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Circolare 09/09/1986

Circolare 09/09/1986 n. 6927 - Presidenza del Consiglio dei Ministri - Circolare esplicativa in materia di coordinamento delle norme sul recupero e la sanatoria di abusi edilizi e sulla tutela dell'ambiente dall'inquinamento. Gazzetta Ufficiale 12/09/1986 n. 212

Circolare 09/09/1986 n. 6927
Presidenza del Consiglio dei Ministri –
Circolare esplicativa in materia di coordinamento delle norme sul
recupero e la sanatoria di abusi edilizi e sulla tutela dell’ambiente
dall’inquinamento.
Gazzetta Ufficiale 12/09/1986 n. 212

La legge
28-2-1985, n.47, recante norme in materia di controllo dell’attività
urbanistico-edilizia, è già in fase di avanzata attuazione. Il
recupero urbanistico degli insediamenti abusivi e la sanatoria degli
illeciti edilizi (previsti rispettivamente nei capi III e IV della
legge) rimuovono l’antigiuridicità degli abusi irreversibilmente
commessi con la costruzione di opere non conformi alla disciplina di
piano e dell’edificazione e, in tal guisa, cassano lesioni ormai
consumate all’interesse pubblico. La legge, peraltro, non è (e non
potrebbe essere) intesa a consentire che dagli edifici sanati si
continuino a scaricare acque impure in modi impropri o si producano
immissioni comunque pericolose per la salute pubblica, procurando
danni permanenti e progressivi all’ambiente. Ed anzi l’attuazione
della stessa può e deve costituire occasione per le autorità preposte
alla tutela dell’igiene ambientale e del corretto assetto del
territorio per operare la necessaria verifica – con la conoscenza
delle situazioni di fatto – delle occorrenze utili a ripristinare e ad
assicurare la salubrità dell’ambiente.
Ed infatti la legge non deroga
e non consente infrazioni ad alcuna delle misure previste dal testo
unico delle leggi sanitarie approvato con regio decreto 27-7-1934,
n.1265, né alle disposizioni di cui alla legge 10-5-1976, n.319, sulla
tutela delle acque dall’inquinamento o a quelle del decreto del
Presidente della Repubblica 10-9-1982, n.915, in materia di
smaltimento di rifiuti o a quelle relative alla protezione delle acque
potabili o di balneazione o relative alla disciplina degli scarichi
dei rifiuti in mare.
La legge stessa, del resto, si pone in linea di
coerenza, in un disegno unico di protezione della salute da
qualsivoglia effetto inquinante, con la successiva legge 8-7-1986,
n.349 istitutiva del Ministero dell’ambiente, al quale sono stati
attribuiti, oltre al compito di tutela delle acque ai sensi delle
citate disposizioni, quelli:
a) di assicurare, in un quadro organico,
la promozione, la conservazione ed il recupero di condizioni
ambientali conformi agli interessi fondamentali della collettività ed
alla qualità della vita, nonché la conservazione e la valorizzazione
del patrimonio naturale nazionale e la difesa delle risorse naturali
dall’inquinamento (art.1, comma 2);
b) di collaborare, in un’ottica di
reciprocità, in vista della effettiva protezione dell’ambiente, con le
regioni, le province e i comuni, sia in relazione ad “aree ad elevato
rischio di crisi ambientali” (art.7 legge n.349/86 cit.) sia per
prevenire “gravi danni ecologici” ai sensi dell’art.8 della legge
medesima, stabilendo per tali casi l’obbligo di adozione di adeguate
misure provvisorie di salvaguardia e di ripristino da parte delle
regioni e degli enti locali interessati ed il potere-dovere del
Ministro dell’ambiente di intervenire anche in via sostitutiva;
c) di
garantire l’osservanza del principio delineato dall’art.18 della legge
stessa, secondo il quale il danno all’ambiente costituisce danno alla
collettività e quindi allo Stato. Come tale esso è da prevenire e
comporta comunque per iniziativa dello stesso Stato “nonché degli enti
territoriali sui quali incidano i beni oggetto del fatto lesivo”,
l’obbligo di ripristinare l’equilibrio alterato per iniziativa dello
stesso Stato.
Da quanto suesposto consegue che l’attuazione della
legge 28-2-1985, n.47, deve risultare congruente con le esigenze della
tutela dell’ambiente, ed in particolare con quelle espresse dalla
normativa sull’inquinamento, e ciò in considerazione del carattere
unitario e non settoriale della tutela stessa e della sua natura di
interesse essenziale di rilievo costituzionale.
Quanto sopra premesso,
si richiama l’attenzione delle competenti autorità sui seguenti
punti.
In sede di predisposizione della disciplina di cui all’art.29
della legge n.47/85, il principio fondamentale contenuto nella lettera
b) del comma 1 di tale articolo (“rispetto degli interessi di
carattere ambientale”) vale ad assicurare che le varianti per il
recupero urbanistico degli insediamenti abusivi siano corredate dalle
necessarie prescrizioni per il trattamento e lo smaltimento degli
scarichi civili e dei rifiuti solidi. Tale esigenza, che si estende –
ovviamente – ad ogni tipo di insediamento, risulta tanto più rilevante
e di indifferibile soddisfazione se si pensa che i nuclei abusivi da
recuperare attraverso le varianti costituiscono sempre un carico
imprevisto ed aggiuntivo rispetto al grado di tollerabilità ambientale
assunto a base delle previsioni di trasformazione territoriale dello
strumento urbanistico.
Analoghe cautele dovranno essere messe in opera
dai comuni in sede di applicazione del terzo comma del medesimo
art.29, nelle ipotesi in esso previste.
E’ appena il caso di
ricordare, poi, che i programmi di cui alla lettera f) del secondo
comma dell’art.29, la determinazione degli oneri di cui alla lettera
g) dello stesso e le convenzioni di cui al successivo quarto comma
dovranno sempre tener conto dell’entità delle risorse necessarie al
soddisfacimento delle esigenze ora descritte.
Le opere per le quali è
rilasciato il provvedimento in sanatoria devono tuttavia essere rese,
se necessario, conformi alle prescrizioni recate dalla normativa
vigente in materia di inquinamento ambientale, con particolare
riferimento all’osservanza della legge n.319 del 1976, e successive
modificazioni e integrazioni, di cui alle leggi 8-10-1976, n.690,
24-12-1979, n.650, 5-3-1982, n.62, 27-2-1984, n.18 e 25-7-1984,
n.381.
A tal uopo è indifferibile che i comuni provvedano
all’esecuzione delle opere di urbanizzazione necessarie ad evitare
inquinamenti o, secondo le circostanze, impongano ai concessionari la
realizzazione di impianti adeguati salvo corrispondente riduzione del
contributo di concessione.
Nel rilasciare il certificato di
abitabilità o agibilità il sindaco è tenuto a verificare che la
costruzione sia conforme alle leggi statali e regionali in materia
igienico-sanitaria ed ambientale.
E’ appena il caso di ricordare che i
sindaci sono tenuti all’adozione delle misure necessarie alla difesa
dalle lavorazioni insalubri (articoli 216 e 217 testo unico legge
sanitaria regio decreto 27-7-1934, n.1265).
Particolare cautela,
infine, dovrà essere posta nell’esercizio delle attività di competenza
degli enti ed organi in indirizzo nelle ipotesi in cui i nuclei e le
opere da recuperare, dei quali si richiede la sanatoria, siano ubicati
in aree demaniali di rilevanza naturalistica.
In tal caso le
prescrizioni del quarto comma dell’art.32 della legge n.47/85 devono
trovare applicazione particolarmente rigorosa, sia sul piano della
motivazione del provvedimento con cui lo Stato o l’ente interessato
potrebbe dichiarare la propria disponibilità ai sensi della norma ora
richiamata, sia in relazione alla obiettiva necessità di assicurare
che importanti settori del demanio non vengano sostanzialmente
abbandonati alle conseguenze di una sanatoria indiscriminata.
Sulla
base delle indicazioni di cui sopra gli enti, amministrazioni ed
organi in indirizzo vorranno attivare con il Ministero dell’ambiente,
nella cui precipua responsabilità rientra la materia trattata nella
presente circolare, uno scambio di reciproche informazioni, in uno
spirito collaborativo e nel rispetto delle rispettive competenze, in
vista dell’esigenza non più differibile di realizzare una effettiva
applicazione delle leggi di tutela dell’ambiente.

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