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MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO

MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO - DECRETO 1 ottobre 2002, n.261: Regolamento recante le direttive tecniche per la valutazione preliminare della qualita' dell'aria ambiente, i criteri per l'elaborazione del piano e dei programmi di cui agli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 351. (GU n. 272 del 20-11-2002)

MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO

DECRETO 1 ottobre 2002, n.261

Regolamento recante le direttive tecniche per la valutazione
preliminare della qualita’ dell’aria ambiente, i criteri per
l’elaborazione del piano e dei programmi di cui agli articoli 8 e 9
del decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 351.

IL MINISTRO DELL’AMBIENTE
E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO
di concerto con
IL MINISTRO DELLA SALUTE
Visto il decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 351, recante:
“Attuazione della direttiva 96/62/CE in materia di valutazione e di
gestione della qualita’ dell’aria ambiente”, ed in particolare gli
articoli 5, 8 e 9;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988,
n. 203;
Visto il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112;
Visto l’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Sentito il parere della Conferenza Stato-citta’ ed autonomie
locali, unificata con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano,
espresso nella seduta dell’11 luglio 2002;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla Sezione
consultiva per gli atti normativi nell’adunanza del 26 agosto 2002;
Vista la comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri,
di cui alla nota prot. n. UL/2002/7437 del 3 ottobre 2002;
A d o t t a
il seguente regolamento:
Art. 1.
Campo di applicazione
1. Il presente regolamento stabilisce:
a) ai sensi dell’articolo 5 del decreto legislativo 4 agosto
1999, n. 351, le direttive tecniche sulla cui base le regioni
provvedono ad effettuare, ove non disponibili, misure rappresentative
al fine di valutare preliminarmente la qualita’ dell’aria ambiente ed
individuare le zone di cui agli articoli 7, 8 e 9 del citato decreto
legislativo n. 351 del 1999;
b) ai sensi dell’articolo 8 del decreto legislativo 4 agosto
1999, n. 351, i criteri per l’elaborazione dei piani e dei programmi
per il raggiungimento, entro i termini stabiliti, dei valori limite
nelle zone e negli agglomerati di cui al medesimo articolo 8;
c) ai sensi dell’articolo 9 del decreto legislativo 4 agosto
1999, n. 351, le direttive sulla cui base le regioni adottano un
piano per il mantenimento della qualita’ dell’aria nelle zone di cui
al medesimo articolo 9.
2. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento
e di Bolzano provvedono ad attuare le disposizioni del presente
regolamento in conformita’ ai rispettivi statuti e alle relative
norme di attuazione.

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’Amministrazione competente per materia, ai sensi
dell’art. 10, comma 3, del testo unico delle disposizioni
sulla promulgazione delle leggi, sull’emanazione dei
decreti del Presidente della Repubblica e sulle
pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge
alle quali e’ operato il rinvio. Restano invariati il
valore e l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
Nota al titolo:
– Il testo degli articoli 8 e 9 del decreto legislativo
4 agosto 1999, n. 351, e’ riportato nelle note alle
premesse.
Note alle premesse:
– Il decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 351, recante
“Attuazione della direttiva n. 96/62/CE in materia di
valutazione e di gestione della qualita’ dell’aria
ambiente”, e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 241
del 13 ottobre 1999.
– L’art. 5 del citato decreto legislativo 4 agosto
1999, n. 351, e’ il seguente:
“Art. 5 (Valutazione preliminare della qualita’
dell’aria ambiente). – 1. Entro dodici mesi dalla data di
emanazione del decreto di cui all’art. 4, comma 1, in
continuita’ con l’attivita’ di elaborazione dei piani di
risanamento e tutela della qualita’ dell’aria di cui
all’art. 4 del decreto del Presidente della Repubblica
24 maggio 1988, n. 203, ove non siano disponibili misure
rappresentative, dei livelli degli inquinanti di cui
all’allegato I per tutte le zone e gli agglomerati, le
regioni e le province autonome provvedono ad effettuare
misure rappresentative, utilizzando i dispositivi di
misurazione previsti dalla normativa vigente, nonche’
indagini o stime, al fine di valutare preliminarmente la
qualita’ dell’aria ambiente ed individuare, in prima
applicazione, le zone di cui agli articoli 7, 8 e 9,
tenendo conto delle direttive tecniche emanate con decreto
del Ministro dell’ambiente, di concerto con il Ministro
della sanita’, sentita la Conferenza unificata, entro tre
mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto”.
– L’art. 8 del citato decreto legislativo 4 agosto
1999, n. 351, e’ il seguente:
“Art. 8 (Misure da applicare nelle zone in cui i
livelli sono piu’ alti dei valori limite). – 1. Le regioni
provvedono, sulla base della valutazione preliminare di cui
all’art. 5, in prima applicazione, e, successivamente,
sulla base della valutazione di cui all’art. 6, alla
definizione di una lista di zone e di agglomerati nei
quali:
a) i livelli di uno o piu’ inquinanti eccedono il
valore limite aumentato del margine di tolleranza;
b) i livelli di uno o piu’ inquinanti sono compresi
tra il valore limite ed il valore limite aumentato del
margine di tolleranza.
2. Nel caso che nessun margine di tolleranza sia stato
fissato per uno specifico inquinante, le zone e gli
agglomerati nei quali il livello di tale inquinante supera
il valore limite, sono equiparate alle zone ed agglomerati
di cui al comma 1, lettera a).
3. Nelle zone e negli agglomerati di cui al comma 1, le
regioni adottano un piano o un programma per il
raggiungimento dei valori limite entro i termini stabiliti
ai sensi dell’art. 4, comma 1, lettera c). Nelle zone e
negli agglomerati in cui il livello di piu’ inquinanti
supera i valori limite, le regioni predispongono un piano
integrato per tutti gli inquinanti in questione.
4. I piani e programmi, devono essere resi disponibili
al pubblico e agli organismi di cui all’art. 11, comma 1, e
riportare almeno le informazioni di cui all’allegato V.
5. Con decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto
con il Ministro della sanita’, sentita la Conferenza
unificata, entro dodici mesi dalla data di entrata in
vigore del presente decreto, sono stabiliti i criteri per
l’elaborazione dei piani e dei programmi di cui al comma 3.
6. Allorche’ il livello di un inquinante e’ superiore o
rischia di essere superiore al valore limite aumentato del
margine di tolleranza o, se del caso, alla soglia di
allarme, in seguito ad un inquinamento significativo avente
origine da uno Stato dell’Unione europea, il Ministero
dell’ambiente, sentite le regioni e gli enti locali
interessati, provvede alla consultazione con le autorita’
degli Stati dell’Unione europea coinvolti allo scopo di
risolvere la situazione.
7. Qualora le zone di cui ai commi 1 e 2 interessino
piu’ regioni, la loro estensione viene individuata d’intesa
fra le regioni interessate che coordinano i rispettivi
piani”.
– L’art. 9 del citato decreto legislativo 4 agosto
1994, n. 351, e’ il seguente:
“Art. 9 (Requisiti applicabili alle zone con i livelli
inferiori ai valori limite). – 1. Le regioni provvedono,
sulla base della valutazione preliminare di cui all’art. 5,
in prima applicazione, e, successivamente, sulla base
dell’art. 6, alla definizione delle zone e degli
agglomerati in cui i livelli degli inquinanti sono
inferiori ai valori limite e tali da non comportare il
rischio di superamento degli stessi.
2. Nelle zone e negli agglomerati di cui al comma 1, le
regioni adottano un piano di mantenimento della qualita’
dell’aria al fine di conservare i livelli degli inquinanti
al di sotto dei valori limite e si adoperano al fine di
preservare la migliore qualita’ dell’aria ambiente
compatibile con lo sviluppo sostenibile secondo le
direttive emanate con decreto del Ministro dell’ambiente,
di concerto con il Ministro della sanita’, sentita la
Conferenza unificata”.
– Il decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio
1988, n. 203, recante “Attuazione delle direttive CEE
numeri 80/779, 82/884, 84/360 e 85/203 concernenti: norme
in materia di qualita’ dell’aria, relativamente a specifici
agenti inquinanti, e di inquinamento prodotto dagli
impianti industriali, ai sensi dell’art. 15 della legge
16 aprile 1987, n. 183” e’ pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale del 16 giugno 1988, n. 140 (supplemento
ordinario).
– Il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, recante
“Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello
Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del
capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59, e’ pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale del 21 aprile 1998, n. 92
(supplemento oridnario).
– L’art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n.
400, recante “Disciplina dell’attivita’ di Governo e
ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri”,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 214 del 12 settembre
1988, (supplemento ordinario) e’ il seguente:
“3. Con decreto ministeriale possono essere adottati
regolamenti nelle materie di competenza del Ministro o di
autorita’ sottordinate al Ministro, quando la legge
espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per
materie di competenza di piu’ Ministri, possono essere
adottati con decreti interministeriali, ferma restando la
necessita’ di apposita autorizzazione da parte della legge.
I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono
dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati
dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente
del Consiglio dei Ministri prima della loro emanazione”.
Note all’art. 1:
– L’art. 5 del citato decreto legislativo 4 agosto
1999, n. 351, e’ riportato nelle note alle premesse.
– L’art. 7 del citato decreto legislativo 4 agosto
1999, n. 351, e’ il seguente:
“Art. 7 (Piani d’azione). – 1. Le regioni provvedono,
sulla base della valutazione preliminare di cui all’art. 5,
in prima applicazione, e, successivamente, sulla base della
valutazione di cui all’art. 6, ad individuare le zone del
proprio territorio nelle quali i livelli di uno o piu’
inquinanti comportano il rischio di superamento dei valori
limite e delle soglie di allarme e individuano l’autorita’
competente alla gestione di tali situazioni di rischio.
2. Nelle zone di cui al comma 1, le regioni definiscono
i piani d’azione contenenti le misure da attuare nel breve
periodo, affinche’ sia ridotto il rischio di superamento
dei valori limite e delle soglie di allarme.
3. I piani devono, a seconda dei casi, prevedere misure
di controllo e, se necessario, di sospensione delle
attivita’, ivi compreso il traffico veicolare, che
contribuiscono al superamento dei valori limite e delle
soglie di allarme”.
– L’art. 8 del citato decreto legislativo 4 agosto
1999, n. 351, e’ riportato nelle note alle premesse.
– L’art. 9 del citato decreto legislativo 4 agosto
1999, n. 351, e’ riportato nelle note alle premesse.

Art. 2.
Criteri per la valutazione preliminare
della qualita’ dell’aria ambiente
1. Ai fini della valutazione preliminare della qualita’
dell’aria, prevista dall’articolo 5 del decreto legislativo n. 351
del 1999, e dell’individuazione delle zone di cui agli articoli 7, 8
e 9 del medesimo decreto, si utilizzano le direttive tecniche
contenute nell’allegato 1.

Note all’art. 2:
– L’art. 5 del citato decreto legislativo 4 agosto
1999, n. 351, e’ riportato nelle note alle premesse.
– L’art. 7 del citato decreto legislativo 4 agosto
1999, n. 351, e’ riportato nelle note all’art. 1.
– L’art. 8 del citato decreto legislativo 4 agosto
1999, n. 351, e’ riportato nelle note alle premesse.
– L’art. 9 del citato decreto legislativo 4 agosto
1999, n. 351, e’ riportato nelle note alle premesse.

Art. 3.
Principi generali per l’elaborazione
dei piani e dei programmi
1. Nell’elaborazione dei piani e programmi di cui all’articolo 1,
le regioni assicurano un elevato livello di tutela dell’ambiente e
della salute umana e si attengono, in particolare, ai seguenti
obiettivi e principi:
a) miglioramento generalizzato dell’ambiente e della qualita’
della vita, evitando il trasferimento dell’inquinamento tra i diversi
settori ambientali;
b) coerenza delle misure adottate nel piano con gli obiettivi
nazionali di riduzione delle emissioni sottoscritti dall’Italia in
accordi internazionali o derivanti dalla normativa comunitaria;
c) integrazione delle esigenze ambientali nelle politiche
settoriali, al fine di assicurare uno sviluppo sociale ed economico
sostenibile;
d) modifica dei modelli di produzione e di consumo, pubblico e
privato, che incidono negativamente sulla qualita’ dell’aria;
e) utilizzo congiunto di misure di carattere prescrittivo,
economico e di mercato, anche attraverso la promozione di sistemi di
ecogestione e audit ambientale;
f) partecipazione e coinvolgimento delle parti sociali e del
pubblico;
g) previsione di adeguate procedure di autorizzazione,
ispezione, monitoraggio, al fine di assicurare la migliore
applicazione delle misure individuate.

Art. 4.
Elementi conoscitivi per l’elaborazione
dei piani e dei programmi
1. I piani e i programmi di cui all’articolo 1 sono elaborati
sulla base di una adeguata conoscenza dei seguenti elementi:
a) stato della qualita’ dell’aria, quale risulta dalla
valutazione di cui agli articoli 5 e 6 del decreto legislativo n. 351
del 1999;
b) sorgenti di emissioni, quali risultano da inventari delle
emissioni di adeguata risoluzione spaziale e temporale, elaborati
sulla base dei criteri di cui all’allegato 2 o elaborati
precedentemente alla data di entrata in vigore del presente decreto,
purche’ aggiornati ed integrati secondo i criteri di cui al medesimo
allegato 2;
c) ambito territoriale nel quale il piano si inserisce, con
particolare riferimento ad aspetti come l’orografia, le condizioni
meteo-climatiche, l’uso del suolo, la distribuzione demografica anche
con riguardo alle fasce piu’ sensibili della popolazione, gli
insediamenti produttivi, il sistema infrastrutturale, la presenza di
aree particolarmente sensibili all’inquinamento atmosferico,
caratterizzate da ecosistemi vulnerabili, specie animali e vegetali
protette, beni culturali ed ambientali;
d) quadro delle norme e dei provvedimenti vigenti a livello
europeo, nazionale, regionale, provinciale e comunale aventi rilievo
in materia di inquinamento atmosferico.

Note all’art. 4:
– L’art. 5 del citato decreto legislativo 4 agosto
1999, n. 351, e’ riportato nelle note alle premesse.
– L’art. 6 del citato decreto legislativo 4 agosto
1999, n. 351, e’ il seguente:
“Art. 6 (Valutazione della qualita’ dell’aria
ambiente). – 1. Le regioni effettuano la valutazione della
qualita’ dell’aria ambiente secondo quanto stabilito dal
presente articolo.
2. La misurazione, effettuata in applicazione dei
criteri di cui all’art. 4, comma 3, lettera a), e’
obbligatoria nelle seguenti zone:
a) agglomerati;
b) zone in cui il livello, durante un periodo
rappresentativo, e’ compreso tra il valore limite e la
soglia di valutazione superiore stabilita ai sensi
dell’art. 4, comma 3, lettera c);
c) altre zone dove tali livelli superano il valore
limite.
3. La misurazione puo’ essere completata da tecniche
modellistiche per fornire un adeguato livello di
informazione sulla qualita’ dell’aria ambiente.
4. Allorche’ il livello risulti, durante un periodo
rappresentativo, al di sotto della soglia di valutazione
superiore stabilita ai sensi dell’art. 4, comma 3,
lettera c), la misurazione puo’ essere combinata con
tecniche modellistiche in applicazione dei criteri di cui
al medesimo art. 4, comma 3, lettere a) e b).
5. Il solo uso di modelli o di metodi di valutazione
obiettiva in applicazione dei criteri di cui all’art. 4,
comma 3, lettera b), e’ consentito per valutare la qualita’
dell’aria ambiente allorche’ il livello risulti, durante un
periodo rappresentativo, al di sotto della soglia di
valutazione inferiore stabilita ai sensi dell’art. 4, comma
3, lettera c).
6. Il comma 5 non si applica agli agglomerati per gli
inquinanti per i quali siano state fissate le soglie di
allarme ai sensi dell’art. 4, comma 1.
7. In caso sia obbligatoria, la misurazione degli
inquinanti deve essere effettuata in siti fissi con
campionamento continuo o discontinuo, il numero di
misurazioni deve assicurare la rappresentativita’ dei
livelli rilevati.
8. La classificazione delle zone e degli agglomerati al
fine di quanto previsto ai commi 2, 3, 4 e 5 e’ riesaminata
almeno ogni cinque anni secondo i criteri stabiliti ai
sensi dell’art. 4, comma 3, lettera c).
9. Con decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto
con il Ministro della sanita’, sentita la Conferenza
unificata istituita ai sensi del decreto legislativo
28 agosto 1997, n. 281, sono stabilite le modalita’ e le
norme tecniche per l’approvazione dei dispositivi di
misurazione quali metodi, apparecchi, reti e laboratori”.

Art. 5.
Struttura e contenuti dei piani
e dei programmi di cui all’articolo 8
del decreto legislativo n. 351 del 1999
1. I piani e i programmi di cui all’articolo 8 del decreto
legislativo n. 351 del 1999 sono redatti secondo l’indice riportato
nell’allegato 3 e contengono una scheda tecnica che riporta le
informazioni di cui all’allegato V del medesimo decreto legislativo.
2. L’elaborazione dei piani e dei programmi di cui al comma 1 e’
effettuata sulla base delle indicazioni contenute nell’allegato 4,
secondo il seguente schema:
a) definizione di scenari di qualita’ dell’aria riferiti al
termine di cui all’articolo 4, comma 1, lettera c), del decreto
legislativo n. 351 del 1999, sulla base delle norme e dei
provvedimenti di cui all’articolo 4, comma 1, lettera d), del
presente regolamento e delle misure conseguentemente adottate;
b) individuazione degli obiettivi di riduzione delle emissioni
di inquinanti in atmosfera necessari a conseguire il rispetto dei
limiti di qualita’ dell’aria entro i termini di cui all’articolo 4,
comma 1, lettera c), del decreto legislativo n. 351 del 1999;
c) individuazione delle misure, aggiuntive o modificative
rispetto a quelle previste sulla base dei provvedimenti di cui
all’articolo 4, comma 1, lettera d), da attuare per il conseguimento
degli obiettivi di cui alla lettera b). Ciascuna misura e’ corredata
da opportuni indicatori e analizzata sotto il profilo dei risultati
attesi in termini di miglioramento della qualita’ dell’aria, di
riduzione delle emissioni inquinanti dell’aria, dei costi associati,
dell’impatto sociale, dei tempi di attuazione e della fattibilita’
tecnico-economica;
d) selezione dell’insieme di misure piu’ efficaci per
realizzare gli obiettivi di cui alla lettera b), tenuto conto dei
costi, dell’impatto sociale e degli inquinanti per i quali si ottiene
una riduzione delle emissioni;
e) indicazione, per ciascuna delle misure di cui alla lettera
d), delle fasi di attuazione, dei soggetti responsabili, dei
meccanismi di controllo e, laddove necessarie, delle risorse
destinate all’attuazione delle misure;
f) indicazione delle modalita’ di monitoraggio delle singole
fasi di attuazione e dei relativi risultati, anche al fine di
modificare o di integrare le misure individuate, ove necessario per
il raggiungimento degli obiettivi di cui alla lettera b).
3. Ai fini dell’individuazione delle risorse da destinare al
raggiungimento degli obiettivi di cui alla lettera b), hanno
priorita’ le misure da attuare nelle zone in cui il livello di uno o
piu’ inquinanti sia superiore al valore limite aumentato del margine
di tolleranza.

Note all’art. 5:
– L’art. 8 del citato decreto legislativo 4 agosto
1999, n. 351, e’ riportato nelle note alle premesse.
– L’art. 4 del citato decreto legislativo 4 agosto
1999, n. 351, e’ il seguente:
“Art. 4 (Valori limite, soglie di allarme e valori
obiettivo). – 1. Con decreto del Ministro dell’ambiente, di
concerto con il Ministro della sanita’, sentita la
Conferenza unificata istituita ai sensi del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, in applicazione delle
disposizioni adottate dal Consiglio dell’Unione europea, ai
sensi dell’art. 4, comma 5, della direttiva n. 96/62/CE,
sono recepiti:
a) i valori limite e le soglie d’allarme per gli
inquinanti elencati nell’allegato I;
b) il margine di tolleranza fissato per ciascun
inquinante di cui all’allegato I, le modalita’ secondo le
quali tale margine deve essere ridotto nel tempo;
c) il termine entro il quale il valore limite deve
essere raggiunto;
d) il valore obiettivo per l’ozono e gli specifici
requisiti di monitoraggio, valutazione, gestione ed
informazione.
2. Con le modalita’ di cui al comma 1 possono essere
fissati:
a) valori limite e soglie d’allarme piu’ restrittivi
di quelli fissati a norma del comma 1 per gli inquinanti di
cui al medesimo comma, tenendo conto almeno dei fattori
elencati nell’allegato II;
b) valori limite e soglie d’allarme per inquinanti
diversi da quelli elencati nell’allegato 1, individuati
sulla base dei criteri di cui all’allegato III;
c) valori obiettivo per inquinanti diversi dall’ozono
e per i quali non sono fissati valori limite e soglie
d’allarme, individuati sulla base dei criteri di cui
all’allegato IV.
3. Con le modalita’ di cui al comma 1 sono stabiliti
per ciascun inquinante per il quale sono previsti un valore
limite e una soglia d’allarme:
a) i criteri per la raccolta dei dati inerenti la
qualita’ dell’aria ambiente ed i criteri e le tecniche di
misurazione, con particolare riferimento all’ubicazione e
al numero minimo dei punti di campionamento e alle
metodiche di riferimento per la misura, il campionamento e
l’analisi;
b) i criteri riguardanti l’uso di altre tecniche di
valutazione della qualita’ dell’aria ambiente, in
particolare la modellizzazione, con riferimento alla
risoluzione spaziale per la modellizzazione, ai metodi di
valutazione obiettiva ed alle tecniche di riferimento per
la modellizzazione;
c) la soglia di valutazione superiore, la soglia di
valutazione inferiore ed i criteri di verifica della
classificazione delle zolle e degli agglomerati al fine
dell’applicazione dell’art. 6, commi 2, 3, 4 e 5;
d) le modalita’ per l’informazione da fornire al
pubblico, ai sensi dell’art. 11, sui livelli registrati di
inquinamento atmosferico ed in caso di superamento delle
soglie d’allarme;
e) il formato per la comunicazione dei dati di cui
all’art. 12, in conformita’ a quanto stabilito dalla
Commissione europea.
4. Qualora vengano adottati valori limite, valori
obiettivo e soglie di allarme ai sensi del comma 2 il
Ministero dell’ambiente informa la Commissione europea”.

Art. 6.
Mantenimento della qualita’ dell’aria
nelle zone di cui all’articolo 9
del decreto legislativo n. 351 del 1999
1. Per l’elaborazione dei piani di cui all’articolo 9 del decreto
legislativo n. 351 del 1999 si applicano, in quanto compatibili, le
indicazioni contenute nell’allegato 4.
2. Al fine di conservare i livelli degli inquinanti al di sotto
dei valori limite di qualita’ dell’aria, i piani di cui al presente
articolo stabiliscono, sulla base degli elementi conoscitivi di cui
all’articolo 4, i livelli massimi che non devono essere superati
dall’insieme delle emissioni delle sorgenti individuate dagli
inventari.
3. Nelle zone di cui all’articolo 9 del decreto legislativo n.
351 del 1999, ai fini del rilascio delle autorizzazioni previste
dalla vigente normativa per la costruzione o la modifica di opere,
impianti e infrastrutture, si deve tener conto dei livelli massimi
stabiliti ai sensi del comma 2.

Note all’art. 6:
– L’art. 9 del citato decreto legislativo 4 agosto
1999, n. 351, e’ riportato nelle note alle premesse.

Art. 7.
Pianificazione integrata e concertazione
con gli enti locali
1. Le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano
provvedono, nel rispetto del quadro delle competenze amministrative
in materia territoriale e ambientale, con apposita normativa e
comunque in conformita’ al proprio ordinamento, ad adottare i piani e
i programmi di cui al presente decreto, assicurando il coordinamento
di tali piani e degli obiettivi stabiliti dagli stessi con gli altri
strumenti di pianificazione settoriale e con gli strumenti di
pianificazione degli enti locali.
2. Ai fini dell’elaborazione e dell’attuazione dei piani e
programmi le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano
assicurano la partecipazione degli enti locali interessati mediante
opportune procedure di raccordo e concertazione, ai sensi della
normativa vigente.

Art. 8.
Disposizioni finali
1. Gli inventari di cui all’articolo 4, comma 1, lettera b), sono
aggiornati con una cadenza corrispondente al monitoraggio delle
singole fasi di attuazione di cui all’articolo 5, comma 2, lettere e)
ed f), per le parti relative ad inquinanti, settori e zone
considerati dalle misure previste nell’ambito di tali fasi di
attuazione.
2. Dalla data di entrata in vigore del presente regolamento e’
abrogato il decreto ministeriale 20 maggio 1991 recante i criteri per
l’elaborazione dei piani regionali per il risanamento e la tutela
della qualita’ dell’aria.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’
inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della
Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo
e di farlo osservare.
Roma, 1 ottobre 2002

Il Ministro dell’ambiente
e della tutela del territorio
Matteoli
Il Ministro della salute
Sirchia
Visto, il Guardasigilli: Castelli
Registrato alla Corte dei conti il 6 novembre 2002
Ufficio di controllo sugli atti dei Ministeri delle infrastrutture
ed assetto del territorio, registro n. 4, foglio n. 216

Note all’art. 8:
– Il decreto ministeriale 20 maggio 1991 recante
“Criteri per l’elaborazione dei piani regionali per il
risanamento e la tutela della qualita’ dell’aria”, e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 31 maggio 1991, n. 126.

Allegato 1
(art. 2, comma 1)

—-> Vedere allegato da pag. 7 a pag. 18

Note all’allegato 1:
– L’art. 7 del citato decreto legislativo 4 agosto
1999, n. 351, e’ riportato nelle note all’art. 1.
– Gli articoli 8 e 9 del citato decreto legislativo 4
agosto 1999, n. 351, sono riportati nelle note alle
premesse.
– L’art. 4 del citato decreto legislativo 4 agosto
1999, n. 351, e’ riportato nelle note all’art. 5.

Allegato 2
(art. 4, comma 1, lettera b))

—> Vedere allegato da pag. 19 a pag. 23

Note all’allegato 2:
– Gli articoli 8 e 9 del citato decreto legislativo 4
agosto 1999, n. 351, sono riportati nelle note alle
premesse.
– L’art. 10 del citato decreto legislativo 4 agosto
1999, n. 372, recante “Attuazione della direttiva n.
96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrale
dell’inquinamento”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.
252 del 26 ottobre 1999, e’ il seguente:
“Art. 10 (Inventario delle principali emissioni e loro
fonti). – 1. I gestori degli impianti in esercizio di cui
all’allegato I trasmettono all’autorita’ competente e al
Ministero dell’ambiente per il tramite dell’Agenzia
nazionale per la protezione dell’ambiente, entro il
30 aprile di ogni anno i dati caratteristici relativi alle
emissioni in aria, acqua e suolo, dell’anno precedente. La
prima comunicazione si effettua entro il 30 aprile
dell’anno successivo alla pubblicazione del decreto di cui
al comma 2.
2. Entro un anno dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, con decreto del Ministro dell’ambiente,
sono stabiliti i dati e il formato della comunicazione di
cui al comma 1, conformemente a quanto stabilito dalla
Commissione europea.
3. L’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente
elabora i dati di cui al comma 1 e li trasmette al
Ministero dell’ambiente anche per l’invio alla Commissione
europea.
4. Il Ministero dell’ambiente e l’ANPA, assicurano, nel
rispetto del decreto legislativo 24 febbraio 1997, n. 39,
l’accesso del pubblico ai dati di cui al comma 1 e alle
successive elaborazioni.
5. Le procedure di comunicazione e di trasmissione dei
dati di cui al comma 1 sono stabilite anche al fine di una
successiva integrazione delle stesse al Modello unico di
dichiarazione ambientale di cui alla legge 25 gennaio 1994,
n. 70”.
– Il decreto del Ministro dell’ambiente 8 maggio 1989,
recante “Limitazione delle emissioni nell’atmosfera di
taluni inquinanti originati da grandi impianti di
combustione”, e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 124
del 30 maggio 1989.

Allegato 3
(art. 5, comma 1)

—-> Vedere allegato da pag. 24 a pag. 26

Note all’allegato 3:
– La scheda tecnica di cui all’allegato V del decreto
legislativo 4 agosto 1999, n. 351, e’ la seguente:
“Informazioni da includere nei programmi locali,
regionali o nazionali di miglioramento della qualita’
dell’aria ambiente. Informazioni da fornire a norma
dell’art. 8, comma 4:
1. Luogo in cui il superamento del valore limite e’
stato rilevato:
regione;
citta’ (mappa);
stazione di misurazione (mappa e coordinate
geografiche).
2. Informazioni generali:
tipo di zona (centro urbano, area industriale o
rurale);
stima dell’area inquinata (km 2) e della popolazione
esposta all’inquinamento;
dati climatici utili;
dati topografici utili;
informazioni sufficienti sul tipo di obiettivi da
proteggere nella zona interessata.
3. Amministrazioni competenti:
nome ed indirizzo delle persone responsabili
dell’elaborazione e dell’attuazione dei piani di
miglioramento.
4. Natura e valutazione dell’inquinamento:
concentrazioni osservate in anni precedenti (prima
dell’attuazione dei provvedimenti di miglioramento);
concentrazioni misurate dall’inizio del progetto;
tecniche di valutazione applicate.
5. Origine dell’inquinamento:
elenco delle principali fonti di emissione
responsabili dell’inquinamento (mappa);
quantita’ totale di emissioni provenienti da queste
fonti (t/anno);
informazioni sull’inquinamento proveniente da altre
regioni.
6. Analisi della situazione:
informazioni particolareggiate sui fattori
responsabili del superamento (trasporto, incluso quello
transfrontaliero, formazione);
informazioni particolareggiate sulle possibili misure
di miglioramento della qualita’ dell’aria.
7. Informazioni sui provvedimenti o progetti di
miglioramento esistenti anteriormente all’entrata in vigore
del presente decreto vale a dire:
provvedimenti di carattere locale, regionale,
nazionale e internazionale;
effetti riscontrati di tali provvedimenti.
8. Informazioni sui provvedimenti o progetti adottati
allo scopo di ridurre l’inquinamento e posteriori
all’entrata in vigore del presente decreto:
elenco e descrizione di tutte le misure messe a punto
nell’ambito del progetto;
calendario di attuazione;
stima del miglioramento programmato della qualita’
dell’aria e del tempo necessario per conseguire tali
obiettivi.
9. Informazioni sui provvedimenti o progetti
programmati o oggetto di ricerca a lungo termine.
10. Elenco delle pubblicazioni, dei documenti, dei
lavori, ecc. utilizzati a complemento delle informazioni
richieste nel presente allegato”.

Allegato 4
(art. 5, comma 2; art. 6, comma 1)

—-> Vedere allegato da pag. 27 a pag. 30
Note all’allegato 4:
– L’art. 4 del citato decreto legislativo 4 agosto
1999, n. 351 e’ riportato nelle note all’art. 5.
– L’art. 5 del citato decreto legislativo n. 372 del 4
agosto 1999 e’ il seguente:
“Art. 5. Condizioni dell’autorizzazione integrata
ambientale). – 1. L’autorizzazione integrata ambientale
rilasciata ai sensi del presente decreto deve includere
tutte le misure necessarie per soddisfare i requisiti di
cui agli articoli 3 e 6 al fine di conseguire un livello
elevato di protezione dell’ambiente nel suo complesso.
2. L’autorizzazione integrata ambientale deve includere
valori limite di emissione fissati per le sostanze
inquinanti, in particolare quelle elencate nell’allegato
III, che possono essere emesse dall’impianto interessato in
quantita’ significativa, in considerazione della loro
natura, e delle loro potenzialita’ di trasferimento
dell’inquinamento da un elemento ambientale all’altro
(acqua, aria e suolo), nonche’ i valori limite di emissione
e immissione sonora ai sensi della vigente normativa in
materia di inquinamento acustico. I valori limite di
emissione fissati nelle autorizzazioni integrate non
possono comunque essere meno rigorosi di quelli fissati
dalla vigente normativa nazionale o regionale. Se
necessario, l’autorizzazione integrata ambientale contiene
ulteriori disposizioni che garantiscono la protezione del
suolo e delle acque sotterranee, le opportune disposizioni
per la gestione dei rifiuti prodotti dall’impianto e per la
riduzione dell’inquinamento acustico. Se del caso, i valori
limite di emissione possono essere integrati o sostituiti
con parametri o misure tecniche equivalenti, Per gli
impianti di cui al punto 6.6 dell’allegato I, i valori
limite di emissione tengono conto delle modalita’ pratiche
adatte a tali categorie di impianti nonche’ dei costi e dei
benefici.
3. Fatto salvo l’art. 6, i valori limite di emissione,
i parametri e le misure tecniche equivalenti di cui al
comma 2 si basano sulle migliori tecniche disponibili,
senza l’obbligo di utilizzare una tecnica o una tecnologia
specifica, tenendo conto delle caratteristiche tecniche
dell’impianto in questione, della sua ubicazione geografica
e delle condizioni locali dell’ambiente. In tutti i casi,
le condizioni di autorizzazione prevedono disposizioni per
ridurre al minimo l’inquinamento a grande distanza o
attraverso le frontiere e garantiscono un elevato livello
di protezione dell’ambiente nel suo insieme.
4. L’autorita’ competente rilascia l’autorizzazione nel
rispetto delle linee guida di cui all’art. 3, comma 2, e
del decreto di cui al comma 3 dello stesso articolo.
5. L’autorizzazione integrata ambientale contiene gli
opportuni requisiti di controllo delle emissioni, che
specificano la metodologia e la frequenza di misurazione,
nonche’ la relativa procedura di valutazione, in
conformita’ a quanto disposto dalla vigente normativa in
materia ambientale, nonche’ l’obbligo di comunicare
all’autorita’ competente i dati necessari per verificarne
la conformita’ alle condizioni di autorizzazione ambientale
integrata. Per gli impianti di cui al punto 6.6
dell’allegato 1, le misure di cui al presente comma possono
tenere conto dei costi e benefici.
6. L’autorizzazione integrata ambientale contiene le
misure relative alle condizioni diverse da quelle di
normale esercizio, in particolare per le fasi di avvio e di
arresto dell’impianto, per le emissioni fuggitive, per i
malfunzionamenti, e per l’arresto definitivo dell’impianto.
Le disposizioni di cui al successivo art. 8 non si
applicano alle modifiche necessarie per adeguare la
funzionalita’ degli impianti alle prescrizioni
dell’autorizzazione integrata ambientale. Per gli impianti
assoggettati alla direttiva n. 96/1982 CE, le prescrizioni
ai fini della sicurezza e della prevenzione dei rischi di
incidenti rilevanti stabilite dalla autorita’ competente ai
sensi della normativa di recepimento di detta direttiva,
sono riportate nell’autorizzazione integrata ambientale.
7. L’autorizzazione integrata ambientale puo’ contenere
altre condizioni specifiche ai fini del presente decreto,
giudicate opportune dall’autorita’ competente”.

MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO

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