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Circolare 08/07/1998

Circolare 08/07/1998 n. 16 - Ministero dell'interno - D.L. 10-3-1998 - Chiarimenti. Gazzetta Ufficiale 26/10/1998 n. 250

Circolare 08/07/1998 n. 16
Ministero dell’interno – D.L. 10-3-1998 –
Chiarimenti.
Gazzetta Ufficiale 26/10/1998 n. 250

Ai prefetti
della Republica
Al commissario del Governo per la provincia di Trento

Al commissario del Governo per la provincia di Bolzano
Al presidente
della giunta regionale della Valle d’Aosta
Al comandante delle Scuole
centrali antincendi
Al direttore del centro studi ed esperienze
antincendi
Agli ispettori aeroportuali e portuali dei servizi
antincendi
Agli ispettori interregionali e regionali dei vigili del
fuoco
Ai comandanti provinciali dei vigili del fuoco
Premessa.
Sul
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 81 del 7 aprile 1998
e’ stato pubblicato il decreto interministeriale 10 marzo 1998 emanato
in attuazione del disposto dell’art. 13 del decreto legislativo n. 626
del 1994.
La finalita’ del decreto 10 marzo 1998 e’ quella di dare ai
datori di lavoro uno strumento adattabile alle varie realta’
lavorative e nel contempo di indicare riferimenti precisi per poter
verificare, organizzare e gestire la sicurezza antincendio nell’ambito
della propria azienda od unita’ produttiva.
Infatti l’atto normativo
citato contiene criteri, validi per tutti i luoghi di lavoro, per
l’adozione delle misure di prevenzione e protezione antincendio, dando
cosi’ pratica attuazione al disposto degli articoli 33 e 34 del
decreto del Presidente della Repubblica n. 547 del 1955 confermato e
rafforzato dall’art. 4, comma 5, lettere h) e q) del decreto
legislativo n. 626 del 1994.
Il percorso logico che viene seguito dal
decreto per arrivare alla scelta delle necessarie misure di sicurezza
antincendio, tiene conto della specifica realta’ aziendale, attraverso
l’identificazione dei pericoli di incendio, la loro possibile
eliminazione o riduzione, la valutazione dei rischi, per la necessaria
tutela dei lavoratori e di terzi.
Quanto sopra premesso, al fine di
evitare erronee interpretazioni del decreto in parola, sentito al
riguardo il Ministero del lavoro e della previdenza sociale –
Direzione rapporti di lavoro, tenuto conto della diretta correlazione
dello stesso con le disposizioni normative impartite con il decreto
legislativo n. 626 del 1994, si forniscono i seguenti
chiarimenti.
Valutazione del rischio incendio.
L’art. 2 del decreto,
riprendendo le linee strategiche del decreto legislativo n. 626 del
1994, fissa nella valutazione del rischio di incendio il punto di
riferimento per stabilire la congruita’ delle necessarie misure di
sicurezza preventive e protettive e riporta nell’allegato I le linee
guida per procedere a detta valutazione.
La valutazione di cui sopra e
le conseguenti misure vanno riportate nel documento di cui all’art. 4,
comma 2, del decreto legislativo n. 626 del 1994.
Tale specifico
adempimento non e’ previsto per le aziende riportate al comma 11
dell’art. 4 del citato decreto legislativo in tale circostanza e’
sufficente una autocertificazione sull’avvenuta valutazione del
rischio di incendio.
In sostanza l’art. 2 del decreto, nulla
aggiungendo a quanto gia’ stabilito dall’art. 4 del decreto
legislativo n. 626/1994, indica, attraverso le linee guida di cui
all’allegato I, una esemplificazione di come procedere alla
valutazione di uno specifico rischio in ambito aziendale quale e’
appunto il rischio di incendio.
Misure di prevenzione e protezione
antincendio.
L’art. 3 del decreto, in una serie di allegati,
stabilisce sulla base della valutazione del rischio d’incendio i
criteri per la scelta delle principali misure di sicurezza antincendio
sia di tipo strutturale ed impiantistico che di tipo organizzativo e
gestionale, da attuare tenendo conto della specifica realta’
aziendale.
Le principali misure che vengono affrontate
riguardano:
accorgimenti finalizzati a prevenire gli
incendi;
l’evacuazione delle persone presenti;
la segnalazione e
l’allarme in caso di incendio;
l’estinzione dell’incendio;
il
mantenimento in efficenza delle attrezzature e degli impianti
antincendio;
l’informazione e la formazione dei
lavoratori.
Nell’allegato III sono trattate con particolare
approfondimento le vie ed uscite di emergenza, in quanto per tale
specifica e’ fondamentale misura di sicurezza necessitava che
venissero esplicitati precisi criteri al fine di dare concreta
attuazione a quanto disposto nei seguenti commi dell’art. 13 del
decreto del Presidente della Repubblica n. 547 del 1955 cosi’ come
modificato dall’art. 33 del decreto legislativo n. 626 del 1994 e
precisamente:
comma 4 = numero, distribuzione e dimensioni delle vie
ed uscite di emergenza;
comma 5 = larghezza minima delle vie ed uscite
di emergenza;
comma 6 = verso di apertura delle porte delle uscite di
emergenza.
Per l’eventuale adeguamento dell’azienda alle misure
stabilite nell’allegato III viene concesso un termine di due anni a
decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto.
E’ fatto salvo
comunque il disposto dell’art. 13, comma 13, del decreto del
Presidente della Repubblica n. 547/1955 per i luoghi di lavoro gia’
utilizzati prima del 1 gennaio 1993.
Il comma 2 dell’art. 3 precisa
che le disposizioni del comma 1, relative alle vie di esodo, sistemi
di segnalazione ed allarme e sull’estinzione, non si applicano alle
attivita’ soggette ai controlli da parte del vigili del fuoco per il
rilascio del certificato di prevenzione incendi.
Tale disposto vuole
significare che per le suddette attivita’ tali misure devono
conformarsi alle specifiche direttive emanate dal Ministero
dell’interno, ove esistenti, o ai criteri generali di prevenzione
incendi, secondo le procedure previste dal decreto del Presidente
della Repubblica n. 37/1998.
Pertanto i criteri riportati negli
allegati III, IV, V trovano piena attuazione in tutti i luoghi di
lavoro non ricompresi tra le attivita’ soggette al controllo
obbligatorio da parte dei vigili del fuoco.
Si ritiene che possono
costituire comunque un utile riferimento, in fase progettuale, anche
nell’ambito delle attivita’ soggette al controllo obbligatorio da
parte dei vigili del fuoco, qualora l’attivita’ in questione non sia
disciplinata da specifica disposizione di prevenzione
incendi.
Gestione dell’emergenza in caso di incendi.
L’art. 5 prevede
la redazione del piano di emergenza in conformita’ dei criteri
riportati nell’allegato VIII, per i luoghi di lavoro ove sono occupati
non meno di 10 dipendenti, o comunque ricompresi tra le attivita’
soggette al controllo obbligatorio dei vigili del fuoco al fine del
rilascio del certificato di prevenzione incendi.
Designazionee
formazione dei lavoratori incaricati di attuare le misure di
prevenzione incendi, lotta antincendi e gestione dell’emergenza.
Gli
articoli 6 e 7 del decreto costituiscono l’attuazione delle
disposizioni del decreto legislatico n. 626/1994 riportate all’art. 4,
comma 5, lettera a) ed all’art. 22, comma 5, rispettivamente per
quanto attiene la designazione e la formazione dei lavoratori
incaricati di attuare le misure di prevenzione incendi, lotta
antincendio e gestione dell’emergenza.
Nell’allegato IX sono riportati
i contenuti minimi e la durata dei corsi di formazione, in relazione
al livello di rischio di incendio dell’azienda.
Nell’allegato X sono
invece elencati i luoghi di lavoro ove e’ richiesto agli addetti
antincendio uno specifico requisito, aggiuntivo alla formazione,
consistente nel conseguimento dell’attestato di idoneita’ tecnica di
cui all’art. 3, comma 3, della legge 28 novembre 1996, n. 609.
Tale
requisito e’ stato previsto in quanto nelle aziende riportate
nell’allegato X si svolgono attivita’ che, in caso di incendio,
possono comportare rischi non solo per i lavoratori, ma anche per
l’ambiente esterno ed in particolare per l’incolumita’
pubblica.
L’art. 8, comma 2, fa salva la formazione gia’ acquisita
dagli incaricati, prima della data di entrata in vigore del decreto
medesimo.
In analogia a quanto previsto dall’art. 8, comma 6, del
decreto legislativo n. 626/1994 sul ricorso a servizi esterni
all’azienda, si ritiene che l’affidamento ad imprese appaltatrici o a
lavoratori autonomi, tramite apposito contratto, degli incarichi
finalizzati all’attuazione delle misure di prevenzione incendi, lotta
antincendi e gestione dell’emergenza, possa essere consentito come
misura integrativa e non sostitutiva del disposto di cui all’art. 4,
comma 5, lettera a) del predetto decreto legislativo n.
626/1994.
Detto personale esterno dovra’, in ogni caso, essere formato
a cura del proprio datore di lavoro in relazione al livello di rischio
di incendio dell’attivita’ presso la quale prestera’ il
servizio.
Qualora non sia prefigurabile a priori l’attivita’ presso la
quale verra’ espletato il servizio, la formazione dovra’ essere basata
su contenuti che siano i piu’ completi e dettagliati possibili, ed al
riguardo si ritiene che il corso di tipo C, di cui all’allegato IX del
decreto ministeriale 10 marzo 1998, sia quello adatto a tal
fine.
Inoltre si ritiene necessario che il livello di formazione
acquisito vada attestato secondo le procedure di cui all’art. 3 della
legge n. 609 del 1996.
Da ultimo occorre precisare che il datore di
lavoro che ricorre a tale servizio esterno, e’ tenuto a fornire ai
predetti lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di
prevenzione incendi, lotta antincendi e gestione dell’emergenza, la
necessaria informazione sui rischi specifici e sulle misure di
sicurezza attuate nella propria azienda, secondo modalita’ da
precisare negli accordi contrattuali.
Formazione dei datori di lavoro
che ai sensi dell’art. 10 del decreto legislativo n. 626/1994, possono
svolgere direttamente i compiti di addetto alla prevenzione incendi e
di evacuazione.
L’ art. 10 del decreto legislativo n. 626/1994
consente al datore di lavoro delle seguenti aziende:
aziende artigiane
ed industriali sino a 30 addetti;
aziende agricole sino a 10
addetti;
aziende dell…

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