DECRETO LEGISLATIVO 30 maggio 2008, n. 116 - Attuazione della direttiva 2006/7/CE relativa alla gestione della qualita' delle acque di balneazione e abrogazione della direttiva 76/160/CEE. (GU n. 155 del 4-7-2008 | Ingegneri.info

DECRETO LEGISLATIVO 30 maggio 2008, n. 116 – Attuazione della direttiva 2006/7/CE relativa alla gestione della qualita’ delle acque di balneazione e abrogazione della direttiva 76/160/CEE. (GU n. 155 del 4-7-2008

DECRETO LEGISLATIVO 30 maggio 2008, n. 116 - Attuazione della direttiva 2006/7/CE relativa alla gestione della qualita' delle acque di balneazione e abrogazione della direttiva 76/160/CEE. (GU n. 155 del 4-7-2008 )

DECRETO LEGISLATIVO 30 maggio 2008 , n. 116

Attuazione della direttiva 2006/7/CE relativa alla gestione della
qualita’ delle acque di balneazione e abrogazione della direttiva
76/160/CEE.

Capo IDisposizioni generali

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Vista la legge 6 febbraio 2007, n. 13, recante delega al Governo
per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia
alle Comunita’ europee – legge comunitaria 2006, ed in particolare
l’articolo 1, commi 1 e 3, e l’allegato B;
Vista la direttiva 2006/7/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 15 febbraio 2006, relativa alla gestione della
qualita’ delle acque di balneazione e che abroga la direttiva
76/160/CEE;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 1982, n.
470, e successive modificazioni, recante attuazione della direttiva
76/160/CEE, relativa alla qualita’ delle acque di balneazione;
Visto il decreto legislativo 11 luglio 2007, n. 94, recante
attuazione della direttiva 2006/7/CE, concernente la gestione delle
acque di balneazione, nella parte relativa all’ossigeno disciolto;
Visto il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante
disposizioni in materia ambientale, che prevede, tra l’altro, agli
articoli 76 e 77, il raggiungimento di obiettivi di qualita’
ambientale;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 27 febbraio 2008;
Acquisito il parere della Conferenza unificata di cui
all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, reso
nella seduta del 20 marzo 2008;
Acquisito il parere della competente Commissione parlamentare della
Camera dei deputati;
Considerato che la competente Commissione del Senato della
Repubblica non si e’ espressa nei termini previsti;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 30 maggio 2008;
Sulla proposta del Ministro per le politiche europee e del Ministro
del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con i
Ministri degli affari esteri, della giustizia, dell’economia e delle
finanze, dell’ambiente e del territorio e del mare e per i rapporti
con le regioni;
E m a n a il seguente decreto legislativo:

Art. 1.
Finalita’ e campo di applicazione

1. Il presente decreto e’ finalizzato a proteggere la salute umana
dai rischi derivanti dalla scarsa qualita’ delle acque di balneazione
anche attraverso la protezione ed il miglioramento ambientale ed
integra le disposizioni di cui alla parte terza del decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni.
2. Il presente decreto stabilisce disposizioni in materia di:
a) monitoraggio e classificazione della qualita’ delle acque di
balneazione;
b) gestione della qualita’ delle acque di balneazione;
c) informazione al pubblico in merito alla qualita’ delle acque
di balneazione.
3. Il presente decreto si applica alle acque superficiali o parte
di esse nelle quali l’autorita’ competente prevede che venga
praticata la balneazione e non ha imposto un divieto permanente di
balneazione.
4. Le norme del presente decreto non si applicano:
a) alle piscine e alle terme;
b) alle acque confinate soggette a trattamento o utilizzate a
fini terapeutici;
c) alle acque confinate create artificialmente e separate dalle
acque superficiali e dalle acque sotterranee.

Avvertenza:

Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia ai sensi dell’art. 10,
commi 2 e 3 del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione
delle leggi, sull’emanazione dei decreti del Presidente della
Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di
facilitare la lettura delle disposizioni di legge modificate o alle
quali e’ operato il rinvio. Restano invariati il valore e l’efficacia
degli atti legislativi qui trascritti.
Per le direttive CEE vengono forniti gli estremi di pubblicazione
nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita’ europee (GUCE).

Note alle premesse:
– L’art. 76 della Costituzione stabilisce che l’esercizio della
funzione legislativa non puo’ essere delegato al Governo se non con
determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo
limitato e per oggetti definiti.
– L’art. 87 della Costituzione conferisce, tra l’altro, al
Presidente della Repubblica il potere di promulgare le leggi e di
emanare i decreti aventi valore di legge ed i regolamenti.
– La legge 6 febbraio 2007, n. 13, e’ pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale del 17 febbraio 2007, n. 40, supplemento ordinario.
– La direttiva 2006/7/CE del Parlamento europeo e del Consiglio
relativa alla gestione della qualita’ delle acque di balneazione e
che abroga la direttiva 76/160/CEE e’ pubblicata nella G.U.U.E.
4 marzo 2006.
– Il decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 1982, n.
470, e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 26 luglio 1982, n.
203.
– Il decreto legislativo 11 luglio 2007, n. 94, e’ pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale del 16 luglio 2007, n. 163.
– Si riporta il testo degli articoli 76 e 77 del decreto
legislativo del 3 aprile 2006, n. 152, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale del 14 aprile 2006, n. 88:
«Art. 76 (Disposizioni generali). – 1. Al fine della tutela e del
risanamento delle acque superficiali e sotterranee, la parte terza
del presente decreto individua gli obiettivi minimi di qualita’
ambientale per i corpi idrici significativi e gli obiettivi di
qualita’ per specifica destinazione per i corpi idrici di cui
all’art. 78, da garantirsi su tutto il territorio nazionale.
2. L’obiettivo di qualita’ ambientale e’ definito in funzione
della capacita’ dei corpi idrici di mantenere i processi naturali di
autodepurazione e di supportare comunita’ animali e vegetali ampie e
ben diversificate.
3. L’obiettivo di qualita’ per specifica destinazione individua
lo stato dei corpi idrici idoneo ad una particolare utilizzazione da
parte dell’uomo, alla vita dei pesci e dei molluschi.
4. In attuazione della parte terza del presente decreto sono
adottate, mediante il Piano di tutela delle acque di cui all’art.
121, misure atte a conseguire gli obiettivi seguenti entro il
22 dicembre 2015:
a) sia mantenuto o raggiunto per i corpi idrici significativi
superficiali e sotterranei l’obiettivo di qualita’ ambientale
corrispondente allo stato di «buono»;
b) sia mantenuto, ove gia’ esistente, lo stato di qualita’
ambientale «elevato» come definito nell’allegato 1 alla parte terza
del presente decreto;
c) siano mantenuti o raggiunti altresi’ per i corpi idrici a
specifica destinazione di cui all’art. 79 gli obiettivi di qualita’
per specifica destinazione di cui all’allegato 2 alla parte terza del
presente decreto, salvi i termini di adempimento previsti dalla
normativa previgente.
5. Qualora per un corpo idrico siano designati obiettivi di
qualita’ ambientale e per specifica destinazione che prevedono per
gli stessi parametri valori limite diversi, devono essere rispettati
quelli piu’ cautelativi quando essi si riferiscono al conseguimento
dell’obiettivo di qualita’ ambientale; l’obbligo di rispetto di tali
valori limite decorre dal 22 dicembre 2015.
6. Il Piano di tutela provvede al coordinamento degli obiettivi
di qualita’ ambientale con i diversi obiettivi di qualita’ per
specifica destinazione.
7. Le regioni possono definire obiettivi di qualita’ ambientale
piu’ elevati, nonche’ individuare ulteriori destinazioni dei corpi
idrici e relativi obiettivi di qualita’.».
«Art. 77 (Individuazione e perseguimento dell’obiettivo di
qualita’ ambientale). – 1. Entro dodici mesi dalla data di entrata in
vigore della parte terza del presente decreto, sulla base dei dati
gia’ acquisiti e dei risultati del primo rilevamento effettuato ai
sensi degli articoli 118 e 120, le regioni che non vi abbiano
provveduto identificano per ciascun corpo idrico significativo, o
parte di esso, la classe di qualita’ corrispondente ad una di quelle
indicate nell’allegato 1 alla parte terza del presente decreto.
2. In relazione alla classificazione di cui al comma 1, le
regioni stabiliscono e adottano le misure necessarie al
raggiungimento o al mantenimento degli obiettivi di qualita’
ambientale di cui all’art. 76, comma 4, lettere a) e b), tenendo
conto del carico massimo ammissibile, ove fissato sulla base delle
indicazioni delle autorita’ di bacino, e assicurando in ogni caso per
tutti i corpi idrici l’adozione di misure atte ad impedire un
ulteriore degrado.
3. Al fine di assicurare entro il 22 dicembre 2015 il
raggiungimento dell’obiettivo di qualita’ ambientale corrispondente
allo stato di «buono», entro il 31 dicembre 2008 ogni corpo idrico
superficiale classificato o tratto di esso deve conseguire almeno i
requisiti dello stato di «sufficiente» di cui all’allegato 1 alla
parte terza del presente decreto.
4. Le acque ricadenti nelle aree protette devono essere conformi
agli obiettivi e agli standard di qualita’ fissati nell’allegato 1
alla parte terza del presente decreto, secondo le scadenze temporali
ivi stabilite, salvo diversa disposizione della normativa di settore
a norma della quale le singole aree sono state istituite.
5. La designazione di un corpo idrico artificiale o fortemente
modificato e la relativa motivazione sono esplicitamente menzionate
nei piani di bacino e sono riesaminate ogni sei anni. Le regioni
possono definire un corpo idrico artificiale o fortemente modificato
quando:
a) le modifiche delle caratteristiche idromorfologiche di tale
corpo, necessarie al raggiungimento di un buono stato ecologico,
abbiano conseguenze negative rilevanti:
1) sull’ambiente in senso ampio;
2) sulla navigazione, comprese le infrastrutture portuali, o
sul diporto;
3) sulle attivita’ per le quali l’acqua e’ accumulata, quali
la fornitura di acqua potabile, la produzione di energia o
l’irrigazione;
4) sulla regolazione delle acque, la protezione dalle
inondazioni o il drenaggio agricolo;
5) su altre attivita’ sostenibili di sviluppo umano
ugualmente importanti;
b) i vantaggi cui sono finalizzate le caratteristiche
artificiali o modificate del corpo idrico non possono, per motivi di
fattibilita’ tecnica o a causa dei costi sproporzionati, essere
raggiunti con altri mezzi che rappresentino un’opzione
significativamente migliore sul piano ambientale.
6. Le regioni possono motivatamente prorogare il termine del
23 dicembre 2015 per poter conseguire gradualmente gli obiettivi dei
corpi idrici purche’ non si verifichi un ulteriore deterioramento
dello stato dei corpi idrici e sussistano tutte le seguenti
condizioni:
a) i miglioramenti necessari per il raggiungimento del buono
stato di qualita’ ambientale non possono essere raggiunti entro i
termini stabiliti almeno per uno dei seguenti motivi:
1) i miglioramenti dello stato dei corpi idrici possono
essere conseguiti per motivi tecnici solo in fasi successive al
23 dicembre 2015;
2) il completamento dei miglioramenti entro i termini fissati
sarebbe sproporzionalmente costoso;
3) le condizioni naturali non consentono il miglioramento del
corpo idrico nei tempi richiesti;
b) la proroga dei termini e le relative motivazioni sono
espressamente indicate nei piani di cui agli articoli 117 e 121;
c) le proroghe non possono superare il periodo corrispondente a
due ulteriori aggiornamenti dei piani di cui alla lettera b), fatta
eccezione per i casi in cui le condizioni naturali non consentano di
conseguire gli obiettivi entro detto periodo;
d) l’elenco delle misure, la necessita’ delle stesse per il
miglioramento progressivo entro il termine previsto, la
giustificazione di ogni eventuale significativo ritardo nella
attuazione delle misure, nonche’ il relativo calendario di attuazione
delle misure devono essere riportati nei piani di cui alla
lettera b). Le informazioni devono essere aggiornate nel riesame dei
piani.
7. Le regioni, per alcuni corpi idrici, possono stabilire di
conseguire obiettivi ambientali meno rigorosi rispetto a quelli di
cui al comma 4, qualora, a causa delle ripercussioni dell’impatto
antropico rilevato ai sensi dell’art. 118 o delle loro condizioni
naturali, non sia possibile o sia esageratamente oneroso il loro
raggiungimento. Devono, in ogni caso, ricorrere le seguenti
condizioni:
a) la situazione ambientale e socioeconomica non consente di
prevedere altre opzioni significativamente migliori sul piano
ambientale ed economico;
b) la garanzia che:
1) per le acque superficiali venga conseguito il migliore
stato ecologico e chimico possibile, tenuto conto degli impatti che
non potevano ragionevolmente essere evitati per la natura
dell’attivita’ umana o dell’inquinamento;
2) per le acque sotterranee siano apportate modifiche minime
al loro stato di qualita’, tenuto conto degli impatti che non
potevano ragionevolmente essere evitati per la natura dell’attivita’
umana o dell’inquinamento;
c) per lo stato del corpo idrico non si verifichi alcun
ulteriore deterioramento;
d) gli obiettivi ambientali meno rigorosi e le relative
motivazioni figurano espressamente nel piano di gestione del bacino
idrografico e del piano di tutela di cui agli articoli 117 e 121 e
tali obiettivi sono rivisti ogni sei anni nell’ambito della revisione
di detti piani.
8. Quando ricorrono le condizioni di cui al comma 7, la
definizione di obiettivi meno rigorosi e’ consentita purche’ essi non
comportino l’ulteriore deterioramento dello stato del corpo idrico e,
fatto salvo il caso di cui alla lettera b) del medesimo comma 7,
purche’ non sia pregiudicato il raggiungimento degli obiettivi
fissati dalla parte terza del presente decreto in altri corpi idrici
compresi nello stesso bacino idrografico.
9. Nei casi previsti dai commi 6 e 7, i piani di tutela devono
comprendere le misure volte alla tutela del corpo idrico, ivi
compresi i provvedimenti integrativi o restrittivi della disciplina
degli scarichi ovvero degli usi delle acque. I tempi e gli obiettivi,
nonche’ le relative misure, sono rivisti almeno ogni sei anni ed ogni
eventuale modifica deve essere inserita come aggiornamento del piano.
10. Il deterioramento temporaneo dello stato del corpo idrico
dovuto a circostanze naturali o di forza maggiore eccezionali e
ragionevolmente imprevedibili, come alluvioni violente e siccita’
prolungate, o conseguente a incidenti ragionevolmente imprevedibili,
non da’ luogo a una violazione delle prescrizioni della parte terza
del presente decreto, purche’ ricorrano tutte le seguenti condizioni:
a) che siano adottate tutte le misure volte ad impedire
l’ulteriore deterioramento dello stato di qualita’ dei corpi idrici e
la compromissione del raggiungimento degli obiettivi di cui all’art.
76 ed al presente articolo in altri corpi idrici non interessati alla
circostanza;
b) che il piano di tutela preveda espressamente le situazioni
in cui detti eventi possono essere dichiarati ragionevolmente
imprevedibili o eccezionali, anche adottando gli indicatori
appropriati;
c) che siano previste ed adottate misure idonee a non
compromettere il ripristino della qualita’ del corpo idrico una volta
conclusisi gli eventi in questione;
d) che gli effetti degli eventi eccezionali o imprevedibili
siano sottoposti a un riesame annuale e, con riserva dei motivi di
cui all’art. 76, comma 4, lettera a), venga fatto tutto il possibile
per ripristinare nel corpo idrico, non appena cio’ sia
ragionevolmente fattibile, lo stato precedente tali eventi;
e) che una sintesi degli effetti degli eventi e delle misure
adottate o da adottare sia inserita nel successivo aggiornamento del
piano di tutela.
10-bis. Le regioni non violano le disposizioni del presente
decreto nei casi in cui:
a) il mancato raggiungimento del buon stato delle acque
sotterranee, del buono stato ecologico delle acque superficiali o,
ove pertinente, del buon potenziale ecologico ovvero l’incapacita’ di
impedire il deterioramento del corpo idrico superficiale e
sotterraneo sono dovuti a nuove modifiche delle caratteristiche
fisiche di un corpo idrico superficiale o ad alterazioni
idrogeologiche dei corpi idrici sotterranei;
b) l’incapacita’ di impedire il deterioramento da uno stato
elevato ad un buono stato di un corpo idrico superficiale sia dovuto
a nuove attivita’ sostenibili di sviluppo umano purche’ sussistano le
seguenti condizioni:
1) siano state avviate le misure possibili per mitigare
l’impatto negativo sullo stato del corpo idrico;
2) siano indicate puntualmente ed illustrate nei piani di cui
agli articoli 117 e 121 le motivazioni delle modifiche o delle
alterazioni e gli obiettivi siano rivisti ogni sei anni;
3) le motivazioni delle modifiche o delle alterazioni di cui
alla lettera b) siano di prioritario interesse pubblico ed i vantaggi
per l’ambiente e la societa’, risultanti dal conseguimento degli
obiettivi di cui al comma 1, siano inferiori rispetto ai vantaggi
derivanti dalle modifiche o dalle alterazioni per la salute umana,
per il mantenimento della sicurezza umana o per lo sviluppo
sostenibile;
4) per motivi di fattibilita’ tecnica o di costi
sproporzionati, i vantaggi derivanti dalle modifiche o dalle
alterazioni del corpo idrico non possano essere conseguiti con altri
mezzi che garantiscono soluzioni ambientali migliori.».
– Per il decreto legislativo del 3 aprile 2006, n. 152, si vedano
le note alle premesse.

Capo IDisposizioni generali

Art. 2.
Definizioni

1. Ai fini del presente decreto, si intende per:
a) «autorita’ competente»: l’autorita’ o le autorita’ di cui agli
articoli 3, 4, e 5, designate per garantire il rispetto delle
prescrizioni del presente decreto;
b) «permanente/permanentemente»: in relazione al divieto di
balneazione, della durata almeno di un’intera stagione balneare;
c) «inquinamento»: la presenza di contaminazione microbiologica o
di altri organismi o di materiale/sostanza di cui agli articoli 11 e
12 e all’allegato I, colonna A, che influiscono sulla qualita’ delle
acque di balneazione e comportano un rischio per la salute dei
bagnanti;
d) «inquinamento di breve durata»: la contaminazione microbiologica
di cui all’allegato I, colonna A, le cui cause sono chiaramente
identificabili e che si presume normalmente non influisca sulla
qualita’ delle acque di balneazione per piu’ di 72 ore circa dal
momento della prima incidenza e per cui l’autorita’ competente ha
stabilito procedure per prevedere e affrontare tali episodi come
indicato nell’allegato II;
e) «stagione balneare»: il periodo di tempo compreso fra il
1° maggio e il 30 settembre di ogni anno, salvo eccezioni dovute a
motivi climatici, in cui le acque di cui all’articolo 1, comma 3,
vengono utilizzate per la balneazione;
f) «misure di gestione»: le misure indicate di seguito
riguardanti le acque di balneazione:
1) istituzione e aggiornamento di un profilo delle acque di
balneazione;
2) istituzione di un calendario di monitoraggio;
3) monitoraggio delle acque di balneazione;
4) valutazione della qualita’ delle acque di balneazione;
5) classificazione delle acque di balneazione;
6) identificazione e valutazione delle cause dell’inquinamento
che potrebbero influire sulle acque di balneazione e nuocere alla
salute dei bagnanti;
7) informazione al pubblico;
8) azioni volte ad evitare l’esposizione dei bagnanti
all’inquinamento;
9) azioni volte a ridurre il rischio di inquinamento;
10) azioni volte alla rimozione delle cause di inquinamento ed
al miglioramento delle acque di balneazione;
g) «situazione anomala»: un evento o una combinazione di eventi
che impattano sulla qualita’ delle acque di balneazione nella zona in
questione e il cui verificarsi e’ previsto in media non piu’ di una
volta ogni quattro anni;
h) «serie di dati sulla qualita’ delle acque di balneazione»: i
dati ottenuti a norma dell’articolo 6;
i) «valutazione della qualita’ delle acque di balneazione»: il
processo di valutazione della qualita’ delle acque di balneazione
utilizzando il metodo di valutazione definito nell’allegato II;
l) «proliferazione cianobatterica»: un accumulo di cianobatteri
sotto forma di fioritura, stratificazione o schiuma;
m) «acque di balneazione»: le acque di cui all’articolo 1,
comma 3;
n) «punto di monitoraggio»: la stazione di monitoraggio
localizzata all’interno di ciascuna acqua di balneazione, nella quale
si prevede il maggior afflusso di bagnanti o il rischio piu’ elevato
di inquinamento in base al profilo delle acque di balneazione.
2. I termini «acque superficiali», «acque sotterranee», «acque
interne», «acque di transizione», «acque costiere» e «bacino
idrografico» e il termine «pubblico interessato» hanno lo stesso
significato ad essi attribuiti dal decreto legislativo 3 aprile 2006,
n. 152, e successive modificazioni.

Nota all’art. 2:
– Per il decreto legislativo del 3 aprile 2006, n. 152, si vedano
le note alle premesse.

Capo IDisposizioni generali

Art. 3.
Competenze statali

1. Sono di competenza statale:
a) le funzioni di indirizzo, promozione, consulenza e
coordinamento delle attivita’ connesse con la applicazione del
presente decreto;
b) l’aggiornamento e l’integrazione delle tabelle e delle norme
tecniche allegate, in base a nuove acquisizioni tecniche e
scientifiche o per il miglioramento della qualita’ delle acque
destinate alla balneazione;
c) l’elaborazione dei dati di monitoraggio e la trasmissione alla
Commissione europea di tutte le informazioni previste dal presente
decreto;
d) l’informazione al pubblico di cui all’articolo 15.

Capo IDisposizioni generali

Art. 4.
Competenze regionali

1. Sono di competenza regionale:
a) l’individuazione delle acque di balneazione e dei punti di
monitoraggio. Le acque di balneazione individuate sono riportate in
appositi registri per le finalita’ di cui all’articolo 117 del
decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive
modificazioni;
b) istituzione e aggiornamento del profilo delle acque di
balneazione, secondo le indicazioni fornite nell’allegato III;
c) l’istituzione di un programma di monitoraggio prima
dell’inizio di ogni stagione balneare;
d) la classificazione delle acque di balneazione di cui
all’articolo 8;
e) la facolta’ di ampliare o ridurre la stagione balneare secondo
le esigenze o le consuetudini locali;
f) l’aggiornamento dell’elenco delle acque di balneazione;
g) azioni volte alla rimozione delle cause di inquinamento ed al
miglioramento delle acque di balneazione;
h) l’informazione al pubblico ai sensi dell’articolo 15.
2. Le regioni trasmettono al Ministero del lavoro, della salute e
delle politiche sociali secondo le modalita’ stabilite dal presente
decreto, le informazioni di cui alle lettere d) e g) del comma 1,
nonche’ i risultati delle attivita’ di monitoraggio entro il
30 novembre di ogni anno. Esse trasmettono, altresi’, le informazioni
di cui alle lettere a), b), c), e) ed f) del comma 1 entro il
1° marzo di ogni anno. Le informazioni di cui alle lettere a), c), g)
ed h) del comma 1 sono trasmesse, con le medesime scadenze, anche al
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Nota all’art. 4:

– Si riporta il testo dell’art. 117 del citato decreto
legislativo del 3 aprile 2006, n. 152:
«Art. 117 (Piani di gestione e registro delle aree protette). –
1. Per ciascun distretto idrografico e’ adottato un piano di
gestione, che rappresenta articolazione interna del piano di bacino
distrettuale di cui all’art. 65. Il piano di gestione costituisce
pertanto piano stralcio del piano di bacino e viene adottato e
approvato secondo le procedure stabilite per quest’ultimo dall’art.
66. Le autorita’ di bacino, ai fini della predisposizione dei piani
di gestione, devono garantire la partecipazione di tutti i soggetti
istituzionali competenti nello specifico settore.
2. Il piano di gestione e’ composto dagli elementi indicati nella
parte A dell’allegato 4 alla parte terza del presente decreto.
3. L’autorita’ di bacino, sentite le autorita’ d’ambito del
servizio idrico integrato, istituisce entro sei mesi dall’entrata in
vigore della presente norma, sulla base delle informazioni trasmesse
dalle regioni, un registro delle aree protette di cui all’allegato 9
alla parte terza del presente decreto, designate dalle autorita’
competenti ai sensi della normativa vigente.».

Capo IDisposizioni generali

Art. 5.
Competenze comunali

1. Sono di competenza comunale:
a) la delimitazione, prima dell’inizio della stagione balneare,
delle acque non adibite alla balneazione e delle acque di balneazione
permanentemente vietate ricadenti nel proprio territorio, in
conformita’ a quanto stabilito dall’apposito provvedimento regionale;
b) la delimitazione delle zone vietate alla balneazione qualora
nel corso della stagione balneare si verifichi o una situazione
inaspettata che ha, o potrebbe verosimilmente avere, un impatto
negativo sulla qualita’ delle acque di balneazione o sulla salute dei
bagnanti;
c) la revoca dei provvedimenti adottati sulla base delle
disposizioni di cui alle lettere a) e b);
d) l’apposizione, nelle zone interessate, in un’ubicazione
facilmente accessibile nelle immediate vicinanze di ciascuna acqua di
balneazione, di segnaletica che indichi i divieti di balneazione di
cui al comma 1, lettere c), e), ed f) dell’articolo 15;
e) la segnalazione in un’ubicazione facilmente accessibile nelle
immediate vicinanze di ciascuna acqua di balneazione, di previsioni
di inquinamenti di breve durata di cui al comma 2, lettera c),
dell’articolo 15.

Capo IIQualita’ e gestione delle acque di balneazione

Art. 6.
Monitoraggio

1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano
individuano ogni anno, entro e non oltre il 31 dicembre, le acque di
balneazione e determinano la durata della stagione balneare cosi’
come definita dall’articolo 2, comma 1, lettera e).
2. Le regioni e le province autonome provvedono affinche’ il
monitoraggio dei parametri indicati nell’allegato I, colonna A, sia
effettuato secondo le modalita’ dell’allegato VI. Il primo programma
di monitoraggio dei parametri indicati nell’allegato I, colonna A,
avviene a decorrere dalla stagione balneare 2009. I risultati di tale
monitoraggio possono essere utilizzati per determinare la serie di
dati sulla qualita’ delle acque di balneazione di cui all’articolo 7.
Non appena viene avviato il monitoraggio ai sensi del presente
decreto, puo’ cessare il monitoraggio dei parametri di cui al decreto
del Presidente della Repubblica 8 giugno 1982, n. 470, e successive
modificazioni.
3. Il punto di monitoraggio e’ fissato, all’interno di ciascuna
acqua di balneazione, dove si prevede il maggior afflusso di bagnanti
o il rischio piu’ elevato di inquinamento in base al profilo delle
acque di balneazione.
4. Per ciascuna acqua di balneazione e’ fissato un programma di
monitoraggio prima dell’inizio di ogni stagione balneare e, per la
prima volta, prima dell’inizio della stagione balneare 2009. Il
campionamento e’ effettuato non oltre quattro giorni dopo la data
indicata nel calendario di monitoraggio.
5. I campioni prelevati durante l’inquinamento di breve durata
possono non essere presi in considerazione ai fini della valutazione
di cui all’articolo 7 e sono sostituiti da campioni prelevati secondo
le modalita’ di cui all’allegato IV.
6. In caso di situazioni anomale, il programma di monitoraggio di
cui al comma 4 puo’ essere sospeso e viene ripreso appena possibile,
dopo il termine della situazione anomala, prelevando nuovi campioni
in sostituzione di quelli mancanti a causa della situazione anomala.
7. Le regioni e le province autonome comunicano al Ministero del
lavoro, della salute e delle politiche sociali ogni sospensione del
programma di monitoraggio, indicandone le ragioni. Esse forniscono
tali rapporti entro sessanta giorni dal verificarsi dell’evento ed il
Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali comunica
tali dati alla Commissione europea al piu’ tardi in concomitanza con
la relazione annuale successiva, di cui all’articolo 16.
8. Le regioni e le province autonome garantiscono che l’analisi
della qualita’ delle acque di balneazione sia effettuata secondo i
metodi di riferimento specificati nell’allegato I e le procedure di
cui all’allegato V. Il Ministero del lavoro, della salute e delle
politiche sociali puo’ consentire l’applicazione di metodi o
procedure alternative, purche’ sia dimostrato che i risultati
ottenuti siano equivalenti a quelli ottenuti applicando i metodi
specificati nell’allegato I e le procedure di cui all’allegato V.
Tutte le informazioni pertinenti sui metodi o sulle procedure
applicate e sulla loro equivalenza sono trasmesse alla Commissione
europea da parte del Ministero del lavoro, della salute e delle
politiche sociali.
9. I risultati dei programmi di monitoraggio, eseguiti almeno con
la frequenza indicata negli allegati di cui al presente decreto, sono
trasmessi tempestivamente al Ministero del lavoro, della salute e
delle politiche sociali e ai comuni interessati, anche ai fini delle
disposizioni di cui agli articoli 14, comma 2, e 15, comma 3.

Nota all’art. 6:
– Per il decreto del Presidente della Repubblica dell’8 giugno
1982, n. 470, si vedano le note alle premesse.

Capo IIQualita’ e gestione delle acque di balneazione

Art. 7.
Valutazione della qualita’ delle acque di balneazione

1. La serie di dati sulla qualita’ delle acque di balneazione e’
ottenuta dalle regioni e dalle province autonome attraverso il
monitoraggio dei parametri di cui all’allegato I, colonna A.
2. Le valutazioni della qualita’ delle acque di balneazione vengono
effettuate:
a) in relazione a ciascuna acqua di balneazione;
b) al termine di ciascuna stagione balneare;
c) sulla base delle serie di dati sulla qualita’ delle acque di
balneazione relativi alla stagione balneare in questione e alle tre
stagioni balneari precedenti;
d) secondo la procedura di cui all’allegato II.
3. Il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali e
il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare,
sentita la Conferenza unificata, possono stabilire che le valutazioni
di cui al comma 2, lettera c), sulla qualita’ delle acque di
balneazione, siano riferite unicamente alle tre stagioni balneari
precedenti. Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche
sociali informa preventivamente la Commissione europea, la quale deve
essere altresi’ informata anche nel caso del ripristino delle
valutazioni sulla base di quattro stagioni balneari. Il periodo di
valutazione applicato non puo’ essere modificato piu’ di una volta
ogni cinque anni.
4. La serie di dati sulla qualita’ delle acque di balneazione
utilizzati per effettuare le relative valutazioni comprende almeno 16
campioni, o nelle circostanze particolari di cui all’allegato IV,
punto 2, 12 campioni.
5. Purche’ siano soddisfatti i requisiti di cui al comma 4 o
qualora la serie di dati sulla qualita’ delle acque di balneazione
utilizzata per effettuare la valutazione comprenda almeno 8 campioni,
nel caso di acque di balneazione con una stagione balneare di durata
non superiore a 8 settimane, la valutazione puo’ essere effettuata
sulla base di una serie di dati relativa a meno di quattro stagioni
balneari se:
a) le acque di balneazione sono di nuova individuazione;
b) si sono verificate modifiche tali da poter influire sulla
classificazione di dette acque di balneazione. In tale caso la
valutazione e’ effettuata sulla base di una serie di dati sulla
qualita’ delle acque di balneazione consistenti unicamente nei
risultati di campioni raccolti successivamente alle modifiche
verificatesi;
c) le acque di balneazione risultano gia’ valutate ai sensi del
decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 1982, n. 470. In
tale caso i parametri 2 e 3 di cui all’allegato I del decreto del
Presidente della Repubblica 8 giugno 1982, n. 470, sono ritenuti
equivalenti ai parametri 2 e 1 dell’allegato I, colonna A, del
presente decreto.
6. Le regioni e le province autonome possono suddividere o
raggruppare acque di balneazione esistenti alla luce delle
valutazioni della qualita’ delle acque di balneazione solo se dette
acque:
a) sono contigue;
b) hanno ricevuto valutazioni simili nei quattro anni precedenti
ai sensi dei commi 2, 4 e 5, lettera c);
c) hanno profili che identificano fattori di rischio comuni o
assenza degli stessi.

Nota all’art. 7:
– Si riporta l’allegato I del decreto del Presidente della
Repubblica dell’8 giugno 1982, n. 470:

Capo IIQualita’ e gestione delle acque di balneazione

Art. 8.
Classificazione e stato qualitativo delle acque di balneazione

1. A seguito della valutazione sulla qualita’ delle acque di
balneazione effettuata ai sensi dell’articolo 7 le regioni e le
province autonome, conformemente ai criteri stabiliti nell’allegato
II, classificano tali acque come acque di qualita’:
a) «scarsa»;
b) «sufficiente»;
c) «buona»;
d) «eccellente».
2. La prima classificazione conformemente alle prescrizioni del
presente decreto legislativo e’ completata entro la fine della
stagione balneare 2015.
3. Le regioni e le province autonome assicurano che, entro la fine
della stagione balneare 2015, tutte le acque di balneazione siano
almeno «sufficienti». Esse adottano inoltre misure appropriate per
aumentare il numero delle acque di balneazione classificate di
qualita’ «eccellente» o «buona».
4. Indipendentemente dal requisito generale di cui al comma 3, le
acque di balneazione possono essere temporaneamente classificate come
acque di qualita’ «scarsa». In tale caso le regioni e le province
autonome assicurano che le seguenti condizioni siano soddisfatte:
a) per ciascuna acqua di balneazione classificata «scarsa», sono
adottate le seguenti misure che hanno effetto a decorrere dalla
stagione balneare successiva alla classificazione:
1) adeguate misure di gestione, inclusi il divieto di
balneazione, per impedire l’esposizione dei bagnanti
all’inquinamento;
2) individuazione delle cause e delle ragioni del mancato
raggiungimento dello status qualitativo «sufficiente»;
3) adeguate misure per impedire, ridurre o eliminare le cause
di inquinamento;
4) conformemente all’articolo 15, avvertire il pubblico
mediante un segnale chiaro e semplice ed informarlo delle cause
dell’inquinamento e dei provvedimenti adottati sulla base del profilo
delle acque di balneazione;
b) se le acque di balneazione sono classificate di qualita’
«scarsa» per cinque anni consecutivi, e’ disposto un divieto
permanente di balneazione. Le regioni e le province autonome possono
tuttavia disporre un divieto permanente di balneazione prima della
scadenza del termine di cinque anni se ritengono che il
raggiungimento di una qualita’ «sufficiente» non sia fattibile o sia
sproporzionatamente costoso.

Capo IIQualita’ e gestione delle acque di balneazione

Art. 9.
Profili delle acque di balneazione

1. Le regioni e le province autonome predispongono, riesaminano e
aggiornano i profili delle acque di balneazione ai sensi
dell’allegato III. Ciascun profilo delle acque di balneazione puo’
riguardare una singola acqua di balneazione o piu’ acque di
balneazione contigue. I profili delle acque di balneazione sono
predisposti per la prima volta entro il 24 marzo 2011.
2. All’atto di predisporre, riesaminare e aggiornare i profili
delle acque di balneazione, si utilizzano anche i dati ottenuti dal
monitoraggio e dalle valutazioni effettuate ai sensi del decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni.

Nota all’art. 9:
– Per il decreto legislativo del 3 aprile 2006, n. 152, si vedano
le note alle premesse.

Capo IIQualita’ e gestione delle acque di balneazione

Art. 10.
Misure di gestione in circostanze eccezionali

1. Le autorita’ competenti provvedono affinche’ vengano adottate
misure di gestione tempestive e adeguate qualora vengano a conoscenza
di situazioni inaspettate che hanno, o potrebbero verosimilmente
avere, un impatto negativo sulla qualita’ delle acque di balneazione
o sulla salute dei bagnanti. Tali misure includono l’informazione del
pubblico e, se necessario, un divieto temporaneo di balneazione.

Capo IIQualita’ e gestione delle acque di balneazione

Art. 11.
Rischi da cianobatteri

1. Qualora il profilo delle acque di balneazione indichi un
potenziale di proliferazione cianobatterica, le regioni e le province
autonome provvedono ad effettuare un monitoraggio adeguato per
consentire un’individuazione tempestiva dei rischi per la salute.
2. Le autorita’ competenti, qualora si verifichi una proliferazione
cianobatterica e si individui o si presuma un rischio per la salute,
adottano immediatamente misure di gestione adeguate per prevenire
l’esposizione dei bagnanti, di cui all’articolo 2, comma 1,
lettera f), numeri 6), 7), 8), 9) e 10).

Capo IIQualita’ e gestione delle acque di balneazione

Art. 12.
Altri parametri

1. Qualora il profilo delle acque di balneazione mostri una
tendenza alla proliferazione di macroalghe o fitoplancton marino, le
regioni e le province autonome provvedono allo svolgimento di
indagini per determinarne il grado di accettabilita’ e i rischi per
la salute ed adottano misure di gestione adeguate, di cui
all’articolo 2, comma 1, lettera f), numeri 6), 7), 8), 9) e 10).
2. Le regioni e le province autonome provvedono affinche’ sia
effettuata l’ispezione visiva delle acque di balneazione per
individuare inquinanti quali residui bituminosi, vetro, plastica,
gomma o altri rifiuti. Qualora si riscontri tale inquinamento, le
autorita’ competenti adottano adeguate misure di gestione, di cui
all’articolo 2, comma 1, lettera f), numeri 6), 7), 8), 9) e 10).

Capo IIQualita’ e gestione delle acque di balneazione

Art. 13.
Cooperazione per le acque interregionali

1. Se il bacino idrografico comporta un impatto sulla qualita’
delle acque di balneazione che coinvolge piu’ regioni e province
autonome, queste collaborano, nel modo piu’ opportuno, per attuare il
presente decreto, anche tramite l’opportuno scambio di informazioni
ed un’azione comune per limitare tale impatto.

Capo IIIScambio di informazioni

Art. 14.
Partecipazione del pubblico

1. Le autorita’ competenti, ciascuna per quanto di competenza,
incoraggiano la partecipazione del pubblico all’attuazione del
presente decreto e assicurano che siano fornite al pubblico
interessato opportunita’ di informarsi sul processo di
partecipazione, e di formulare suggerimenti, osservazioni o reclami,
in particolare per la preparazione, la revisione e l’aggiornamento
delle acque di balneazione di cui all’articolo 6, comma 1. Le
autorita’ competenti tengono conto delle informazioni acquisite.
2. Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali
fornisce informazioni al pubblico attraverso il proprio sito internet
utilizzando i dati sulla balneazione inviati dalle Regioni e Province
autonome, utilizzando una tecnologia geo-referenziata. Tali
informazioni sono integrate anche dai dati ambientali.
3. Ai fini dell’integrazione dei dati sanitari relativi allo stato
delle acque di balneazione e dei dati ambientali sui programmi di
miglioramento, con decreto del Ministro del lavoro, della salute e
delle politiche sociali e del Ministro dell’ambiente e della tutela
del territorio e del mare, vengono stabilite le modalita’ dirette a
realizzare forme comuni di trattamento dei dati in possesso di
ciascuna amministrazione e garantirne la pubblicita’.

Capo IIIScambio di informazioni

Art. 15.
Informazione al pubblico

1. I comuni assicurano che le seguenti informazioni siano divulgate
e messe a disposizione con tempestivita’ durante la stagione balneare
in un’ubicazione facilmente accessibile nelle immediate vicinanze di
ciascuna acqua di balneazione:
a) classificazione corrente delle acque di balneazione ed
eventuale divieto di balneazione di cui al presente decreto mediante
una simbologia che risponda agli indirizzi comunitari;
b) descrizione generale delle acque di balneazione, in un
linguaggio non tecnico, basata sul profilo delle acque di balneazione
predisposto in base all’allegato III;
c) nel caso di acque di balneazione identificata a rischio di
inquinamento di breve durata:
1) avviso di acqua di balneazione a rischio di inquinamento di
breve durata;
2) indicazione del numero di giorni nei quali la balneazione e’
stata vietata durante la stagione balneare precedente a causa
dell’inquinamento di cui al n. 1);
3) avviso tempestivo di inquinamento, previsto o presente, con
divieto temporaneo di balneazione;
d) informazioni sulla natura e la durata prevista delle
situazioni anomale durante gli eventi di cui articolo 2, comma 1,
lettera g);
e) laddove la balneazione e’ vietata, avviso che ne informi il
pubblico, precisandone le ragioni;
f) ogniqualvolta e’ introdotto un divieto di balneazione
permanente, avviso che l’area in questione non e’ piu’ balneabile con
la ragione del declassamento;
g) indicazione delle fonti da cui reperire informazioni piu’
esaurienti, conformemente al comma 2.
2. Le autorita’ competenti, ciascuna per la propria competenza,
utilizzano adeguati mezzi e tecnologie di comunicazione, tra cui
Internet, per promuovere e divulgare con tempestivita’ le
informazioni sulle acque di balneazione di cui al comma 1, nonche’,
ove opportuno, in varie lingue, le seguenti informazioni:
a) elenco delle acque di balneazione;
b) classificazione di ciascuna acqua di balneazione negli ultimi
tre anni e il relativo profilo, inclusi i risultati del monitoraggio
effettuato ai sensi del presente decreto dopo l’ultima
classificazione;
c) misure di risanamento di cui all’articolo 2, comma 1,
lettera f), numero 10);
d) nel caso di acque di balneazione classificate «scarse»,
informazioni sulle cause dell’inquinamento e sulle misure adottate
per prevenire l’esposizione dei bagnanti all’inquinamento e per
affrontarne le cause come prescritto nell’articolo 8, comma 4;
e) nel caso di acque di balneazione a rischio di inquinamento di
breve durata, informazioni generali relative a:
1) condizioni che possono condurre a inquinamento di breve
durata;
2) grado di probabilita’ di tale inquinamento e della sua
probabile durata;
3) cause dell’inquinamento e delle misure adottate per
prevenire l’esposizione dei bagnanti all’inquinamento e per
affrontarne le cause;
f) nel caso di acque interessate dagli inquinamenti di cui agli
articoli 10, 11 e 12, informazioni relative ai rischi per i bagnanti.
3. L’elenco di cui alla lettera a) del comma 2 e’ aggiornato e reso
disponibile ogni anno prima dell’inizio della stagione balneare. I
risultati del monitoraggio di cui alla lettera b) del comma 2 sono
resi disponibili sul sito web del Ministero del lavoro, della salute
e delle politiche sociali, dalle autorita’ competenti una volta
completate le analisi.
4. Le informazioni di cui ai commi 1 e 2 sono divulgate non appena
disponibili e comunque non oltre la stagione balneare 2012.
5. Le autorita’ competenti forniscono, se possibile, informazioni
al pubblico, utilizzando la tecnologia geo-referenziata,
presentandole in modo chiaro e coerente, in particolare utilizzando
segni e simboli.

Capo IIIScambio di informazioni

Art. 16.
Comunicazione delle informazioni

1. Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali
trasmette alla Commissione europea i risultati del monitoraggio e
della valutazione della qualita’ delle acque di balneazione, nonche’
una descrizione delle specifiche misure di gestione adottate. Le
informazioni sono trasmesse annualmente, entro il 31 dicembre, per
quanto riguarda la stagione balneare precedente e, per la prima
volta, dopo l’effettuazione della prima valutazione della qualita’
delle acque di balneazione a norma dell’articolo 7.
2. Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali
notifica annualmente alla Commissione europea, prima dell’inizio
della stagione balneare, l’elenco di tutte le acque identificate come
acque di balneazione, incluse le ragioni di eventuali cambiamenti
rispetto all’anno precedente. Si procede in tal senso per la prima
volta anteriormente all’inizio della stagione balneare immediatamente
successiva al 24 marzo 2009.
3. Dopo l’avvio del monitoraggio delle acque di balneazione ai
sensi del presente decreto, le comunicazioni inviate ogni anno alla
Commissione europea ai sensi del comma 1 continuano ad essere
trasmesse a norma del decreto del Presidente della Repubblica
8 giugno 1982, n. 470, e successive modificazioni, fino a che non e’
possibile presentare una prima valutazione ai sensi del presente
decreto. Nel periodo summenzionato il parametro 1 dell’allegato I del
decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 1982, n. 470, non
viene preso in considerazione nella relazione annuale ed i parametri
2 e 3 dell’allegato I del decreto del Presidente della Repubblica
8 giugno 1982, n. 470, vengono considerati equivalenti ai parametri 2
e 1 dell’allegato I, colonna A, del presente decreto.

Note all’articolo 16:
– Per il decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 1982,
n. 470, si vedano le note alle premesse.
– Per il testo dell’allegato I del decreto del Presidente della
Repubblica dell’8 giugno 1982, n. 470, si vedano le note all’art. 7.

Capo IIIScambio di informazioni

Art. 17.
Norme transitorie e finali

1. Le disposizioni di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 8 giugno 1982, n. 470, cessano di avere efficacia a
decorrere dal 31 dicembre 2014. Le norme tecniche adottate ai sensi
del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 1982, n. 470,
restano in vigore, ove compatibili, con le disposizioni del presente
decreto, fino all’adozione di diverse specifiche tecniche in materia.
Il parametro dell’ossigeno disciolto non rileva ai fini del giudizio
sulla balneabilita’ ma deve essere sempre monitorato dalle strutture
tecniche che effettuano il programma di sorveglianza. Sono in ogni
caso adottate misure di gestione adeguate, che includano la
prosecuzione delle attivita’ di controllo algale, sulla base delle
vigenti disposizioni e l’informazione al pubblico.
2. Ai fini del giudizio di idoneita’ per l’individuazione delle
zone di balneazione delle acque, in sede di svolgimento delle
indagini per determinare i potenziali rischi per la salute umana non
rileva la valutazione dei parametri pH, colorazione, trasparenza, di
cui all’articolo 6 e all’allegato 1 del decreto del Presidente della
Repubblica 8 giugno 1982, n. 470. Sono in ogni caso adottate misure
di gestione adeguate, che includano la prosecuzione delle attivita’
di controllo algale, sulla base delle vigenti disposizioni e
l’informazione al pubblico.
3. Le regioni e le province autonome possono effettuare dalla
prossima stagione balneare il programma di monitoraggio, individuando
le aree di balneazione secondo quanto previsto dall’articolo 7,
comma 6, e dal punto 1, lettere a) e b), dell’allegato III, ed
individuare il punto di campionamento sulla base dell’articolo 6,
comma 3.
4. Con decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle
politiche sociali e del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare si provvede, sentita la Conferenza unificata,
alla indicazione dei limiti di riferimento per individuare le
condizioni di qualita’ delle acque tali da imporre il divieto di
balneazione, nonche’ degli ulteriori criteri, modalita’ e specifiche
tecniche per l’attuazione del presente decreto anche in relazione ai
nuovi indirizzi comunitari, entro il 31 dicembre 2008 ad eccezione di
quanto non ancora definito dalla Commissione europea.

Note all’articolo 17:
– Per il decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 1982,
n. 470, si vedano le note alle premesse.
– Per il testo dell’allegato I del decreto del Presidente della
Repubblica dell’8 giugno 1982, n. 470, si vedano le note all’art. 7.

Capo IIIScambio di informazioni

Art. 18.
Disposizioni finanziarie

1. Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o
maggiori oneri, ne’ minori entrate a carico della finanza pubblica.
2. All’adempimento dei compiti derivanti dal presente decreto le
amministrazioni interessate provvedono con le risorse umane,
strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Capo IIIScambio di informazioni

Art. 19.
Entrata in vigore

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a
quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 30 maggio 2008
NAPOLITANO

Berlusconi, Presidente del Consiglio
dei Ministri
Ronchi, Ministro per le politiche
europee
Sacconi, Ministro del lavoro, della
salute e delle politiche sociali
Frattini, Ministro degli affari
esteri
Alfano, Ministro della giustizia
Tremonti, Ministro del-l’economia e
delle finanze
Prestigiacomo, Ministro
dell’ambiente e della tutela del
territorio e del mare
Fitto, Ministro per i rapporti con
le regioni
Visto, il Guardasigilli: Alfano

Capo IIIScambio di informazioni

Allegato 1

REQUISITI DI QUALITA’ DELLE ACQUE DI BALNEAZIONE

—-> Vedere tabella a pag. 15

DECRETO LEGISLATIVO 30 maggio 2008, n. 116 – Attuazione della direttiva 2006/7/CE relativa alla gestione della qualita’ delle acque di balneazione e abrogazione della direttiva 76/160/CEE. (GU n. 155 del 4-7-2008

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