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Decreto Ministeriale 23/12/1991

Decreto Ministeriale 23/12/1991 - Ministero dell'ambiente - Requisiti dei progetti di riassetto ambientale delle aree oggetto di ricerca o di coltivazione mineraria ammissibili a contributo e modalità di verifica e di controllo dei progetti medesimi.

Decreto Ministeriale 23/12/1991
Ministero dell’ambiente – Requisiti
dei progetti di riassetto ambientale delle aree oggetto di ricerca o
di coltivazione mineraria ammissibili a contributo e modalità di
verifica e di controllo dei progetti medesimi.

IL MINISTRO
DELL’AMBIENTE

di concerto con

IL MINISTRO DELL’INDUSTRIA DEL
COMMERCIO E DELL’ARTIGIANATO

Vista la legge 8 luglio 1986, n. 349,
avente per oggetto “Istituzione del Ministero dell’ambiente e norme in
materia di danno ambientale”;

Vista la legge 30 luglio 1990, n. 221,
avente per oggetto “Nuove norme per l’attuazione della politica
mineraria”, ed in particolare l’art.9, comma primo, secondo cui ai
titolari di permessi di ricerca o di concessione di coltivazione
possono essere concessi contributi in conto capitale per progetti di
riassetto ambientale delle aree oggetto di ricerca o di
coltivazione;

Visto l’art.9, comma terzo, della citata legge n.
221/1990 in forza del quale il Ministro dell’ambiente, con decreto da
emanarsi in concerto con il Ministro dell’industria, del commercio e
dell’artigianato, stabilisce i requisiti dei progetti di riassetto
ambientale ammissibili a contributo nonché le modalità di verifica e
di controllo dell’esecuzione dei progetti medesimi;

Decreta:

Art. 1.

I progetti del piano di riassetto ambientale previsti dall’art. 9,
della legge 30 luglio 1990, n. 221, ai fini dell’ammissibilità al
contributo ivi previsto, debbono essere redatti secondo i requisiti
elencati nell’allegato tecnico al presente decreto e che di questo
forma parte integrante e sostanziale.

Art. 2.

Il distretto
minerario competente per territorio vigila sull’esecuzione dei
progetti di riassetto ambientale ammessi a contributo.

La verifica ed
il controllo dell’esecuzione dei progetti suddetti sono effettuati da
una commissione tecnica nominata con decreto del Ministro
dell’ambiente di concerto con il Ministro dell’industria, del
commercio e dell’artigianato e composta da un rappresentate del
Ministero dell’ambiente – Servizio valutazione impatto ambientale, di
un rappresentante del Ministero dell’industria, del commercio e
dell’artigianato Direzione generale delle miniere, e da un
rappresentante del Ministero del tesoro.

La commissione, sentito il
distretto minerario competente, accerta l’effettiva realizzazione
delle opere indicate nei progetti, la funzionalità delle stesse e la
congruità delle spese.

La commissione presenta al Ministro
dell’industria, del commercio e dell’artigianato apposita relazione,
con la quale indica le modalità di verifica e di controllo eseguite e
si pronuncia sull’entità delle spese riconosciute ammissibili a
contributo.

ALLEGATO TECNICO (AL D.M. PREVISTO DALL’ART. 9, COMMA
TERZO DELLA LEGGE N. 221/1990)

Il piano di riassetto ambientale deve
conseguire la ricomposizione dell’equilibrio dei sistemi ambientali
interessati dall’attività di coltivazione per ricostituire il massimo
grado di fruizione delle caratteristiche naturali del sito che abbiano
particolare rilevanza.

Il progetto del piano di riassetto ambientale
deve riportare i dati relativi:

a) all’analisi dello stato dei luoghi
in cui è inserita l’attività estrattiva evidenziando:

lo stato dei
lavori minerari (anche con riferimento ai vari periodi di
coltivazione);

la situazione geomorfologica e geologica dell’area
progettuale;

la mappatura geochimica ed idrogeochimica dell’area
anche con riferimento a fenomeni di contaminazione dell’acqua,
superficiale e sotterranea, e del suolo;

le condizioni di sicurezza
generale e di stabilità geotecnica dei vuoti in sotterraneo e delle
aree superficiali;

la verifica di stabilità di strutture artificiali
e manufatti come dighe, discariche, imbocchi di pozzi e gallerie,
opere di sostegno, fabbricati, etc.;

le caratteristiche pedologiche
dei terreni e lo stato della vegetazione e della fauna anche delle
aree limitrofe;

gli usi e le destinazioni d’uso dell’area da parte
degli enti preposti;

i vincoli ambientali, paesistici, idrogeologici,
archeologici, etc.;

b) al riassetto ambientale delle aree
evidenziando:

l’inquadramento del piano di riassetto nell’area anche
con riguardo alla sicurezza;

il piano di bonifica del suolo e delle
falde acquifere;

la rimodellazione geomorfologica delle aree;

la
stabilizzazione dei materiali asportabili dagli agenti atmosferici e
la messa in sicurezza della morfologia dell’area;

gli interventi di
ricopertura vegetale, piantumazione agroforestale ed altro ai fini
paesaggistici e naturalistici;

il recapito finale dei materiali non
stoccabili;

le modalità ed i tempi di realizzazione del piano di
riassetto in relazione ad eventuali fasi di coltivazione previste od
ancora in corso;

le modalità di verifica nel tempo degli effetti
degli interventi;

c) all’utilizzazione diversa dei siti
evidenziando:

il programma di gestione per il mantenimento nel tempo
del nuovo assetto geomorfologico ed i relativi costi;

la
compatibilità delle nuove utilizzazioni con gli strumenti di
pianificazione e di tutela ambientale;

d) ai costi delle varie voci
di intervento evidenziando i dettagli di spesa.

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