AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI - CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DEL LAVORO - Contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al personale del Comparto scuola per il quadriennio normativo 2006-2009 | Ingegneri.info

AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI – CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DEL LAVORO – Contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al personale del Comparto scuola per il quadriennio normativo 2006-2009

AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI - CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DEL LAVORO - Contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al personale del Comparto scuola per il quadriennio normativo 2006-2009 e biennio economico 2006-2007. (GU n. 292 del 17-12-2007 - Suppl. Ordinario n.274)

AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI

CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DEL LAVORO

Contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al personale del
Comparto scuola per il quadriennio normativo 2006-2009 e biennio
economico 2006-2007.

Capo IDisposizioni generali

A seguito del parere favorevole espresso dal Comitato di settore
il 16 novembre 2007 sul testo dell’ipotesi di accordo relativo al
CCNL del personale del Comparto scuola per il quadriennio normativo
2006-2009 e il primo biennio economico 2006-2007 e della
certificazione positiva resa dalla Corte dei conti il 28 novembre
2007 sull’attendibilita’ dei costi quantificati per l’accordo
medesimo e sulla loro compatibilita’ con gli strumenti di
programmazione e bilancio, il giorno 29 novembre 2007, alle ore
10,30, ha avuto luogo l’incontro tra:
l’ARAN:
nella persona del Presidente avv. Massimo Massella Ducci Teri
(firmato)
ed i rappresentanti delle seguenti Confederazioni e
Organizzazioni sindacali:
per le Confederazioni sindacali:
Cgil (firmato);
Cisl (firmato);
Uil (firmato);
Confsal (firmato);
Cgu (firmato);
per le Organizzazioni sindacali di categoria:
FLC/CGIL (firmato);
Cisl scuola (firmato);
Uil scuola (firmato);
SNALS-CONFSAL (firmato);
FED. NAZ. GILDA/UNAMS (firmato).
Al termine della riunione le parti hanno sottoscritto l’allegato
Contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al personale del
Comparto scuola per il quadriennio normativo 2006-2009 e il primo
biennio economico 2006-2007.

CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DEL COMPARTO SCUOLA QUADRIENNIO
GIURIDICO 2006-09 E PRIMO BIENNIO ECONOMICO 2006-2007

Premessa
Le disposizioni contrattuali che seguono riportano tutte le norme
di fonte negoziale vigenti, sia che si tratti di nuove che di
precedenti, queste ultime modificate o meno.
Le disposizioni legislative, anche se eventualmente abrogate,
sono da considerarsi tuttora in vigore ai fini contrattuali qualora
esplicitamente richiamate nel testo che segue, come previsto
dell’art. 69 del decreto legislativo n. 165/2001.
La presente premessa fa parte integrante del CCNL qui
sottoscritto dalle parti.

Art. 1.

Campo di applicazione, durata, decorrenza del presente contratto

1. Il presente contratto collettivo nazionale, per il quadriennio
giuridico 2006/2009 e per il biennio economico 2006/2007, si applica
a tutto il personale con rapporto di lavoro a tempo indeterminato o a
tempo determinato appartenente al comparto di cui all’art. 2, lettera
I, del contratto collettivo nazionale quadro sottoscritto l’11 giugno
2007. Il personale del comparto si articola nelle seguenti aree
professionali:
a) area della funzione docente;
b) area dei servizi generali, tecnici e amministrativi.
2. Il presente contratto concerne il periodo 1° gennaio
2006-31 dicembre 2009 per la parte normativa, ed e’ valido dal 1°
gennaio 2006 fino al 31 dicembre 2007 per la parte economica.
3. Gli effetti giuridici decorrono dal giorno della
sottoscrizione, salvo diversa prescrizione del presente contratto. La
stipulazione si intende avvenuta al momento della sottoscrizione del
contratto da parte dei soggetti negoziali a seguito del
perfezionamento delle procedure di cui all’art. 47 del decreto
legislativo n. 165/2001. Gli istituti a contenuto economico e
normativo con carattere vincolato ed automatico sono applicati entro
trenta giorni dalla predetta data di stipulazione.
4. Il presente contratto, alla scadenza, si rinnova tacitamente
di anno in anno qualora non ne sia data disdetta da una delle parti
con lettera raccomandata. In caso di disdetta, le disposizioni
contrattuali rimangono in vigore fino a quando non siano sostituite
dal successivo contratto collettivo, fermo restando quanto previsto
dall’art. 48, comma 3, del decreto legislativo n. 165/2001.
5. Dopo un periodo di vacanza contrattuale pari a tre mesi dalla
data di scadenza della parte economica del presente contratto, ai
dipendenti del comparto sara’ corrisposta la relativa indennita’,
secondo le scadenze previste dall’accordo sul costo del lavoro del
23 luglio 1993. Per l’erogazione di detta indennita’ si applica la
procedura contrattuale di cui agli articoli 47 e 48 del decreto
legislativo n. 165/2001.
6. In sede di rinnovo biennale per la parte economica ulteriore
punto di riferimento del negoziato sara’ costituito dalla
comparazione tra l’inflazione programmata e quella effettiva
intervenuta nel biennio in questione, secondo quanto previsto
dall’accordo tra Governo e parti sociali del 23 luglio 1993.
7. Eventuali sequenze contrattuali previste nel corpo del
presente CCNL si intendono da svolgersi in sede ARAN e tra le Parti
firmatarie del CCNL.
8. Per quanto concerne il personale scolastico delle province
autonome di Trento e Bolzano, si applica quanto previsto dai decreti
legislativi 24 luglio 1996, n. 433 e n. 434, quest’ultimo come
integrato dal decreto legislativo n. 354/1997.

Art. 2.

Interpretazione autentica del contratto

1. Quando insorgano controversie sull’interpretazione del
contratto collettivo nazionale o integrativo, le parti che lo hanno
sottoscritto si incontrano, entro trenta giorni dalla richiesta di
cui al successivo comma 2, per definire consensualmente il
significato della clausola controversa. La procedura deve concludersi
entro 30 giorni dalla data del primo incontro.
2. Al fine di cui al comma 1 la parte interessata invia all’altra
apposita richiesta scritta con lettera raccomandata. La richiesta
deve contenere una sintetica descrizione dei fatti e degli elementi
di diritto sui quali si basa; essa deve comunque far riferimento a
problemi interpretativi ed applicativi di rilevanza generale.
3. L’eventuale accordo sostituisce la clausola controversa sin
dall’inizio della vigenza del contratto collettivo nazionale o
integrativo.

Capo IIRelazioni sindacali

Art. 3.

Obiettivi e strumenti

1. Il sistema delle relazioni sindacali, nel rispetto delle
distinzioni dei ruoli e delle rispettive responsabilita’
dell’amministrazione scolastica e dei sindacati, persegue l’obiettivo
di contemperare l’interesse dei dipendenti al miglioramento delle
condizioni di lavoro e alla crescita professionale con l’esigenza di
incrementare l’efficacia e l’efficienza dei servizi prestati alla
collettivita’. Esso e’ improntato alla correttezza e trasparenza dei
comportamenti.
2. Qualora il contesto delle relazioni sindacali, di cui al
presente capo, faccia riferimento a criteri o linee di indirizzo che,
ai sensi dei successivi articoli, siano anche oggetto di trattativa
integrativa decentrata, queste stesse linee di indirizzo, al fine di
garantire e tutelare omogeneita’ di impostazione per l’intero sistema
scolastico nazionale, possono essere oggetto di indicazioni-quadro
elaborate dal Ministro dell’Istruzione, nell’ambito di quanto
definito dal presente contratto e dandone preventiva informazione
alle OO.SS. firmatarie del presente CCNL.
3. Il sistema delle relazioni sindacali si articola nei seguenti
modelli relazionali:
a) contrattazione collettiva: si svolge in ambito territoriale
nazionale, regionale e a livello di istituzione scolastica, con le
modalita’, i tempi e le materie indicate agli articoli 4 e 6;
b) partecipazione: si articola negli istituti
dell’informazione, della concertazione e delle intese. Essa puo’
prevedere altresi’ l’istituzione di commissioni paritetiche con
finalita’ propositive, secondo le modalita’ indicate nell’art. 5;
c) interpretazione autentica dei contratti collettivi di cui
all’art. 2.

Art. 4.

Contrattazione collettiva integrativa

1. La contrattazione collettiva integrativa e’ finalizzata ad
incrementare la qualita’ del servizio scolastico, sostenendo i
processi innovatori in atto anche mediante la valorizzazione delle
professionalita’ coinvolte.
2. In sede di contrattazione collettiva integrativa nazionale e’
disciplinato:
A) Mobilita’:
bullet con cadenza, di norma biennale, collegata alla durata
di definizione dell’organico, la mobilita’ compartimentale, a domanda
e d’ufficio. In tale ambito si dovra’ garantire la stabilita’
pluriennale dell’organico al fine di assicurare la continuita’
didattica del personale docente con particolare riferimento ai
docenti di sostegno e a quelli impegnati nelle aree a rischio, nelle
scuole di montagna e nelle classi funzionanti negli ospedali.
Inoltre, sempre in sede di contrattazione, verranno ricercate le
forme appropriate per favorire l’incontro tra competenze ed
aspirazioni dei singoli insegnanti e le esigenze formative che
processi innovativi e diagnosi valutative fanno maturare nelle
singole scuole;
bullet utilizzazione del personale in altre attivita’ di
insegnamento;
bullet utilizzazione del personale soprannumerario e
inidoneo, nonche’ di quello collocato fuori ruolo;
bullet procedure e criteri di utilizzazione del personale,
tenuto altresi’ conto di quanto previsto dalla legge n. 268/2002 e
dalla legge n. 289/2002;
bullet mobilita’ intercompartimentale.
B) Formazione: con cadenza annuale, obiettivi, finalita’ e
criteri di ripartizione delle risorse finanziarie per la formazione
del personale. Si perseguira’ l’obiettivo di superare la
frammentazione degli interventi, ridefinendo le modalita’ di
accreditamento degli enti e delle associazioni professionali e
disciplinari, nonche’ delle iniziative idonee a costituire adeguato
supporto alle attivita’ didattiche, le procedure per strutturare le
singole iniziative formative, riallocando le risorse a favore
dell’attivita’ delle singole scuole e monitorando gli esiti della
formazione.
C) con cadenza di norma biennale, criteri per l’esercizio dei
diritti e dei permessi sindacali.
D) con cadenza annuale, criteri e parametri di attribuzione delle
risorse per le scuole collocate in aree a rischio educativo, con
forte processo immigratorio e per la dispersione scolastica, per le
funzioni strumentali e per gli incarichi aggiuntivi del personale.
3. Presso ciascuna direzione scolastica regionale la
contrattazione integrativa si svolge annualmente sulle seguenti
materie:
a) linee di indirizzo e criteri per la tutela della salute
nell’ambiente di lavoro;
b) criteri di allocazione e utilizzo delle risorse, provenienti
dall’Ente regione e da Enti diversi dal MPI, a livello d’istituto per
la lotta contro l’emarginazione scolastica e per gli interventi sulle
aree a rischio e a forte processo immigratorio, inclusa
l’assegnazione di una quota dei fondi destinati alla formazione per
il finanziamento di moduli formativi, da concludersi entro il 31
ottobre;
c) criteri, modalita’ e opportunita’ formative per il personale
docente, educativo ed A.T.A.;
d) criteri di utilizzazione del personale;
e) criteri e modalita’ di verifica dei risultati delle
attivita’ di formazione.
4. Presso ciascuna direzione scolastica regionale la
contrattazione integrativa si svolge con cadenza quadriennale sulle
seguenti materie:
a) criteri per la fruizione dei permessi per il diritto allo
studio;
b) criteri e modalita’ per lo svolgimento delle assemblee
territoriali e l’esercizio dei diritti e dei permessi sindacali;
c) istituzione di procedure di raffreddamento dell’eventuale
conflittualita’ contrattuale generatasi a livello di singola
istituzione scolastica;
d) modalita’ per la costituzione di una commissione bilaterale
incaricata dell’assistenza, supporto e monitoraggio delle relazioni
sindacali sul territorio regionale.
5. Il direttore regionale, nelle materie di cui al comma 3, deve
formalizzare la propria proposta contrattuale entro termini congrui
con l’inizio dell’anno scolastico, e, in ogni caso, entro i
successivi dieci giorni lavorativi decorrenti dall’inizio delle
trattative.
6. La contrattazione integrativa si svolge alle condizioni
previste dagli articoli 40 e 40-bis del decreto legislativo n.
165/2001. La verifica sulla compatibilita’ dei costi della
contrattazione collettiva integrativa si attua ai sensi dell’art. 48
del decreto legislativo n. 165/2001.
Entro i primi dieci giorni di negoziato le parti non assumono
iniziative unilaterali ne’ procedono ad azioni dirette.
Decorsi ulteriori venti giorni dall’inizio effettivo delle
trattative, le parti riassumono le rispettive prerogative e liberta’
di iniziativa, nell’ambito della vigente disciplina contrattuale.

Art. 5.

Partecipazione

1. Le forme di partecipazione sindacale si svolgono al livello
istituzionale competente per materia.
L’Amministrazione scolastica nazionale e regionale, con cadenza
almeno annuale e nell’ambito delle proprie autonome e distinte
responsabilita’, fornisce informazioni preventive e la relativa
documentazione cartacea e/o informatica necessaria sulle seguenti
materie, ai soggetti identificati all’art. 7;
a) formazione in servizio, aggiornamento, autoaggiornamento e
piani di riconversione del personale in relazione alle situazioni di
esubero;
b) criteri per la definizione e la distribuzione degli organici
di tutto il personale;
c) modalita’ organizzative per l’assunzione del personale a
tempo determinato e indeterminato;
d) documenti di previsione di bilancio relativi alle spese per
il personale;
e) operativita’ di nuovi sistemi informativi o di modifica dei
sistemi preesistenti concernenti i servizi amministrativi e di
supporto dell’attivita’ scolastica;
f) dati generali sullo stato dell’occupazione degli organici e
di utilizzazione del personale;
g) strumenti e metodologie per la valutazione della
produttivita’ ed efficacia qualitativa del sistema scolastico, anche
in rapporto alle sperimentazioni in atto;
h) andamento generale della mobilita’;
i) esiti dei monitoraggi effettuati dall’Amministrazione;
j) accesso all’intranet scolastico per le informazioni di cui
sono titolari le OO.SS. ai sensi del relativo CCNQ;
k) informazione sulle risorse globali assegnate alle scuole per
il loro funzionamento.
2. Su ciascuna delle materie previste al comma 1 e sulle linee
essenziali di indirizzo in materia di gestione della organizzazione
scolastica, le OO.SS. firmatarie del presente CCNL possono
richiedere, nel termine di due giorni lavorativi dal ricevimento
dell’informazione, che sia attivato un tavolo di concertazione.
Questo sara’ aperto dall’Amministrazione nel termine di cinque giorni
lavorativi successivi alla ricezione della richiesta di
concertazione, e dovra’ in ogni caso chiudersi nel termine perentorio
di sette giorni lavorativi dall’apertura.

Art. 6.

Relazioni a livello di istituzione scolastica

1. A livello di ogni istituzione scolastica ed educativa, in
coerenza con l’autonomia della stessa e nel rispetto delle competenze
del dirigente scolastico e degli organi collegiali, le relazioni
sindacali si svolgono con le modalita’ previste dal presente
articolo.
2. Sono materie di informazione preventiva annuale le seguenti:
a) proposte di formazione delle classi e di determinazione
degli organici della scuola;
b) piano delle risorse complessive per il salario accessorio,
ivi comprese quelle di fonte non contrattuale;
c) criteri di attuazione dei progetti nazionali, europei e
territoriali;
d) criteri per la fruizione dei permessi per l’aggiornamento;
e) utilizzazione dei servizi sociali;
f) criteri di individuazione e modalita’ di utilizzazione del
personale in progetti derivanti da specifiche disposizioni
legislative, nonche’ da convenzioni, intese o accordi di programma
stipulati dalla singola istituzione scolastica o dall’Amministrazione
scolastica periferica con altri enti e istituzioni;
g) tutte le materie oggetto di contrattazione;
Sono materie di contrattazione integrativa le seguenti:
h) modalita’ di utilizzazione del personale docente in rapporto
al piano dell’offerta formativa e al piano delle attivita’ e
modalita’ di utilizzazione del personale ATA in relazione al relativo
piano delle attivita’ formulato dal DSGA, sentito il personale
medesimo;
i) criteri riguardanti le assegnazioni del personale docente,
educativo ed ATA alle sezioni staccate e ai plessi, ricadute
sull’organizzazione del lavoro e del servizio derivanti
dall’intensificazione delle prestazioni legate alla definizione
dell’unita’ didattica. Ritorni pomeridiani;
j) criteri e modalita’ di applicazione dei diritti sindacali,
nonche’ determinazione dei contingenti di personale previsti
dall’accordo sull’attuazione della legge n. 146/1990, cosi’ come
modificata e integrata dalla legge n. 83/2000;
k) attuazione della normativa in materia di sicurezza nei
luoghi di lavoro;
l) i criteri per la ripartizione delle risorse del fondo
d’istituto e per l’attribuzione dei compensi accessori, ai sensi
dell’art. 45, comma 1, del decreto legislativo n. 165/2001, al
personale docente, educativo ed ATA compresi i compensi relativi ai
progetti nazionali e comunitari;
m) criteri e modalita’ relativi alla organizzazione del lavoro
e all’articolazione dell’orario del personale docente, educativo ed
ATA nonche’ i criteri per l’individuazione del personale docente,
educativo ed ATA da utilizzare nelle attivita’ retribuite con il
fondo di istituto;
Il dirigente scolastico, nelle materie di cui sopra, deve
formalizzare la propria proposta contrattuale entro termini congrui
con l’inizio dell’anno scolastico, e, in ogni caso, entro i
successivi dieci giorni lavorativi decorrenti dall’inizio delle
trattative. Queste ultime devono comunque iniziare non oltre il 15
settembre.
La contrattazione di cui sopra si svolge con cadenza annuale. Le
parti possono prorogare, anche tacitamente, l’accordo gia’
sottoscritto.
Se le Parti non giungono alla sottoscrizione del contratto entro
il successivo 30 novembre, le questioni controverse potranno dalle
Parti medesime essere sottoposte alla commissione di cui all’art. 4,
comma 4, lettera d), che fornira’ la propria assistenza.
Sono materia di informazione successiva le seguenti:
n) nominativi del personale utilizzato nelle attivita’ e
progetti retribuiti con il fondo di istituto;
o) verifica dell’attuazione della contrattazione collettiva
integrativa d’istituto sull’utilizzo delle risorse.
3. Le informazioni previste dal presente articolo sono fornite
nel corso di appositi incontri, unitamente alla relativa
documentazione.
4. Sulle materie che incidono sull’ordinato e tempestivo avvio
dell’anno scolastico tutte le procedure previste dal presente
articolo debbono concludersi nei termini stabiliti dal direttore
generale regionale per le questioni che incidono sull’assetto
organizzativo e, per le altre, nei tempi congrui per assicurare il
tempestivo ed efficace inizio delle lezioni.
I compensi per le attivita’ svolte e previste dal contratto
integrativo vigente sono erogate entro il 31 agosto.
5. Fermo restando il principio dell’autonomia negoziale e nel
quadro di un sistema di relazioni sindacali improntato ai criteri di
comportamento richiamati di correttezza, di collaborazione e di
trasparenza, e fatto salvo quanto previsto dal precedente comma,
decorsi venti giorni dall’inizio effettivo delle trattative, le parti
riassumono le rispettive prerogative e liberta’ di iniziativa.
6. I revisori effettuano il controllo sulla compatibilita’ dei
costi della contrattazione collettiva integrativa con i vincoli di
bilancio e la relativa certificazione degli oneri, secondo i principi
di cui all’art. 48 del decreto legislativo n. 165/2001. A tal fine,
l’ipotesi di contratto collettivo integrativo definita dalla
delegazione trattante e’ inviata dal dirigente scolastico per il
controllo, entro 5 giorni, corredata dall’apposita relazione
illustrativa tecnico finanziaria. Trascorsi 30 giorni senza rilievi,
il contratto collettivo integrativo viene definitivamente stipulato e
produce i conseguenti effetti. Eventuali rilievi ostativi sono
tempestivamente portati a conoscenza delle organizzazioni sindacali
di cui al successivo art. 7, ai fini della riapertura della
contrattazione.

Art. 7.

Composizione delle delegazioni

1. Le delegazioni trattanti sono costituite come segue:
I – A livello di amministrazione:
a) Per la parte pubblica:
– dal titolare del potere di rappresentanza o da un suo
delegato;
– da una rappresentanza dei dirigenti titolari degli uffici
direttamente interessati alla trattativa.
b) Per le organizzazioni sindacali:
– dai rappresentanti delle organizzazioni sindacali
nazionali di categoria firmatarie del presente CCNL.
II – A livello di ufficio scolastico regionale:
a) Per la parte pubblica:
– dal dirigente titolare del potere di rappresentanza
dell’amministrazione nell’ambito dell’ufficio o da un suo delegato.
L’amministrazione puo’ avvalersi del supporto di personale di propria
scelta.
b) Per le organizzazioni sindacali:
– dai rappresentanti territoriali delle organizzazioni
sindacali di categoria firmatarie del presente CCNL.
III -A livello di istituzione scolastica:
a) Per la parte pubblica:
– dal dirigente scolastico.
b) Per le organizzazioni sindacali:
– dalla R.S.U. e dai rappresentanti territoriali delle
organizzazioni sindacali di categoria firmatarie del presente CCNL,
come previsto dall’Accordo quadro 7 agosto 1998 sulla costituzione
della RSU.
2. Il MPI puo’ avvalersi, nella contrattazione collettiva
integrativa nazionale, dell’assistenza dell’Agenzia per la
rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (A.Ra.N.).

Art. 8.

Assemblee

1. I dipendenti hanno diritto a partecipare, durante l’orario di
lavoro, ad assemblee sindacali, in idonei locali sul luogo di lavoro
concordati con la parte datoriale pubblica, per n. 10 ore pro capite
in ciascun anno scolastico, senza decurtazione della retribuzione.
2. In ciascuna scuola e per ciascuna categoria di personale (ATA
e docenti) non possono essere tenute piu’ di due assemblee il mese.
3. Le assemblee che riguardano la generalita’ dei dipendenti o
gruppi di essi sono indette con specifico ordine del giorno:
a) singolarmente o congiuntamente da una o piu’ organizzazioni
sindacali rappresentative nel comparto ai sensi dell’art. 1, comma 5,
del CCNQ del 9 agosto 2000 sulle prerogative sindacali;
b) dalla R.S.U. nel suo complesso e non dai singoli componenti,
con le modalita’ dell’art. 8, comma 1, dell’accordo quadro sulla
elezione delle RSU del 7 agosto 1998;
c) dalla RSU congiuntamente con una o piu’ organizzazioni
sindacali rappresentative del comparto ai sensi dell’art. 1, comma 5,
del CCNQ del 9 agosto 2000 sulle prerogative sindacali.
4. Le assemblee coincidenti con l’orario di lezione si svolgono
all’inizio o al termine delle attivita’ didattiche giornaliere di
ogni scuola interessata all’assemblea. Le assemblee del personale ATA
possono svolgersi in orario non coincidente con quello delle
assemblee del personale docente, comprese le ore intermedie del
servizio scolastico.
5. Negli istituti di educazione, le assemblee possono svolgersi
in orario diverso da quello previsto dal comma precedente, secondo le
modalita’ stabilite con le procedure di cui all’art. 6 e con il
vincolo di osservanza del minor disagio possibile per gli alunni.
6. Ciascuna assemblea puo’ avere una durata massima di 2 ore se
si svolge a livello di singola istituzione scolastica o educativa
nell’ambito dello stesso comune. La durata massima delle assemblee
territoriali e’ definita in sede di contrattazione integrativa
regionale, in modo da tener conto dei tempi necessari per il
raggiungimento della sede di assemblea e per il ritorno alla sede di
servizio, sempre nei limiti di cui al comma 1 del presente articolo.
7. La convocazione dell’assemblea, la durata, la sede e
l’eventuale partecipazione di dirigenti sindacali esterni sono rese
note dai soggetti sindacali promotori almeno 6 giorni prima, con
comunicazione scritta, fonogramma, fax o e-mail, ai dirigenti
scolastici delle scuole o istituzioni educative interessate
all’assemblea.
La comunicazione deve essere affissa, nello stesso giorno in cui
e’ pervenuta, all’albo dell’istituzione scolastica o educativa
interessata, comprese le eventuali sezioni staccate o succursali.
Alla comunicazione va unito l’ordine del giorno. Nel termine delle
successive quarantotto ore, altri organismi sindacali, purche’ ne
abbiano diritto, possono presentare richiesta di assemblea per la
stessa data e la stessa ora concordando un’unica assemblea congiunta
o – nei limiti consentiti dalla disponibilita’ di locali – assemblee
separate. La comunicazione definitiva relativa all’assemblea – o alle
assemblee – di cui al presente comma va affissa all’albo
dell’istituzione prescelta entro il suddetto termine di quarantotto
ore, dandone comunicazione alle altre sedi.
8. Contestualmente all’affissione all’albo, il dirigente
scolastico ne fara’ oggetto di avviso, mediante circolare interna, al
personale interessato all’assemblea al fine di raccogliere la
dichiarazione individuale di partecipazione espressa in forma scritta
del personale in servizio nell’orario dell’assemblea. Tale
dichiarazione fa fede ai fini del computo del monte ore individuale
ed e’ irrevocabile.
9. Il dirigente scolastico:
a) per le assemblee in cui e’ coinvolto anche il personale
docente sospende le attivita’ didattiche delle sole classi, o sezioni
di scuola dell’infanzia, i cui docenti hanno dichiarato di
partecipare all’assemblea, avvertendo le famiglie interessate e
disponendo gli eventuali adattamenti di orario, per le sole ore
coincidenti con quelle dell’assemblea, del personale che presta
regolare servizio;
b) per le assemblee in cui e’ coinvolto anche il personale
A.T.A., se la partecipazione e’ totale, stabilira’, con la
contrattazione d’istituto, la quota e i nominativi del personale
tenuto ad assicurare i servizi essenziali relativi alla vigilanza
agli ingressi alla scuola, al centralino e ad altre attivita’
indifferibili coincidenti con l’assemblea sindacale.
10. Non possono essere svolte assemblee sindacali in ore
concomitanti con lo svolgimento degli esami e degli scrutini finali.
11. Per il personale docente, quanto previsto dai commi 1, 3, e 8
si applica anche nel caso di assemblee indette in orario di servizio
per attivita’ funzionali all’insegnamento.
12. Per le riunioni di scuola e territoriali indette al di fuori
dell’orario di servizio del personale si applica il comma 3 del
presente articolo, fermo restando l’obbligo da parte dei soggetti
sindacali di concordare con i dirigenti scolastici l’uso dei locali e
la tempestiva affissione all’albo da parte del dirigente scolastico
della comunicazione riguardante l’assemblea.
13. Per quanto non previsto e modificato dal presente articolo
restano ferme la disciplina del diritto di assemblea prevista
dall’art. 2 del CCNQ 7 agosto 1998 e le modalita’ di utilizzo dei
distacchi, aspettative e permessi, nonche’ delle altre prerogative
sindacali.

Capo IIINorme comuni

Art. 9.

Misure incentivanti per progetti relativi alle aree a rischio a forte
processo immigratorio e contro l’emarginazione scolastica

1. Le Parti affermano il comune impegno ad incentivare la
scolarizzazione ed il raggiungimento di buoni esiti formativi nelle
aree a rischio e a forte processo immigratorio.
2. A tale scopo ogni direttore regionale stipulera’, entro i
termini di cui all’art. 4, comma 3, lettera b), apposito contratto
integrativo regionale con le OO.SS. firmatarie del presente CCNL per
indicare i criteri di utilizzo da parte delle scuole del fondo
accreditato dal Ministero per le aree a rischio, a forte processo
immigratorio e per la dispersione scolastica, la durata dei progetti,
gli obiettivi di lotta all’emarginazione scolastica da conseguire e i
sistemi di rilevazione dei risultati da comunicare al MPI e alle
OO.SS, favorendo la pluralita’ e la diffusione delle esperienze sul
territorio.
3. Le scuole, con riferimento allo specifico contesto
territoriale di rischio, accedono ai fondi in questione anche
consorziandosi in rete, e comunque privilegiando la dimensione
territoriale dell’area. A tal fine saranno elaborati progetti
finalizzati al recupero dell’insuccesso scolastico anche con
l’ampliamento dell’offerta formativa.
4. I compensi per il personale coinvolto nelle attivita’ di cui
al presente articolo saranno definiti in sede di contrattazione
d’istituto, sulla base dei criteri generali assunti in sede di
contrattazione regionale.

Art. 10.

Mobilita’ territoriale, professionale e intercompartimentale

1. I criteri e le modalita’ per attuare la mobilita’
territoriale, professionale e intercompartimentale, nonche’ i
processi di riconversione anche attraverso la previsione di specifici
momenti formativi, del personale di cui al presente contratto vengono
definiti in sede di contrattazione integrativa nazionale, al fine di
rendere piu’ agevole la fruizione di questi istituti da parte dei
lavoratori, che ne conservano comunque il diritto individuale. La
mobilita’ professionale del personale della scuola ha come fine non
solo superare o prevenire il soprannumero, ma anche valorizzare le
esperienze acquisite dal personale, sostenere lo scambio di
esperienze nel sistema scolastico e del lavoro pubblico.
2. In tale sede saranno definiti modalita’ e criteri per le
verifiche periodiche sugli effetti degli istituti relativi alla
mobilita’ territoriale, al fine di apportare, con contrattazione
nazionale integrativa, i conseguenti adattamenti degli stessi
istituti.
3. Analogamente si procedera’ per la contrattazione relativa alla
utilizzazione del personale.
4. A sostegno dei processi di innovazione, che esigono un
equilibrio dinamico tra le esigenze del sistema scolastico e le
aspettative del personale, la mobilita’ professionale e’ finalizzata
a:
a) promuovere il reimpiego e la valorizzazione delle
professionalita’ esistenti;
b) promuovere la stessa mobilita’ professionale ai fini del
riassorbimento delle eccedenze di personale.
Cio’ si puo’ realizzare anche attraverso:
– specifici percorsi formativi di riqualificazione e
riconversione professionale mirati all’assegnazione di posti di
lavoro vacanti;
– rimborso spese, da erogare anche in misura forfetaria, per
l’effettiva frequenza dei relativi corsi;
– indennita’ forfetaria di prima sistemazione;
– incentivazione al conseguimento di titoli di studio ed alla
integrazione dei percorsi universitari, utili ai fini del reimpiego.
5. La mobilita’ professionale a domanda nell’ambito del comparto
si attua sulla base della previsione del fabbisogno di risorse
professionali, mediante la programmazione delle iniziative di
formazione, riqualificazione e riconversione in ambito provinciale o
regionale, rivolta, con priorita’, al personale appartenente a classi
di concorso, aree disciplinari, ruoli, aree e profili professionali
in situazione di esubero. E’ assicurata la necessaria informazione al
personale per il pieno esercizio del diritto alla formazione.
6. Il personale che ha frequentato i corsi di cui al precedente
comma conseguendo il titolo richiesto e’ tenuto ad accettare la sede
assegnata, a domanda o d’ufficio, nella procedura di mobilita’
relativa al tipo di posto o cattedra per il quale ha frequentato il
corso.
7. La formazione, la riqualificazione e la riconversione
professionale di cui sopra e’ altresi’ orientata verso le esigenze
emergenti dall’attuazione dell’autonomia scolastica, con
l’individuazione di specifiche competenze e profili professionali
innovativi connessi allo sviluppo dell’educazione permanente e degli
adulti, al potenziamento della ricerca, sperimentazione,
documentazione e aggiornamento educativo, alla prevenzione e recupero
della dispersione scolastica e degli insuccessi formativi,
all’espansione dell’istruzione e formazione integrata
post-secondaria, nonche’ al rafforzamento dell’efficienza
organizzativa e amministrativa delle istituzioni scolastiche ed
educative.
8. Sulla base di accordi promossi dal MPI con altre
Amministrazioni ed Enti pubblici si procede alla mobilita’
intercompartimentale a domanda, previa definizione, nella
contrattazione integrativa nazionale, di criteri e modalita’ per
l’individuazione del personale da trasferire; la contrattazione
integrativa prevedera’ anche le modalita’ di informazione sulle
posizioni di lavoro disponibili e sui connessi aspetti retributivi,
sulle indennita’ di prima sistemazione e sul rimborso delle spese di
trasferimento sostenute.
9. Nei confronti del personale che abbia fruito di percorsi di
mobilita’ professionale anche a seguito di procedure concorsuali e’
applicabile l’istituto della restituzione al ruolo di provenienza, su
posto disponibile in tale ruolo, a domanda o, nel caso di verificato
esito negativo della prestazione lavorativa, d’ufficio. Sono,
comunque, fatte salve le norme sul periodo di prova, ove previsto,
nonche’ la competenza degli organi individuali o collegiali cui e’
demandata la formulazione di pareri obbligatori e l’adozione dei
conseguenti provvedimenti.
10. Ai sensi dell’art. 52 del decreto legislativo n. 165/2001, il
personale docente utilizzato, a domanda o d’ufficio, ivi compresa
l’assegnazione provvisoria, in altro tipo di cattedra o posto, ha
diritto all’eventuale trattamento economico superiore, rispetto a
quello di titolarita’, previsto per detto tipo di cattedra o posto.
La maggiore retribuzione e’ corrisposta per il periodo di
utilizzazione, in misura corrispondente a quella cui l’interessato
avrebbe avuto titolo se avesse ottenuto il passaggio alla cattedra o
posto di utilizzazione.
In caso di utilizzazione parziale, la corresponsione avra’ luogo
in rapporto proporzionale con l’orario settimanale d’obbligo.
11. Il servizio non di ruolo di cui agli articoli 485 e 569 del
decreto legislativo n. 297/1994 e successive modifiche e’
riconoscibile per intero ai fini della mobilita’ a domanda, sia
compartimentale che intercompartimentale.

Art. 11.

Pari opportunita’

1. Al fine di consentire una reale parita’ uomini-donne, e’
istituito, presso il MPI il Comitato pari opportunita’ con il compito
di proporre misure adatte a creare effettive condizioni di pari
opportunita’, secondo i principi definiti dalla legge 10 aprile 1991,
n. 125, con particolare riferimento all’art. 1. Il Comitato e’
costituito da una persona designata da ciascuna delle organizzazioni
sindacali di comparto firmatarie del presente CCNL e da un pari
numero di rappresentanti dell’amministrazione. Il presidente del
Comitato e’ nominato dal Ministro dell’IUR e designa un
vicepresidente. Per ogni componente effettivo e’ previsto un
componente supplente.
2. Il Comitato svolge i seguenti compiti:
a) raccolta dei dati relativi alle materie di propria
competenza, che l’amministrazione e’ tenuta a fornire;
b) formulazione di proposte in ordine ai medesimi temi anche ai
fini della contrattazione integrativa;
c) promozione di iniziative volte ad attuare le direttive
comunitarie per l’affermazione sul lavoro della pari dignita’ delle
persone nonche’ a realizzare azioni positive, ai sensi della legge n.
125/1991.
3. Nell’ambito dei vari livelli di relazioni sindacali devono
essere sentite le proposte formulate dal Comitato pari opportunita’,
per ciascuna delle materie sottoindicate, al fine di prevedere misure
che favoriscano effettive pari opportunita’ nelle condizioni di
lavoro e di sviluppo professionale delle lavoratrici:
circ percorsi di formazione mirata del personale sulla
cultura delle pari opportunita’ in campo formativo, con particolare
riferimento ai progetti per l’orientamento scolastico, alla
riformulazione dei contenuti d’insegnamento, al superamento degli
stereotipi nei libri di testo, alle politiche di riforma;
circ azioni positive, con particolare riferimento alle
condizioni di accesso ai corsi di formazione e aggiornamento e
all’attribuzione d’incarichi o funzioni piu’ qualificate;
circ iniziative volte a prevenire o reprimere molestie
sessuali nonche’ pratiche discriminatorie in generale;
circ flessibilita’ degli orari di lavoro;
circ fruizione del part-time;
circ processi di mobilita’.
4. L’amministrazione assicura l’operativita’ del Comitato e
garantisce tutti gli strumenti idonei e le risorse necessarie al suo
funzionamento in applicazione dell’art. 17 del decreto legislativo n.
29 ottobre 1998, n. 387. In particolare, valorizza e pubblicizza con
ogni mezzo, nell’ambito lavorativo, i risultati del lavoro svolto
dallo stesso. Il Comitato e’ tenuto a svolgere una relazione annuale
sulle condizioni delle lavoratrici della scuola, di cui deve essere
data la massima pubblicizzazione.
5. Il Comitato per le pari opportunita’ rimane in carica per la
durata di un quadriennio e comunque fino alla costituzione del nuovo.
I componenti del Comitato possono essere rinnovati nell’incarico per
un solo mandato.
6. A livello di Amministrazione scolastica regionale, su
richiesta delle organizzazioni sindacali abilitate alla
contrattazione integrativa, possono essere costituiti appositi
comitati entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del presente
contratto, con composizione e compiti analoghi a quello nazionale dei
quali deve essere assicurato il funzionamento da parte delle
Direzioni regionali. Il Presidente e’ nominato dal Direttore
regionale.

Art. 12.

Congedi parentali

1. Al personale dipendente si applicano le vigenti disposizioni
in materia di tutela della maternita’ contenute nel decreto
legislativo n. 151/2001.
2. Nel periodo di astensione obbligatoria, ai sensi degli
articoli 16 e 17 del decreto legislativo n. 151/2001 alla lavoratrice
o al lavoratore, anche nell’ipotesi di cui all’art. 28 dello stesso
decreto, spetta l’intera retribuzione fissa mensile nonche’ le quote
di salario accessorio fisse e ricorrenti che competono nei casi di
malattia superiore a quindici giorni consecutivi o in caso di
ricovero ospedaliero e per il successivo periodo di convalescenza
post-ricovero, secondo la disciplina di cui all’art. 17, comma 8.
Durante il medesimo periodo di astensione, tale periodo e’ da
considerarsi servizio effettivamente prestato anche per quanto
concerne l’eventuale proroga dell’incarico di supplenza.
3. In caso di parto prematuro, alle lavoratrici spettano comunque
i mesi di astensione obbligatoria. Qualora il figlio nato prematuro
abbia necessita’ di un periodo di degenza presso una struttura
ospedaliera pubblica o privata, la madre ha la facolta’ di richiedere
che il restante periodo di congedo obbligatorio post-parto ed il
restante periodo ante-parto non fruito, possano decorrere in tutto o
in parte dalla data di effettivo rientro a casa del figlio; la
richiesta e’ accolta qualora sia avallata da idonea certificazione
medica dalla quale risulti che le condizioni di salute della
lavoratrice consentono il rientro al lavoro. Alla lavoratrice
rientrata al lavoro spettano in ogni caso i periodi di riposo di cui
all’art. 39 del decreto legislativo n. 151/2001.
4. Nell’ambito del periodo di astensione dal lavoro previsto
dall’art. 32, comma 1, lettera a) del decreto legislativo n.
151/2001, per le lavoratrici madri o in alternativa per i lavoratori
padri, i primi trenta giorni, computati complessivamente per entrambi
i genitori e fruibili anche in modo frazionato, non riducono le
ferie, sono valutati ai fini dell’anzianita’ di servizio e sono
retribuiti per intero, con esclusione dei compensi per lavoro
straordinario e le indennita’ per prestazioni disagiate, pericolose o
dannose per la salute.
5. Successivamente al periodo di astensione di cui al comma 2 e
sino al compimento del terzo anno di vita del bambino, nei casi
previsti dall’art. 47, comma 1, del decreto legislativo n. 151/2001,
alle lavoratrici madri ed ai lavoratori padri sono riconosciuti
trenta giorni per ciascun anno di eta’ del bambino, computati
complessivamente per entrambi i genitori, di assenza retribuita
secondo le modalita’ indicate nello stesso comma 2. Ciascun genitore,
alternativamente, ha altresi’ diritto di astenersi dal lavoro, nel
limite di cinque giorni lavorativi l’anno, per le malattie di ogni
figlio di eta’ compresa fra i tre e gli otto anni.
6. I periodi di assenza di cui ai precedenti commi 4 e 5, nel
caso di fruizione continuativa, comprendono anche gli eventuali
giorni festivi che ricadano all’interno degli stessi. Tale modalita’
di computo trova applicazione anche nel caso di fruizione frazionata,
ove i diversi periodi di assenza non siano intervallati dal ritorno
al lavoro del lavoratore o della lavoratrice.
7. Ai fini della fruizione, anche frazionata, dei periodi di
astensione dal lavoro, di cui all’art. 32, comma 1, del decreto
legislativo n. 151/2001, la lavoratrice madre o il lavoratore padre
presentano la relativa domanda, con l’indicazione della durata,
all’ufficio di appartenenza di norma quindici giorni prima della data
di decorrenza del periodo di astensione. La domanda puo’ essere
inviata anche per mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento
purche’ sia assicurato comunque il rispetto del termine minimo di
quindici giorni. Tale disciplina trova applicazione anche nel caso di
proroga dell’originario periodo di astensione.
8. In presenza di particolari e comprovate situazioni personali
che rendano impossibile il rispetto della disciplina di cui al
precedente comma 7, la domanda puo’ essere presentata entro le
quarantotto ore precedenti l’inizio del periodo di astensione dal
lavoro.

Art. 13.

F e r i e

1. Il dipendente con contratto di lavoro a tempo indeterminato ha
diritto, per ogni anno di servizio, ad un periodo di ferie
retribuito. Durante tale periodo al dipendente spetta la normale
retribuzione, escluse le indennita’ previste per prestazioni di
lavoro aggiuntivo o straordinario e quelle che non siano corrisposte
per dodici mensilita’.
2. La durata delle ferie e’ di trentadue giorni lavorativi
comprensivi delle due giornate previste dall’art. 1, comma 1,
lettera a), della legge 23 dicembre 1977, n. 937.
3. I dipendenti neo-assunti nella scuola hanno diritto a trenta
giorni lavorativi di ferie comprensivi delle due giornate previste
dal comma 2.
4. Dopo tre anni di servizio, a qualsiasi titolo prestato, ai
dipendenti di cui al comma 3 spettano i giorni di ferie previsti dal
comma 2.
5. Nell’ipotesi che il POF d’istituto preveda la settimana
articolata su cinque giorni di attivita’, per il personale ATA il
sesto e’ comunque considerato lavorativo ai fini del computo delle
ferie e i giorni di ferie goduti per frazioni inferiori alla
settimana vengono calcolati in ragione di 1,2 per ciascun giorno.
6. Nell’anno di assunzione o di cessazione dal servizio la durata
delle ferie e’ determinata in proporzione dei dodicesimi di servizio
prestato. La frazione di mese superiore a quindici giorni e’
considerata a tutti gli effetti come mese intero.
7. Il dipendente che ha usufruito dei permessi retribuiti di cui
all’art. 15 conserva il diritto alle ferie.
8. Le ferie sono un diritto irrinunciabile e non sono
monetizzabili, salvo quanto previsto nel comma 15. Esse devono essere
richieste dal personale docente e ATA al dirigente scolastico.
9. Le ferie devono essere fruite dal personale docente durante i
periodi di sospensione delle attivita’ didattiche; durante la
rimanente parte dell’anno, la fruizione delle ferie e’ consentita al
personale docente per un periodo non superiore a sei giornate
lavorative. Per il personale docente la fruibilita’ dei predetti sei
giorni e’ subordinata alla possibilita’ di sostituire il personale
che se ne avvale con altro personale in servizio nella stessa sede e,
comunque, alla condizione che non vengano a determinarsi oneri
aggiuntivi anche per l’eventuale corresponsione di compensi per ore
eccedenti, salvo quanto previsto dall’art. 15, comma 2.
10. In caso di particolari esigenze di servizio ovvero in caso di
motivate esigenze di carattere personale e di malattia, che abbiano
impedito il godimento in tutto o in parte delle ferie nel corso
dell’anno scolastico di riferimento, le ferie stesse saranno fruite
dal personale docente, a tempo indeterminato, entro l’anno scolastico
successivo nei periodi di sospensione dell’attivita’ didattica.
In analoga situazione, il personale ATA fruira’ delle ferie non
godute di norma non oltre il mese di aprile dell’anno successivo,
sentito il parere del DSGA.
11. Compatibilmente con le esigenze di servizio, il personale ATA
puo’ frazionare le ferie in piu’ periodi. La fruizione delle ferie
dovra’ comunque essere effettuata nel rispetto dei turni
prestabiliti, assicurando al dipendente il godimento di almeno 15
giorni lavorativi continuativi di riposo nel periodo 1° luglio-31
agosto.
12. Qualora le ferie gia’ in godimento siano interrotte o sospese
per motivi di servizio, il dipendente ha diritto al rimborso delle
spese documentate per il viaggio di rientro in sede e per quello di
ritorno al luogo di svolgimento delle ferie medesime. Il dipendente
ha, inoltre, diritto al rimborso delle spese sostenute per il periodo
di ferie non goduto.
13. Le ferie sono sospese da malattie adeguatamente e debitamente
documentate che abbiano dato luogo a ricovero ospedaliero o si siano
protratte per piu’ di 3 giorni. L’Amministrazione deve essere posta
in grado, attraverso una tempestiva comunicazione, di compiere gli
accertamenti dovuti.
14. Il periodo di ferie non e’ riducibile per assenze per
malattia o per assenze parzialmente retribuite, anche se tali assenze
si siano protratte per l’intero anno scolastico.
15. All’atto della cessazione dal rapporto di lavoro, qualora le
ferie spettanti a tale data non siano state fruite, si procede al
pagamento sostitutivo delle stesse, sia per il personale a tempo
determinato che indeterminato.

Art. 14.

Festivita’

1. A tutti i dipendenti sono altresi’ attribuite 4 giornate di
riposo ai sensi ed alle condizioni previste dalla legge 23 dicembre
1977, n. 937. E’ altresi’ considerata giorno festivo la ricorrenza
del Santo Patrono della localita’ in cui il dipendente presta
servizio, purche’ ricadente in giorno lavorativo.
2. Le quattro giornate di riposo, di cui al comma 1, sono fruite
nel corso dell’anno scolastico cui si riferiscono e, in ogni caso,
dal personale docente esclusivamente durante il periodo tra il
termine delle lezioni e degli esami e l’inizio delle lezioni
dell’anno scolastico successivo, ovvero durante i periodi di
sospensione delle lezioni.

Art. 15.

Permessi retribuiti

1. Il dipendente della scuola con contratto di lavoro a tempo
indeterminato, ha diritto, sulla base di idonea documentazione anche
autocertificata, a permessi retribuiti per i seguenti casi:
– partecipazione a concorsi od esami: giorni 8 complessivi per
anno scolastico, ivi compresi quelli eventualmente richiesti per il
viaggio;
– lutti per perdita del coniuge, di parenti entro il secondo
grado, di soggetto componente la famiglia anagrafica o convivente
stabile e di affini di primo grado: giorni 3 per evento, anche non
continuativi.
I permessi sono erogati a domanda, da presentarsi al dirigente
scolastico da parte del personale docente ed A.T.A.
2. Il dipendente, inoltre, ha diritto, a domanda, nell’anno
scolastico, a tre giorni di permesso retribuito per motivi personali
o familiari documentati anche mediante autocertificazione. Per gli
stessi motivi e con le stesse modalita’, sono fruiti i sei giorni di
ferie durante i periodi di attivita’ didattica di cui all’art. 13,
comma 9, prescindendo dalle condizioni previste in tale norma.
3. Il dipendente ha, altresi’, diritto ad un permesso retribuito
di quindici giorni consecutivi in occasione del matrimonio, con
decorrenza indicata dal dipendente medesimo ma comunque fruibili da
una settimana prima a due mesi successivi al matrimonio stesso.
4. I permessi dei commi 1, 2 e 3 possono essere fruiti
cumulativamente nel corso di ciascun anno scolastico, non riducono le
ferie e sono valutati agli effetti dell’anzianita’ di servizio.
5. Durante i predetti periodi al dipendente spetta l’intera
retribuzione, esclusi i compensi per attivita’ aggiuntive e le
indennita’ di direzione, di lavoro notturno/festivo, di bilinguismo e
di trilinguismo.
6. I permessi di cui all’art. 33, comma 3, della legge 5 febbraio
1992, n. 104 sono retribuiti come previsto dall’art. 2, comma 3-ter,
del decreto legge 27 agosto 1993, n. 324, convertito dalla legge
27 ottobre 1993, n. 423, e non sono computati ai fini del
raggiungimento del limite fissato dai precedenti commi ne’ riducono
le ferie; essi devono essere possibilmente fruiti dai docenti in
giornate non ricorrenti.
7. Il dipendente ha diritto, inoltre, ove ne ricorrano le
condizioni, ad altri permessi retribuiti previsti da specifiche
disposizioni di legge.

Art. 16.

Permessi brevi

1. Compatibilmente con le esigenze di servizio, al dipendente con
contratto a tempo indeterminato e al personale con contratto a tempo
determinato, sono attribuiti, per esigenze personali e a domanda,
brevi permessi di durata non superiore alla meta’ dell’orario
giornaliero individuale di servizio e, comunque, per il personale
docente fino ad un massimo di due ore. Per il personale docente i
permessi brevi si riferiscono ad unita’ minime che siano orarie di
lezione.
2. I permessi complessivamente fruiti non possono eccedere
trentasei ore nel corso dell’anno scolastico per il personale A.T.A.;
per il personale docente il limite corrisponde al rispettivo orario
settimanale di insegnamento.
3. Entro i due mesi lavorativi successivi a quello della
fruizione del permesso, il dipendente e’ tenuto a recuperare le ore
non lavorate in una o piu’ soluzioni in relazione alle esigenze di
servizio.
Il recupero da parte del personale docente avverra’
prioritariamente con riferimento alle supplenze o allo svolgimento di
interventi didattici integrativi, con precedenza nella classe dove
avrebbe dovuto prestare servizio il docente in permesso.
4. Nei casi in cui non sia possibile il recupero per fatto
imputabile al dipendente, l’Amministrazione provvede a trattenere una
somma pari alla retribuzione spettante al dipendente stesso per il
numero di ore non recuperate.
5. Per il personale docente l’attribuzione dei permessi e’
subordinata alla possibilita’ della sostituzione con personale in
servizio.

Art. 17.

Assenze per malattia

1. Il dipendente assente per malattia ha diritto alla
conservazione del posto per un periodo di diciotto mesi. Ai fini
della maturazione del predetto periodo, si sommano, alle assenze
dovute all’ultimo episodio morboso, le assenze per malattia
verificatesi nel triennio precedente.
2. Superato il periodo previsto dal comma 1, al lavoratore che ne
faccia richiesta e’ concesso di assentarsi per un ulteriore periodo
di diciotto mesi in casi particolarmente gravi, senza diritto ad
alcun trattamento retributivo.
3. Prima di concedere su richiesta del dipendente l’ulteriore
periodo di assenza di cui al comma 2 l’amministrazione procede
all’accertamento delle sue condizioni di salute, per il tramite del
competente organo sanitario ai sensi delle vigenti disposizioni, al
fine di stabilire la sussistenza di eventuali cause di assoluta e
permanente inidoneita’ fisica a svolgere qualsiasi proficuo lavoro.
4. Superati i periodi di conservazione del posto previsti dai
commi 1 e 2, oppure nel caso che, a seguito dell’accertamento
disposto ai sensi del comma 3, il dipendente sia dichiarato
permanentemente inidoneo a svolgere qualsiasi proficuo lavoro,
l’amministrazione puo’ procedere, salvo quanto previsto dal
successivo comma 5, alla risoluzione del rapporto corrispondendo al
dipendente l’indennita’ sostitutiva del preavviso.
5. Il personale docente dichiarato inidoneo alla sua funzione per
motivi di salute puo’ a domanda essere collocato fuori ruolo e/o
utilizzato in altri compiti tenuto conto della sua preparazione
culturale e professionale. Tale utilizzazione e’ disposta dal
Direttore regionale sulla base di criteri definiti in sede di
contrattazione integrativa nazionale.
6. I periodi di assenza per malattia, salvo quelli previsti dal
comma 2 del presente articolo, non interrompono la maturazione
dell’anzianita’ di servizio a tutti gli effetti.
7. Sono fatte salve le vigenti disposizioni di legge a tutela
degli affetti da TBC, nonche’ quanto previsto dalla legge 26 giugno
1990, n. 162 e dal decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre
1990, n. 309.
8. Il trattamento economico spettante al dipendente, nel caso di
assenza per malattia nel triennio di cui al comma 1, e’ il seguente:
a) intera retribuzione fissa mensile, ivi compresa la
retribuzione professionale docenti ed il compenso individuale
accessorio, con esclusione di ogni altro compenso accessorio,
comunque denominato, per i primi nove mesi di assenza.
Nell’ambito di tale periodo per le malattie superiori a quindici
giorni lavorativi o in caso di ricovero ospedaliero e per il
successivo periodo di convalescenza post-ricovero, al dipendente
compete anche ogni trattamento economico accessorio a carattere fisso
e continuativo;
b) 90% della retribuzione di cui alla lettera a) per i
successivi 3 mesi di assenza;
c) 50% della retribuzione di cui alla lettera a) per gli
ulteriori 6 mesi del periodo di conservazione del posto previsto nel
comma 1.
9. In caso di gravi patologie che richiedano terapie
temporaneamente e/o parzialmente invalidanti sono esclusi dal computo
dei giorni di assenza per malattia, di cui ai commi 1 e 8 del
presente articolo, oltre ai giorni di ricovero ospedaliero o di day
hospital anche quelli di assenza dovuti alle conseguenze certificate
delle terapie. Pertanto per i giorni anzidetti di assenza spetta
l’intera retribuzione.
10. L’assenza per malattia, salva l’ipotesi di comprovato
impedimento, deve essere comunicata all’istituto scolastico o
educativo in cui il dipendente presta servizio, tempestivamente e
comunque non oltre l’inizio dell’orario di lavoro del giorno in cui
essa si verifica, anche nel caso di eventuale prosecuzione di tale
assenza.
11. Il dipendente, salvo comprovato impedimento, e’ tenuto a
recapitare o spedire a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento
il certificato medico di giustificazione dell’assenza con indicazione
della sola prognosi entro i cinque giorni successivi all’inizio della
malattia o alla eventuale prosecuzione della stessa, comunicando per
le vie brevi la presumibile durata della prognosi. Qualora tale
termine scada in giorno festivo esso e’ prorogato al primo giorno
lavorativo successivo.
12. L’istituzione scolastica o educativa, oppure
l’amministrazione di appartenenza o di servizio puo’ disporre, sin
dal primo giorno, il controllo della malattia, ai sensi delle vigenti
disposizioni di legge, attraverso il competente organo sanitario. Il
controllo non e’ disposto se il dipendente e’ ricoverato in strutture
ospedaliere, pubbliche o private.
13. Il dipendente, che durante l’assenza, per particolari motivi,
dimori in luogo diverso da quello di residenza o del domicilio
dichiarato all’amministrazione deve darne immediata comunicazione,
precisando l’indirizzo dove puo’ essere reperito.
14. Il dipendente assente per malattia, pur in presenza di
espressa autorizzazione del medico curante ad uscire, e’ tenuto a
farsi trovare nel domicilio comunicato all’amministrazione, in
ciascun giorno, anche se domenicale o festivo, dalle ore 10 alle ore
12 e dalle ore 17 alle ore 19.
15. La permanenza del dipendente nel proprio domicilio durante le
fasce orarie come sopra definite puo’ essere verificata nell’ambito e
nei limiti delle vigenti disposizioni di legge.
16. Qualora il dipendente debba allontanarsi, durante le fasce di
reperibilita’, dall’indirizzo comunicato per visite mediche,
prestazioni o accertamenti specialistici o per altri giustificati
motivi, che devono essere, a richiesta, documentati, e’ tenuto a
darne preventiva comunicazione all’amministrazione con l’indicazione
della diversa fascia oraria di reperibilita’ da osservare.
17. Nel caso in cui l’infermita’ sia causata da colpa di un
terzo, il risarcimento del danno da mancato guadagno effettivamente
liquidato da parte del terzo responsabile – qualora comprensivo anche
della normale retribuzione – e’ versato dal dipendente
all’amministrazione fino a concorrenza di quanto dalla stessa erogato
durante il periodo di assenza ai sensi del comma 8, lettere a), b)
e c), compresi gli oneri riflessi inerenti. La presente disposizione
non pregiudica l’esercizio, da parte dell’amministrazione, di
eventuali azioni dirette nei confronti del terzo responsabile.
18. Le disposizioni di cui al presente articolo sono comunque
adottate nel rispetto dell’art. 35 della legge 27 dicembre 2002, n.
289 e successive modifiche.

Art. 18.

Aspettativa per motivi di famiglia, di lavoro, personali e di studio

1. L’aspettativa per motivi di famiglia o personali continua ad
essere regolata dagli articoli 69 e 70 del testo unico approvato con
decreto del Presidente della Repubblica n. 3 del 10 gennaio 1957 e
dalle leggi speciali che a tale istituto si richiamano. L’aspettativa
e’ erogata dal dirigente scolastico al personale docente ed A.T.A.
L’aspettativa e’ erogata anche ai docenti di religione cattolica
di cui all’art. 3, comma 6 e 7 del decreto del Presidente della
Repubblica n. 399/1988, ed al personale di cui al comma 3 dell’art.
19 del presente CCNL, limitatamente alla durata dell’incarico.
2. Ai sensi della predetta norma il dipendente puo’ essere
collocato in aspettativa anche per motivi di studio, ricerca o
dottorato di ricerca. Per gli incarichi e le borse di studio resta in
vigore l’art. 453 del decreto del Presidente della Repubblica n. 297
del 1994.
3. Il dipendente e’ inoltre collocato in aspettativa, a domanda,
per un anno scolastico senza assegni per realizzare, l’esperienza di
una diversa attivita’ lavorativa o per superare un periodo di prova.

Art. 19.

Ferie, permessi ed assenze del personale assunto a tempo determinato

1. Al personale assunto a tempo determinato, al personale di cui
all’art. 3, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica n.
399 del 1988 e al personale non licenziabile di cui agli articoli 43
e 44 della legge 20 maggio 1982, n. 270, si applicano, nei limiti
della durata del rapporto di lavoro, le disposizioni in materia di
ferie, permessi ed assenze stabilite dal presente contratto per il
personale assunto a tempo indeterminato, con le precisazioni di cui
ai seguenti commi.
2. Le ferie del personale assunto a tempo determinato sono
proporzionali al servizio prestato. Qualora la durata del rapporto di
lavoro a tempo determinato sia tale da non consentire la fruizione
delle ferie maturate, le stesse saranno liquidate al termine
dell’anno scolastico e comunque dell’ultimo contratto stipulato nel
corso dell’anno scolastico. La fruizione delle ferie nei periodi di
sospensione delle lezioni nel corso dell’anno scolastico non e’
obbligatoria. Pertanto, per il personale docente a tempo determinato
che, durante il rapporto di impiego, non abbia chiesto di fruire
delle ferie durante i periodi di sospensione delle lezioni, si da’
luogo al pagamento sostitutivo delle stesse al momento della
cessazione del rapporto.
3. Il personale docente ed ATA assunto con contratto a tempo
determinato per l’intero anno scolastico o fino al termine delle
attivita’ didattiche, nonche’ quello ad esso equiparato ai sensi
delle vigenti disposizioni di legge, assente per malattia, ha diritto
alla conservazione del posto per un periodo non superiore a 9 mesi in
un triennio scolastico.
4. Fermo restando tale limite, in ciascun anno scolastico la
retribuzione spettante al personale di cui al comma precedente e’
corrisposta per intero nel primo mese di assenza, nella misura del
50% nel secondo e terzo mese. Per il restante periodo il personale
anzidetto ha diritto alla conservazione del posto senza assegni.
5. Il personale docente assunto con contratto di incarico annuale
per l’insegnamento della religione cattolica, secondo la disciplina
di cui all’art. 309 del decreto legislativo n. 297 del 1994, e che
non si trovi nelle condizioni previste dall’art. 3, comma 6, del
decreto del Presidente della Repubblica n. 399 del 1988, assente per
malattia, ha diritto alla conservazione del posto per un periodo non
superiore a nove mesi in un triennio scolastico, con la retribuzione
calcolata con le modalita’ di cui al comma 4.
6. Le assenze per malattia parzialmente retribuite non
interrompono la maturazione dell’anzianita’ di servizio a tutti gli
effetti.
7. Al personale docente, educativo ed ATA assunto a tempo
determinato, ivi compreso quello di cui al precedente comma 5, sono
concessi permessi non retribuiti, per la partecipazione a concorsi od
esami, nel limite di otto giorni complessivi per anno scolastico, ivi
compresi quelli eventualmente richiesti per il viaggio. Sono,
inoltre, attribuiti permessi non retribuiti, fino ad un massimo di
sei giorni, per i motivi previsti dall’art. 15, comma 2.
8. I periodi di assenza senza assegni interrompono la maturazione
dell’anzianita’ di servizio a tutti gli effetti.
9. Il dipendente di cui al presente articolo ha diritto a tre
giorni di permesso retribuito per lutti per perdita del coniuge, di
parenti entro il secondo grado, del convivente o di soggetto
componente la famiglia anagrafica e di affini di primo grado.
10. Nei casi di assenza dal servizio per malattia del personale
docente ed A.T.A., assunto con contratto a tempo determinato
stipulato dal dirigente scolastico, si applica l’art. 5 del
decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito con modificazioni
dalla legge 11 novembre 1983, n. 638. Tale personale ha comunque
diritto, nei limiti di durata del contratto medesimo, alla
conservazione del posto per un periodo non superiore a trenta giorni
annuali, retribuiti al 50%.
11. I periodi di assenza parzialmente retribuiti di cui al
precedente comma 10 non interrompono la maturazione dell’anzianita’
di servizio a tutti gli effetti.
12. Il personale docente ed ATA assunto a tempo determinato ha
diritto entro i limiti di durata del rapporto, ad un permesso
retribuito di quindici giorni consecutivi in occasione del
matrimonio.
13. I permessi di cui ai commi 9 e 12 sono computati
nell’anzianita’ di servizio a tutti gli effetti.
14. Al personale di cui al presente articolo si applicano le
norme relative ai congedi parentali come disciplinati dall’art. 12.
15. Al personale di cui al presente articolo si applicano le
disposizioni relative alle gravi patologie, di cui all’art. 17,
comma 9.

Art. 20.

Infortunio sul lavoro e malattie dovute a causa di servizio

1. In caso di assenza dovuta ad infortunio sul lavoro, non si
computa ai fini del limite massimo del diritto alla conservazione del
posto il periodo di malattia necessario affinche’ il dipendente
giunga a completa guarigione clinica. In tale periodo al dipendente
spetta l’intera retribuzione di cui all’art. 17, comma 8, lettera a).
2. Fuori dei casi previsti nel comma 1, se l’assenza e’ dovuta a
malattia riconosciuta dipendente da causa di servizio, al lavoratore
spetta l’intera retribuzione per tutto il periodo di conservazione
del posto di cui all’art. 17, commi 1, 2 e 3.
3. Le disposizioni di cui al presente articolo sono dirette alla
generalita’ del personale della scuola e pertanto si applicano anche
ai dipendenti con contratto a tempo determinato, nei limiti di durata
della nomina, e anche a valere su eventuale ulteriore nomina
conferita in costanza delle patologie di cui sopra.

Art. 21.

Individuazione del personale avente diritto di mensa gratuita

1. Il diritto alla fruizione del servizio di mensa gratuita
riguarda il personale docente in servizio in ciascuna classe o
sezione durante la refezione.
2. Laddove, per effetto dell’orario di funzionamento adottato
dalle singole scuole, nella sezione risultino presenti
contemporaneamente due insegnanti, entrambi hanno diritto al servizio
di mensa.
3. Nella scuola elementare ne hanno diritto gli insegnanti
assegnati a classi funzionanti a tempo pieno e a classi che svolgano
un orario settimanale delle attivita’ didattiche che prevede rientri
pomeridiani, i quali siano tenuti ad effettuare l’assistenza
educativa alla mensa nell’ambito dell’orario di insegnamento.
4. Nella scuola media ne hanno diritto i docenti in servizio
nelle classi a tempo prolungato che prevedono l’organizzazione della
mensa, assegnati sulla base dell’orario scolastico alle attivita’ di
interscuola e i docenti incaricati dei compiti di assistenza e
vigilanza sugli alunni per ciascuna classe che attui la
sperimentazione ai sensi dell’art. 278 del decreto legislativo n.
297/1994.
5. Il personale ATA di servizio alla mensa usufruisce anch’esso
della mensa gratuita.
6. Ulteriori, eventuali modalita’ attuative possono essere
definite in sede di contrattazione integrativa regionale, ferme
restando le competenze del MIUR per quanto concerne le modalita’ di
erogazione dei contributi ai Comuni.

Art. 22.

Personale impegnato in attivita’ di educazione degli adulti ed in
altre tipologie di attivita’ didattica

1. Sono destinatari del presente articolo i docenti che operano
nei centri territoriali permanenti, nei corsi serali della scuola
secondaria superiore, nelle scuole presso gli ospedali e gli istituti
penitenziari.
Considerata la specificita’ professionale che contraddistingue il
settore dell’educazione degli adulti, si stabilisce che:
a) deve essere assicurata la precedenza nelle operazioni di
mobilita’ a domanda o d’ufficio per analoga tipologia per chi abbia
maturato esperienza nel settore o abbia frequentato specifici
percorsi di formazione in ingresso;
b) in sede di piano nazionale di aggiornamento saranno
annualmente definiti risorse e interventi formativi mirati agli
obiettivi dell’educazione degli adulti;
c) secondo cadenze determinate in sede locale, puo’ essere
prevista la convocazione di conferenze di servizio che devono vedere
il coinvolgimento dei docenti del settore quale sede di proposta per
la definizione del piano di formazione in servizio, nonche’ di
specifiche iniziative per i docenti assegnati per la prima volta a
questo settore;
d) l’articolazione dell’orario di rapporto con l’utenza dei
docenti in servizio presso i centri territoriali permanenti e’
definita in base alla programmazione annuale dell’attivita’ e
all’articolazione flessibile su base annuale. Nelle funzioni di
competenza dei docenti all’interno dell’orario di rapporto con
l’utenza si debbono considerare le attivita’ di accoglienza e
ascolto, nonche’ quelle di analisi dei bisogni dei singoli utenti.
Per le attivita’ funzionali alla prestazione dell’insegnamento si fa
riferimento a quanto stabilito dal successivo art. 29;
e) la contrattazione integrativa regionale sull’utilizzazione
del personale disciplina le possibili utilizzazioni sia in corsi
ospedalieri sia in classi ordinarie, anche al fine di individuare
scuole polo che assicurino l’attivita’ educativa in un certo numero
di ospedali. Al personale e’ garantita la tutela sanitaria a livello
di informazione, di prevenzione e controllo sulla base di intese con
l’autorita’ sanitaria promosse dall’autorita’ scolastica;
f) nelle scuole carcerarie e’ garantita la tutela sanitaria a
livello di informazione, di prevenzione e controllo, ivi compresa la
possibilita’ per docenti di accedere ai presidi medici, sulla base di
intese con le autorita’ competenti promosse dall’autorita’
scolastica;
g) la contrattazione integrativa regionale riguardera’ anche il
personale di cui al presente articolo, con particolare riguardo alla
specificita’ delle tematiche relative al settore, anche in
riferimento ai processi di innovazione in corso e in considerazione
dell’espansione quantitativa e qualitativa del settore. In sede di
contrattazione integrativa regionale sara’ prevista una specifica ed
autonoma destinazione di risorse per il personale impegnato nel
settore.
2. Le Parti concordano di rimandare ad apposita sequenza
contrattuale la disciplina della materia in attesa che sia attuato
l’art. 1, comma 632, della legge finanziaria 27 dicembre 2006, n.
296.

Art. 23.

Termini di preavviso

1. In tutti i casi in cui il presente contratto prevede la
risoluzione del rapporto con preavviso o con corresponsione
dell’indennita’ sostitutiva dello stesso, i relativi termini sono
fissati come segue:
– 2 mesi per dipendenti con anzianita’ di servizio fino a 5
anni;
– 3 mesi per dipendenti con anzianita’ di servizio fino a 10
anni;
– 4 mesi per dipendenti con anzianita’ di servizio oltre 10
anni.

Capo IVDocenti

Art. 24.

Intenti comuni

1. Le Parti confermano gli esiti, sottoscritti il 24 maggio 2004,
della Commissione che ha operato ai sensi dell’art. 22 del CCNL
24 luglio 2003.
Le Parti stesse si impegnano a ricercare, in sede contrattuale,
in coerenza con lo sviluppo dei processi di valutazione complessiva
del sistema nazionale d’istruzione e con risorse specificamente
destinate, forme, modalita’, procedure e strumenti d’incentivazione e
valorizzazione professionale e di carriera degli insegnanti.

Art. 25.

Area docenti e contratto individuale di lavoro

1. Il personale docente ed educativo degli istituti e scuole di
ogni ordine e grado, delle istituzioni educative e degli istituti e
scuole speciali statali, e’ collocato nella distinta area
professionale del personale docente.
2. Rientrano in tale area i docenti della scuola dell’infanzia; i
docenti della scuola primaria; i docenti della scuola secondaria di
1° grado; i docenti diplomati e laureati della scuola secondaria di
2° grado; il personale educativo dei convitti e degli educandati
femminili.
3. I rapporti individuali di lavoro a tempo indeterminato o
determinato del personale docente ed educativo degli istituti e
scuole statali di ogni ordine e grado, sono costituiti e regolati da
contratti individuali, nel rispetto delle disposizioni di legge,
della normativa comunitaria e del contratto collettivo nazionale
vigente.
4. Nel contratto di lavoro individuale, per il quale e’ richiesta
la forma scritta, sono, comunque, indicati:
a) tipologia del rapporto di lavoro;
b) data di inizio del rapporto di lavoro;
c) data di cessazione del rapporto di lavoro per il personale a
tempo determinato;
d) qualifica di inquadramento professionale e livello
retributivo iniziale;
e) compiti e mansioni corrispondenti alla qualifica di
assunzione;
f) durata del periodo di prova, per il personale a tempo
indeterminato;
g) sede di prima destinazione, ancorche’ provvisoria,
dell’attivita’ lavorativa.
5. Il contratto individuale specifica le cause che ne
costituiscono condizioni risolutive e specifica, altresi’, che il
rapporto di lavoro e’ regolato dalla disciplina del presente CCNL. E’
comunque causa di risoluzione del contratto l’annullamento della
procedura di reclutamento che ne costituisce il presupposto.
6. L’assunzione a tempo determinato e a tempo indeterminato puo’
avvenire con rapporto di lavoro a tempo pieno o a tempo parziale. In
quest’ultimo caso, il contratto individuale di cui al comma 4 indica
anche l’articolazione dell’orario di lavoro.

Art. 26.

Funzione docente

1. La funzione docente realizza il processo di
insegnamento/apprendimento volto a promuovere lo sviluppo umano,
culturale, civile e professionale degli alunni, sulla base delle
finalita’ e degli obiettivi previsti dagli ordinamenti scolastici
definiti per i vari ordini e gradi dell’istruzione.
2. La funzione docente si fonda sull’autonomia culturale e
professionale dei docenti; essa si esplica nelle attivita’
individuali e collegiali e nella partecipazione alle attivita’ di
aggiornamento e formazione in servizio.
3. In attuazione dell’autonomia scolastica i docenti, nelle
attivita’ collegiali, attraverso processi di confronto ritenuti piu’
utili e idonei, elaborano, attuano e verificano, per gli aspetti
pedagogico – didattici, il piano dell’offerta formativa, adattandone
l’articolazione alle differenziate esigenze degli alunni e tenendo
conto del contesto socio – economico di riferimento, anche al fine
del raggiungimento di condivisi obiettivi qualitativi di
apprendimento in ciascuna classe e nelle diverse discipline. Dei
relativi risultati saranno informate le famiglie con le modalita’
decise dal collegio dei docenti.

Art. 27.

Profilo professionale docente

1. Il profilo professionale dei docenti e’ costituito da
competenze disciplinari, psicopedagogiche, metodologico-didattiche,
organizzativo-relazionali e di ricerca, documentazione e valutazione
tra loro correlate ed interagenti, che si sviluppano col maturare
dell’esperienza didattica, l’attivita’ di studio e di
sistematizzazione della pratica didattica. I contenuti della
prestazione professionale del personale docente si definiscono nel
quadro degli obiettivi generali perseguiti dal sistema nazionale di
istruzione e nel rispetto degli indirizzi delineati nel piano
dell’offerta formativa della scuola.

Art. 28.

Attivita’ di insegnamento

1. Le istituzioni scolastiche adottano ogni modalita’
organizzativa che sia espressione di autonomia progettuale e sia
coerente con gli obiettivi generali e specifici di ciascun tipo e
indirizzo di studio, curando la promozione e il sostegno dei processi
innovativi e il miglioramento dell’offerta formativa.
2. Nel rispetto della liberta’ d’insegnamento, i competenti
organi delle istituzioni scolastiche regolano lo svolgimento delle
attivita’ didattiche nel modo piu’ adeguato al tipo di studi e ai
ritmi di apprendimento degli alunni. A tal fine possono adottare le
forme di flessibilita’ previste dal Regolamento sulla autonomia
didattica ed organizzativa delle istituzioni scolastiche di cui
all’art. 21 della legge n. 59 del 15 marzo 1997 – e, in particolare,
dell’art. 4 dello stesso Regolamento -, tenendo conto della
disciplina contrattuale.
3. Gli obblighi di lavoro del personale docente sono correlati e
funzionali alle esigenze come indicato al comma 2.
4. Gli obblighi di lavoro del personale docente sono articolati
in attivita’ di insegnamento ed in attivita’ funzionali alla
prestazione di insegnamento.
Prima dell’inizio delle lezioni, il dirigente scolastico
predispone, sulla base delle eventuali proposte degli organi
collegiali, il piano annuale delle attivita’ e i conseguenti impegni
del personale docente, che sono conferiti in forma scritta e che
possono prevedere attivita’ aggiuntive. Il piano, comprensivo degli
impegni di lavoro, e’ deliberato dal collegio dei docenti nel quadro
della programmazione dell’azione didattico-educativa e con la stessa
procedura e’ modificato, nel corso dell’anno scolastico, per far
fronte a nuove esigenze. Di tale piano e’ data informazione alle
OO.SS. di cui all’art. 7.
5. Nell’ambito del calendario scolastico delle lezioni definito a
livello regionale, l’attivita’ di insegnamento si svolge in 25 ore
settimanali nella scuola dell’infanzia, in 22 ore settimanali nella
scuola elementare e in 18 ore settimanali nelle scuole e istituti
d’istruzione secondaria ed artistica, distribuite in non meno di
cinque giornate settimanali. Alle 22 ore settimanali di insegnamento
stabilite per gli insegnanti elementari, vanno aggiunte 2 ore da
dedicare, anche in modo flessibile e su base plurisettimanale, alla
programmazione didattica da attuarsi in incontri collegiali dei
docenti interessati, in tempi non coincidenti con l’orario delle
lezioni. Nell’ambito delle 22 ore d’insegnamento, la quota oraria
eventualmente eccedente l’attivita’ frontale e di assistenza alla
mensa e’ destinata, previa programmazione, ad attivita’ di
arricchimento dell’offerta formativa e di recupero individualizzato o
per gruppi ristretti di alunni con ritardo nei processi di
apprendimento, anche con riferimento ad a lunni stranieri, in
particolare provenienti da Paesi extracomunitari. Nel caso in cui il
collegio dei docenti non abbia effettuato tale programmazione o non
abbia impegnato totalmente la quota oraria eccedente l’attivita’
frontale e di assistenza alla mensa, tali ore saranno destinate per
supplenze in sostituzione di docenti assenti fino ad un massimo di
cinque giorni nell’ambito del plesso di servizio.
6. Negli istituti e scuole di istruzione secondaria, ivi compresi
i licei artistici e gli istituti d’arte, i docenti, il cui orario di
cattedra sia inferiore alle 18 ore settimanali, sono tenuti al
completamento dell’orario di insegnamento da realizzarsi mediante la
copertura di ore di insegnamento disponibili in classi collaterali
non utilizzate per la costituzione di cattedre orario, in interventi
didattici ed educativi integrativi, con particolare riguardo, per la
scuola dell’obbligo, alle finalita’ indicate al comma 2, nonche’
mediante l’utilizzazione in eventuali supplenze e, in mancanza,
rimanendo a disposizione anche per attivita’ parascolastiche ed
interscolastiche.
7. Al di fuori dei casi previsti dal comma successivo, qualunque
riduzione della durata dell’unita’ oraria di lezione ne comporta il
recupero nell’ambito delle attivita’ didattiche programmate
dall’istituzione scolastica. La relativa delibera e’ assunta dal
collegio dei docenti.
8. Per quanto attiene la riduzione dell’ora di lezione per cause
di forza maggiore determinate da motivi estranei alla didattica, la
materia resta regolata dalle circolari ministeriali n. 243 del
22 settembre 1979 e n. 192 del 3 luglio 1980 nonche’ dalle ulteriori
circolari in materia che le hanno confermate. La relativa delibera e’
assunta dal consiglio di circolo o d’istituto.
9. L’orario di insegnamento, anche con riferimento al
completamento dell’orario d’obbligo, puo’ essere articolato, sulla
base della pianificazione annuale delle attivita’ e nelle forme
previste dai vigenti ordinamenti, in maniera flessibile e su base
plurisettimanale, in misura, di norma, non eccedente le quattro ore.
10. Per il personale insegnante che opera per la vigilanza e
l’assistenza degli alunni durante il servizio di mensa o durante il
periodo della ricreazione il tempo impiegato nelle predette attivita’
rientra a tutti gli effetti nell’orario di attivita’ didattica.

Art. 29.

Attivita’ funzionali all’insegnamento

1. L’attivita’ funzionale all’insegnamento e’ costituita da ogni
impegno inerente alla funzione docente previsto dai diversi
ordinamenti scolastici. Essa comprende tutte le attivita’, anche a
carattere collegiale, di programmazione, progettazione, ricerca,
valutazione, documentazione, aggiornamento e formazione, compresa la
preparazione dei lavori degli organi collegiali, la partecipazione
alle riunioni e l’attuazione delle delibere adottate dai predetti
organi.
2. Tra gli adempimenti individuali dovuti rientrano le attivita’
relative:
a) alla preparazione delle lezioni e delle esercitazioni;
b) alla correzione degli elaborati;
c) ai rapporti individuali con le famiglie.
3. Le attivita’ di carattere collegiale riguardanti tutti i
docenti sono costituite da:
a) partecipazione alle riunioni del Collegio dei docenti, ivi
compresa l’attivita’ di programmazione e verifica di inizio e fine
anno e l’informazione alle famiglie sui risultati degli scrutini
trimestrali, quadrimestrali e finali e sull’andamento delle attivita’
educative nelle scuole materne e nelle istituzioni educative, fino a
40 ore annue;
b) la partecipazione alle attivita’ collegiali dei consigli di
classe, di interclasse, di intersezione. Gli obblighi relativi a
queste attivita’ sono programmati secondo criteri stabiliti dal
collegio dei docenti; nella predetta programmazione occorrera’ tener
conto degli oneri di servizio degli insegnanti con un numero di
classi superiore a sei in modo da prevedere un impegno fino a 40 ore
annue;
c) lo svolgimento degli scrutini e degli esami, compresa la
compilazione degli atti relativi alla valutazione.
4. Per assicurare un rapporto efficace con le famiglie e gli
studenti, in relazione alle diverse modalita’ organizzative del
servizio, il consiglio d’istituto sulla base delle proposte del
collegio dei docenti definisce le modalita’ e i criteri per lo
svolgimento dei rapporti con le famiglie e gli studenti, assicurando
la concreta accessibilita’ al servizio, pur compatibilmente con le
esigenze di funzionamento dell’istituto e prevedendo idonei strumenti
di comunicazione tra istituto e famiglie.
5. Per assicurare l’accoglienza e la vigilanza degli alunni, gli
insegnanti sono tenuti a trovarsi in classe 5 minuti prima
dell’inizio delle lezioni e ad assistere all’uscita degli alunni
medesimi.

Art. 30.

Attivita’ aggiuntive e ore eccedenti

1. Le attivita’ aggiuntive e le ore eccedenti d’insegnamento
restano disciplinate dalla legislazione e dalle norme contrattuali,
nazionali e integrative, attualmente vigenti all’atto delle stipula
del presente CCNL.

Art. 31.

Ricerca e innovazione

1. In sede di contrattazione integrativa nazionale saranno
definite modalita’ e criteri di utilizzazione di eventuali
finanziamenti aggiuntivi destinati al sostegno della ricerca
educativo-didattica e valutativa funzionali allo sviluppo dei
processi d’innovazione e finalizzati alla valorizzazione del lavoro
d’aula e al miglioramento dei livelli di apprendimento.
2. In sede di contrattazione integrativa nazionale saranno
altresi’ definite modalita’ e criteri di utilizzazione di eventuali
risorse aggiuntive per le scuole che, sulla base di valutazioni
oggettive operate dal sistema nazionale di valutazione, tengano conto
delle condizioni iniziali di contesto finalizzate all’elevazione
degli esiti formativi.

Art. 32.

Ampliamento dell’offerta formativa e prestazioni professionali

1. I docenti, in coerenza con gli obiettivi di ampliamento
dell’offerta formativa delle singole istituzioni scolastiche, possono
svolgere attivita’ didattiche rivolte al pubblico anche di adulti,
nella propria o in altra istituzione scolastica, in relazione alle
esigenze formative provenienti dal territorio, con esclusione degli
alunni delle proprie classi, per quanto riguarda le materie di
insegnamento comprese nel curriculum scolastico e per attivita’ di
recupero. Le relative deliberazioni dei competenti organi collegiali
dovranno puntualmente regolamentare lo svolgimento di tali attivita’,
precisando anche il regime delle responsabilita’.

Art. 33.

Funzioni strumentali al piano dell’offerta formativa

1. Per la realizzazione delle finalita’ istituzionali della
scuola in regime di autonomia, la risorsa fondamentale e’ costituita
dal patrimonio professionale dei docenti, da valorizzare per la
realizzazione e la gestione del piano dell’offerta formativa
dell’istituto e per la realizzazione di progetti formativi d’intesa
con enti ed istituzioni esterni alla scuola. Le risorse utilizzabili,
per le funzioni strumentali, a livello di ciascuna istituzione
scolastica, sono quelle complessivamente spettanti sulla base
dell’applicazione dell’art. 37 del CCNI del 31 agosto 1999 e sono
annualmente assegnate dal MPI.
2. Tali funzioni strumentali sono identificate con delibera del
collegio dei docenti in coerenza con il piano dell’offerta formativa
che, contestualmente, ne definisce criteri di attribuzione, numero e
destinatari. Le stesse non possono comportare esoneri totali
dall’insegnamento e i relativi compensi sono definiti dalla
contrattazione d’istituto.
3. Le scuole invieranno tempestivamente al Direttore generale
regionale competente schede informative aggiornate in ordine alla
quantita’ e alla tipologia degli incarichi conferiti, e cio’ allo
scopo di effettuarne il monitoraggio.
4. Le istituzioni scolastiche possono, nel caso in cui non
attivino le funzioni strumentali nell’anno di assegnazione delle
relative risorse, utilizzare le stesse nell’anno scolastico
successivo.

Art. 34.

Attivita’ di collaborazione con il dirigente scolastico

1. Ai sensi dell’art. 25, comma 5, del decreto legislativo n.
165/2001, in attesa che i connessi aspetti retributivi siano
opportunamente regolamentati attraverso gli idonei strumenti
normativi, il dirigente scolastico puo’ avvalersi, nello svolgimento
delle proprie funzioni organizzative ed amministrative, di docenti da
lui individuati ai quali possono essere delegati specifici compiti.
Tali collaborazioni sono riferibili a due unita’ di personale docente
retribuibili, in sede di contrattazione d’istituto, con i
finanziamenti a carico del fondo per le attivita’ aggiuntive previste
per le collaborazioni col dirigente scolastico di cui all’art. 88,
comma 2, lettera e).

Art. 35.

Collaborazioni plurime

1. I docenti possono prestare la propria collaborazione ad altre
scuole statali che, per la realizzazione di specifici progetti
deliberati dai competenti organi, abbiano necessita’ di disporre di
particolari competenze professionali non presenti o non disponibili
nel corpo docente della istituzione scolastica. Tale collaborazione
non comporta esoneri anche parziali dall’insegnamento nelle scuole di
titolarita’ o di servizio ed e’ autorizzata dal dirigente scolastico
della scuola di appartenenza, a condizione che non interferisca con
gli obblighi ordinari di servizio.

Art. 36.

Contratti a tempo determinato per il personale in servizio

1. Ad integrazione di quanto previsto dall’art. 28, il personale
docente puo’ accettare, nell’ambito del comparto scuola, rapporti di
lavoro a tempo determinato in un diverso ordine o grado d’istruzione,
o per altra classe di concorso, purche’ di durata non inferiore ad un
anno, mantenendo senza assegni, complessivamente per tre anni, la
titolarita’ della sede.
2. L’accettazione dell’incarico comporta l’applicazione della
relativa disciplina prevista dal presente CCNL per il personale
assunto a tempo determinato, fatti salvi i diritti sindacali.

Art. 37.

Rientro in servizio dei docenti dopo il 30 aprile

1. Al fine di garantire la continuita’ didattica, il personale
docente che sia stato assente, con diritto alla conservazione del
posto, per un periodo non inferiore a centocinquanta giorni
continuativi nell’anno scolastico, ivi compresi i periodi di
sospensione dell’attivita’ didattica, e rientri in servizio dopo il
30 aprile, e’ impiegato nella scuola sede di servizio in supplenze o
nello svolgimento di interventi didattici ed educativi integrativi e
di altri compiti connessi con il funzionamento della scuola medesima.
Per le medesime ragioni di continuita’ didattica il supplente del
titolare che rientra dopo il 30 aprile e’ mantenuto in servizio per
gli scrutini e le valutazioni finali. Il predetto periodo di
centocinquanta giorni e’ ridotto a novanta nel caso di docenti delle
classi terminali.

Art. 38.

Permessi ed assenze del personale docente chiamato a ricoprire
cariche pubbliche elettive

1. Nei confronti del personale docente chiamato a ricoprire
cariche elettive, si applicano le norme di cui al del decreto
legislativo n. 18 agosto 2000, n. 267 e di cui all’art. 68 del del
decreto legislativo n. 30 marzo 2001, n. 165. Il personale che si
avvalga del regime delle assenze e dei permessi di cui alle leggi
predette, e’ tenuto a presentare, ogni trimestre, a partire
dall’inizio dell’anno scolastico, alla scuola in cui presta servizio,
apposita dichiarazione circa gli impegni connessi alla carica
ricoperta, da assolvere nel trimestre successivo, nonche’ a
comunicare mensilmente alla stessa scuola la conferma o le eventuali
variazioni degli impegni gia’ dichiarati.
2. Nel caso in cui il docente presti servizio in piu’ scuole, la
predetta dichiarazione va presentata a tutte le scuole interessate.
3. Qualora le assenze dal servizio derivanti dall’assolvimento
degli impegni dichiarati non consentano al docente di assicurare la
necessaria continuita’ didattica nella classe o nelle classi cui sia
assegnato puo’ farsi luogo alla nomina di un supplente per il periodo
strettamente indispensabile e, comunque, sino al massimo di un mese,
durata prorogabile soltanto ove se ne ponga l’esigenza in relazione a
quanto dichiarato nella comunicazione mensile di cui al comma 1,
sempreche’ non sia possibile provvedere con altro personale docente
in soprannumero o a disposizione.
4. Per tutta la durata della nomina del supplente il docente, nei
periodi in cui non sia impegnato nell’assolvimento dei compiti
connessi alla carica ricoperta, e’ utilizzato nell’ambito della
scuola e per le esigenze di essa, nei limiti dell’orario obbligatorio
di servizio, prioritariamente per le supplenze e per i corsi di
recupero.
5. La programmazione delle assenze di cui ai precedenti commi 1 e
2 non ha alcun valore sostitutivo della documentazione espressamente
richiesta dal decreto legislativo n. 267/2000, che dovra’ essere
prodotta tempestivamente dall’interessato.

Art. 39.

Rapporti di lavoro a tempo parziale

1. L’Amministrazione scolastica costituisce rapporti di lavoro a
tempo parziale sia all’atto dell’assunzione sia mediante
trasformazione di rapporti a tempo pieno su richiesta dei dipendenti
interessati, nei limiti massimi del 25% della dotazione organica
complessiva di personale a tempo pieno di ciascuna classe di concorso
a cattedre o posti o di ciascun ruolo e, comunque, entro i limiti di
spesa massima annua previsti per la dotazione organica medesima.
2. Per il reclutamento del personale a tempo parziale si applica
la normativa vigente in materia per il personale a tempo pieno.
3. Ai fini della costituzione di rapporti di lavoro a tempo
parziale si deve, inoltre, tener conto delle particolari esigenze di
ciascun grado di istruzione, anche in relazione alle singole classi
di concorso a cattedre o posti, ed assicurare l’unicita’ del docente,
per ciascun insegnamento e in ciascuna classe o sezioni di scuola
dell’infanzia, nei casi previsti dagli ordinamenti didattici,
prevedendo a tal fine le ore di insegnamento che costituiscono la
cattedra a tempo parziale.
4. Con ordinanza del MPI, previa intesa con i Ministri
dell’economia e della funzione pubblica, sono determinati, i criteri
e le modalita’ per la costituzione dei rapporti di lavoro di cui al
comma 1, nonche’ la durata minima delle prestazioni lavorative, che
deve essere di norma pari al 50% di quella a tempo pieno; in
particolare, con la stessa ordinanza sono definite le quote
percentuali delle dotazioni organiche provinciali, per ciascun ruolo,
profilo professionale e classe di concorso a cattedre, da riservare a
rapporti a tempo parziale, in relazione alle eventuali situazioni di
soprannumero accertate.
5. I criteri e le modalita’ di cui al comma 4, nonche’ la durata
minima delle prestazioni lavorative sono preventivamente comunicate
dal MPI alle Organizzazioni sindacali di cui all’art. 7, comma 1,
punto 1/b e verificate in un apposito incontro.
6. Il rapporto di lavoro a tempo parziale deve risultare da
contratto scritto e deve contenere l’indicazione della durata della
prestazione lavorativa.
7. Il tempo parziale puo’ essere realizzato:
a) con articolazione della prestazione di servizio ridotta in
tutti i giorni lavorativi (tempo parziale orizzontale);
b) con articolazione della prestazione su alcuni giorni della
settimana del mese, o di determinati periodi dell’anno (tempo
parziale verticale);
c) con articolazione della prestazione risultante dalla
combinazione delle due modalita’ indicate alle lettere a e b (tempo
parziale misto), come previsto dal del decreto legislativo n. 25
febbraio 2000, n. 61.
8. Il personale con rapporto di lavoro a tempo parziale e’
escluso dalle attivita’ aggiuntive di insegnamento aventi carattere
continuativo; ne’ puo’ fruire di benefici che comunque comportino
riduzioni dell’orario di lavoro, salvo quelle previste dalla legge.
Nell’applicazione degli altri istituti normativi previsti dal
presente contratto, tenendo conto della ridotta durata della
prestazione e della peculiarita’ del suo svolgimento, si applicano,
in quanto compatibili, le disposizioni di legge e contrattuali
dettate per il rapporto a tempo pieno.
9. Al personale interessato e’ consentito, previa motivata
autorizzazione del dirigente scolastico, l’esercizio di altre
prestazioni di lavoro che non arrechino pregiudizio alle esigenze di
servizio e non siano incompatibili con le attivita’ d’istituto.
10. Il trattamento economico del personale con rapporto di lavoro
a tempo parziale e’ proporzionale alla prestazione lavorativa.
11. I dipendenti a tempo parziale orizzontale hanno diritto ad un
numero di giorni di ferie e di festivita’ soppresse pari a quello dei
lavoratori a tempo pieno. I lavoratori a tempo parziale verticale
hanno diritto ad un numero di giorni proporzionato alle giornate di
lavoro prestate nell’anno.
12. Il trattamento previdenziale e di fine rapporto e’
disciplinato dalle disposizioni contenute nell’art. 9 del decreto
legislativo n. 61/2000.
13. Per la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in
rapporto a tempo parziale e viceversa si applicano, nei limiti
previsti dal presente articolo, le disposizioni contenute
nell’ordinanza ministeriale n. 446/1997, emanata in applicazione
delle norme del CCNL 4 agosto 1995 e delle leggi n. 662/1996 e n.
140/1997, con le integrazioni di cui all’ordinanza ministeriale n.
55/1998.

Art. 40.

Rapporto di lavoro a tempo determinato

1. Al personale di cui al presente articolo, si applicano le
disposizioni di cui ai commi 2, 3, e 4 dell’art. 25.
2. Nei casi di assunzione in sostituzione di personale assente,
nel contratto individuale e’ specificato per iscritto il nominativo
del dipendente sostituito.
3. In tali casi, qualora il docente titolare si assenti in
un’unica soluzione a decorrere da una data anteriore di almeno sette
giorni all’inizio di un periodo predeterminato di sospensione delle
lezioni e fino a una data non inferiore a sette giorni successivi a
quello di ripresa delle lezioni, il rapporto di lavoro a tempo
determinato e’ costituito per l’intera durata dell’assenza. Rileva
esclusivamente l’oggettiva e continuativa assenza del titolare,
indipendentemente dalle sottostanti procedure giustificative
dell’assenza del titolare medesimo.
Le domeniche, le festivita’ infrasettimanali e il giorno libero
dell’attivita’ di insegnamento, ricadenti nel periodo di durata del
rapporto medesimo, sono retribuite e da computarsi nell’anzianita’ di
servizio. Nell’ipotesi che il docente completi tutto l’orario
settimanale ordinario, ha ugualmente diritto al pagamento della
domenica ai sensi dell’art. 2109, comma 1, del codice civile.
4. Il rapporto di lavoro a tempo determinato puo’ trasformarsi in
rapporto di lavoro a tempo indeterminato per effetto di specifiche
disposizioni normative.
5. Gli insegnanti di religione cattolica sono assunti secondo la
disciplina di cui all’art. 309 del decreto legislativo n. 297 del
1994, mediante contratto di incarico annuale che si intende
confermato qualora permangano le condizioni ed i requisiti prescritti
dalle vigenti disposizioni di legge.
6. Il rapporto di lavoro del personale di cui al precedente
comma e’ costituito, secondo quanto previsto nei punti 2.3., 2.4,
2.5. del decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1985, n.
751, possibilmente in modo da pervenire gradualmente a configurare,
limitatamente alle ore che si rendano disponibili, posti costituiti
da un numero di ore corrispondente all’orario d’obbligo previsto, in
ciascun tipo di scuola, per i docenti assunti con rapporto di lavoro
a tempo indeterminato.
7. Il personale di cui al presente articolo, con orario
settimanale inferiore alla cattedra oraria, ha diritto, in presenza
della disponibilita’ delle relative ore, al completamento o,
comunque, all’elevazione del medesimo orario settimanale.

Art. 41.

Docenti che operano nell’ambito dei corsi di laurea in scienze della
formazione primaria e di scuole di specializzazione per
l’insegnamento nelle scuole secondarie

1. In sede di redazione dell’orario di servizio scolastico si
terra’ conto dell’esigenza di consentire la presenza nella sede
universitaria dei docenti con compiti di supervisione del tirocinio e
di coordinamento del medesimo con altre attivita’ didattiche
nell’ambito dei corsi di laurea in scienze della formazione primaria
e di scuole di specializzazione per l’insegnamento nelle scuole
secondarie.

Art. 42.

Servizio prestato dai docenti per progetti concordati con le
universita’

1. Ove si stipulino convenzioni tra Universita’, Direzioni
generali regionali e scuole per progetti relativi all’orientamento
universitario ed al recupero dei fuori corso universitari, ai docenti
coinvolti in detti progetti dovra’ essere rilasciata idonea
certificazione dell’attivita’ svolta.
2. Su tali convenzioni il Direttore generale regionale fornisce
alle organizzazioni sindacali informazione preventiva.
3. Le Universita’ potranno avvalersi, a loro carico, di personale
docente per il raggiungimento di specifiche finalita’.
4. Nelle ipotesi del presente articolo i docenti interessati
potranno porsi o in aspettativa non retribuita o in part- time
annuale, o svolgere queste attivita’ in aggiunta agli obblighi
ordinari di servizio, previa autorizzazione del dirigente scolastico.

Art. 43.

Modalita’ di svolgimento delle attivita’ di tirocinio didattico
presso le sedi scolastiche e delle funzioni di supporto
dell’attivita’ scolastica

1. Lo studente universitario in tirocinio si configura come una
risorsa per la scuola che lo accoglie.
2. Esso puo’ essere utilizzato in attivita’ istituzionali in
compresenza di un docente della scuola.
3. Lo studente universitario in tirocinio partecipa alle
attivita’ collegiali e al/ai consigli della classe cui si appoggia e
alle eventuali attivita’ extracurriculari, quando previsto dal
relativo programma di tirocinio, che vanno computate all’interno
delle ore di tirocinio.
4. Al docente tutor, sono riconosciute le ore di lavoro
aggiuntivo anche con modalita’ forfetaria ivi comprese le attivita’
di raccordo con i docenti universitari o con i supervisori per i
progetti di tirocinio; dei predetti impegni si terra’ conto in sede
di redazione dell’orario di servizio.

Capo VPersonale ATA

Art. 44.

Contratto individuale di lavoro

1. Il personale amministrativo, tecnico e ausiliario statale
degli istituti e scuole di istruzione primaria e secondaria, degli
istituti d’arte, dei licei artistici, delle istituzioni educative e
degli istituti e scuole speciali statali, assolve alle funzioni
amministrative, contabili, gestionali, strumentali, operative, di
accoglienza e di sorveglianza connesse all’attivita’ delle
istituzioni scolastiche, in rapporto di collaborazione con il
dirigente scolastico e con il personale docente.
2. Tali funzioni sono assolte sulla base dei principi
dell’autonomia scolastica di cui all’art. 21 della legge n. 59/1997
dei regolamenti attuativi e delle conseguenti nuove competenze
gestionali riorganizzate, in ogni istituzione scolastica, sulla base
del principio generale dell’unita’ dei servizi amministrativi e
generali e delle esigenze di gestione e organizzazione dei servizi
tecnici, con il coordinamento del direttore dei servizi generali e
amministrativi.
3. Il personale di cui al comma 1 e’ collocato nella distinta
area professionale del personale A.T.A.
4. I rapporti individuali di lavoro a tempo indeterminato o
determinato del personale ATA degli istituti e scuole statali di ogni
ordine e grado, sono costituiti e regolati da contratti individuali,
nel rispetto delle disposizioni di legge, della normativa comunitaria
e del contratto collettivo nazionale vigente.
5. Nei casi di assunzione in sostituzione di personale assente,
nel contratto individuale e’ specificato per iscritto il nominativo
del dipendente sostituito.
6. Nel contratto di lavoro individuale, per il quale e’ richiesta
la forma scritta, sono, comunque, indicati:
a) tipologia del rapporto di lavoro;
b) data di inizio del rapporto di lavoro;
c) data di cessazione del rapporto di lavoro per il personale a
tempo determinato;
d) qualifica di inquadramento professionale e livello
retributivo iniziale;
e) compiti e mansioni corrispondenti alla qualifica di
assunzione;
f) durata del periodo di prova, per il personale a tempo
indeterminato;
g) sede di prima destinazione, ancorche’ provvisoria,
dell’attivita’ lavorativa.
7. Il contratto individuale specifica le cause che ne
costituiscono condizioni risolutive e specifica, altresi’, che il
rapporto di lavoro e’ regolato dalla disciplina del presente CCNL. E’
comunque causa di risoluzione del contratto l’annullamento della
procedura di reclutamento che ne costituisce il presupposto.
8. L’assunzione a tempo determinato o indeterminato puo’ avvenire
con rapporto di lavoro a tempo pieno o a tempo parziale. In
quest’ultimo caso, il contratto individuale di cui al comma 6 indica
anche l’articolazione dell’orario di lavoro.

Art. 45.

Periodo di prova

1. Il dipendente assunto in servizio a tempo indeterminato e’
soggetto ad un periodo di prova la cui durata e’ stabilita come
segue:
– 2 mesi per i profili delle aree A e A super;
– 4 mesi per i restanti profili.
In base a criteri predeterminati dall’Amministrazione, possono
essere esonerati dal periodo di prova i dipendenti che lo abbiano
gia’ superato in un equivalente profilo professionale presso altra
amministrazione pubblica.
Sono esonerati dal periodo di prova i dipendenti appartenenti ai
ruoli della medesima Amministrazione che siano stati inquadrati in
aree superiori o in profili diversi della stessa area a seguito di
processi di riqualificazione che ne abbiano verificato l’idoneita’.
2. Ai fini del compimento del suddetto periodo di prova si tiene
conto del servizio effettivamente prestato.
3. Il periodo di prova e’ sospeso in caso di assenza per malattia
e negli altri casi espressamente previsti da leggi o regolamenti non
disapplicati dalla previgente normativa contrattuale.
In caso di malattia il dipendente ha diritto alla conservazione
del posto per un periodo massimo di sei mesi, decorso il quale il
rapporto puo’ essere risolto. In caso di infortunio sul lavoro o
malattia derivante da causa di servizio si applica l’art. 20 del
presente CCNL.
4. Le assenze riconosciute come causa di sospensione ai sensi del
comma 3, sono soggette allo stesso trattamento economico previsto per
i dipendenti non in prova.
5. Decorsa la meta’ del periodo di prova ciascuna delle parti
puo’ recedere dal rapporto in qualsiasi momento senza obbligo di
preavviso ne’ di indennita’ sostitutiva del preavviso, fatti salvi i
casi di sospensione previsti dal comma 3. Il recesso opera dal
momento della comunicazione alla controparte. Il recesso
dell’amministrazione deve essere motivato.
6. Decorso il periodo di prova senza che il rapporto di lavoro
sia stato risolto, il dipendente si intende confermato in servizio
con il riconoscimento dell’anzianita’ dal giorno dell’assunzione a
tutti gli effetti.
7. In caso di recesso, la retribuzione e’ corrisposta fino
all’ultimo giorno di effettivo servizio compresi i ratei della
tredicesima mensilita’ ove maturati; spetta altresi’ al dipendente la
retribuzione corrispondente alle giornate di ferie maturate e non
godute.
8. Il periodo di prova puo’ essere rinnovato o prorogato alla
scadenza.
9. Il dipendente proveniente dalla stessa o da altra
Amministrazione del comparto, durante il periodo di prova, ha diritto
alla conservazione del posto senza retribuzione, e in caso di mancato
superamento della prova, o per recesso dello stesso dipendente
rientra, a domanda, nella qualifica e profilo di provenienza.
10. Al dipendente gia’ in servizio a tempo indeterminato presso
un’Amministrazione del comparto, vincitore di concorso presso
Amministrazione o ente di altro comparto, e’ concesso un periodo di
aspettativa senza retribuzione e decorrenza dell’anzianita’, per la
durata del periodo di prova.
11. Durante il periodo di prova, l’interessato e’ utilizzato
nelle attivita’ relative al suo profilo professionale.
12. La conferma del contratto a tempo indeterminato per
superamento del periodo di prova e’ di competenza del dirigente
scolastico, come previsto dall’art. 14 del decreto del Presidente
della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275.

Art. 46.

Sistema di classificazione professionale del personale ATA

1. I profili professionali del personale ATA sono individuati
dall’allegata tabella A. Le modalita’ di accesso restano disciplinate
dalle disposizioni di legge in vigore, tranne per i requisiti
culturali, che sono individuati dall’allegata tabella B.
2. Il sistema di classificazione del personale, improntato a
criteri di flessibilita’ correlati alle innovazioni organizzative, e’
articolato in cinque aree comprendenti ciascuno uno o piu’ profili
professionali; la corrispondenza tra aree e profili e’ individuata
nella successiva tabella C.

Art. 47.

Compiti del personale ATA

1. I compiti del personale ATA sono costituiti:
a) dalle attivita’ e mansioni espressamente previste dall’area
di appartenenza;
b) da incarichi specifici che, nei limiti delle disponibilita’
e nell’ambito dei profili professionali, comportano l’assunzione di
responsabilita’ ulteriori, e dallo svolgimento di compiti di
particolare responsabilita’, rischio o disagio, necessari per la
realizzazione del piano dell’offerta formativa, come descritto dal
piano delle attivita’.
2. La relativa attribuzione e’ effettuata dal dirigente
scolastico, secondo le modalita’, i criteri e i compensi definiti
dalla contrattazione d’istituto nell’ambito del piano delle
attivita’. Le risorse utilizzabili, per le predette attivita’, a
livello di ciascuna istituzione scolastica, sono quelle
complessivamente spettanti, nell’anno scolastico 2002-2003, sulla
base dell’applicazione dell’art. 50 del CCNI del 31 agosto 1999.
Esse saranno particolarmente finalizzate per l’area A per
l’assolvimento dei compiti legati all’assistenza alla persona,
all’assistenza agli alunni diversamente abili e al pronto soccorso.

Art. 48.

Mobilita’ professionale del personale ATA

1. I passaggi interni al sistema di classificazione di cui
all’art. 46 possono avvenire:
A) Tra le aree con le seguenti procedure:
a) I passaggi del personale ATA da un’area inferiore all’area
immediatamente superiore avvengono mediante procedure selettive,
previa frequenza di apposito corso organizzato dall’amministrazione,
le cui modalita’ saranno definite con la contrattazione integrativa
nazionale, comunque nel rispetto di quanto sancito dalla Corte
costituzionale con sentenze n. 1/99 e n. 194/2002.
b) Alle predette procedure selettive, collegate alla
formazione, e’ consentita la partecipazione anche del personale privo
dei titoli di studio previsti per il profilo professionale di
destinazione – fatti salvi i titoli abilitativi previsti da norme di
legge – purche’ in possesso del titolo di studio stabilito
dall’allegata tabella B per l’accesso al profilo di appartenenza o
comunque del titolo che ha dato accesso al medesimo profilo, e fatto
salvo, comunque, il possesso di un’anzianita’ di almeno cinque anni
di servizio effettivo nel profilo di appartenenza.
B) All’interno dell’area con le seguenti procedure:
Il passaggio dei dipendenti da un profilo all’altro all’interno
della stessa area avviene mediante percorsi di qualificazione ed
aggiornamento professionale, ovvero con il possesso dei requisiti
culturali e/o professionali richiesti per l’accesso al profilo
professionale cui si chiede il passaggio.
2. I passaggi di cui alle lettere A e B sono possibili nei limiti
della dotazione organica e della aliquota di posti prevista a tal
fine.

Art. 49.

Valorizzazione della professionalita’ degli assistenti amministrativi
e tecnici e dei collaboratori scolastici

1. Per dare attuazione alle disposizioni di cui al precedente
articolo, il MPI attivera’ procedure selettive, previa frequenza di
apposito corso organizzato dall’Amministrazione e rivolto a tutti gli
assistenti amministrativi e tecnici in servizio, per ricoprire posti
di coordinatore amministrativo e tecnico, e rivolto a tutti i
collaboratori scolastici in servizio per ricoprire i posti di
collaboratore scolastico dei servizi.

Art. 50.

Posizioni economiche per il personale ATA

1. Fino alla definizione della sequenza contrattuale di cui
all’art. 62 e salva comunque la definizione delle procedure connesse
agli articoli 48 e 49 del presente CCNL, si conviene che il personale
a tempo indeterminato appartenente alle aree A e B della Tabella C
allegata al presente CCNL possa usufruire di uno sviluppo orizzontale
in una posizione economica finalizzata alla valorizzazione
professionale, determinate rispettivamente in Euro 330 annui da
corrispondere in tredici mensilita’ al personale dell’Area A, e in
Euro 1000 annui da corrispondere in tredici mensilita’ al personale
dell’Area B.
2. L’attribuzione della posizione economica di cui al
comma precedente avviene progressivamente dopo l’esito favorevole
della frequenza di apposito corso di formazione diretto al personale
utilmente collocato in una graduatoria di richiedenti che sara’
formata in base alla valutazione del servizio prestato, dei titoli di
studio posseduti e dei crediti professionali maturati, con le
procedure di cui all’art. 48 del presente CCNL.
L’ammissione alla frequenza del corso di cui sopra e’
determinata, ogni volta che sia attivata la relativa procedura, nella
misura del 105% delle posizioni economiche disponibili.
3. Al personale delle Aree A e B cui, per effetto delle procedure
di cui sopra, sia attribuita la posizione economica citata al
comma 1, sono affidate, in aggiunta ai compiti previsti dallo
specifico profilo, ulteriori e piu’ complesse mansioni concernenti,
per l’Area A, l’assistenza agli alunni diversamente abili e
l’organizzazione degli interventi di primo soccorso e, per quanto
concerne l’Area B, compiti di collaborazione amministrativa e tecnica
caratterizzati da autonomia e responsabilita’ operativa, aderenti
alla logica del percorso di valorizzazione compiuto, la sostituzione
del DSGA, con esclusione della possibilita’ che siano attribuiti
ulteriori incarichi ai sensi dell’art. 47 del presente CCNL.

Art. 51.

Orario di lavoro ATA

1. L’orario ordinario di lavoro e’ di 36 ore, suddivise in sei
ore continuative, di norma antimeridiane, o anche pomeridiane per le
istituzioni educative e per i convitti annessi agli istituti tecnici
e professionali.
2. In sede di contrattazione integrativa d’istituto saranno
disciplinate le modalita’ di articolazione dei diversi istituti di
flessibilita’ dell’orario di lavoro, ivi inclusa la disciplina dei
ritardi, recuperi e riposi compensativi sulla base dei seguenti
criteri:
– l’orario di lavoro e’ funzionale all’orario di servizio e di
apertura all’utenza;
– ottimizzazione dell’impiego delle risorse umane;
– miglioramento della qualita’ delle prestazioni;
– ampliamento della fruibilita’ dei servizi da parte
dell’utenza;
– miglioramento dei rapporti funzionali con altri uffici ed
altre amministrazioni;
– programmazione su base plurisettimanale dell’orario.
3. L’orario di lavoro massimo giornaliero e’ di nove ore. Se la
prestazione di lavoro giornaliera eccede le sei ore continuative il
personale usufruisce a richiesta di una pausa di almeno 30 minuti al
fine del recupero delle energie psicofisiche e dell’eventuale
consumazione del pasto. Tale pausa deve essere comunque prevista se
l’orario continuativo di lavoro giornaliero e’ superiore alle 7 ore e
12 minuti.
4. In quanto autorizzate, compatibilmente con gli stanziamenti
d’istituto, le prestazioni eccedenti l’orario di servizio sono
retribuite con le modalita’ definite in sede di contrattazione
integrativa d’istituto.

Art. 52.

Permessi ed assenze del personale ATA chiamato a ricoprire cariche
pubbliche elettive

1. Nei confronti del personale ATA chiamato a ricoprire cariche
elettive si applicano le norme di cui al decreto legislativo
18 agosto 2000, n. 267 e di cui all’art. 68 del decreto legislativo
30 marzo 2001, n. 165.
Il personale che si avvalga del regime delle assenze e dei
permessi di cui alle leggi predette, e’ tenuto a presentare, ogni
trimestre, a partire dall’inizio dell’anno scolastico, alla scuola in
cui presta servizio, apposita dichiarazione circa gli impegni
connessi alla carica ricoperta, da assolvere nel trimestre
successivo, nonche’ a comunicare mensilmente alla stessa scuola la
conferma o le eventuali variazioni degli impegni gia’ dichiarati.
2. Nel caso in cui il dipendente presti servizio in piu’ scuole,
la predetta dichiarazione va presentata a tutte le scuole
interessate.
3. La programmazione delle assenze di cui ai precedenti commi 1 e
2 non ha alcun valore sostitutivo della documentazione espressamente
richiesta dal decreto legislativo n. 267/2000, che dovra’ essere
prodotta tempestivamente dall’interessato.

Art. 53.

Modalita’ di prestazione dell’orario di lavoro

1. All’inizio dell’anno scolastico il DSGA formula una proposta
di piano dell’attivita’ inerente la materia del presente articolo,
sentito il personale ATA.
Il dirigente scolastico, verificatane la congruenza rispetto al
POF ed espletate le procedure di cui all’art. 6, adotta il piano
delle attivita’. La puntuale attuazione dello stesso e’ affidata al
direttore dei servizi generali e amministrativi.
2. In coerenza con le presenti disposizioni, possono essere
adottate le sottoindicate tipologie di orario di lavoro eventualmente
coesistenti tra di loro in funzione delle finalita’ e degli obiettivi
definiti da ogni singolo istituto:
a) Orario di lavoro flessibile:
– l’orario di lavoro e’ funzionale all’orario di servizio e
di apertura all’utenza. Una volta stabilito l’orario di servizio
dell’istituzione scolastica o educativa e’ possibile adottare
l’orario flessibile di lavoro giornaliero che consiste
nell’anticipare o posticipare l’entrata e l’uscita del personale
distribuendolo anche in cinque giornate lavorative, secondo le
necessita’ connesse alle finalita’ e agli obiettivi di ciascuna
istituzione scolastica o educativa (piano dell’offerta formativa,
fruibilita’ dei servizi da parte dell’utenza, ottimizzazione
dell’impiego delle risorse umane ecc.).
I dipendenti che si trovino in particolari situazioni previste
dalle leggi n. 1204/1971, n. 903/1977, n. 104/1992 e del decreto
legislativo 26 marzo 2001, n. 151, e che ne facciano richiesta, vanno
favoriti nell’utilizzo dell’orario flessibile compatibilmente con le
esigenze di servizio anche nei casi in cui lo stesso orario non sia
adottato dall’istituzione scolastica o educativa.
Successivamente potranno anche essere prese in considerazione le
eventuali necessita’ del personale – connesse a situazioni di
tossicodipendenze, inserimento di figli in asili nido, figli in eta’
scolare, impegno in attivita’ di volontariato di cui alla legge n.
266/1991 – che ne faccia richiesta, compatibilmente con l’insieme
delle esigenze del servizio, e tenendo anche conto delle esigenze
prospettate dal restante personale.
b) Orario plurisettimanale:
– la programmazione plurisettimanale dell’orario di lavoro
ordinario, e’ effettuata in relazione a prevedibili periodi nei quali
si rileva un’esigenza di maggior intensita’ delle attivita’ o
particolari necessita’ di servizio in determinati settori
dell’istituzione scolastica, con specifico riferimento alle
istituzioni con annesse aziende agrarie, tenendo conto delle
disponibilita’ dichiarate dal personale coinvolto.
Ai fini dell’adozione dell’orario di lavoro plurisettimanale
devono essere osservati i seguenti criteri:
a) il limite massimo dell’orario di lavoro ordinario
settimanale di 36 ore puo’ eccedere fino a un massimo di 6 ore per un
totale di 42 ore per non piu’ di 3 settimane continuative;
b) al fine di garantire il rispetto delle 36 ore medie
settimanali, i periodi di maggiore e di minore concentrazione
dell’orario devono essere individuati contestualmente di anno in anno
e, di norma, rispettivamente, non possono superare le 13 settimane
nell’anno scolastico.
Le forme di recupero nei periodi di minor carico di lavoro
possono essere attuate mediante riduzione giornaliera dell’orario di
lavoro ordinario, oppure attraverso la riduzione del numero delle
giornate lavorative.
c) Turnazioni:
– la turnazione e’ finalizzata a garantire la copertura
massima dell’orario di servizio giornaliero e dell’orario di servizio
settimanale su cinque o sei giorni per specifiche e definite
tipologie di funzioni e di attivita’. Si fa ricorso alle turnazioni
qualora le altre tipologie di orario ordinario non siano sufficienti
a coprire le esigenze di servizio.
I criteri che devono essere osservati per l’adozione dell’orario
di lavoro su turni sono i seguenti:
– si considera in turno il personale che si avvicenda in modo
da coprire a rotazione l’intera durata del servizio;
– la ripartizione del personale nei vari turni dovra’ avvenire
sulla base delle professionalita’ necessarie in ciascun turno;
– l’adozione dei turni puo’ prevedere la sovrapposizione tra il
personale subentrante e quello del turno precedente;
– un turno serale che vada oltre le ore 20 potra’ essere
attivato solo in presenza di casi ed esigenze specifiche connesse
alle attivita’ didattiche e al funzionamento dell’istituzione
scolastica;
– nelle istituzioni educative il numero dei turni notturni
effettuabili nell’arco del mese da ciascun dipendente non puo’, di
norma, essere superiore ad otto. Il numero dei turni festivi
effettuabili nell’anno da ciascun dipendente non puo’ essere, di
norma, superiore ad un terzo dei giorni festivi dell’anno. Nei
periodi nei quali i convittori non siano presenti nell’istituzione,
il turno notturno e’ sospeso salvo comprovate esigenze
dell’istituzione educativa e previa acquisizione della disponibilita’
del personale;
– l’orario notturno va dalle ore 22 alle ore 6 del giorno
successivo. Per turno notturno-festivo si intende quello che cade nel
periodo compreso tra le ore 22 del giorno prefestivo e le ore 6 del
giorno festivo e dalle ore 22 del giorno festivo alle ore 6 del
giorno successivo.
I dipendenti che si trovino in particolari situazioni previste
dalle leggi n. 1204/1971, n. 903/1977, n. 104/1992 e dal decreto
legislativo n. 151/2001 possono, a richiesta, essere esclusi dalla
effettuazione di turni notturni. Hanno diritto a non essere
utilizzate le lavoratrici dall’inizio dello stato di gravidanza e nel
periodo di allattamento fino a un anno.
3. L’orario di lavoro degli assistenti tecnici e’ articolato nel
seguente modo:
a) assistenza tecnica alle esercitazioni didattiche per almeno
24 ore in compresenza del docente;
b) le restanti 12 ore per la manutenzione e riparazione delle
attrezzature tecnico-scientifiche del laboratorio o dei laboratori
cui sono addetti, nonche’ per la preparazione del materiale di
esercitazione.
Nei periodi di sospensione dell’attivita’ didattica gli
assistenti tecnici saranno utilizzati in attivita’ di manutenzione
del materiale tecnico-scientifico-informatico dei laboratori,
officine, reparti di lavorazione o uffici di loro competenza.

Art. 54.

Ritardi, recuperi e riposi compensativi

1. Il ritardo sull’orario di ingresso al lavoro comporta
l’obbligo del recupero entro l’ultimo giorno del mese successivo a
quello in cui si e’ verificato il ritardo.
2. In caso di mancato recupero, attribuibile ad inadempienza del
dipendente, si opera la proporzionale decurtazione della retribuzione
cumulando le frazioni di ritardo fino a un’ora di lavoro o frazione
non inferiori alla mezza ora.
3. In quanto autorizzate, le prestazioni eccedenti l’orario di
servizio sono retribuite.
4. Se il dipendente, per esigenze di servizio e previe
disposizioni impartite, presta attivita’ oltre l’orario ordinario
giornaliero, puo’ richiedere, in luogo della retribuzione, il
recupero di tali ore anche in forma di corrispondenti ore e/o giorni
di riposo compensativo, compatibilmente con le esigenze organizzative
dell’istituzione scolastica o educativa. Le giornate di riposo a tale
titolo maturate potranno essere cumulate e usufruite nei periodi
estivi o di sospensione delle attivita’ didattiche, sempre con
prioritario riguardo alla funzionalita’ e alla operativita’
dell’istituzione scolastica.
5. Le predette giornate di riposo non possono essere cumulate
oltre l’anno scolastico di riferimento, e devono essere usufruite
entro e non oltre i tre mesi successivi all’anno scolastico nel quale
si sono maturate, sempre compatibilmente con le esigenze di
funzionalita’ dell’istituzione scolastica. In mancanza di recupero
delle predette ore, per motivate esigenze di servizio o comprovati
impedimenti del dipendente, le stesse devono comunque essere
retribuite.
6. L’istituzione scolastica fornira’ mensilmente a ciascun
dipendente un quadro riepilogativo del proprio profilo orario,
contenente gli eventuali ritardi da recuperare o gli eventuali
crediti orari acquisiti.

Art. 55.

Riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore settimanali

1. Il personale destinatario della riduzione d’orario a 35 ore
settimanali e’ quello adibito a regimi di orario articolati su piu’
turni o coinvolto in sistemi d’orario comportanti significative
oscillazioni degli orari individuali, rispetto all’orario ordinario,
finalizzati all’ampliamento dei servizi all’utenza e/o comprendenti
particolari gravosita’ nelle seguenti istituzioni scolastiche:
– Istituzioni scolastiche educative;
– Istituti con annesse aziende agrarie;
– Scuole strutturate con orario di servizio giornaliero
superiore alle dieci ore per almeno tre giorni a settimana.
2. Sara’ definito a livello di singola istituzione scolastica il
numero, la tipologia e quant’altro necessario a individuare il
personale che potra’ usufruire della predetta riduzione in base ai
criteri di cui al comma 1.

Art. 56.

Indennita’ di direzione e sostituzione del DSGA

1. Ai DSGA delle scuole di ogni ordine e grado e delle
istituzioni educative e’ corrisposta un’indennita’ di direzione come
nella misura prevista dalla Tabella 9. La stessa indennita’ e’
corrisposta, a carico del fondo di cui all’art. 88, comma 2,
lettera i), al personale che, in base alla normativa vigente,
sostituisce la predetta figura professionale o ne svolge le funzioni.
2. Ai sensi dell’art. 4, comma 2 del CCNQ del 29 luglio 1999, a
decorrere dal 1° gennaio 2006 l’indennita’ di direzione, di cui al
comma 1, nella misura base indicata alla Tabella 9, e’ inclusa nel
calcolo della quota utile ai fini del trattamento di fine rapporto
(TFR), in aggiunta alle voci retributive gia’ previste dal comma 1
dell’art. 4 del CCNQ del 29 luglio 1999.
3. A decorrere dal 31 dicembre 2007, al fine di garantire la
copertura dei futuri oneri derivanti dall’incremento dei destinatari
della disciplina del trattamento di fine rapporto, e’ posto
annualmente a carico delle disponibilita’ complessive del fondo
dell’istituzione scolastica di cui all’art. 84, comma 1, un importo
pari al 6,91% del valore dell’indennita’ di direzione nella misura
base effettivamente corrisposta in ciascun anno. Conseguentemente, il
fondo e’ annualmente decurtato dell’ammontare occorrente per la
copertura dei maggiori oneri per il personale che progressivamente
sara’ soggetto alla predetta disciplina.
4. Il direttore dei servizi generali ed amministrativi e’
sostituito, nei casi di assenza, dal coordinatore amministrativo che,
a sua volta, e’ sostituito secondo le vigenti disposizioni in materia
di supplenze. Fino alla concreta e completa attivazione del profilo
del coordinatore amministrativo, il DSGA e’ sostituito
dall’assistente amministrativo con incarico conferito ai sensi
dell’art. 47.
5. In caso di assenza del DGSA dall’inizio dell’anno scolastico,
su posto vacante e disponibile, il relativo incarico a tempo
determinato verra’ conferito sulla base delle graduatorie permanenti.

Art. 57.

Collaborazioni plurime per il personale ATA

1. Il personale ATA puo’ prestare la propria collaborazione ad
altra scuola per realizzare specifiche attivita’ che richiedano
particolari competenze professionali non presenti in quella scuola.
Tale collaborazione non comporta esoneri, anche parziali, nella
scuola di servizio ed e’ autorizzata dal dirigente scolastico sentito
il direttore dei servizi generali ed amministrativi.

Art. 58.

Rapporto di lavoro a tempo parziale

1. Per il personale di cui al precedente art. 44, nelle scuole di
ogni ordine e grado e delle istituzioni educative possono essere
costituiti rapporti di lavoro a tempo parziale mediante assunzione o
trasformazione di rapporti a tempo pieno su richiesta dei dipendenti,
nei limiti massimi del 25% della dotazione organica provinciale delle
aree di personale a tempo pieno, con esclusione della qualifica di
DSGA e, comunque, entro i limiti di spesa massima annua previsti per
la dotazione organica medesima.
2. Per il reclutamento del personale a tempo parziale si applica
la normativa vigente in materia per il personale a tempo pieno.
3. Con ordinanza del MPI, previa intesa con i Ministri
dell’economia e della funzione pubblica, sono determinati, i criteri
e le modalita’ per la costituzione dei rapporti di lavoro di cui al
comma 1; in particolare, con la stessa ordinanza sono definite le
quote percentuali delle dotazioni organiche provinciali, per ciascun
profilo professionale, da riservare a rapporti a tempo parziale,
fermo restando il limite massimo del 25%, in relazione alle eventuali
situazioni di soprannumero accertate.
4. I criteri e le modalita’ di cui al comma 3, nonche’ la durata
minima delle prestazioni lavorative, sono preventivamente comunicate
dal MPI alle organizzazioni sindacali di cui all’art. 7, comma 1,
punto 1/b, e verificate in un apposito incontro.
5. Il dipendente a tempo parziale copre una frazione di posto di
organico corrispondente alla durata della prestazione lavorativa che
non puo’ essere inferiore al 50% di quella a tempo pieno. In ogni
caso, la somma delle frazioni di posto a tempo parziale non puo’
superare il numero complessivo dei posti di organico a tempo pieno
trasformati in tempo parziale.
6. Il rapporto di lavoro a tempo parziale deve risultare da
contratto scritto e deve contenere l’indicazione della durata della
prestazione lavorativa di cui al successivo comma 7. La domanda va
presentata al dirigente scolastico entro i termini specificati dalla
relativa O.M.
7. Il tempo parziale puo’ essere realizzato:
a) con articolazione della prestazione di servizio ridotta in
tutti i giorni lavorativi (tempo parziale orizzontale);
b) con articolazione della prestazione su alcuni giorni della
settimana, del mese, o di determinati periodi dell’anno (tempo
parziale verticale), in misura tale da rispettare la media della
durata del lavoro settimanale prevista per il tempo parziale
nell’arco temporale preso in considerazione (settimana, mese o anno);
c) con articolazione della prestazione risultante dalla
combinazione delle due modalita’ indicate alle lettere a e b (tempo
parziale misto), come previsto dal del decreto legislativo n.
25 febbraio 2000, n. 61.
8. Il personale con rapporto di lavoro a tempo parziale e’
escluso dalle attivita’ aggiuntive aventi carattere continuativo, ne’
puo’ fruire di benefici che comunque comportino riduzioni dell’orario
di lavoro, salvo quelle previste dalla legge.
Nell’applicazione degli altri istituti normativi previsti dal
presente contratto, tenendo conto della ridotta durata della
prestazione e della peculiarita’ del suo svolgimento, si applicano,
in quanto compatibili, le disposizioni di legge e contrattuali
dettate per il rapporto a tempo pieno.
9. Al personale interessato e’ consentito, previa autorizzazione
del dirigente scolastico, l’esercizio di altre prestazioni di lavoro
che non arrechino pregiudizio alle esigenze di servizio e non siano
incompatibili con le attivita’ d’istituto della stessa
Amministrazione. L’assunzione di altro lavoro, o la variazione della
seconda attivita’ da parte del dipendente con rapporto di lavoro a
tempo parziale, deve essere comunicata al dirigente scolastico entro
15 giorni.
10. Il trattamento economico, anche accessorio, del personale con
rapporto di lavoro a tempo parziale e’ proporzionale alla prestazione
lavorativa, con riferimento a tutte le competenze fisse e periodiche,
ivi compresa l’indennita’ integrativa speciale e l’eventuale
retribuzione individuale di anzianita’, spettanti al personale con
rapporto a tempo pieno appartenente alla stessa qualifica e profilo
professionale.
11. I dipendenti a tempo parziale orizzontale hanno diritto ad un
numero di giorni di ferie e di festivita’ soppresse pari a quello dei
lavoratori a tempo pieno. I lavoratori a tempo parziale verticale
hanno diritto ad un numero di giorni proporzionato alle giornate di
lavoro prestate nell’anno. Il relativo trattamento economico e’
commisurato alla durata della prestazione lavorativa.
12. Il trattamento previdenziale e di fine rapporto e’
disciplinato dalle disposizioni contenute nell’art. 9 del decreto
legislativo n. 61/2000.
13. Per la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in
rapporto a tempo parziale e viceversa si applicano, nei limiti
previsti dal presente articolo, le disposizioni di cui all’art. 39,
comma 13.

Art. 59.

Contratto a tempo determinato per il personale in servizio

1. Il personale ATA puo’ accettare, nell’ambito del comparto
scuola, contratti a tempo determinato di durata non inferiore ad un
anno, mantenendo senza assegni, complessivamente per tre anni, la
titolarita’ della sede.
2. L’accettazione dell’incarico comporta l’applicazione della
relativa disciplina prevista dal presente CCNL per il personale
assunto a tempo determinato, fatti salvi i diritti sindacali.

Art. 60.

Rapporto di lavoro a tempo determinato

1. Al personale di cui al presente articolo, si applicano le
disposizioni di cui ai commi 2, 3 e 4 dell’art. 40. Anche il
personale ATA, ove ne ricorrano le condizioni, ha diritto al
completamento dell’orario.
2. Le domeniche e le festivita’ infrasettimanali ricadenti nel
periodo di durata del rapporto medesimo, sono retribuite e da
computarsi nell’anzianita’ di servizio. Nell’ipotesi che il
dipendente completi tutto l’orario settimanale ordinario, ha
ugualmente diritto al pagamento della domenica ai sensi dell’art.
2109, comma 1, del codice civile.
3. Il rapporto di lavoro a tempo determinato puo’ trasformarsi in
rapporto di lavoro a tempo indeterminato per effetto di specifiche
disposizioni normative.

Art. 61.

Restituzione alla qualifica di provenienza

1. Il personale appartenente ad una qualifica ATA puo’, a
domanda, essere restituito alla qualifica ATA di provenienza con
effetto dall’anno scolastico successivo alla data del provvedimento
di restituzione. Il provvedimento e’ disposto dal Direttore regionale
scolastico della sede di titolarita’.
2. Il personale restituito alla qualifica di provenienza assume
in essa il trattamento giuridico ed economico che gli sarebbe
spettato in caso di permanenza nella qualifica stessa.

Art. 62.

Sequenza contrattuale

1. Le Parti convengono che la materia di cui al presente Capo
possa essere rivista in una successiva sequenza contrattuale da
attivarsi entro 30 giorni dalla firma definitiva del presente CCNL.
2. Per le finalita’ di cui al comma 3, sono destinate alla
sequenza contrattuale le seguenti risorse finanziarie:
a) a decorrere dal 31 dicembre 2007, le risorse derivanti dal
contenimento della spesa del personale ATA, pari a 34 milioni di euro
al lordo degli oneri riflessi;
b) a decorrere dal 31 dicembre 2007, le risorse corrispondenti
allo 0,39% della massa salariale al 31 dicembre 2005 che saranno
stanziate dalla legge finanziaria 2008 in base al Protocollo Governo
– OO.SS. del 29 maggio 2007;
c) quota parte delle risorse di cui all’art. 47, comma 1,
lettera b), attualmente finalizzate al finanziamento dei incarichi
specifici del personale ATA.
3. La sequenza contrattuale di cui al comma 1, avra’ ad oggetto
le seguenti finalita’:
a) la rivalutazione del valore unitario delle posizione
economiche per la valorizzazione del personale ATA di cui agli
articoli 49 e 50, nonche’ l’estensione della platea dei beneficiari;
b) assegnazione di nuove posizioni economiche nell’Area B
finalizzate all’individuazione di attivita’ lavorative complesse,
caratterizzata da autonomia operativa, attraverso le procedure
selettive di cui all’art. 48;
c) il riesame delle modalita’ di applicazione dell’art. 55.
4. Nella medesima sequenza contrattuale, saranno affrontate le
modifiche della declaratoria dei profili professionali, nonche’ le
eventuali modifiche degli articoli 56 e 89 del presente CCNL. In
quella sede verra’ definito il raccordo tra i titoli di studio
attualmente richiesti e quelli stabiliti dalla tabella B del presente
CCNL.

Capo VILa formazione

Art. 63.

Formazione in servizio

1. La formazione costituisce una leva strategica fondamentale per
lo sviluppo professionale del personale, per il necessario sostegno
agli obiettivi di cambiamento, per un’efficace politica di sviluppo
delle risorse umane. L’Amministrazione e’ tenuta a fornire strumenti,
risorse e opportunita’ che garantiscano la formazione in servizio. La
formazione si realizza anche attraverso strumenti che consentono
l’accesso a percorsi universitari, per favorire l’arricchimento e la
mobilita’ professionale mediante percorsi brevi finalizzati ad
integrare il piano di studi con discipline coerenti con le nuove
classi di concorso e con profili considerati necessari secondo le
norme vigenti.
Conformemente all’Intesa sottoscritta il 27 giugno 2007 tra il
Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica
amministrazione e le Confederazioni sindacali, verra’ promossa, con
particolare riferimento ai processi d’innovazione, mediante
contrattazione, una formazione dei docenti in servizio organica e
collegata ad un impegno di prestazione professionale che contribuisca
all’accrescimento delle competenze richieste dal ruolo.
2. Per garantire le attivita’ formative di cui al presente
articolo l’Amministrazione utilizza tutte le risorse disponibili,
nonche’ le risorse allo scopo previste da specifiche norme di legge o
da norme comunitarie. Le somme destinate alla formazione e non spese
nell’esercizio finanziario di riferimento sono vincolate al
riutilizzo nell’esercizio successivo con la stessa destinazione. In
via prioritaria si dovranno assicurare alle istituzioni scolastiche
opportuni finanziamenti per la partecipazione del personale in
servizio ad iniziative di formazione deliberate dal collegio dei
docenti o programmate dal DSGA, sentito il personale, necessarie per
una qualificata risposta alle esigenze derivanti dal piano
dell’offerta formativa.

Art. 64.

Fruizione del diritto alla formazione

1. La partecipazione ad attivita’ di formazione e di
aggiornamento costituisce un diritto per il personale in quanto
funzionale alla piena realizzazione e allo sviluppo delle proprie
professionalita’.
2. Le iniziative formative, ordinariamente, si svolgono fuori
dell’orario di insegnamento.
3. Il personale che partecipa ai corsi di formazione organizzati
dall’amministrazione a livello centrale o periferico o dalle
istituzioni scolastiche e’ considerato in servizio a tutti gli
effetti. Qualora i corsi si svolgano fuori sede, la partecipazione ad
essi comporta il rimborso delle spese di viaggio.
4. Il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, puo’
partecipare, previa autorizzazione del capo d’istituto, in relazione
alle esigenze di funzionamento del servizio, ad iniziative o di
aggiornamento organizzate dall’amministrazione o svolte
dall’Universita’ o da enti accreditati. La partecipazione alle
iniziative di aggiornamento avviene nel limite delle ore necessarie
alla realizzazione del processo formativo, da utilizzare
prioritariamente in relazione all’attuazione dei profili
professionali. In quest’ultimo caso il numero di ore puo’ essere
aumentato secondo le esigenze, tenendo conto anche del tempo
necessario per raggiungere la sede dell’attivita’ di formazione.
5. Gli insegnanti hanno diritto alla fruizione di cinque giorni
nel corso dell’anno scolastico per la partecipazione a iniziative di
formazione con l’esonero dal servizio e con sostituzione ai sensi
della normativa sulle supplenze brevi vigente nei diversi gradi
scolastici. Con le medesime modalita’, e nel medesimo limite di 5
giorni, hanno diritto a partecipare ad attivita’ musicali ed
artistiche, a titolo di formazione, gli insegnanti di strumento
musicale e di materie artistiche.
6. Il dirigente scolastico assicura, nelle forme e in misura
compatibile con la qualita’ del servizio, un’articolazione flessibile
dell’orario di lavoro per consentire la partecipazione a iniziative
di formazione anche in aggiunta a quanto stabilito dal precedente
comma 5.
7. Le stesse opportunita’, fruizione dei cinque giorni e/o
adattamento dell’orario di lavoro, devono essere offerte al personale
docente che partecipa in qualita’ di formatore, esperto e animatore
ad iniziative di formazione. Le predette opportunita’ di fruizione di
cinque giorni per la partecipazione ad iniziative di formazione come
docente o come discente non sono cumulabili. Il completamento della
laurea e l’iscrizione a corsi di laurea per gli insegnanti diplomati
in servizio hanno un carattere di priorita’.
8. La formazione dei docenti si realizza anche mediante l’accesso
a percorsi universitari brevi finalizzati all’integrazione dei piani
di studio in coerenza con esigenze derivanti dalle modifiche delle
classi di concorso e degli ambiti disciplinari.
9. Il Ministero ricerchera’ tutte le utili convergenze con gli
interlocutori istituzionali e le Universita’ italiane per favorire
l’accesso al personale interessato, ivi compreso il riconoscimento
dei crediti formativi.
10. I criteri per la fruizione dei permessi per il diritto allo
studio, sono definiti nell’ambito della contrattazione decentrata
presso gli uffici scolastici regionali.
11. All’interno delle singole scuole, per il personale in
servizio, iscritto ai corsi di laurea, a corsi di perfezionamento o a
scuole di specializzazione, con particolare riferimento ai corsi
utili alla mobilita’ professionale, alla riconversione e al
reimpiego, il dirigente scolastico, nei limiti di compatibilita’ con
la qualita’ del servizio, garantisce che siano previste modalita’
specifiche di articolazione dell’orario di lavoro.
12. Per garantire efficacia nei processi di crescita
professionale e personalizzare i percorsi formativi saranno favorite
le iniziative che fanno ricorso alla formazione a distanza,
all’apprendimento in rete e all’autoaggiornamento, con la previsione
anche di particolari forme di attestazione e di verifica delle
competenze.
13. A livello di singola scuola il dirigente scolastico fornisce
un’informazione preventiva sull’attuazione dei criteri di fruizione
dei permessi per l’aggiornamento.

Art. 65.

Livelli di attivita’

1. Alle istituzioni scolastiche singole, in rete o consorziate,
compete la programmazione delle iniziative di formazione, riferite
anche ai contenuti disciplinari dell’insegnamento, funzionali al POF,
individuate sia direttamente sia all’interno dell’offerta disponibile
sul territorio, ferma restando la possibilita’
dell’autoaggiornamento.
2. L’amministrazione scolastica regionale garantisce, su
richiesta delle istituzioni scolastiche, servizi professionali di
supporto alla progettualita’ delle scuole, azioni perequative e
interventi legati a specificita’ territoriali e tipologie
professionali.
3. All’amministrazione centrale competono gli interventi di
interesse generale, soprattutto quelli che si rendono necessari per
le innovazioni, sia di ordinamento sia curriculari, per l’anno di
formazione, per i processi di mobilita’ e di riqualificazione e
riconversione professionale, per la formazione finalizzata
all’attuazione di specifici istituti contrattuali, nonche’ il
coordinamento complessivo degli interventi.

Art. 66.

Il piano annuale delle istituzioni scolastiche

1. In ogni istituzione scolastica ed educativa il Piano annuale
delle attivita’ di aggiornamento e formazione destinate ai docenti e’
deliberato dal Collegio dei docenti coerentemente con gli obiettivi e
i tempi del POF, considerando anche esigenze ed opzioni individuali.
Analogamente il DSGA predispone il piano di formazione per il
personale.
Il Piano complessivo si puo’ avvalere delle offerte di formazione
promosse dall’amministrazione centrale e periferica e/o da soggetti
pubblici e privati qualificati o accreditati. Il Piano si articola in
iniziative:
bullet promosse prioritariamente dall’Amministrazione;
bullet progettate dalla scuola autonomamente o consorziata in
rete, anche in collaborazione con l’Universita’ (anche in regime di
convenzione), con le associazioni professionali qualificate, con gli
Istituti di Ricerca e con gli Enti accreditati.

Art. 67.

I soggetti che offrono formazione

1. Le parti confermano il principio dell’accreditamento degli
enti e delle agenzie per la formazione del personale della scuola e
delle istituzioni educative e del riconoscimento da parte
dell’amministrazione delle iniziative di formazione.
2. Sono considerati soggetti qualificati per la formazione del
personale della scuola le medesime istituzioni scolastiche, le
universita’, i consorzi universitari, interuniversitari e gli
istituti pubblici di ricerca, ivi compresa l’Agenzia di cui all’art.
1, comma 610, della legge n. 296/2006. Il MPI puo’ riconoscere come
soggetti qualificati associazioni professionali sulla base della
vigente normativa.
3. Il Ministero, sulla base dei criteri sottoindicati e sentite
le OO.SS., definisce le procedure da seguire per l’accreditamento di
soggetti – i soggetti qualificati di cui al precedente comma sono di
per se’ accreditati – per la realizzazione di progetti di interesse
generale. I criteri di riferimento sono:
bullet la missione dell’ente o dell’agenzia tenendo conto
delle finalita’ contenute nello statuto;
bullet l’attivita’ svolta per lo sviluppo professionale del
personale della scuola;
bullet l’esperienza accumulata nel campo della formazione;
bullet le capacita’ logistiche e la stabilita’ economica e
finanziaria;
bullet l’attivita’ di ricerca condotta e le iniziative di
innovazione metodologica condotte nel settore specifico;
bullet il livello di professionalizzazione raggiunto, anche
con riferimento a specifiche certificazioni e accreditamenti gia’
avuti e alla differenza funzionale di compiti e di competenze;
bullet la padronanza di approcci innovativi, anche in
relazione al monitoraggio e alla valutazione di impatto delle azioni
di formazione;
bullet il ricorso alle tecnologie dell’informazione e della
comunicazione;
bullet la documentata conoscenza della natura e delle
caratteristiche dei processi di sviluppo professionale del personale
della scuola;
bullet la specifica competenza di campo in relazione alle
aree progettuali di lavoro;
bullet la disponibilita’ a consentire il monitoraggio,
l’ispezione e la valutazione delle singole azioni di formazione.
4. I soggetti qualificati di cui al comma 2 e i soggetti
accreditati di cui al comma 3 possono accedere alle risorse destinate
a progetti di interesse generale promossi dall’amministrazione.
5. Possono proporsi anche le istituzioni scolastiche, singole o
in rete e/o in consorzio, sulla base di specifiche competenze e di
adeguate infrastrutture.
6. La contrattazione decentrata regionale individua i criteri con
cui i soggetti che offrono formazione partecipano ai progetti
definiti a livello territoriale.
7. I soggetti qualificati, accreditati o proponenti corsi
riconosciuti sono tenuti a fornire al sistema informativo,
l’informazione, secondo moduli standard che saranno definiti,
relativa alle iniziative proposte al personale della scuola.

Art. 68.

Formazione in ingresso

1. Per i docenti a tempo indeterminato di nuova assunzione l’anno
di formazione trova realizzazione attraverso specifici progetti
contestualizzati, anche con la collaborazione di reti e/o consorzi di
scuole.
2. L’impostazione delle attivita’ tiene conto dell’esigenza di
personalizzare i percorsi, di armonizzare la formazione sul lavoro –
con il sostegno di tutor appositamente formati – e l’approfondimento
teorico assicurando adeguate condizioni di accoglienza.
3. Nel corso dell’anno di formazione sono create particolari
opportunita’ opzionali per il miglioramento delle competenze
tecnologiche e della conoscenza di lingue straniere, anche nella
prospettiva dell’acquisizione di certificazioni internazionalmente
riconosciute.

Art. 69.

Formazione per il personale delle scuole in aree a rischio o a forte
processo immigratorio o frequentate da nomadi

1. Per le scuole collocate nelle aree a rischio l’amministrazione
promuove e sostiene iniziative di formazione in relazione agli
obiettivi di prevenire la dispersione scolastica, di sviluppare la
cultura della legalita’, nonche’ di aumentare significativamente i
livelli di successo scolastico, utilizzando metodi e tecniche di
elevata efficacia, di formazione e di sostegno professionale facendo
ricorso anche alle tecnologie dell’informazione e della
comunicazione.
2. Partecipano alle attivita’ di formazione, in relazione ai
progetti delle scuole coinvolte, gli insegnanti e il personale ATA. I
corsi sono organizzati dalle scuole, singole o in rete, e si
avvalgono della collaborazione di soggetti qualificati o accreditati,
nonche’ della cooperazione di istituzioni ed enti presenti sul
territorio.
3. Per gli insegnanti delle scuole collocate nelle aree a forte
processo immigratorio, tenendo conto delle esperienze gia’ realizzate
l’amministrazione promuove l’organizzazione di seguenti attivita’
formative:
bullet pronto intervento linguistico,
bullet corsi specifici sull’insegnamento della lingua
italiana ad alunni ed adulti, di lingua nativa diversa dall’italiano,
bullet approfondimento delle tematiche dell’educazione
interculturale,
bullet produzione e diffusione di materiali didattici.
4. A seguito di specifiche intese i corsi per l’insegnamento
della lingua italiana ad allievi ed adulti, di lingua nativa diversa
dall’italiano, possono anche essere offerti dalle Universita’ come
corsi di perfezionamento. Per la predisposizione di materiali per il
pronto intervento linguistico e per la messa a disposizione di
risorse didattiche si fa ricorso alle tecnologie della comunicazione
e dell’informazione.
5. Per l’impostazione e l’organizzazione delle attivita’ le
scuole e l’amministrazione si avvalgono della collaborazione di
soggetti qualificati e/o accreditati, cooperano con le iniziative
gia’ realizzate o in corso da parte degli enti locali, delle
associazioni espressione delle comunita’ di immigrati, delle
organizzazioni non governative e delle associazioni di volontariato
riconosciute.

Art. 70.

Formazione degli insegnanti che operano in ambienti di apprendimento
particolari

1. Gli obiettivi delle iniziative di formazione finalizzata sono
l’acquisizione e lo sviluppo di specifiche competenze per insegnanti
che operano nei centri territoriali permanenti, nei corsi serali
delle scuola secondaria superiore, nelle sezioni presso gli ospedali
e gli istituti penitenziari e l’attivazione delle condizioni per il
pieno sviluppo delle politiche di formazione permanente.
L’Amministrazione garantisce che specifiche iniziative siano rivolte
ai docenti che operano o che intendano operare in tali settori.
2. I corsi mirano a diffondere la conoscenza dei diversi contesti
e processi di apprendimento, ad accrescere la familiarita’ con le
metodologie attive di insegnamento, a sviluppare la padronanza delle
strategie formative (modularita’, riconoscimento dei crediti
formativi e professionali, percorsi individuali di apprendimento,
certificazione delle competenze).
3. In questa prospettiva il campo di azione potra’ ampliarsi in
relazione anche all’evoluzione dei processi di rinnovamento nel
settore della formazione integrata e dei modelli di cooperazione tra
l’istruzione e la formazione professionale.
4. Per il settore delle scuole negli ospedali e negli istituti di
prevenzione e pena il MPI realizza le necessarie intese, con i
Ministeri della Salute e di Giustizia, per la programmazione,
l’organizzazione e la finalizzazione delle attivita’.

Art. 71.

Commissione bilaterale per la formazione

1. Le Parti convengono che, entro sessanta giorni dalla
sottoscrizione definitiva del presente CCNL, sia istituita una
Commissione, tra il MPI e le OO.SS. firmatarie, che persegua
l’obiettivo di programmare e realizzare qualificate e certificate
iniziative di formazione nazionale per il personale del comparto.
2. La costituzione della predetta Commissione non potra’
comportare alcun onere aggiuntivo e la partecipazione alla stessa
sara’ a titolo gratuito per tutti i componenti.

Capo VIITutela della salute nell’ambiente di lavoro

Art. 72.

Finalita’

1. Al fine di assicurare compiuta attuazione a forme di
partecipazione e di collaborazione dei soggetti interessati al
sistema di prevenzione e di sicurezza dell’ambiente di lavoro,
previste dal decreto legislativo n. 626/1994 come modificato dal
decreto legislativo n. 242/1996, le parti convengono sulla necessita’
di realizzare l’intero sistema di prevenzione all’interno delle
istituzioni scolastiche sulla base dei criteri e delle modalita’
previste dai successivi articoli del presente capo, in coerenza con
le norme legislative di riferimento e con quanto stabilito dal
contratto collettivo nazionale quadro del 10 luglio 1996 in materia
di rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza nel comparto
pubblico.

Art. 73.

Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza

1. Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, in tutte le
unita’ scolastiche previste dal decreto ministeriale n. 382/1998, e’
eletto nei modi previsti dal succitato Accordo quadro 10 luglio 1996
e dall’art. 58 del CCNI 31 agosto 1999. Qualora non possa essere
individuato, la RSU designa altro soggetto disponibile tra i
lavoratori della scuola. Ove successivi Accordi quadro modificassero
in tutto o in parte la normativa contrattuale anzidetta, questa
dovra’ ritenersi recepita previo confronto con le OO.SS del comparto
scuola.
2. Con riferimento alle attribuzioni del rappresentante dei
lavoratori per la sicurezza, la cui disciplina e’ contenuta negli
articoli 18 e 19 del decreto legislativo n. 626/1994, le parti a solo
titolo esemplificativo concordano sulle seguenti indicazioni:
a) il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza ha diritto
di accesso ai luoghi di lavoro nel rispetto dei limiti previsti dalla
legge; egli segnala preventivamente al dirigente scolastico le visite
che intende effettuare negli ambienti di lavoro; tali visite possono
svolgersi congiuntamente con il responsabile del servizio di
prevenzione o un addetto da questi incaricato;
b) laddove il decreto legislativo n. 626/1994 prevede l’obbligo
da parte del dirigente scolastico di consultare il rappresentante dei
lavoratori per la sicurezza, la consultazione si deve svolgere in
modo da garantire la sua effettivita’ e tempestivita’; pertanto il
dirigente scolastico consulta il rappresentante dei lavoratori per la
sicurezza su tutti quegli eventi per i quali la disciplina
legislativa prevede un intervento consultivo del rappresentante dei
lavoratori per la sicurezza; in occasione della consultazione il
rappresentante dei lavoratori per la sicurezza ha facolta’ di
formulare proposte e opinioni sulle tematiche oggetto di
consultazione; la consultazione deve essere verbalizzata e nel
verbale, depositato agli atti, devono essere riportate le
osservazioni e le proposte del rappresentante dei lavoratori per la
sicurezza. Inoltre il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza
e’ consultato sulla designazione del responsabile e degli addetti del
servizio di prevenzione, sul piano di valutazi one dei rischi,
programmazione, realizzazione e verifica della prevenzione
nell’istituzione scolastica; e’ altresi’ consultato in merito
all’organizzazione della formazione di cui all’art. 22, comma 5 del
decreto legislativo n. 626/1994. Gli esiti delle attivita’ di
consultazione di cui sopra sono riportati in apposito verbale
sottoscritto dal rappresentante dei lavoratori per la sicurezza;
c) il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza ha diritto
di ricevere le informazioni e la documentazione relativa alla
valutazione dei rischi e alle misure di prevenzione, nonche’ quelle
inerenti le sostanze e i preparati pericolosi, le macchine, gli
impianti, l’organizzazione del lavoro e gli ambienti di lavoro, la
certificazione relativa all’idoneita’ degli edifici, agli infortuni e
alle malattie professionali; riceve inoltre informazioni provenienti
dai servizi di vigilanza;
d) il dirigente scolastico su istanza del rappresentante dei
lavoratori per la sicurezza e’ tenuto a fornire tutte le informazioni
e la documentazione richiesta; il rappresentante dei lavoratori per
la sicurezza e’ tenuto a fare delle informazioni e documentazione
ricevute un uso strettamente connesso alla sua funzione;
e) il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza ha diritto
alla formazione specifica prevista all’art. 19, comma 1, lettera g)
del decreto legislativo n. 626 citato e del relativo Accordo quadro.
La formazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza deve
prevedere un programma base di minimo 32 ore; i contenuti della
formazione sono quelli previsti dal decreto legislativo n. 626/1994,
e dal decreto Ministro del lavoro del 16 gennaio 1997; in sede di
organismo paritetico possono essere proposti percorsi formativi
aggiuntivi in considerazione di particolari esigenze;
f) il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza non puo’
subire pregiudizio alcuno a causa dello svolgimento della propria
attivita’ e nei suoi confronti si applicano le tutele previste dalla
legge per le rappresentanze sindacali;
g) per l’espletamento dei compiti di cui all’art. 19 del
decreto legislativo n. 626/1994, i rappresentanti per la sicurezza
oltre ai permessi gia’ previsti per le rappresentanze sindacali,
utilizzano appositi permessi retribuiti orari pari a 40 ore annue per
ogni rappresentante; per l’espletamento e gli adempimenti previsti
dai punti b), c), d), g), i), ed l) dell’art. 19 del decreto
legislativo n. 626/1994, il predetto monte-ore e l’attivita’ sono
considerati tempo di lavoro.

Art. 74.

Organismi paritetici territoriali

1. Alle delegazioni trattanti a livello scolastico regionale,
sono affidati i compiti e i ruoli dell’organismo paritetico di cui
all’art. 20 del decreto legislativo n. 626/1994.
2. Tale organismo ha compiti di orientamento e promozione delle
iniziative formative e informative nei confronti dei prestatori
d’opera subordinati, degli altri soggetti ad essi equiparati e dei
loro rappresentanti, di orientamento degli standard di qualita’ di
tutto il processo formativo, di raccordo con i soggetti istituzionali
di livello territoriale operanti in materia di salute e sicurezza per
favorire la realizzazione di dette finalita’. Inoltre, tali organismi
assumono la funzione di prima istanza di riferimento in merito a
controversie sorte sull’applicazione dei diritti di rappresentanza,
informazione e formazione, previsti dalle norme vigenti legislative e
contrattuali non escludendo la via giurisdizionale.

Art. 75.

Osservatorio nazionale paritetico della sicurezza

1. Al fine di stabilizzare i rapporti partecipativi in materia di
igiene e sicurezza l’Osservatorio Nazionale Paritetico ha il compito
di monitorare lo stato di applicazione della normativa, di coordinare
l’azione dei comitati paritetici territoriali, di avanzare proposte
agli organi competenti in merito alla normativa e alle sue
applicazioni, di fare da raccordo con i soggetti istituzionali a
livello nazionale operanti in materia di salute e sicurezza.

Art. 76.

Norme di rinvio

1. Per quanto non previsto dal presente capo si fa esplicito
riferimento al decreto legislativo n. 626/1994, al decreto
legislativo n. 242/1996, al decreto ministeriale n. 292/1996, al
decreto ministeriale n. 382/1998, al CCNQ del 7 maggio 1996 e alla
legislazione in materia di igiene e sicurezza.

Capo VIIIAspetti economico-retributivi generali

Art. 77.

Struttura della retribuzione

1. La struttura della retribuzione del personale docente,
educativo ed A.T.A. appartenente al comparto della Scuola si compone
delle seguenti voci:
trattamento fondamentale:
a) stipendio tabellare per posizioni stipendiali;
b) posizioni economiche orizzontali;
c) eventuali assegni “ad personam”.
trattamento accessorio:
a) retribuzione professionale docenti;
b) compenso per le funzioni strumentali del personale
docente;
c)
d) compenso per le ore eccedenti e le attivita’ aggiuntive;
e) indennita’ di direzione dei DSGA;
f) compenso individuale accessorio per il personale ATA;
g) compenso per incarichi ed attivita’ al personale ATA;
h) indennita’ e compensi retribuiti con il fondo d’istituto;
i) altre indennita’ previste dal presente contratto e/o da
specifiche disposizioni di legge.
2. Al personale, ove spettante, e’ corrisposto l’assegno per il
nucleo familiare ai sensi della legge 13 maggio 1988, n. 153 e
successive modificazioni.
3. Le competenze di cui ai commi precedenti aventi carattere
fisso e continuativo sono corrisposte congiuntamente in unica
soluzione mensile.

Art. 78.

Aumenti della retribuzione base

1. Gli stipendi tabellari previsti dall’art. 2, comma 2, del CCNL
7 dicembre 2005 sono incrementati delle misure mensili lorde, per
tredici mensilita’, indicate nell’allegata Tabella 1, alle scadenze
ivi previste.
2. Per effetto degli incrementi indicati al comma 1, i valori
degli stipendi annui sono rideterminati nelle misure ed alle
decorrenze stabilite nella Tabella 2.
3. Al personale educativo spetta il trattamento economico
previsto per i docenti di scuola dell’infanzia e primaria.

Art. 79.

Progressione professionale

1. Al personale scolastico e’ attribuito un trattamento economico
differenziato per posizioni stipendiali. Il passaggio tra una
posizione stipendiale e l’altra potra’ essere acquisito al termine
dei periodi previsti dall’allegata Tabella 2, sulla base
dell’accertato utile assolvimento di tutti gli obblighi inerenti alla
funzione. Il servizio si intende reso utilmente qualora il
dipendente, nel periodo di maturazione della posizione stipendiale,
non sia incorso in sanzioni disciplinari definitive implicanti la
sospensione dal servizio; in caso contrario il passaggio alla
posizione stipendiale superiore potra’ essere ritardato, per mancata
maturazione dei requisiti richiesti, nelle fattispecie e per i
periodi seguenti:
a) due anni di ritardo in caso di sospensione dal servizio per
una durata superiore ad un mese per il personale docente e in caso di
sospensione del lavoro di durata superiore a cinque giorni per il
personale ATA;
b) un anno di ritardo in caso di sanzione disciplinare di
sospensione dal servizio e dalla retribuzione fino a un mese per il
personale docente e fino a cinque giorni per il personale ATA.

Art. 80.

Tredicesima mensilita’

1. Al personale con rapporto di lavoro a tempo indeterminato o a
tempo determinato spetta una tredicesima mensilita’ corrisposta nel
mese di dicembre di ogni anno.
2. L’importo della tredicesima mensilita’ e’ pari al trattamento
fondamentale spettante al personale nel mese di dicembre, fatto salvo
quanto previsto nei commi successivi.
3. La tredicesima mensilita’ e’ corrisposta per intero al
personale in servizio continuativo dal primo gennaio dello stesso
anno.
4. Nel caso di servizio prestato per un periodo inferiore
all’anno o in caso di cessazione del rapporto nel corso dell’anno, la
tredicesima e’ dovuta in ragione di un dodicesimo per ogni mese di
servizio prestato o frazione di mese superiore a quindici giorni.
5. I ratei della tredicesima non spettano per i periodi trascorsi
in aspettativa per motivi personali o di famiglia o in altra
condizione che comporti la sospensione o la privazione del
trattamento economico e non sono dovuti al personale cessato dal
servizio per motivi disciplinari.
6. Per i periodi temporali che comportino la riduzione del
trattamento economico, il rateo della tredicesima mensilita’,
relativo ai medesimi periodi, e’ ridotto nella stessa proporzione
della riduzione del trattamento economico.

Art. 81.

Effetti dei nuovi stipendi

1. Gli incrementi stipendiali di cui all’art. 78 hanno effetto
integralmente sulla 13ª mensilita’, sui compensi per le attivita’
aggiuntive, sulle ore eccedenti, sul trattamento ordinario di
quiescenza, normale e privilegiato, sull’indennita’ di buonuscita,
sull’equo indennizzo e sull’assegno alimentare.
2. I benefici economici risultanti dall’applicazione dell’art. 78
sono corrisposti integralmente alle scadenze e negli importi ivi
previsti al personale comunque cessato dal servizio, con diritto a
pensione nel periodo di vigenza contrattuale. Agli effetti
dell’indennita’ di buonuscita e di licenziamento si considerano solo
gli incrementi maturati alla data di cessazione dal servizio.

Art. 82.

Compenso individuale accessorio per il personale ATA

1. Al personale ATA delle scuole di ogni ordine e grado e delle
istituzioni educative, e’ corrisposto, con le decorrenze a fianco
indicate, un compenso individuale accessorio, nelle misure e con le
modalita’ di seguito indicate, salvo restando l’eventuale residua
sussistenza di compensi corrisposti ad personam.
2. Il compenso di cui al comma 1 e’ incrementato nelle misure ed
alle scadenze indicate nell’allegata Tabella 3.
3. Ai sensi dell’art. 4, comma 2 del CCNQ del 29 luglio 1999, a
decorrere dal 1° gennaio 2006 il Compenso incentivante accessorio, di
cui al comma 1, e’ incluso nella base di calcolo utile ai fini del
trattamento di fine rapporto (TFR), in aggiunta alle voci retributive
gia’ previste dal comma 1 dell’art. 4 del CCNQ del 29 luglio 1999.
4. A decorrere dal 31 dicembre 2007, al fine di garantire la
copertura dei futuri oneri derivanti dall’incremento dei destinatari
della disciplina del trattamento di fine rapporto, e’ posto
annualmente a carico delle disponibilita’ complessive del fondo
dell’istituzione scolastica di cui all’art. 84, comma 1, un importo
pari al 6,91% del valore del Compenso incentivante accessorio
effettivamente corrisposto in ciascun anno. Conseguentemente, il
fondo e’ annualmente decurtato dell’ammontare occorrente per la
copertura dei maggiori oneri per il personale che progressivamente
sara’ soggetto alla predetta disciplina.
5. Il compenso di cui al comma 1, per il personale a tempo
determinato, e’ corrisposto secondo le seguenti specificazioni:
a) dalla data di assunzione del servizio, per ciascun anno
scolastico, al personale ATA con rapporto di impiego a tempo
determinato su posto vacante e disponibile per l’intera durata
dell’anno scolastico;
b) dalla data di assunzione del servizio, e per un massimo di
dieci mesi per ciascun anno scolastico, al personale ATA con rapporto
di impiego a tempo determinato fino al termine delle attivita’
didattiche.
6. Nei confronti del direttore dei servizi generali ed
amministrativi detto compenso viene corrisposto nell’ambito delle
indennita’ di direzione di cui all’art. 56.
7. Il compenso individuale accessorio in questione spetta in
ragione di tante mensilita’ per quanti sono i mesi di servizio
effettivamente prestato o situazioni di stato assimilate al servizio.
8. Per i periodi di servizio o situazioni di stato assimilate al
servizio inferiori al mese detto compenso e’ liquidato al personale
in ragione di 1/30 per ciascun giorno di servizio prestato o
situazioni di stato assimilate al servizio.
9. Nei casi di assenza per malattia si applica l’art. 17,
comma 8, lettera a).
10. Per i periodi di servizio prestati in posizioni di stato che
comportino la riduzione dello stipendio il compenso medesimo e’
ridotto nella stessa misura.
11. Nei confronti del personale ATA con contratto part-time, il
compenso in questione e’ liquidato in rapporto all’orario risultante
dal contratto.
12. Il compenso di cui trattasi e’ assoggettato alle ritenute
previste per i compensi accessori. Alla sua liquidazione mensile
provvedono le direzioni provinciali del tesoro (DPT).
13. A tutto il personale ATA a tempo determinato e indeterminato,
a valere sulle risorse derivanti dalle economie realizzate
nell’applicazione progressioni economiche di cui all’art. 7 del CCNL
7 dicembre 2005 (22 milioni di euro al lordo degli oneri riflessi per
l’anno 2006) e dal contenimento della spesa del personale ATA (96,3
milioni di euro al lordo degli oneri riflessi per l’anno 2007), e’
corrisposta un compenso una-tantum pari a Euro344,65 in ragione del
servizio prestato nel biennio contrattuale 2006/2007.

Art. 83.

Retribuzione professionale docenti

1. La retribuzione professionale docenti di cui all’art. 81 del
CCNL 24 luglio 2003 e’ incrementata nelle misure mensili lorde ed
alle scadenze indicate nella allegata Tabella 4.
2. Ai sensi dell’art. 4, comma 2 del CCNQ del 29 luglio 1999, a
decorrere dal 1° gennaio 2006 la retribuzione professionale docenti,
di cui al comma 1, e’ inclusa nella base di calcolo utile ai fini del
trattamento di fine rapporto (TFR), in aggiunta alle voci retributive
gia’ previste dal comma 1 dell’art. 4 del CCNQ del 29 luglio 1999.
3. A decorrere dal 31 dicembre 2007, al fine di garantire la
copertura dei futuri oneri derivanti dall’incremento dei destinatari
della disciplina del trattamento di fine rapporto, e’ posto
annualmente a carico delle disponibilita’ complessive del fondo
dell’istituzione scolastica di cui all’art. 84, comma 1, un importo
pari al 6,91% del valore della retribuzione professionale docenti
effettivamente corrisposta in ciascun anno. Conseguentemente, il
fondo e’ annualmente decurtato dell’ammontare occorrente per la
copertura dei maggiori oneri per il personale che progressivamente
sara’ soggetto alla predetta disciplina.
4. Al personale docente ed educativo, a valere sulla quota
aggiuntiva per il solo anno 2005 di risorse derivanti dalle mancata
applicazione delle funzioni tutoriali dei docenti (63,8 milioni di
euro al lordo degli oneri riflessi), e’ corrisposta una una-tantum
pari a Euro 51,46 complessiva in ragione del servizio prestato da
ciascun docente durante l’anno 2006.

Art. 84.

Fondo dell’istituzione scolastica

1. Le risorse destinate al finanziamento del fondo di Istituto,
gia’ definite ai sensi dell’art. 5 del CCNL 7 dicembre 2005, sono
incrementate, a decorrere dal 31 dicembre 2007 ed a valere sull’anno
2008, di un importo pari a Euro 2,36 mensili pro-capite per tredici
mensilita’ per ogni unita’ di personale in servizio al 31 dicembre
2005, corrispondente allo 0,11% della massa salariale alla predetta
data.
2. Gli incrementi previsti all’art. 5, comma 1, I e II alinea,
del CCNL 7 dicembre 2005 ricevono nel presente accordo una diversa
finalizzazione, poiche’ destinate a coprire gli oneri derivanti
dall’applicazione degli articoli 82 e 83 del presente CCNL,
conseguentemente sono stornati in via definitiva dalle risorse
complessive del fondo a decorrere dall’anno 2006.

Art. 85.

Nuovi criteri di ripartizione delle risorse per il finanziamento del
fondo dell’istituzione scolastica

1. A decorrere dal 31 dicembre 2007, l’importo complessivo delle
risorse del fondo dell’istituzione scolastica di cui all’art. 84 del
presente CCNL, sono ripartite, annualmente, tra le singole
istituzioni scolastiche ed educative, in relazione ai seguenti
criteri:
15% in funzione del numero delle sedi di erogazione del
servizio;
68% in funzione del numero degli addetti individuati dai
decreti interministeriali quale organico di diritto di tutto il
personale docente e del personale amministrativo, educativo, tecnico
ed ausiliario;
17% in funzione del numero degli addetti individuati dal
decreto interministeriale quale organico di diritto del personale
docente degli istituti secondari di secondo grado.
2. I criteri definiti dal comma 1 ed i conseguenti valori unitari
che ne discendono saranno oggetto di aggiornamento nei successivi
bienni contrattuali, al fine di renderli compatibili con le future
risorse contrattuali, con le variazioni delle sedi di erogazioni del
servizio e dell’organico di diritto, nonche’ con gli effetti
derivanti dall’art. 82, comma 4, art. 83, comma 3 e art. 56, comma3.
3. A seguito dell’introduzione dei criteri definiti al comma 1,
in sede di apposita sequenza contrattuale da concludersi entro trenta
giorni dalla definitiva sottoscrizione del presente CCNL saranno
individuati gli esatti valori unitari annui relativi a ciascuna sede
di erogazione e addetto individuato dall’organico di diritto.

Art. 86.

Compensi accessori per il personale in servizio presso ex IRRE e MPI

1. Per l’erogazione di compensi per il trattamento accessorio da
corrispondere al personale docente, educativo ed ATA in servizio
presso gli ex IRRE e comandato nell’Amministrazione centrale e
periferica del MPI, in base alle vigenti disposizioni, nonche’ al
personale con incarico di supervisione nelle attivita’ di tirocinio
sono corrisposti compensi accessori nelle misure e secondo le
modalita’ definite nel CCNI del 18 febbraio 2003.
2. Al finanziamento dei compensi di cui al comma 1 sono destinate
il 50% delle risorse di cui all’art. 18, ultimo periodo, del CCNL del
15 marzo 2001. La restante quota del 50% alimenta le risorse
complessive per il finanziamento del fondo dell’istituzione
scolastica di cui all’art. 84 del presente CCNL.
3. Le risorse non utilizzate alla fine dell’esercizio finanziario
alimentano le risorse complessive per il finanziamento del fondo
dell’istituzione scolastica di cui all’art. 84 del presente CCNL.

Art. 87.

Attivita’ complementari di educazione fisica

1. Le ore eccedenti le 18 settimanali effettuabili, fino ad un
massimo di 6 settimanali, del personale insegnante di educazione
fisica nell’avviamento alla pratica sportiva, vanno individuate ed
erogate nell’ambito di uno specifico progetto contenuto nel POF,
progetto che puo’ riguardare anche la prevenzione di paramorfismi
fisici degli studenti.
2. Ferma restando la spesa complessiva sostenuta nel decorso anno
scolastico, il compenso in parola puo’ essere corrisposto, nella
misura oraria, maggiorata del 10%, prevista dall’art. 70 del CCNL del
4 agosto 1995, ovvero in modo forfetario e riguardare solo docenti di
educazione fisica impegnati nel progetto in servizio nell’istituzione
scolastica.
3. Ai docenti coordinatori provinciali per l’educazione fisica e’
erogato, nel limite orario settimanale del precedente comma 1, il
compenso per le ore eccedenti con la maggiorazione prevista dal
presente articolo.

Art. 88.

Indennita’ e compensi a carico del fondo d’istituto

1. Le attivita’ da retribuire, compatibilmente con le risorse
finanziarie disponibili, sono quelle relative alle diverse esigenze
didattiche, organizzative, di ricerca e di valutazione e alle aree di
personale interno alla scuola, eventualmente prevedendo compensi
anche in misura forfetaria, da definire in sede di contrattazione, in
correlazione con il POF., su delibera del consiglio di circolo o
d’istituto, il quale, a tal fine, acquisisce la delibera del collegio
dei docenti. La ripartizione delle risorse del fondo, dovra’ tenere
conto anche con riferimento alle consistenze organiche delle aree,
docenti ed ata, dei vari ordini e gradi di scuola eventualmente
presenti nell’unita’ scolastica e delle diverse tipologie di
attivita’ (eda, scuola ospedaliera, carceraria, corsi serali,
convitti).
Per gli insegnanti la finalizzazione delle risorse del presente
articolo va prioritariamente orientata agli impegni didattici in
termini di flessibilita’, ore aggiuntive di insegnamento, di recupero
e di potenziamento. La progettazione va ricondotta ad unitarieta’
nell’ambito del POF, evitando la burocratizzazione e le
frammentazione dei progetti.
Nella determinazione delle misure unitarie dei compensi dovra’
essere posta particolare attenzione a costituire un ragionevole
equilibrio tra le diverse componenti della retribuzione.
2. Con il fondo sono, altresi’, retribuite:
a) il particolare impegno professionale “in aula” connesso alle
innovazioni e alla ricerca didattica, la flessibilita’ organizzativa
e didattica che consiste nelle prestazioni connesse alla turnazione
ed a particolari forme di flessibilita’ dell’orario, alla sua
intensificazione mediante una diversa scansione dell’ora di lezione
ed all’ampliamento del funzionamento dell’attivita’ scolastica,
previste nel regolamento sull’autonomia. Per il personale docente ed
educativo in servizio nelle istituzioni scolastiche che abbiano
attivato la flessibilita’ organizzativa e didattica spetta un
compenso definito in misura forfetaria in contrattazione integrativa
d’istituto;
b) le attivita’ aggiuntive di insegnamento. Esse consistono
nello svolgimento, oltre l’orario obbligatorio di insegnamento e fino
ad un massimo di 6 ore settimanali, di interventi didattici volti
all’arricchimento e alla personalizzazione dell’offerta formativa,
con esclusione delle attivita’ aggiuntive di insegnamento previste
dall’art. 70 del CCNL del 4 agosto 1995 e di quelle previste dal
precedente art. 86. Per tali attivita’ spetta un compenso nelle
misure stabilite nella Tabella 5;
c) le ore aggiuntive prestate per l’attuazione dei corsi di
recupero per gli alunni con debito formativo. Tali attivita’ sono
parte integrante dell’offerta formativa dell’istituto, sono
programmate dal collegio dei docenti in coerenza con il POF e con i
processi di valutazione attivati;
d) le attivita’ aggiuntive funzionali all’insegnamento. Esse
consistono nello svolgimento di compiti relativi alla progettazione e
alla produzione di materiali utili per la didattica, con particolare
riferimento a prodotti informatici e in quelle previste dall’art. 29,
comma 3, lettera a) del presente CCNL eccedenti le 40 ore annue. Per
tali attivita’ spetta un compenso nelle misure stabilite nella
Tabella 5;
e) le prestazioni aggiuntive del personale ATA, che consistono
in prestazioni di lavoro oltre l’orario d’obbligo, ovvero
nell’intensificazione di prestazioni lavorative dovute anche a
particolari forme di organizzazione dell’orario di lavoro connesse
all’attuazione dell’autonomia. Per tali attivita’ spetta un compenso
nelle misure stabilite nella Tabella 6;
f) i compensi da corrispondere al personale docente ed
educativo, non piu’ di due unita’, della cui collaborazione il
dirigente scolastico intende avvalersi nello svolgimento delle
proprie funzioni organizzative e gestionali. Tali compensi non sono
cumulabili con il compenso per le funzioni strumentali al piano
dell’offerta formativa di cui all’art. 33 del presente CCNL;
g) le indennita’ di turno notturno, festivo, notturno-festivo
con le modalita’ stabilite nel CCNI del 31 agosto 1999 e nelle misure
definite con la Tabella 7;
h) l’indennita’ di bilinguismo e di trilinguismo, nei casi in
cui non sia gia’ prevista a carico di soggetti diversi dal MPI in
base alla normativa vigente – nel qual caso potra’ essere contrattata
la relativa rivalutazione-, con le modalita’ stabilite nel CCNI del
31 agosto 1999 e nelle misure definite con la Tabella 8;
i) il compenso spettante al personale che in base alla
normativa vigente sostituisce il DSGA o ne svolge le funzioni ai
sensi dell’art. 56, comma 1, del presente CCNL, detratto l’importo
del CIA gia’ in godimento;
j) la quota variabile dell’indennita’ di direzione di cui
all’art. 56 del presente CCNL spettante al DSGA con le modalita’
stabilite nel CCNI del 31 agosto 1999 e nelle misure definite con la
Tabella 9;
k) compensi per il personale docente, educativo ed ATA per ogni
altra attivita’ deliberata dal consiglio di circolo o d’istituto
nell’ambito del POF;
l) particolari impegni connessi alla valutazione degli alunni.

Art. 89.

Direttore dei servizi generali e amministrativi

1. Al personale DSGA possono essere corrisposti, fatto salvo
quanto previsto dall’art. 88, comma 2, lettera i), esclusivamente i
seguenti compensi a carico del fondo d’istituto:
a) per compensi per lavoro straordinario per un massimo di 100
ore annue;
b) per attivita’ e prestazioni aggiuntive connesse a progetti
finanziati con risorse dell’UE, da enti pubblici e da soggetti
privati.

Art. 90.

Norme transitorie di parte economica

1. In attuazione degli impegni assunti nel Protocollo tra Governo
e sindacati del 29 maggio 2007, le parti si rincontreranno per la
sottoscrizione dell’accordo relativo al riconoscimento dei benefici
economici in ordine alla integrazione delle risorse contrattuali per
il biennio 2006-2007, non appena verra’ approvata la legge
finanziaria per l’anno 2008, contenente gli appositi stanziamenti
aggiuntivi.
2. Le risorse di cui al comma 1 saranno destinate ad attribuire
decorrenza febbraio 2007 all’aumento stipendiale a regime indicato
nella Tabella 2, nonche’ ad aumentare le quantita’ complessive delle
risorse indicate nell’art. 84, comma 1, finalizzate al fondo
dell’istituzione scolastica per la contrattazione integrativa, in
modo da garantirne un ammontare pari allo 0,5% del monte salari al
31 dicembre 2005 del personale docente.
3. Nell’ambito della sequenza contrattuale saranno altresi’
disponibili per la valorizzazione del personale docente le risorse
derivanti dal processo triennale di razionalizzazione del medesimo
personale docente conclusosi nell’anno scolastico 2004/2005, pari a
210 milioni di euro al lordo degli oneri riflessi dal 31 dicembre
2007. Nella sequenza sara’ valutata l’opportunita’ dell’istituzione
della tredicesima mensilita’ sul CIA, RPD e indennita’ di direzione
o, in alternativa, l’eventuale incremento della retribuzione base.
4. Eventuali ulteriori risorse destinate alla ricerca didattica
in classe, all’innovazione e agli interventi didattici integrativi
saranno ripartite con particolare attenzione rivolta alle scuole dove
il sistema di valutazione maggiormente rilevi disagio ambientale e
funzionale, nonche’ alle istituzioni che avranno evidenziato un
particolare successo formativo a seguito delle oggettive verifiche
previste dal medesimo sistema di valutazione.
5. Al fine di operare un completa ricognizione di tutte le
risorse utilizzabili in sede di contrattazione integrativa le Parti
si impegnano a redigere un elenco esaustivo delle singole poste
finanziarie e delle loro corrispondenti finalita’.
6. Si procedera’ altresi’ al riesame e all’omogenizzazione delle
materie di cui agli articoli 9, 29, 30, 47 e 86, ricercando altresi’
una progressiva equiparazione tra insegnanti a tempo indeterminato e
a tempo determinato.
7. Si procedera’ inoltre a definire i compensi per i presidenti e
i commissari incaricati dell’esame di Stato, ai sensi dell’art. 4,
comma 10, della legge n. 1/2007.

Capo IXNorme disciplinariSezione IPersonale docente

Art. 91.

Rinvio delle norme disciplinari

1. Per il personale docente ed educativo delle scuole di ogni
ordine e grado, continuano ad applicarsi le norme di cui al Titolo I,
Capo IV della Parte III del decreto legislativo n. 297 del 1994.
2. Nel rispetto delle competenze degli organi collegiali ed in
attesa del loro riordino, al fine di garantire al personale docente
ed educativo procedure disciplinari certe, trasparenti e tempestive,
entro 30 giorni dalla stipula del presente contratto, le Parti
regoleranno con apposita sequenza contrattuale l’intera materia.

Sezione II

Personale amministrativo, tecnico e ausiliario

Art. 92.

Obblighi del dipendente

1. Il dipendente adegua il proprio comportamento all’obbligo
costituzionale di servire esclusivamente la Repubblica con impegno e
responsabilita’ e di rispettare i principi di buon andamento e
imparzialita’ dell’attivita’ amministrativa, anteponendo il rispetto
della legge e l’interesse pubblico agli interessi privati propri ed
altrui.
2. Il dipendente si comporta in modo tale da favorire
l’instaurazione di rapporti di fiducia e collaborazione tra
l’Amministrazione e i cittadini.
3. In tale contesto, tenuto conto dell’esigenza di garantire la
migliore qualita’ del servizio, il dipendente deve in particolare:
a) esercitare con diligenza, equilibrio e professionalita’ i
compiti costituenti esplicazione del profilo professionale di
titolarita’;
b) cooperare al buon andamento dell’istituto, osservando le
norme del presente contratto, le disposizioni per l’esecuzione e la
disciplina del lavoro impartite dall’Amministrazione scolastica, le
norme in materia di sicurezza e di ambiente di lavoro;
c) rispettare il segreto d’ufficio nei casi e nei modi previsti
dalle norme vigenti;
d) non utilizzare ai fini privati le informazioni di cui
disponga per ragioni d’ufficio;
e) nei rapporti con il cittadino, fornire tutte le informazioni
cui abbia titolo, nel rispetto delle disposizioni in materia di
trasparenza e di accesso alle attivita’ amministrative previste dalla
legge 7 agosto 1990, n. 241, dai regolamenti attuativi della stessa
vigenti nell’Amministrazione, nonche’ agevolare le procedure ai sensi
del decreto legislativo n. 443/2000 e del decreto del Presidente
della Repubblica n. 445/2000 in tema di autocertificazione;
f) favorire ogni forma di informazione e di collaborazione con
le famiglie e con gli alunni;
g) rispettare l’orario di lavoro, adempiere alle formalita’
previste per la rilevazione delle presenze e non assentarsi dal luogo
di lavoro senza l’autorizzazione del dirigente scolastico;
h) durante l’orario di lavoro, mantenere nei rapporti
interpersonali e con gli utenti condotta uniformata non solo a
principi generali di correttezza ma, altresi’, all’esigenza di
coerenza con le specifiche finalita’ educative dell’intera comunita’
scolastica, astenendosi da comportamenti lesivi della dignita’ degli
altri dipendenti, degli utenti e degli alunni;
i) non attendere ad occupazioni estranee al servizio e ad
attivita’ lavorative, ancorche’ non remunerate, in periodo di
malattia od infortunio;
l) eseguire gli ordini inerenti all’esplicazione delle proprie
funzioni o mansioni che gli siano impartiti dai superiori. Se ritiene
che l’ordine sia palesemente illegittimo, il dipendente deve farne
rimostranza a chi l’ha impartito dichiarandone le ragioni; se
l’ordine e’ rinnovato per iscritto ha il dovere di darvi esecuzione.
Il dipendente, non deve, comunque, eseguire l’ordine quando l’atto
sia vietato dalla legge penale o costituisca illecito amministrativo;
m) tenere i registri e le altre forme di documentazione
previste da specifiche disposizioni vigenti per ciascun profilo
professionale;
n) assicurare l’integrita’ degli alunni secondo le attribuzioni
di ciascun profilo professionale;
o) avere cura dei locali, mobili, oggetti, macchinari,
attrezzi, strumenti ed automezzi a lui affidati;
p) non valersi di quanto e’ di proprieta’ dell’Amministrazione
per ragioni che non siano di servizio;
q) non chiedere ne’ accettare, a qualsiasi titolo, compensi,
regali o altre utilita’ in connessione con la prestazione lavorativa;
r) osservare scrupolosamente le disposizioni che regolano
l’accesso ai locali dell’Amministrazione da parte del personale e non
introdurre, salvo che non siano debitamente autorizzate, persone
estranee all’Amministrazione stessa in locali non aperti al pubblico;
s) comunicare all’Amministrazione la propria residenza e
dimora, ove non coincidenti, ed ogni successivo mutamento delle
stesse;
t) in caso di malattia, dare tempestivo avviso all’ufficio di
appartenenza, salvo comprovato impedimento;
u) astenersi dal partecipare all’adozione di decisioni o ad
attivita’ che possano coinvolgere direttamente o indirettamente
propri interessi finanziari o non finanziari.

Art. 93.

Sanzioni e procedure disciplinari

1. Le violazioni degli obblighi disciplinati dall’art. 92 del
presente contratto danno luogo, secondo la gravita’ dell’infrazione,
previo procedimento disciplinare, all’applicazione delle seguenti
sanzioni disciplinari:
a) rimprovero verbale;
b) rimprovero scritto;
c) multa di importo variabile fino ad un massimo di quattro ore
di retribuzione;
d) sospensione dal servizio con privazione della retribuzione
fino a dieci giorni;
e) licenziamento con preavviso;
f) licenziamento senza preavviso.
2. L’Amministrazione, salvo il caso del rimprovero verbale, non
puo’ adottare alcun provvedimento disciplinare nei confronti del
dipendente senza previa contestazione scritta dell’addebito – da
effettuarsi entro venti giorni da quando il soggetto competente per
la contestazione, di cui al successivo art. 94, e’ venuto a
conoscenza del fatto – e senza averlo sentito a sua difesa con
l’eventuale assistenza di un procuratore ovvero di un rappresentante
dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato.
3. Il dipendente al quale sono stati contestati i fatti e’
convocato con lettera per la difesa non prima che siano trascorsi
cinque giorni lavorativi dall’accadimento del fatto che vi ha dato
causa. Trascorsi inutilmente quindici giorni dalla convocazione per
la difesa del dipendente, la sanzione e’ applicata nei successivi
quindici giorni.
4. Nel caso in cui la sanzione da comminare non sia di sua
competenza, ai sensi del successivo art. 94, il dirigente scolastico,
ai fini del comma 2, segnala entro dieci giorni, all’ufficio
competente i fatti da contestare al dipendente per l’istruzione del
procedimento, dandone contestuale comunicazione all’interessato.
5. Al dipendente o, su espressa delega al suo difensore, e’
consentito l’accesso a tutti gli atti istruttori riguardanti il
procedimento a suo carico.
6. Il procedimento disciplinare deve concludersi entro centoventi
giorni dalla data di contestazione di addebito. Qualora non sia stato
portato a termine entro tale data, il procedimento si estingue.
7. L’ufficio competente per i procedimenti disciplinari sulla
base degli accertamenti effettuati e delle giustificazioni addotte
dal dipendente, irroga la sanzione applicabile tra quelle indicate al
comma 1. Quando il medesimo ufficio ritenga che non vi sia luogo a
procedere disciplinarmente dispone la chiusura del procedimento,
dandone comunicazione all’interessato.
8. I provvedimenti di cui al comma 1 non sollevano il lavoratore
dalle eventuali responsabilita’ di altro genere nelle quali egli sia
incorso.
9. I termini di cui al presente articolo devono intendersi come
perentori.
10. Per quanto non previsto dalla presente disposizione si rinvia
all’art. 55 del decreto legislativo n. 165/2001.
11. Per quanto riguarda conciliazione ed arbitrato, si rinvia al
capo XII del presente CCNL.

Art. 94.

Competenze

1. Il rimprovero verbale, il rimprovero scritto e la multa sono
inflitti dal dirigente scolastico.
2. La sospensione dal lavoro e dalla retribuzione fino ad un
massimo di dieci giorni, il licenziamento con preavviso e il
licenziamento senza preavviso sono inflitti dal Direttore generale
regionale.

Art. 95.

Codice disciplinare

1. Nel rispetto del principio di gradualita’ e proporzionalita’
delle sanzioni, in relazione alla gravita’ della mancanza ed in
conformita’ di quanto previsto dall’art. 55 del decreto legislativo
n. 165/2001, il tipo e l’entita’ di ciascuna delle sanzioni sono
determinati in relazione ai seguenti criteri generali:
a) intenzionalita’ del comportamento, grado di negligenza,
imprudenza, e imperizia dimostrate, tenuto conto anche della
prevedibilita’ dell’evento;
b) rilevanza degli obblighi violati;
c) responsabilita’ connesse alla posizione di lavoro occupata
dal dipendente;
d) grado di danno o di pericolo causato all’Amministrazione,
agli utenti o a terzi ovvero al disservizio determinatosi;
e) sussistenza di circostanze aggravanti o attenuanti, con
particolare riguardo al comportamento del lavoratore, ai precedenti
disciplinari nell’ambito del biennio previsto dalla legge, al
comportamento verso gli utenti;
f) al concorso nel fatto di piu’ lavoratori in accordo tra
loro.
2. La recidiva in mancanze gia’ sanzionate nel biennio di
riferimento comporta una sanzione di maggiore gravita’ tra quelle
previste nell’ambito della medesima fattispecie.
3. Al dipendente responsabile di piu’ mancanze compiute con unica
azione od omissione o con piu’ azioni od omissioni tra loro collegate
ed accertate con un unico procedimento, e’ applicabile la sanzione
prevista per la mancanza piu’ grave se le suddette infrazioni sono
punite con sanzioni di diversa gravita’.
4. La sanzione disciplinare dal minimo del rimprovero verbale o
scritto al massimo della multa di importo pari a quattro ore di
retribuzione si applica, graduando l’entita’ delle sanzioni in
relazione ai criteri di cui al comma 1, per:
a) inosservanza delle disposizioni di servizio, anche in tema
di assenze per malattia, nonche’ dell’orario di lavoro;
b) condotta non conforme a principi di correttezza verso i
superiori o altri dipendenti o nei confronti dei genitori, degli
alunni o del pubblico;
c) negligenza nell’esecuzione dei compiti assegnati ovvero
nella cura dei locali e dei beni mobili o strumenti affidati al
dipendente o sui quali, in relazione alle sue responsabilita’, debba
espletare azione di vigilanza;
d) inosservanza degli obblighi in materia di prevenzione degli
infortuni e di sicurezza sul lavoro ove non ne sia derivato danno o
disservizio;
e) rifiuto di assoggettarsi a visite personali disposte a
tutela del patrimonio dell’Amministrazione, nel rispetto di quanto
previsto dall’art. 6 della legge n. 300 del 1970;
f) insufficiente rendimento, rispetto a carichi di lavoro e,
comunque, nell’assolvimento dei compiti assegnati;
g) violazione di doveri di comportamento non ricompresi
specificatamente nelle lettere precedenti, da cui sia derivato
disservizio ovvero danno o pericolo all’Amministrazione, agli utenti
o ai terzi.
5. L’importo delle ritenute per multa sara’ introitato dal
bilancio della scuola e destinato ad attivita’ sociali a favore degli
alunni.
6. La sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con
privazione della retribuzione fino a un massimo di 10 giorni si
applica, graduando l’entita’ della sanzione in relazione ai criteri
di cui al comma 1, per:
a) recidiva nelle mancanze previste dal comma 4 che abbiano
comportato l’applicazione del massimo della multa;
b) particolare gravita’ delle mancanze previste nel comma 4;
c) assenza ingiustificata dal servizio fino a 10 giorni o
arbitrario abbandono dello stesso; in tali ipotesi, l’entita’ della
sanzione e’ determinata in relazione alla durata dell’assenza o
dell’abbandono del servizio, al disservizio determinatosi, alla
gravita’ della violazione dei doveri del dipendente, agli eventuali
danni causati all’Amministrazione, agli utenti o ai terzi;
d) ingiustificato ritardo, fino a dieci giorni, a trasferirsi
nella sede assegnata dai superiori;
e) testimonianza falsa o reticente in procedimenti disciplinari
o rifiuto della stessa;
f) comportamenti minacciosi, gravemente ingiuriosi, calunniosi
o diffamatori nei confronti dei superiori, di altri dipendenti, dei
genitori, degli alunni o dei terzi;
g) alterchi con ricorso a vie di fatto negli ambienti di
lavoro, anche con genitori, alunni o terzi;
h) manifestazioni ingiuriose nei confronti
dell’Amministrazione, esulanti dal rispetto della liberta’ di
pensiero, ai sensi dell’art. 1 della legge n. 300 del 1970;
i) atti, comportamenti o molestie, anche di carattere sessuale,
che siano lesivi della dignita’ della persona;
l) violazione di doveri di comportamento non ricompresi
specificatamente nelle lettere precedenti da cui sia, comunque,
derivato grave danno all’Amministrazione, ai genitori, agli alunni o
a terzi.
7. La sanzione disciplinare del licenziamento con preavviso di
applica per:
a) recidiva plurima, almeno tre volte nell’anno, nelle mancanze
previste nel comma 6, anche se di diversa natura, o recidiva, nel
biennio, in una mancanza tra quelle previste nel medesimo comma, che
abbia comportato l’applicazione della sanzione di dieci giorni di
sospensione dal servizio e dalla retribuzione;
b) occultamento, da parte del responsabile della custodia, del
controllo o della vigilanza, di fatti e circostanze relativi ad
illecito uso, manomissione, distrazione o sottrazione di somme o beni
di pertinenza dell’Amministrazione o ad essa affidati;
c) rifiuto espresso del trasferimento disposto per motivate
esigenze di servizio;
d) assenza ingiustificata ed arbitraria dal servizio per un
periodo superiore a dieci giorni consecutivi lavorativi;
e) persistente insufficiente rendimento o fatti che dimostrino
grave incapacita’ ad adempiere adeguatamente agli obblighi di
servizio;
f) condanna passata in giudicato per un delitto che, commesso
fuori del servizio e non attinente in via diretta al rapporto di
lavoro, non ne consenta la prosecuzione per la sua specifica
gravita’;
g) violazione dei doveri di comportamento non ricompresi
specificatamente nelle lettere precedenti di gravita’ tale, secondo i
criteri di cui al comma 1, da non consentire la prosecuzione del
rapporto di lavoro.
8. La sanzione disciplinare del licenziamento senza preavviso si
applica per:
a) terza recidiva nel biennio di: minacce, ingiurie gravi,
calunnie o diffamazioni verso il pubblico o altri dipendenti;
alterchi con vie di fatto negli ambienti di lavoro, anche con utenti;
b) accertamento che l’impiego fu conseguito mediante la
produzione di documenti falsi e, comunque, con mezzi fraudolenti;
c) condanne passate in giudicato:
1) di cui art. 58 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n.
267, nonche’ per i reati di cui agli articoli 316 e 316-bis del
codice penale;
2) quando alla condanna consegua comunque l’interdizione
perpetua dai pubblici uffici;
3) per i delitti indicati dall’art. 3, comma 1, della legge
n. 97 del 2001.
d) condanna passata in giudicato per un delitto commesso in
servizio o fuori servizio che, pur non attenendo in via diretta al
rapporto di lavoro, non ne consenta neanche provvisoriamente la
prosecuzione per la sua specifica gravita’;
e) commissione in genere di fatti o atti dolosi, anche non
consistenti in illeciti di rilevanza penale per i quali vi sia
obbligo di denuncia, anche nei confronti di terzi, di gravita’ tale
da non consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto di
lavoro.
9. Al codice disciplinare di cui al presente articolo deve essere
data la massima pubblicita’ mediante affissione in luogo accessibile
a tutti i dipendenti. Tale forma di pubblicita’ e’ tassativa e non
puo’ essere sostituita con altre.

Art. 96.

Rapporto tra procedimento disciplinare e procedimento penale

1. Nel caso di commissione in servizio di gravi fatti illeciti,
commessi in servizio, di rilevanza penale l’amministrazione inizia il
procedimento disciplinare ed inoltra la denuncia penale. Il
procedimento disciplinare rimane tuttavia sospeso fino alla sentenza
definitiva. Analoga sospensione e’ disposta anche nel caso in cui
l’obbligo della denuncia penale emerga nel corso del procedimento
disciplinare gia’ avviato.
2. Al di fuori dei casi previsti nel comma precedente, quando
l’amministrazione venga a conoscenza dell’esistenza di un
procedimento penale a carico del dipendente per i medesimi fatti
oggetto di procedimento disciplinare, questo e’ sospeso fino alla
sentenza definitiva.
3. Fatte salve le ipotesi di cui all’art. 5, commi 2 e 4, della
legge n. 97 del 2001, negli altri casi il procedimento disciplinare
sospeso ai sensi del presente articolo e’ riattivato entro 180 giorni
da quando l’amministrazione ha avuto notizia della sentenza
definitiva e si conclude entro centoventi giorni dalla sua
riattivazione.
4. Per i casi previsti all’art. 5, comma 4, della legge n. 97 del
2001, il procedimento disciplinare precedentemente sospeso e’
riattivato entro 90 giorni da quando l’amministrazione ha avuto
notizia della sentenza definitiva e deve concludersi entro i
successivi centoventi giorni dalla sua riattivazione.
5. L’applicazione della sanzione prevista dall’art. 95, come
conseguenza delle condanne penali citate nei commi 7, lettera f) e 8,
lettere c) e d), non ha carattere automatico, essendo correlata
all’esperimento del procedimento disciplinare, salvo quanto previsto
dall’art. 5, comma 2 della legge n. 97 del 2001.
6. In caso di assoluzione si applica quanto previsto dall’art.
653 c.p.p. Ove nel procedimento disciplinare sospeso al dipendente,
oltre ai fatti oggetto del giudizio penale per i quali vi sia stata
assoluzione, siano state contestate altre violazioni, il procedimento
medesimo riprende per dette infrazioni.
7. In caso di proscioglimento si procede analogamente al comma 6.
8. In caso di sentenza irrevocabile di condanna trova
applicazione l’art. 1 della legge n. 97 del 2001.
9. Il dipendente licenziato ai sensi dell’art. 95, comma 8,
lettera f) e comma 9, lettere c) e d), e successivamente assolto a
seguito di revisione del processo, ha diritto, dalla data della
sentenza di assoluzione, alla riammissione in servizio nella medesima
sede o in altra su sua richiesta, anche in soprannumero, nella
medesima qualifica e con decorrenza dell’anzianita’ posseduta
all’atto del licenziamento.
10. Il dipendente riammesso ai sensi del comma 9, e’
reinquadrato, nell’area e nella posizione economica in cui e’
confluita la qualifica posseduta al momento del licenziamento qualora
sia intervenuta una nuova classificazione del personale. In caso di
premorienza, il coniuge o il convivente superstite e i figli hanno
diritto a tutti gli assegni che sarebbero stati attribuiti al
dipendente nel periodo di sospensione o di licenziamento, escluse le
indennita’ comunque legate alla presenza in servizio ovvero alla
prestazione di lavoro straordinario.

Art. 97.

Sospensione cautelare in caso di procedimento penale

1. Il dipendente che sia colpito da misura restrittiva della
liberta’ personale e’ sospeso d’ufficio dal servizio con privazione
della retribuzione per la durata dello stato di detenzione o comunque
dello stato restrittivo della liberta’.
2. L’amministrazione, ai sensi del presente articolo, cessato lo
stato di restrizione della liberta’ personale, puo’ prolungare il
periodo di sospensione del dipendente, fino alla sentenza definitiva
alle medesime condizioni del comma 3.
3. Il dipendente, puo’ essere sospeso dal servizio con privazione
della retribuzione anche nel caso in cui sia sottoposto a
procedimento penale che non comporti la restrizione della liberta’
personale quando sia stato rinviato a giudizio per fatti direttamente
attinenti al rapporto di lavoro o comunque per fatti tali da
comportare, se accertati, l’applicazione della sanzione disciplinare
del licenziamento ai sensi dell’art. 95, commi 8 e 9.
4. Resta fermo l’obbligo di sospensione cautelare dal servizio
per i reati indicati dall’art. 58 del decreto legislativo n.
267/2000.
5. Nel caso dei reati previsti all’art. 3, comma 1, della legge
n. 97 del 2001, in alternativa alla sospensione di cui al presente
articolo, possono essere applicate le misure previste dallo stesso
art. 3. Per i medesimi reati, qualora intervenga condanna anche non
definitiva, ancorche’ sia concessa la sospensione condizionale della
pena, si applica l’art. 4, comma 1, della citata legge n. 97 del
2001.
6. Nei casi indicati ai commi precedenti si applica quanto
previsto dall’art. 96 in tema di rapporti tra procedimento
disciplinare e procedimento penale.
7. Al dipendente sospeso ai sensi dei commi da 1 a 5 sono
corrisposti un’indennita’ pari al 50% della retribuzione fondamentale
di cui all’art. 77 del presente CCNL, comma 1, nonche’ gli assegni
del nucleo familiare, ove spettanti.
8. Nel caso di sentenza definitiva di assoluzione o
proscioglimento, ai sensi dell’art. 92, commi 6 e 7, quanto
corrisposto nel periodo di sospensione cautelare a titolo di
indennita’ sara’ conguagliato con quanto dovuto al lavoratore se
fosse rimasto in servizio, escluse le indennita’ o compensi per
servizi speciali o per prestazioni di carattere straordinario. Ove il
giudizio disciplinare riprenda, per altre infrazioni, ai sensi del
medesimo art. 92, comma 6, secondo periodo, il conguaglio dovra’
tener conto delle sanzioni eventualmente applicate.
9. In tutti gli altri casi di riattivazione del procedimento
disciplinare a seguito di condanna penale, ove questo si concluda con
una sanzione diversa dal licenziamento, al dipendente precedentemente
sospeso sara’ conguagliato quanto dovuto se fosse stato in servizio,
escluse le indennita’ o compensi per servizi e funzioni speciali o
per prestazioni di carattere straordinario, nonche’ i periodi di
sospensione del comma 1 e quelli eventualmente inflitti a seguito del
giudizio disciplinare riattivato.
10. Quando vi sia stata sospensione cautelare del servizio a
causa di procedimento penale, la stessa conserva efficacia, se non
revocata, per un periodo di tempo comunque non superiore a cinque
anni. Decorso tale termine la sospensione cautelare e’ revocata di
diritto e il dipendente riammesso in servizio. Il procedimento
disciplinare rimane, comunque, sospeso sino all’esito del
procedimento penale.
11. I procedimenti disciplinari in corso alla data di
stipulazione del presente contratto vanno portati a termine secondo
le procedure vigenti alla data del loro inizio.

Art. 98.

Comitato paritetico sul mobbing

1. Per mobbing si intende una forma di violenza morale o psichica
nell’ambito del contesto lavorativo, attuato dal datore di lavoro o
da dipendenti nei confronti di altro personale. Esso e’
caratterizzato da una serie di atti, atteggiamenti o comportamenti
diversi e ripetuti nel tempo in modo sistematico ed abituale, aventi
connotazioni aggressive, denigratorie o vessatorie tali da comportare
un’afflizione lavorativa idonea a compromettere la salute e/o la
professionalita’ e la dignita’ del dipendente sul luogo di lavoro,
fino all’ipotesi di escluderlo dallo stesso contesto di lavoro.
2. In relazione al comma 1, le parti, anche con riferimento alla
risoluzione del Parlamento europeo del 20 settembre 2001, riconoscono
la necessita’ di avviare adeguate ed opportune iniziative al fine di
contrastare l’evenienza di tali comportamenti; viene pertanto
istituito, entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del presente
contratto, uno specifico comitato paritetico presso ciascun Ufficio
scolastico regionale con i seguenti compiti:
a) raccolta dei dati relativi all’aspetto quantitativo e
qualitativo del fenomeno;
b) individuazione delle possibili cause, con particolare
riferimento alla verifica dell’esistenza di condizioni di lavoro o
fattori organizzativi e gestionali che possano determinare
l’insorgere di situazioni persecutorie o di violenza morale;
c) proposte di azioni positive in ordine alla prevenzione delle
situazioni che possano favorire l’insorgere del mobbing;
d) formulazione di proposte per la definizione dei codici di
condotta.
3. Le proposte formulate dai comitati sono presentate al
Direttore regionale per i connessi provvedimenti, tra i quali
rientrano, in particolare, la costituzione e il funzionamento di
sportelli di ascolto nell’ambito delle strutture esistenti,
l’istituzione della figura del consigliere/consigliera di fiducia,
nonche’ la definizione dei codici di condotta, sentite le
organizzazioni sindacali firmatarie del presente CCNL.
4. In relazione all’attivita’ di prevenzione del fenomeno, i
comitati valutano l’opportunita’ di attuare, nell’ambito dei piani
generali per la formazione, idonei interventi formativi e di
aggiornamento del personale, che possono essere finalizzati, tra
l’altro, ai seguenti obiettivi:
a) affermare una cultura organizzativa che comporti una
maggiore consapevolezza della gravita’ del fenomeno e delle sue
conseguenze individuali e sociali;
b) favorire la coesione e la solidarieta’ dei dipendenti
attraverso una piu’ specifica conoscenza dei ruoli e delle dinamiche
interpersonali, anche al fine di incentivare il recupero della
motivazione e dell’affezione all’ambiente lavorativo da parte del
personale.
5. I comitati di cui al comma 3 sono costituiti da un componente
designato da ciascuna delle organizzazioni sindacali firmatarie del
presente CCNL e da un pari numero di rappresentanti
dell’Amministrazione. Il presidente del comitato viene
alternativamente designato tra i rappresentanti dell’Amministrazione
ed il vicepresidente dai componenti di parte sindacale. Per ogni
componente effettivo e’ previsto un componente supplente. Ferma
rimanendo la composizione paritetica dei comitati, di essi fa parte
anche un rappresentante del comitato per le pari opportunita’,
appositamente designato da quest’ultimo, allo scopo di garantire il
raccordo tra le attivita’ dei due organismi.
6. Gli Uffici scolastici regionali favoriscono l’operativita’ dei
comitati e garantiscono tutti gli strumenti idonei al loro
funzionamento. In particolare valorizzano e pubblicizzano con ogni
mezzo, nell’ambito lavorativo, i risultati del lavoro svolto dagli
stessi. I comitati sono tenuti a redigere una relazione annuale
sull’attivita’ svolta.
7. I comitati di cui al presente articolo rimangono in carica per
la durata di un quadriennio e comunque fino alla costituzione dei
nuovi. I componenti dei comitati possono essere rinnovati
nell’incarico per un sola volta.

Art. 99.

Codice di condotta relativo alle molestie sessuali nei luoghi di
lavoro

1. I Direttori generali regionali danno applicazione, con proprio
atto, al codice di condotta relativo ai provvedimenti da assumere
nella lotta contro le molestie sessuali nei luoghi di lavoro, come
previsto dalla raccomandazione della Commissione europea del
27 novembre 1991, n. 92/131/CEE, allegata a titolo esemplificativo al
n. 1 del presente contratto per fornire linee guida uniformi in
materia. Dell’atto cosi’ adottato i Direttori generali regionali
danno informazione preventiva alle OO.SS. firmatarie del presente
CCNL.

Capo XPersonale delle scuole italiane all’estero

Art. 100.

Vertenze ed organismi di conciliazione

1. La proclamazione e la revoca degli scioperi relativi a
vertenze che interessino le istituzioni scolastiche italiane di uno o
piu’ Paesi esteri sono comunicate al Ministero degli affari esteri –
Direzione generale per la promozione e la cooperazione culturale – il
quale ne informa la Presidenza del Consiglio dei Ministri –
Dipartimento per la funzione pubblica – ed il MPI – Gabinetto del
Ministro; per le vertenze a livello di circoscrizione consolare, la
comunicazione e’ indirizzata al console territorialmente competente.
2. Sono costituiti, d’intesa tra le parti, entro sessanta giorni
dalla data di entrata in vigore del presente accordo, organismi di
conciliazione presso il Ministero degli affari esteri, per i
conflitti che interessino il personale in servizio in uno o piu’
Paesi esteri, e presso gli uffici consolari, per i conflitti a
livello di circoscrizione consolare.

Art. 101.

Sistema delle relazioni sindacali

1. Il sistema delle relazioni sindacali vigente in Italia di cui
al capo II si applica al personale della scuola in servizio
all’estero, ivi compresa la costituzione delle R.S.U.
Le relazioni sindacali si articolano a livello di contrattazione
integrativa nazionale presso il Ministero affari esteri e a livello
decentrato presso le Ambasciate, per le questioni che investano
l’intero Paese ospite, i Consolati, per il personale dei corsi di
lingua italiana e per il personale statale delle scuole private, e
presso le istituzioni scolastiche italiane statali all’estero.
2. La delegazione di parte pubblica per la contrattazione
integrativa e decentrata a livello di Ministero e’ costituita da un
delegato del Ministro degli esteri, che la presiede, da un delegato
del MPI e da una rappresentanza dei titolari degli Uffici interessati
dell’Amministrazione degli affari esteri e di quella del MIUR.
3. Con la contrattazione integrativa di cui al comma precedente,
sara’ anche determinato il trattamento dei permessi retribuiti,
fruiti all’estero, con riguardo all’assegno di sede, fermo restando
che questo spetta comunque per i sei giorni di ferie di cui all’art.
13, comma 9, ed all’art. 15, comma 2, alle condizioni di cui all’art.
658 del testo unico 16 aprile 1994, n. 297.
4. Per la contrattazione integrativa a livello di Ambasciata, la
delegazione di parte pubblica e’ costituita dall’Ambasciatore o da un
suo delegato, che la presiede, e da una rappresentanza dei titolari
degli Uffici consolari interessati. Presso gli Uffici consolari detta
delegazione e’ costituita tenendo conto della struttura organizzativa
degli Uffici stessi.
Presso le istituzioni scolastiche italiane statali all’estero, la
delegazione di parte pubblica e’ costituita dal dirigente scolastico.
Le delegazioni sindacali ai vari livelli, sono costituite ai
sensi dell’art. 7.
5. Con la contrattazione integrativa nazionale di cui al presente
articolo vengono individuate per ogni funzione le specificita’ e le
competenze in raccordo con le particolari situazioni esistenti
all’estero.
Nell’ambito di una politica di diffusione della lingua italiana
quale riscontro ad una crescente e sempre piu’ articolata domanda, si
puo’ prevedere la possibilita’ di collaborazioni plurime effettuate
presso altre scuole italiane o straniere che abbiano necessita’ di
particolari esigenze professionali.
In considerazione della specifica articolazione della funzione
svolta da docenti della scuola secondaria in qualita’ di lettori
presso le Universita’ straniere, sono definite con la contrattazione
integrativa le funzioni del lettore e del lettore con incarichi
extra-accademici.

Art. 102.

Partecipazione

1. L’Amministrazione degli affari esteri, a livello centrale e
periferico, fornisce informazione preventiva e la relativa
documentazione cartacea e/o informatica necessaria sulle materie
previste dagli articoli 4 e 5, nonche’ in materia di assegni di sede,
di cui al del decreto legislativo n. 62/1998.
Essa fornisce altresi’ un’informazione preventiva relativamente
ai posti di cui agli articoli 108 e 109, e sulle professionalita’
richieste dai compiti attribuiti al personale da destinare al
Ministero degli affari esteri ai sensi dell’art. 626 del decreto
legislativo n. 297/1994.
2. Possono essere inoltre consensualmente costituite commissioni
paritetiche di studio per un esame approfondito delle materie di cui
all’art. 5.

Art. 103.

Impegni connessi con l’attuazione dell’autonomia scolastica e con il
piano dell’offerta formativa

1. L’estensione all’estero dell’autonomia scolastica consente di
introdurre elementi di flessibilita’ e di adeguamento dell’offerta
formativa rispetto agli specifici contesti scolastici.
2. Il MAE, di concerto con il MPI, nel predisporre, sulla base
delle vigenti disposizioni e con i relativi necessari adattamenti, i
provvedimenti relativi all’estensione dell’autonomia alle istituzioni
scolastiche, ne da’ informazione preventiva alle OO.SS. firmatarie
del presente contratto.
3. Nell’ambito dell’attuazione dell’autonomia le istituzioni
scolastiche definiscono, nel rispetto delle competenze dei vari
organi e delle funzioni e professionalita’ esistenti, il piano
dell’offerta formativa ed adottano le modalita’ organizzative per
l’esercizio della funzione docente di cui all’art. 26.
4. Le scuole statali italiane all’estero, come previsto dall’art.
32, in coerenza con gli obiettivi di ampliamento dell’offerta
formativa, potranno prevedere la possibilita’ che i docenti svolgano
attivita’ didattiche rivolte al pubblico anche di adulti, in
relazione alle esigenze formative provenienti dal territorio, con
esclusione dei propri alunni per quanto riguarda le materie di
insegnamento comprese nel curriculum scolastico.

Art. 104.

Progetti finalizzati al miglioramento dell’offerta formativa ed al
superamento del disagio scolastico

1. Le istituzioni scolastiche italiane all’estero promuovono
progetti di miglioramento dell’offerta formativa, ivi compresi gli
interventi a favore di problematiche di disagio e svantaggio, con
criteri da definire nella contrattazione integrativa presso il MAE,
fermo restando il quadro contrattuale metropolitano di riferimento.
2. I progetti devono definire, oltre che gli obiettivi e gli
elementi di valutazione circa i risultati attesi, in particolare la
programmazione delle attivita’ aggiuntive del personale in servizio
nonche’ l’eventuale raccordo con le iniziative di formazione ed
aggiornamento funzionali ai progetti stessi.
3. Gli oneri derivanti dal presente articolo sono determinati
nella misura annua necessaria a compensare le attivita’ svolte dal
personale docente e in relazione ai progetti delle scuole e,
comunque, nel limite di Euro 1.446.079,31 (L. 2.800.000.000). Le
somme eventualmente non utilizzate, in ogni esercizio finanziario,
confluiscono nel fondo d’istituto delle scuole metropolitane di cui
all’art. 84.

Art. 105.

Ferie

1. Per il personale docente, amministrativo, tecnico ed
ausiliario presso le istituzioni scolastiche italiane all’estero, la
durata delle ferie e’ determinata in quarantotto giorni lavorativi,
cui si aggiungono quattro giorni lavorativi per festivita’ soppresse;
ai fini del relativo computo il sabato e’ considerato giorno
lavorativo.
2. I periodi di sospensione delle attivita’ didattiche, durante i
quali, ai sensi dell’art. 13, comma 9, vanno fruite le ferie del
personale docente, sono riferiti ai calendari scolastici in uso nel
Paese estero sede dell’istituzione scolastica italiana.
3. Il godimento di almeno quindici giorni lavorativi continuativi
di riposo che il comma 11 del citato art. 13 assicura al personale
amministrativo, tecnico ed ausiliario nel periodo 1° luglio-31
agosto, va riferito ad altro periodo idoneo al calendario scolastico
locale.
4. E’ assicurata all’interessato la fruizione dell’intero periodo
di ferie a cui ha titolo nei casi di trasferimento tra Paesi con
differenti calendari scolastici locali, anche in deroga alle
disposizioni di cui ai precedenti commi 2 e 3.

Art. 106.

Rapporto di lavoro a tempo determinato

1. Per la copertura dei posti di insegnamento del contingente,
temporaneamente vacanti, degli spezzoni di orario e per la
sostituzione del personale con rapporto di lavoro a tempo
indeterminato temporaneamente assente, si stipulano contratti di
lavoro a tempo determinato, con le modalita’ previste dall’art. 19 e
dall’art. 40, commi 1, 2 e 3.
2. A decorrere dal primo marzo 2000, la retribuzione del
personale docente con incarico a tempo determinato viene parametrata
alla retribuzione dell’analogo personale in servizio nelle scuole
metropolitane, ovvero – solo per i residenti – a quella locale,
qualora piu’ favorevole. Per il personale non residente la
retribuzione complessiva e’ costituita da una retribuzione di base,
pari alla retribuzione dell’analogo personale in servizio nelle
scuole metropolitane e da un assegno di sede aggiuntivo, rapportato
alla durata del contratto stipulato, individuato in una quota
percentuale variabile dell’indennita’ di sede prevista per il
personale a tempo indeterminato in servizio nelle scuole italiane
all’estero, in modo che la retribuzione complessiva rimanga invariata
rispetto a quella allo stato percepita.
3. Le nuove modalita’ per la costituzione delle graduatorie e per
il conferimento delle supplenze dovranno essere raccordate con le
disposizioni generali in materia di conferimento delle supplenze, di
competenza del MPI.

Art. 107.

Orari e ore eccedenti

1. Si conferma per il personale docente, in servizio nelle
istituzioni scolastiche italiane all’estero, l’orario di servizio
previsto per i docenti in territorio metropolitano.
2. In sede di contrattazione integrativa saranno definiti i
criteri e le modalita’ per il monitoraggio e l’analisi delle
attivita’ di insegnamento svolte nelle istituzioni scolastiche ed
universitarie straniere al fine di verificarne il raccordo con
l’orario di insegnamento previsto per il territorio metropolitano ai
sensi del CCNL.
3. Le ore eccedenti l’orario di insegnamento non costituenti
cattedra saranno attribuite con le procedure di cui all’art. 30 e, in
caso di indisponibilita’ del personale docente a tempo indeterminato,
a personale docente con contratto a tempo determinato.
4. Nel caso di oggettiva impossibilita’ di reperimento di
personale a tempo determinato, ovvero in casi di particolare
strutturazione di cattedre superiori alle 18 ore, le ore eccedenti
saranno distribuite tra il personale a tempo indeterminato, con
priorita’ ai docenti che manifestino la loro disponibilita’, nei
limiti massimi previsti anche per i docenti in servizio nelle scuole
del territorio metropolitano.

Art. 108.

Mobilita’ tra le istituzioni scolastiche all’estero

1. I trasferimenti di ufficio per soppressione di posto o per
incompatibilita’ di permanenza nella sede possono essere disposti,
per il personale docente ed ATA, anche su posti di istituzioni
scolastiche di tipologia diversa da quella delle istituzioni in cui
il personale ha prestato servizio, ovvero, da corsi a scuole e
viceversa, purche’ il personale vi abbia titolo sulla base della
funzione di destinazione. Essi possono aver luogo nell’ambito della
medesima circoscrizione consolare o, in subordine, di una
circoscrizione consolare limitrofa, anche di aree linguistiche
diverse, per le quali sia stato accertato il requisito di idoneita’
nelle prove di selezione e, comunque, dopo avere effettuato le
procedure di mobilita’ di ufficio nell’ambito della circoscrizione o
dell’area linguistica. Alle stesse condizioni i trasferimenti possono
essere disposti su posti di Paesi di altro emisfero. Le operazioni
relative ai trasferimenti di ufficio precedono quelle per
trasferimenti a domanda.
2. Anche i trasferimenti a domanda possono essere disposti su
posti di istituzioni scolastiche di tipologia diversa da quella delle
istituzioni in cui il personale ha prestato servizio o per
circoscrizioni consolari ed aree linguistiche diverse, alle medesime
condizioni di cui al comma 1.
3. Ulteriori modalita’ e criteri sono determinati nell’ambito
della contrattazione integrativa nazionale di cui all’art. 101.
4. Per il personale assegnato alla scuole europee il
trasferimento puo’ essere disposto, a domanda, solo al termine di
fine quinquennio, sui posti disponibili in altre scuole europee. In
caso di soppressione di posto nelle scuole medesime, il personale,
conseguentemente trasferito d’ufficio, ha titolo alla precedenza
assoluta su posti in altre scuole europee, ove disponibili. Le
modalita’ ed i tempi di applicazione del presente comma sono definiti
con la contrattazione decentrata nazionale.

Art. 109.

Mobilita’ professionale verso le istituzioni scolastiche all’estero

1. La destinazione all’estero del personale docente ed ATA ai
posti di contingente di cui all’art. 639 del testo unico 16 aprile
1994, n. 297, costituisce mobilita’ professionale ed e’ regolata, ai
sensi del decreto legislativo n. 165/2001, dalla contrattazione
collettiva.
2. Le norme che seguono mirano alla concreta attuazione dei
criteri di selettivita’ professionale e del principio
dell’alternanza, prevedendo un congruo periodo di servizio in
territorio metropolitano tra un incarico e l’altro.

Art. 110.

Iscrizione alle graduatorie permanenti per la destinazione all’estero

1. La destinazione all’estero del personale docente e ATA avviene
sulla base di graduatorie permanenti in cui hanno titolo ad essere
inseriti coloro che abbiano superato una prova unica di accertamento
della conoscenza di una o piu’ lingue straniere tra quelle relative
alle quattro aree linguistiche (francese, inglese, tedesco e
spagnolo).
2. Alla prova di accertamento linguistico, indetta con
provvedimento del MAE d’intesa con il MPI, puo’ partecipare, a
domanda, il personale docente e ATA con contratto di lavoro a tempo
indeterminato che, dopo l’anno di prova, abbia prestato almeno un
anno di effettivo servizio di ruolo in territorio metropolitano ed
appartenga ai ruoli per i quali sono definiti i codici funzione.
3. Coloro che supereranno la prova di accertamento linguistico,
dovranno produrre, entro i termini previsti dall’apposita ordinanza
del MAE, i titoli da valutare ai fini dell’inserimento nella
graduatoria permanente.

Art. 111.

Modalita’ di svolgimento della prova di accertamento della conoscenza
della lingua

1. L’accertamento di cui al precedente art. 110 e’ effettuato
sulla base di prove strutturate.
A tal fine sono predisposti distinti questionari per ciascuna
delle seguenti categorie di candidati:
a) docenti che aspirano alle istituzioni scolastiche diverse
dalle scuole europee (la prova dovra’ verificare l’adeguata
conoscenza della lingua o delle lingue straniere);
b) docenti che aspirano alle scuole europee (per i quali la
prova dovra’ verificare se il grado di conoscenza della lingua o
delle lingue straniere consente la piena integrazione in uno
specifico contesto educativo e plurilingue);
c) docenti che aspirano ai lettorati di italiano presso le
universita’ straniere (per i quali la prova dovra’ verificare se il
grado conoscenza della lingua o delle lingue straniere consente la
piena integrazione in un contesto universitario e pluriculturale);
d) personale ATA.
Per ciascuna delle tre tipologie di istituzioni di cui alle
precedenti lettere a), b) e c), nonche’ per il personale ATA, saranno
predisposti distinti questionari nelle lingue francese, inglese,
tedesca e spagnola.
2. Salvo quanto previsto dal successivo comma 3, ciascun docente
puo’ chiedere di sostenere la prova per piu’ tipologie di istituzioni
e per piu’ aree linguistiche. Analogamente il personale ATA puo’
partecipare per piu’ aree linguistiche.
3. Considerato che ai lettorati di italiano all’estero puo’
essere destinato soltanto il personale dello Stato in possesso di
specifici requisiti, per quanto concerne il personale della scuola
hanno titolo a sostenere la prova di accertamento linguistico per i
lettorati di italiano presso le Universita’ straniere i candidati
appartenenti alle seguenti categorie:
a) docenti di italiano delle scuole secondarie di primo o
secondo grado;
b) docenti di lingue straniere delle scuole secondarie di primo
o secondo grado, che abbiano superato, nell’ambito di corsi
universitari, almeno due esami di lingua e/o letteratura italiana,
secondo la tabella di omogeneita’ del MPI allegata ai bandi di
concorsi per titoli ed esami emanati con DD.DD.GG. 31 marzo 1999 e
1° aprile 1999.
4. Per la predisposizione dei questionari di cui al precedente
comma 1 e la relativa assistenza tecnica, il MAE puo’ avvalersi di
apposita Agenzia specializzata, purche’ qualificata o certificata in
materia di prove strutturate linguistiche.

Art. 112.

Valutazione della prova di accertamento linguistico

1. La valutazione della prova di accertamento della conoscenza
della lingua straniera e’ effettuata in ottantesimi. Supera tale
prova il personale che abbia riportato almeno 56/80.
2. Al termine di ogni giornata di effettuazione delle prove
strutturate l’apposita commissione, nominata dal direttore generale
per la promozione e cooperazione culturale del MAE di concerto col
MPI, redige appositi elenchi dei candidati che le hanno superate, con
l’indicazione del punteggio conseguito. A conclusione di tutte le
prove i nominativi di tali candidati saranno inseriti in appositi
elenchi generali, redatti in stretto ordine alfabetico, e distinti
per ciascun codice funzione, per ciascuna area linguistica, per le
scuole europee e per lettorati.
3. Il personale incluso negli elenchi di cui sopra acquisisce il
titolo professionale di accertamento della conoscenza della lingua
straniera che conserva la validita’ per i successivi nove anni
scolastici.

Art. 113.

Riformulazione e aggiornamento delle graduatorie permanenti

1. Le graduatorie permanenti, distinte per codici funzione, per
ogni area linguistica, per le scuole europee e per i lettorati, sono
aggiornate ogni tre anni.
2. Nelle graduatorie sono indicati, per ciascun concorrente, il
punteggio attribuito nelle prove di accertamento della conoscenza
della lingua straniera, i punti corrispondenti ai titoli prodotti o
rivalutati e il punteggio complessivo. La valutazione dei titoli ha
luogo sulla base della tabella di valutazione allegata, che prevede
un massimo di 80 punti, di cui 35 per i titoli culturali, 25 per i
titoli professionali e 20 per i titoli di servizio. A parita’ di
punteggio complessivo, l’ordine in graduatoria sara’ determinato
sulla base dei titoli di preferenza previsti dall’art. 5 del decreto
del Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n. 487 e successive
modificazioni ed integrazioni.
3. Il MAE procede all’aggiornamento delle graduatorie di cui al
comma 1 secondo i seguenti criteri:
a) mantenimento nelle stesse del personale il cui titolo di
accertamento linguistico conserva la validita’, come indicato
all’art. 112, comma 3. Tale personale ha, pertanto, titolo a
richiedere l’aggiornamento del proprio punteggio con la valutazione
dei titoli conseguiti successivamente alla costituzione delle
graduatorie in cui risulti gia’ inserito e considerati valutabili
dalla tabella D allegata al presente contratto;
b) depennamento dalle graduatorie stesse del personale il cui
titolo di accertamento linguistico, che ha dato luogo all’inclusione
nella graduatoria, non conserva validita’ nei termini sopra indicati;
c) depennamento dalle graduatorie del personale che ha subito
un provvedimento disciplinare superiore alla censura e non abbia
ottenuto il provvedimento di riabilitazione;
d) depennamento dalle graduatorie del personale che sia stato
restituito ai ruoli metropolitani per incompatibilita’, ovvero ai
sensi dell’art. 120, che sia restituito ai ruoli metropolitani per
ragioni di servizio;
e) depennamento dalle graduatorie del personale che abbia gia’
prestato all’estero nelle istituzioni diverse dalle scuole europee un
periodo di servizio di durata complessivamente superiore ai dieci
anni;
f) depennamento dalle graduatorie delle scuole europee del
personale che abbia gia’ prestato servizio nelle stesse.
4. Le graduatorie permanenti, sono aggiornate entro il mese di
febbraio, per consentire un regolare avvio dell’anno scolastico, con
le modalita’ e i criteri indicati nei commi precedenti. Esse sono
inoltre affisse all’albo del Ministero degli affari esteri –
Direzione generale per la promozione e la cooperazione culturale,
Ufficio IV – e rimangono esposte per i successivi quindici giorni.
Chiunque vi abbia interesse ha facolta’ di prenderne visione entro il
termine anzidetto e puo’, entro tale termine, presentare reclamo
scritto, per errori od omissioni, alla Direzione generale per la
promozione e la cooperazione culturale, Ufficio IV, che, esaminanti i
reclami, puo’ rettificare anche d’ufficio, le graduatorie.
Delle decisioni assunte, e delle sintetiche motivazioni che le
hanno supportate, e’ data comunicazione agli interessati ed ai
controinteressati mediante affissione all’albo dell’Ufficio
anzidetto.
5. Dopo l’accertamento del possesso, da parte dei concorrenti,
dei requisiti per l’inclusione nelle graduatorie permanenti, il
Direttore generale per la promozione e la cooperazione culturale
approva le graduatorie, che sono pubblicate all’albo del MAE, DGPCC,
Ufficio IV, mediante affissione. Avverso i risultati di tale
procedimento e’ ammesso reclamo scritto da presentarsi entro quindici
giorni dalla data di affissione. La decisione dell’Ufficio va assunta
entro dieci giorni dal ricevimento del reclamo.

Art. 114.

Gestione delle graduatorie per la destinazione all’estero

1. Ogni anno, dopo le operazioni relative ai trasferimenti
riservati al personale gia’ in servizio all’estero, i posti di
contingente eventualmente rimasti vacanti sono disponibili per le
operazioni di destinazione all’estero da effettuarsi sulla base delle
graduatorie permanenti. Il MAE rende note entro il 31 agosto di
ciascun anno le sedi disponibili.
2. Ai fini di cui al comma 1 la D.G.P. codice civile del MAE,
previa attivazione delle relazioni sindacali, individua la tipologia
ed il numero dei posti di contingente ancora disponibili dopo le
operazioni di trasferimento. L’elenco dei posti individuati e’
affisso all’albo del MAE e degli Uffici centrali e periferici del
MPI.
3. Dopo l’avvenuta pubblicazione degli elenchi di’ cui sopra il
MAE attiva le procedure di destinazione del personale utilmente
collocato nelle graduatorie permanenti.
4. A tal fine il MAE trasmette al personale cosi’ individuato il
telegramma di preavviso della destinazione unitamente all’elenco
delle sedi disponibili, invitandolo ad indicare le proprie
preferenze.
5. II personale, una volta accettata la destinazione all’estero,
e’ depennato dalla graduatoria per la quale e’ stato nominato. Detto
personale, al compimento del proprio mandato, potra’ chiedere di
essere reinserito nelle graduatorie in occasione del loro
aggiornamento.
6. Il personale che non accetta la destinazione o che, dopo
l’accettazione, non assume servizio, e’ depennato da tutte le
graduatorie e potra’ esservi, a domanda, reinserito soltanto al
momento dell’aggiornamento triennale delle medesime.

Art. 115.

Esaurimento di graduatoria e prove straordinarie

1. Nei casi di sopravvenuta, urgente necessita’ di assegnare
personale ai posti per i quali non sia possibile provvedere mediante
ricorso alle graduatorie permanenti, per esaurimento delle stesse, o
per mancanza di graduatorie appartenenti a classi di concorso
aggregate al medesimo ambito disciplinare e per le quali e’ prevista,
a seguito del decreto ministeriale n. del MPI 10 agosto 1998, n. 354,
integrato dal decreto ministeriale n. del medesimo dicastero
10 novembre 1998, n. 448, una corrispondenza automatica,
l’Amministrazione, nel rispetto delle norme contenute nel presente
capo, ha facolta’ di attingere alle graduatorie di altre aree
linguistiche, con il consenso dell’interessato, ad eccezione dei
posti di lettorato.
2. Qualora non fosse possibile attuare le procedure di cui al
precedente comma, potranno essere indette prove straordinarie di
accertamento linguistico prima della scadenza del triennio,
limitatamente ai codici funzione richiesti. L’indizione di prove
straordinarie non comporta, in relazione a tali codici funzione, lo
slittamento di quelle ordinarie triennali.
3. In caso di esaurimento di graduatoria, sono considerati
nominabili per i posti all’estero anche coloro che, a seguito di
precedente rinuncia, erano stati esclusi dalle nomine per i
successivi tre anni.

Art. 116.

Durata del servizio all’estero

1. Il personale destinatario del presente contratto puo’ prestare
servizio all’estero nelle istituzioni diverse dalle scuole europee
per non piu’ di tre periodi, ciascuno della durata di cinque anni
scolastici o accademici. Tali periodi devono essere intervallati da
un periodo di servizio effettivo in territorio metropolitano di
almeno tre anni.
2. Presso le scuole europee puo’ essere prestato un solo periodo
di servizio, della durata di nove anni scolastici, con eventuale
proroga di un anno a seguito di delibera del consiglio superiore
della suddetta scuola.
3. In via del tutto eccezionale, il personale in servizio presso
le scuole europee, in caso di nomina a direttore aggiunto di una
scuola europea conferita dal consiglio superiore della predetta
scuola, puo’ svolgere, nella nuova funzione, un mandato pieno di nove
anni, con eventuale proroga di un anno.
4. Il personale che abbia prestato all’estero un solo periodo di
servizio presso le istituzioni scolastiche diverse dalle scuole
europee e presso i lettorati di italiano, puo’ essere destinato alle
scuole europee, previo superamento delle specifiche prove di
selezione ed a condizione che, al rientro dall’estero, abbia prestato
tre anni di servizio effettivo in territorio metropolitano. Coloro
che abbiano compiuto i suddetti due periodi di servizio perdono
definitivamente titolo a partecipare alle selezioni per la
destinazione all’estero.
5. Il personale che abbia prestato un periodo di servizio presso
le scuole europee puo’ cumulare a tale servizio solamente un periodo
di cinque anni presso le istituzioni scolastiche diverse dalle scuole
europee, e presso i lettorati di italiano, purche’ utilmente
collocato nella specifica graduatoria ed a condizione che, al rientro
dall’estero, abbia prestato tre anni di servizio effettivo in
territorio metropolitano. Coloro che abbiano compiuto i suddetti due
periodi di servizio perdono definitivamente titolo a partecipare alle
selezioni per la destinazione all’estero.

Art. 117.

Interruzione del servizio all’estero

1. Il servizio all’estero puo’ essere interrotto sulla base delle
esigenze del sistema scolastico nazionale, o per accertata
incompatibilita’ o per inidoneita’ del personale interessato.

Art. 118.

Calcolo degli anni di servizio all’estero

1. Anche per le scuole italiane all’estero e le scuole europee,
gli anni di servizio si calcolano ad anno scolastico, che inizia il
1° settembre di ogni anno e termina il 31 agosto dell’anno
successivo.

Art. 119.

Restituzione ai ruoli metropolitani in caso di assenze per malattia

1. Nel caso di assenze per malattia di durata superiore ai
sessanta giorni, il personale in servizio all’estero e’ restituito ai
ruoli metropolitani. Il predetto personale conserva l’intero assegno
di sede per i primi quarantacinque giorni; l’assegno stesso non e’
corrisposto per i restanti quindici giorni. Restano ferme le
disposizioni sulla malattia di cui al presente contratto.

Art. 120.

Restituzione ai ruoli metropolitani per incompatibilita’ e per motivi
di servizio

1. La destinazione all’estero cessa, con decreto del MAE, quando
si determinino situazioni di incompatibilita’ di permanenza
all’estero, ovvero per motivi di servizio. In caso di contestata
situazione di incompatibilita’, l’interessato puo’ presentare
controdeduzioni. Qualora i motivi di servizio attengano agli aspetti
tecnici dell’attivita’ di istituto, al provvedimento di restituzione
ai ruoli metropolitani non si puo’ dar luogo se non previo parere del
MPI.

Art. 121.

Restituzione ai ruoli metropolitani a seguito di sanzioni
disciplinari

1.L’erogazione di una sanzione disciplinare superiore alla
censura, per quanto riguarda il personale docente ed ATA, comporta
l’immediata restituzione ai ruoli metropolitani.

Art. 122.

Foro competente

1. Per tutte le vertenze di lavoro del personale del presente
capo, foro competente e’ quello di Roma, ivi compreso tutto quanto
attiene all’arbitrato (Direzione provinciale del lavoro di Roma ) e
alla conciliazione.

Art. 123.

Norme applicative

1. In attesa che sia completamente attivata anche all’estero
l’autonomia scolastica, al consiglio di circolo o di istituito si
sostituisce il dirigente scolastico in tutti i compiti che il
contratto collettivo nazionale di lavoro riferisce alla competenza
del predetto organo collegiale e, in particolare, per la definizione
delle modalita’ e dei criteri per lo svolgimento dei rapporti con le
famiglie e con gli studenti, ai quali si provvede sulla base delle
proposte del collegio dei docenti.
2. I riferimenti che il contratto collettivo nazionale di lavoro
fa al livello regionale debbono intendersi, quando non vi sia diversa
determinazione nel presente capo, come riferimenti al livello di
Ambasciata e/o di Ufficio consolare.
3. Per quanto non diversamente previsto dal presente capo, al
personale docente, amministrativo, tecnico ed ausiliario in servizio
presso le istituzioni scolastiche italiane all’estero, si applica la
disciplina recata dal presente CCNL.
4. Le ordinanze e gli altri atti a contenuto normativo la cui
emanazione il CCNL attribuisce alla competenza del MPI, sono
adottati, per le istituzioni scolastiche italiane all’estero, dal
MAE, d’intesa con il MPI.
5. I riferimenti che il CCNL fa agli organici si intendono
ricondotti ai contingenti di cui all’art. 639 del testo unico n. 297
del 1994.

Art. 124.

Fruizione dei permessi

1. Non rientrano tra le assenze di cui alla lettera b) comma 1
dell’art. 35 del decreto legislativo n. 62/1998, i permessi
retribuiti di cui all’art. 15, per i quali compete l’indennita’
personale nelle misure sottoindicate:
– lutti per perdita del coniuge, di parenti entro il secondo
grado, di soggetto componente la famiglia anagrafica e di affini di
primo grado (tre giorni consecutivi per evento): l’indennita’
personale e’ corrisposta per intero;
– permessi per motivi personali e familiari, documentati anche
mediante autocertificazione, fruibili a domanda (3 giorni complessivi
per anno scolastico): l’indennita’ personale e’ corrisposta nella
misura del 50%.

Art. 125.

Fruizione del diritto alla formazione

1. Il personale docente fruisce del diritto alla formazione di
cui all’art. 62.
2. Il MAE si impegna a individuare, d’intesa con il MPI,
contenuti e modalita’ per la formazione iniziale del personale
finalizzati alle specifiche aree e istituzioni di destinazione
all’estero. Le iniziative di formazione potranno prevedere interventi
a livello centrale e/o nella sede di destinazione, inclusa la
formazione a distanza.

Art. 126.

Sequenza contrattuale

1. Le parti firmatarie del presente CCNL concordano di rinviare,
come previsto dall’atto d’indirizzo, ad una specifica sequenza
contrattuale il confronto sulle modifiche da apportare agli istituti
di cui al presente capo. La sequenza deve iniziare fin dall’entrata
in vigore del presente CCNL e concludersi entro e non oltre i tre
mesi successivi.
2. La sequenza conterra’ i seguenti obiettivi:
a) il tema delle relazioni sindacali e della contrattazione
integrativa;
b) attuazione operativa dell’autonomia didattica, organizzativa
ed economica delle scuole italiane all’estero;
c) piena applicazione dei diritti al personale docente e ATA
sia a tempo indeterminato che a tempo determinato (assenze, congedi
parentali, ferie, permessi e diritto allo studio e alla formazione…
…);
d) ridefinizione di modalita’ e criteri connessi al trattamento
economico spettante al personale docente assunto con contratto a
tempo determinato;
e) norme contrattuali sulla destinazione che costituisce
mobilita’ professionale.
Fino alla sottoscrizione della predetta sequenza restano in
vigore le norme previste dal presente capo.

Capo XIPersonale delle istituzioni educative

Art. 127.

Profilo professionale e funzione del personale educativo

1. Il profilo professionale dei personale educativo e’ costituito
da competenze di tipo psicopedagogico, metodologico ed
organizzativo-relazionale, tra loro correlate ed integrate, che si
sviluppano attraverso la maturazione dell’esperienza educativa e
l’attivita’ di studio e di ricerca.
2. Nell’ambito dell’area della funzione docente, la funzione
educativa partecipa al processo di formazione e di educazione degli
allievi, convittori e semiconvittori, in un quadro coordinato di
rapporti e di intese con i docenti delle scuole da essi frequentate e
di rispetto dell’autonomia culturale e professionale del personale
educativo.
3. La funzione educativa si esplica in una serie articolata di
attivita’ che comprendono l’attivita’ educativa vera e propria, le
attivita’ ad essa funzionali e le attivita’ aggiuntive.

Art. 128.

Attivita’ educativa

1. L’attivita’ educativa e’ volta alla promozione dei processi di
crescita umana, civile e culturale, nonche’ di socializzazione degli
allievi, convittori e semiconvittori, i quali sono cosi’ assistiti e
guidati nella loro partecipazione ai vari momenti della vita comune
nel convitto od istituzione educativa. La medesima attivita’ e’
finalizzata anche all’organizzazione degli studi e del tempo libero,
delle iniziative culturali, sportive e ricreative, nonche’ alla
definizione delle rispettive metodologie, anche per gli aspetti
psicopedagogici e di orientamento.

Art. 129.

Azioni funzionali all’attivita’ educativa

1. L’azione funzionale all’attivita’ educativa comprende tutte le
attivita’, anche a carattere collegiale, di programmazione,
progettazione, ricerca, documentazione, ivi compresa la produzione di
materiali didattici utili alla formazione degli allievi,
l’elaborazione di relazioni sui risultati educativi conseguiti e su
altri argomenti da discutere collegialmente, la partecipazione alle
riunioni collegiali.
2. Tra gli adempimenti individuali rientrano le attivita’
relative:
a) alla preparazione necessaria per lo svolgimento dei compiti
di assistenza alle attivita’ di studio, culturali, sportive e
ricreative;
b) ai rapporti individuali con le famiglie ed i docenti;
c) all’accoglienza ed alla vigilanza degli allievi convittori
nel momento della loro entrata ed uscita dal convitto od istituzione
educativa e degli allievi semiconvittori al momento dell’uscita,
nonche’ agli eventuali compiti di accompagnamento dal convitto od
istituzione educativa alle scuole frequentate o viceversa.
3. Le attivita’ di carattere collegiale sono costituite dalla
partecipazione alle riunioni collegiali per la programmazione, la
progettazione, la discussione ed approvazione delle relazioni sui
risultati educativi conseguiti e la definizione degli elementi di
valutazione da fornire ai competenti consigli di classe, ai quali
partecipa, a titolo consultivo, il personale educativo interessato;
la determinazione delle modalita’ e dei criteri da seguire nei
rapporti con gli allievi e le loro famiglie, nonche’ con i docenti
delle scuole frequentate dagli allievi medesimi.
4. Rientra altresi’ nell’attivita’ funzionale all’attivita’
educativa la partecipazione ad iniziative di formazione e di
aggiornamento programmate a livello nazionale, regionale o di
istituzione educativa.

Art. 130.

Attivita’ aggiuntive

1. Le attivita’ aggiuntive consistono in attivita’ aggiuntive
educative ed in attivita’ aggiuntive funzionali allo svolgimento
dell’attivita’ educativa.
2. Le attivita’ aggiuntive educative, sono volte a realizzare
interventi integrativi finalizzati all’arricchimento dell’offerta
formativa. In particolare, esse possono consistere:
a) nelle attivita’ relative alla realizzazione di progetti
intesi a definire un maggiore raccordo tra convitto od istituzione
educativa, scuola e mondo del lavoro;
b) nella partecipazione a sperimentazioni;
c) nelle attivita’ relative alla realizzazione di progetti che
interessino altri soggetti istituzionali e, in particolare, gli enti
locali, anche per iniziative aperte al territorio, sulla base di
apposite convenzioni;
d) nella partecipazione a progetti promossi dall’Unione
europea.
3. Le risorse utilizzabili, per le attivita’ aggiuntive di cui al
presente articolo e finanziate dall’art. 33, a livello di ciascuna
istituzione educativa, sono determinate nella stessa misura e con le
medesime modalita’ di cui all’art. 30 del presente CCNL.
4. Le attivita’ aggiuntive funzionali all’attivita’ educativa
possono consistere:
a) nei compiti di coordinamento, da svolgere secondo i criteri
definiti nel progetto educativo di istituto e nel relativo piano
attuativo, come supporto organizzativo al dirigente scolastico dei
convitti annessi agli istituti tecnici e professionali;
b) nei compiti di coordinamento di gruppi di lavoro costituiti
per la definizione di aspetti specifici del progetto educativo, o per
la progettazione di particolari iniziative, secondo quanto previsto
dall’art. 131, comma 4.
5. Le attivita’ aggiuntive sono realizzate nei limiti delle
risorse finanziarie disponibili.

Art. 131.

Attivita’ di progettazione a livello di istituzione

1. Il personale educativo, riunito collegialmente, definisce i
principi ed i contenuti formativi del progetto educativo, che e’
adottato dal rettore, direttore o direttrice o, per i convitti
annessi, dal dirigente scolastico. Il progetto educativo comprende
anche il piano delle attivita’ aggiuntive di cui al precedente
articolo. Gli aspetti organizzativi e finanziari sono definiti dal
consiglio di amministrazione del convitto o dell’istituzione
educativa, o, per i convitti annessi agli istituti tecnici e
professionali, dal consiglio di istituto, nell’ambito del progetto di
istituto.
2. Il progetto educativo deve essere coordinato con le
indicazioni che, per gli aspetti didattici, sono contenute nei POF
delle scuole frequentate dagli allievi. A tal fine il collegio dei
docenti della scuola interessata definisce, con la partecipazione dei
rappresentanti designati dal personale educativo, i necessari
raccordi tra aspetti didattici ed aspetti educativi della
progettazione complessiva.
3. In coerenza con i POF, i dirigenti delle istituzioni
educative, o, per i convitti annessi, il dirigente scolastico,
avvalendosi degli apporti dei coordinatori di cui al comma 4,
predispone il piano attuativo del progetto, quale documento che
esplicita la pianificazione annuale dell’insieme delle attivita’ e le
modalita’ per la loro realizzazione. Il personale educativo, riunito
collegialmente, delibera in merito al piano attuativo tenendo conto
delle iniziative da assumere per rendere coerente la propria
attivita’ con le attivita’ scolastiche, anche ai fini
dell’organizzazione di interventi congiunti atti a rispondere
flessibilmente ai differenziati bisogni formativi degli allievi.
4. Le riunioni collegiali del personale educativo possono essere
articolate in gruppi di lavoro per la definizione di aspetti
specifici del progetto educativo o delle iniziative da adottare. In
tale occasione sono designati i coordinatori dei gruppi di lavoro e
gli educatori incaricati di partecipare alla riunione del collegio
dei docenti di cui al comma 2.

Art. 132.

Attivita’ di collaborazione con il dirigente scolastico

1. Ai sensi dell’art. 25, comma 5, del decreto legislativo n.
165/2001, in attesa che i connessi aspetti retributivi siano
opportunamente regolamentati attraverso gli idonei strumenti
normativi, il dirigente scolastico puo’ avvalersi, nello svolgimento
delle proprie funzioni organizzative ed amministrative, di educatori
da lui individuati ai quali possono essere delegati specifici
compiti. Tali collaborazioni sono riferibili a due unita’ di
personale educativo retribuibili, in sede di contrattazione
d’istituto, con i finanziamenti a carico del fondo per le attivita’
aggiuntive previste per le collaborazioni col dirigente scolastico di
cui all’art. 88, comma 2, lettera f).

Art. 133.

Obblighi di lavoro

1. Gli obblighi di lavoro del personale educativo sono funzionali
all’orario di servizio stabilito dal piano di attivita’ e sono
finalizzati allo svolgimento dell’attivita’ educativa e di tutte le
altre attivita’ di programmazione, progettazione, ricerca,
valutazione e documentazione necessarie all’efficace realizzazione
dei processi formativi.
2. Per l’attivita’ educativa, ivi compresa l’assistenza notturna,
e’ determinato un orario settimanale di 24 ore, programmabile su base
plurisettimanale, da svolgere in non meno di cinque giorni alla
settimana.
3. In aggiunta all’orario settimanale, di cui al comma 2, e’
determinato un obbligo di ulteriori 6 ore settimanali. Esse sono
utilizzate, sulla base di una programmazione plurisettimanale, per le
attivita’ di carattere collegiale funzionali all’attivita’ educativa,
di cui all’art. 129, comma 4, e, fino a 5 ore settimanali, per il
completamente del servizio di assistenza notturna, secondo quanto
previsto dal progetto educativo di istituto e dal relativo piano
attuativo.
4. Il personale educativo e’ tenuto, inoltre, ad assolvere a
tutti gli impegni individuali attinenti alle attivita’ funzionali di
cui all’art. 129, comma 2.
5. Il compenso per le attivita’ aggiuntive e’ determinato secondo
quanto previsto dall’art. 30.

Art. 134.

Norma finale

1. Per quanto non disciplinato specificamente dal presente capo,
si applicano le disposizioni recate da questo CCNL.

Capo XIIConciliazione ed arbitrato

Art. 135.

Tentativo obbligatorio di conciliazione

1. Il tentativo obbligatorio di conciliazione nelle controversie
individuali di lavoro previsto dall’art. 65, comma 1, del decreto
legislativo n. 30 marzo 2001, n. 165 puo’ svolgersi, oltre che
secondo le forme previste dall’art. 66 del medesimo decreto
legislativo e dal contratto collettivo nazionale quadro in materia di
conciliazione e arbitrato del 23 gennaio 2001, come integrato
dall’ipotesi di accordo quadro siglata in data 19 marzo 2003, sulla
base di quanto previsto dai successivi commi del presente articolo.
2. Fermo restando quanto previsto dal presente articolo, la parte
ricorrente puo’, in materia di contenzioso afferente alla mobilita’
interregionale, adire anche la procedura di cui all’art. 484 del
testo unico n. 297/1994.
3. Presso le articolazioni territoriali del MPI e’ istituito un
ufficio con compiti di segreteria per le parti che devono svolgere il
tentativo di conciliazione con annesso un apposito albo per la
pubblicazione degli atti della procedura.
4. La richiesta del tentativo di conciliazione, sottoscritta
dalla parte, deve essere depositata presso l’ufficio del contenzioso
dell’amministrazione competente e presso l’ufficio territoriale di
cui al comma 2, ovvero spedita a mezzo di lettera raccomandata con
avviso di ricevimento. Limitatamente alle controversie riguardanti le
materia della mobilita’ e delle assunzioni, sia a tempo determinato
che a tempo indeterminato, gli interessati possono presentare la
richiesta di tentativo di conciliazione ai sensi del presente
articolo entro il termine perentorio di quindici giorni dalla
pubblicazione o notifica dell’atto che si ritiene lesivo dei propri
diritti, ferma restando la facolta’ di utilizzare, decorso tale
termine, le altre forme previste dal comma 1.
5. La richiesta deve indicare:
– le generalita’ del richiedente, la natura del rapporto di
lavoro, la sede ove il lavoratore e’ addetto;
– il luogo dove devono essere inviate le comunicazioni
riguardati la procedura di conciliazione;
– l’esposizione sommaria dei fatti e delle ragioni poste a
fondamento della richiesta;
– qualora il lavoratore non intenda presentarsi personalmente,
l’eventuale delega ad altro soggetto, anche sindacale e conferibile
anche in un secondo momento, al quale la parte conferisce mandato di
rappresentanza per lo svolgimento del tentativo di conciliazione.
6. Entro quindici giorni dal ricevimento della richiesta
l’amministrazione compie un primo esame sommario che puo’ concludersi
con l’accoglimento delle pretese del lavoratore. In caso contrario,
deposita nel medesimo termine le proprie osservazioni presso
l’ufficio di segreteria e la controparte potra’ prenderne visione.
Contestualmente al deposito l’Amministrazione individuera’ il proprio
rappresentante con potere di conciliare. La comparizione della parti
per l’esperimento del tentativo di conciliazione e’ fissata, da parte
dell’ufficio di segreteria di cui al comma 2, in una data compresa
nei quindici giorni successivi al deposito delle osservazioni
dell’amministrazione. L’ufficio di segreteria provvedera’, all’atto
della comparizione, all’identificazione dei soggetti che svolgono il
tentativo di conciliazione, che sara’ registrata nel verbale di cui
ai commi 8 e 9.
7. Qualora la soluzione della controversia prospettata riguardi
le materie della mobilita’ e delle assunzioni, l’amministrazione deve
pubblicare all’albo dell’ufficio di segreteria di cui al comma 2,
contestualmente al ricevimento, la richiesta di conciliazione, in
modo da consentire agli eventuali terzi interessati di venire a
conoscenza del contenzioso in atto e di far pervenire
all’amministrazione loro eventuali osservazioni entro dieci giorni
dalla pubblicazione della notizia. In questo caso il termine per il
deposito delle osservazione da parte dell’amministrazione e’ fissato
in dodici giorni dal ricevimento della richiesta.
8. Il tentativo di conciliazione deve esaurirsi nel termine di
cinque giorni dalla data di convocazione delle parti. Se il tentativo
riesce, le parti sottoscrivono un processo verbale, predisposto
dall’ufficio di segreteria, che costituisce titolo esecutivo, previo
decreto del giudice del lavoro competente ai sensi dell’art. 411 del
codice di procedura civile. Il processo verbale relativo al tentativo
obbligatorio di conciliazione e’ depositato a cura di una delle parti
o di un’associazione sindacale, presso Direzione provinciale del
lavoro competente, che provvede a sua volta a depositarlo presso la
cancelleria del tribunale ai sensi dell’art. 411 del codice di
procedura civile per la dichiarazione di esecutivita’. Il verbale che
dichiara non riuscita la conciliazione e’ acquisito nel successivo
giudizio ai sensi e per quanto previsto dall’art. 66, comma 7, del
decreto legislativo n. 30 marzo 2001, n. 165. Nelle more
dell’acquisizione della dichiarazione di esecutivita’, il verbale di
conciliazione produrra’ comunque immediata efficacia tra le parti per
la soluzione della controversia.
9. In caso di mancato accordo tra le parti, l’ufficio di cui al
comma 2 stilera’ un verbale di mancata conciliazione che,
sottoscritto dalla parti, sara’ depositato, a cura di una di esse o
di un’associazione sindacale, presso la competente Direzione
provinciale del lavoro.
10. Qualora l’amministrazione non depositi nei termini le proprie
osservazioni, l’ufficio di cui al comma 2 convochera’ comunque le
parti per lo svolgimento del tentativo di conciliazione. Qualora
l’amministrazione non si presenti all’udienza di trattazione, sara’
comunque stilato un processo verbale che prendera’ atto del tentativo
non riuscito di conciliazione, che sara’ depositato presso la
competente Direzione provinciale del lavoro con le procedure di cui
al precedente comma 8.
11. Nei confronti del rappresentante della pubblica
amministrazione nello svolgimento del tentativo obbligatorio di
conciliazione trova applicazione, in materia di responsabilita’
amministrativa, quanto previsto dal comma 8 del citato art. 66 del
decreto legislativo n. 30 marzo 2001, n. 165.

Art. 136.

Arbitrato

1. Le parti, possono concordare di deferire la decisione di una
controversia di lavoro ad un arbitro unico, scelto di comune accordo,
appartenente ad una delle categorie di cui all’art. 5, comma 4, del
CCNQ sottoscritto il 23 gennaio 2001.

Art. 137.

Modalita’ di designazione dell’arbitro

1. La richiesta di compromettere in arbitri la controversia deve
essere comunicata all’altra parte secondo le modalita’ previste
dall’art. 3 del CCNQ del 23 gennaio 2001. Entro il termine di dieci
giorni la controparte deve a sua volta comunicare, con le stesse
modalita’ previste dall’art. 3 del medesimo CCNQ, se intende o no
accettare la proposta. Se la proposta e’ accettata, entro i
successivi 10 giorni le parti procederanno alla scelta, in accordo
tra loro, di un arbitro appartenente alle categorie previste
dall’art. 5, comma 4, del CCNQ predetto.
In caso di mancato accordo, entro lo stesso termine, si
procedera’, alla presenza delle parti e presso la camera arbitrale
competente, all’estrazione a sorte dell’arbitro, scelto nell’ambito
della lista arbitrale regionale prevista dall’art. 5, comma 2, del
CCNQ 23 gennaio 2001.
Ciascuna delle parti puo’ decidere di revocare il consenso prima
dell’estrazione a sorte degli arbitri, fatto salvo quanto previsto,
in tema di sanzioni disciplinari, dall’art. 6, comma 2, del CCNQ
23 gennaio 2001.
2. Ciascuna delle parti puo’ rifiutare l’arbitro sorteggiato
qualora il medesimo abbia rapporti di parentela o affinita’ entro il
quarto grado con l’altra parte, o motivi non sindacabili di
incompatibilita’ personale.
Un secondo rifiuto della stessa parte comporta la rinuncia
all’arbitrato, ferma restando la possibilita’ di adire l’autorita’
giudiziaria.
3. L’atto di accettazione dell’incarico da parte dell’arbitro
deve essere depositato, a cura delle parti, presso la camera
arbitrale stabile, costituita ai sensi dell’art. 5, commi 1 e 2, del
CCNQ del 23 gennaio 2001 entro cinque giorni dalla designazione
comunque effettuata, sotto pena di nullita’ del procedimento.
4. Le parti possono concordare che il procedimento si svolga
presso la camera arbitrale regionale oppure, dandone immediata
comunicazione alla medesima, presso l’istituzione cui appartiene
l’interessato.
5. Si applicano per l’arbitrato le procedure previste dagli
articoli 4 e 6 del CCNQ del 23 gennaio 2001.

Art. 138.

Norma finale

1. Per tutto quanto non previsto dai presenti articoli si rinvia
al CCNL quadro sottoscritto in data 23 gennaio 2001 ed alle
disposizioni del decreto legislativo n. 165/2001.

Capo XIIITelelavoro

Art. 139.

Disciplina del telelavoro

1. Il presente capo si applica, a domanda, al personale
amministrativo non con funzioni apicali, in servizio nelle
istituzioni scolastiche ed educative, nell’ambito e con le modalita’
stabilite dal CCNQ sottoscritto il 23 marzo 2000, al fine di
razionalizzare l’organizzazione del lavoro e di realizzare economie
di gestione attraverso l’impiego flessibile delle risorse umane. In
particolare trova applicazione per quanto concerne l’assegnazione ai
progetti di telelavoro l’art. 4 e 6 del CCNQ 23 marzo 2000.
2. Le relazioni sindacali relative al presente capo sono quelle
previste dall’art. 4 e 6.
3. Il telelavoro determina una modificazione del luogo di
adempimento della prestazione lavorativa, realizzabile con l’ausilio
di specifici strumenti telematici, nelle forme seguenti:
a) telelavoro domiciliare, che comporta la prestazione
dell’attivita’ lavorativa dal domicilio del dipendente;
b) altre forme del lavoro a distanza, come il lavoro decentrato
da centri satellite, i servizi di rete e altre forme flessibili anche
miste, ivi comprese quelle in alternanza, che comportano
l’effettuazione della prestazione in luogo idoneo e diverso dalla
sede dell’ufficio al quale il dipendente e’ assegnato.
4. La postazione di lavoro deve essere messa a disposizione,
installata e collaudata a cura e a spese delle istituzioni
scolastiche ed educative, sulle quali gravano i costi di manutenzione
e di gestione dei sistemi di supporto per i lavoratori. Nel caso di
telelavoro a domicilio, puo’ essere installata una linea telefonica
dedicata presso l’abitazione con oneri di impianto e di esercizio a
carico degli enti, espressamente preventivati nel progetto di
telelavoro. Lo stesso progetto prevede l’entita’ dei rimborsi, anche
in forma forfetaria, delle spese sostenute dal lavoratore per consumi
energetici e telefonici.
5. Le istituzioni scolastiche ed educative presenteranno alle
rispettive direzioni generali regionali specifici progetti di
telelavoro, che potranno essere approvati purche’ i relativi oneri
trovino copertura nelle risorse finanziarie iscritte nel bilancio
delle istituzioni scolastiche medesime.

Art. 140.

Orario di lavoro

1. L’orario di lavoro, a tempo pieno o nelle diverse forme del
tempo parziale, e’ distribuito nell’arco della giornata a discrezione
del dipendente in relazione all’attivita’ da svolgere, fermo restando
che in ogni giornata di lavoro il dipendente deve essere a
disposizione per comunicazioni di servizio in due periodi di un’ora
ciascuno, concordati con le istituzioni scolastiche ed educative
nell’ambito dell’orario di servizio. Per il personale con rapporto di
lavoro a tempo parziale orizzontale, il periodo e’ unico con durata
di un’ora. Per effetto della autonoma distribuzione del tempo di
lavoro, non sono configurabili prestazioni supplementari,
straordinarie notturne o festive, ne’ permessi brevi ed altri
istituti che comportano riduzioni di orario.
2. Ai fini della richiesta di temporaneo rientro del lavoratore
presso la sede di lavoro, di cui all’art. 6, comma 1, ultimo periodo,
dell’accordo quadro del 23 marzo 2000, per “fermo prolungato per
cause strutturali” si intende un’interruzione del circuito telematico
che non sia prevedibilmente ripristinabile entro la stessa giornata
lavorativa.

Art. 141.

Formazione

1. L’Amministrazione centrale definisce, in sede di
contrattazione integrativa regionale, le iniziative di formazione che
assumono carattere di specificita’ e di attualita’ nell’ambito di
quelle espressamente indicate dall’art. 5, commi 5 e 6, dell’accordo
quadro del 23 marzo 2000. Utilizza, a tal fine, le risorse destinate
al progetto di telelavoro.
2. Nel caso di rientro definitivo nella sede ordinaria di lavoro
e qualora siano intervenuti mutamenti organizzativi, le istituzioni
attivano opportune iniziative di aggiornamento professionale dei
lavoratori interessati per facilitarne il reinserimento.

Art. 142.

Copertura assicurativa

1. Le istituzioni scolastiche ed educative, nell’ambito delle
risorse destinate al finanziamento della sperimentazione del
telelavoro, stipulano polizze assicurative per la copertura dei
seguenti rischi:
– danni alle attrezzature telematiche in dotazione del
lavoratore, con esclusione di quelli derivanti da dolo o colpa grave;
– danni a cose o persone, compresi i familiari del lavoratore,
derivanti dall’uso delle stesse attrezzature.
2. La verifica delle condizioni di lavoro e dell’idoneita’
dell’ambiente di lavoro avviene all’inizio dell’attivita’ e
periodicamente ogni sei mesi, concordando preventivamente con
l’interessato i tempi e le modalita’ di accesso presso il domicilio.
Copia del documento di valutazione del rischio, ai sensi dell’art. 4,
comma 2, del decreto legislativo n. 626/1994, e’ inviata ad ogni
dipendente per la parte che lo riguarda, nonche’ al rappresentante
per la sicurezza.

Art. 143.

Criteri operativi

1. La disciplina prevista dal presente capo mira ad introdurre
elementi di flessibilita’ nei rapporti di lavoro, con benefici di
carattere sociale e individuale, ed un possibile incremento della
produttivita’ e miglioramento dei servizi.
Si dovra’ verificare pertanto che, a fronte dei costi a regime,
l’introduzione del telelavoro comporti incrementi di produttivita’ e
risparmi di spesa anche legati al ridimensionamento della sede di
lavoro, oltre che di benefici sociali e di positivi riflessi esterni,
nonche’ di miglioramento di qualita’ della vita, specie nei grandi
centri urbani.
Si dovra’ prevedere, di conseguenza, un’attendibile, seppure
tendenziale, quantificazione, da un lato di tutte le spese e,
dall’altro, dei risparmi di spesa e dei benefici in termini di
maggiore produttivita’ e di positive ricadute nel sistema sociale,
con una ponderata valutazione e coerenza della compatibilita’
economico-finanziaria complessiva.

Art. 144.

Forma finale di rinvio

1. Per quanto non esplicitamente previsto nel presente capo si
rinvia alla disciplina di cui all’Accordo quadro sul telelavoro del
23 marzo 2000.

Capo XIVDisposizioni finali

Art. 145.

Personale in particolari posizioni di stato

1. Il periodo trascorso dal personale della scuola e delle
istituzioni educative in posizione di comando, distacco, esonero,
aspettativa sindacale, utilizzazione e collocamento fuori ruolo, con
retribuzione a carico del MPI, e’ valido a tutti gli effetti come
servizio di istituto nella scuola, anche ai fini dell’accesso al
trattamento economico previsto dal capo VIII.
2. Il periodo di distacco o di aspettativa sindacale e’
considerato servizio effettivo ed e’ utile anche ai fini delle
progressioni di cui agli articoli 77, 80 e 81 del CCNL 24 luglio
2003.
3. Restano ferme le disposizioni in vigore che prevedono la
validita’ del periodo trascorso dal personale scolastico in altre
situazioni di stato che comportano assenza dalla scuola.

Art. 146.

Normativa vigente e disapplicazioni

1. In applicazione dell’art. 69, comma 1, del decreto legislativo
n. 165/2001, tutte le norme generali e speciali del pubblico impiego
vigenti alla data del 13 gennaio 1994 e non abrogate divengono non
applicabili con la firma definitiva del presente CCNL, con
l’eccezione delle seguenti norme e di quelle richiamate nel testo del
presente CCNL che, invece, continuano a trovare applicazione nel
comparto scuola:
a) articoli 1 e 2 della legge 24 maggio 1970, n. 336 e
successive modificazioni e integrazioni.
b) tutta la normativa, contrattuale e non contrattuale, sin qui
applicata, in materia di mutilati ed invalidi per servizio e norme in
favore dei congiunti dei caduti per servizio, benefici spettanti ai
mutilati ed invalidi di guerra ed ai congiunti dei caduti in guerra;
c) tutta la materia relativa al collocamento a riposo resta
regolata dalle norme vigenti;
d) tutta la normativa, contrattuale e non contrattuale, sin qui
applicata, in materia di missioni;
e) la normativa richiamata nel presente CCNL;
f) la normativa sul riposo festivo settimanale come previsto
dall’art. 2109, comma 1, del codice civile;
g) la seguente normativa:
1) art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica n.
395/1988 (in tema di diritto allo studio);
2) art. 17 del decreto del Presidente della Repubblica n.
3/1957 (limiti al dovere verso il superiore);
3) art. 21 del decreto del Presidente della Repubblica n.
399/1988, commi 1 e 2 (su mobilita’ per incompatibilita);
4) art. 7 del decreto del Presidente della Repubblica n.
395/1988 (su IIS nella 13ª mensilita);
5) art. 53 della legge n. 312/1980 e art. 3, commi 6 e 7 del
decreto del Presidente della Repubblica n. 399/1988);
6) legge 11 febbraio 1980, n. 26 (articoli 1-4) e legge
25 giugno 1985, n. 333 (aspettativa per ricongiungimento con il
coniuge che presta servizio all’estero);
7) ai soli fini della determinazione dell’importo
dell’indennita’ di funzioni superiori, dell’indennita’ di direzione e
di reggenza, l’art. 69 del CCNL 4 agosto 1995, l’art. 21, comma 1,
del CCNL 26 maggio 1999 e l’art 33 CCNI 31 agosto 1999 (fondi non a
carico del CCNL 24 luglio 2003 della scuola);
8) art. 66, commi 6 e 7, del CCNL 4 agosto 1995;
9) articoli 38, 40 e 67 del testo unico n. 3/1957, art. 20,
legge 24 dicembre 1986, n. 958 e art. 7, legge 30 dicembre 1991, n.
412 (servizio militare);
10) art. 132, testo unico n. 3/1957 (riammissione in
servizio);
11) art. 2, legge n. 476/1984, legge n. 398/1989, art. 4,
legge n. 498/1992, art. 453, testo unico n. 297/1994, art. 51, legge
n. 449/1997 e art. 52, comma 57, legge n. 448/2001.
2. E’ espressamente disapplicata la seguente normativa:
– l’art. 475 del decreto legislativo n. 297/1994 (assegnazioni
provvisorie di sede);
– l’art. 568 del decreto legislativo n. 297/1994 (assegnazione
provvisoria);
– l’art. 478 del decreto legislativo n. 297/1994 (sostituzione
dei docenti assenti);
– l’art. 455 del decreto legislativo n. 297/1994 (utilizzazione
del personale docente e DOA);
– l’art. 480 del decreto legislativo n. 297/1994 (inquadramenti
in profili professionali amm.vi);
– l’art. 7, comma 4 – secondo periodo, comma 5, comma 6 e
comma 7 del decreto legislativo n. 59/2004;
– l’art. 8, comma 3 del decreto legislativo n. 59/2004;
– l’art. 10, comma 4 – secondo periodo, comma 5 del decreto
legislativo n. 59/2004;
– l’art. 11, comma 7, del decreto legislativo n. 59/2004.
3. Le Parti si riservano la possibilita’ di riesaminare il testo
del presente articolo con apposita sequenza contrattuale ove emerga
la necessita’ di precisazioni o correttivi.

Art. 147.

Aumenti contrattuali ai capi di istituto

1. Ai capi di istituto, in servizio nel quadriennio contrattuale
2006-2009 e che non hanno acquisito la qualifica di dirigenti
scolastici, sono attribuiti i medesimi incrementi stipendiali, per
tredici mensilita’, spettanti al docente laureato degli Istituti
secondari di II grado.

Art. 148.

Previdenza complementare

1. Le Parti si danno atto di aver attivato il Fondo nazionale
pensione complementare per i lavoratori del comparto, sulla base
dell’Accordo 14 marzo 2001, come previsto dal decreto legislativo n.
124/1993 e dalla legge n. 335/1995 e successive modificazioni e
integrazioni.
2. Destinatari del Fondo pensioni sono i lavoratori che
liberamente aderiscono e aderiranno al Fondo stesso secondo quanto
prescritto dalla legge, dallo statuto e dai regolamenti.

Art. 149.

Verifica delle disponibilita’ finanziarie complessive

1. In caso di accertamento da parte del Ministero dell’Economia e
delle Finanze di maggiori oneri del contratto rispetto a quelli
previsti, le parti firmatarie possono richiedere il controllo e la
certificazione di tali oneri ai sensi dell’art. 48, comma 4, del
decreto legislativo n. 165/2001, al nucleo di valutazione della spesa
relativa al pubblico impiego, istituito presso il Consiglio nazionale
dell’economia e del lavoro dall’art. 10 della legge 30 dicembre 1991,
n. 412.
2. Qualora siano certificati maggiori oneri contrattuali rispetto
a quelli previsti, le parti si incontrano allo scopo di concordare la
proroga dell’efficacia temporale del contratto, ovvero la sospensione
dell’esecuzione, totale o parziale, dello stesso

Art. 150.

Norma di rinvio

1. La disciplina di cui al presente CCNL e’ suscettibile delle
modifiche che in via pattizia si rendessero necessarie in relazione
all’entrata in vigore di eventuali innovazioni ordinamentali.

Tabelle

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PROFILI DI AREA DEL PERSONALE ATA (Tabella A del C.C.N.L. 24 luglio
2003)

1. L’unita’ dei servizi amministrativi e’ costituita dalle
professionalita’ articolate nei profili di AREA del personale ATA
individuati dalla presente tabella.
Le modalita’ di accesso restano disciplinate dalle disposizioni
di legge in vigore, tranne che per i requisiti culturali che sono
individuati dalla tabella B.
Area D:
Svolge attivita’ lavorativa di rilevante complessita’ ed avente
rilevanza esterna. Sovrintende, con autonomia operativa, ai servizi
generali amministrativo-contabili e ne cura l’organizzazione
svolgendo funzioni di coordinamento, promozione delle attivita’ e
verifica dei risultati conseguiti, rispetto agli obiettivi assegnati
ed agli indirizzi impartiti, al personale ATA, posto alle sue dirette
dipendenze.
Organizza autonomamente l’attivita’ del personale ATA nell’ambito
delle direttive del dirigente scolastico. Attribuisce al personale
ATA, nell’ambito del piano delle attivita’, incarichi di natura
organizzativa e le prestazioni eccedenti l’orario d’obbligo, quando
necessario.
Svolge con autonomia operativa e responsabilita’ diretta
attivita’ di istruzione, predisposizione e formalizzazione degli atti
amministrativi e contabili; e’ funzionario delegato, ufficiale
rogante e consegnatario dei beni mobili.
Puo’ svolgere attivita’ di studio e di elaborazione di piani e
programmi richiedenti specifica specializzazione professionale, con
autonoma determinazione dei processi formativi ed attuativi. Puo’
svolgere incarichi di attivita’ tutoriale, di aggiornamento e
formazione nei confronti del personale. Possono essergli affidati
incarichi ispettivi nell’ambito delle istituzioni scolastiche.
Area C:
Nei diversi profili svolge le seguenti attivita’ specifiche:
amministrativo:
attivita’ lavorativa complessa con autonomia operativa e
responsabilita’ diretta nella definizione e nell’esecuzione degli
atti a carattere amministrativo contabile di ragioneria e di
economato, pure mediante l’utilizzazione di procedure informatiche.
Sostituisce il DSGA. Puo’ svolgere attivita’ di formazione e
aggiornamento ed attivita’ tutorie nei confronti di personale neo
assunto. Partecipa allo svolgimento di tutti i compiti del profilo
dell’area B. Coordina piu’ addetti dell’area B;
tecnico:
attivita’ lavorativa complessa con autonomia operativa e
responsabilita’ diretta, anche mediante l’utilizzazione di procedure
informatiche nello svolgimento dei servizi tecnici nell’area di
riferimento assegnata. In rapporto alle attivita’ di laboratorio
connesse alla didattica, e’ subconsegnatario con l’affidamento della
custodia e gestione del materiale didattico, tecnico e scientifico
dei laboratori e delle officine, nonche’ dei reparti di lavorazione.
Conduzione tecnica dei laboratori, officine e reparti di lavorazione,
garantendone l’efficienza e la funzionalita’. Partecipa allo
svolgimento di tutti i compiti del profilo dell’area B. Coordina piu’
addetti dell’area B.
Area B:
Nei diversi profili svolge le seguenti attivita’ specifiche con
autonomia operativa e responsabilita’ diretta:
amministrativo:
nelle istituzioni scolastiche ed educative dotate di
magazzino puo’ essere addetto, con responsabilita’ diretta, alla
custodia, alla verifica, alla registrazione delle entrate e delle
uscite del materiale e delle derrate in giacenza. Esegue attivita’
lavorativa richiedente specifica preparazione professionale e
capacita’ di esecuzione delle procedure anche con l’utilizzazione di
strumenti di tipo informatico, pure per finalita’ di catalogazione.
Ha competenza diretta della tenuta dell’archivio e del protocollo;
tecnico:
conduzione tecnica dei laboratori, officine e reparti di
lavorazione, garantendone l’efficienza e la funzionalita’. Supporto
tecnico allo svolgimento delle attivita’ didattiche. Guida degli
autoveicoli e loro manutenzione ordinaria. Assolve i servizi esterni
connessi con il proprio lavoro;
cucina:
preparazione e confezionamento dei pasti, conservazione delle
vivande, anche attraverso strumentazioni particolari, di cui cura
l’ordinaria manutenzione;
infermeria:
organizzazione e funzionamento dell’infermeria
dell’istituzione scolastica e cura delle relative dotazioni mediche,
farmacologiche e strumentali. Pratiche delle terapie e delle misure
di prevenzione prescritte;
guardaroba:
conservazione, custodia e cura del corredo degli alunni.
Organizzazione e tenuta del guardaroba.
Area A s:
Nei diversi profili svolge le seguenti attivita’ specifiche:
servizi scolastici:
coordinamento dell’attivita’ del personale appartenente al
profilo A, di cui comunque, in via ordinaria, svolge tutti i compiti.
Svolge attivita’ qualificata di assistenza all’handicap e di
monitoraggio delle esigenze igienico-sanitarie della scuola, in
particolare dell’infanzia;
servizi agrari:
attivita’ di supporto alle professionalita’ specifiche delle
aziende agrarie, compiendo nel settore agrario, forestale e
zootecnico operazioni semplici caratterizzate da procedure ben
definite.
Area A:
Esegue, nell’ambito di specifiche istruzioni e con
responsabilita’ connessa alla corretta esecuzione del proprio lavoro,
attivita’ caratterizzata da procedure ben definite che richiedono
preparazione non specialistica. E’ addetto ai servizi generali della
scuola con compiti di accoglienza e di sorveglianza nei confronti
degli alunni, nei periodi immediatamente antecedenti e successivi
all’orario delle attivita’ didattiche e durante la ricreazione, e del
pubblico; di pulizia dei locali, degli spazi scolastici e degli
arredi; di vigilanza sugli alunni, compresa l’ordinaria vigilanza e
l’assistenza necessaria durante il pasto nelle mense scolastiche, di
custodia e sorveglianza generica sui locali scolastici, di
collaborazione con i docenti. Presta ausilio materiale agli alunni
portatori di handicap nell’accesso dalle aree esterne alle strutture
scolastiche, all’interno e nell’uscita da esse, nonche’ nell’uso dei
servizi igienici e nella cura dell’igiene personale anche con
riferimento alle attivita’ previste dall’ art. 47.
Tabella B

REQUISITI CULTURALI PER L’ACCESSO AI PROFILI PROFESSIONALI DEL
PERSONALE ATA

Direttore dei servizi generali ed amministrativi:
laurea specialistica in giurisprudenza; in scienze politiche
sociali e amministrative; in economia e commercio o titoli
equipollenti.
Coordinatore amministrativo:
a) laurea triennale in giurisprudenza; in scienze politiche
sociali e amministrative; in economia e commercio o titoli
equipollenti.
Coordinatore tecnico:
a) laurea triennale specifica.
Assistente amministrativo:
a) diploma di maturita’.
Assistente tecnico:
a) diploma di maturita’ corrispondente alla specifica area
professionale.
Cuoco:
a) diploma di qualifica specifica rilasciato da un istituto
professionale alberghiero.
Infermiere:
laurea in scienze infermieristiche.
Guardarobiere:
a) diploma di qualifica specifica;
Addetto alle aziende agrarie:
a) diploma di qualifica professionale specifica.
Collaboratore scolastico dei servizi:
a) diploma di qualifica professionale e corso certificato di
formazione sull’assistenza all’handicap e sull’igiene dei minori.
Collaboratore scolastico:
diploma di qualifica triennale successivo alla scuola media.
E’ fatta salva la validita’ dei titoli di studio in possesso, al
momento di entrata in vigore del presente CCNL, per coloro che sono
gia’ inseriti in graduatoria o che abbiano prestato almeno un mese di
servizio.

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Tabella D (Tabella D del C.C.N.L. 24 luglio 2003)

TABELLA DI VALUTAZIONE DEI TITOLI CULTURALI, PROFESSIONALI E DI
SERVIZIO PER LE PROCEDURE DI DESTINAZIONE ALL’ESTERO.

A) Titoli culturali (fino ad un massimo di punti 35).
Non e’ valutabile il titolo d’accesso alla cattedra o posto
attualmente ricoperto, ne’ quello di grado inferiore.
1. Per ogni diploma universitario di durata almeno quadriennale
conseguito in Italia o all’estero punti 5.
2. Per ogni diploma di accademia di belle arti, conservatorio di
musica, I.S.E.F. e vigilanza scolastica punti 4.
3. Per ogni diploma universitario di durata biennale o triennale
conseguito in Italia o all’estero punti 2.
4. Per ogni diploma di istruzione secondaria di secondo grado
conseguito in Italia o all’estero punti 5.
5. Per ogni diploma finale di lingua straniera, diversa da quella
delle aree linguistiche francese, inglese, tedesca e spagnola,
rilasciato da istituti di istruzione universitaria italiani o
stranieri, a seguito di corsi di durata almeno biennale punti 2.
6. Per ogni libera docenza punti 5.
7. Per ogni dottorato di ricerca punti 5.
8. Per ogni attestato finale di corso di perfezionamento
post-lauream conseguito presso universita’ italiane o straniere, se
di durata semestrale punti 1, se di durata annuale punti 2.
9. Per ogni titolo finale di corsi di specializzazione
post-lauream rilasciato da un’universita’ italiana o straniera di
durata pluriennale punti 5.
B) Titoli professionali (fino ad un massimo di 25 punti).
1. Per ogni abilitazione o idoneita’ o inclusione in graduatorie
dei vincitori o di merito relative a concorsi, per esami per classi
diverse da quella della disciplina d’insegnamento punti 3.
2. Per ogni inclusione in graduatoria di merito di pubblico
concorso per la funzione direttiva, diverso dal ruolo di appartenenza
punti 3.
3. Per ogni inclusione in graduatoria di merito del personale
amministrativo, tecnico e ausiliario dello stesso livello o di
livello superiore al ruolo di appartenenza punti 3.
4. Per ogni titolo di specializzazione per alunni portatori di
handicap di durata biennale conseguiti ai sensi dell’art. 325 del
decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, punti 2.
5. Per la realizzazione di progetti finalizzati al superamento
della dispersione scolastica, all’educazione alla multiculturalita’
deliberati dai competenti organi collegiali o autorizzati con decreto
ministeriale del MAE, per ogni progetto punti 1 fino ad un massimo di
punti 2.
6. Per l’attivita’ di direzione o di coordinamento nei corsi di
aggiornamento/formazione, tenutisi in Italia o all’estero, previsti
dal piano nazionale di aggiornamento o dal piano annuale del MAE e/o
deliberati dai collegi docenti, per ogni corso punti 2 fino ad un
massimo di punti 4.
7. Per l’attivita’ di docenza nei corsi di
aggiornamento/formazione, tenutisi in Italia o all’estero previsti
dal piano nazionale di aggiornamento o dal piano annuale del MAE e/o
deliberati dai collegi docenti, per ogni corso attinente all’area
disciplinare o alla funzione di appartenenza punti 2, per ogni corso
non attinente all’area disciplinare o alla funzione di appartenenza
punti 1 fino ad un massimo di punti 4.
8. Per il personale ATA per la partecipazione a corsi di
aggiornamento e/o per la realizzazione di progetti di automazione o
ammodernamento dei servizi, promossi dall’amministrazione o approvati
dagli organi competenti, per ogni corso punti 1 fino ad un massimo di
punti 2.
9. Per l’inclusione in altra graduatoria di precedenti procedure
di selezione all’estero indetta ai sensi dell’art. 1 della legge n.
604/1982 (si valuta una sola altra inclusione) punti 1.
10. Per la scuola elementare, per la frequenza del corso di
aggiornamento-formazione linguistica e glottodidattica compreso nel
piano attuato dal Ministero, con la collaborazione dei provveditori
agli Studi, delle istituzioni scolastiche, degli istituti di ricerca
punti 1.
C. Titoli di servizio (fino ad un massimo di 20 punti).
1. Per ogni anno di servizio prestato nella qualifica, nella
classe di concorso o nel posto di insegnamento (per la scuola
dell’infanzia ed elementare) di attuale appartenenza con contratto a
tempo indeterminato punti 2.

Allegato n. 1

SCHEMA DI CODICE DI CONDOTTA DA ADOTTARE NELLA LOTTA CONTRO LE
MOLESTIE SESSUALI

Art. 1.

Definizione

1. Per molestia sessuale si intende ogni atto o comportamento
indesiderato, anche verbale, a connotazione sessuale arrecante offesa
alla dignita’ e alla liberta’ della persona che lo subisce, ovvero
che sia suscettibile di creare ritorsioni o un clima di intimidazione
nei suoi confronti.

Art. 2.

Principi

1. Il codice e’ ispirato ai seguenti principi:
a) e’ inammissibile ogni atto o comportamento che si configuri
come molestia sessuale nella definizione sopra riportata;
b) e’ sancito il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori ad
essere trattati con dignita’ e ad essere tutelati nella propria
liberta’ personale;
c) e’ sancito il diritto delle lavoratrici/dei lavoratori a
denunciare le eventuali intimidazioni o ritorsioni subite sul luogo
di lavoro derivanti da atti o comportamenti molesti;
d) e’ istituita la figura della consigliera/del consigliere di
fiducia, cosi’ come previsto dalla risoluzione del Parlamento europeo
A3-0043/94, e denominata/o d’ora in poi consigliera/consigliere, e e’
garantito l’impegno delle aziende a sostenere ogni componente del
personale che si avvalga dell’intervento della consigliera/del
consigliere o che sporga denuncia di molestie sessuali, fornendo
chiare ed esaurimenti indicazioni circa la procedura da seguire,
mantenendo la riservatezza e prevenendo ogni eventuale ritorsione.
Analoghe garanzie sono estese agli eventuali testimoni;
e) e’ garantito l’impegno dell’amministrazione a definire
preliminarmente, d’intesa con i soggetti firmatari del protocollo
d’intesa per l’adozione del presente codice, il ruolo, l’ambito
d’intervento, i compiti e i requisiti culturali e professionali della
persona da designare quale consigliera/consigliere. Per il ruolo di
consigliera/consigliere gli enti in possesso dei requisiti necessari,
oppure individuare al proprio interno persone idonee a ricoprire
l’incarico alle quali rivolgere un apposito percorso formativo;
f) e’ assicurata, nel corso degli accertamenti, l’assoluta
riservatezza dei soggetti coinvolti;
g) nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori autori di
molestie sessuali si applicano le misure disciplinari ai sensi di
quanto previsto dagli articoli 55 e 56 del decreto legislativo n. 165
del 2001 sia inserita, precisandone in modo oggettivo i profili ed i
presupposti, un’apposita tipologia di infrazione relativamente
all’ipotesi di persecuzione o vendetta nei confronti di un dipendente
che ha sporto denuncia di molestia sessuale. I suddetti comportamenti
sono comunque valutabili ai fini disciplinari ai sensi delle
disposizioni normative e contrattuali attualmente vigenti;
h) l’amministrazione si impegna a dare ampia informazione, a
fornire copia ai propri dipendenti e dirigenti, del presente codice
di comportamento e, in particolare, alle procedure da adottarsi in
caso di molestie sessuali, allo scopo di diffondere una cultura
improntata al pieno rispetto della dignita’ della persona.

Art. 3.

Procedure da adottare in caso di molestie sessuali

1. Qualora si verifichi un atto o un comportamento indesiderato a
sfondo sessuale sul posto di lavoro la dipendente/il dipendente
potra’ rivolgersi alla consigliera/al consigliere designata/o per
avviare una procedura informale nel tentativo di dare soluzione al
caso.
2. L’intervento della consigliera/del consigliere dovra’
concludersi in tempi ragionevolmente brevi in rapporto alla
delicatezza dell’argomento affrontato.
3. La consigliera/il consigliere, che deve possedere adeguati
requisiti e specifiche competenze e che sara’ adeguatamente formato
dagli Enti, e’ incaricata/o di fornire consulenza e assistenza alla
dipendente/al dipendente oggetto di molestie sessuali e di
contribuire alla soluzione del caso.

Art. 4.

Procedura informale intervento della consigliera/del consigliere

1. La consigliera/il consigliere, ove la dipendente/il dipendente
oggetto di molestie sessuali lo ritenga opportuno, interviene al fine
di favorire il superamento della situazione di disagio per
ripristinare un sereno ambiente di lavoro, facendo presente alla
persona che il suo comportamento scorretto deve cessare perche’
offende, crea disagio e interferisce con lo svolgimento del lavoro.
2. L’intervento della consigliera/del consigliere deve avvenire
mantenendo la riservatezza che il caso richiede.

Art. 5.

Denuncia formale

1. Ove la dipendente/il dipendente oggetto delle molestie
sessuali non ritenga di far ricorso all’intervento della
consigliera/del consigliere, ovvero, qualora dopo tale intervento, il
comportamento indesiderato permanga, potra’ sporgere formale
denuncia, con l’assistenza della consigliera/del consigliere, alla
dirigente/al dirigente o responsabile dell’ufficio di appartenenza
che sara’ tenuta/o a trasmettere gli atti all’Ufficio competenze dei
procedimenti disciplinari, fatta salva, in ogni caso, ogni altra
forma di tutela giurisdizionale della quale potra’ avvalersi.
2. Qualora la presunta/il presunto autore di molestie sessuali
sia la dirigente/il dirigente dell’ufficio di appartenenza, la
denuncia potra’ essere inoltrata direttamente alla direzione
generale.
3. Nel corso degli accertamenti e’ assicurata l’assoluta
riservatezza dei soggetti coinvolti.
4. Nel rispetto dei principi che informano la legge n. 125/1991,
qualora l’Amministrazione, nel corso del procedimento disciplinare,
ritenga fondati i dati, adottera’, ove lo ritenga opportuno, d’intesa
con le organizzazioni sindacali e sentita la consigliera/il
consigliere, le misure organizzative ritenute di volta in volta utili
alla cessazione immediata dei comportamenti di molestie sessuali ed a
ripristinare un ambiente di lavoro in cui uomini e donne rispettino
reciprocamente l’inviolabilita’ della persona.
5. Sempre nel rispetto dei principi che informano la legge n.
125/1991 e nel caso in cui l’amministrazione nel corso del
procedimento disciplinare ritenga fondati i fatti, la denunciante/il
denunciante ha la possibilita’ di chiedere di rimanere al suo posto
di lavoro o di essere trasferito altrove in una sede che non gli
comporti disagio.
6. Nel rispetto dei principi che informano la legge n. 125/1991,
qualora l’amministrazione nel corso del procedimento disciplinare non
ritenga fondati i fatti, potra’ adottare, su richiesta di uno o
entrambi gli interessati, provvedimenti di trasferimento in via
temporanea, in attesa della conclusione del procedimento
disciplinare, al fine di ristabilire nel frattempo un clima sereno;
in tali casi e’ data la possibilita’ ad entrambi gli interessati di
esporre le proprie ragioni, eventualmente con l’assistenza delle
organizzazioni sindacali, ed e’ comunque garantito ad entrambe le
persone che il trasferimento non venga in sedi che creino disagio.

Art. 6.

Attivita’ di sensibilizzazione

1. Nei programmi di formazione del personale e dei dirigenti le
aziende dovranno includere informazioni circa gli orientamenti
adottati in merito alla prevenzione delle molestie sessuali ed alle
procedure da seguire qualora la molestia abbia luogo.
2. L’amministrazione dovra’, peraltro, predisporre specifici
interventi formativi in materia di tutela della liberta’ e della
dignita’ della persona al fine di prevenire il verificarsi di
comportamenti configurabili come molestie sessuali. Particolare
attenzione dovra’ essere posta alla formazione delle dirigenti e dei
dirigenti che dovranno promuovere e diffondere la cultura del
rispetto della persona volta alla prevenzione delle molestie sessuali
sul posto di lavoro.
3. Sara’ cura dell’Amministrazione promuovere, d’intesa con le
organizzazioni sindacali, la diffusione del codice di condotta contro
le molestie sessuali anche attraverso assemblee interne.
4. Sara’ inoltre predisposto del materiale informativo destinato
alle dipendenti/ai dipendenti sul comportamento da adottare in caso
di molestie sessuali.
5. Sara’ cura dell’amministrazione promuovere un’azione di
monitoraggio al fine di valutare l’efficacia del codice di condotta
nella prevenzione e nella lotta contro le molestie sessuali. A tale
scopo la consigliera/il consigliere, d’intesa con il CPO, provvedera’
a trasmettere annualmente ai firmatari del protocollo ed alla
presidente del Comitato nazionale di parita’ un’apposita relazione
sullo stato di attuazione del presente Codice.
6. L’amministrazione e i soggetti firmatari del protocollo
d’intesa per l’adozione del presente codice si impegnano ad
incontrarsi al termine del primo anno per verificare gli esisti
ottenuti con l’adozione del codice di condotta contro le molestie
sessuali ed a procedere alle eventuali integrazioni e modificazioni
ritenute necessarie.

——
Allegato n. 2

CODICE DI COMPORTAMENTO DEI DIPENDENTI DELLE PUBBLICHE
AMMINISTRAZIONI

Art. 1.

Disposizioni di carattere generale

1. I principi e i contenuti del presente codice costituiscono
specificazioni esemplificative degli obblighi di diligenza, lealta’ e
imparzialita’, che qualificano il corretto adempimento della
prestazione lavorativa. I dipendenti pubblici – escluso il personale
militare, quello della Polizia di Stato ed il Corpo di polizia
penitenziaria, nonche’ i componenti delle magistrature e
dell’Avvocatura dello Stato – si impegnano ad osservarli all’atto
dell’assunzione in servizio.
2. I contratti collettivi provvedono, a norma dell’art. 54,
comma 3, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, al
coordinamento con le previsioni in materia di responsabilita’
disciplinare. Restano ferme le disposizioni riguardanti le altre
forme di responsabilita’ dei pubblici dipendenti.
3. Le disposizioni che seguono trovano applicazione in tutti i
casi in cui non siano applicabili norme di legge o di regolamento o
comunque per i profili non diversamente disciplinati da leggi o
regolamenti. Nel rispetto dei principi enunciati dall’art. 2, le
previsioni degli articoli 3 e seguenti possono essere integrate e
specificate dai codici adottati dalle singole amministrazioni ai
sensi dell’art. 54, comma 5, del decreto legislativo 30 marzo 2001,
n. 165.

Art. 2.

Principi

1. Il dipendente conforma la sua condotta al dovere
costituzionale di servire esclusivamente la Nazione con disciplina ed
onore e di rispettare i principi di buon andamento e imparzialita’
dell’amministrazione. Nell’espletamento dei propri compiti, il
dipendente assicura il rispetto della legge e persegue esclusivamente
l’interesse pubblico; ispira le proprie decisioni ed i propri
comportamenti alla cura dell’interesse pubblico che gli e’ affidato.
2. Il dipendente mantiene una posizione di indipendenza, al fine
di evitare di prendere decisioni o svolgere attivita’ inerenti alle
sue mansioni in situazioni, anche solo apparenti, di conflitto di
interessi. Egli non svolge alcuna attivita’ che contrasti con il
corretto adempimento dei compiti d’ufficio e si impegna ad evitare
situazioni e comportamenti che possano nuocere agli interessi o
all’immagine della pubblica amministrazione.
3. Nel rispetto dell’orario di lavoro, il dipendente dedica la
giusta quantita’ di tempo e di energie allo svolgimento delle proprie
competenze, si impegna ad adempierle nel modo piu’ semplice ed
efficiente nell’interesse dei cittadini e assume le responsabilita’
connesse ai propri compiti.
4. Il dipendente usa e custodisce con cura i beni di cui dispone
per ragioni di ufficio e non utilizza a fini privati le informazioni
di cui dispone per ragioni di ufficio.
5. Il comportamento del dipendente deve essere tale da stabilire
un rapporto di fiducia e collaborazione tra i cittadini e
l’amministrazione. Nei rapporti con i cittadini, egli dimostra la
massima disponibilita’ e non ne ostacola l’esercizio dei diritti.
Favorisce l’accesso degli stessi alle informazioni a cui abbiano
titolo e, nei limiti in cui cio’ non sia vietato, fornisce tutte le
notizie e informazioni necessarie per valutare le decisioni
dell’amministrazione e i comportamenti dei dipendenti.
6. Il dipendente limita gli adempimenti a carico dei cittadini e
delle imprese a quelli indispensabili e applica ogni possibile misura
di semplificazione dell’attivita’ amministrativa, agevolando,
comunque, lo svolgimento, da parte dei cittadini, delle attivita’
loro consentite, o comunque non contrarie alle norme giuridiche in
vigore.
7. Nello svolgimento dei propri compiti, il dipendente rispetta
la distribuzione delle funzioni tra Stato ed enti territoriali. Nei
limiti delle proprie competenze, favorisce l’esercizio delle funzioni
e dei compiti da parte dell’autorita’ territorialmente competente e
funzionalmente piu’ vicina ai cittadini interessati.

Art. 3.

Regali e altre utilita’

1. Il dipendente non chiede, per se’ o per altri, ne’ accetta,
neanche in occasione di festivita’, regali o altre utilita’ salvo
quelli d’uso di modico valore, da soggetti che abbiano tratto o
comunque possano trarre benefici da decisioni o attivita’ inerenti
all’ufficio.
2. Il dipendente non chiede, per se’ o per altri, ne’ accetta,
regali o altre utilita’ da un subordinato o da suoi parenti entro il
quarto grado. Il dipendente non offre regali o altre utilita’ ad un
sovraordinato o a suoi parenti entro il quarto grado, o conviventi,
salvo quelli d’uso di modico valore.

Art. 4.

Partecipazione ad associazioni e altre organizzazioni

1. Nel rispetto della disciplina vigente del diritto di
associazione, il dipendente comunica al dirigente dell’ufficio la
propria adesione ad associazioni ed organizzazioni, anche a carattere
non riservato, i cui interessi siano coinvolti dallo svolgimento
dell’attivita’ dell’ufficio, salvo che si tratti di partiti politici
o sindacati.
2. Il dipendente non costringe altri dipendenti ad aderire ad
associazioni ed organizzazioni, ne’ li induce a farlo promettendo
vantaggi di carriera.

Art. 5.

Trasparenza negli interessi finanziari.

1. Il dipendente informa per iscritto il dirigente dell’ufficio
di tutti i rapporti di collaborazione in qualunque modo retribuiti
che egli abbia avuto nell’ultimo quinquennio, precisando:
a) se egli, o suoi parenti entro il quarto grado o conviventi,
abbiano ancora rapporti finanziari con il soggetto con cui ha avuto i
predetti rapporti di collaborazione;
b) se tali rapporti siano intercorsi o intercorrano con
soggetti che abbiano interessi in attivita’ o decisioni inerenti
all’ufficio, limitatamente alle pratiche a lui affidate.
2. Il dirigente, prima di assumere le sue funzioni, comunica
all’amministrazione le partecipazioni azionarie e gli altri interessi
finanziari che possano porlo in conflitto di interessi con la
funzione pubblica che svolge e dichiara se ha parenti entro il quarto
grado o affini entro il secondo, o conviventi che esercitano
attivita’ politiche, professionali o economiche che li pongano in
contatti frequenti con l’ufficio che egli dovra’ dirigere o che siano
coinvolte nelle decisioni o nelle attivita’ inerenti all’ufficio. Su
motivata richiesta del dirigente competente in materia di affari
generali e personale, egli fornisce ulteriori informazioni sulla
propria situazione patrimoniale e tributaria.

Art. 6.

Obbligo di astensione

1. Il dipendente si astiene dal partecipare all’adozione di
decisioni o ad attivita’ che possano coinvolgere interessi propri
ovvero: di suoi parenti entro il quarto grado o conviventi; di
individui od organizzazioni con cui egli stesso o il coniuge abbia
causa pendente o grave inimicizia o rapporti di credito o debito; di
individui od organizzazioni di cui egli sia tutore, curatore,
procuratore o agente; di enti, associazioni anche non riconosciute,
comitati, societa’ o stabilimenti di cui egli sia amministratore o
gerente o dirigente. Il dipendente si astiene in ogni altro caso in
cui esistano gravi ragioni di convenienza. Sull’astensione decide il
dirigente dell’ufficio.

Art. 7.

Attivita’ collaterali

1. Il dipendente non accetta da soggetti diversi
dall’amministrazione retribuzioni o altre utilita’ per prestazioni
alle quali e’ tenuto per lo svolgimento dei propri compiti d’ufficio.
2. Il dipendente non accetta incarichi di collaborazione con
individui od organizzazioni che abbiano, o abbiano avuto nel biennio
precedente, un interesse economico in decisioni o attivita’ inerenti
all’ufficio.
3. Il dipendente non sollecita ai propri superiori il
conferimento di incarichi remunerati.

Art. 8.

Imparzialita’

1. Il dipendente, nell’adempimento della prestazione lavorativa,
assicura la parita’ di trattamento tra i cittadini che vengono in
contatto con l’amministrazione da cui dipende. A tal fine, egli non
rifiuta ne’ accorda ad alcuno prestazioni che siano normalmente
accordate o rifiutate ad altri.
2. Il dipendente si attiene a corrette modalita’ di svolgimento
dell’attivita’ amministrativa di sua competenza, respingendo in
particolare ogni illegittima pressione, ancorche’ esercitata dai suoi
superiori.

Art. 9.

Comportamento nella vita sociale

1. Il dipendente non sfrutta la posizione che ricopre
nell’amministrazione per ottenere utilita’ che non gli spettino. Nei
rapporti privati, in particolare con pubblici ufficiali
nell’esercizio delle loro funzioni, non menziona ne’ fa altrimenti
intendere, di propria iniziativa, tale posizione, qualora cio’ possa
nuocere all’immagine dell’amministrazione.

Art. 10.

Comportamento in servizio

1. Il dipendente, salvo giustificato motivo, non ritarda ne’
affida ad altri dipendenti il compimento di attivita’ o l’adozione di
decisioni di propria spettanza.
2. Nel rispetto delle previsioni contrattuali, il dipendente
limita le assenze dal luogo di lavoro a quelle strettamente
necessarie.
3. Il dipendente non utilizza a fini privati materiale o
attrezzature di cui dispone per ragioni di ufficio. Salvo casi
d’urgenza, egli non utilizza le linee telefoniche dell’ufficio per
esigenze personali. Il dipendente che dispone di mezzi di trasporto
dell’amministrazione se ne serve per lo svolgimento dei suoi compiti
d’ufficio e non vi trasporta abitualmente persone estranee
all’amministrazione.
4. Il dipendente non accetta per uso personale, ne’ detiene o
gode a titolo personale, utilita’ spettanti all’acquirente, in
relazione all’acquisto di beni o servizi per ragioni di ufficio.

Art. 11.

Rapporti con il pubblico

1. Il dipendente in diretto rapporto con il pubblico presta
adeguata attenzione alle domande di ciascuno e fornisce le
spiegazioni che gli siano richieste in ordine al comportamento
proprio e di altri dipendenti dell’ufficio. Nella trattazione delle
pratiche egli rispetta l’ordine cronologico e non rifiuta prestazioni
a cui sia tenuto motivando genericamente con la quantita’ di lavoro
da svolgere o la mancanza di tempo a disposizione. Egli rispetta gli
appuntamenti con i cittadini e risponde sollecitamente ai loro
reclami.
2. Salvo il diritto di esprimere valutazioni e diffondere
informazioni a tutela dei diritti sindacali e dei cittadini, il
dipendente si astiene da dichiarazioni pubbliche che vadano a
detrimento dell’immagine dell’amministrazione. Il dipendente tiene
informato il dirigente dell’ufficio dei propri rapporti con gli
organi di stampa.
3. Il dipendente non prende impegni ne’ fa promesse in ordine a
decisioni o azioni proprie o altrui inerenti all’ufficio, se cio’
possa generare o confermare sfiducia nell’amministrazione o nella sua
indipendenza ed imparzialita’.
4. Nella redazione dei testi scritti e in tutte le altre
comunicazioni il dipendente adotta un linguaggio chiaro e
comprensibile.
5. Il dipendente che svolge la sua attivita’ lavorativa in
un’amministrazione che fornisce servizi al pubblico si preoccupa del
rispetto degli standard di qualita’ e di quantita’ fissati
dall’amministrazione nelle apposite carte dei servizi. Egli si
preoccupa di assicurare la continuita’ del servizio, di consentire
agli utenti la scelta tra i diversi erogatori e di fornire loro
informazioni sulle modalita’ di prestazione del servizio e sui
livelli di qualita’.

Art. 12.

Contratti

1. Nella stipulazione di contratti per conto
dell’amministrazione, il dipendente non ricorre a mediazione o ad
altra opera di terzi, ne’ corrisponde o promette ad alcuno utilita’ a
titolo di intermediazione, ne’ per facilitare o aver facilitato la
conclusione o l’esecuzione del contratto.
2. Il dipendente non conclude, per conto dell’amministrazione,
contratti di appalto, fornitura, servizio, finanziamento o
assicurazione con imprese con le quali abbia stipulato contratti a
titolo privato nel biennio precedente. Nel caso in cui
l’amministrazione concluda contratti di appalto, fornitura, servizio,
finanziamento o assicurazione, con imprese con le quali egli abbia
concluso contratti a titolo privato nel biennio precedente, si
astiene dal partecipare all’adozione delle decisioni ed alle
attivita’ relative all’esecuzione del contratto.
3. Il dipendente che stipula contratti a titolo privato con
imprese con cui abbia concluso, nel biennio precedente, contratti di
appalto, fornitura, servizio, finanziamento ed assicurazione, per
conto dell’amministrazione, ne informa per iscritto il dirigente
dell’ufficio.
4. Se nelle situazioni di cui ai commi 2 e 3 si trova il
dirigente, questi informa per iscritto il dirigente competente in
materia di affari generali e personale.
——

DICHIARAZIONE CONGIUNTA

Le parti si danno atto che la previsione contrattuale
dell’istituto arbitrale nelle controversie di lavoro del comparto
scuola non ha conseguito gli effetti previsti, dovendosi rilevarne
uno scarso utilizzo. Esso va invece va rilanciato, anche attraverso
l’introduzione di modifiche, finalizzandolo all’obbligatorieta’ delle
relative procedure.
Le parti concordano che l’istituto arbitrale si inserisce in una
comune volonta’ di snellimento ed economicita’ delle procedure di
contenzioso in sede diversa da quella giurisdizionale, attualmente
oberata anche da numerosi contenziosi scolastici.
Le parti si propongono, inoltre, di coinvolgere il Ministero
della funzione pubblica e il Ministero della giustizia per reperire
risorse specifiche da destinare all’istituto dell’arbitrato, anche
attraverso corsi di formazione e di aggiornamento che contribuiscano
alla creazione di una cultura positiva dell’arbitrato sia per le
pubbliche amministrazioni che per le organizzazioni sindacali.

AGENZIA PER LA RAPPRESENTANZA NEGOZIALE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI – CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DEL LAVORO – Contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al personale del Comparto scuola per il quadriennio normativo 2006-2009

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