PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA - CIRCOLARE 19 marzo 2008, n. 3 - Linee di indirizzo in merito alla stipula di contratti di lavoro subordinato a tempo determinato nelle pubbliche amministrazioni in attuazione delle modifiche apportate all'articolo 36 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, dall'articolo 3, comma 79, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008). (GU n. 116 del 19-5-2008 | Ingegneri.info

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA – CIRCOLARE 19 marzo 2008, n. 3 – Linee di indirizzo in merito alla stipula di contratti di lavoro subordinato a tempo determinato nelle pubbliche amministrazioni in attuazione delle modifiche apportate all’articolo 36 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, dall’articolo 3, comma 79, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008). (GU n. 116 del 19-5-2008

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA - CIRCOLARE 19 marzo 2008, n. 3 - Linee di indirizzo in merito alla stipula di contratti di lavoro subordinato a tempo determinato nelle pubbliche amministrazioni in attuazione delle modifiche apportate all'articolo 36 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, dall'articolo 3, comma 79, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008). (GU n. 116 del 19-5-2008 )

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA

CIRCOLARE 19 marzo 2008 , n. 3

Linee di indirizzo in merito alla stipula di contratti di lavoro
subordinato a tempo determinato nelle pubbliche amministrazioni in
attuazione delle modifiche apportate all’articolo 36 del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, dall’articolo 3, comma 79, della
legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008).

Alla Presidenza del Consiglio dei
Ministri – Segretariato generale
Alle amministrazioni dello Stato anche
ad ordinamento autonomo
Al Consiglio di Stato
Ufficio del segretario generale
Alla Corte dei conti
Ufficio del segretario generale
All’Avvocatura generale dello Stato –
Ufficio del segretario generale
Alle Agenzie
All’ARAN
Agli enti pubblici non economici
(tramite i Ministeri vigilanti)
Agli enti pubblici (ex art. 70 del
decreto legislativo n. 165/2001)
Agli enti di ricerca (tramite i
Ministeri vigilanti)
Alle istituzioni universitarie (tramite
il Ministero dell’universita’ e della
ricerca)
Alle Camere di commercio industria
agricoltura e artigianato (tramite il
Ministero dello sviluppo economico)
Alla Scuola Superiore della pubblica
amministrazione
e, p. c.:
Alla Conferenza dei rettori delle
universita’ italiane
All’Unioncamere
Alla Conferenza dei presidenti delle
regioni
All’ANCI
All’UPI

1. Premessa.
La legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008),
nell’ottica di un superamento radicale e definitivo del «lavoro
precario» nel settore pubblico, interviene con varie disposizioni in
materia di pubblico impiego, adottando anche misure volte ad evitare
il rischio di un suo rigenerarsi a causa di un utilizzo improprio ed
ingiustificato delle forme contrattuali flessibili, con i noti
risvolti di ordine sociale.
La finalita’ strategica del legislatore si concretizza con
soluzioni diversificate ma convergenti ovvero:
1) con disposizioni innovative che disegnano, per gli anni 2008 e
2009, una disciplina piu’ ampia e complessa della speciale procedura
di «stabilizzazione» gia’ significativamente introdotta dalla legge
27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007). Per le
amministrazioni pubbliche interessate, le predette disposizioni
trovano la loro sintesi nella possibilita’ di predisporre,
nell’ambito della programmazione triennale dei fabbisogni per gli
anni 2008, 2009 e 2010, piani per la progressiva stabilizzazione del
personale in possesso dei prescritti requisiti, come previsto
dall’art. 3, comma 94, della legge finanziaria 2008;
2) con decise misure restrittive e di rigore sull’utilizzo del
lavoro flessibile, che rispondono all’esigenza di prevenire, per il
futuro, il riformarsi di situazioni irregolari conseguenza di un uso
distorto del lavoro «atipico», ribadendo, quindi, la centralita’ e la
regola dell’assunzione a tempo indeterminato e del concorso pubblico.
In quest’ottica va inserita la novella all’art. 36 del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, rubricato «Utilizzo di contratti
di lavoro flessibile». La disciplina limita l’uso del lavoro
flessibile di tipo subordinato a circoscritti casi specificamente
individuati.
Inoltre, si ricorda per il lavoro autonomo la modifica dell’art. 7,
comma 6, del citato decreto legislativo n. 165 del 2001. La norma
subordina il conferimento di incarichi individuali di lavoro autonomo
ad esperti di «particolare e comprovata specializzazione
universitaria» piuttosto che «di provata competenza» elevando ab
origine il requisito richiesto. Questo riduce i casi in cui si puo’
fare ricorso a detta tipologia di incarichi, rispondendo al contempo
alla finalita’:
di rendere detti incarichi piu’ rispondenti alle esigenze di alta
professionalita’ connesse con la loro reale ratio;
di evitare l’uso distorto fattone dalle amministrazioni negli
ultimi anni che vi hanno fatto ricorso anche per esigenze connesse
con compiti di basso profilo, favorendo pure su questo fronte il
formarsi di precariato;
di garantire che il regime restrittivo posto con le rigide
disposizioni sul lavoro flessibile di tipo subordinato non spinga
nella direzione della compensazione attraverso un piu’ diffuso
ricorso alle tipologie di lavoro autonomo.
Permangono misure di riduzione della spesa di personale che
incidono sull’utilizzo delle tipologie di lavoro flessibile. L’art.
3, comma 80, della legge finanziaria 2008, che interviene sull’art.
1, comma 187, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria
2006), riduce la spesa per contratti a tempo determinato o con
convenzioni ovvero con contratti di collaborazione coordinata e
continuativa dal 40% al 35% di quella sostenuta per le stesse
finalita’ nell’anno 2003 dalle amministrazioni dello Stato, anche ad
ordinamento autonomo, dalle agenzie, incluse le Agenzie fiscali di
cui agli articoli 62, 63 e 64 del decreto legislativo 30 luglio 1999,
n. 300, e successive modificazioni, dagli enti pubblici non
economici, dagli enti di ricerca, dalle universita’ e dagli enti
pubblici di cui all’art. 70, comma 4, del decreto legislativo
30 marzo 2001, n. 165. Analogamente accade per le autonomie regionali
e locali le cui misure di riduzione della spesa del personale (art.
1, commi 557 e 562, legge finanziaria 2007) si riflettono anche sulle
spese per il personale a tempo determinato, con contratto di
collaborazione coordinata e continuativa, o che presta servizio con
altre forme di rapporto di lavoro flessibile o con convenzioni,
secondo quanto gia’ previsto dall’art. 1, comma 198, legge
finanziaria 2006. Si rinvia, inoltre, all’art. 1, comma 565, della
richiamata legge finanziaria 2007 per quanto riguarda gli enti del
Servizio sanitario locale.
2. Finalita’ della novella all’art. 36 del decreto legislativo n. 165
del 2001.
Definire l’obiettivo perseguito dal legislatore con la modifica
dell’art. 36 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,
rappresenta la chiave di lettura principale per indagare sulla sua
portata.
E’ utile sottolineare che l’art. 36 si applica a tutte le pubbliche
amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo
30 marzo 2001, n. 165, come si evince anche dal suo contenuto che
contempla disposizioni particolari anche per le autonomie e gli enti
territoriali.
Come evidenziato, la norma non nasce dall’esigenza di attualizzare
la disciplina del lavoro flessibile in ragione delle evoluzioni
economico-sociali dell’apparato amministrativo. Piuttosto la
disposizione nasce come reazione al contesto storico caratterizzato
dall’emergenza del fenomeno del precariato causato, come piu’ volte
ripetuto, dal degenerato uso del lavoro flessibile, utilizzato anche
come strumento per eludere il principio costituzionale della
concorsualita’, che rappresenta la regola primaria in materia di
accesso nella pubblica amministrazione, ricorrendo quindi a forme di
reclutamento semplificate che non hanno dato sufficiente garanzia del
rispetto dei principi di imparzialita’ e trasparenza.
La sua genesi di disciplina correttiva di questo uso distorto della
flessibilita’ spiega la rigidita’ del regime sancito ma rappresenta
anche un elemento guida fondamentale per delineare i criteri e gli
ambiti applicativi che ne derivano.
La necessita’ di correggere l’uso del lavoro flessibile era stata
gia’ avvertita dal legislatore anche con il decreto legge 10 gennaio
2006, n. 4 dove, in sede di misure urgenti in materia di
organizzazione e funzionamento della pubblica amministrazione, sono
stati dettati, all’art. 4, principi generali di contenimento
individuando soluzioni organizzative alternative nonche’ disposizioni
importanti in materia di monitoraggio.
Stabilito che il fine primario sotteso alla norma di cui all’art.
3, comma 79, della legge n. 244/2007, e’ quello di evitare il
ricostituirsi di illegittimita’ e di criticita’ gestionali, compito
dell’interprete e’ quello di dare piena concretezza a questa volonta’
del legislatore attraverso una lettura coerente del testo
riformulato, in una dimensione di salvaguardia dell’interesse
pubblico primario e di garanzia del rispetto dei principi di buon
andamento e continuita’ dell’azione amministrativa, non disgiunti da
quelli di economicita’ ed efficienza; lettura necessaria secondo
criteri di logica e coerenza anche alla luce di alcuni sacrifici
imposti alla tecnica legislativa dalla s…

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