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Circolare 29/12/1976

Circolare 29/12/1976 - Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall'inquinamento - Applicazione delle leggi 10-5-1976, n. 319 e 8-10-1976, n. 690.

Circolare 29/12/1976
Comitato dei Ministri per la tutela delle acque
dall’inquinamento – Applicazione delle leggi 10-5-1976, n. 319 e
8-10-1976, n. 690.

La legge 10-5-1976, n. 319, recante norme per
la tutela delle acque dall’inquinamento, ha dato luogo, in sede di
applicazione, a molteplici dubbi e perplessità.
Questo comitato cui, a
termini del combinato disposto degli artt. 2 e 3 della legge in
argomento, compete, tra l’altro, l’esercizio delle funzioni di
indirizzo, promozione, consulenza e coordinamento generali delle
attività pubbliche e private connessa con l’applicazione della legge
medesima, tenuto conto delle numerose perplessità da più parti
manifestate, ritiene utile, al fine di una uniforme e più efficace
applicazione della legge n. 319, del successivo decreto legge
10-8-1976, n. 544, e della relativa legge di conversione 8-10-1976, n.
690, fornire alcune note interpretative sulle norme più discusse.
Art.
10, secondo comma, della legge n. 319 del 1976 La legge n. 319,
suddivisi gli insediamenti produttivi in insediamenti nuovi (art. 12 )
ed insediamenti esistenti (art. 13 ), ha considerato un’altra
categoria di insediamenti, individuandola in quelli che non abbiano
ottenuto la licenza di agibilità e abitabilità alla data di entrata in
vigore della legge.
Questi ultimi sono tenuti, entro due anni dalla
data anzidetta, ad adeguare i propri scarichi limiti di accettabilità
previsti per i nuovi insediamenti.
Per una corretta interpretazione
della norma, occorre valutare congiuntamente la finalità di tutela
dall’inquinamento perseguita dalla legge e tutte le ipotesi di
insediamenti che sono, comunque, tenuti a determinati comportamenti,
affinché le prescrizioni del legislatore trovino la dovuta
applicazione.
Non sembra, quindi che possano essere ignorati quegli
insediamenti in fase di costruzione o già costruiti, ma non ancora in
esercizio, in quanto questi insediamenti, benché non ancora in
attività, costituiscono già un’entità, predisposta al fine
dell’esercizio industriale, che ha richiesto interventi sul piano
finanziario, progettuale ed esecutivo.
In virtù di questa valutazione,
va ritenuto che i suddetti insediamenti rientrano nella categoria di
cui al secondo comma dell’art. 10 anche per l’ulteriore
considerazione che il termine previsto per l’adeguamento degli
scarichi è limitato a due anni, proprio perché trattasi di
insediamenti già in fase di costruzione o già costruiti.
La ricerca
della categoria va poi effettuata nell’ambito degli insediamenti
esistenti.
A tal fine, si precisa che l’elemento di individuazione per
quanto concerne gli insediamenti esistenti è costituito dalla licenza
di agibilità o abitabilità espressamente indicata nel comma
citato.
Trattasi della autorizzazione di cui all’art. 221 del testo
unico delle leggi sanitarie, approvato con Regio decreto 27-7-1934, n.
1265, che è stata anche per interpretazione giurisprudenziale,
ritenuta necessaria per tutti i locali soggetti alla frequenza
dell’uomo.
Ove, peraltro, alcuni insediamenti produttivi esistenti non
fossero stati obbligati dalle disposizioni vigenti anteriormente
all’entrata in vigore della legge n. 319 a richiedere e ad ottenere la
suddetta licenza, questi possono essere considerati insediamenti
esistenti e dovranno adeguare i propri scarichi ai limiti di
accettabilità nei termini previsti dall’art. 13 della legge. Per il
relativo accertamento si può fare ricorso ad altra documentazione
ufficiale che provi la esistenza dell’impianto prima dell’entrata in
vigore della legge n. 319 del 1976.
Art. 15 della legge n. 319 del
1976
Detto articolo stabilisce, tra l’altro, che i titolari degli
scarichi già in essere, provenienti da insediamenti produttivi
debbono:
a) se sprovvisti di autorizzazione allo scarico, farne
domanda entro due mesi dall’entrata in vigore della legge (termine
prorogato di centottanta giorni con decreto legge 10-8-1976, n. 544, e
con relativa legge di conversione 8-10-1976, n. 690);
b) se già in
possesso dell’autorizzazione, presentare domanda di rinnovo entro sei
mesi (cioè entro il 13 dicembre 1976).
La domanda di autorizzazione, o
di rinnovo, da presentare all’autorità competente per il controllo,
deve essere accompagnata dalla puntuale precisazione delle
caratteristiche qualitative e quantitative dello scarico terminale in
atto, nonché dalla indicazione della quantità di acqua da prelevare
nell’anno solare.
Si è avuto modo di rilevare che le autorità cui è
demandata la funzione di vigilanza e di controllo degli scarichi,
hanno diramato istruzioni non sempre uniformi per la redazione, da
parte degli interessati, delle domande di autorizzazione e di rinnovo
di cui sopra.
Pur spettando a dette autorità il compito di impartire
le opportune disposizioni per la compilazione delle istanze, questo
comitato, ritenendo che i dati forniti dagli interessati possano
essere utilizzati anche per la formazione e l’aggiornamento dei
catasti degli scarichi e per la redazione dei piani di risanamento
delle acque previsti dalla legge, ha predisposto un modello di scheda
tecnica che potrebbe essere unita alle domande di autorizzazione allo
scarico di cui al citato art. 15.
Detta scheda , predisposta con la
collaborazione dell’Istituto di ricerca sulle acque del Consiglio
nazionale delle ricerche e del Consiglio superiore dei lavori
pubblici, appare utile per la identificazione della ditta, delle
caratteristiche dell’insediamento produttivo, delle caratteristiche
dei sistemi di approvvigionamento e di scarico, dei dati di
esercizio.
Ove ritenuto necessario, la scheda potrebbe essere
integrata dalle autorità competenti con la richiesta di ulteriori
dati.
Peraltro, al fine di non rendere eccessivamente gravoso il
compito dei titolari degli scarichi, tenuto anche conto della
difficile situazione della economia nazionale, si raccomanda che la
documentazione da porre a corredo della domanda di autorizzazione
venga limitata allo stretto indispensabile e che non vengano imposti
versamenti in denaro di rilevante entità per le spese di
istruttoria.
Art. 25 delle legge n. 319 del 1976
La norma in esame
dispone, tra l’altro, che coloro che effettuano scarichi già
esistenti, provenienti da insediamenti sia produttivi che civili, sono
comunque tenuti ad osservare le prescrizioni stabilite dalle regioni o
dagli enti locali, in quanto compatibili con le disposizioni
qualitative e temporali della legge n. 319 ed, in particolare, con
quanto contenuto nella Tabella C.
Dubbi sono sorti sui limiti della
potestà delle regioni e degli enti locali di stabilire con propria
normativa prescrizioni alle quali devono attenersi coloro che
effettuano scarichi già esistenti, provenienti da insediamenti sia
produttivi che civili.
Al riguardo, deve essere posto in risalto il
carattere di norma transitoria dell’articolo in esame, emanato allo
scopo di regolare rapporti giuridici sottoposti a trapasso di
legislazione.
In tale sua veste e per tale sua funzione, nulla vieta
che la norma preveda la possibilità che le autonomie locali emanino,
in aggiunta alle disposizioni della legge n. 319, altre prescrizioni
dirette a regolamentare quei casi necessari di apposita
disciplina.
Peraltro, a norma dell’art. 25, nell’esercizio di tale potestà, le
regioni e gli enti locali dovranno attenersi alla osservanza del
limite costituito dalla compatibilità delle emanande norme con le
prescrizioni qualitative e temporali della legge n. 319 e con il
contenuto della Tabella C allegata alla legge stessa, tenendo altresì
conto dei tempi tecnici necessari per provvedere all’adeguamento degli
impianti di depurazione ai limiti qualitativi intermedi imposti con
tale normativa transitoria.
Art. 1-quater inserito dalla legge 8
ottobre 1976, n. 690, nel decreto legge 10 agosto 1976, n. 544
La
norma contiene l’interpretazione autentica delle nozioni di
«insediamento o complesso produttivo» (lett. a) e di «insediamento
civile» (lett. b), nozioni che avevano dato luogo, in sede di
applicazione della legge n. 319, a non poche perplessità e a difformi
interpretazioni.
L’intervento del legislatore si è reso necessario,
soprattutto, per l’esatta individuazione dei soggetti obbligati, a
norma dell’art. 18 della legge n. 319, alla corresponsione ai comuni o
ai consorzi intercomunali di una somma, a titolo di parziale compenso,
per i danni arrecati dai propri scarichi ai corpi ricettori.
Dal
contesto del citato art. 1-quater appare anzitutto evidente la netta
distinzione voluta dal legislatore tra insediamento produttivo e
insediamento civile, per i quali la legge n. 319 detta una diversa
disciplina.
Per la esatta definizione di insediamento o complesso
produttivo soccorrono due elementi: il primo, di carattere edilizio,
nel senso che debbono aversi uno o più edifici o installazioni
insistenti su un’area determinata, con esclusione di qualsiasi
carattere di provvisorietà, aventi uno o più scarichi terminali;
l’altra, di carattere strumentale, nel senso della destinazione del
complesso al fine stabile e permanente dell’attività produttiva.
Tale
attività deve compiersi nell’ambito di complessi organici edilizi,
dotati di attrezzature tecnico-produttive fisse, specificamente
destinate al compimento del ciclo produttivo in via diretta,
permanente e primaria.
La portata della formulazione legislativa è nel
caso, assai ampia fino a comprendere qualsiasi complesso produttivo di
beni primari o strumentali, indipendentemente dalle dimensioni
edilizie e industriali.
Si ritiene, peraltro, opportuno rilevare che,
ove nell’ambito dell’insediamento produttivo fossero compresi edifici
destinati, ad esempio, a servizi igienico-sanitari, a mense e ad
abitazioni per le maestranze che vi lavorano, gli stessi, costituendo
pertinenze del complesso industriale, ne seguono il regime giuridico
anche ai fini della legge n. 319 del 1976, sempre che gli scarichi
s…

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