il recesso.
2. Prima di formalizzare il recesso, la Presidenza contesta per
iscritto l’addebito convocando l’interessato, per una data non
anteriore al quinto giorno dal ricevimento della contestazione, per
essere sentito a sua difesa. Il dirigente puo’ farsi assistere da un
rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce
mandato o da un legale di sua fiducia. Ove lo ritenga necessario, la
Presidenza, in concomitanza con la contestazione, puo’ disporre la
sospensione dal lavoro del dirigente, per un periodo non superiore a
30 giorni, con la corresponsione del trattamento economico
complessivo in godimento e la conservazione dell’anzianita’ di
servizio.
3. Resta fermo quanto previsto dall’art. 22 del d.lgs. n. 165 del
2001.

CAPO V

RESPONSABILITA’ DISCIPLINARE

Art. 10

Principi generali

1. In considerazione dei contenuti professionali e delle particolari
responsabilita’ che caratterizzano la funzione del dirigente della
Presidenza del Consiglio il cui ruolo e’ strettamente connesso alle
specifiche connotazioni dell’attivita’ di Governo nonche’
all’ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri che
discende dall’art. 95 della Costituzione, dalla legge n. 400 del 1988
e dal d.lgs. n. 303 del 1999, si riconosce il particolare rilievo al
rapporto fiduciario tra il dirigente stesso e la Presidenza. A tale
rapporto, da parte del dirigente, deve corrispondere un comportamento
di assoluta coerenza con i valori e gli obiettivi
dell’Amministrazione, la massima imparzialita’ dell’attivita’
amministrativa, la piu’ assoluta riservatezza e la piu’ integerrima
condotta sia all’interno che all’esterno dell’Amministrazione.
2. In tale ambito, al fine di assicurare una migliore funzionalita’
ed operativita’ dell’attivita’ della Presidenza, sono individuate
specifiche fattispecie di responsabilita’ disciplinare per la
dirigenza nonche’ il relativo sistema sanzionatorio, con la garanzia
di adeguate tutele per il dirigente, tenuto conto della distinzione
tra le funzioni di indirizzo e controllo e le funzioni di gestione
amministrativa.
3. La responsabilita’ disciplinare, di cui al precedente comma,
attiene alla violazione degli obblighi di comportamento e resta
distinta dalla responsabilita’ dirigenziale, che viene accertata
secondo le procedure definite nell’ambito del sistema di valutazione,
nel rispetto della normativa vigente. Restano ferme le altre forme di
responsabilita’ di cui all’art. 55, comma 2, primo periodo, del
D.Lgs. n. 165 del 2001, che hanno distinta e specifica valenza
rispetto alla responsabilita’ disciplinare.

Art. 11

Obblighi del dirigente

1. Il dirigente conforma la sua condotta al dovere costituzionale di
servire la Repubblica con impegno e responsabilita’ e di rispettare i
principi di buon andamento, imparzialita’ e trasparenza
dell’attivita’ amministrativa nonche’ quelli di leale collaborazione,
di diligenza e fedelta’ di cui agli artt. 2104 e 2105 del codice
civile, anteponendo il rispetto della legge e l’interesse pubblico
agli interessi privati propri ed altrui.
2. Nello svolgimento della propria attivita’, il dirigente assicura
il rispetto della legge, nonche’ l’osservanza delle direttive
generali e di quelle impartite dall’Amministrazione, organizzando ed
assicurando il tempo di lavoro e la presenza in servizio in relazione
alle esigenze della struttura ed all’espletamento dell’incarico
affidato.
3. Il dirigente e’ tenuto ad instaurare un rapporto di fiducia e di
collaborazione con gli altri dirigenti, con il personale addetto alla
struttura, nonche’ con le altre amministrazioni, astenendosi da
comportamenti lesivi della dignita’ della persona o che, comunque,
possono nuocere all’immagine della Presidenza.
4. Il dirigente sovrintende, nell’esercizio del proprio potere
direttivo, al corretto espletamento dell’attivita’ del personale,
anche di livello dirigenziale, assegnato alla struttura, nonche’ al
rispetto delle norme del codice di comportamento e disciplinare, ivi
compresa l’attivazione dell’azione disciplinare.
5. Nell’espletamento delle proprie funzioni, il dirigente mantiene
una condotta uniformata a principi di correttezza, astenendosi,
altresi’, dal partecipare all’adozione di decisioni o ad attivita’
che possano coinvolgere direttamente o indirettamente interessi
finanziari o non finanziari propri, del coniuge, dei parenti e degli
affini fino al quarto grado e dei conviventi.
6. Il dirigente garantisce il rispetto delle norme vigenti in materia
di riservatezza e protezione dei dati personali, trasparenza ed
accesso all’attivita’ amministrativa, informazione all’utenza,
autocertificazione, nonche’ protezione degli infortuni e sicurezza
sul lavoro, nonche’ di segreto d’ufficio, cosi’ come disciplinato
dagli ordinamenti delle singole amministrazioni, ai sensi dell’art.
24 della legge 7 agosto 1990, n. 241. Il dirigente e’, altresi’,
tenuto, ad informare l’Amministrazione di essere stato rinviato a
giudizio o che nei suoi confronti e’ esercitata l’azione penale.
7. Il dirigente si attiene, altresi’, ai principi ed alle regole
contenute nel codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche
amministrazioni, adottato con Decreto della Presidenza del Consiglio
dei Ministri – 28 novembre 2000, che viene allegato al presente CCNL
(Allegato 1). Al fine di salvaguardare la specificita’ dei propri
obiettivi istituzionali, la Presidenza, con apposito provvedimento,
puo’ disporre integrazioni e specificazioni delle previsioni del
suddetto codice, ai sensi dell’art. 54, comma 5, del d.lgs. n. 165
del 2001.

Art. 12

Sanzioni e procedure disciplinari

1. Le violazioni, da parte dei dirigenti, degli obblighi disciplinati
nell’art. 11 (obblighi del dirigente), secondo la gravita’
dell’infrazione, previo procedimento disciplinare, danno luogo
all’applicazione delle seguenti sanzioni:
a) sanzione pecuniaria da un minimo di € 200,00 ad un massimo di €
500,00;
b) sospensione dal servizio con privazione della retribuzione,
secondo le previsioni dell’art. 13 (Codice disciplinare);
c) licenziamento con preavviso;
d) licenziamento senza preavviso.
2. Per le infrazioni cui sono applicabili le sanzioni previste al
comma 1, lett. a) e lett. b), con riferimento alla sospensione dal
servizio fino a 10 giorni, il titolare della struttura in cui il
dirigente presta servizio provvede alla contestazione dell’addebito
ed alla convocazione per l’espletamento del contraddittorio,
istruisce il procedimento disciplinare ed applica la sanzione. Le
medesime funzioni sono svolte dall’ufficio competente per i
procedimenti disciplinari, cosi’ come individuato dalla Presidenza,
con riguardo all’applicazione delle sanzioni disciplinari di cui al
comma 1, lett. b), con riferimento alla sospensione dal servizio
superiore a 10 giorni, lett. c) e d). Resta fermo quanto previsto
dall’art. 55, comma 4, del D.Lgs. n. 165 del 2001 in merito
all’individuazione del soggetto competente nelle specifiche ipotesi
di illeciti disciplinari ivi indicate.
3. Il titolare della struttura ai sensi del comma 2 procede alla
contestazione scritta dell’addebito, che deve basarsi su riscontri
obiettivi, entro 20 giorni dalla data di acquisizione della notizia
dell’avvenuta violazione. A seguito della contestazione
dell’addebito, il titolare della struttura convoca, per iscritto e
con un preavviso di almeno 10 giorni, il dirigente interessato per
l’esperimento della fase del contraddittorio.
4. Il dirigente interessato puo’ farsi assistere da un procuratore o
da un rappresentante dell’associazione sindacale cui egli aderisce o
conferisce mandato. Ove il dirigente, in caso di grave ed oggettivo
impedimento, non possa essere presente all’audizione, lo stesso,
entro il termine fissato dal responsabile della struttura ai sensi
del comma 3, secondo periodo, puo’ chiedere un rinvio oppure, se non
intende presentarsi, puo’ inviare una memoria scritta con le proprie
controdeduzioni, nel rispetto del medesimo termine.
5. Il titolare della struttura, sulla base degli accertamenti
effettuati e delle controdeduzioni addotte dal dirigente interessato
o delle memorie scritte prodotte dallo stesso, irroga la sanzione
applicabile, nel rispetto dei principi e criteri di cui all’art. 13 (
Codice disciplinare). Nel caso in cui sia accertata l’infondatezza o
l’irrilevanza degli addebiti ovvero l’inesistenza dei fatti a
fondamento degli stessi, il titolare della struttura dispone
l’archiviazione del procedimento per le predette ragioni, dandone
tempestiva comunicazione all’interessato. In ogni caso il
procedimento disciplinare si conclude entro 60 giorni dalla
contestazione dell’addebito.
6. In caso di sanzioni di maggiore gravita’, di cui al comma 1, lett.
b), con riferimento alla sospensione dal servizio superiore a 10
giorni, lett. c) e d), il titolare della struttura in cui il
dirigente lavora, entro 5 giorni dalla notizia, segnala all’Ufficio
competente per i procedimenti disciplinari, i fatti da contestare al
dirigente per l’istruzione del procedimento disciplinare, dandone
contestuale comunicazione all’interessato. In caso di mancata
segnalazione nel termine predetto si dara’ corso all’accertamento
della responsabilita’ del soggetto tenuto alla comunicazione.
7. Qualora anche nel corso del procedimento, gia’ avviato con la
contestazione, emerga che la sanzione da applicare non sia di sua
competenza, il responsabile della struttura, entro 5 giorni,
trasmette tutti gli atti all’ufficio competente, dandone contestuale
comunicazione all’interessato. Il procedimento prosegue senza
soluzione di continuita’ presso quest’ultimo ufficio, secondo quanto
previsto dal comma seguente, e senza ripetere la contestazione
scritta dell’addebito. In caso di mancata comunicazione nel termine
predetto si applica quanto previsto in tema di responsabilita’ al
comma 6, ultimo periodo.
8. Nei casi di cui al comma 6, l’Ufficio competente per i
procedimenti disciplinari contesta l’addebito al dirigente entro
quaranta giorni dalla data di ricezione degli atti trasmessi ai sensi
dei predetti commi ovvero dalla data nella quale l’ufficio ha
altrimenti acquisito notizia dell’infrazione, lo convoca per il
contraddittorio, con un preavviso di almeno venti giorni, istruisce e
conclude il procedimento disciplinare, secondo le modalita’ previste
ai commi da 3 a 5. In ogni caso, il procedimento disciplinare si
conclude entro 120 giorni dalla data di prima acquisizione della
notizia della violazione.
9. Qualora, per impedimento del dipendente, si sia verificato un
differimento superiore ai 10 giorni del termine per l’espletamento
del contraddittorio, il termine per la conclusione del procedimento
disciplinare, di cui ai commi 5 e 8, e’ prorogato in misura
corrispondente. Il differimento puo’ essere disposto una sola volta
nell’ambito del procedimento disciplinare.
10. La violazione dei termini previsti dal presente articolo, ad
eccezione di quello indicato ai commi 6 e 7, comporta, per
l’amministrazione, la decadenza dall’azione disciplinare, ovvero, per
il dirigente, dall’esercizio del diritto di difesa.
11. Al dirigente o, su espressa delega, alla persona che lo assiste
ai sensi del comma 4, e’ consentito l’accesso, anche per l’estrazione
di copia, a tutti gli atti riguardanti il procedimento a suo carico.
Nell’ambito del procedimento disciplinare, le comunicazioni destinate
al dipendente sono effettuate tramite la posta elettronica
certificata, se il dipendente dispone di idonea casella di posta, la
consegna a mani, ovvero tramite l’utilizzo di un numero di fax, di
cui egli o il suo procuratore abbia la disponibilita’, per la
comunicazioni successive alla contestazione dell’addebito o, infine,
attraverso la raccomandata postale con ricevuta di ritorno.
12. In caso di trasferimento del dirigente, a qualunque titolo, in
un’altra amministrazione pubblica, il procedimento disciplinare e’
avviato o concluso o la sanzione e’ applicata presso quest’ultima. In
tali casi i termini per la contestazione dell’addebito o per la
conclusione del procedimento, se ancora pendenti, sono interrotti e
riprendono a decorrere alla data del trasferimento.
13. In caso di dimissioni del dirigente, se per l’infrazione commessa
e’ prevista la sanzione del licenziamento o se comunque e’ stata
disposta la sospensione cautelare dal servizio, il procedimento
disciplinare ha egualmente corso secondo le disposizioni del presente
articolo e le determinazioni conclusive sono assunte ai fini degli
effetti giuridici non preclusi dalla cessazione del rapporto di
lavoro.
14. Non puo’ tenersi conto, ai fini di altro procedimento
disciplinare, delle sanzioni disciplinari decorsi due anni dalla loro
applicazione.
15. I provvedimenti cui al presente articolo non sollevano il
dirigente dalle eventuali responsabilita’ di altro genere nelle quali
egli sia incorso, compresa la responsabilita’ dirigenziale, che
verra’ accertata nelle forme previste dal sistema di valutazione.

Art. 13

Codice disciplinare

1. Nel rispetto del principio di gradualita’ e proporzionalita’ delle
sanzioni in relazione alla gravita’ della mancanza, sono fissati i
seguenti criteri generali riguardo il tipo e l’entita’ di ciascuna
delle sanzioni:
– la intenzionalita’ del comportamento, il grado di negligenza ed
imperizia, la rilevanza della inosservanza degli obblighi e delle
disposizioni violate;
– le responsabilita’ connesse con l’incarico dirigenziale ricoperto,
nonche’ con la gravita’ della lesione del prestigio dell’
Amministrazione o con l’entita’ del danno provocato a cose o a
persone, ivi compresi gli utenti;
– l’eventuale sussistenza di circostanze aggravanti o attenuanti,
anche connesse al comportamento tenuto complessivamente dal dirigente
o al concorso nella violazione di piu’ persone.
2. La recidiva nelle mancanze previste ai commi 4, 5, e 6, gia’
sanzionate nel biennio di riferimento, comporta una sanzione di
maggiore gravita’ tra quelle individuate nell’ambito dei medesimi
commi.
3. Al dirigente responsabile di piu’ mancanze compiute con unica
azione od omissione o con piu’ azioni od omissioni tra loro collegate
ed accertate con un unico procedimento, e’ applicabile la sanzione
prevista per la mancanza piu’ grave se le suddette infrazioni sono
punite con sanzioni di diversa gravita’.
4. La sanzione disciplinare pecuniaria da un minimo di € 200,00 ad un
massimo di € 500,00, si applica, graduando l’entita’ della stessa in
relazione ai criteri del comma 1, nei casi di:
a) inosservanza degli obblighi di cui all’art. 11 (obblighi del
dirigente), comma 2, ove non ricorrano le fattispecie considerate
nell’art. 55-quater, comma 1, lett. A) del D.Lgs. n. 165 del 2001;
b) condotta, negli ambienti di lavoro, non conforme ai principi di
correttezza verso i componenti degli organi di vertice
dell’Amministrazione, gli altri dirigenti, i dipendenti o nei
confronti degli utenti, ove individuabili, o terzi;
c) alterchi negli ambienti di lavoro, anche con utenti, ove
individuabili, o terzi;
d) violazione degli obblighi di cui all’art. 3 del Codice di
comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni,
allegato al presente CCNL;
e) inosservanza degli obblighi previsti in materia di segreto di
ufficio, di prevenzione degli infortuni o di sicurezza del lavoro,
anche se non ne sia derivato danno o disservizio per l’
Amministrazione o per gli utenti, ove individuabili;
f) violazione dell’obbligo di comunicare di essere stato rinviato a
giudizio o che nei suoi confronti e’ stata esercitata l’azione
penale.
L’importo delle ritenute per la sanzione pecuniaria e’ introitato dal
bilancio dell’Amministrazione.
5. La sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con
privazione della retribuzione da unminimo di 3 giorni fino ad un
massimo di sei mesi, si applica, graduando l’entita’ della sanzione
in relazione ai criteri di cui al comma 1, per:
a) recidiva nel biennio delle mancanze previste nei commi 4, 5, e
5-bis, quando sia stata gia’ comminata la sanzione massima oppure
quando le mancanze previste dai medesimi commi si caratterizzano per
una particolare gravita’;
b) minacce, ingiurie gravi, calunnie o diffamazioni verso il
pubblico, altri dirigenti o dipendenti ovvero alterchi con vie di
fatto negli ambienti di lavoro, anche con utenti, ove individuabili;
c) manifestazioni ingiuriose nei confronti dell’Amministrazione salvo
che siano espressione della liberta’ di pensiero, ai sensi dell’art.1
della legge n. 300 del 1970;
d) tolleranza di irregolarita’ in servizio, di atti di indisciplina,
di contegno scorretto o di abusi di particolare gravita’ da parte del
personale dipendente;
e) salvo che non ricorrano le fattispecie considerate nell’art.
55-quater, comma 1, lett.b) del D.Lgs. n. 165 del 2001, assenza
ingiustificata dal servizio o arbitrario abbandono dello stesso; in
tali ipotesi l’entita’ della sanzione e’ determinata in relazione
alla durata dell’assenza o dell’abbandono del servizio, al
disservizio determinatosi, alla gravita’ della violazione degli
obblighi del dirigente, agli eventuali danni causati
all’Amministrazione, agli utenti, ove individuabili, o ai terzi;
f) occultamento da parte del dirigente di fatti e circostanze
relativi ad illecito uso, manomissione, distrazione o sottrazione di
somme o beni di pertinenza dell’ Amministrazione o ad esso affidati;
g) qualsiasi comportamento dal quale sia derivato grave danno
all’Amministrazione o a terzi, salvo quanto previsto dall’art.
55-sexies, comma 1, del d.lgs. n. 165 del 2001;
h) atti o comportamenti aggressivi, ostili e denigratori che assumano
forme di violenza morale o di persecuzione psicologica nei confronti
di dirigenti o altri dipendenti;
i) atti, comportamenti o molestie, anche di carattere sessuale,
lesivi della dignita’ della persona;
j) grave e ripetuta inosservanza dell’obbligo di provvedere entro i
termini fissati per ciascun provvedimento, ai sensi di quanto
previsto dall’art. 7, comma 2, della legge n. 69 del 2009.
6. Sono fatte salve le ipotesi di sospensione dal servizio con
privazione della retribuzione previste dalle vigenti disposizioni
legislative, anche con riferimento al d.lgs. n. 150 del 2009.
7. Ferma la disciplina in tema di licenziamento per giusta causa o
giustificato motivo, la sanzione disciplinare del licenziamento si
applica:
1) con preavviso per:
a) le ipotesi considerate dall’art. 55-quater, comma 1, lett.b) e c)
del D.Lgs. n.165 del 2001;
b) recidiva plurima, in una delle mancanze previste ai commi 4, 5, e
6, anche se di diversa natura, o recidiva, nel biennio, in una
mancanza che abbia gia’ comportato l’applicazione della sanzione
massima di sei mesi di sospensione dal servizio;
2) senza preavviso per:
a) le ipotesi considerate nell’art. 55-quater, comma 1, lett. a), d),
e) ed f) del D.Lgs. n. 165 del 2001;
b) commissione di gravi fatti illeciti di rilevanza penale, ivi
compresi quelli che possono dar luogo alla sospensione cautelare,
secondo la disciplina dell’art. 15 (Sospensione cautelare in caso di
procedimento penale), fatto salvo quanto previsto dall’art. 16, comma
1 (Rapporto tra procedimento disciplinare e procedimento penale);
c) condanna, anche non passata in giudicato, per:
1. i delitti gia’ indicati nell’art. 58, comma 1, lett. a), b)
limitatamente all’art. 316 del codice penale, lett. c), d) ed e), e
nell’art. 59, comma 1, lett. a), limitatamente ai delitti gia’
indicati nell’art. 58, comma 1, lett. a) e all’art. 316 del codice
penale, lett. b) e c), del D. Lgs. n. 267 del 2000;
2. gravi delitti commessi in servizio;
3. delitti previsti dall’art. 3, comma 1 della legge 27 marzo 2001 n.
97;
d) recidiva plurima di sistematici e reiterati atti o comportamenti
aggressivi, ostili e denigratori che assumano anche forme di violenza
morale o di persecuzione psicologica nei confronti di dirigenti o
altri dipendenti;
e) recidiva plurima di atti, comportamenti o molestie, anche di
carattere sessuale, lesivi della dignita’ della persona.
8. Le mancanze non espressamente previste nei commi da 4 a 7 sono
comunque sanzionate secondo i criteri di cui al comma 1, facendosi
riferimento, quanto all’individuazione dei fatti sanzionabili, agli
obblighi dei dirigenti di cui all’art. 11 (Obblighi del dirigente)
quanto al tipo e alla misura delle sanzioni, ai principi desumibili
dai commi precedenti.
9. Al codice disciplinare di cui al presente articolo, deve essere
data la massima pubblicita’, mediante pubblicazione sul sito
istituzionale dell’Amministrazione, secondo le previsioni dell’art.
55, comma 2, ultimo periodo, del D.Lgs. n.165 del 2001.
10. In sede di prima applicazione del presente CCNL, il codice
disciplinare deve essere obbligatoriamente reso pubblico nelle forme
di cui al comma 9, entro 15 giorni dalla data di stipulazione del
CCNL e si applica dal quindicesimo giorno successivo a quello della
sua pubblicazione.

Art. 14

Sospensione cautelare in corso di procedimento disciplinare

1. La Presidenza, qualora ritenga necessario espletare ulteriori
accertamenti su fatti addebitati al dirigente, in concomitanza con la
contestazione e previa puntuale informazione al dirigente, puo’
disporre la sospensione dal lavoro dello stesso dirigente, per un
periodo non superiore a trenta giorni, con la corresponsione del
trattamento economico complessivo in godimento.
2. Qualora il procedimento disciplinare si concluda con la sanzione
disciplinare della sospensione dal servizio con privazione della
retribuzione, il periodo dell’allontanamento cautelativo deve essere
computato nella sanzione, ferma restando la privazione della
retribuzione limitata agli effettivi giorni di sospensione irrogati.
3. Il periodo trascorso in allontanamento cautelativo, escluso quello
computato come sospensione dal servizio, e’ valutabile agli effetti
dell’anzianita’ di servizio.

Art. 15

Sospensione cautelare in caso di procedimento penale

1. Il dirigente colpito da misura restrittiva della liberta’
personale e’ obbligatoriamente sospeso dal servizio, con sospensione
dell’incarico dirigenziale conferito e privazione della retribuzione,
per tutta la durata dello stato di restrizione della liberta’, salvo
che la Presidenza non proceda direttamente ai sensi dell’art. 13,
comma 7, punto 2 (Codice disciplinare).
2. Il dirigente puo’ essere sospeso dal servizio con privazione della
retribuzione e con sospensione dell’incarico anche nel caso in cui
sia sottoposto a procedimento penale, anche se non comporti la
restrizione della liberta’ personale o questa sia comunque cessata,
qualora la Presidenza disponga, ai sensi dell’art. 55-ter del D.lgs.
n. 165 del 2001, la sospensione del procedimento disciplinare fino a
termine di quello penale, ai sensi dell’art. 16 (Rapporto tra
procedimento disciplinare e procedimento penale).
3. Resta fermo l’obbligo di sospensione del dirigente in presenza dei
casi gia’ previsti dagli artt. 58, comma 1, lett. a), b),
limitatamente all’art. 316 del codice penale, lett. c), d) ed e), e
59, comma 1, lett. a), limitatamente ai delitti gia’ indicati
nell’art. 58 comma 1, lett. a) e all’art. 316 del codice penale,
lett. b), e c), del D. Lgs .n. 267 del 2000. E’fatta salva
l’applicazione dell’art. 13, comma 7, punto 2 (Codice disciplinare),
qualora la Presidenza non disponga, ai sensi dell’art. 55-ter del
D.lgs. n. 165 del 2001, la sospensione del procedimento disciplinare
fino al termine di quello penale, ai sensi dell’art. 16 (Rapporto tra
procedimento disciplinare e procedimento penale).
4. Nel caso dei delitti previsti all’art. 3, comma 1, della legge n.
97 del 2001, trova applicazione la disciplina ivi stabilita. Per i
medesimi delitti, qualora intervenga condanna anche non definitiva,
ancorche’ sia concessa la sospensione condizionale della pena, trova
applicazione l’art. 4, comma 1, della citata legge n. 97 del 2001.
Resta ferma, in ogni caso, l’applicabilita’ dell’art. 13, comma 7,
punto 2 (Codice disciplinare), qualora la Presidenza non disponga la
sospensione del procedimento disciplinare fino al termine di quello
penale, ai sensi dell’art. 16 (Rapporto tra procedimento disciplinare
e procedimento penale).
5. Nei casi indicati ai commi precedenti si applica comunque quanto
previsto dall’art. 16 in tema di rapporti tra procedimento
disciplinare e procedimento penale.
6. Ove la Presidenza proceda all’applicazione della sanzione di cui
all’art. 13, comma 7, punto 2, (Codice disciplinare) la sospensione
del dirigente disposta ai sensi del presente articolo conserva
efficacia fino alla conclusione del procedimento disciplinare. Negli
altri casi, la sospensione dal servizio eventualmente disposta a
causa di procedimento penale conserva efficacia, se non revocata, per
un periodo non superiore a cinque anni. Decorso tale termine, essa e’
revocata ed il dirigente e’ riammesso in servizio, salvo i casi nei
quali, in presenza di reati che comportano l’applicazione dell’art.
13, comma 7, punto 2 (Codice disciplinare), la Presidenza ritenga che
la permanenza in servizio del dirigente provochi un pregiudizio alla
credibilita’ della stessa a causa del discredito che da tale
permanenza potrebbe derivarle da parte dei cittadini e/o comunque,
per ragioni di opportunita’ ed operativita’ della Presidenza stessa.
In tal caso, puo’ essere disposta, per i suddetti motivi, la
sospensione dal servizio, che sara’ sottoposta a revisione con
cadenza biennale. Ove il procedimento disciplinare sia stato
eventualmente sospeso fino all’esito del procedimento penale, ai
sensi dell’art. 16 (Rapporto tra procedimento disciplinare e
procedimento penale), tale sospensione puo’ essere prorogata, ferma
restando in ogni caso l’applicabilita’ dell’art. 13, comma 7, punto 2
(Codice disciplinare).
7. Al dirigente sospeso dal servizio ai sensi del presente articolo
sono corrisposti un’indennita’ alimentare pari al 50% dello stipendio
tabellare, la retribuzione individuale di anzianita’ o il maturato
economico annuo, ove spettanti, e gli eventuali assegni familiari,
qualora ne abbia titolo.
8. Nel caso di sentenza penale definitiva di assoluzione, pronunciata
con la formula “il fatto non sussiste” o “l’imputato non lo ha
commesso”, quanto corrisposto, durante il periodo di sospensione
cautelare, a titolo di assegno alimentare verra’ conguagliato con
quanto dovuto al dirigente se fosse rimasto in servizio, tenendo
conto anche della retribuzione di posizione in godimento all’atto
della sospensione. Ove il procedimento disciplinare riprenda per
altre infrazioni, ai sensi dell’art. 16, comma 2, secondo periodo,
(Rapporto tra procedimento disciplinare e procedimento penale) il
conguaglio dovra’ tener conto delle sanzioni eventualmente applicate.
9. In tutti gli altri casi di riattivazione del procedimento
disciplinare a seguito di condanna penale, ove questo si concluda con
una sanzione diversa dal licenziamento, quanto corrisposto al
dirigente precedentemente sospeso viene conguagliato quanto dovuto se
fosse stato in servizio, tenendo conto anche della retribuzione di
posizione in godimento all’atto della sospensione; dal conguaglio
sono esclusi i periodi di sospensione del comma 1 e quelli
eventualmente inflitti a seguito del giudizio disciplinare
riattivato.

Art. 16

Rapporto tra procedimento disciplinare e procedimento penale

1. Nell’ipotesi di procedimento disciplinare che abbia ad oggetto, in
tutto o in parte, fatti in relazione ai quali procede l’autorita’
giudiziaria, trovano applicazione le disposizioni dell’art. 55- ter,
del D.Lgs.n.165 del 2001.
2. Nel caso del procedimento disciplinare sospeso, ai sensi dell’art.
55-ter del D.Lgs. n. 165 del 2001, qualora per i fatti oggetto del
procedimento penale intervenga una sentenza penale irrevocabile di
assoluzione che riconosce che il “fatto non sussiste” o “non
costituisce illecito penale” o che “l’imputato non lo ha commesso”,
l’autorita’ disciplinare procedente, nel rispetto delle previsioni
dell’art. 55-ter, comma 4, del D.Lgs. n. 165 del 2001, riprende il
procedimento disciplinare ed adotta le determinazioni conclusive,
applicando le disposizioni dell’art. 653, comma 1, del codice di
procedura penale. In questa ipotesi, ove nel procedimento
disciplinare sospeso, al dirigente, oltre ai fatti oggetto del
giudizio penale per i quali vi sia stata assoluzione, siano state
contestate altre violazioni, oppure i fatti contestati, pur non
costituendo illecito penale, rivestano comunque rilevanza
disciplinare, il procedimento riprende e prosegue per dette
infrazioni, nei tempi e secondo le modalita’ stabilite dall’art.
55-ter, comma 4.
3. Se il procedimento disciplinare non sospeso si sia concluso con
l’irrogazione della sanzione del licenziamento, ai sensi dell’art.
13, comma 7, punto 2 (codice disciplinare), e successivamente il
procedimento penale sia definito con una sentenza penale irrevocabile
di assoluzione, che riconosce che il “fatto non sussiste” o “non
costituisce illecito penale” o che “l’imputato non lo ha commesso”,
ove il medesimo procedimento sia riaperto e si concluda con un atto
di archiviazione, ai sensi dell’art. 55-ter, comma 2, del D.Lgs. n.
165 del 2001, il dirigente ha diritto dalla data della sentenza di
assoluzione alla riammissione in servizio presso l’amministrazione,
anche in soprannumero nella medesima sede o in altra sede, nonche’
all’affidamento di un incarico di valore equivalente a quello
posseduto all’atto del licenziamento. Analoga disciplina trova
applicazione nel caso che l’assoluzione del dirigente consegua a
sentenza pronunciata a seguito di processo di revisione.
4. Dalla data di riammissione di cui al comma 3, il dirigente ha
diritto a tutti gli assegni che sarebbero stati corrisposti nel
periodo di licenziamento, tenendo conto anche dell’eventuale periodo
di sospensione antecedente nonche’ della retribuzione di posizione in
godimento all’atto del licenziamento. In caso di premorienza, gli
stessi compensi spettano al coniuge o al convivente superstite e ai
figli.
5. Qualora, oltre ai fatti che hanno determinato il licenziamento di
cui al comma 3, siano state contestate al dirigente altre violazioni,
ovvero nel caso in cui le violazioni siano rilevanti sotto profili
diversi da quelli che hanno portato al licenziamento, il procedimento
disciplinare viene riaperto secondo le procedure previste dal
presente CCNL.

Art. 17

La determinazione concordata della sanzione

1. L’autorita’ disciplinare competente ed il dirigente, in via
conciliativa, possono procedere alla determinazione concordata della
sanzione disciplinare da applicare fuori dei casi per i quali la
legge ed il contratto collettivo prevedono la sanzione del
licenziamento, con o senza preavviso.
2. La sanzione concordemente determinata in esito alla procedura
conciliativa di cui al comma 1 non puo’ essere di specie diversa da
quella prevista dalla legge o dal contratto collettivo per
l’infrazione per la quale si procede e non e’ soggetta ad
impugnazione.
3. L’autorita’ disciplinare competente o il dirigente puo’ proporre
all’altra parte, l’attivazione della procedura conciliativa di cui al
comma 1, che non ha natura obbligatoria, entro il termine dei cinque
giorni successivi alla audizione del dirigente per il contraddittorio
a sua difesa, ai sensi dell’art. 55-bis, comma 2, del D.Lgs. n.165
del 2001. Dalla data della proposta sono sospesi i termini del
procedimento disciplinare, di cui all’art. 55-bis del D.Lgs. n. 165
del 2001. La proposta dell’autorita’ disciplinare o del dirigente e
tutti gli altri atti della procedura sono comunicati all’altra parte
con le modalita’ dell’art. 55-bis, comma 5, del D.Lgs. n. 165 del
2001.
4. La proposta di attivazione deve contenere una sommaria
prospettazione dei fatti, delle risultanze del contraddittorio e la
proposta in ordine alla misura della sanzione ritenuta applicabile.
La mancata formulazione della proposta entro il termine di cui al
comma 3 comporta la decadenza delle parti dalla facolta’ di attivare
ulteriormente la procedura conciliativa.
5. La disponibilita’ della controparte ad accettare la procedura
conciliativa deve essere comunicata entro i cinque giorni successivi
al ricevimento della proposta, con le modalita’ dell’art.55-bis,
comma 5, del D.Lgs. n. 165 del 2001. Nel caso di mancata accettazione
entro il suddetto termine, da tale momento riprende il decorso dei
termini del procedimento disciplinare, di cui all’art. 55-bis del
D.Lgs. n. 165 del 2001. La mancata accettazione comporta la decadenza
delle parti dalla possibilita’ di attivare ulteriormente la procedura
conciliativa.
6. Ove la proposta sia accettata, l’autorita’ disciplinare competente
convoca nei tre giorni successivi il dirigente, con l’eventuale
assistenza di un procuratore ovvero di un rappresentante
dell’associazione sindacale cui il lavoratore aderisce o conferisce
mandato.
7. Se la procedura conciliativa ha esito positivo, l’accordo
raggiunto e’ formalizzato in un apposito verbale sottoscritto
dall’autorita’ disciplinare e dal dirigente e la sanzione concordata
dalle parti, che non e’ soggetta ad impugnazione, puo’ essere
irrogata dall’autorita’ disciplinare competente.
8. In caso di esito negativo, questo sara’ riportato in apposito
verbale e la procedura conciliativa si estingue, con conseguente
ripresa del decorso dei termini del procedimento disciplinare, di cui
all’art.55-bis del D.Lgs. n. 165 del 2001.
9. In ogni caso la procedura conciliativa deve concludersi entro il
termine di trenta giorni dalla contestazione e comunque prima
dell’irrogazione della sanzione. La scadenza di tale termine comporta
la estinzione della procedura conciliativa eventualmente gia’ avviata
ed ancora in corso di svolgimento e la decadenza delle parti dalla
facolta’ di avvalersi ulteriormente della stessa.

Art. 18

Reintegrazione del dirigente illegittimamente licenziato

1. La Presidenza, a domanda, reintegra in servizio il dirigente
illegittimamente o ingiustificatamente licenziato dalla data della
sentenza che ne ha dichiarato l’illegittimita’ o la
ingiustificatezza, anche in soprannumero nella medesima sede o in
altra su sua richiesta, con il conferimento allo stesso di un
incarico di valore equivalente a quello posseduto all’atto del
licenziamento. Al dirigente spetta, inoltre, il trattamento economico
che sarebbe stato corrisposto nel periodo di licenziamento, anche con
riferimento alla retribuzione di posizione in godimento all’atto del
licenziamento.
2. Qualora, oltre ai fatti che hanno determinato il licenziamento di
cui al comma 1, siano state contestate al dirigente altre violazioni,
ovvero nel caso in cui le violazioni siano rilevanti sotto profili
diversi da quelli che hanno portato al licenziamento, il procedimento
disciplinare viene riaperto secondo le procedure previste dalle
vigenti disposizioni.

Art. 19

Indennita’ sostitutiva della reintegrazione

1. L’Amministrazione o il dirigente possono proporre all’altra parte,
in sostituzione della reintegrazione nel posto di lavoro, di cui
all’art. 18 (Reintegrazione del dirigente illegittimamente
licenziato), il pagamento a favore del dirigente di un’indennita’
supplementare determinata, in relazione alla valutazione dei fatti e
delle circostanze emerse, tra un minimo pari al corrispettivo del
preavviso maturato, maggiorato dell’importo equivalente a due
mensilita’, ed un massimo pari al corrispettivo di ventiquattro
mensilita’.
2. L’indennita’ supplementare di cui al comma 1 e’ automaticamente
aumentata, ove l’eta’ del dirigente sia compresa fra i 46 e i 56
anni, nelle seguenti misure:

• x 7 mensilita’ in corrispondenza del 51esimo anno compiuto;
• x 6 mensilita’ in corrispondenza del 50esimo e 52esimo anno
compiuto;
• x 5 mensilita’ in corrispondenza del 49esimo e 53esimo anno
compiuto;
• x 4 mensilita’ in corrispondenza del 48esimo e 54esimo anno
compiuto;
• x 3 mensilita’ in corrispondenza del 47esimo e 55esimo anno
compiuto;
• x 2 mensilita’ in corrispondenza del 46esimo e 56esimo anno
compiuto.

3. Nelle mensilita’ di cui ai commi 1 e 2 e’ ricompresa anche la
retribuzione di posizione gia’ in godimento del dirigente al momento
del licenziamento, con esclusione di quella di risultato.
4. Il dirigente che accetti l’indennita’ supplementare in luogo della
reintegrazione non puo’ successivamente adire l’autorita’ giudiziaria
per ottenere la reintegrazione. In caso di pagamento dell’indennita’
supplementare, l’Amministrazione non puo’ assumere altro dirigente
nel posto precedentemente coperto dal dirigente cessato, per un
periodo corrispondente al numero di mensilita’ riconosciute, ai sensi
dei commi 1 e 2.
5. Il dirigente che abbia accettato l’indennita’ supplementare in
luogo della reintegrazione, per un periodo pari ai mesi cui e’
correlata la determinazione dell’indennita’ supplementare e con
decorrenza dalla sentenza che ha dichiarato l’illegittimita’ o la
ingiustificatezza del licenziamento, puo’ avvalersi della disciplina
di cui all’art. 30 del d.lgs. n. 165 del 2001. Qualora si realizzi il
trasferimento ad altra Amministrazione, il dirigente ha diritto ad un
numero di mensilita’ pari al solo periodo non lavorato.
6. La presente disciplina trova applicazione dalla data di definitiva
sottoscrizione del presente CCNL.

CAPO VI

Art. 20

Norma finale in materia di responsabilita’ disciplinare e
dirigenziale

1. A seguito di monitoraggio in merito all’applicazione delle norme
relative alla responsabilita’ disciplinare e dirigenziale, introdotte
dal presente CCNL, la Presidenza, con il DPCM, previsto dall’art. 74,
comma 3, del d.lgs. n. 150 del 2009, puo’ definire, previo confronto
con i soggetti di cui all’art. 13 del CCNL del 13 aprile 2006,
ulteriori integrazioni e/o specificazioni delle predette disposizioni
contrattuali, nel rispetto delle vigenti norme di legge, nonche’ dei
principi generali dell’ordinamento che regolano la materia, tenendo
presente la distinzione tra la due forme di responsabilita’.

CAPO VII

ISTITUTI DI PARTICOLARE INTERESSE

Art. 21

Disposizioni particolari

1. L’art. 35 ( Accordi di mobilita’) del CCNL del 13 aprile del 2006
e’ integrato dal seguente comma:
“9 bis. Non puo’ costituire causa di recesso l’esigenza organizzativa
e gestionale nelle situazioni di esubero; in tali situazioni si
applicano prioritariamente le vigenti procedure di mobilita’, ivi
comprese quelle previste dal presente articolo ”.
2. All’art. 66, comma 1, (Responsabilita’ civile e patrocinio legale)
del CCNL del 13 aprile 2006 e’ aggiunto il seguente paragrafo:
“Tale assicurazione non puo’ essere diretta alla copertura di danni
erariali che i dirigenti potrebbero essere chiamati a risarcire in
conseguenza della loro responsabilita’ amministrativo – contabile.”
3. Il comma 3 dell’art. 66 (Responsabilita’ civile e patrocinio
legale) del CCNL del 21 aprile 2006 e’ cosi’ sostituito:
“3. La Presidenza, sentite le OO.SS. firmatarie del presente CCNL,
stipula, salvo quanto eventualmente previsto dall’ordinamento
dell’Amministrazione, polizze con la societa’ di assicurazione,
selezionata sulla base della vigente normativa. Il dirigente che
voglia aumentare i massimali o stipulare una polizza su base
volontaria e’ tenuto a sottoscrivere un autonomo contratto di
assicurazione distinto rispetto a quello stipulato
dall’Amministrazione, con oneri a proprio carico”

Art. 22

Clausole speciali in materia di formazione

1. Le parti confermano che, nel quadro evolutivo dei processi di
riforma e modernizzazione della pubblica amministrazione, la
formazione del personale svolge un ruolo primario nelle strategie di
cambiamento dirette a conseguire una maggiore qualita’ ed efficacia
dell’attivita’ della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
2. La formazione si configura, altresi’, come un valore consolidato
ed un metodo diffuso e condiviso atto a supportare le scelte
strategiche adottate dall’Amministrazione, assumendo, altresi’,
rilevanza fondamentale nell’ottica di favorire il consolidarsi di una
nuova cultura gestionale improntata al risultato, nonche’ a
consentire un piu’ efficace conseguimento degli obiettivi prioritari
dell’Amministrazione.
3. Gli interventi formativi di cui ai commi precedenti, realizzati
nel rispetto delle risorse destinate a tale finalita’, sono diretti a
sviluppare ed a valorizzare il patrimonio professionale del dirigente
e, a tale fine, vengono specificamente correlati sia a tematiche di
carattere generale proprie della funzione dirigenziale, sia ad
aspetti specifici riferiti agli incarichi assegnati.
4. Nell’ottica di favorire il costante potenziamento della
qualificazione professionale della dirigenza, la Presidenza puo’,
inoltre, prevedere la realizzazione di programmi di alta formazione,
anche nella prospettiva dell’intensificarsi di esperienze europee e
internazionali, nonche’ di favorire i rapporti istituzionali con
organismi analoghi di altri Stati europei.
5. Per garantire l’obiettivo di una formazione permanente e diffusa,
correlata agli specifici contesti di lavoro nonche’ a programmi di
riqualificazione ad alto sviluppo informatico e tecnologico, sono
definite specifiche misure per realizzare iniziative di formazione a
distanza, nonche’ attivita’ formative basate su metodologie
innovative, come ad esempio la formazione sul posto di lavoro, la
formazione mista (sia in aula che sul posto di lavoro), le comunita’
di apprendimento e le comunita’ di pratica.
6. Resta fermo quanto previsto dall’art. 32 (Formazione dei
dirigenti) del CCNL del 13 aprile 2006.

TITOLO III

TRATTAMENTO ECONOMICO

CAPO I

CONSIGLIERI E DIRIGENTI DI I FASCIA

Art. 23

Trattamento economico fisso per i consiglieri e per i dirigenti di I
fascia

1. Lo stipendio tabellare dei consiglieri e dei dirigenti di I
fascia, definito ai sensi dell’art. 2, comma 2, del CCNL del 13
aprile 2006, relativo al biennio economico 2004-2005, nella misura
annua lorda di € 51.329,04 comprensiva del rateo di tredicesima
mensilita’, e’ incrementato, con decorrenza dalle date sottoindicate,
dei seguenti importi mensili lordi da corrispondere per 13
mensilita’:

• dal 01/01/2006 di € 53,56
• rideterminato dal 01/01/2007 in € 180,85

2. A seguito dell’applicazione del comma 1 il nuovo stipendio
tabellare annuo lordo a regime dei consiglieri e dirigenti di I
fascia dal 1/1/2007 e’ rideterminato in € 53.680,09 per 13
mensilita’.
3. La retribuzione di posizione di parte fissa, come stabilita
dall’art. 2, comma 3, secondo punto del CCNL del 13 aprile 2006,
relativo al biennio economico 2004-2005, e’ rideterminata, a
decorrere dal 1° gennaio 2007 in € 35.173,90 annui lordi, comprensivi
di tredicesima mensilita’.
4. Resta confermata la retribuzione individuale di anzianita’, gli
eventuali assegni ad personam, ove acquisiti e spettanti in relazione
a previgenti contratti collettivi nazionali, nella misura in
godimento di ciascun dirigente.
5. Gli incrementi di cui al comma 1 assorbono e comprendono gli
importi erogati a titolo di indennita’ di vacanza contrattuale
prevista dall’art. 2, comma 6, del CCNL del 13 aprile 2006 per il
quadriennio 2002-2005, nonche’ le misure dell’indennita’ integrativa
speciale di cui all’art. 49, comma 6, del medesimo CCNL.

Art. 24

Effetti dei nuovi trattamenti economici

1. Le retribuzioni risultanti dall’applicazione dell’art. 23
(Trattamento economico fisso dei consiglieri e dei dirigenti di I
fascia) hanno effetto sul trattamento ordinario di previdenza, di
quiescenza normale e privilegiato, sull’indennita’ di buonuscita o di
fine servizio, sull’indennita’ alimentare, sull’equo indennizzo,
sulle ritenute assistenziali e previdenziali e relativi contributi e
sui contributi di riscatto.
2. Gli effetti del comma 1 si applicano alla retribuzione di
posizione nella componente fissa e variabile in godimento.
3. I benefici economici risultanti dall’applicazione dei commi 1 e 2
hanno effetto integralmente sulla determinazione del trattamento di
quiescenza dei consiglieri e dirigenti di I fascia comunque cessati
dal servizio, con diritto a pensione, nel periodo di vigenza del
presente biennio contrattuale di parte economica alle scadenze e
negli importi previsti dalle disposizioni richiamante nel presente
articolo. Agli effetti dell’indennita’ di buonuscita, dell’indennita’
sostitutiva di preavviso e di quella prevista dall’articolo 2122 del
cod. civ. si considerano solo gli scaglionamenti maturati alla data
di cessazione dal servizio nonche’ la retribuzione di posizione
percepita fissa e variabile provvedendo al recupero dei contributi
non versati a totale carico degli interessati.
4. All’atto del conferimento dell’incarico di consigliere o di
livello dirigenziale generale e’ conservata la retribuzione
individuale di anzianita’ in godimento.

Art. 25

Fondo per il finanziamento della retribuzione
di posizione e della retribuzione di risultato
dei consiglieri e dei dirigenti di I fascia

1. Fermo restando quanto stabilito dall’art. 51 (Fondo per il
finanziamento della retribuzione di posizione e della retribuzione di
risultato dei consiglieri e dei dirigenti di I fascia) del CCNL per
il quadriennio 2002-2005, il fondo ivi previsto, come integrato
dall’art. 4 del CCNL per il biennio economico 2004 – 2005, del 13
aprile 2006, e’ ulteriormente incrementato dei seguenti importi
percentuali, calcolati sul monte salari anno 2005 relativo ai
consiglieri ed ai dirigenti di I fascia:

• 3,14% a decorrere dal 01/01/2007;
• rideterminato dal 31/12/2007 nel 3,53%.

2. Le risorse di cui al precedente comma, concorrono anche al
finanziamento degli incrementi della retribuzione di posizione-parte
fissa definita ai sensi dell’art. 23, comma 3, (trattamento economico
fisso per i consiglieri e per i dirigenti di I fascia) e per la parte
che residua, sono destinate alla retribuzione di risultato.

CAPO II

REFERENDARI E DIRIGENTI DI II FASCIA

Art. 26

Trattamento economico fisso per i referendari e per i dirigenti di II
fascia

1. Lo stipendio tabellare, definito ai sensi del CCNL del 13 aprile
2006, relativo al biennio economico 2004-2005, nella misura annua
lorda di € 40.129,98 comprensiva del rateo di tredicesima mensilita’,
e’ incrementato, con decorrenza dalle date sottoindicate, dei
seguenti importi mensili lordi da corrispondere per 13 mensilita’:

• dal 01/01/2006 di € 21,83
• rideterminato dal 01/01/2007 in € 141,386

2. A seguito dell’applicazione del comma 1 il nuovo stipendio
tabellare annuo lordo a regime dei referendari e dirigenti di seconda
fascia dal 1/1/2007 e’ rideterminato in € 41.968,00 per 13
mensilita’.
3. Per i referendari e dirigenti di II fascia la retribuzione di
posizione – parte fissa, di cui dell’art. 5, comma 3, secondo punto
del CCNL per il biennio economico 2004-2005, e’ rideterminata a
decorrere dal 01/01/2007 in € 11.778,61 annui lordi, comprensivi di
tredicesima mensilita’.
4. Gli incrementi di cui al comma 1 assorbono e comprendono gli
importi erogati a titolo di indennita’ di vacanza contrattuale di cui
all’art. 2, comma 6, del CCNL del 13 aprile 2006 per il quadriennio
2002-2005, nonche’ le misure dell’indennita’ integrativa speciale
negli importi in godimento dei dirigenti come prevista dall’art. 52,
comma 6, del medesimo CCNL.
5. Restano confermati la retribuzione individuale di anzianita’, gli
eventuali assegni ad personam, ove acquisiti e spettanti in relazione
a previgenti contratti collettivi nazionali, nella misura in
godimento di ciascun dirigente.

Art. 27

Effetti dei nuovi trattamenti economici

1. Le retribuzioni risultanti dall’applicazione dell’art. 26
(Trattamento economico fisso per i referendari e dirigenti di II
fascia) hanno effetto sul trattamento ordinario di previdenza, di
quiescenza normale e privilegiato, sull’indennita’ di buonuscita o di
fine servizio, sull’indennita’ alimentare, sull’equo indennizzo,
sulle ritenute assistenziali e previdenziali e relativi contributi e
sui contributi di riscatto.
2. Gli effetti del comma 1 si applicano alla retribuzione di
posizione nella componente fissa e variabile in godimento.
3. I benefici economici risultanti dall’applicazione dei commi 1 e 2
hanno effetto integralmente sulla determinazione del trattamento di
quiescenza dei referendari e dirigenti di II fascia comunque cessati
dal servizio, con diritto a pensione, nel periodo di vigenza del
presente biennio contrattuale di parte economica alle scadenze e
negli importi previsti dalle disposizioni richiamante nel presente
articolo. Agli effetti dell’indennita’ di buonuscita, dell’indennita’
sostitutiva di preavviso e di quella prevista dall’articolo 2122 del
cod. civ. si considerano solo gli scaglionamenti maturati alla data
di cessazione dal servizio nonche’ la retribuzione di posizione
percepita fissa e variabile provvedendo al recupero dei contributi
non versati a totale carico degli interessati.
4. All’atto dell’attribuzione della qualifica di referendari e
dirigenti di II fascia e’ conservata la retribuzione individuale di
anzianita’ in godimento.

Art. 28

Fondo per il finanziamento della retribuzione di posizione
e della retribuzione di risultato dei referendari e dei dirigenti di
II fascia

1. Fermo restando quanto stabilito dall’art. 58 (Fondo per il
finanziamento della retribuzione di posizione e della retribuzione di
risultato dei referendari e dirigenti di II fascia) del CCNL per il
quadriennio 2002-2005, il fondo ivi previsto, come integrato
dall’art. 7 del CCNL per il biennio economico 2004 – 2005, del 13
aprile 2006, e’ ulteriormente incrementato dei seguenti importi
percentuali, calcolati sul monte salari dell’anno 2005 relativo ai
referendari ed ai dirigenti di II fascia:

• 2,01% a decorrere dal 01/01/2007;
• rideterminato dal 31/12/2007 nel 2,40%.

2. Le risorse di cui al precedente comma, concorrono anche al
finanziamento degli incrementi della retribuzione di posizione-parte
fissa definita ai sensi dell’art. 26, comma 3, (trattamento economico
fisso per i referendari e per i dirigenti di II fascia) e per la
parte che residua, sono destinate alla retribuzione di risultato.

Art. 29

Retribuzione di posizione dei referendari
e dei dirigenti di II fascia preposti
ad uffici dirigenziali non generali

1. La retribuzione di posizione e’ definita, per ciascuna funzione
dirigenziale, nell’ambito del 85% delle risorse complessive, entro i
seguenti valori annui lordi, a regime, per tredici mensilita’: da un
minimo di € 11.778,61 che costituisce la parte fissa di cui all’art.
26, comma 3, (trattamento economico fisso per i referendari e per i
dirigenti di II fascia) del presente CCNL, a un massimo di €
47.832,47.
2. In presenza di una maggiore complessita’ funzionale e di piu’
ampie responsabilita’ operative e relazionali, accertate
dall’Amministrazione con proprio provvedimento in relazione a talune
strutture, il valore delle retribuzioni di posizione di cui al comma
1 puo’ essere elevato dalla Presidenza, entro il limite massimo del
10% dell’importo previsto, ove siano disponibili le relative risorse
nell’ambito del fondo di cui all’art. 28 (Fondo per il finanziamento
della retribuzione di posizione e della retribuzione di risultato dei
referendari e dei dirigenti di II fascia) del presente CCNL. Cio’, al
fine di valorizzare il maggiore impegno correlato al diretto
coinvolgimento nelle modifiche dell’assetto organizzativo
dell’Amministrazione, anche con riferimento alla gestione degli
effetti dei processi di cambiamento attuati.

Art. 30

Retribuzione dei referendari e dei dirigenti di II fascia incaricati
di funzioni dirigenziali generali

1. Ai dirigenti di seconda fascia incaricati di funzioni dirigenziali
generali compete, limitatamente alla durata dell’incarico, la
retribuzione stabilita per i dirigenti di prima fascia ai sensi
dell’art. 23 (Trattamento economico fisso per i consiglieri e
dirigenti di prima fascia), fermo restando quanto previsto dall’art.
23, comma 1, del d. lgs. n. 165 del 2001.

CAPO III

TRATTAMENTO ACCESSORIO

Art. 31

Retribuzione di risultato dei referendari e dei dirigenti di II
fascia

1. Al fine di sviluppare, all’interno della Presidenza,
l’orientamento ai risultati anche attraverso la valorizzazione della
quota della retribuzione accessoria ad essi legata, al finanziamento
della retribuzione di risultato per tutti i dirigenti di seconda
fascia sono destinate parte delle risorse complessive di cui all’art.
28 (Fondo per il finanziamento della retribuzione di posizione e
della retribuzione di risultato dei dirigenti di seconda fascia),
comunque in misura non inferiore al 15% del totale delle
disponibilita’.
2. Le somme destinate al finanziamento della retribuzione di
risultato devono essere integralmente utilizzate nell’anno di
riferimento. Ove cio’ non sia possibile, le eventuali risorse non
spese sono destinate al finanziamento della predetta retribuzione di
risultato nell’anno successivo.
3. L’importo annuo individuale della componente di risultato di cui
al presente articolo non puo’ in nessun caso essere inferiore al 20%
del valore annuo della retribuzione di posizione in atto percepita,
nei limiti delle risorse disponibili, ivi comprese quelle derivanti
dall’applicazione del principio dell’onnicomprensivita’.

Art. 32

Criteri per l’erogazione della retribuzione di risultato
a referendari e dirigenti di II fascia

1. L’Amministrazione definisce i criteri per la determinazione e per
l’erogazione annuale della retribuzione di risultato ai dirigenti di
seconda fascia anche attraverso apposite previsioni nei contratti
individuali di ciascun dirigente. Nella definizione dei criteri,
l’Amministrazione deve prevedere che la retribuzione di risultato
debba essere erogata solo a seguito di preventiva, tempestiva
determinazione degli obiettivi annuali, nel rispetto dei principi di
cui all’art. 14, comma 1, del d. lgs. n. 165 del 2001, e della
positiva verifica e certificazione dei risultati di gestione
conseguiti in coerenza con detti obiettivi, secondo le risultanze dei
sistemi di valutazione, di cui all’art. 5 (I sistemi di valutazione)
del presente CCNL.
2. La retribuzione di risultato e’ attribuita sulla base del diverso
grado di raggiungimento degli obiettivi e sul livello di capacita’
manageriale dimostrata nella realizzazione degli stessi, misurati con
il sistema di valutazione di cui all’art. 5. Nell’ottica di garantire
un’effettiva premialita’, tale componente retributiva e’ articolata
in livelli di merito, non inferiori a tre, graduati mediante
l’applicazione di specifici parametri, definiti nel predetto sistema
di valutazione, che garantiscano una adeguata differenziazione degli
importi.
3. In caso di mancato rispetto dei principi e criteri in materia di
valutazione, l’Amministrazione non potra’ erogare le somme stanziate
per la corresponsione della retribuzione di risultato ai dirigenti.

TITOLO IV

Norme finali

CAPO I

Art. 33

Disposizioni finali

1. Per quanto non previsto dal presente contratto restano ferme le
disposizioni contenute nei CCNL del 13 aprile 2006.

Art. 34

Disapplicazioni

Sono disapplicate le seguenti disposizioni:

• con riferimento all’art. 3 (Conferimento incarichi dirigenziali):
l’art. 20 del CCNL del 13 aprile 2006;
• con riferimento all’art. 9 (Recesso per responsabilita’
dirigenziale): l’art. 41 del CCNL del 13 aprile 2006;
• con riferimento all’art. 16 (Rapporto tra procedimento penale e
procedimento disciplinare): l’art. 45 del CCNL del 13 aprile 2006;
• con riferimento all’art. 19 (Indennita’ sostitutiva della
reintegrazione): l’art. 43 del CCNL del 13 aprile 2006;
• con riferimento all’art. 29 (Retribuzione di posizione dei
referendari e dei dirigenti di II fascia preposti ad uffici
dirigenziali non generali): l’art. 8, comma 3, del CCNL del 13 aprile
2006 – biennio economico 2004/2005;
• con riferimento all’art. 30 (Retribuzione di posizione dei
referendari e dei dirigenti di II fascia incaricati di funzioni di
consigliere e funzioni dirigenziali generali): l’art. 56, comma 1,
del CCNL del 13 aprile 2006;
• con riferimento agli artt. 31 (Retribuzione di risultato dei
referendari e dei dirigenti di II fascia) e 32 (Criteri per
l’erogazione della retribuzione di risultato a referendari e
dirigenti di II fascia): l’art. 57 del CCNL del 13 aprile 2006.

DICHIARAZIONE CONGIUNTA N. 1

Con riferimento all’art. 3 (Conferimento incarichi dirigenziali) le
parti, al fine di garantire la migliore funzionalita’ della
Presidenza, convengono sull’opportunita’ che gli incarichi
dirigenziali, ivi compresi quelli di capo dipartimento, siano
conferiti in via prevalente ai dirigenti di ruolo, attesa la
complessita’ e la tipicita’ dei compiti assegnati, il cui ottimale
svolgimento richiede l’acquisizione di una specifica capacita’
professionale maturata all’interno della Presidenza stessa.

DICHIARAZIONE CONGIUNTA N. 2

In riferimento all’art. 18 le parti, si danno reciprocamente atto,
che in conformita’ ai principi generali in materia, nel caso di
reintegra in soprannumero del dirigente illegittimamente o
ingiustificatamente licenziato, la posizione soprannumeraria dovra’
essere riassorbita a seguito delle eventuali cessazioni dal servizio
al momento del loro verificarsi.

Allegato 1

CODICE DI COMPORTAMENTO DEI DIPENDENTI DELLE PUBBLICHE
AMMINISTRAZIONI

Art. 1

(Disposizioni di carattere generale)

1. I principi e i contenuti del presente codice costituiscono
specificazioni esemplificative degli obblighi di diligenza, lealta’ e
imparzialita’, che qualificano il corretto adempimento della
prestazione lavorativa. I dipendenti pubblici – escluso il personale
militare, quello della polizia di Stato ed il Corpo di polizia
penitenziaria, nonche’ i componenti delle magistrature e
dell’Avvocatura dello Stato – si impegnano ad osservarli all’atto
dell’assunzione in servizio.
2. I contratti collettivi provvedono, a norma dell’art. 54, comma 3,
del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, al coordinamento con
le previsioni in materia di responsabilita’ disciplinare. Restano
ferme le disposizioni riguardanti le altre forme di responsabilita’
dei pubblici dipendenti.
3. Le disposizioni che seguono trovano applicazione in tutti i casi
in cui non siano applicabili norme di legge o di regolamento o
comunque per i profili non diversamente disciplinati da leggi o
regolamenti. Nel rispetto dei principi enunciati dall’art. 2, le
previsioni degli articoli 3 e seguenti possono essere integrate e
specificate dai codici adottati dalle singole amministrazioni ai
sensi dell’art. 54, comma 5, del decreto legislativo 30 marzo 2001,
n. 165.

Art. 2

(Principi)

1. Il dipendente conforma la sua condotta al dovere costituzionale di
servire esclusivamente la Nazione con disciplina ed onore e di
rispettare i principi di buon andamento e imparzialita’
dell’amministrazione. Nell’espletamento dei propri compiti, il
dipendente assicura il rispetto della legge e persegue esclusivamente
l’interesse pubblico; ispira le proprie decisioni ed i propri
comportamenti alla cura dell’interesse pubblico che gli e’ affidato.
2. Il dipendente mantiene una posizione di indipendenza, al fine di
evitare di prendere decisioni o svolgere attivita’ inerenti alle sue
mansioni in situazioni, anche solo apparenti, di conflitto di
interessi. Egli non svolge alcuna attivita’ che contrasti con il
corretto adempimento dei compiti d’ufficio e si impegna ad evitare
situazioni e comportamenti che possano nuocere agli interessi o
all’immagine della pubblica amministrazione.
3. Nel rispetto dell’orario di lavoro, il dipendente dedica la giusta
quantita’ di tempo e di energie allo svolgimento delle proprie
competenze, si impegna ad adempierle nel modo piu’ semplice ed
efficiente nell’interesse dei cittadini e assume le responsabilita’
connesse ai propri compiti.
4. Il dipendente usa e custodisce con cura i beni di cui dispone per
ragioni di ufficio e non utilizza a fini privati le informazioni di
cui dispone per ragioni di ufficio.
5. Il comportamento del dipendente deve essere tale da stabilire un
rapporto di fiducia e collaborazione tra i cittadini e
l’amministrazione. Nei rapporti con i cittadini, egli dimostra la
massima disponibilita’ e non ne ostacola l’esercizio dei diritti.
Favorisce l’accesso degli stessi alle informazioni a cui abbiano
titolo e, nei limiti in cui cio’ non sia vietato, fornisce tutte le
notizie e informazioni necessarie per valutare le decisioni
dell’amministrazione e i comportamenti dei dipendenti.
6. Il dipendente limita gli adempimenti a carico dei cittadini e
delle imprese a quelli indispensabili e applica ogni possibile misura
di semplificazione dell’attivita’ amministrativa, agevolando,
comunque, lo svolgimento, da parte dei cittadini, delle attivita’
loro consentite, o comunque non contrarie alle norme giuridiche in
vigore.
7. Nello svolgimento dei propri compiti, il dipendente rispetta la
distribuzione delle funzioni tra Stato ed enti territoriali. Nei
limiti delle proprie competenze, favorisce l’esercizio delle funzioni
e dei compiti da parte dell’autorita’ territorialmente competente e
funzionalmente piu’ vicina ai cittadini interessati.

Art. 3

(Regali e altre utilita’)

1. Il dipendente non chiede, per se’ o per altri, ne’ accetta,
neanche in occasione di festivita’, regali o altre utilita’ salvo
quelli d’uso di modico valore, da soggetti che abbiano tratto o
comunque possano trarre benefici da decisioni o attivita’ inerenti
all’ufficio.
2. Il dipendente non chiede, per se’ o per altri, ne’ accetta, regali
o altre utilita’ da un subordinato o da suoi parenti entro il quarto
grado. Il dipendente non offre regali o altre utilita’ ad un
sovraordinato o a suoi parenti entro il quarto grado, o conviventi,
salvo quelli d’uso di modico valore.

Art. 4

(Partecipazione ad associazioni e altre organizzazioni)

1. Nel rispetto della disciplina vigente del diritto di associazione,
il dipendente comunica al dirigente dell’ufficio la propria adesione
ad associazioni ed organizzazioni, anche a carattere non riservato, i
cui interessi siano coinvolti dallo svolgimento dell’attivita’
dell’ufficio, salvo che si tratti di partiti politici o sindacati.
2. Il dipendente non costringe altri dipendenti ad aderire ad
associazioni ed organizzazioni, ne’ li induce a farlo promettendo
vantaggi di carriera.

Art. 5

(Trasparenza negli interessi finanziari)

1. Il dipendente informa per iscritto il dirigente dell’ufficio di
tutti i rapporti di collaborazione in qualunque modo retribuiti che
egli abbia avuto nell’ultimo quinquennio, precisando:
a) se egli, o suoi parenti entro il quarto grado o conviventi,
abbiano ancora rapporti finanziari con il soggetto con cui ha avuto i
predetti rapporti di collaborazione;
b) se tali rapporti siano intercorsi o intercorrano con soggetti che
abbiano interessi in attivita’ o decisioni inerenti all’ufficio,
limitatamente alle pratiche a lui affidate.
2. Il dirigente, prima di assumere le sue funzioni, comunica
all’amministrazione le partecipazioni azionarie e gli altri interessi
finanziari che possano porlo in conflitto di interessi con la
funzione pubblica che svolge e dichiara se ha parenti entro il quarto
grado o affini entro il secondo, o conviventi che esercitano
attivita’ politiche, professionali o economiche che li pongano in
contatti frequenti con l’ufficio che egli dovra’ dirigere o che siano
coinvolte nelle decisioni o nelle attivita’ inerenti all’ufficio. Su
motivata richiesta del dirigente competente in materia di affari
generali e personale, egli fornisce ulteriori informazioni sulla
propria situazione patrimoniale e tributaria.

Art. 6

(Obbligo di astensione)

1. Il dipendente si astiene dal partecipare all’adozione di decisioni
o ad attivita’ che possano coinvolgere interessi propri ovvero: di
suoi parenti entro il quarto grado o conviventi; di individui od
organizzazioni con cui egli stesso o il coniuge abbia causa pendente
o grave inimicizia o rapporti di credito o debito; di individui od
organizzazioni di cui egli sia tutore, curatore, procuratore o
agente; di enti, associazioni anche non riconosciute, comitati,
societa’ o stabilimenti di cui egli sia amministratore o gerente o
dirigente. Il dipendente si astiene in ogni altro caso in cui
esistano gravi ragioni di convenienza. Sull’astensione decide il
dirigente dell’ufficio.

Art. 7

(Attivita’ collaterali)

1. Il dipendente non accetta da soggetti diversi dall’amministrazione
retribuzioni o altre utilita’ per prestazioni alle quali e’ tenuto
per lo svolgimento dei propri compiti d’ufficio.
2. Il dipendente non accetta incarichi di collaborazione con
individui od organizzazioni che abbiano, o abbiano avuto nel biennio
precedente, un interesse economico in decisioni o attivita’ inerenti
all’ufficio.
3. Il dipendente non sollecita ai propri superiori il conferimento di
incarichi remunerati.

Art. 8

(Imparzialita’)

1. Il dipendente, nell’adempimento della prestazione lavorativa,
assicura la parita’ di trattamento tra i cittadini che vengono in
contatto con l’amministrazione da cui dipende. A tal fine, egli non
rifiuta ne’ accorda ad alcuno prestazioni che siano normalmente
accordate o rifiutate ad altri.
2. Il dipendente si attiene a corrette modalita’ di svolgimento
dell’attivita’ amministrativa di sua competenza, respingendo in
particolare ogni illegittima pressione, ancorche’ esercitata dai suoi
superiori.

Art. 9

(Comportamento nella vita sociale)

1. Il dipendente non sfrutta la posizione che ricopre
nell’amministrazione per ottenere utilita’ che non gli spettino. Nei
rapporti privati, in particolare con pubblici ufficiali
nell’esercizio delle loro funzioni, non menziona ne’ fa altrimenti
intendere, di propria iniziativa, tale posizione, qualora cio’ possa
nuocere all’immagine dell’amministrazione.

Art. 10

(Comportamento in servizio)

1. Il dipendente, salvo giustificato motivo, non ritarda ne’ affida
ad altri dipendenti il compimento di attivita’ o l’adozione di
decisioni di propria spettanza.
2. Nel rispetto delle previsioni contrattuali, il dipendente limita
le assenze dal luogo di lavoro a quelle strettamente necessarie.
3. Il dipendente non utilizza a fini privati materiale o attrezzature
di cui dispone per ragioni di ufficio. Salvo casi d’urgenza, egli non
utilizza le linee telefoniche dell’ufficio per esigenze personali. Il
dipendente che dispone di mezzi di trasporto dell’amministrazione se
ne serve per lo svolgimento dei suoi compiti d’ufficio e non vi
trasporta abitualmente persone estranee all’amministrazione.
4. Il dipendente non accetta per uso personale, ne’ detiene o gode a
titolo personale, utilita’ spettanti all’acquirente, in relazione
all’acquisto di beni o servizi per ragioni di ufficio.

Art. 11

(Rapporti con il pubblico)

1. Il dipendente in diretto rapporto con il pubblico presta adeguata
attenzione alle domande di ciascuno e fornisce le spiegazioni che gli
siano richieste in ordine al comportamento proprio e di altri
dipendenti dell’ufficio. Nella trattazione delle pratiche egli
rispetta l’ordine cronologico e non rifiuta prestazioni a cui sia
tenuto motivando genericamente con la quantita’ di lavoro da svolgere
o la mancanza di tempo a disposizione. Egli rispetta gli appuntamenti
con i cittadini e risponde sollecitamente ai loro reclami.
2. Salvo il diritto di esprimere valutazioni e diffondere
informazioni a tutela dei diritti sindacali e dei cittadini, il
dipendente si astiene da dichiarazioni pubbliche che vadano a
detrimento dell’immagine dell’amministrazione. Il dipendente tiene
informato il dirigente dell’ufficio dei propri rapporti con gli
organi di stampa.
3. Il dipendente non prende impegni ne’ fa promesse in ordine a
decisioni o azioni proprie o altrui inerenti all’ufficio, se cio’
possa generare o confermare sfiducia nell’amministrazione o nella sua
indipendenza ed imparzialita’.
4. Nella redazione dei testi scritti e in tutte le altre
comunicazioni il dipendente adotta un linguaggio chiaro e
comprensibile.
5. Il dipendente che svolge la sua attivita’ lavorativa in una
amministrazione che fornisce servizi al pubblico si preoccupa del
rispetto degli standard di qualita’ e di quantita’ fissati
dall’amministrazione nelle apposite carte dei servizi. Egli si
preoccupa di assicurare la continuita’ del servizio, di consentire
agli utenti la scelta tra i diversi erogatori e di fornire loro
informazioni sulle modalita’ di prestazione del servizio e sui
livelli di qualita’.

Art. 12

(Contratti)

1. Nella stipulazione di contratti per conto dell’amministrazione, il
dipendente non ricorre a mediazione o ad altra opera di terzi, ne’
corrisponde o promette ad alcuno utilita’ a titolo di
intermediazione, ne’ per facilitare o aver facilitato la conclusione
o l’esecuzione del contratto.
2. Il dipendente non conclude, per conto dell’amministrazione,
contratti di appalto, fornitura, servizio, finanziamento o
assicurazione con imprese con le quali abbia stipulato contratti a
titolo privato nel biennio precedente. Nel caso in cui
l’amministrazione concluda contratti di appalto, fornitura, servizio,
finanziamento o assicurazione, con imprese con le quali egli abbia
concluso contratti a titolo privato nel biennio precedente, si
astiene dal partecipare all’adozione delle decisioni ed alle
attivita’ relative all’esecuzione del contratto.
3. Il dipendente che stipula contratti a titolo privato con imprese
con cui abbia concluso, nel biennio precedente, contratti di appalto,
fornitura, servizio, finanziamento ed assicurazione, per conto
dell’amministrazione, ne informa per iscritto il dirigente
dell’ufficio.
4. Se nelle situazioni di cui ai commi 2 e 3 si trova il dirigente,
questi informa per iscritto il dirigente competente in materia di
affari generali e personale.

Art. 13

(Obblighi connessi alla valutazione dei risultati)

1. Il dirigente ed il dipendente forniscono all’ufficio interno di
controllo tutte le informazioni necessarie ad una piena valutazione
dei risultati conseguiti dall’ufficio presso il quale prestano
servizio. L’informazione e’ resa con particolare riguardo alle
seguenti finalita’: modalita’ di svolgimento dell’attivita’
dell’ufficio; qualita’ dei servizi prestati; parita’ di trattamento
tra le diverse categorie di cittadini e utenti; agevole accesso agli
uffici, specie per gli utenti disabili; semplificazione e celerita’
delle procedure; osservanza dei termini prescritti per la conclusione
delle procedure; sollecita risposta a reclami, istanze e
segnalazioni.

AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI – COMUNICATO – CCNL relativo al personale dirigente dell’Area VIII della Presidenza del Consiglio dei Ministri – quadriennio normativo 2006-2009

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