MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI - DECRETO 18 aprile 2008 | Ingegneri.info

MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI – DECRETO 18 aprile 2008

MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI - DECRETO 18 aprile 2008 - Disposizioni applicative per la commercializzazione di sementi di varieta' da conservazione. (GU n. 122 del 26-5-2008 )

MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI

DECRETO 18 aprile 2008

Disposizioni applicative per la commercializzazione di sementi di
varieta’ da conservazione.

IL MINISTRO DELLE POLITICHE AGRICOLE
ALIMENTARI E FORESTALI
Visto l’art. 2-bis del decreto-legge 15 febbraio 2007, n. 10,
convertito, ccn modificazioni, dalla legge 6 aprile 2007, n. 46, con
il quale e’ stata prevista l’istituzione, presso il Ministero delle
politiche agricole alimentari e forestali, istituisce il Registro
nazionale delle varieta’ da conservazione, cosi’ come definite dal
medesimo art. 2-bis.
Vista la legge 25 novembre 1971, n. 1096, recante Disciplina
dell’attivita’ sementiera;
Vista legge 20 aprile 1976, n. 195, recante Modifiche e
integrazioni alla legge 25 novembre 1971, n. 1096, sulla disciplina
della attivita’ sementiera;
Vista la legge 15 gennaio 1994, n. 65 che ratifica la Convenzione
sui cambiamenti climatici di Rio de Janeiro del 1992;
Vista la legge 14 febbraio 1994, n. 124 che ratifica la Convenzione
sulla diversita’ biologica di Rio del Janeiro del 1992;
Vista la Direttiva 18/2001/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi
geneticamente modificati e che abroga la Direttiva 90/220/CE;
Visto il decreto legislativo n. 212 del 24 aprile 2001 recante
«Attuazione delle direttive 98/95/CE e 98/96/CE concernenti la
commercializzazione dei prodotti sementieri, il catalogo comune delle
varieta’ e specie di piante agricole e relativi controlli», (art. 8);
Visto decreto del Presidente della Repubblica 8 ottobre 1973, n.
1065, Regolamento di esecuzione della legge 25 novembre 1971, n.
1096, concernente la disciplina della produzione e del commercio
delle sementi;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica n. 322 del
9 maggio 2001 «Regolamento recante modifiche al decreto del
Presidente della Repubblica 8 ottobre 1973, n. 1065, in attuazione
delle direttive 98/95/Ce e 98/96/CE concernenti la
commercializzazione dei prodotti sementieri, il catalogo comune delle
varieta’ delle specie di piante agricole e i relativi controlli;
Visto il Regolamento (CE) n. 870/2004 del Consiglio del 24 aprile
2004 che istituisce un programma comunitario concernente la
conservazione, la caratterizzazione, la raccolta e l’utilizzazione
delle risorse genetiche in agricoltura e che abroga il regolamento
(CE) n. 1497/1994 che collega l’applicazione della PAC e le strategie
di difesa e valorizzazione dell’agrobiodiversita’;
Visto il decreto 5 marzo 2001 Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali «Regolamentazione e finalita’ delle Banche e
dei Conservatori di germoplasma per la conservazione e salvaguardia
delle risorse biogenetiche»;
Visto il Trattato internazionale sulle risorse genetiche per
l’agricoltura e l’alimentazione adottato dalla 31ª Conferenza della
FAO a Roma il 3 novembre 2001 con la Risoluzione 3/2001 e firmato
dall’Unione Europea il 6 giugno 2002, che demanda a livello nazionale
il riconoscimento e la realizzazione dei Diritti degli agricoltori
(art. 9) e l’uso sostenibile delle risorse genetiche agricole (art.
6);
Vista la legge 6 aprile 2004, n. 101, pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale n. 73/L del 23 aprile 2004 che autorizza la ratifica del
suddetto Trattato internazionale;
Visto il Regolamento (CE) n. 17685/95 della Commissione del 24
luglio 1995 che definisce le norme di attuazione dell’esenzione
agricola e all’art. 7 definisce «i piccoli agricoltori»;
Considerata la necessita’ di definire le modalita’ e i criteri per
la conservazione in situ e l’utilizzazione sostenibile di risorse
fitogenetiche minacciate da erosione genetica mediante la
coltivazione e la commercializzazione in situ di sementi di specie e
varieta’ adatte alle condizioni naturali locali e regionali.
Considerato che gia’ le regioni di Toscana, Lazio, Umbria, Marche,
Friuli-Venezia Giulia e Emilia-Romagna hanno approvato disposizioni
in materia;
Considerata la necessita’ di una catalogazione delle varieta’
locali o tradizionali utilizzando schede di caratterizzazione ed
elementi descrittori comuni per la creazione di repertori regionali
con valenza nazionale grazie all’uniformita’ dei dati raccolti;
Considerata la necessita’ di definire le modalita’ per il
riconoscimento delle varieta’ che possono essere definite come
«varieta’ da conservazione» a partire da un legame tra Risorsa
genetica, Storia, Territorio; stabilendone i requisiti per
l’identificazione, le modalita’ per garantirne la preservazione
dall’estinzione, gli impieghi e le eventuali restrizioni e le
procedure di valutazione ammesse in alternativa agli esami ufficiali
previsti per le altre categorie sementiere;
Considerata, infine, la necessita’ di sopperire a livello
nazionale, al riconoscimento e alla registrazione delle «varieta’ da
conservazione» laddove e fino a quando si verifichi l’assenza delle
specifiche procedure per la registrazione in ambito regionale, al
fine di garantire, in ogni area del Paese, la preservazione delle
specie agricole minacciate dall’erosione genetica;
Acquisito il parere favorevole della Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
di Bolzano, espresso nella seduta del 20 marzo 2008;
Decreta:
Art. 1.
1. Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali –
di seguito denominato «Ministero», e le regioni favoriscono e
promuovono, nell’ambito delle politiche di sviluppo, promozione e
salvaguardia degli agroecosistemi e delle produzioni di qualita’, il
mantenimento e la tutela in situ e in azienda [on-farm] delle
«varieta’ da conservazione», come definite dal comma 2. Ministero e
regioni tutelano il patrimonio agrario costituito dalle risorse
genetiche delle piante di cui al comma 2 e garantiscono che i
benefici derivanti dalla loro riproduzione, diffusione e uso,
appartengano in modo inalienabile e imprescrittibile alle comunita’
locali che ne hanno curato la conservazione, in accordo con l’art. 9
del Trattato internazionale sulle risorse genetiche per l’agricoltura
e l’alimentazione.
2. Ai sensi dell’art. 2-bis del decreto legislativo n. 10 del 2007,
convertito, con modificazioni, dalla legge n. 46 del 2007, citato in
premessa, si intendono per «varieta’ da conservazione» le varieta’,
le popolazioni, gli ecotipi, i doni e le cultivar di interesse
agricolo, relativi a specie di piante:
a) autoctone e non autoctone, mai iscritte al Registro nazionale
delle varieta’ di specie agrarie e ortive – di seguito denominato
«Registro», purche’ integratesi da almeno cinquanta anni negli
agroecosistemi locali;
b) non piu’ iscritte al Registro, purche’ minacciate da erosione
genetica;
c) non piu’ coltivate sul territorio nazionale e conservate
presso orti botanici, istituti sperimentali, banche del germoplasma
pubbliche o private e centri di ricerca, per le quali sussiste un
interesse economico, scientifico, culturale o paesaggistico a
favorirne la reintroduzione.

Art. 2.
1. Nell’ambito del Registro e’ istituita la «Sezione delle varieta’
da conservazione», di seguito denominata «Sezione», nella quale sono
iscritte le varieta’ da conservazione previste nell’art. 1. La
sezione e’ costituita nell’ambito del Sistema informativo agricolo
nazionale – SIAN.
2. L’iscrizione delle varieta’ da conservazione di cui al comma 1
avviene per iniziativa del Ministero e delle regioni o su richiesta
di enti pubblici, istituzioni scientifiche, organizzazioni,
associazioni, singoli cittadini solo dietro parere favorevole delle
regioni o province autonome competenti per territorio.
3. La domanda di iscrizione deve essere inoltrata al Ministero
delle politiche agricole alimentari e forestali per il tramite della
regione o della provincia autonoma competente per territorio, e deve
contenere:
nome comune o nome locale della varieta’ e ogni eventuale
sinonimo;
caratterizzazione morfologica e se disponibile anche fenologica e
genetica, volte a definire le caratteristiche distintive della
varieta’ oggetto di iscrizione nella sezione;
indicazione geografica dell’«ambito locale» come definito
all’art. 3, comma 2;
notizie documentate di carattere storico, culturale volte a
dimostrare il legame tradizionale tra la coltivazione della varieta’
da conservazione e l’ambito locale individuato.
La regione o la provincia autonoma esprime il proprio parere
favorevole comunicando, se presenti, l’elenco dei coltivatori custodi
proposti nell’ambito locale per la corretta conservazione «in situ»
della varieta’ da conservazione e la banca del germoplasma che si
propone per la corretta conservazione «ex situ» della varieta’ da
conservazione.
4. L’iscrizione delle varieta’ da conservazione nella Sezione e’
gratuita, fatti salvi i costi per l’accertamento dell’unicita’ delle
varieta’ medesime, e implica:
a) l’identificazione della varieta’ attraverso le caratteristiche
morfologiche e fenologiche evidenti e sufficienti ad assicurarne il
riconoscimento e la distinzione in ambito locale;
b) la deroga dalle condizioni di omogeneita’, stabilita’ e
differenziabilita’ previste dalla legge 25 novembre 1971, n. 1096;
comunque tali …

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