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Decreto Pres. Repubblica 29/09/1973

Decreto Pres. Repubblica 29/09/1973 n. 962 - Tutela della città di Venezia e del suo territorio dagli inquinamenti delle acque.

Decreto Pres. Repubblica 29/09/1973 n. 962
Tutela della città di
Venezia e del suo territorio dagli inquinamenti delle acque.

IL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visto l’art. 87, comma quinto, della
Costituzione;

Vista la legge 16 aprile 1973, n. 171, concernente
interventi per la salvaguardia di Venezia, che all’articolo 9, comma
terzo, conferisce delega al Governo per la emanazione, tra l’altro, di
norme sulla determinazione delle caratteristiche degli impianti di
depurazione e dei requisiti delle acque scaricate nella laguna o nei
corsi d’acqua che comunque si immettano nella laguna nonché per la
concessione di contributi ad enti pubblici, imprese o privati per la
realizzazione di opere di difesa dagli inquinamenti delle acque e per
la statuizione del potere da parte della regione Veneto di surrogarsi
ai privati che non abbiano adempiuto all’obbligo di costruire impianti
di depurazione;

Udito il parere della commissione
parlamentare;

Sentito il Consiglio dei Ministri;

Sulla proposta del
Ministro per i lavori pubblici di concerto con i Ministri per il
tesoro, per l’industria, il commercio e l’artigianato e per la
sanità;

Decreta:

Art. 1.

Le caratteristiche degli impianti di
depurazione prescritti dall’art. 9, comma secondo, della legge 16
aprile 1973, n. 171, sono fissate in relazione alla provenienza e ai
caratteri delle acque da trattare nonché alla posizione topografica
dell’impianto.

In relazione alla provenienza ed ai caratteri delle
acque da trattare gli impianti di depurazione vanno differenziati a
seconda che le acque stesse provengano prevalentemente da:

a)
scarichi di fognature urbane e simili;

b) scarichi di acque di
rifiuto industriali o provenienti da allevamenti intensivi di
animali;

c) opere di drenaggio e raccolta nonché impianti di
sollevamento acque inquinate da prodotti usati in agricoltura.

Nei
casi di acque di origine promiscua devono essere considerati tutti i
caratteri delle acque presenti, con particolare riguardo a quelli
delle acque di maggiore pericolosità e nocuità.

In relazione alla
posizione topografica gli impianti vanno differenziati a seconda che
il relativo affluente venga smaltito:

a) direttamente nelle acque
della laguna;

b) nei corsi d’acqua naturali sversanti nella laguna
anche attraverso scolmatori;

c) nei canali artificiali sversanti
nella laguna a gravità o con sollevamento;

d) direttamente in mare
aperto in prossimità della laguna, ovvero nei corsi d’acqua naturali e
nei canali artificiali sfocianti a loro volta in mare aperto in
prossimità della laguna; limitatamente a quei casi nei quali le acque
scaricate possano, in qualsiasi modo o misura – a giudizio del
magistrato alle acque di Venezia – interessare le acque della laguna
ed incidere negativamente sui loro caratteri, per effetto delle
correnti, dei venti, delle maree e di qualsiasi altro fattore;

e) in
reti di fognatura che a loro volta immettono le acque nei ricettori
sopra indicati, previo ulteriore trattamento.

Art. 2.

Gli impianti
di depurazione devono comprendere uno o più dei seguenti
trattamenti:

a) grigliatura e stacciatura, o trattamento preliminare,
eventualmente integrata da triturazione a dimensioni minute o
disintegrazione del materiale separato;

b) separazione delle sostanze
minute in sospensione per sedimentazione naturale, o primaria, ivi
inclusa la dissabbiatura, eventuale flottazione e separazione degli
olii e dei grassi, coagulazione, flocculazione e successiva
sedimentazione, filtrazione o microstacciatura e simili;

c)
trattamenti di trasformazione e separazione delle sostanze inquinanti,
prevalentemente intesi all’abbattimento del carico di sostanze
organiche, per stabilizzazione biologica, con successiva
sedimentazione, o sedimentazione secondaria, ivi inclusi i trattamenti
ad aerazione estesa, o cosiddetta ossidazione totale, anche senza
separato trattamento dei fanghi, o equivalenti trattamenti chimici, o
fisici, o fisicochimici;

d) trattamenti, di ogni genere e tipo,
intesi allo abbattimento del carico di sostanze inorganiche ed
organiche e per la riduzione del contenuto di sostanze eutrofizzanti,
di sostanze tossiche, di sostanze radioattive e di altre sostanze non
altrimenti trasformabili per via biologica o di sostanze in soluzione
che eccedono i limiti di cui alla tabella dei valori-limite dei
caratteri degli effluenti degli impianti, da smaltire nei vari
ricettori, allegata al presente decreto;

e) trattamenti di
disinfenzione, con funzioni anche di trattamento di sicurezza in
condizioni di emergenza dal punto di vista igienico, laddove
necessario;

f) trattamenti dei fanghi e di tutti i sottoprodotti di
risulta dei processi di depurazione delle acque, per la loro
concentrazione, trasformazione e stabilizzazione, per digestione
anaerobica o per stabilizzazione aerobica, e successiva
disidratazione, o altri equivalenti trattamenti, eventuale
incenerimento e comunque smaltimento definitivo e totale dei prodotti
finali di risulta, con mezzi e modalità tali da non dare luogo ad
inconveniente alcuno e da non arrecare nocumento all’ambiente;

g)
trattamenti e sistemi di utilizzazione dei sottoprodotti dei processi
di depurazione delle acque per produzione autonoma di energia per le
esigenze dell’impianto o altre eventuali utilizzazioni, limitatamente
a quelle che non producano inquinamento;

h) altri eventuali
trattamenti che possano essere validamente sostituiti ad uno o più dei
trattamenti precedentemente indicati, anche se di differente natura e
tipo, ma equivalenti ai fini della depurazione delle acque.

Art.
3.

Tutti gli impianti di depurazione da realizzarsi in corrispondenza
degli scarichi soggetti alla disciplina della legge 16 aprile 1973, n.
171, e del presente decreto, quali che siano la provenienza ed i
caratteri delle acque trattate e le caratteristiche del ricettore,
devono comprendere, anche nel caso di scarichi non soggetti ad obbligo
di ulteriori trattamenti, almeno il trattamento di grigliatura.

E’
fatta eccezione solo per quei particolari casi nei quali le acque
dello scarico da trattare non contengano in sospensione materiali di
dimensioni eccedenti i limiti fissati per l’effluente, in relazione al
suo ricettore, dalla tabella allegata al presente decreto, e
l’eccezione venga di volta in volta, riconosciuta ammissibile in sede
di approvazione del progetto delle opere.

Il trattamento di
grigliatura può essere integrato, od eventualmente sostituito, laddove
la soluzione sia tecnicamente valida, con il trattamento di
stacciatura.

Gli impianti di grigliatura e di stacciatura devono
essere completi di mezzi e sistemi per il corretto smaltimento, fino a
destino finale, dei materiali separati.

Rientrano fra i sistemi
ammessi per lo smaltimento dei materiali separati:

la triturazione, o
disintegrazione, e restituzione nelle acque a valle;

lo smaltimento,
insieme agli altri sottoprodotti di risulta dei processi di
depurazione delle acque, nel caso di impianti comprendenti ulteriori
trattamenti;

il trasferimento, con le debite precauzioni di carattere
igienico, ad impianti di smaltimento di rifiuti solidi o ad altri
impianti di depurazione delle acque, per lo smaltimento insieme agli
analoghi sottoprodotti di risulta dei trattamenti degli impianti
stessi.

Il trattamento di grigliatura è obbligatorio anche per gli
scarichi degli scolmatori di piena lungo le canalizzazioni delle reti
di fognatura a sistema unitario o misto, canali e simili.

Nei casi di
cui al comma precedente e in tutti i casi di impianti non comprendenti
altri trattamenti, la restituzione del materiale separato e ridotto a
dimensioni minute nelle acque a valle, e quindi direttamente nel
ricettore, è consentita solo se riconosciuta ammissibile in sede di
approvazione del progetto delle opere.

Gli impianti di depurazione di
acque di reti di fognature urbane di qualunque tipo, separatore,
unitario o misto, devono comprendere, oltre al trattamento di
grigliatura, ed eventualmente a quello di stacciatura:

a) trattamenti
di sedimentazione naturale ed eventualmente di flottazione, di
separazione di olii e grassi e di dissabbiatura; la dissabiatura è
sempre prescritta nel caso di fognature del sistema unitario o
misto;

b) trattamenti di trasformazione e stabilizzazione biologica
o, nei casi nei quali l’alternativa sia valida, di equivalente
trattamento chimico, fisico o fisico-chimico;

c) trattamenti di
disinfezione, ove necessaria; d) trattamento e smaltimento dei fanghi
e degli altri sottoprodotti di risulta dei trattamenti, di cui
all’art. 2, lettera f).

Gli impianti che sversano l’effluente
direttamente nella laguna, ovvero in corsi d’acqua o in canali
artificiali sversanti a loro volta nella laguna con un percorso
inferiore a km 10 dal punto di immissione dell’effluente
dell’impianto, devono comprendere anche trattamenti per la riduzione
delle sostanze eutrofizzanti, tossiche, non trasformabili per via
biologica, e simili, ai limiti stabiliti dalla tabella allegata per
gli effluenti smaltiti nelle acque della laguna.

Gli impianti di
depurazione di acque provenienti da reti di fognatura a sistema
unitario o misto devono comprendere anche adeguati trattamenti di
sedimentazione per le portate comprese tra quella soggetta a
trattamento completo e quella da scaricarsi con il solo trattamento
della grigliatura.

Gli impianti di comunità isolate, costituite da
civili abitazioni, con popolazione servita non superiore a 1.000
abitanti, che non siano collegabili, per motivi di carattere
tecnico-economico, alle fognature dinamiche, possono, anche se con
scarico diretto in laguna, essere realizzati sostituendo i trattamenti
di stabilizzazione biologica dei liquami e simili e quelli dei fanghi
con un unico trattamento del tipo ad aerazione estesa, o così detta
ossidazione totale, senza separato trattamento dei fanghi, ma sempre
completi del t…

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