AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI - COMUNICATO - Contratto collettivo nazionale di lavoro del personale non dirigente del comparto regioni e autonomie locali, quadriennio normativo 2006-2009 | Ingegneri.info

AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI – COMUNICATO – Contratto collettivo nazionale di lavoro del personale non dirigente del comparto regioni e autonomie locali, quadriennio normativo 2006-2009

AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI - COMUNICATO - Contratto collettivo nazionale di lavoro del personale non dirigente del comparto regioni e autonomie locali, quadriennio normativo 2006-2009 e biennio economico 2006-2007. (GU n. 99 del 28-4-2008 )

AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI

COMUNICATO

Contratto collettivo nazionale di lavoro del personale non dirigente
del comparto regioni e autonomie locali, quadriennio normativo
2006-2009 e biennio economico 2006-2007.

Il giorno 11 aprile 2008, alle ore 10,00, ha avuto luogo
l’incontro tra l’ARAN:
nella persona del Presidente Avv. Massimo Massella Ducci Teri
(firmato
e le seguenti:

=====================================================================
Organizzazioni Sindacali | Confederazioni Sindacali
=====================================================================
CGIL FP (firmato) |CGIL (firmato)
CISL FPS (firmato) |CISL (firmato)
UIL FPL (firmato) |UIL (firmato)
CSA Regioni e Autonomie Locali (firmato) |CISAL (firmato)
DICCAP (Snalcc-Fenal-Sulpm) (firmato) |CONFSAL (firmato)

Al termine della riunione le parti hanno sottoscritto l’allegato
Contratto collettivo nazionale di lavoro del personale non dirigente
del comparto regioni e autonomie locali relativo al quadriennio
normativo 2006-2009 e al biennio economico 2006-2007.

Allegato

Titolo I

DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 1.

Campo di applicazione

1. Il presente contratto collettivo nazionale si applica al
personale, esclusi i dirigenti, con rapporto di lavoro a tempo
indeterminato o a tempo determinato, dipendente da tutti gli enti del
Comparto delle regioni e delle autonomie locali indicati dall’art. 9,
comma 1, del CCNQ sulla definizione dei comparti di contrattazione
collettiva dell’11 giugno 2007, di seguito denominati «enti», in
servizio alla data del 1° gennaio 2006 o assunto successivamente.
2. Al personale delle IPAB, ancorche’ interessato da processi di
riforma e trasformazione, si applica il CCNL del comparto regioni e
autonomie Locali sino alla individuazione o definizione, previo
confronto con le organizzazioni sindacali nazionali firmatarie del
presente contratto, della nuova e specifica disciplina contrattuale
nazionale del rapporto di lavoro del personale.
3. Al restante personale del comparto soggetto a processi di
mobilita’ in conseguenza di provvedimenti di soppressione, fusione,
scorporo, trasformazione e riordino, ivi compresi i processi di
privatizzazione, riguardanti l’ente di appartenenza, si applica il
contratto collettivo nazionale del comparto delle regioni e delle
autonomie locali, sino alla individuazione o definizione, previo
confronto con le organizzazioni sindacali nazionali firmatarie del
presente CCNL, della nuova e specifica disciplina contrattuale del
rapporto di lavoro del personale.
4. Il riferimento al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e
successive modificazioni ed integrazioni e’ riportato nel testo del
presente contratto come decreto legislativo n. 165 del 2001.
5. Per quanto non previsto dal presente contratto collettivo,
restano in vigore le disposizioni dei precedenti CCNL.
Art. 2.

Durata, decorrenza, tempi e procedure di applicazione del contratto

1. Il presente contratto concerne il periodo 1° gennaio
2006-31 dicembre 2009 per la parte normativa ed e’ valido dal
1° gennaio 2006 fino al 31 dicembre 2007 per la parte economica.
2. Gli effetti del presente contratto decorrono dal giorno
successivo alla data di stipulazione, salvo specifica e diversa
prescrizione e decorrenza espressamente prevista dal contratto
stesso.
3. Gli istituti a contenuto economico e normativo aventi
carattere vincolato ed automatico sono applicati dagli enti
destinatari entro trenta giorni dalla data di stipulazione del
contratto di cui al comma 2.
4. Il presente contratto, alla scadenza, si rinnova tacitamente
di anno in anno qualora non ne sia data disdetta da una delle parti
con lettera raccomandata, almeno tre mesi prima di ogni singola
scadenza. In caso di disdetta, le disposizioni contrattuali rimangono
integralmente in vigore fino a quando non siano sostituite dal
successivo contratto collettivo. Resta altresi’ fermo quanto previsto
dall’art. 48, comma 3, del decreto legislativo n. 165/2001.
5. Per evitare periodi di vacanza contrattuale, le piattaforme
sono presentate tre mesi prima della scadenza del contratto. Durante
tale periodo e per il mese successivo alla scadenza del contratto, le
parti negoziali non assumono iniziative unilaterali ne’ procedono ad
azioni dirette.
6. Dopo un periodo di vacanza contrattuale pari a tre mesi dalla
data di scadenza della parte economica del presente contratto o a tre
mesi dalla data di presentazione delle piattaforme, se successiva, ai
dipendenti del comparto sara’ corrisposta la relativa indennita’
secondo le scadenze stabilite dall’Accordo sul costo del lavoro del
23 luglio 1993. Per le modalita’ di erogazione di detta indennita’,
l’ARAN stipula apposito accordo, ai sensi degli articoli 47 e 48,
commi 1, 2, 3, 4 e 5 del decreto legislativo n. 165/2001. Gli importi
dell’indennita’ di vacanza contrattuale, erogati sulla base dello
specifico accordo di cui al presente articolo, sono successivamente
riassorbiti negli incrementi stipendiali derivanti dal rinnovo
contrattuale.
7. Fino alla definizione di un nuovo assetto della contrattazione
collettiva, in sede di rinnovo biennale per la parte economica,
ulteriore punto di riferimento del negoziato sara’ costituito dalla
comparazione tra l’inflazione programmata e quella effettiva
intervenuta nel precedente biennio, secondo quanto previsto dal
citato Accordo del 23 luglio 1993.

Titolo II

RAPPORTO DI LAVORO

Capo I

Disposizioni disciplinari

Art. 3.

Codice disciplinare

1. Nel rispetto del principio di gradualita’ e proporzionalita’
delle sanzioni in relazione alla gravita’ della mancanza, e in
conformita’ a quanto previsto dall’art. 55 del decreto legislativo n.
165 del 2001 e successive modificazioni ed integrazioni, il tipo e
l’entita’ di ciascuna delle sanzioni sono determinati in relazione ai
seguenti criteri generali:
a) intenzionalita’ del comportamento, grado di negligenza,
imprudenza o imperizia dimostrate, tenuto conto anche della
prevedibilita’ dell’evento;
b) rilevanza degli obblighi violati;
c) responsabilita’ connesse alla posizione di lavoro occupata
dal dipendente;
d) grado di danno o di pericolo causato all’ente, agli utenti o
a terzi ovvero al disservizio determinatosi;
e) sussistenza di circostanze aggravanti o attenuanti, con
particolare riguardo al comportamento del lavoratore, ai precedenti
disciplinari nell’ambito del biennio previsto dalla legge, al
comportamento verso gli utenti;
f) al concorso nella mancanza di piu’ lavoratori in accordo tra
di loro.
2. La recidiva nelle mancanze previste ai commi 4, 5 e 6, gia’
sanzionate nel biennio di riferimento, comporta una sanzione di
maggiore gravita’ tra quelle previste nell’ambito dei medesimi commi.
3. Al dipendente responsabile di piu’ mancanze compiute con unica
azione od omissione o con piu’ azioni od omissioni tra loro collegate
ed accertate con un unico procedimento, e’ applicabile la sanzione
prevista per la mancanza piu’ grave se le suddette infrazioni sono
punite con sanzioni di diversa gravita’.
4. La sanzione disciplinare dal minimo del rimprovero verbale o
scritto al massimo della multa di importo pari a 4 ore di
retribuzione si applica, graduando l’entita’ delle sanzioni in
relazione ai criteri del comma 1, per:
a) inosservanza delle disposizioni di servizio, anche in tema
di assenze per malattia, nonche’ dell’orario di lavoro;
b) condotta non conforme ai principi di correttezza verso
superiori o altri dipendenti o nei confronti del pubblico;
c) negligenza nell’esecuzione dei compiti assegnati, nella cura
dei locali e dei beni mobili o strumenti a lui affidati o sui quali,
in relazione alle sue responsabilita’, debba espletare attivita’ di
custodia o vigilanza;
d) inosservanza degli obblighi in materia di prevenzione degli
infortuni e di sicurezza sul lavoro ove non ne sia derivato danno o
disservizio;
e) rifiuto di assoggettarsi a visite personali disposte a
tutela del patrimonio dell’ente, nel rispetto di quanto previsto
dall’art. 6 della legge 20 maggio 1970, n. 300;
f) insufficiente rendimento, rispetto ai carichi di lavoro e,
comunque, nell’assolvimento dei compiti assegnati.
L’importo delle ritenute per multa sara’ introitato dal bilancio
dell’ente e destinato ad attivita’ sociali a favore dei dipendenti.
5. La sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con
privazione della retribuzione fino ad un massimo di 10 giorni si
applica, graduando l’entita’ della sanzione in relazione ai criteri
di cui al comma 1, per:
a) recidiva nelle mancanze previste dal comma 4, che abbiano
comportato l’applicazione del massimo della multa;
b) particolare gravita’ delle mancanze previste al comma 4;
c) assenza ingiustificata dal servizio fino a 10 giorni o
arbitrario abbandono dello stesso; in tali ipotesi l’entita’ della
sanzione e’ determinata in relazione alla durata dell’assenza o
dell’abbandono del servizio, al disservizio determinatosi, alla
gravita’ della violazione degli obblighi del dipendente, agli
eventuali danni causati all’ente, agli utenti o ai terzi;
d) ingiustificato ritardo, non superiore a dieci giorni, a
trasferirsi nella sede assegnata dai superiori;
e) svolgimento di attivita’ che ritardino il recupero
psico-fisico durante lo stato di malattia o di infortunio;
f) testimonianza falsa o reticente in procedimenti disciplinari
o rifiuto della stessa;
g) comportamenti minacciosi, gravemente ingiuriosi, calunniosi
o diffamatori nei confronti di altri dipendenti o degli utenti o di
terzi;
h) alterchi negli ambienti di lavoro, anche con utenti o terzi;
i) manifestazioni ingiuriose nei confronti dell’ente, salvo che
siano espressione della liberta’ di pensiero, ai sensi dell’art. 1
della legge n. 300 del 1970;
j) atti, comportamenti o molestie, anche di carattere sessuale,
lesivi della dignita’ della persona;
k) violazione di obblighi di comportamento non ricompresi
specificatamente nelle lettere precedenti, da cui sia derivato
disservizio ovvero danno o pericolo all’ente, agli utenti o ai terzi;
l) sistematici e reiterati atti o comportamenti aggressivi,
ostili e denigratori che assumano forme di violenza morale o di
persecuzione psicologica nei confronti di un altro dipendente.
6. La sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con
privazione della retribuzione da 11 giorni fino ad un massimo di sei
mesi si applica per:
a) recidiva nel biennio delle mancanze previste nel
comma precedente quando sia stata comminata la sanzione massima
oppure quando le mancanze previste al comma 5 presentino caratteri di
particolare gravita’;
b) assenza ingiustificata ed arbitraria dal servizio per un
numero di giorni superiore a quello indicato nella lettera c) del
comma 5 e fino ad un massimo di 15;
c) occultamento, da parte del responsabile della custodia, del
controllo o della vigilanza, di fatti e circostanze relativi ad
illecito uso, manomissione, distrazione o sottrazione di somme o beni
di pertinenza dell’ente o ad esso affidati;
d) persistente insufficiente rendimento o fatti, colposi o
dolosi, che dimostrino grave incapacita’ ad adempiere adeguatamente
agli obblighi di servizio;
e) esercizio, attraverso sistematici e reiterati atti e
comportamenti aggressivi ostili e denigratori, di forme di violenza
morale o di persecuzione psicologica nei confronti di un altro
dipendente al fine di procurargli un danno in ambito lavorativo o
addirittura di escluderlo dal contesto lavorativo;
f) atti, comportamenti o molestie, anche di carattere sessuale,
di particolare gravita’ che siano lesivi della dignita’ della
persona;
g) fatti e comportamenti tesi all’elusione dei sistemi di
rilevamento elettronici della presenza e dell’orario o manomissione
dei fogli di presenza o delle risultanze anche cartacee degli stessi.
Tale sanzione si applica anche nei confronti di chi avalli, aiuti o
permetta tali atti o comportamenti;
h) alterchi di particolare gravita’ con vie di fatto negli
ambienti di lavoro, anche con utenti;
i) qualsiasi comportamento da cui sia derivato danno grave
all’ente o a terzi.
Nella sospensione dal servizio prevista dal presente comma, il
dipendente e’ privato della retribuzione fino al decimo giorno
mentre, a decorrere dall’undicesimo, viene corrisposta allo stesso
una indennita’ pari al 50% della retribuzione indicata all’art. 52,
comma 2, lettera b) (retribuzione base mensile) del CCNL del
14 settembre 2000 nonche’ gli assegni del nucleo familiare ove
spettanti. Il periodo di sospensione non e’, in ogni caso,
computabile ai fini dell’anzianita’ di servizio.
7. La sanzione disciplinare del licenziamento con preavviso si
applica per:
a) recidiva plurima, almeno tre volte nell’anno, nelle mancanze
previste ai commi 5 e 6, anche se di diversa natura, o recidiva, nel
biennio, in una mancanza tra quelle previste nei medesimi commi, che
abbia comportato l’applicazione della sanzione massima di 6 mesi di
sospensione dal servizio e dalla retribuzione, fatto salvo quanto
previsto al successivo comma 8, lettera a);
b) recidiva nell’infrazione di cui al comma 6, lettera c);
c) ingiustificato rifiuto del trasferimento disposto dall’ente
per riconosciute e motivate esigenze di servizio nel rispetto delle
vigenti procedure, adottate nel rispetto dei modelli di relazioni
sindacali previsti, in relazione alla tipologia di mobilita’
attivata;
d) mancata ripresa del servizio nel termine prefissato
dall’ente quando l’assenza arbitraria ed ingiustificata si sia
protratta per un periodo superiore a quindici giorni. Qualora il
dipendente riprenda servizio si applica la sanzione di cui al
comma 6;
e) continuita’, nel biennio, dei comportamenti rilevati
attestanti il perdurare di una situazione di insufficiente rendimento
o fatti, dolosi o colposi, che dimostrino grave incapacita’ ad
adempiere adeguatamente agli obblighi di servizio;
f) recidiva nel biennio, anche nei confronti di persona
diversa, di sistematici e reiterati atti e comportamenti aggressivi
ostili e denigratori e di forme di violenza morale o di persecuzione
psicologica nei confronti di un collega al fine di procurargli un
danno in ambito lavorativo o addirittura di escluderlo dal contesto
lavorativo;
g) recidiva nel biennio di atti, comportamenti o molestie,
anche di carattere sessuale, che siano lesivi della dignita’ della
persona;
h) condanna passata in giudicato per un delitto che, commesso
fuori dal servizio e non attinente in via diretta al rapporto di
lavoro, non ne consenta la prosecuzione per la sua specifica
gravita’;
i) violazione dei doveri di comportamento non ricompresi
specificatamente nelle lettere precedenti di gravita’ tale secondo i
criteri di cui al comma 1, da non consentire la prosecuzione del
rapporto di lavoro;
j) reiterati comportamenti ostativi all’attivita’ ordinaria
dell’ente di appartenenza e comunque tali da comportare gravi ritardi
e inadempienze nella erogazione dei servizi agli utenti.
8. La sanzione disciplinare del licenziamento senza preavviso si
applica per:
a) terza recidiva nel biennio, negli ambienti di lavoro, di vie
di fatto contro dipendenti o terzi, anche per motivi non attinenti al
servizio;
b) accertamento che l’impiego fu conseguito mediante la
produzione di documenti falsi e, comunque, con mezzi fraudolenti,
ovvero che la sottoscrizione del contratto individuale di lavoro sia
avvenuta a seguito di presentazione di documenti falsi;
c) condanna passata in giudicato:
1. per i delitti gia’ indicati nell’art. 1, comma 1,
lettere a), b) limitatamente all’art. 316 del codice penale, c),
ed e) della legge 18 gennaio 1992, n. 16;, per il personale degli
enti locali il riferimento e’ ai delitti previsti dagli articoli 58,
comma 1, lettera a), b) limitatamente all’art. 316 del codice penale,
lettera c), d) ed e), e 59, comma 1, lettera a), limitatamente ai
delitti gia’ indicati nell’art. 58, comma 1, lettera a) e all’art.
316 del codice penale, lettera b) e c) del decreto legislativo n. 267
del 2000;
2. per gravi delitti commessi in servizio;
3. per i delitti previsti dall’art. 3, comma 1 della legge
27 marzo 2001, n. 97;
d) condanna passata in giudicato quando dalla stessa consegua
l’interdizione perpetua dai pubblici uffici;
e) condanna passata in giudicato per un delitto commesso in
servizio o fuori servizio che, pur non attenendo in via diretta al
rapporto di lavoro, non ne consenta neanche provvisoriamente la
prosecuzione per la sua specifica gravita’;
f) violazioni intenzionali degli obblighi non ricompresi
specificatamente nelle lettere precedenti, anche nei confronti di
terzi, di gravita’ tale, in relazione ai criteri di cui al comma 1,
da non consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto di
lavoro;
g) l’ipotesi in cui il dipendente venga arrestato perche’
colto, in flagranza, a commettere reati di peculato o concussione o
corruzione e l’arresto sia convalidato dal giudice per le indagini
preliminari.
9. Le mancanze non espressamente previste nei commi da 4 a 8 sono
comunque sanzionate secondo i criteri di cui al comma 1, facendosi
riferimento, quanto all’individuazione dei fatti sanzionabili, agli
obblighi dei lavoratori di cui all’art. 23 del CCNL del 6 luglio
1995, come modificato dall’art. 23 del CCNL del 22 gennaio 2004,
quanto al tipo e alla misura delle sanzioni, ai principi desumibili
dai commi precedenti.
10. Al codice disciplinare di cui al presente articolo, deve
essere data la massima pubblicita’ mediante affissione in luogo
accessibile a tutti i dipendenti. Tale forma di pubblicita’ e’
tassativa e non puo’ essere sostituita con altre.
11. In sede di prima applicazione del presente CCNL, il codice
disciplinare deve essere obbligatoriamente affisso in ogni posto di
lavoro in luogo accessibile a tutti i dipendenti, entro quindici
giorni dalla data di stipulazione del presente CCNL e si applica dal
quindicesimo giorno successivo a quello della affissione.
12. Per le infrazioni disciplinari, comunque, commesse nel
periodo antecedente alla data di efficacia del codice disciplinare,
di cui a comma 11, si applicano le sanzioni previste dall’art. 25
(codice disciplinare) del CCNL del 6 luglio 1995, come modificato
dall’art. 25 del CCNL del 22 gennaio 2004.
13. Dalla data di sottoscrizione definitiva del presente CCNL
sono disapplicate le disposizioni dell’art. 25 del CCNL del 6 luglio
1995 come sostituito dall’art. 25 del CCNL del 22 gennaio 2004.
Art. 4.

Rapporto tra procedimento disciplinare e procedimento penale

1. Nel caso di commissione in servizio di fatti illeciti di
rilevanza penale l’ente inizia il procedimento disciplinare ed
inoltra la denuncia penale. Il procedimento disciplinare rimane
sospeso fino alla sentenza definitiva, fatta salva l’ipotesi in cui
il dipendente venga arrestato perche’ colto, in flagranza, a
commettere reati di peculato o concussione o corruzione e l’arresto
sia convalidato dal giudice per le indagini preliminari. Sulla base
della valutazione derivante dall’esito del procedimento disciplinare
si applica la sanzione di cui all’art. 3, comma 8, lettera g).
Analoga sospensione e’ disposta anche nel caso in cui l’obbligo della
denuncia penale emerga nel corso del procedimento disciplinare gia’
avviato.
2. Al di fuori dei casi previsti nel comma 1, quando l’ente venga
a conoscenza dell’esistenza di un procedimento penale a carico del
dipendente per i medesimi fatti oggetto di procedimento disciplinare,
questo e’ sospeso fino alla sentenza definitiva.
3. Qualora l’ente sia venuta a conoscenza dei fatti che possono
dare luogo a sanzione disciplinare solo a seguito della sentenza
definitiva di condanna, il procedimento e’ avviato nei termini
previsti dall’art. 24, comma 2, del CCNL del 6 luglio 1995, come
sostituito dall’art. 24, comma 1, lettera b) del CCNL del 22 gennaio
2004.
4. Fatto salvo il disposto dell’art. 5, comma 2, della legge n.
97 del 2001, il procedimento disciplinare sospeso ai sensi del
presente articolo e’ riattivato entro centottanta giorni da quando
l’ente ha avuto notizia della sentenza definitiva e si conclude entro
centoventi giorni dalla sua riattivazione.
5. Per i soli casi previsti all’art. 5, comma 4, della legge n.
97 del 2001 il procedimento disciplinare precedentemente sospeso e’
riattivato entro novanta giorni da quando l’ente ha avuto
comunicazione della sentenza definitiva e deve concludersi entro i
successivi centoventi giorni dalla sua riattivazione.
6. L’applicazione della sanzione prevista dall’art. 3 (codice
disciplinare), come conseguenza delle condanne penali citate nei
commi 7, lettera h) e 8, lettera c) ed e), non ha carattere
automatico essendo correlata all’esperimento del procedimento
disciplinare, salvo quanto previsto dall’art. 5, comma 2, della legge
n. 97 del 2001 e dall’art. 28 del codice penale relativamente alla
applicazione della pena accessoria dell’interdizione perpetua dai
pubblici uffici.
7. In caso di sentenza penale irrevocabile di assoluzione si
applica quanto previsto dall’art. 653 c.p.p. e l’ente dispone la
chiusura del procedimento disciplinare sospeso, dandone comunicazione
all’interessato. Ove nel procedimento disciplinare sospeso, al
dipendente, oltre ai fatti oggetto del giudizio penale per i quali vi
sia stata assoluzione, siano state contestate altre violazioni,
oppure qualora l’assoluzione sia motivata «perche’ il fatto non
costituisce illecito penale», non escludendo quindi la rilevanza
esclusivamente disciplinare del fatto ascritto, il procedimento
medesimo riprende per dette infrazioni.
8. In caso di proscioglimento perche’ il fatto non sussiste,
ovvero perche’ l’imputato non lo ha commesso si applica quanto
previsto dall’art. 653 c.p.p. Ove nel procedimento disciplinare
sospeso, al dipendente, oltre ai fatti oggetto del giudizio penale
per i quali vi sia stata assoluzione, siano state contestate altre
violazioni oppure qualora il proscioglimento sia motivato «perche’ il
fatto non costituisce reato» non escludendo quindi la rilevanza
esclusivamente disciplinare del fatto ascritto, il procedimento
medesimo riprende per dette infrazioni.
9. In caso di sentenza irrevocabile di condanna trova
applicazione l’art. 653, comma 1-bis, del c.p.p.
10. Il dipendente licenziato ai sensi dell’art. 3 (codice
disciplinare), comma 7, lettera h) e comma 8, lettera c) ed e) e
successivamente assolto a seguito di revisione del processo ha
diritto, dalla data della sentenza di assoluzione, alla riammissione
in servizio nella medesima sede o in altra su sua richiesta, anche in
soprannumero, nella posizione economica acquisita nella categoria di
appartenenza all’atto del licenziamento ovvero in quella
corrispondente alla qualifica funzionale posseduta alla medesima data
secondo il pregresso ordinamento professionale.
11. Dalla data di riammissione di cui al comma 10, il dipendente
ha diritto a tutti gli assegni che sarebbero stati corrisposti nel
periodo di licenziamento, tenendo conto anche dell’eventuale periodo
di sospensione antecedente, escluse le indennita’ comunque legate
alla presenza in servizio, agli incarichi ovvero alla prestazione di
lavoro straordinario. In caso di premorienza, gli stessi compensi
spettano al coniuge o il convivente superstite e ai figli.
12. La presente disciplina trova applicazione dalla data di
sottoscrizione definitiva del CCNL, con riferimento ai fatti ed ai
comportamenti intervenuti successivamente alla stessa. Dalla medesima
data sono disapplicate le disposizioni dell’art. 25, commi 8 e 9, del
CCNL del 6 luglio 1995 e quelle dell’art. 26 del CCNL del 22 gennaio
2004.
Art. 5.

Sospensione cautelare in caso di procedimento penale

1. Il dipendente che sia colpito da misura restrittiva della
liberta’ personale e’ sospeso d’ufficio dal servizio con privazione
della retribuzione per la durata dello stato di detenzione o comunque
dello stato restrittivo della liberta’.
2. Il dipendente puo’ essere sospeso dal servizio con privazione
della retribuzione anche nel caso in cui venga sottoposto a
procedimento penale che non comporti la restrizione della liberta’
personale quando sia stato rinviato a giudizio per fatti direttamente
attinenti al rapporto di lavoro o comunque tali da comportare, se
accertati, l’applicazione della sanzione disciplinare del
licenziamento ai sensi dell’art. 3 (codice disciplinare) commi 7 e 8
(licenziamento con e senza preavviso).
3. L’ente, cessato lo stato di restrizione della liberta’
personale, di cui al comma 1, puo’ prolungare anche successivamente
il periodo di sospensione del dipendente, fino alla sentenza
definitiva, alle medesime condizioni del comma 2.
4. Resta fermo per tutti gli enti del comparto l’obbligo di
sospensione del lavoratore in presenza dei casi gia’ previsti dagli
articoli 58, comma 1, lettera a), b), limitatamente all’art. 316 del
codice penale, lettera c), d) ed e), e 59, comma 1, lettera a),
limitatamente ai delitti gia’ indicati nell’art. 58 comma 1,
lettera a) e all’art. 316 del codice penale, lettera b) e c) del
decreto legislativo n. 267 del 2000.
5. Nel caso dei delitti previsti all’art. 3, comma 1, della legge
n. 97 del 2001, trova applicazione la disciplina ivi stabilita. Per i
medesimi delitti, qualora intervenga condanna anche non definitiva,
ancorche’ sia concessa la sospensione condizionale della pena, trova
applicazione l’art. 4, comma 1, della citata legge n. 97 del 2001.
6. Nei casi indicati ai commi precedenti si applica quanto
previsto dall’art. 4 in tema di rapporti tra procedimento
disciplinare e procedimento penale.
7. Al dipendente sospeso dal servizio ai sensi del presente
articolo sono corrisposti un’indennita’ pari al 50% della
retribuzione base mensile di cui all’art. 52, comma 2, lettera b) del
CCNL del 14 settembre 2000, la retribuzione individuale di anzianita’
ove acquisita e gli assegni del nucleo familiare, con esclusione di
ogni compenso accessorio, comunque denominato.
8. Nel caso di sentenza definitiva di assoluzione o di
proscioglimento, pronunciata con la formula «il fatto non sussiste»,
«non costituisce illecito penale» o «l’imputato non lo ha commesso»,
quanto corrisposto, durante il periodo di sospensione cautelare, a
titolo di assegno alimentare verra’ conguagliato con quanto dovuto al
lavoratore se fosse rimasto in servizio, escluse le indennita’ o
compensi comunque collegati alla presenza in servizio, agli incarichi
ovvero a prestazioni di carattere straordinario. Ove il procedimento
disciplinare riprenda per altre infrazioni, ai sensi dell’art. 4,
comma 8, secondo periodo, il conguaglio dovra’ tener conto delle
sanzioni eventualmente applicate.
9. In tutti gli altri casi di riattivazione del procedimento
disciplinare a seguito di condanna penale, ove questo si concluda con
una sanzione diversa dal licenziamento, al dipendente precedentemente
sospeso viene conguagliato quanto dovuto se fosse stato in servizio,
escluse le indennita’ o compensi comunque collegati alla presenza in
servizio, agli incarichi ovvero a prestazioni di carattere
straordinario; dal conguaglio sono esclusi i periodi di sospensione
del comma 1 e quelli eventualmente inflitti a seguito del giudizio
disciplinare riattivato a seguito della condanna penale.
10. Quando vi sia stata sospensione cautelare dal servizio a
causa di procedimento penale, la stessa conserva efficacia, se non
revocata, per un periodo di tempo comunque non superiore a cinque
anni. Decorso tale termine, la sospensione cautelare dal servizio,
dipendente dal procedimento penale, e’ revocata ed il dipendente e’
riammesso in servizio, salvo casi in cui, per reati che comportano
l’applicazione delle sanzioni previste ai commi 7 ed 8 dell’art. 3
(codice disciplinare), l’ente ritenga che la permanenza in servizio
del dipendente provochi un pregiudizio alla credibilita’ dello stesso
a causa del discredito che da tale permanenza potrebbe derivargli da
parte dei cittadini e/o, comunque, per ragioni di opportunita’ e
operativita’ dell’ente stesso. In tal caso, puo’ essere disposta, per
i suddetti motivi, la sospensione dal servizio, che sara’ sottoposta
a revisione con cadenza biennale. Il procedimento disciplinare
rimane, comunque, sospeso sino all’esito del procedimento penale.
11. Qualora la sentenza definitiva di condanna preveda anche la
pena accessoria della interdizione temporanea dai pubblici uffici,
l’Ufficio competente per i procedimenti disciplinari dell’ente
sospende il lavoratore per la durata della stessa.
12. La presente disciplina trova applicazione dalla data di
sottoscrizione definitiva del CCNL. Dalla medesima data sono
disapplicate le disposizioni dell’art. 27 del CCNL del 6 luglio 1995,
come sostituito dall’art. 27 del CCNL del 22 gennaio 2004.

Titolo III

IL TRATTAMENTO ECONOMICO

Art. 6.

Stipendi tabellari

1. Lo stipendio tabellare delle posizioni economiche iniziali e
di sviluppo delle diverse categorie, come definito nella tabella A
allegata al CCNL del 9 maggio 2006, e’ incrementato degli importi
mensili lordi, per tredici mensilita’, indicati nella tabella A,
allegata al presente contratto, con le decorrenze ivi previste.
2. A seguito dell’applicazione della disciplina del comma 1, gli
importi annui lordi dello stipendio tabellare delle posizioni
economiche iniziali e di sviluppo delle diverse categorie del sistema
di classificazione sono rideterminati nelle misure e nelle decorrenze
stabilite nelle allegate tabelle B e C.
3. Sono confermati:
a) la tredicesima mensilita’, secondo la disciplina dell’art. 5
del CCNL del 9 maggio 2006;
b) la retribuzione individuale di anzianita’, ove acquisita;
c) gli altri eventuali assegni personali a carattere
continuativo e non riassorbibile, ivi compresi quelli previsti
dall’art. 29, comma 4, del CCNL del 22 gennaio 2004 e dall’art. 9,
comma 1, del CCNL del 9 maggio 2006;
d) indennita’ di comparto, di cui all’art. 33 del CCNL del
22 gennaio 2004.
Art. 7.

Effetti dei nuovi stipendi

1. Nei confronti del personale cessato o che cessera’ dal
servizio con diritto a pensione nel periodo di vigenza della parte
economica del presente contratto, relativa al biennio 2006-2007, le
misure degli incrementi di cui all’art. 6, comma 1, ed all’allegata
tabella A hanno effetto integralmente, alle scadenze e negli importi
previsti nella tabella A, ai fini della determinazione del
trattamento di quiescenza. Agli effetti dell’indennita’ premio di
fine servizio, dell’indennita’ sostitutiva del preavviso, del TFR
nonche’ di quella prevista dall’art. 2122 del codice civile
(indennita’ in caso di decesso), si considerano solo gli
scaglionamenti maturati alla data di cessazione del rapporto.
2. Salvo diversa espressa previsione del CCNL del 1° aprile 1999
e del CCNL del 14 settembre 2000, gli incrementi dei valori delle
posizioni economiche iniziali e di sviluppo del sistema di
classificazione previsti nell’art. 6, comma 1, e nella allegata
tabella A hanno effetto, dalle singole decorrenze, su tutti gli
istituti di carattere economico per la cui quantificazione le vigenti
disposizioni prevedono un espresso rinvio alle medesime posizioni.
Art. 8.

Incrementi delle risorse decentrate

1. Gli enti, relativamente al biennio economico 2006-2007,
integrano le risorse finanziarie destinate alla contrattazione
decentrata integrativa nel rispetto del Patto di stabilita’ interno,
per quelli che vi sono sottoposti, e in coerenza con il quadro
normativo delineato dall’art. 1, comma 557, della legge 27 dicembre
2006, n. 296, e con le corrispondenti previsioni delle leggi
finanziarie dettate specificamente per le Camere di commercio, ferma
restando, in relazione alla specificita’ di ciascuna tipologia di
ente, l’osservanza degli indicatori di capacita’ finanziaria sotto
indicati.
2. Gli enti locali, a decorrere dal 31 dicembre 2007 e a valere
per l’anno 2008, incrementano le risorse decentrate di cui all’art.
31, comma 2, del CCNL del 22 gennaio 2004 con un importo
corrispondente allo 0,6% del monte salari dell’anno 2005, esclusa la
quota relativa alla dirigenza, qualora rientrino nei parametri di cui
al comma 1 ed il rapporto tra spese del personale ed entrate correnti
sia non superiore al 39%.
3. In aggiunta alle disponibilita’ derivanti dal comma 2, gli
enti locali, ad eccezione di quelli previsti dal comma 4, possono
incrementare, a decorrere dal 31 dicembre 2007 e a valere per l’anno
2008, le risorse decentrate di cui all’art. 31, comma 3, del CCNL del
22 gennaio 2004, qualora rientrino nei parametri di cui al comma 1,
dei valori percentuali calcolati con riferimento al monte salari
dell’anno 2005, esclusa la quota relativa alla dirigenza, di seguito
indicati:
a) fino ad un massimo dello 0,3%, qualora il rapporto tra spesa
del personale ed entrate correnti sia compreso tra il 25% ed il 32%;
b) fino ad un massimo dello 0,9%, qualora il rapporto tra spesa
del personale ed entrate correnti sia inferiore al 25%.
4. In aggiunta alle disponibilita’ derivanti dal comma 2, i
comuni capoluogo delle aree metropolitane, di cui all’art. 22 del
decreto legislativo n. 267 del 2000, qualora rientrino nei parametri
di cui al comma 1 ed inoltre il rapporto tra spese del personale ed
entrate correnti sia non superiore al 39%, a decorrere dal
31 dicembre 2007 ed a valere per l’anno 2008, possono incrementare le
risorse decentrate di cui all’art. 31, comma 3, del CCNL del
22 gennaio 2004, fino ad un massimo dello 0,9% del monte salari
dell’anno 2005, esclusa la quota relativa alla dirigenza.
5. Le camere di commercio, qualora rientrino nei parametri di cui
al comma 1 ed inoltre il rapporto tra spese del personale ed entrate
correnti sia non superiore al 41%, a decorrere dal 31 dicembre 2007
ed a valere per l’anno 2008, incrementano le risorse decentrate di
cui all’art. 31, comma 2, del CCNL del 22 gennaio 2004 con un importo
corrispondente allo 0,6% del monte salari dell’anno 2005, esclusa la
quota relativa alla dirigenza. In aggiunta a tale aumento, le camere
di commercio possono incrementare, a decorrere dal 31 dicembre 2007 e
a valere per l’anno 2008, le risorse decentrate di cui all’art. 31,
comma 3, del CCNL del 22 gennaio 2004 qualora rientrino nei parametri
di cui al comma 1, dei valori percentuali calcolati con riferimento
al monte salari dell’anno 2005, esclusa la quota relativa alla
dirigenza, di seguito indicati:
a) fino ad un massimo dello 0,3%, qualora il rapporto tra spesa
del personale ed entrate correnti sia compreso tra il 34% ed il 26%;
b) fino ad un massimo dello 0,9%, qualora il rapporto tra spesa
del personale ed entrate correnti sia inferiore al 26%.
6. Le regioni, qualora rientrino nei parametri di cui al comma 1
ed inoltre il rapporto tra spesa del personale e spesa corrente
depurata della spesa sanitaria sia non superiore al 35%, a decorrere
dal 31 dicembre 2007 e a valere per l’anno 2008, incrementano le
risorse decentrate di cui all’art. 31, comma 2, del CCNL del
22 gennaio 2004 con un importo corrispondente allo 0,6% del monte
salari dell’anno 2005, esclusa la quota relativa alla dirigenza. In
aggiunta a tale aumento, le regioni, qualora rientrino nei parametri
di cui al comma 1 ed inoltre il rapporto tra spesa del personale e
spesa corrente depurata della spesa sanitaria sia uguale o inferiore
al 35%, possono incrementare, a decorrere dal 31 dicembre 2007 e a
valere per l’anno 2008, le risorse decentrate di cui all’art. 31,
comma 3, del CCNL del 22 gennaio 2004, fino ad un massimo dello 0,9%
del monte salari dell’anno 2005, esclusa la quota relativa alla
dirigenza.
7. Gli altri enti del comparto, diversi da quelli indicati nei
commi precedenti, a decorrere dal 31 dicembre 2007 e a valere per
l’anno 2008, incrementano le risorse decentrate di cui all’art. 31,
comma 2, del CCNL del 22 gennaio 2004, nel rispetto dei principi di
cui al comma 1, fino ad un massimo dello 0,6% del monte salari
dell’anno 2005, esclusa la quota relativa alla dirigenza, ove nel
bilancio sussista la relativa capacita’ di spesa.
8. Gli incrementi indicati nei commi 2, 3 e 4 non trovano
applicazione da parte degli enti locali dissestati o strutturalmente
deficitari, per i quali non sia intervenuta ai sensi di legge
l’approvazione dell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato.
9. Le predette risorse sono finalizzate al miglioramento della
produttivita’ dei servizi nonche’ al riconoscimento e valorizzazione
delle professionalita’ e del merito, nell’ambito del quadro del
vigente sistema di relazioni sindacali. La verifica della sussistenza
del rapporto richiesto dai commi precedenti per l’incremento delle
risorse decentrate e’ effettuata con riferimento ai dati del bilancio
consuntivo degli enti relativo all’anno 2007.
Art. 9.

Integrazione della disciplina della progressione economica
orizzontale all’interno della categoria

1. Ai fini della progressione economica orizzontale, secondo la
disciplina dell’art. 5 del CCNL del 31 marzo 1999, il lavoratore deve
essere in possesso del requisito di un periodo minimo di permanenza
nella posizione economica in godimento pari a ventiquattro mesi.
2. La disciplina del comma 1 trova applicazione per le procedure
selettive per la realizzazione della progressione economica
orizzontale che sono formalmente avviate successivamente alla
definitiva sottoscrizione del presente CCNL.
Art. 10.

Clausola di rinvio

1. Le parti, in considerazione del ritardo con il quale sono
state avviate le trattative per il CCNL relativo al quadriennio
normativo 2006-2009 ed al biennio economico 2006-2007, ritenendo
prioritario concludere in tempi brevi la presente fase negoziale, si
impegnano a disciplinare, in sede di rinnovo contrattuale per il
biennio economico 2008-2009, le seguenti materie:
a) attuazione dei principi e dei contenuti dell’Intesa sul
lavoro pubblico e sulla riorganizzazione delle Amministrazioni
Pubbliche, sottoscritto in data 6 aprile 2007 (Memorandum sul lavoro
pubblico e la riorganizzazione delle Amministrazioni pubbliche
siglato tra il Presidente del Consiglio dei Ministri, i Ministri per
le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, il
Ministro dell’economia e delle finanze, il Presidente della
Conferenza delle regioni e delle provincie autonome, il Presidente
dell’ANCI, il Presidente dell’UPI, il Presidente dell’UNCEM e le
Organizzazioni sindacali), per la parte demandata alla contrattazione
collettiva ed in relazione agli istituti da trattare;
b) semplificazione delle modalita’ di calcolo delle risorse
destinate alla contrattazione decentrata integrativa e nuova
struttura della retribuzione;
c) risoluzione consensuale del rapporto di lavoro;
d) modalita’ attuative dell’art. 14 del CCNL del 9 maggio 2006;
e) sistema di classificazione professionale, con prioritario e
particolare riferimento ai profili indicati nell’art. 12 del CCNL del
22 gennaio 2004 ed alle alte professionalita’;
f) predisposizione del testo unificato delle vigenti
disposizioni contrattuali.

Dichiarazione congiunta n. 1

Le parti congiuntamente dichiarano che il «monte salari»,
espressione utilizzata in tutti i Contratti collettivi per la
quantificazione delle risorse da destinare al fondo per i trattamenti
accessori, si riferisce a tutte le somme, come risultanti dai dati
inviati da ciascun Ente al Ministero dell’economia e delle finanze,
ai sensi dell’art. 60 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,
in sede di rilevazione del conto annuale, corrisposte nell’anno di
riferimento per i compensi erogati al personale destinatario del CCNL
in servizio in tale anno, con rapporto di lavoro a tempo
indeterminato e determinato, esclusa la dirigenza. Tali somme
ricomprendono quelle corrisposte sia a titolo di trattamento
economico principale che accessorio, ivi comprese le incentivazioni,
con esclusione degli emolumenti non correlati ad effettive
prestazioni lavorative. Non costituiscono, pertanto, base di calcolo
per la determinazione del «monte salari», oltre che le voci relative
agli assegni per il nucleo familiare, anche, ad esempio, i buoni
pasto, i rimborsi spese, le indennita’ di trasferimento, gli oneri
per i prestiti al personale e per le attivita’ ricreative, le somme
corrisposte a titolo di equo indennizzo ecc. Non concorrono alla
determinazione del monte salari neppure gli emolumenti arretrati
relativi ad anni precedenti.

Dichiarazione congiunta n. 2

Con riferimento alla disciplina dell’art. 9, le parti si danno
reciprocamente atto che, ai fini della determinazione del numero
minimo dei mesi utili per partecipare alle procedure di progressione
economica orizzontale, devono essere considerati tutti i mesi di
permanenza del lavoratore nella posizione economica in godimento, ivi
compresi quelli maturati antecedentemente alla sottoscrizione del
CCNL.

—-> Vedere Tabelle da pag. 41 a pag. 43

AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI – COMUNICATO – Contratto collettivo nazionale di lavoro del personale non dirigente del comparto regioni e autonomie locali, quadriennio normativo 2006-2009

Ingegneri.info