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Legge dello Stato 09/03/1989

Legge dello Stato 09/03/1989 n. 86 - Norme generali sulla partecipazione dell'Italia al processo normativo comunitario e sulle procedure di esecuzione degli obblighi comunitari. Gazzetta Ufficiale 10/03/1989 n. 58

Legge dello Stato 09/03/1989 n. 86
Norme generali sulla partecipazione
dell’Italia al processo normativo comunitario e sulle procedure di
esecuzione degli obblighi comunitari.
Gazzetta Ufficiale 10/03/1989
n. 58

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Promulga

la seguente
legge:

Art. 1

(Finalità)

1. Con i procedimenti e le misure
previste dalla presente legge, lo Stato garantisce l’adempimento degli
obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee
che conseguono:

a) all’emanazione di regolamenti, direttive,
decisioni e raccomandazioni (CECA) che, in conformità alle norme dei
trattati istitutivi della Comunità europea del carbone e dell’acciaio,
della Comunità economica europea e della Comunità europea dell’energia
atomica, vincolano la Repubblica italiana ad adottare provvedimenti di
attuazione;

b) all’accertamento giurisdizionale, con sentenza della
Corte di giustizia delle Comunità europee, della incompatibilità di
norme legislative e regolamentari con le disposizioni dei suddetti
trattati.

2. Con le modalità stabilite dalla presente legge, il
Governo assicura l’informazione del Parlamento sullo svolgimento dei
processi normativi comunitari.

Art. 2

(Legge comunitaria)

1.
Entro il 31 gennaio di ogni anno il Ministro per il coordinamento
delle politiche comunitarie, sulla base degli atti emanati dalle
istituzioni delle Comunità europee, verifica, con la collaborazione
delle amministrazioni interessate, lo stato di conformità
dell’ordinamento interno all’ordinamento comunitario e sottopone al
Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro degli affari
esteri e gli altri Ministri interessati, un disegno di legge recante:
“Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti
dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee” (legge
comunitaria per l’anno in riferimento).

2. Il disegno di legge è
presentato alle Camere entro il 1° marzo successivo.

3. Nella
relazione introduttiva del disegno di legge si dà conto, in
particolare, della giurisprudenza della Corte di giustizia delle
comunità europee per quanto riguarda le sentenze aventi riflessi,
sotto il profilo giuridico-istituzionale, sull’ordinamento interno e
per quelle relative alle eventuali inadempienze e violazioni degli
obblighi comunitari da parte della Repubblica italiana.

4.
All’art. 10 della legge 16 aprile 1987, n. 183, il comma 2 è
sostituito dal seguente:

“2. Il Governo, entro il termine di novanta
giorni, riferisce per iscritto alle Camere sullo stato di conformità o
meno delle norme vigenti nell’ordinamento interno alle
prescrizioni della raccomandazione o direttiva comunitaria”.

Art. 3

(Contenuti della legge comunitaria)

1. Il periodico adeguamento
dell’ordinamento nazionale all’ordinamento comunitario è assicurato,
di norma, dalla legge comunitaria annuale, mediante:

a) disposizioni
modificative o abrogative di norme vigenti in contrasto con gli
obblighi indicati all’art. 1, comma 1;

b) disposizioni occorrenti
per dare attuazione, o assicurare l’applicazione, agli atti del
Consiglio o della Commissione delle Comunità europee di cui alla
lettera a) del comma 1 dell’art. 1, anche mediante conferimento al
Governo di delega legislativa;

c) autorizzazione al Governo ad
attuare in via regolamentare le direttive o le raccomandazioni (CECA)
a norma dell’art. 4.

Art. 4

(Attuazione in via regolamentare)

1.
Nelle materie già disciplinate con legge, ma non riservate alla legge,
le direttive possono essere attuate mediante regolamento se così
dispone la legge comunitaria.

2. Il Governo presenta alle Camere, in
allegato al disegno di legge comunitaria, un elenco delle direttive
per l’attuazione delle quali chiede l’autorizzazione di cui all’art.
3, lettera c).

3. Se le direttive consentono scelte in ordine alle
modalità della loro attuazione o se si rende necessario introdurre
sanzioni penali o amministrative od individuare le autorità pubbliche
cui affidare le funzioni amministrative inerenti alla applicazione
della nuova disciplina, la legge comunitaria detta le relative
disposizioni.

4. Se la legge comunitaria lo dispone, prima
dell’emanazione del regolamento, lo schema di decreto è sottoposto al
parere delle Commissioni permanenti della Camera dei deputati e del
Senato della Repubblica competenti per materia, che dovranno
esprimersi nel termine di quaranta giorni dalla comunicazione. Decorso
tale termine, i decreti sono emanati anche in mancanza di detto parere
(1).

5. Il regolamento di attuazione è adottato secondo le procedure
di cui all’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta
del Presidente del Consiglio dei ministri, o del Ministro per il
coordinamento delle politiche comunitarie da lui delegato, entro
quattro mesi dalla data di entrata in vigore della legge comunitaria.
In questa ipotesi il parere del Consiglio di Stato deve essere
espresso entro quaranta giorni dalla richiesta. Decorso tale termine
il regolamento è emanato anche in mancanza di detto parere.

6. La
legge comunitaria provvede in ogni caso a norma dell’art. 3, lettera
b), ove l’attuazione delle direttive comporti:

a) l’istituzione di
nuovi organi o strutture amministrative;

b) la previsione di nuove
spese o di minori entrate.

7. Restano salve le disposizioni di legge
che consentono, per materie particolari, il recepimento di direttive
mediante atti amministrativi.

8. Al disegno di legge comunitaria è
allegato l’elenco delle direttive attuate o da attuare in via
amministrativa.

———-

(1) Comma così sostituito dall’art. 3,
L. 22 febbraio 1994, n. 146.

Art. 5

(Attuazioni modificative)

1.
Fermo quanto previsto dall’art. 20 della legge 16 aprile 1987, n. 183,
la legge comunitaria può disporre che, all’attuazione di ciascuna
modifica delle direttive da attuare mediante regolamento a norma
dell’art. 4, si provveda con la procedura di cui ai commi 4 e 5 del
medesimo articolo.

2. Le disposizioni del comma 1 e dell’art. 4 sono
applicabili, ove occorra, anche per l’attuazione degli altri
provvedimenti comunitari di cui all’art. 1, comma 1, lettera a).

Art. 6

(Decisioni delle Comunità europee)

1. A seguito della
notificazione di decisioni adottate dal Consiglio o dalla Commissione
delle Comunità europee, destinate alla Repubblica italiana, che
rivestono particolare importanza per gli interessi nazionali o
comportano rilevanti oneri di esecuzione, il Ministro per il
coordinamento delle politiche comunitarie, consultati il Ministro
degli affari esteri e i Ministri interessati e d’intesa con essi, ne
riferisce al Consiglio dei Ministri.

2. Il Consiglio dei Ministri,
se non delibera l’eventuale impugnazione della decisione dinanzi alla
Corte di giustizia delle Comunità europee, emana le direttive
opportune per la esecuzione della decisione a cura delle autorità
competenti.

3. Se l’esecuzione della decisione investe le competenze
di una regione o di una provincia autonoma, il presidente della
regione o della provincia interessata interviene alla seduta del
Consiglio dei Ministri, con voto consultivo, salvo quanto previsto
dagli statuti speciali.

Art. 7

(Relazione semestrale al
Parlamento)

1. Il Governo presenta alle Camere una relazione
semestrale sulla partecipazione dell’Italia al processo normativo
comunitario in cui sono esposti i principi e le linee caratterizzanti
della politica italiana nei lavori preparatori all’emanazione degli
atti normativi comunitari e, in particolare, gli indirizzi del Governo
su ciascuna politica comunitaria, sui gruppi di atti normativi
riguardanti la stessa materia e su singoli atti normativi che
rivestono rilievo di politica generale. In tale occasione il Governo
riferisce altresì al Parlamento sul programma di attività presentato
dalla Presidenza di turno, sui propri orientamenti al riguardo nonchè,
successivamente, sull’andamento dell’attuazione del programma
medesimo.

Art. 8

(Integrazione della relazione di cui all’art. 2,
secondo comma,

della legge 13 luglio 1965, n. 871)

1. La relazione
presentata dal Governo al Parlamento, ai sensi dell’art. 2, secondo
comma, della legge 13 luglio 1965, n. 871, è integrata con un’apposita
parte sull’attività del Consiglio europeo, del Consiglio e della
Commissione delle Comunità europee inerente alla realizzazione del
mercato interno e della coesione economica e sociale con specifico
riguardo alle posizioni in esse espresse dall’Italia e dagli altri
Paesi appartenenti alle comunità europee con particolare riferimento
ai flussi finanziari della Comunità verso l’Italia ed alla loro
utilizzazione nonchè, per ciò che concerne l’Italia, alle relazioni
della Corte dei conti delle Comunità europee.

2. Analoga relazione
sarà presentata allo stesso tempo dal Governo al Parlamento circa
l’attività del Consiglio d’Europa e dell’Unione dell’Europa
occidentale in quanto, sentito il Ministro degli affari esteri, tenda
all’unificazione dell’Europa.

Art. 9

(Competenze delle regioni e
delle province autonome)

1. Le regioni a statuto speciale e le
province autonome di Trento e di Bolzano, nelle materie di competenza
esclusiva, possono dare immediata attuazione alle direttive
comunitarie.

2. Le regioni, anche a statuto ordinario, e le province
autonome di Trento e di Bolzano, nelle materie di competenza
concorrente, possono dare attuazione alle direttive dopo l’entrata in
vigore della prima legge comunitaria successiva alla notifica della
direttiva.

3. La legge comunitaria o altra legge dello Stato che dia
attuazione a direttive in materia di competenza regionale indica quali
disposizioni di principio non sono derogabili dalla legge regionale
sopravvenuta e prevalgono sulle contrarie disposizioni eventualmente
già emanate dagli organi regionali. Nelle materie di competenza
esclusiva, le regioni a statuto speciale e le province autono…

[Continua nel file zip allegato]

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