PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI - DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE DELLA FAMIGLIA - COMUNICATO | Ingegneri.info

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI – DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE DELLA FAMIGLIA – COMUNICATO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI - DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE DELLA FAMIGLIA - COMUNICATO - Avviso di finanziamento, relativo all'anno 2008, per progetti a valere sull'articolo 9 della legge 8 marzo 2000, n. 53, cosi' come modificato dall'articolo 1, comma 1254, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (finanziaria 2007). Presentazione delle domande per le scadenze: 11 febbraio, 10 giugno, 10 ottobre 2008. (GU n. 34 del 9-2-2008)

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI – DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE
DELLA FAMIGLIA

COMUNICATO

Avviso di finanziamento, relativo all’anno 2008, per progetti a
valere sull’articolo 9 della legge 8 marzo 2000, n. 53, cosi’ come
modificato dall’articolo 1, comma 1254, della legge 27 dicembre 2006,
n. 296 (finanziaria 2007). Presentazione delle domande per le
scadenze: 11 febbraio, 10 giugno, 10 ottobre 2008.

1. PREMESSA.
L’art. 9 della legge n. 8 marzo 2000 n. 53 attribuisce
annualmente una quota del Fondo delle politiche per la famiglia al
finanziamento di azioni positive volte a conciliare tempi di vita e
di lavoro, al fine di creare e diffondere una cultura della
conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di cura della famiglia, in
favore tanto dei lavoratori dipendenti quanto dei lavoratori
autonomi.
Nelle more dell’adozione del decreto interministeriale
finalizzato alla definizione dei criteri per la concessione dei
predetti contributi, le modalita’ per la valutazione dei progetti
presentati restano stabilite dal decreto interministeriale 15 maggio
2001, cosi’ come prorogato, da ultimo, dal decreto interministeriale
9 gennaio 2008, in corso di registrazione presso i competenti organi
di controllo, nella misura in cui lo stesso risulta compatibile con
le novita’ introdotte dalla citata legge finanziaria per il 2007.
Il presente documento, con il quale si intendono superate tutte
le precedenti indicazioni fornite, contiene informazioni utili,
elaborate sulla base dell’esperienza sinora maturata per favorire gli
adempimenti da compiersi in vista delle prossime scadenze.
2. RISORSE DISPONIBILI.
Con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
10 dicembre 2007, recante «Approvazione del bilancio di previsione
della Presidenza del Consiglio dei Ministri, per l’anno finanziario
2008» 1), nell’ambito dello stanziamento relativo alla Struttura di
Missione denominata «Dipartimento delle Politiche per la Famiglia»,
le risorse destinate al finanziamento delle iniziative di
conciliazione del tempo di vita e di lavoro di cui all’art. 9 della
legge 8 marzo 2000, n. 53, sono attualmente stabilite in
Euro 4.300.000 per la scadenza di febbraio 2008.
1) Pubblicato nel supplemento straordinario alla G.U. n. 21
del 25 gennaio 2008.
Con successivo decreto ministeriale (recante la ripartizione per
l’anno 2008 degli stanziamenti del Fondo delle politiche per la
famiglia di cui all’art. 1, comma 1250, della legge 27 dicembre 2006,
n. 296 – ai sensi dall’art. 1, comma 1252, della medesima legge)
saranno fissate in via definitiva le risorse da destinare
complessivamente alle tre scadenze del corrente anno; di conseguenza
l’importo attualmente disponibile per la scadenza di febbraio potra’
risultare maggiore.
Nel corso dell’anno, per ciascuna scadenza, i contributi saranno
destinati prioritariamente a soddisfare le richieste provenienti
dalle imprese fino a 50 dipendenti, fino a concorrenza del 50% dei
fondi disponibili per la scadenza considerata.
3. AZIONI AMMISSIBILI.
Le azioni ammissibili sono:
a) Flessibilita’ di orario e di organizzazione del lavoro (tra
cui part-time reversibile, telelavoro, orario flessibile anche su
turni, banca delle ore, orario concentrato etc.etc.).
Da notare che:
l’elenco non e’ tassativo: e’ sempre possibile, quindi,
proporre azioni di flessibilita’ diverse da quelle citate dalla
legge;
in caso di part-time reversibile, la figura del sostituto che
integra le ore non lavorate dal soggetto cui e’ concesso l’orario
ridotto per motivi di conciliazione deve avere un inquadramento
contrattuale compatibile con le mansioni che e’ chiamato a svolgere e
corrispondente ai compiti precedentemente attribuiti alla risorsa
sostituita;
sempre in caso di part-time reversibile, la tipologia
contrattuale scelta per la nuova assunzione deve essere rispettosa
del quadro normativo vigente e compatibile con la prestazione
lavorativa richiesta al sostituto;
non rientra tra le azioni ammissibili la sostituzione di una
risorsa assente per congedo di maternita’, paternita’ o parentale,
ovvero per congedi o riposi previsti dalla legge n. 104/1992 o da
altra disposizione di legge, o, ancora, per i casi in cui in capo al
lavoratore e’ configurabile un vero e proprio diritto al part-time,
2) poiche’ in questo caso non e’ ravvisabile l’innovativita’
dell’azione, posto che l’ordinamento ha ritenuto le relative esigenze
di conciliazione meritevoli di una tutela obbligatoria;
2) Cfr., ad esempio, l’art. 12-bis del D.Lgs. 25 febbraio
2000, n. 61 come recentemente sostituito dalla legge
24 dicembre 2007, n. 247 (recante il recepimento del
Protocollo Welfare) art. 1, comma 44.
b) Programmi di formazione per lavoratori al rientro da un
periodo di congedo per finalita’ di conciliazione.
Si sottolinea che:
Il periodo di congedo fruito dal lavoratore deve essere
riconducibile ad esigenze di conciliazione (es. congedo di
maternita’, paternita’ o parentale) e deve essersi protratto per
almeno 60 giorni;
i percorsi formativi possono essere finalizzati
all’acquisizione di competenze necessarie al reinserimento del
lavoratore (almeno nelle medesime mansioni ricoperte in precedenza)
scongiurando il rischio di una discriminazione nell’effettivo
mantenimento della professionalita’ e nella progressione di carriera:
si potra’ trattare, quindi, di una formazione mirata di tipo
tecnico-professionale oppure orientata a competenze trasversali di
tipo organizzativo o relazionale, sempre che tali competenze
risultino essenziali ai fini del migliore reinserimento nell’azienda;
c) Sostituzione del titolare d’impresa o del lavoratore
autonomo con altro titolare di impresa o lavoratore autonomo, cosi’
come specificati al punto 8.
Occorre tener presente che:
la sostituzione puo’ essere totale o parziale, sia con
riferimento all’attivita’ da svolgere, sia con riferimento alla
durata del progetto: la sostituzione puo’, quindi, riguardare
l’affidamento al sostituto di tutte le tipologie di attivita’ svolte
ovvero solo di una parte ben definita di esse e puo’ altresi’ coprire
l’intera durata del progetto, ovvero articolarsi in modo frazionato
(nel senso di uno scambio organizzato su porzioni di giornata o su
diversa unita’ temporale) durante il periodo progettuale;
il sostituto deve essere possibilmente gia’ individuato al
momento della presentazione del progetto o, in mancanza, devono
essere molto ben dettagliate le modalita’ per la sua individuazione e
le competenze che lo stesso deve possedere in relazione al tipo di
attivita’ che si intende delegare.
d) Interventi ed azioni volti a favorire la sostituzione di
personale in part-time, il reinserimento di soggetti al rientro da
congedi, una diversa articolazione della prestazione lavorativa e la
formazione dei lavoratori in modo da qualificare l’azienda come luogo
di promozione di azioni adatte a rendere migliori e piu’ efficaci le
forme di conciliazione gia’ applicate e/o ad introdurre nuove
soluzioni per la conciliazione dei tempi di lavoro e di cura della
famiglia.
Senza pretesa di esaustivita’ e al solo fine di contribuire al
chiarimento delle questioni piu’ di frequente sollevate in merito
all’applicazione di questa disposizione, si ricorda che:
non rientra tra le azioni ammissibili la sostituzione di una
risorsa assente per congedo di maternita’, paternita’ o parentale,
ovvero per congedi o riposi previsti dalla legge n. 104/1992 o da
altra disposizione di legge, o, ancora, per i casi in cui in capo al
lavoratore e’ configurabile un vero e proprio diritto al part-time,
3) poiche’ in questo caso non e’ ravvisabile l’innovativita’
dell’azione, posto che l’ordinamento ha ritenuto le relative esigenze
di conciliazione meritevoli di una tutela obbligatoria;
3) Cfr. nota 2.
non e’ possibile finanziare con i fondi della conciliazione la
costruzione di nuovi asili nido aziendali 4);
4) Cfr. sentenza n. 423/2004 della Corte costituzionale e
altre.
invece e’ possibile il finanziamento di azioni dirette, per
esempio, a:
1. favorire l’accesso a servizi, ritenuti espressamente utili dai
lavoratori con esigenze di conciliazione, in forma di «voucher» (ad
esempio, per assistenza domiciliare di anziani non autosufficienti,
ludoteche, centri estivi, ecc) nella misura prevista dal documento
sui costi ammissibili allegato, che costituisce parte integrante del
presente bando (cfr. Allegato 3);
2. facilitare la gestione di momenti critici relativi alla
disponibilita’ di servizi per l’infanzia (uscita da scuola, vacanze
scolastiche) e per gli anziani (ferie di personale addetto alla
cura); si pensi, ad esempio, all’istituzione di servizi di trasporto
e/o accompagnamento, di spazi gioco e/o studio, ecc.. Tali servizi
potranno essere attivati anche attraverso la stipulazione di
convenzioni con soggetti esterni, purche’ la procedura di scelta
risponda a criteri di trasparenza e di economicita’, in base a quanto
chiarito dal predetto documento sui costi ammissibili;
3. facilitare la gestione delle emergenze (quali la malattia
dei figli o altri eventi imprevisti), ferma restando la non
ammissibilita’ di interventi meramente finanziari;
e’ possibile, altresi’, finanziare azioni di formazione in
occasione di esigenze di conciliazione diverse dal rientro dopo un
periodo di congedo (come, ad esempio, momenti formativi volti a
rendere effettiva la parita’ di accesso ai percorsi di carriera per i
lavoratori che, a vario titolo, fruiscono di benefici per la
conciliazione dei tempi di vita e di lavoro), nonche’ attivita’
rivolte a creare o implementare un’autentica cultura conciliativa tra
i soggetti responsabili delle risorse umane, con competenze nella
attuazione degli strumenti e delle strategie di conciliazione;
Per i progetti di lettera a), b) e d) sono ammissibili anche:
1. azioni di informazione e diffusione rivolte ai lavoratori in
merito agli strumenti di conciliazione esistenti e fruibili in
azienda;
2. azioni di consulenza finalizzate all’orientamento, al
sostegno motivazionale (coaching) o al sostegno alla gestione delle
mutate condizioni di vita familiare e lavorativa (counselling), i cui
costi, in caso di realizzazione tramite risorse esterne, dovranno
rientrare nei massimali previsti dalla Circolare ministeriale n.
41/2003 al punto C.3.2 «Apporti professionali esterni compensi»(cfr.
documento sui costi ammissibili – Allegato 3).
In proposito si precisa che, i relativi costi saranno imputabili
alla voce «Eventuali altre misure di accompagnamento alla
conciliazione» (Macrovoce 2 «Realizzazione») e, quindi, finanziabili
in misura non superiore al 15% della spesa di realizzazione (cfr.
piano finanziario 2008 – All 2).
Si informa che e’ possibile presentare progetti contenenti azioni
ascrivibili ad una o piu’ fra le tipologie enunciate, anche
integrando le stesse in progetti compositi.
Si ricorda, infine, che la Presidenza del Consiglio dei Ministri
Dipartimento per le Politiche della Famiglia, si riserva di
finanziare anche solo una quota parte del progetto presentato.
4. DURATA DELLE AZIONI.
La durata massima delle azioni e’ di 24 mesi.
Per le azioni di cui alle lettere b) e c) dell’art. 9, in
considerazione della loro natura, sono necessarie alcune precisazioni
aggiuntive, che comportano una ulteriore delimitazione dei termini
temporali cui riferire la durata dell’azione:
la durata dei programmi di formazione al rientro – lettera b) –
deve essere proporzionata alle effettive esigenze del lavoratore, in
relazione alle mansioni svolte, alla posizione ricoperta in azienda,
nonche’ alla durata del congedo stesso, che non puo’ essere comunque
inferiore a 60 giorni;
l’estensione del periodo cui riferire la sostituzione prevista
dalla lettera c) non puo’ eccedere i 12 mesi, in analogia con la
durata massima prevista per il congedo parentale dei lavoratori
dipendenti. Il progetto potra’, comunque, avere la durata massima di
24 mesi, laddove sia prevista un’azione di sostituzione che, sebbene
complessivamente rientrante nel limite dei 12 mesi, sia articolata in
modalita’ frazionata.
5. SOGGETTI AMMESSI A FINANZIAMENTO.
Sono soggetti ammessi a finanziamento, per le azioni di cui alle
lettere a), b) e d) dell’art. 9:
a) le Aziende, vale a dire soggetti iscritti nel registro delle
imprese: imprese di diritto privato, individuali o collettive – ivi
comprese le cooperative – anche a partecipazione pubblica, totale o
parziale (poiche’ detta partecipazione non intacca il regime di tipo
privatistico nel quale esse operano ed agiscono).
b) le Aziende sanitarie locali.
c) le Aziende ospedaliere.
In particolare, per quanto riguarda le azioni di lettera d),
riguardanti misure diverse dalla flessibilita’ di orario e dalla
organizzazione del lavoro e che vanno a sostegno di quelle
eventualmente previste da ciascuna azienda in questo campo, i
progetti potranno essere presentati altresi’ da consorzi, gruppi di
imprese e associazioni temporanee di imprese 5), anche per i
dipendenti delle aziende consorziate/partecipanti. In tal caso,
tuttavia, le singole aziende coinvolte dovranno essere in possesso
dei requisiti richiesti per la presentazione dei progetti.
5) In caso di associazioni temporanee di imprese non ancora
costituite al momento della presentazione del progetto e’
necessario indicare il soggetto capofila per i rapporti con
l’amministrazione nonche’ le attivita’ (e le connesse quote
finanziarie) di rispettiva competenza delle imprese
associate.
Si precisa che rientrano tra i soggetti non ammissibili tutti gli
enti pubblici e le pubbliche amministrazioni, compresi quelli di cui
all’art. 1, comma 2 del decreto legislativo n. 165 del 2001, ad
esclusione delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere
cosi’ come sopra specificato.
In ogni caso, le richieste dei contributi provenienti dai
soggetti pubblici saranno soddisfatte, per ciascuna scadenza, a
concorrenza della somma che residua una volte esaurite le richieste
di contributi delle imprese private (cfr. art. 1, comma 1256, della
legge 27 dicembre 2006, n. 296).
Sono soggetti ammessi a finanziamento, per le azioni di cui alla
lettera c):
a) Imprenditori (con o senza dipendenti/collaboratori), vale a
dire:
i titolari di impresa che esercitino la stessa
individualmente;
i titolari di impresa che esercitino la stessa
collettivamente, limitatamente alle societa’ di persone composte al
massimo da tre soggetti e limitatamente ai casi in cui:
le funzioni svolte dalla pluralita’ di imprenditori non siano
tra loro fungibili (pertanto non e’ possibile una sostituzione da
parte di uno degli altri soci);
la sostituzione sia stata preventivamente autorizzata da
tutti gli altri soci;
b) lavoratori autonomi, inclusi i liberi professionisti,
nonche’ i lavoratori a progetto (a condizione che vi sia l’assenso
esplicito del committente sulla sostituzione e sul sostituto).
Per tutte le tipologie di progetto, la dimostrazione di essere un
soggetto in condizione di ammissibilita’, tramite opportuna
documentazione, e’ responsabilita’ del soggetto richiedente il
finanziamento.
Presentazione di nuove domande.
Per quanto riguarda le azioni di cui alle lettere a), b) e d), si
precisa, inoltre, che le aziende che hanno gia’ usufruito di
finanziamenti ai sensi dell’art. 9 possono presentare una nuova
domanda di finanziamento alle seguenti condizioni:
1. che il precedente progetto sia concluso in ogni sua parte,
incluse la visita ispettiva e l’autorizzazione al pagamento del
saldo;
2. che il nuovo intervento contenga e indichi chiaramente
elementi di novita’ sostanziale rispetto al precedente (ad esempio,
sviluppando un’azione riferita ad una diversa tipologia progettuale
ovvero per una differente azione positiva di flessibilita).
In caso di progetti presentati da consorzi, gruppi di imprese e
associazioni temporanee di imprese finalizzate alla promozione di
azioni di conciliazione per i dipendenti delle aziende
consorziate/partecipanti, le singole aziende coinvolte potranno
presentare singolarmente altri progetti a valere sull’art. 9 della
legge n. 53/2000, solo quando il progetto comune sia stato concluso e
sempre che il nuovo progetto sia diverso dal precedente.
Per quanto riguarda le azioni di sostituzione di cui alla
lettera c), che, per loro stessa natura, non possono essere
riproposte con elementi di novita’ sostanziale, e’ sufficiente che il
precedente progetto sia concluso in ogni sua parte, incluse la visita
ispettiva e l’autorizzazione al pagamento del saldo.
6. ACCORDO SINDACALE E INTESA DATORIALE.
L’art. 9 della legge n. 53/2000 prevede che i contributi siano
erogati in favore di soggetti che applichino accordi contrattuali che
prevedono azioni positive per le finalita’ di cui allo stesso
articolo:
Accordo sindacale, per le azioni di cui alle lettere a), b)
e d) dell’art. 9:
Presupposto indispensabile per il finanziamento dei progetti e’
che essi siano accompagnati da un accordo sindacale in funzione di
garanzia dell’adattamento del contesto aziendale alle esigenze di
conciliazione espresse dai lavoratori.
Tali accordi contrattuali devono essere stipulati con le
organizzazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative. Essi
consistono in accordi collettivi di secondo livello aziendale o
territoriale conclusi con le organizzazioni sindacali firmatarie del
CCNL applicato nell’azienda e sono volti ad introdurre una procedura
generale oppure a fornire soluzioni dirette a soddisfare specifiche
esigenze di flessibilita’ dei singoli lavoratori. In ogni caso,
l’accordo contrattuale:
e’ stipulato, in modo specifico, al fine di consentire la
presentazione e la realizzazione del progetto per cui si richiede il
contributo;
recepisce i contenuti della proposta progettuale indicando il
comune intento delle parti;
non si riferisce a generiche azioni di flessibilita’, ma e’
strettamente legato agli obiettivi previsti dal progetto, di cui
riferisce l’oggetto, le azioni da realizzare, il numero e le
caratteristiche professionali dei destinatari, nonche’ le esigenze di
conciliazione cui le azioni stesse rispondono.
mette in evidenza la valenza di azione positiva di
flessibilita’ in favore della conciliazione lavoro-famiglia, nonche’
l’apporto innovativo e migliorativo del progetto rispetto a quanto
gia’ previsto dal contratto collettivo di riferimento o dalle prassi
aziendali in vigore e reca l’indicazione circa l’eventuale adesione a
sperimentazioni pilota promosse dalle autonomie locali.
Intesa datoriale, per le azioni di cui alla lettera c) dell’art.
9:
con riferimento ai progetti di cui alla lettera c), stante la
peculiarita’ degli stessi, devono essere individuate intese a livello
nazionale o territoriale, da stipulare tra il soggetto proponente
(imprenditore o lavoratore autonomo) e l’associazione datoriale di
appartenenza 6). In questa fattispecie, l’accordo ha lo scopo di
coinvolgere le associazioni datoriali in un processo culturale
condiviso che favorisca la presa di coscienza circa le esigenze di
conciliazione dei soggetti interessati, faciliti la diffusione dello
strumento messo a disposizione dall’art. 9 della legge n. 53/2000 e
aiuti a garantirne una corretta applicazione.
6) Cfr. DM 15 maggio 2001, art. 2, comma 6.
Nel caso dei liberi professionisti, tale intesa puo’ essere
stipulata con il Consiglio dell’Ordine di riferimento.
Nel caso di lavoratori a progetto, in mancanza di associazione
datoriale cui fare riferimento, e’ consentito stipulare un accordo
con l’associazione sindacale firmataria del contratto collettivo di
riferimento.
Nel caso dei lavoratori autonomi, titolari di partita IVA non
iscritti in albi, in mancanza di soluzioni alternative, e’ possibile
allegare una dichiarazione della Consigliera di parita’ competente
per territorio.
Per quanto concerne gli aspetti formali, e’ necessario che
l’accordo/intesa indichino chiaramente la data e il luogo della
stipula, il titolo del progetto, i nomi dei firmatari (in stampatello
e per esteso), le sigle di appartenenza (sindacali o datoriali) e,
possibilmente, il timbro dell’associazione e dell’azienda (per la
quale sottoscrive l’accordo il legale rappresentante).
7. DESTINATARI DELLE AZIONI E PRIORITa’.
Sono soggetti destinatari delle azioni di cui alle lettere a), b)
e d) dell’art. 9 i lavoratori dipendenti, ed in particolare:
per le azioni di cui alla lettera a), coloro che hanno esigenze
di conciliazione legate alla genitorialita’, con priorita’ per i
genitori che abbiano figli fino a 12 anni (15 anni in caso di
affidamento o adozione) ovvero figli disabili – di qualunque eta’ – a
carico;
per le azioni di cui alla lettera b), lavoratori che si
assentano dal lavoro per motivi di conciliazione, con priorita’ per
coloro che rientrano da un congedo di maternita’, di paternita’ o
parentale e con preferenza per i progetti di formazione che, oltre
all’aggiornamento professionale sia destinato a prevedere il rientro
della lavoratrice o del lavoratore nella medesima unita’ produttiva,
almeno con le mansioni precedentemente svolte, per un congruo periodo
di tempo (cfr. DM15/5/01);
per le azioni di cui alla lettera d), coloro che abbiano figli
minori, ovvero che si facciano carico della cura di familiari
disabili o familiari anziani non autosufficienti. La disabilita’ o la
non autosufficienza devono essere dimostrate con idonea
certificazione, da produrre unitamente al progetto.
Con riferimento alla lettera d), esclusivamente nel caso in cui
l’azione progettuale preveda la realizzazione di servizi, e’
possibile includere tra i beneficiari anche i collaboratori (es.
collaborazione coordinata e continuativa, a progetto, titolari di
partita IVA, ecc.), nonche’ altri soggetti con contratti di lavoro
atipico, in misura limitata alla effettiva durata del rapporto con il
soggetto proponente.
I soggetti destinatari delle azioni di cui alla lettera c)
coincidono con i soggetti ammessi a finanziamento per la medesima
lettera, di cui al paragrafo 5, cui si rimanda.
In ogni caso, deve trattarsi di soggetti che abbiano esigenze di
conciliazione legate alla genitorialita’: in analogia con quanto
avviene per i lavoratori dipendenti in occasione dei congedi di
maternita’, paternita’ e parentali, cui fa riferimento l’art. 9 della
legge n. 53/2000, si tratta di soggetti che abbiano, figli minori
fino ad otto anni di eta’ (ovvero di qualunque eta’, entro otto anni
dall’ingresso degli stessi in famiglia, e comunque non oltre il
raggiungimento della maggiore eta’, se in affidamento o adozione,
nazionale o internazionale) – con priorita’ per coloro che abbiano
figli di eta’ inferiore ad un anno o che sopportino particolari
carichi di cura della prole (es. handicap, famiglie numerose o
monoparentali, ecc.).
8. CRITERI DI VALUTAZIONE.
In ossequio al principio di trasparenza dell’azione
amministrativa, si rende noto che i criteri per la valutazione dei
progetti volti alla promozione di azioni positive in materia di
conciliazione dei tempi di lavoro e di cura della famiglia, adottati
in via preliminare dalla Commissione tecnica di cui all’art. 1,
comma 1255 della legge finanziaria per il 2007, sono i seguenti:
relativamente ai progetti di cui alle lettere a), b) e d):
Innovativita’ dell’azione (fino a 30 punti);
Concretezza dell’azione (fino a 30 punti);
Efficacia dell’azione rispetto al risultato (fino a 30
punti);
Integrazione in progetti compositi (fino a 5 punti);
Adesione a sperimentazioni pilota promosse dalle autonomie
locali opportunamente documentate (fino a 5 punti).
relativamente ai progetti di cui alla lettera c):
Concretezza dell’azione (fino a 63 punti);
Efficacia dell’azione rispetto al risultato (fino a 30
punti);
Presenza di figli minori di un anno o di particolari carichi
di cura (fino a 2 punti);
Adesione a sperimentazioni pilota promosse dalle autonomie
locali opportunamente documentate (fino a 5 punti).
Si precisa, in termini generali, che:
per innovativita’ si intende la capacita’ di attivare un nuovo
processo, adottare nuovi approcci, realizzare azioni che siano in
grado di generare un’evoluzione positiva e sostanziale nel contesto
di applicazione, soprattutto rispetto a quanto gia’ previsto dalla
legislazione vigente, dal contratto collettivo nazionale di
riferimento o rispetto alla prassi gia’ adottata in azienda;
per concretezza si intende la capacita’ di formulare obiettivi
progettuali e soluzioni concrete rivolti a problemi reali e rilevanti
per i beneficiari.
per efficacia si intende la attitudine della strategia adottata
dal progetto a raggiungere gli obiettivi prefissati.
Si intendono, inoltre, per «sperimentazioni pilota promosse dalle
autonomie locali», quegli accordi finalizzati a creare una rete di
supporto alla contrattazione in materia, previsti nel citato decreto
ministeriale 15 maggio 2001.
Tutti i progetti saranno inoltre valutati sotto il profilo
dell’economicita’, in applicazione del principio costituzionale di
buon andamento che regola l’attivita’ della pubblica amministrazione,
nonche’ sotto i seguenti profili:
sostenibilita’ (capacita’ di mantenere in azienda nel tempo,
anche dopo la conclusione del progetto, le azioni finanziate);
trasferibilita’ (attitudine dell’azione ad essere riproponibile
in altri ambiti);
mainstreaming (capacita’ del progetto di supportare la
creazione di una nuova cultura e di nuove prassi a livello di
sistema).
Saranno ammessi al finanziamento, nei limiti delle risorse
disponibili, tutti i progetti che riporteranno un punteggio minimo
superiore a 50.
9. TERMINI E MODALITa’ DI PRESENTAZIONE DEI PROGETTI.
Le prossime scadenze per la presentazione dei progetti sono:
11 febbraio, 10 giugno e 10 ottobre 2008.
I progetti devono pervenire, rispettivamente, entro i termini
sopra indicati, al seguente indirizzo da indicare sulla busta anche
in caso di consegna a mano:
Presidenza del Consiglio dei Ministri
Dipartimento per le politiche della famiglia
via della Mercede n. 9 – 00187 Roma
I progetti possono essere inviati tramite spedizione postale con
ricevuta di ritorno, ovvero consegnati a mano allo stesso Ufficio,
all’indirizzo sopra riportato, che provvedera’ a rilasciare apposita
ricevuta di arrivo.
Si evidenzia che il termine per la presentazione e’ rappresentato
dalla data del timbro postale di partenza del plico. Saranno comunque
esclusi i progetti pervenuti oltre 15 giorni dal termine di scadenza.
I progetti pervenuti fuori termine saranno restituiti al soggetto
proponente.
I progetti devono essere inviati in originale, corredati di due
copie cartacee 7), nonche’ di una copia in formato elettronico
elaborabile, completa del piano dei costi, utilizzando il modello di
domanda (allegato 1), scaricabile dal sito:
http://www.governo.it/Presidenza/politiche_famiglia/index.asp
(Governo Italiano – Politiche per la famiglia), nel menu
«Conciliazione dei tempi di vita e tempi di lavoro».
7) Le due copie cartacee da presentare sono solo quelle del
modello di domanda e del piano finanziario.
La copia elettronica puo’ essere consegnata su supporto
informatico insieme alle copie cartacee, ovvero fatta pervenire
all’indirizzo [email protected] indicando il seguente
oggetto «Progetto ex art. 9 legge n. 53/2000 TITOLO DEL PROGETTO».
Per consentire il corretto svolgimento del prescritto iter
amministrativo, sul plico contenente ciascun progetto devono essere
indicati il titolo del progetto, il nome del soggetto proponente e la
seguente formula:
Progetto ex art. 9 legge n. 53/2000
Scadenza 11 febbraio (10 giugno/10 ottobre 2008)
Nel caso in cui piu’ progetti siano inviati con un’unica
spedizione in un unico imballaggio, la busta esterna dovra’
specificare tutte le informazioni relative a ciascun progetto (pena
l’impossibilita’ di attribuire un numero di protocollo e di tracciare
la data di arrivo).
Per i progetti relativi alla lettera c), e’ richiesta la
presentazione di dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorieta’,
attestante lo stato di famiglia, da rendersi ai sensi dell’art. 47
del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445,
come da modulo allegato al modello di domanda (Allegato 7).
I dati personali contenuti nei progetti saranno trattati
esclusivamente per le finalita’ istituzionali previste dall’art. 9
della legge 8 marzo 2000, n. 53 senza necessita’ di una preventiva
autorizzazione da parte dei soggetti proponenti, ai sensi dell’art.
18 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 recante «Codice in
materia di protezione dei dati personali». Si allega, in proposito,
l’informativa ex art. 13 del citato Codice (Allegato 4).
10. DOCUMENTAZIONE PER LA PRESENTAZIONE DELLE RICHIESTE DI
FINANZIAMENTO.
I documenti cui e’ necessario attenersi per la presentazione
delle richieste di finanziamento sono disponibili sul sito del
Ministero della famiglia all’indirizzo internet:
http://www.governo.it/Presidenza/politiche___famiglia/index.asp
(Governo Italiano – Politiche per la famiglia), nel menu
«Conciliazione dei tempi di vita e tempi di lavoro».
E’ necessario compilare:
il modello di domanda (Allegato 1);
il piano finanziario per il 2008 (Allegato 2).
A tal fine, e’ possibile prendere visione dei seguenti documenti:
Art. 9. della legge 8 marzo 2000, n. 53;
Art. 1., commi 1250, 1254, 1255 e 1256 della legge 27 dicembre
2006, n. 296 (finanziaria 2007);
decreto ministeriale 15 maggio 2001, annotato;
Linee guida sui costi ammissibili (Allegato 3);
Informativa privacy (Allegato 4).
E’ necessario, infine, allegare (in unica copia):
per i progetti di cui alle lettere a), b) e d) dell’art. 9:
1. l’accordo sindacale – presupposto indispensabile per
l’ammissibilita’ al finanziamento per i progetti di cui alle
lettere a), b) e d);
2. la dichiarazione di non avere contemporaneamente richiesto
finanziamenti ai sensi dell’art. 44 del decreto legislativo 198/2006
– gia’ art. 2 della legge n. 125/1991 – (per tutte le tipologie di
intervento) (Allegato 5);
3. esplicita indicazione del CCNL applicato nell’azienda e
una copia dello stesso su supporto informatico;
4. certificato della Camera di Commercio, ovvero visura
camerale (con esclusione dei soggetti pubblici);
5. copia dell’atto costitutivo o statuto (con esclusione dei
soggetti pubblici);
6. documentazione attestante la regolarita’ contributiva e
assicurativa (DURC), con esclusione dei soggetti pubblici;
7. coordinate bancarie, con indicazione completa dell’IBAN –
codice alfanumerico di 27 caratteri;
8. codice fiscale e partita IVA;
9. in caso di adesione a una sperimentazione promossa dalle
autonomie locali, allegare la documentazione attestante che il
progetto presentato fa parte della sperimentazione stessa;
10. dichiarazione di autenticita’ delle informazioni rese
(Allegato 6).
per i progetti di cui alla lettera c) dell’art. 9:
1. l’intesa di cui al precedente paragrafo 6;
2. la dichiarazione di non avere contemporaneamente richiesto
finanziamenti ai sensi dell’art. 44 del decreto legislativo n.
198/2006 – gia’ art. 2 della legge n. 125/1991 – (per tutte le
tipologie di intervento) (Allegato 5);
3. certificato della Camera di Commercio, ovvero visura
camerale;
4. copia dell’atto costitutivo o statuto;
5. documentazione attestante la regolarita’ contributiva e
assicurativa (DURC), relativamente ad eventuali lavoratori dipendenti
e collaboratori;
6. coordinate bancarie, con indicazione completa dell’IBAN –
codice alfanumerico di 27 caratteri;
7. codice fiscale e partita IVA;
8. in caso di adesione a una sperimentazione promossa dalle
autonomie locali, allegare la documentazione relativa attestante che
il progetto presentato fa parte della sperimentazione stessa.
9. parametri di riferimento per il compenso del sostituto;
10. elementi atti a documentare la propria attivita’ in vista
della valutazione di congruita’ delle modalita’ e dei costi di
sostituzione (es. dichiarazione dei redditi degli ultimi due anni,
studio di settore, ecc.);
11. dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorieta’,
attestante lo stato di famiglia, da rendersi ai sensi dell’art. 47
del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445,
come da modulo allegato al modello di domanda (Allegato 7);
12. dichiarazione di autenticita’ delle informazioni rese
(Allegato 6).
Si precisa che le richieste di finanziamento non conformi al
contenuto della presente circolare e non corredate della
documentazione indicata al punto 1 di ciascun elenco o della
indicazione di cui al punto 3 del primo elenco non potranno essere
ammesse a valutazione.
I documenti elencati ai punti successivi, se non trasmessi
contestualmente alla domanda di finanziamento, dovranno pervenire
entro il piu’ breve tempo possibile dalla scadenza di presentazione e
comunque prima che si esprima la Commissione di valutazione, ad
eccezione della documentazione gia’ in possesso dell’amministrazione
procedente, ovvero detenuta istituzionalmente da altre pubbliche
amministrazioni, per la quale si applica il comma 1 dell’art. 43 del
decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000 e il comma 2
dell’art. 18 della legge n. 241 del 1990, e successive modificazioni.
Al riguardo si precisa che l’interessato dovra’ comunicare
all’Amministrazione, entro gli stessi termini previsti per la
presentazione del relativo documento, gli elementi necessari per il
reperimento delle informazioni o dei dati richiesti.
Roma, 31 gennaio 2008
Presidenza del Consiglio dei Ministri
Dipartimento per le Politiche della Famiglia
Il Responsabile della Struttura di Missione:
Onelli
NB: Per gli allegati e’ possibile consultare il sito:
http://www.governo.it/Presidenza/politiche___famiglia/index.asp

Allegato 1

—-> Vedere allegato da pag. 32 a pag. 37 in formato zip/pdf

Allegato 2

—-> Vedere allegato da pag. 38 a pag. 48 in formato zip/pdf

Allegato 3

—-> Vedere allegato da pag. 49 a pag. 56 in formato zip/pdf

Allegato 4

—-> Vedere allegato a pag. 57 in formato zip/pdf

Allegato 5

—-> Vedere allegato a pag. 58 in formato zip/pdf

Allegato 6

—-> Vedere allegato alle pagg. 59-60 in formato zip/pdf

Allegato 7

—-> Vedere allegato a pag. 61 in formato zip/pdf

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI – DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE DELLA FAMIGLIA – COMUNICATO

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