MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI - DECRETO 11 dicembre 2009 | Ingegneri.info

MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI – DECRETO 11 dicembre 2009

MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI - DECRETO 11 dicembre 2009 - Modalita' per l'applicazione di disposizioni comunitarie in materia di commercializzazione delle uova, ai sensi dei regolamenti (CE) n. 1234/2007, del Consiglio e n. 589/2008, della Commissione e del decreto legislativo 29 luglio 2003, n. 267. (10A05620) (GU n. 111 del 14-5-2010 )

MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI

DECRETO 11 dicembre 2009

Modalita’ per l’applicazione di disposizioni comunitarie in materia
di commercializzazione delle uova, ai sensi dei regolamenti (CE) n.
1234/2007, del Consiglio e n. 589/2008, della Commissione e del
decreto legislativo 29 luglio 2003, n. 267. (10A05620)

Titolo I OGGETTO E AMBITO DI APPLICAZIONE

IL MINISTRO DELLE POLITICHE AGRICOLE
ALIMENTARI E FORESTALI

di concerto con

IL MINISTRO DEL LAVORO, DELLA SALUTE
E DELLE POLITICHE SOCIALI

Visto il regolamento (CE) del Consiglio n. 1234/2007, del 22
ottobre 2007, recante organizzazione comune dei mercati agricoli e
disposizioni specifiche per taluni prodotti agricoli (regolamento
unico OCM) in particolare l’allegato XIV recante le norme di
commercializzazione per i prodotti dei settori delle uova e delle
carni di pollame;
Visto il regolamento (CE) della Commissione n. 589/2008, del 23
giugno 2008 che stabilisce le modalita’ di applicazione del
regolamento (CE) del Consiglio n. 1234/2007 per quanto attiene le
norme di commercializzazione applicabili alle uova;
Visto il regolamento (CE) della Commissione n. 598/2008, del 24
giugno 2008, recante modifica del regolamento (CE) della Commissione
n. 589/2008;
Visto il regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio, del 28 giugno
2007, relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei
prodotti biologici e che abroga il regolamento (CEE) n. 2092/91;
Visto il regolamento (CE) n. 889/2008 della Commissione del 5
settembre 2008, recante modalita’ di applicazione del regolamento
(CE) n. 834/2007 del Consiglio relativo alla produzione biologica e
all’etichettatura dei prodotti biologici, per quanto riguarda la
produzione biologica, l’etichettatura e i controlli;
Visto il decreto legislativo n. 267 del 29 luglio 2003, recante
l’attuazione delle direttive 1999/74/CE e 2002/4/CE, per la
protezione delle galline ovaiole e la registrazione dei relativi
stabilimenti di allevamento;
Visto il regolamento (CE) n. 852/2004 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 29 aprile 2004, sull’igiene degli alimenti;
Visto il regolamento (CE) n. 853/2004 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 29 aprile 2004 che stabilisce norme specifiche in
materia di igiene per gli alimenti di origine animale ed in
particolare l’art. 4 che impone il riconoscimento, da parte
dell’autorita’ sanitaria, degli stabilimenti che manipolano gli
alimenti di origine animale;
Visto il regolamento (CE) n. 854/2004 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 29 aprile 2004 che stabilisce norme specifiche per
l’organizzazione di controlli ufficiali sui prodotti di origine
animale destinati al consumo umano;
Visto regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 29 aprile 2004, relativo ai controlli ufficiali intesi
a verificare la conformita’ alla normativa in materia di mangimi e di
alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali;
Visto il regolamento n. 183/2005 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 12 gennaio 2005, che stabilisce requisiti per l’igiene
dei mangimi;
Visto il decreto legislativo 30 gennaio 1993, n. 28,
sull’attuazione delle direttive 89/662/CEE e 90/425/CEE relative ai
controlli veterinari e zootecnici di taluni animali vivi e su
prodotti di origine animale applicabili negli scambi intracomunitari.
Visto il decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 80, attuazione
della direttiva 97/78/CE e 97/79/CE in materia di organizzazione dei
controlli veterinari sui prodotti provenienti da Paesi terzi;
Visto il decreto legislativo 27 maggio 2005, n. 117, attuazione
della direttiva 2002/99/CE che stabilisce norme di polizia sanitaria
per la produzione, la trasformazione, la distribuzione e
l’introduzione di prodotti di origine animale destinati al consumo
umano;
Vista la legge 10 aprile 1991, n. 137, recante norme per
l’esercizio delle funzioni di controllo sulla commercializzazione
delle uova;
Visto il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109, e successive
modifiche, che recepisce la direttiva 2000/13/CE, del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 20 marzo 2000, relativa al
ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri concernenti
l’etichettatura e la presentazione dei prodotti alimentari, nonche’
la relativa pubblicita’;
Visto il decreto 16 dicembre 1991, n. 434, relativo
all’applicazione della legge 10 aprile 1991, n. 137;
Visto il decreto 13 novembre 2007, recante le modalita’ per
l’applicazione di disposizioni comunitarie in materia di
commercializzazione delle uova;
Considerato che a norma dell’art. 4 del regolamento (CE) 853/2004
gli stabilimenti che trattano i prodotti di origine animale, per i
quali sono previsti requisiti ai sensi dell’allegato III del suddetto
regolamento, possono operare solo se l’autorita’ competente li ha
riconosciuti ai sensi del regolamento (CE) 854/2004;
Considerato che ai sensi del decreto legislativo 27 maggio 2005, n.
117, ai prodotti di origine animale e ai prodotti derivati destinati
al consumo umano, devono essere applicate le norme generali di
polizia sanitaria in tutte le fasi della produzione, trasformazione e
distribuzione nonche’ in quella dell’importazione da Paesi terzi;
Considerato che le uova possono provenire unicamente da Paesi terzi
riconosciuti dall’Unione europea per l’importazione di tali prodotti
e devono essere accompagnate dal certificato sanitario previsto dalla
pertinente normativa comunitaria;
Considerato che a norma dell’art. 8, comma 5 della legge 25
febbraio 2008, n. 34 (legge comunitaria 2007), il controllo
sull’osservanza delle disposizioni concernenti la commercializzazione
delle uova e’ svolto dall’Ispettorato centrale per il controllo della
qualita’ dei prodotti agroalimentari (ICQ) del Ministero delle
politiche agricole alimentari e forestali;
Considerato che taluni articoli del decreto 16 dicembre 1991, n.
434, risultano superati dalle disposizioni della nuova normativa
comunitaria sulla commercializzazione delle uova e che, pertanto,
andrebbero abrogati;
Considerato che il regolamento (CE) della Commissione n. 589/2008
consente ai centri d’imballaggio che operano esclusivamente per
l’industria alimentare e non alimentare di avere una dotazione
ridotta dell’attrezzatura;
Considerato che, per semplificare le procedure amministrative,
appare opportuno affidare alle regioni e province autonome
l’autorizzazione e la revoca dei centri d’imballaggio;
Considerato che occorre rivedere la normativa nazionale in funzione
delle intervenute modifiche nella regolamentazione comunitaria e,
conseguentemente, abrogare il decreto ministeriale 13 novembre 2007;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 2009, n.
129, recante riorganizzazione del Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali, a norma dell’art. 74 del decreto-legge 25
giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6
agosto 2008, n. 133;
Acquisita l’intesa della Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato le regioni e le province autonome nell’adunanza del 29
ottobre 2009, ai sensi dell’art. 4, comma 3 della legge 29 dicembre
1990, n. 428;

Decretano:

Art. 1

1. In applicazione dei regolamenti (CE) n. 1234/2007 del Consiglio
e n. 589/2008 della Commissione e fatti salvi gli obblighi che
derivano dalla legislazione sanitaria, il presente decreto attua le
condizioni di commercializzazione delle uova sul territorio italiano,
comprese quelle di cui all’art. 11, del predetto regolamento (CE)
589/2008, oggetto di scambi intracomunitari e di importazione da
Paesi terzi.
2. Ai fini del presente decreto si applicano le definizioni di cui
ai regolamenti (CE) indicati al comma 1. Sono parte integrante del
presente decreto le ulteriori seguenti definizioni:
a) «mercato pubblico locale»: qualsiasi mercato di prodotti
alimentari per la vendita al minuto;
b) «vendita porta a porta»: la vendita effettuata direttamente
dal produttore presso il domicilio del consumatore finale;
c) «regione di produzione»: area di territorio compresa entro un
raggio massimo di 10 km dal luogo di produzione.
3. Ai fini del presente decreto si intende per:
«Mipaaf»: il Ministero delle politiche agricole alimentari e
forestali – Dipartimento delle politiche europee e internazionali –
Direzione generale per l’attuazione delle politiche comunitarie e
internazionali di mercato – ATPO III – via XX Settembre n. 20 – 00187
Roma;
«Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali»:
Dipartimento per la sanita’ pubblica veterinaria, la nutrizione e la
sicurezza degli alimenti – Direzione generale della sanita’ animale e
del farmaco veterinario e Direzione generale della sicurezza degli
alimenti e della nutrizione;
«ICQRF»: l’Ispettorato centrale della tutela della qualita’ e
repressione delle frodi dei prodotti agroalimentari – via Quintino
Sella n. 42 – 00187 Roma;
«Ufficio periferico»: l’ufficio periferico dell’ICQRF
territorialmente competente, ai sensi dell’art. 3, comma 5, del
decreto ministeriale 7 marzo 2008;
«PIF»: i posti di ispezione frontaliera del Ministero del lavoro,
della salute e delle politiche sociali;
«UVAC»: gli uffici veterinari per gli adempimenti degli obblighi
comunitari del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche
sociali;
«ASL»: azienda sanitaria locale;
«Vincolo sanitario»: il complesso delle misure disposte degli
organi sanitari competenti al fine di impedire che la merce subisca
destinazioni o utilizzazioni diverse da quelle imposte dagli stessi.

Titolo I OGGETTO E AMBITO DI APPLICAZIONE

Art. 2

Deroghe

1. Sono esonerate dagli obblighi sulle norme di
commercializzazione, ai sensi dell’allegato XIV, sez. A. I. 2, del
regolamento (CE) n. 1234/2007, le uova vendute direttamente dal
produttore al consumatore finale:
a) nel luogo di produzione o
b) nell’ambito della «regione di produzione», in un «mercato
pubblico locale» o nella «vendita porta a porta»,
in tali casi, le uova non sono classificate in base alla qualita’ e
al peso. Le uova di cui al presente comma, vendute in un mercato
pubblico locale, devono comunque essere marchiate con il codice del
produttore, ai sensi dell’allegato XIV, sez. A. III. 3, del
regolamento (CE) n. 1234/2007, ad eccezione di quelle provenienti da
produttori aventi fino a 50 galline ovaiole ed a condizione che il
nome e l’indirizzo del produttore siano indicati nel punto di vendita
o comunicati all’acquirente nel caso di vendita porta a porta.
2. Ai sensi dell’allegato XIV, sez. A. III 3, del regolamento (CE)
n. 1234/2007, le uova della categoria A o «uova fresche» sono
marchiate con il codice del produttore, le uova della categoria B
commercializzate sul territorio italiano sono esonerate dall’obbligo
di marchiatura come previsto dall’allegato XIV, sez. III. 1 del
medesimo regolamento.

Titolo I OGGETTO E AMBITO DI APPLICAZIONE

Art. 3

Spedizione di uova all’industria alimentare

1. Qualora le uova siano consegnate direttamente dal sito di
produzione all’industria alimentare, gli operatori sono esentati
dagli obblighi di marchiatura delle uova previsti dall’allegato XIV,
parte A, sez. III, punto 1) e dall’allegato XIV, parte A, sez. IV,
punto 3) del regolamento (CE) n. 1234/2007.
2. Al fine di permettere al Mipaaf di informare le Autorita’
competenti dello Stato di destinazione, in relazione alla procedura
prevista dall’art. 11, comma 2, lettera a), del regolamento (CE) n.
589/08, qualora le uova non marchiate siano spedite dal sito di
produzione verso un’industria alimentare situata in un’altro Stato
membro, il produttore nazionale deve, con anticipo di almeno cinque
giorni lavorativi, darne comunicazione al Mipaaf fornendo nel
contempo il nome dell’operatore destinatario, l’indirizzo dello
stabilimento di destinazione, le quantita’ interessate e la data
prevista per la spedizione.
3. Ferme restando le disposizioni del decreto legislativo 30
gennaio 1993, n. 28, applicabili negli scambi intracomunitari di
prodotti di origine animale, qualora un operatore nazionale intenda
ricevere uova non marchiate, da un sito di produzione posto in un
altro Stato membro destinate direttamente all’industria alimentare,
devono essere rispettate le seguenti condizioni:
la spedizione puo’ avvenire solo dopo che il Mipaaf ha trasmesso
al Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali,
all’UVAC territorialmente competente, agli uffici periferici
dell’«ICQRF» territorialmente competenti e all’operatore nazionale
interessato, le comunicazioni pervenute ai sensi dell’art. 11, comma
2, lettera a) del regolamento (CE) 589/2008, dallo Stato membro di
ubicazione del sito di produzione con indicazione della denominazione
e indirizzo di quest’ultimo;
gli operatori, nella prenotifica di arrivo della partita all’UVAC
e all’ASL territorialmente competenti, di cui all’art. 5 del decreto
legislativo 30 gennaio 1993, n. 28, devono indicare che la stessa e’
costituita di uova non marchiate destinate direttamente all’industria
alimentare;
l’UVAC territorialmente competente dispone il vincolo sanitario
sulla partita comunicandolo all’ASL competente sullo stabilimento di
destinazione; il vincolo viene rimosso dopo l’avvenuta trasformazione
delle uova.
4. Ferme restando le disposizioni del decreto legislativo 25
febbraio 2000, n. 80, in materia di organizzazione dei controlli
veterinari sui prodotti provenienti da Paesi terzi, qualora un
operatore nazionale intenda ricevere uova non marchiate, da un sito
di produzione posto in un Paese terzo da destinare direttamente
all’industria alimentare, devono essere rispettate le seguenti
condizioni:
le uova devono provenire unicamente da Paesi terzi riconosciuti
dall’Unione europea per l’importazione di tali prodotti;
le uova devono essere scortate dal certificato sanitario previsto
dalla pertinente normativa comunitaria;
la deroga e’ stata rilasciata dal Mipaaf previa acquisizione
della comunicazione ufficiale da parte del Ministero del lavoro,
della salute e delle politiche sociali della sussistenza delle
condizioni sanitarie, previste dalla normativa comunitaria;
il Mipaaf ha trasmesso la comunicazione della concessione della
deroga di cui all’art. 11, comma 2, lettera b) del regolamento (CE)
589/2008 agli uffici periferici dell’«ICQRF» competenti,
all’operatore interessato e al Ministero del lavoro, salute e
politiche sociali che provvede a darne informazione al PIF nazionale
o di altro Paese comunitario interessato;
gli operatori, che prenotificano l’arrivo della partita al PIF,
ai sensi di quanto previsto dall’art. 3, comma 2 del decreto
legislativo 25 febbraio 2000, n. 80, devono comunicare che la stessa
e’ costituita da uova non stampigliate destinate direttamente
all’industria alimentare;
il PIF italiano, attraverso il quale avviene l’importazione,
dispone il vincolo sanitario sulla partita applicando la procedura
prevista dall’art. 8, comma 3 del decreto legislativo 25 febbraio
2000, n. 80, dandone informazione all’ASL competente sullo
stabilimento di destinazione per gli adempimenti derivanti dal citato
articolo; il vincolo viene rimosso dopo l’avvenuto trattamento delle
uova;
nel caso in cui l’importazione avvenga attraverso un PIF situato
in un altro Stato membro, il Ministero del lavoro, della salute e
delle politiche sociali, informato con almeno cinque giorni
lavorativi di anticipo dall’operatore, comunica al PIF comunitario di
ingresso l’arrivo della partita, richiedendo l’applicazione di quanto
previsto dall’art. 8, paragrafo 4 della direttiva 97/78/CE, recepita
nell’ordinamento giuridico nazionale con il decreto legislativo 25
febbraio 2000, n. 80.
5. Nel caso di imprese che, nello stesso luogo, dispongono di
centro di imballaggio e di centro di sgusciatura, le uova di cui al
presente articolo sono stoccate e lavorate in linee di produzione
fisicamente separate da quelle destinate al confezionamento per il
consumo diretto.
6. Le comunicazioni degli operatori al Mipaaf devono essere
effettuate mediante presentazione diretta (all’indirizzo indicato
all’art. 1, comma 3, primo trattino), telefax (al numero 0646656143)
o posta elettronica ([email protected]). E’ a carico
dell’operatore l’onere di verificare che la comunicazione pervenga al
competente ufficio nei termini stabiliti. Ai fini del rispetto dei
termini previsti fa fede la data e l’ora di spedizione risultante
dalle ricevute, qualora l’ufficio ricevente non abbia comunicato al
mittente la mancata, parziale o totale, ricezione del messaggio.
7. Qualora nel corso dei controlli effettuati ai sensi del presente
articolo, fatte salve l’applicazione di sanzioni penali o
amministrative, i PIF, gli UVAC o gli uffici periferici dell’ICQRF
accertino irregolarita’ in materia di norme sulla commercializzazione
delle uova, gli stessi devono darne comunicazione al Mipaaf e al
Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali.

Titolo II CENTRI DI IMBALLAGGIO

Art. 4

Autorizzazione dei centri d’imballaggio di uova

1. I centri d’imballaggio uova sono autorizzati con provvedimento
espresso dalle regioni e province autonome competenti per territorio,
previo accertamento delle condizioni previste all’art. 5 del
regolamento (CE) n. 589/2008 della Commissione ed acquisizione del
codice di cui al successivo comma 4.
2. Per l’ottenimento dell’autorizzazione i soggetti interessati
devono presentare domanda alle regioni o province autonome di
competenza, sulla base del modello fac-simile allegato I,
trasmettendone copia al Mipaaf. La predetta domanda, per poter essere
accolta, deve contenere copia del decreto di riconoscimento
rilasciato dalle regioni o province autonome ai sensi dell’art. 4 del
regolamento (CE) n. 853/2004.
3. I centri d’imballaggio che intendono lavorare in esclusiva per
l’industria alimentare e non alimentare devono barrare l’apposita
casella del modello di domanda predetto e possono derogare
dall’obbligo del possesso delle attrezzature necessarie per la
classificazione delle uova in categorie di peso e per la marchiatura
delle stesse.
4. Ai centri d’imballaggio e’ attribuito dal Mipaaf un codice di
identificazione costituito dalla sigla IT seguita dal codice ISTAT
della provincia, costituito da tre numeri e da un numero, progressivo
per ciascuna provincia, anch’esso di tre cifre. Il predetto codice e’
comunicato alle regioni interessate, anche per via elettronica, dopo
che le regioni stesse hanno espletato i dovuti accertamenti e
trasmesso i relativi esiti al Mipaaf. Il Mipaaf, tenuto conto delle
nuove autorizzazioni, terra’ aggiornata la lista dei centri
d’imballaggio di uova pubblicata nel proprio sito Internet
(www.politicheagricole.gov.it).
5. Il codice di cui al precedente paragrafo, da apporre sugli
imballaggi, sostituisce il marchio identificativo di cui all’allegato
II del regolamento (CE) 853/2004.
6. Le regioni e province autonome provvedono ad aggiornare i
provvedimenti di autorizzazione allorche’ si riscontrino delle
variazioni di carattere formale o tecnico dell’azienda quali, a
titolo di esempio: variazioni di ragione sociale, variazioni di
indirizzo, modifiche della potenzialita’ lavorativa. In tali casi, le
regioni e province autonome verificano preventivamente la regolarita’
dei versamenti delle quote annuali previste dalla legge 10 aprile
1991, n. 137.
7. Le regioni e province autonome verificano in qualsiasi momento e
comunque almeno ogni tre anni, la sussistenza dei requisiti di cui
all’art. 5 del regolamento (CE) n. 589/2008 per il mantenimento
dell’autorizzazione dei centri d’imballaggio ricadenti nel proprio
territorio.

Titolo II CENTRI DI IMBALLAGGIO

Art. 5

Revoca dell’autorizzazione dei centri
d’imballaggio di uova

1. I centri di imballaggio uova sono revocati e sospesi, anche a
fronte di richiesta da parte delle ditte interessate, con
provvedimenti adottati dalle regionie province autonome presso cui
devono pervenire anche le segnalazioni di irregolarita’ riscontrate
dagli altri organismi di controllo, le quali provvedono a darne
comunicazione al Mipaaf per l’aggiornamento della lista dei centri
d’imballaggio.
2. Fatto salvo quanto previsto dall’art. 6 del decreto ministeriale
n. 434/1991 qualora, a seguito di un controllo effettuato dalle
regioni e province autonome, dall’ICQRF o dagli altri organismi di
controllo abilitati, si riscontrino delle non conformita’ agli
obblighi imposti dalla normativa comunitaria e nazionale
relativamente ai requisiti previsti per il rilascio
dell’autorizzazione ai centri d’imballaggio uova, quest’ultima puo’
essere revocata o sospesa fino al momento del ripristino del rispetto
degli obblighi stessi.
3. Qualora se ne ravvisasse la necessita’, il Mipaaf puo’ chiedere
direttamente alle regioni o province autonome eventuali revoche o
sospensioni dell’autorizzazione dei centri d’imballaggio che
dovessero risultare inadempienti agli obblighi previsti dalla legge
n. 137/1991 e successivo decreto ministeriale di applicazione n.
434/1991, relativamente al versamento delle quote annuali.

Titolo II CENTRI DI IMBALLAGGIO

Art. 6

Raccoglitori di uova

1. I raccoglitori, di cui all’art. 1, lettera c) del regolamento
(CE) n. 589/2008, sono registrati ai sensi dell’art. 6 del
regolamento (CE) n. 852/2004 dalle ASL. Le medesime ASL provvedono a
revocare la registrazione a quei raccoglitori che non rispettino piu’
i requisiti prescritti dalla norma comunitaria e nazionale.

Titolo II CENTRI DI IMBALLAGGIO

Art. 7

Consegna delle uova al consumatore finale

1. Ai sensi dell’allegato III, sezione X, capitolo I del
regolamento (CE) n. 853/2004, le uova devono essere ritirate dal
commercio sette giorni prima del termine minimo di conservazione
indicato sull’imballaggio.

Titolo III DICITURE OBBLIGATORIE

Art. 8

Quantita’ netta

1. Fatto salvo quanto previsto all’art. 12 del regolamento (CE) n.
589/2008, l’indicazione della quantita’ netta di prodotto, di cui
all’art. 9, comma 3, del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109,
puo’ essere espressa in peso o in numero di uova.

Titolo III DICITURE OBBLIGATORIE

Art. 9

Codice distintivo del centro d’imballaggio

1. Gli imballaggi delle uova della categoria A e della categoria B
devono presentare sulla superficie esterna, ai sensi dell’art. 12 del
regolamento (CE) n. 589/2009, il codice identificativo del centro
d’imballaggio. Non e’ necessario indicare su tali imballaggi il
marchio di identificazione previsto dall’allegato II del regolamento
(CE) n. 853/2004.

Titolo III DICITURE OBBLIGATORIE

Art. 10

Sistemi di allevamento e diciture
da apporre sugli imballaggi

1. Fatte salve le specifiche disposizioni per l’etichettatura dei
prodotti da agricoltura biologica, previste dal regolamento (CE) n.
834/2007 del Consiglio, i centri d’imballaggio appongono sulle uova e
sugli imballaggi della categoria «A», una delle seguenti diciture:

Parte di provvedimento in formato grafico

2. Per poter apporre sugli imballaggi e sulle uova le diciture di
cui al comma precedente, gli allevatori devono attenersi al rispetto
dei requisiti minimi in allevamento indicati nell’allegato II del
regolamento (CE) n. 589/2008. Quando le galline ovaiole sono allevate
in gabbie che rispettano i requisiti prescritti nel capitolo III
della direttiva del Consiglio 1999/74/CE, al termine «gabbie» puo’
essere aggiunto l’aggettivo «attrezzate». Inoltre, all’interno o
all’esterno dell’imballaggio deve essere riportata la spiegazione del
codice di cui al successivo art. 11.
3. Le uova industriali, inadatte al consumo umano, debbono essere
commercializzate in imballaggi contraddistinti da una fascetta o
etichetta di colore rosso che reca i riferimenti di cui all’art. 18
del regolamento (CE) n. 589/2008, riportata in allegato II.

Titolo III DICITURE OBBLIGATORIE

Art. 11

Codice distintivo del produttore

1. Per poter operare i detentori di galline ovaiole devono ottenere
la registrazione dell’allevamento ed il rilascio del codice
distintivo del produttore e del sistema di allevamento delle ovaiole,
secondo le modalita’ prescritte dal decreto legislativo 29 luglio
2003, n. 267. Soltanto questi produttori, nei cui allevamenti sono
soddisfatti i requisiti minimi per la protezione delle galline
ovaiole stabiliti nell’allegato II del regolamento (CE) n. 589/2008,
nonche’ nel citato decreto legislativo, possono fornire ai centri
d’imballaggio le uova sulle quali apporre le prescritte diciture.
2. In accoglimento della deroga di cui all’allegato II, punto 4 del
regolamento (CE) n. 589/2008, i detentori di galline riproduttrici
del genere «Gallus» interessati a cedere per il consumo le uova non
incubate, sono esentati dal possesso dei requisiti elencati nel
medesimo punto 4 dell’allegato II e possono chiedere il rilascio del
codice distintivo del produttore e del sistema di allevamento «a
terra» secondo le modalita’ di cui al comma successivo.
3. Per il rilascio del codice distintivo dell’allevamento, gli
interessati devono inoltrare domanda, ai sensi dell’art. 4, comma 1
del decreto legislativo n. 267/2003, al servizio veterinario
dell’Azienda sanitaria locale (ASL) competente per territorio, che
nella fattispecie ha la funzione di autorita’ sanitaria di controllo.
Ogni modifica dei dati richiesti per la registrazione degli
allevamenti deve essere tempestivamente comunicata all’ASL stessa.
4. I servizi veterinari delle ASL territorialmente competenti
registrano gli allevamenti di galline ovaiole, con i relativi codici
distintivi e con tutti gli elementi identificativi previsti
all’allegato E del decreto legislativo n. 267/2003, nella banca dati
anagrafe zootecnica (BDN) istituita dal Ministero della salute presso
l’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo e del Molise. Il
Ministero della salute fornisce al Mipaaf e all’ICQRF l’accesso alle
informazioni necessarie per la costituzione di un elenco nazionale
dei produttori di uova suddiviso per sistema di allevamento e per la
rilevazione del numero di galline allevate, di cui al successivo art.
15, comma 3, al fine di consentire all’amministrazione di ottemperare
agli obblighi che la normativa comunitaria impone in merito alla
trasmissione dei dati statistici.
5. I Ministeri interessati utilizzeranno i dati di cui all’elenco
nazionale al fine di assicurare, ciascuno nel proprio ambito di
competenza, i necessari controlli.
6. I servizi veterinari provvedono a mantenere aggiornata
l’anagrafe degli stabilimenti di allevamento delle galline ovaiole,
registrando ogni variazione nella BDN, ivi compresi provvedimenti di
sospensione o di eventuale revoca, entro quindici giorni dalla
variazione medesima.
7. La timbratura delle uova con il codice del produttore deve
essere effettuata presso l’azienda di produzione ovvero presso il
primo centro d’imballaggio che riceve le uova. Ai sensi dell’art. 8
del regolamento (CE) n. 589/2008, qualora le uova siano consegnate da
un produttore ad un centro d’imballaggio, o ad una industria non
alimentare situata in un altro Stato membro o ad un raccoglitore che
intenda consegnarle in un altro Stato membro, sono contrassegnate col
numero distintivo del produttore prima di lasciare il luogo di
produzione. I raccoglitori, i centri d’imballaggio o le industrie non
alimentari localizzati in Italia possono ricevere da un sito di
produzione, da un raccoglitore o da un centro d’imballaggio situato
in un altro Stato membro, esclusivamente uova marchiate nel Paese
d’origine con il codice del produttore.

Titolo IV DICITURE FACOLTATIVE

Art. 12

Origine delle uova

1. Sulle uova e sugli imballaggi e’ possibile apporre direttamente,
da parte dei soggetti interessati, diciture e/o simboli relativi
all’origine delle uova purche’ tale origine sia rilevabile dal codice
distintivo del produttore di cui al precedente art. 11; in tal caso,
i produttori ed i centri d’imballaggio interessati sono tenuti a
darne comunicazione al Mipaaf tramite l’ufficio dell’ICQRF competente
per territorio.

Titolo IV DICITURE FACOLTATIVE

Art. 13

Tipo di alimentazione

1. I centri d’imballaggio possono apporre sulle uova e sugli
imballaggi che le contengono diciture che fanno riferimento al tipo
di alimentazione somministrata alle galline ovaiole. Tali diciture,
in conformita’ con la normativa vigente in materia di alimentazione
animale, regolamento (CE) n. 183/2005, non potranno in alcun caso
contenere riferimenti relativi alle caratteristiche sanitarie del
mangime stesso.
2. Nel caso di utilizzo delle diciture di cui al comma 1, si
applicano i seguenti requisiti minimi:
a) i cereali possono essere indicati come ingredienti dei mangimi
solamente se costituiscono almeno il 60% in peso della formula del
mangime. In tale caso, fatta 100 la quantita’ di cereali, questa puo’
comprendere al massimo il 15% di sottoprodotti di cereali;
b) fatto salvo quanto previsto alla lettera a), qualora sia fatto
riferimento ad un cereale specifico, esso deve rappresentare almeno
il 30% della formula del mangime utilizzato mentre, qualora sia fatto
riferimento a piu’ di un cereale, ciascuno di essi deve rappresentare
almeno il 5% della formula del mangime.
3. I produttori ed i centri d’imballaggio interessati all’utilizzo
delle diciture relative al sistema di alimentazione sono tenuti a
darne comunicazione al Mipaaf tramite l’ufficio dell’ICQRF competente
per territorio.

Titolo IV DICITURE FACOLTATIVE

Art. 14

Utilizzo della dicitura extra

1. I centri d’imballaggio delle uova possono apporre sugli
imballaggi la dicitura «Extra» o «Extra fresche», a condizione che
sull’imballaggio stesso venga indicata in maniera visibile:
a) la data di deposizione e,
b) il termine di nove giorni dalla predetta data di deposizione.
2. Nei casi di cui al presente articolo, la data di deposizione
deve essere indicata anche sulle uova e puo’ essere apposta
direttamente dal produttore.
3. Ai sensi dell’art 14 del regolamento (CE) n. 589/2008, le
diciture di cui al comma 1 possono essere utilizzate come indicazioni
supplementari della qualita’ sugli imballaggi contenenti uova della
categoria «A» fino al nono giorno successivo alla data di
deposizione. Dopo tale termine le uova devono essere ritirate dagli
scaffali di vendita al pubblico oppure deve essere rimossa la
dicitura «Extra».
4. I centri di imballaggio che vogliano utilizzare la dicitura
extra o extra fresche devono darne comunicazione nella domanda di
autorizzazione di cui all’allegato I, barrando l’apposita casella. I
centri d’imballaggio che non abbiano provveduto in tal senso e i
produttori devono darne comunicazione al Mipaaf tramite l’ufficio
dell’ICQRF competente per territorio. Nel caso che le due suddette
figure professionali siano riunite nella stessa impresa, e’
sufficiente una unica comunicazione.

Titolo IV DICITURE FACOLTATIVE

Art. 15

Preavviso per l’utilizzazione delle diciture facoltative

1. Per l’utilizzo delle diciture facoltative di cui agli articoli
12, 13 e 14 e di eventuali altre, purche’ conformi alle disposizioni
del decreto legislativo n. 109/1992, non necessita l’autorizzazione
ministeriale. In tali casi, la comunicazione al Mipaaf va effettuata
con almeno trenta giorni di anticipo rispetto all’utilizzo delle
diciture, al fine di consentire la verifica della compatibilita’ con
la vigente normativa.
2. Le ditte che, antecedentemente all’entrata in vigore del
presente decreto, sono state autorizzate dal Mipaaf ad apporre le
diciture facoltative sulle uova di cui al presente titolo, sono
esonerate dall’obbligo delle comunicazioni di cui al precedente comma
limitatamente alle diciture specificamente gia’ autorizzate.

Titolo V TENUTA DEI REGISTRI

Art. 16

1. Produttori: i produttori devono tenere una registrazione delle
informazioni relative ai metodi di allevamento indicando
distintamente, per ognuno di essi:
a) la data di introduzione, l’eta’ al momento dell’introduzione e
il numero delle galline ovaiole;
b) il numero di galline eliminate e relativa data;
c) la produzione giornaliera di uova;
d) il numero e/o il peso delle uova vendute o consegnate ogni
giorno o secondo altre modalita’;
e) il nome e l’indirizzo degli acquirenti.
2. Qualora il tipo di alimentazione sia indicato conformemente
all’art. 13 i produttori, fatti salvi i requisiti di cui al
Regolamento n. 183/2005, registrano le informazioni seguenti,
specificando per ciascun tipo di alimentazione:
a) la quantita’ e il tipo di mangimi forniti o mescolati sul
posto;
b) la data di consegna dei mangimi.
3. Qualora un produttore utilizzi diversi metodi di allevamento in
uno stesso sito di produzione, le informazioni di cui ai paragrafi 1
e 2 devono essere ripartite per pollaio.
4. Centri d’imballaggio: i centri di imballaggio registrano
separatamente, per metodo di allevamento e per giorno:
a) i quantitativi di uova non classificate ricevuti, suddivisi
per produttore, con l’indicazione del nome, indirizzo e codice del
produttore e della data o del periodo di deposizione;
b) dopo aver classificato le uova, i quantitativi secondo la
categoria di qualita’ e, quando possibile, di peso;
c) i quantitativi di uova classificate ricevuti in provenienza da
altri centri di imballaggio, incluso il codice di tali centri e il
termine minimo di conservazione;
d) i quantitativi di uova non classificate consegnate ad altri
centri di imballaggio, ripartiti per produttore, con l’indicazione
del codice di tali centri e della data o del periodo di deposizione;
e) il numero e/o il peso delle uova consegnate, suddivise per
qualita’ e, quando possibile, per categoria di peso, la data di
imballaggio per le uova della categoria B o il termine minimo di
conservazione; per le uova della categoria A e per acquirente, con
l’indicazione del nome e dell’indirizzo del medesimo.
5. I centri di imballaggio aggiornano settimanalmente le scorte
fisiche.
6. Qualora le uova della categoria A e i rispettivi imballaggi
rechino l’indicazione del tipo di alimentazione delle galline ovaiole
ai sensi dell’art. 13, i centri di imballaggio che si avvalgono di
tali diciture registrano separatamente tali uova.
7. Raccoglitori: i raccoglitori registrano separatamente, per
metodo di allevamento e per giorno:
a) i quantitativi di uova raccolti, suddivisi per produttore, con
l’indicazione del nome, indirizzo e codice del produttore e della
data o del periodo di deposizione;
b) i quantitativi di uova consegnate ai rispettivi centri di
imballaggio, ripartiti per produttore, con l’indicazione del nome,
dell’indirizzo e del codice di tali centri e della data o del periodo
di deposizione.

Titolo VI DISPOSIZIONI FINALI

Art. 17

1. Le regioni e le province autonome possono mettere a disposizione
dei consumatori le informazioni che consentono di interpretare
correttamente i codici distintivi del produttore apposti sulle uova
ed in particolare:
1) lo Stato membro o Paese terzo di produzione;
2) il sistema di allevamento;
3) la denominazione e sede dell’azienda in cui ha avuto luogo la
produzione;
4) gli estremi della ASL competente per l’allevamento di
produzione.
Le predette informazioni possono essere comunicate al consumatore
direttamente nei punti vendita.
2. Tutti i registri previsti dal presente decreto devono essere
tenuti aggiornati almeno settimanalmente e conservati per almeno
dodici mesi. In luogo dei predetti registri separati, ogni qualvolta
cio’ sia possibile, e’ consentito utilizzare uno o piu’ registri o
altro tipo di registrazione, inclusa quella informatica. I registri
delle consegne e delle vendite possono essere sostituiti anche dalla
raccolta di fatture, bolle di consegna o altra documentazione purche’
riportante tutte le informazioni prescritte.
3. Entro il 31 gennaio di ogni anno, per l’anno civile precedente,
le aziende alle quali e’ stato rilasciato il codice di cui all’art.
11, inseriscono nella BDN di cui al comma 4 del medesimo articolo, la
rilevazione del numero medio di galline ovaiole presenti negli
allevamenti (pari al numero di galline allevate moltiplicate per il
numero di settimane di produzione diviso 52). Al riguardo, resta
inteso che gli allevatori, cosi’ come avviene per gli altri
adempimenti connessi all’implementazione della BDN degli allevamenti
e delle aziende avicole, possono avvalersi del servizio veterinario
dell’azienda unita’ sanitaria locale competente, oppure operano,
conferendo specifica delega, con l’assistenza degli organismi di cui
all’art. 4 del decreto legislativo 15 giugno 2000, n. 188, e dei
veterinari riconosciuti ai sensi dell’art. 1, lettera s), del decreto
legislativo 22 maggio 1999, n. 196, nonche’ dell’Associazione
italiana allevatori e delle associazioni ad essa aderenti. L’obbligo
di cui al presente comma non si applica alle aziende di cui all’art.
11, comma 2.
4. Gli organi di controllo verificano direttamente l’osservanza
delle disposizioni del presente decreto sulla base delle
comunicazioni che i soggetti interessati sono tenuti ad effettuare.
In caso di non conformita’ potranno essere attuate le disposizioni di
cui all’art. 5.
5. L’ICQRF effettua i controlli a sondaggio e sulla base di
un’analisi del rischio, in conformita’ ai principi ed ai criteri
stabiliti dal regolamento (CE) n. 589/2008 e dal regolamento (CE) n.
882/2004.
6. Salvo le tolleranze di cui agli articoli da 26 a 28 e, per le
uova importate, alle disposizioni dell’art. 30 del regolamento (CE)
n. 589/2008, qualora venga riscontrata una non conformita’ alle norme
del presente decreto su una partita di uova, gli organi di controllo
ne vietano la commercializzazione fino a quando non venga fornita la
prova del ripristino della conformita’ alle disposizioni della
normativa comunitaria e nazionale.
7. Il decreto ministeriale 13 novembre 2007 e’ abrogato. Sono
inoltre abrogati gli articoli da 1 a 4, gli allegati A e B e le
tabelle del decreto ministeriale 16 dicembre 1991, n. 434.
8. Ai sensi dell’art. 117, quinto comma della Costituzione, il
presente decreto si applica per le regioni e province autonome che
non abbiano ancora provveduto a rendere applicativo il regolamento
(CE) n. 589/2008, fino alla data di entrata in vigore della normativa
di attuazione di ciascuna regione e provincia autonoma. Per quanto
non previsto dal presente decreto si rinvia ai corrispondenti
articoli del regolamento (CE) n. 589/2008.
9. Il presente decreto sara’ trasmesso alla Corte dei conti per la
registrazione ed entra in vigore il giorno successivo a quello della
sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Roma, 11 dicembre 2009

Il Ministro delle politiche agricole
alimentari e forestali
Zaia

Il Ministro del lavoro, della salute
e delle politiche sociali
Sacconi

Registrato alla Corte dei conti il 20 aprile 2010
Ufficio controllo atti Ministeri delle attivita’ produttive, registro
n. 1, foglio n. 221

Titolo VI DISPOSIZIONI FINALI

Allegato I

Parte di provvedimento in formato grafico

Titolo VI DISPOSIZIONI FINALI

Allegato II

Parte di provvedimento in formato grafico

MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI – DECRETO 11 dicembre 2009

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