TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 29 novembre 2008, n. 185 - Testo del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185 (in Gazzetta Ufficiale - n. 280 del 29 novembre 2008, S.O. n. 263/L), coordinato con la legge di conversione 28 gennaio 2009, n. 2 (in questo stesso supplemento ordinario alla pag.1), recante: «Misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale». (GU n. 22 del 28-1-2009 | Ingegneri.info

TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 29 novembre 2008, n. 185 – Testo del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185 (in Gazzetta Ufficiale – n. 280 del 29 novembre 2008, S.O. n. 263/L), coordinato con la legge di conversione 28 gennaio 2009, n. 2 (in questo stesso supplemento ordinario alla pag.1), recante: «Misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale». (GU n. 22 del 28-1-2009

TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 29 novembre 2008, n. 185 - Testo del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185 (in Gazzetta Ufficiale - n. 280 del 29 novembre 2008, S.O. n. 263/L), coordinato con la legge di conversione 28 gennaio 2009, n. 2 (in questo stesso supplemento ordinario alla pag.1), recante: «Misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale». (GU n. 22 del 28-1-2009 - Suppl. Ordinario n.14)

TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 29 novembre 2008 , n. 185

Testo del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185 (in Gazzetta
Ufficiale – n. 280 del 29 novembre 2008, S.O. n. 263/L),
coordinato con la legge di conversione 28 gennaio 2009, n. 2 (in
questo stesso supplemento ordinario alla pag.1), recante: «Misure
urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa
e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico
nazionale».

Avvertenza:
Il testo coordinato qui pubblicato e’ stato redatto dal Ministero
della Giustizia ai sensi dell’art.11, comma 1 del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull’emanazione dei
decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni
ufficiali della Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre
1985, n. 1092, nonche’ dell’art. 10, commi 2 e 3, del medesimo testo
unico, al solo fine di facilitare la lettura sia delle disposizioni
del decreto-legge, integrate con le modifiche apportate dalla legge
di conversione, che di quelle modificate o richiamate nel decreto,
trascritte nelle note. Restano invariati il valore e l’efficacia
degli atti legislativi qui riportati.
Le modifiche apportate dalla legge di conversione sono stampate
con caratteri corsivi.
Tali modifiche sono riportate in video tra i segni (( … )).
A norma dell’art. 15, comma 5, della legge 23 agosto 1988, n.400
(Disciplina dell’attivita’ di Governo e ordinamento della Presidenza
del Consiglio dei Ministri), le modifiche apportate dalla legge di
conversione hanno efficacia dal giorno successivo a quello della sua
pubblicazione.

Art. 1.

Bonus straordinario per famiglie, lavoratori pensionati e non
autosufficienza

1. E’ attribuito un bonus straordinario, per il solo anno 2009, ai
soggetti residenti, componenti di un nucleo familiare a basso reddito
nel quale concorrono, nell’anno 2008, esclusivamente i seguenti
redditi indicati nel Testo Unico delle imposte sui redditi, di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917:
a) lavoro dipendente di cui all’articolo 49, comma 1;
b) pensione di cui all’articolo 49, comma 2;
c) assimilati a quelli di lavoro dipendente di cui all’articolo
50, comma 1, lettere a), c-bis), d), l) e i) limitatamente agli
assegni periodici indicati nell’articolo 10, comma 1, lettera c);
d) diversi di cui all’articolo 67, comma 1, lettere i) e l),
limitatamente ai redditi derivanti da attivita’ di lavoro autonomo
non esercitate abitualmente, qualora percepiti dai soggetti a carico
del richiedente, ovvero dal coniuge non a carico;
e) fondiari di cui all’articolo 25, esclusivamente in coacervo con
i redditi indicati alle lettere precedenti, per un ammontare non
superiore a duemilacinquecento euro.
2. Ai fini delle disposizioni di cui al presente articolo:
a) nel computo del numero dei componenti del nucleo familiare si
assumono il richiedente, il coniuge non legalmente ed effettivamente
separato anche se non a carico nonche’ i figli e gli altri familiari
di cui all’articolo 12 del citato testo unico alle condizioni ivi
previste;
b) nel computo del reddito complessivo familiare si assume il
reddito complessivo di cui all’articolo 8 del predetto testo unico,
con riferimento a ciascun componente del nucleo familiare.
3. Il beneficio di cui al comma 1 e’ attribuito per gli importi di
seguito indicati, in dipendenza del numero di componenti del nucleo
familiare, degli eventuali componenti portatori di handicap e del
reddito complessivo familiare riferiti al periodo d’imposta 2007 per
il quale sussistano i requisiti di cui al comma 1, salvo, in
alternativa, la facolta’ prevista al comma 12:
a) euro duecento nei confronti dei soggetti titolari di reddito di
pensione ed unici componenti del nucleo familiare, qualora il reddito
complessivo non sia superiore ad euro quindicimila;
b) euro trecento per il nucleo familiare di due componenti,
qualora il reddito complessivo familiare non sia superiore ad euro
diciassettemila;
c) euro quattrocentocinquanta per il nucleo familiare di tre
componenti, qualora il reddito complessivo familiare non sia
superiore ad euro diciassettemila;
d) euro cinquecento per il nucleo familiare di quattro componenti,
qualora il reddito complessivo familiare non sia superiore ad euro
ventimila;
e) euro seicento per il nucleo familiare di cinque componenti,
qualora il reddito complessivo familiare non sia superiore ad euro
ventimila;
f) euro mille per il nucleo familiare di oltre cinque componenti,
qualora il reddito complessivo familiare non sia superiore ad euro
ventiduemila;
g) euro mille per il nucleo familiare con componenti portatori di
handicap per i quali ricorrano le condizioni previste dall’articolo
12, comma 1, del citato testo unico, qualora il reddito complessivo
familiare non sia superiore ad euro trentacinquemila.
4. Il beneficio di cui al comma 1 e’ attribuito ad un solo
componente del nucleo familiare e non costituisce reddito ne’ ai fini
fiscali ne’ ai fini della corresponsione di prestazioni previdenziali
e assistenziali ivi inclusa la carta acquisti di cui all’articolo 81,
comma 32, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con
modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.
5. Il beneficio spettante ai sensi del comma 3 e’ erogato dai
sostituti d’imposta di cui agli articoli 23 e 29 del decreto del
Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 presso i quali
i soggetti beneficiari di cui al comma 1 lettere a), b) e c) prestano
l’attivita’ lavorativa ovvero sono titolari di trattamento
pensionistico o di altri trattamenti, sulla base dei dati risultanti
da apposita richiesta prodotta dai soggetti interessati. Nella
domanda il richiedente autocertifica, ai sensi dell’articolo 47 del
decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, e
successive modificazioni, i seguenti elementi informativi:
a) il coniuge non a carico ed il relativo codice fiscale;
b) i figli e gli altri familiari a carico, indicando i relativi
codici fiscali nonche’ la relazione di parentela;
c) di essere in possesso dei requisiti previsti ai commi l e 3 in
relazione al reddito complessivo familiare di cui al comma 2, lettera
b), con indicazione del relativo periodo d’imposta.
6. La richiesta e’ presentata entro il (( 28 febbraio )) 2009
utilizzando l’apposito modello approvato con provvedimento del
direttore dell’Agenzia delle entrate entro dieci giorni dalla data di
entrata in vigore del presente decreto. La richiesta puo’ essere
effettuata anche mediante i soggetti di cui all’articolo 3, comma 3,
del decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, e
successive modificazioni, ai quali non spetta alcun compenso.
7. Il sostituto d’imposta e gli enti pensionistici ai quali e’
stata presentata la richiesta erogano il beneficio spettante,
rispettivamente entro il mese di febbraio e marzo 2009, in relazione
ai dati autocertificati ai sensi del comma 5, in applicazione delle
disposizioni del comma 3.
8. Il sostituto d’imposta eroga il beneficio, secondo l’ordine di
presentazione delle richieste, nei limiti del monte ritenute e
contributi disponibili nel mese di febbraio 2009. Le amministrazioni
pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30
marzo 2001, n. 165 e gli enti pensionistici erogano il beneficio,
secondo l’ordine di presentazione delle richieste, nel limite del
monte delle ritenute disponibile.
9. L’importo erogato ai sensi dei commi 8 e 14 e’ recuperato dai
sostituti d’imposta attraverso la compensazione di cui all’articolo
17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 a partire dal primo
giorno successivo a quello di erogazione, deve essere indicato nel
modello 770 e non concorre alla formazione del limite di cui
all’articolo 25 dello stesso decreto legislativo. L’utilizzo del
sistema del versamento unificato di cui all’articolo 17 del decreto
legislativo 9 luglio 1997, n. 241 da parte degli enti pubblici di cui
alle tabelle A e B allegate alla legge 29 ottobre 1984, n. 720 e’
limitato ai soli importi da compensare; le altre amministrazioni
pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30
marzo 2001, n. 165, sottoposte ai vincoli della tesoreria unica di
cui alla legge (( 29 ottobre 1984, n. 720, )) recuperano l’importo
erogato dal monte delle ritenute disponibile e comunicano al
Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato l’ammontare
complessivo dei benefici corrisposti.
10. I soggetti di cui al comma precedente trasmettono all’Agenzia
delle entrate, entro il 30 aprile del 2009 in via telematica, anche
mediante i soggetti di cui all’articolo 3, comma 3, del decreto del
Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, le richieste
ricevute ai sensi del comma 6, fornendo comunicazione dell’importo
erogato in relazione a ciascuna richiesta di attribuzione.
11. In tutti i casi in cui il beneficio non e’ erogato dai
sostituti d’imposta di cui agli articoli 23 e 29 del citato decreto
del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, la richiesta di cui
al comma 6, puo’ essere presentata telematicamente all’Agenzia delle
entrate, entro il 31 marzo 2009, anche mediante i soggetti di cui
all’articolo 3, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica
22 luglio 1998, n. 322, e successive modificazioni, ai quali non
spetta alcun compenso, indicando le modalita’ prescelte per
l’erogazione dell’importo.
12. Il beneficio di cui al comma 1 puo’ essere richiesto, in
dipendenza del numero di componenti del nucleo familiare e del
reddito complessivo familiare riferiti al periodo d’imposta 2008.
13. Il beneficio richiesto ai sensi del comma 12 e’ erogato dai
sostituti d’imposta di cui agli articoli 23 e 29 del decreto del
Presidente della Repubblica n. 600 del 1973 presso i quali i soggetti
beneficiari indicati al comma 1, lettere a), b) e c) prestano
l’attivita’ lavorativa ovvero sono titolari di trattamento
pensionistico o di altri trattamenti, sulla base della richiesta
prodotta dai soggetti interessati ai sensi del comma 5, entro il 31
marzo 2009, con le modalita’ di cui al comma 6.
14. Il sostituto d’imposta e gli enti pensionistici ai quali e’
stata presentata la richiesta erogano il beneficio spettante,
rispettivamente entro il mese di aprile e maggio 2009, in relazione
ai dati autocertificati ai sensi del comma 5, in applicazione delle
disposizioni del comma 3.
15. Il sostituto d’imposta eroga il beneficio, secondo l’ordine di
presentazione delle richieste, nei limiti del monte ritenute e
contributi disponibili nel mese di aprile 2009. Le amministrazioni
pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30
marzo 2001, n. 165 e gli enti pensionistici erogano il beneficio,
secondo l’ordine di presentazione delle richieste, nel limite del
monte delle ritenute disponibile.
16. I soggetti di cui al comma precedente trasmettono all’Agenzia
delle entrate, entro il 30 giugno 2009 in via telematica, anche
mediante i soggetti di cui all’articolo 3, comma 3, del decreto del
Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, le richieste
ricevute ai sensi del comma 12, fornendo comunicazione dell’importo
erogato in relazione a ciascuna richiesta di attribuzione, secondo le
modalita’ di cui al comma 10.
17. In tutti i casi in cui il beneficio ai sensi del comma 12 non
e’ erogato dai sostituti d’imposta di cui agli articoli 23 e 29 del
citato decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, la
richiesta puo’ essere presentata:
a) entro il 30 giugno 2009 da parte dei soggetti esonerati
dall’obbligo alla presentazione della dichiarazione, telematicamente
all’Agenzia delle entrate, anche mediante i soggetti di cui
all’articolo 3, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica
22 luglio 1998, n. 322, e successive modificazioni, ai quali non
spetta compenso, indicando le modalita’ prescelte per l’erogazione
dell’importo;
b) con la dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta
2008.
18. L’Agenzia delle entrate eroga il beneficio richiesto ai sensi
dei commi 11 e 17 lettera a) con le modalita’ previste dal (( decreto
del direttore generale del Dipartimento delle entrate 29 dicembre
2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 42 del 20 febbraio 2001.
))
19. I soggetti che hanno percepito il beneficio non spettante, in
tutto o in parte, sono tenuti ad effettuare la restituzione entro il
termine di presentazione della prima dichiarazione dei redditi
successivo alla erogazione. I contribuenti esonerati dall’obbligo di
presentazione della dichiarazione dei redditi effettuano la
restituzione del beneficio non spettante, in tutto o in parte,
mediante versamento con il modello F24 entro i medesimi termini.
20. L’Agenzia delle entrate effettua i controlli relativamente:
a) ai benefici erogati eseguendo il recupero di quelli non
spettanti e non restituiti spontaneamente;
b) alle compensazioni effettuate dai sostituti ai sensi del comma
9, eseguendo il recupero degli importi indebitamente compensati.
21. I sostituti d’imposta di cui agli articoli 23 e 29 del decreto
del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973 e gli intermediari di
cui all’articolo 3, comma 3, del decreto del Presidente della
Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, sono tenuti a conservare per tre
anni le autocertificazioni ricevute dai richiedenti ai sensi del
comma 5, da esibire a richiesta dell’amministrazione finanziaria.
22. Per l’erogazione del beneficio previsto dalle presenti
disposizioni, nello stato di previsione del Ministero dell’economia e
delle Finanze e’ istituito un Fondo, per l’anno 2009, con una
dotazione pari a due miliardi e quattrocentomilioni di euro cui si
provvede con le maggiori entrate derivanti dal presente decreto.
23. Gli Enti previdenziali e l’Agenzia delle entrate provvedono al
monitoraggio degli effetti derivanti dalle disposizioni di cui al
presente articolo, comunicando i risultati al Ministero del lavoro,
della salute e delle politiche sociali ed al Ministero dell’economia
e delle finanze, anche ai fini dell’adozione dei provvedimenti
correttivi di cui all’articolo-11-ter), comma 7, della legge 5 agosto
1978, n. 468, e successive modificazioni.

Riferimenti normativi:
– Si riporta il testo dell’art. 49 del decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917
(Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi):
«Art. 49 (Redditi di lavoro dipendente). – 1. Sono
redditi di lavoro dipendente quelli che derivano da
rapporti aventi per oggetto la prestazione di lavoro, con
qualsiasi qualifica, alle dipendenze e sotto la direzione
di altri, compreso il lavoro a domicilio quando e’
considerato lavoro dipendente secondo le norme della
legislazione sul lavoro.
2. Costituiscono, altresi’, redditi di lavoro
dipendente:
a) le pensioni di ogni genere e gli assegni ad esse
equiparati;
b) le somme di cui all’art. 429, ultimo comma, del
codice di procedura civile.»
– Si riporta il testo del comma 1 dell’art. 50 del gia’
citato decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del
1986 .
«1. Sono assimilati ai redditi di lavoro dipendente:
a) i compensi percepiti, entro i limiti dei salari
correnti maggiorati del 20 per cento, dai lavoratori soci
delle cooperative di produzione e lavoro, delle cooperative
di servizi, delle cooperative agricole e di prima
trasformazione dei prodotti agricoli e delle cooperative
della piccola pesca;
b) le indennita’ e i compensi percepiti a carico di
terzi dai prestatori di lavoro dipendente per incarichi
svolti in relazione a tale qualita’, ad esclusione di
quelli che per clausola contrattuale devono essere
riversati al datore di lavoro e di quelli che per legge
devono essere riversati allo Stato;
c) le somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa
di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di
studio o di addestramento professionale, se il beneficiario
non e’ legato da rapporti di lavoro dipendente nei
confronti del soggetto erogante;
c-bis) le somme e i valori in genere, a qualunque
titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma
di erogazioni liberali, in relazione agli uffici di
amministratore, sindaco o revisore di societa’,
associazioni e altri enti con o senza personalita’
giuridica, alla collaborazione a giornali, riviste,
enciclopedie e simili, alla partecipazione a collegi e
commissioni, nonche’ quelli percepiti in relazione ad altri
rapporti di collaborazione aventi per oggetto la
prestazione di attivita’ svolte senza vincolo di
subordinazione a favore di un determinato soggetto nel
quadro di un rapporto unitario e continuativo senza impiego
di mezzi organizzati e con retribuzione periodica
prestabilita, sempreche’ gli uffici o le collaborazioni non
rientrino nei compiti istituzionali compresi nell’attivita’
di lavoro dipendente di cui all’art. 49, comma 1,
concernente redditi di lavoro dipendente, o nell’oggetto
dell’arte o professione di cui all’art. 53, comma 1,
concernente redditi di lavoro autonomo, esercitate dal
contribuente;
d) le remunerazioni dei sacerdoti, di cui agli articoli
24, 33, lettera a), e 34 della legge 20 maggio 1985, n.
222, nonche’ le congrue e i supplementi di congrua di cui
all’art. 33, primo comma, della legge 26 luglio 1974, n.
343;
e) i compensi per l’attivita’ libero professionale
intramuraria del personale dipendente del Servizio
sanitario nazionale, del personale di cui all’art. 102 del
decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n.
382 e del personale di cui all’art. 6, comma 5, del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive
modificazioni, nei limiti e alle condizioni di cui all’art.
1, comma 7, della legge 23 dicembre 1996, n. 662;
f) le indennita’, i gettoni di presenza e gli altri
compensi corrisposti dallo Stato, dalle regioni, dalle
province e dai comuni per l’esercizio di pubbliche
funzioni, sempreche’ le prestazioni non siano rese da
soggetti che esercitano un’arte o professione di cui
all’art. 53, comma 1, e non siano state effettuate
nell’esercizio di impresa commerciale, nonche’ i compensi
corrisposti ai membri delle commissioni tributarie, ai
giudici di pace e agli esperti del tribunale di
sorveglianza, ad esclusione di quelli che per legge devono
essere riversati allo Stato;
g) le indennita’ di cui all’art. 1 della legge 31
ottobre 1965, n. 1261, e all’art. 1 della legge 13 agosto
1979, n. 384, percepite dai membri del Parlamento nazionale
e del Parlamento europeo e le indennita’, comunque
denominate, percepite per le cariche elettive e per le
funzioni di cui agli articoli 114 e 135 della Costituzione
e alla legge 27 dicembre 1985, n. 816, nonche’ i
conseguenti assegni vitalizi percepiti in dipendenza dalla
cessazione delle suddette cariche elettive e funzioni e
l’assegno del Presidente della Repubblica;
h) le rendite vitalizie e le rendite a tempo
determinato, costituite a titolo oneroso, diverse da quelle
aventi funzione previdenziale. Le rendite aventi funzione
previdenziale sono quelle derivanti da contratti di
assicurazione sulla vita stipulati con imprese autorizzate
dall’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private
(ISVAP) ad operare nel territorio dello Stato, o quivi
operanti in regime di stabilimento o di prestazioni di
servizi, che non consentano il riscatto della rendita
successivamente all’inizio dell’erogazione;
h-bis) le prestazioni pensionistiche di cui al decreto
legislativo 21 aprile 1993, n. 124, comunque erogate;
i) gli altri assegni periodici, comunque denominati,
alla cui produzione non concorrono attualmente ne’ capitale
ne’ lavoro, compresi quelli indicati alle lettere c) e d)
del comma 1 dell’art. 10 tra gli oneri deducibili ed
esclusi quelli indicati alla lettera c) del comma 1
dell’art. 44;
l) i compensi percepiti dai soggetti impegnati in
lavori socialmente utili in conformita’ a specifiche
disposizioni normative.».
– Si riporta il testo del comma 1 dell’art. 10 del gia’
citato decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del
1986:
«1. Dal reddito complessivo si deducono, se non sono
deducibili nella determinazione dei singoli redditi che
concorrono a formarlo, i seguenti oneri sostenuti dal
contribuente:
a) i canoni, livelli, censi ed altri oneri gravanti sui
redditi degli immobili che concorrono a formare il reddito
complessivo, compresi i contributi ai consorzi obbligatori
per legge o in dipendenza di provvedimenti della pubblica
amministrazione; sono in ogni caso esclusi i contributi
agricoli unificati;
b) le spese mediche e quelle di assistenza specifica
necessarie nei casi di grave e permanente invalidita’ o
menomazione, sostenute dai soggetti indicati nell’art. 3
della legge 5 febbraio 1992, n. 104. Ai fini della
deduzione la spesa sanitaria relativa all’acquisto di
medicinali deve essere certificata da fattura o da
scontrino fiscale contenente la specificazione della
natura, qualita’ e quantita’ dei beni e l’indicazione del
codice fiscale del destinatario. Si considerano rimaste a
carico del contribuente anche le spese rimborsate per
effetto di contributi o di premi di assicurazione da lui
versati e per i quali non spetta la detrazione d’imposta o
che non sono deducibili dal suo reddito complessivo ne’ dai
redditi che concorrono a formarlo; si considerano,
altresi’, rimaste a carico del contribuente le spese
rimborsate per effetto di contributi o premi che, pur
essendo versati da altri, concorrono a formare il suo
reddito;
c) gli assegni periodici corrisposti al coniuge, ad
esclusione di quelli destinati al mantenimento dei figli,
in conseguenza di separazione legale ed effettiva, di
scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione
dei suoi effetti civili, nella misura in cui risultano da
provvedimenti dell’autorita’ giudiziaria;
d) gli assegni periodici corrisposti in forza di
testamento o di donazione modale e, nella misura in cui
risultano da provvedimenti dell’autorita’ giudiziaria, gli
assegni alimentari corrisposti a persone indicate nell’art.
433 del codice civile;
d-bis) le somme restituite al soggetto erogatore, se
hanno concorso a formare il reddito in anni precedenti;
e) i contributi previdenziali ed assistenziali versati
in ottemperanza a disposizioni di legge, nonche’ quelli
versati facoltativamente alla gestione della forma
pensionistica obbligatoria di appartenenza, ivi compresi
quelli per la ricongiunzione di periodi assicurativi. Sono
altresi’ deducibili i contributi versati al fondo di cui
all’art. 1 del decreto legislativo 16 settembre 1996, n.
565. I contributi di cui all’art. 30, comma 2, della legge
8 marzo 1989, n. 101, sono deducibili alle condizioni e nei
limiti ivi stabiliti;
e-bis) i contributi versati alle forme pensionistiche
complementari di cui al decreto legislativo 5 dicembre
2005, n. 252, alle condizioni e nei limiti previsti
dall’articolo 8 del medesimo decreto. Alle medesime
condizioni ed entro gli stessi limiti sono deducibili i
contributi versati alle forme pensionistiche complementari
istituite negli Stati membri dell’Unione europea e negli
Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo
che sono inclusi nella lista di cui al decreto del Ministro
dell’economia e delle finanze emanato ai sensi dell’art.
168-bis;
e-ter) i contributi versati, fino ad un massimo di euro
3.615,20, ai fondi integrativi del Servizio sanitario
nazionale istituiti o adeguati ai sensi dell’art. 9 del
decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive
modificazioni, che erogano prestazioni negli ambiti di
intervento stabiliti con decreto del Ministro della salute
da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in
vigore della presente disposizione. Ai fini del calcolo del
predetto limite si tiene conto anche dei contributi di
assistenza sanitaria versati ai sensi dell’art. 51, comma
2, lettera a). Per i contributi versati nell’interesse
delle persone indicate nell’art. 12, che si trovino nelle
condizioni ivi previste, la deduzione spetta per
l’ammontare non dedotto dalle persone stesse, fermo
restando l’importo complessivamente stabilito;
f) le somme corrisposte ai dipendenti, chiamati ad
adempiere funzioni presso gli uffici elettorali, in
ottemperanza alle disposizioni dell’art. 119 del decreto
del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e
dell’art. 1 della legge 30 aprile 1981, n. 178;
g) i contributi, le donazioni e le oblazioni erogati in
favore delle organizzazioni non governative idonee ai sensi
dell’art. 28 della legge 26 febbraio 1987, n. 49, per un
importo non superiore al 2 per cento del reddito
complessivo dichiarato;
h) le indennita’ per perdita dell’avviamento
corrisposte per disposizioni di legge al conduttore in caso
di cessazione della locazione di immobili urbani adibiti ad
usi diversi da quello di abitazione;
i) le erogazioni liberali in denaro, fino all’importo
di 2 milioni di lire, a favore dell’Istituto centrale per
il sostentamento del clero della Chiesa cattolica italiana;
l) le erogazioni liberali in denaro di cui all’art. 29,
comma 2, della legge 22 novembre 1988, n. 516, all’art. 21,
comma 1, della legge 22 novembre 1988, n. 517, e all’art.
3, comma 2, della legge 5 ottobre 1993, n. 409, nei limiti
e alle condizioni ivi previsti;
l-bis) il cinquanta per cento delle spese sostenute dai
genitori adottivi per l’espletamento della procedura di
adozione disciplinata dalle disposizioni contenute nel Capo
I del titolo III della legge 4 maggio 1983, n. 184;
l-ter) le erogazioni liberali in denaro per il
pagamento degli oneri difensivi dei soggetti ammessi al
patrocinio a spese dello Stato, anche quando siano eseguite
da persone fisiche;
l-quater) le erogazioni liberali in denaro effettuate a
favore di universita’, fondazioni universitarie di cui
all’art. 59, comma 3, della legge 23 dicembre 2000, n. 388,
e di istituzioni universitarie pubbliche, degli enti di
ricerca pubblici, ovvero degli enti di ricerca vigilati dal
Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della
ricerca, ivi compresi l’Istituto superiore di sanita’ e
l’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del
lavoro, nonche’ degli enti parco regionali e nazionali.»
– Si riporta il testo del comma 1 dell’art. 67 del gia’
citato decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del
1986:
«1. Sono redditi diversi se non costituiscono redditi di
capitale ovvero se non sono conseguiti nell’esercizio di
arti e professioni o di imprese commerciali o da societa’
in nome collettivo e in accomandita semplice, ne’ in
relazione alla qualita’ di lavoratore dipendente:
a) le plusvalenze realizzate mediante la lottizzazione
di terreni, o l’esecuzione di opere intese a renderli
edificabili, e la successiva vendita, anche parziale, dei
terreni e degli edifici;
b) le plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo
oneroso di beni immobili acquistati o costruiti da non piu’
di cinque anni, esclusi quelli acquisiti per successione e
le unita’ immobiliari urbane che per la maggior parte del
periodo intercorso tra l’acquisto o la costruzione e la
cessione sono state adibite ad abitazione principale del
cedente o dei suoi familiari, nonche’, in ogni caso, le
plusvalenze realizzate a seguito di cessioni a titolo
oneroso di terreni suscettibili di utilizzazione
edificatoria secondo gli strumenti urbanistici vigenti al
momento della cessione. In caso di cessione a titolo
oneroso di immobili ricevuti per donazione, il predetto
periodo di cinque anni decorre dalla data di acquisto da
parte del donante;
c) le plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo
oneroso di partecipazioni qualificate. Costituisce cessione
di partecipazioni qualificate la cessione di azioni,
diverse dalle azioni di risparmio, e di ogni altra
partecipazione al capitale od al patrimonio delle societa’
di cui all’articolo 5, escluse le associazioni di cui al
comma 3, lettera c), e dei soggetti di cui all’art. 73,
comma 1, lettere a), b) e d), nonche’ la cessione di
diritti o titoli attraverso cui possono essere acquisite le
predette partecipazioni, qualora le partecipazioni, i
diritti o titoli ceduti rappresentino, complessivamente,
una percentuale di diritti di voto esercitabili
nell’assemblea ordinaria superiore al 2 o al 20 per cento
ovvero una partecipazione al capitale od al patrimonio
superiore al 5 o al 25 per cento, secondo che si tratti di
titoli negoziati in mercati regolamentati o di altre
partecipazioni. Per i diritti o titoli attraverso cui
possono essere acquisite partecipazioni si tiene conto
delle percentuali potenzialmente ricollegabili alle
predette partecipazioni. La percentuale di diritti di voto
e di partecipazione e’ determinata tenendo conto di tutte
le cessioni effettuate nel corso di dodici mesi, ancorche’
nei confronti di soggetti diversi. Tale disposizione si
applica dalla data in cui le partecipazioni, i titoli ed i
diritti posseduti rappresentano una percentuale di diritti
di voto o di partecipazione superiore alle percentuali
suindicate. Sono assimilate alle plusvalenze di cui alla
presente lettera quelle realizzate mediante:
1) cessione di strumenti finanziari di cui alla
lettera a) del comma 2 dell’art. 44 quando non
rappresentano una partecipazione al patrimonio;
2) cessione dei contratti di cui all’art. 109, comma
9, lettera b), qualora il valore dell’apporto sia superiore
al 5 per cento o al 25 per cento del valore del patrimonio
netto contabile risultante dall’ultimo bilancio approvato
prima della data di stipula del contratto secondo che si
tratti di societa’ i cui titoli sono negoziati in mercati
regolamentati o di altre partecipazioni. Per le plusvalenze
realizzate mediante la cessione dei contratti stipulati con
associanti non residenti che non soddisfano le condizioni
di cui all’art. 44, comma 2, lettera a), ultimo periodo,
l’assimilazione opera a prescindere dal valore
dell’apporto;
3) cessione dei contratti di cui al numero precedente
qualora il valore dell’apporto sia superiore al 25 per
cento dell’ammontare dei beni dell’associante determinati
in base alle disposizioni previste del comma 2 dell’art. 47
del citato testo unico;
c-bis) le plusvalenze, diverse da quelle imponibili ai
sensi della lettera c), realizzate mediante cessione a
titolo oneroso di azioni e di ogni altra partecipazione al
capitale o al patrimonio di societa’ di cui all’art. 5,
escluse le associazioni di cui al comma 3, lettera c), e
dei soggetti di cui all’art. 73, nonche’ di diritti o
titoli attraverso cui possono essere acquisite le predette
partecipazioni. Sono assimilate alle plusvalenze di cui
alla presente lettera quelle realizzate mediante:
1) cessione dei contratti di cui all’art. 109, comma
9, lettera b), qualora il valore dell’apporto sia non
superiore al 5 per cento o al 25 per cento del valore del
patrimonio netto contabile risultante dall’ultimo bilancio
approvato prima della data di stipula del contratto secondo
che si tratti di societa’ i cui titoli sono negoziati in
mercati regolamentati o di altre partecipazioni;
2) cessione dei contratti di cui alla lettera
precedente qualora il valore dell’apporto sia non superiore
al 25 per cento dell’ammontare dei beni dell’associante
determinati in base alle disposizioni previste dal comma 2
dell’art. 47;
c-ter) le plusvalenze, diverse da quelle di cui alle
lettere c) e c-bis), realizzate mediante cessione a titolo
oneroso ovvero rimborso di titoli non rappresentativi di
merci, di certificati di massa, di valute estere, oggetto
di cessione a termine o rivenienti da depositi o conti
correnti, di metalli preziosi, sempre che’ siano allo stato
grezzo o monetato, e di quote di partecipazione ad
organismi d’investimento collettivo. Agli effetti
dell’applicazione della presente lettera si considera
cessione a titolo oneroso anche il prelievo delle valute
estere dal deposito o conto corrente;
c-quater) i redditi, diversi da quelli precedentemente
indicati, comunque realizzati mediante rapporti da cui
deriva il diritto o l’obbligo di cedere od acquistare a
termine strumenti finanziari, valute, metalli preziosi o
merci ovvero di ricevere o effettuare a termine uno o piu’
pagamenti collegati a tassi di interesse, a quotazioni o
valori di strumenti finanziari, di valute estere, di
metalli preziosi o di merci e ad ogni altro parametro di
natura finanziaria. Agli effetti dell’applicazione della
presente lettera sono considerati strumenti finanziari
anche i predetti rapporti;
c-quinquies) le plusvalenze ed altri proventi, diversi
da quelli precedentemente indicati, realizzati mediante
cessione a titolo oneroso ovvero chiusura di rapporti
produttivi di redditi di capitale e mediante cessione a
titolo oneroso ovvero rimborso di crediti pecuniari o di
strumenti finanziari, nonche’ quelli realizzati mediante
rapporti attraverso cui possono essere conseguiti
differenziali positivi e negativi in dipendenza di un
evento incerto;
d) le vincite delle lotterie, dei concorsi a premio,
dei giochi e delle scommesse organizzati per il pubblico e
i premi derivanti da prove di abilita’ o dalla sorte
nonche’ quelli attribuiti in riconoscimento di particolari
meriti artistici, scientifici o sociali;
e) i redditi di natura fondiaria non determinabili
catastalmente, compresi quelli dei terreni dati in affitto
per usi non agricoli;
f) i redditi di beni immobili situati all’estero;
g) i redditi derivanti dall’utilizzazione economica di
opere dell’ingegno, di brevetti industriali e di processi,
formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite in
campo industriale, commerciale o scientifico, salvo il
disposto della lettera b) del comma 2 dell’art. 53;
h) i redditi derivanti dalla concessione in usufrutto e
dalla sublocazione di beni immobili, dall’affitto,
locazione, noleggio o concessione in uso di veicoli,
macchine e altri beni mobili, dall’affitto e dalla
concessione in usufrutto di aziende; l’affitto e la
concessione in usufrutto dell’unica azienda da parte
dell’imprenditore non si considerano fatti nell’esercizio
dell’impresa, ma in caso di successiva vendita totale o
parziale le plusvalenze realizzate concorrono a formare il
reddito complessivo come redditi diversi;
h-bis) le plusvalenze realizzate in caso di successiva
cessione, anche parziale, delle aziende acquisite ai sensi
dell’art. 58;
i) i redditi derivanti da attivita’ commerciali non
esercitate abitualmente;
l) i redditi derivanti da attivita’ di lavoro autonomo
non esercitate abitualmente o dalla assunzione di obblighi
di fare, non fare o permettere;
m) le indennita’ di trasferta, i rimborsi forfetari di
spesa, i premi e i compensi erogati ai direttori artistici
ed ai collaboratori tecnici per prestazioni di natura non
professionale da parte di cori, bande musicali e
filodrammatiche che perseguono finalita’ dilettantistiche,
e quelli erogati nell’esercizio diretto di attivita’
sportive dilettantistiche dal CONI, dalle Federazioni
sportive nazionali, dall’Unione Nazionale per l’Incremento
delle Razze Equine (UNIRE), dagli enti di promozione
sportiva e da qualunque organismo, comunque denominato, che
persegua finalita’ sportive dilettantistiche e che da essi
sia riconosciuto. Tale disposizione si applica anche ai
rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di
carattere amministrativo-gestionale di natura non
professionale resi in favore di societa’ e associazioni
sportive dilettantistiche;
n) le plusvalenze realizzate a seguito di
trasformazione eterogenea di cui all’art. 171, comma 2, ove
ricorrono i presupposti di tassazione di cui alle lettere
precedenti.».
– Si riporta il testo dell’art. 25 del gia’ citato
decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986:
«Art. 25 (Redditi fondiari). – 1. Sono redditi fondiari
quelli inerenti ai terreni e ai fabbricati situati nel
territorio dello Stato che sono o devono essere iscritti,
con attribuzione di rendita, nel catasto dei terreni o nel
catasto edilizio urbano.
2. I redditi fondiari si distinguono in redditi
dominicali dei terreni, redditi agrari e redditi dei
fabbricati.».
– Si riporta il testo dell’art. 12 del gia’ citato
decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986:
«Art. 12 (Detrazioni per carichi di famiglia). – 1.
Dall’imposta lorda si detraggono per carichi di famiglia i
seguenti importi:
a) per il coniuge non legalmente ed effettivamente
separato:
1) 800 euro, diminuiti del prodotto tra 110 euro e
l’importo corrispondente al rapporto fra reddito
complessivo e 15.000 euro, se il reddito complessivo non
supera 15.000 euro;
2) 690 euro, se il reddito complessivo e’ superiore a
15.000 euro ma non a 40.000 euro;
3) 690 euro, se il reddito complessivo e’ superiore a
40.000 euro ma non a 80.000 euro. La detrazione spetta per
la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 80.000
euro, diminuito del reddito complessivo, e 40.000 euro;
b) la detrazione spettante ai sensi della lettera a) e’
aumentata di un importo pari a:
1) 10 euro, se il reddito complessivo e’ superiore a
29.000 euro ma non a 29.200 euro;
2) 20 euro, se il reddito complessivo e’ superiore a
29.200 euro ma non a 34.700 euro;
3) 30 euro, se il reddito complessivo e’ superiore a
34.700 euro ma non a 35.000 euro;
4) 20 euro, se il reddito complessivo e’ superiore a
35.000 euro ma non a 35.100 euro;
5) 10 euro, se il reddito complessivo e’ superiore a
35.100 euro ma non a 35.200 euro;
c) 800 euro per ciascun figlio, compresi i figli
naturali riconosciuti, i figli adottivi e gli affidati o
affiliati. La detrazione e’ aumentata a 900 euro per
ciascun figlio di eta’ inferiore a tre anni. Le predette
detrazioni sono aumentate di un importo pari a 220 euro per
ogni figlio portatore di handicap ai sensi dell’art. 3
della legge 5 febbraio 1992, n. 104. Per i contribuenti con
piu’ di tre figli a carico la detrazione e’ aumentata di
200 euro per ciascun figlio a partire dal primo. La
detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto
tra l’importo di 95.000 euro, diminuito del reddito
complessivo, e 95.000 euro. In presenza di piu’ figli,
l’importo di 95.000 euro e’ aumentato per tutti di 15.000
euro per ogni figlio successivo al primo. La detrazione e’
ripartita nella misura del 50 per cento tra i genitori non
legalmente ed effettivamente separati ovvero, previo
accordo tra gli stessi, spetta al genitore che possiede un
reddito complessivo di ammontare piu’ elevato. In caso di
separazione legale ed effettiva o di annullamento,
scioglimento o cessazione degli effetti civili del
matrimonio, la detrazione spetta, in mancanza di accordo,
al genitore affidatario. Nel caso di affidamento congiunto
o condiviso la detrazione e’ ripartita, in mancanza di
accordo, nella misura del 50 per cento tra i genitori. Ove
il genitore affidatario ovvero, in caso di affidamento
congiunto, uno dei genitori affidatari non possa usufruire
in tutto o in parte della detrazione, per limiti di
reddito, la detrazione e’ assegnata per intero al secondo
genitore. Quest’ultimo, salvo diverso accordo tra le parti,
e’ tenuto a riversare all’altro genitore affidatario un
importo pari all’intera detrazione ovvero, in caso di
affidamento congiunto, pari al 50 per cento della
detrazione stessa. In caso di coniuge fiscalmente a carico
dell’altro, la detrazione compete a quest’ultimo per
l’intero importo. Se l’altro genitore manca o non ha
riconosciuto i figli naturali e il contribuente non e’
coniugato o, se coniugato, si e’ successivamente legalmente
ed effettivamente separato, ovvero se vi sono figli
adottivi, affidati o affiliati del solo contribuente e
questi non e’ coniugato o, se coniugato, si e’
successivamente legalmente ed effettivamente separato, per
il primo figlio si applicano, se piu’ convenienti, le
detrazioni previste alla lettera a);
d) 750 euro, da ripartire pro quota tra coloro che
hanno diritto alla detrazione, per ogni altra persona
indicata nell’articolo 433 del codice civile che conviva
con il contribuente o percepisca assegni alimentari non
risultanti da provvedimenti dell’autorita’ giudiziaria. La
detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto
tra l’importo di 80.000 euro, diminuito del reddito
complessivo, e 80.000 euro.
1-bis. In presenza di almeno quattro figli a carico, ai
genitori e’ riconosciuta un’ulteriore detrazione di importo
pari a 1.200 euro. La detrazione e’ ripartita nella misura
del 50 per cento tra i genitori non legalmente ed
effettivamente separati. In caso di separazione legale ed
effettiva o di annullamento, scioglimento o cessazione
degli effetti civili del matrimonio, la detrazione spetta
ai genitori in proporzione agli affidamenti stabiliti dal
giudice. Nel caso di coniuge fiscalmente a carico
dell’altro, la detrazione compete a quest’ultimo per
l’intero importo.
2. Le detrazioni di cui ai commi 1 e 1-bis spettano a
condizione che le persone alle quali si riferiscono
possiedano un reddito complessivo, computando anche le
retribuzioni corrisposte da enti e organismi
internazionali, rappresentanze diplomatiche e consolari e
missioni, nonche’ quelle corrisposte dalla Santa Sede,
dagli enti gestiti direttamente da essa e dagli enti
centrali della Chiesa cattolica, non superiore a 2.840,51
euro, al lordo degli oneri deducibili.
3. Le detrazioni per carichi di famiglia sono rapportate
a mese e competono dal mese in cui si sono verificate a
quello in cui sono cessate le condizioni richieste. Qualora
la detrazione di cui al comma 1-bis sia di ammontare
superiore all’imposta lorda, diminuita delle detrazioni di
cui al comma 1 del presente articolo nonche’ agli articoli
13, 15 e 16, nonche’ delle detrazioni previste da altre
disposizioni normative, e’ riconosciuto un credito di
ammontare pari alla quota di detrazione che non ha trovato
capienza nella predetta imposta. Con decreto del Ministro
dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro
delle politiche per la famiglia, sono definite le modalita’
di erogazione del predetto ammontare.
4. Se il rapporto di cui al comma 1, lettera a), numero
1), e’ uguale a uno, la detrazione compete nella misura di
690 euro. Se i rapporti di cui al comma 1, lettera a),
numeri 1) e 3), sono uguali a zero, la detrazione non
compete. Se i rapporti di cui al comma 1, lettere c) e d),
sono pari a zero, minori di zero o uguali a uno, le
detrazioni non competono. Negli altri casi, il risultato
dei predetti rapporti si assume nelle prime quattro cifre
decimali.
4-bis. Ai fini del comma 1 il reddito complessivo e’
assunto al netto del reddito dell’unita’ immobiliare
adibita ad abitazione principale e di quello delle relative
pertinenze di cui all’articolo 10, comma 3-bis.».
– Si riporta il testo dell’art. 8 del gia’ citato
decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986:
«Art. 8 (Determinazione del reddito complessivo). – 1.
Il reddito complessivo si determina sommando i redditi di
ogni categoria che concorrono a formarlo e sottraendo le
perdite derivanti dall’esercizio di imprese commerciali di
cui all’articolo 66 e quelle derivanti dall’esercizio di
arti e professioni. Non concorrono a formare il reddito
complessivo dei percipienti i compensi non ammessi in
deduzione ai sensi dell’art. 60.
2. Le perdite delle societa’ in nome collettivo ed in
accomandita semplice di cui all’articolo 5, nonche’ quelle
delle societa’ semplici e delle associazioni di cui allo
stesso articolo derivanti dall’esercizio di arti e
professioni, si sottraggono per ciascun socio o associato
nella proporzione stabilita dall’art. 5. Per le perdite
della societa’ in accomandita semplice che eccedono
l’ammontare del capitale sociale la presente disposizione
si applica nei soli confronti dei soci accomandatari.
3. Le perdite derivanti dall’esercizio di imprese
commerciali e quelle derivanti dalla partecipazione in
societa’ in nome collettivo e in accomandita semplice sono
computate in diminuzione dai relativi redditi conseguiti
nei periodi di imposta e per la differenza nei successivi,
ma non oltre il quinto, per l’intero importo che trova
capienza in essi. La presente disposizione non si applica
per le perdite determinate a norma dell’art. 66. Si
applicano le disposizioni dell’art. 84, comma 2, e,
limitatamente alle societa’ in nome collettivo ed in
accomandita semplice, quelle di cui al comma 3 del medesimo
art. 84.».
– Si riporta il testo del comma 32 dell’art. 81 del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti
per lo sviluppo economico, la semplificazione, la
competitivita’, la stabilizzazione della finanza pubblica e
la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni,
dalla legge 6 agosto 2008, n. 133:
«32. In considerazione delle straordinarie tensioni cui
sono sottoposti i prezzi dei generi alimentari e il costo
delle bollette energetiche, nonche’ il costo per la
fornitura di gas da privati, al fine di soccorrere le fasce
deboli di popolazione in stato di particolare bisogno e su
domanda di queste, e’ concessa ai residenti di cittadinanza
italiana che versano in condizione di maggior disagio
economico, individuati ai sensi del comma 33, una carta
acquisti finalizzata all’acquisto di tali beni e servizi,
con onere a carico dello Stato.».
– Si riporta il testo degli articoli 23 e 29 del decreto
del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600
(Disposizioni comuni in materia di accertamento delle
imposte sui redditi):
«Art. 23 (Ritenute sui redditi di lavoro dipendente). –
1. Gli enti e le societa’ indicati nell’articolo 87, comma
1, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con
decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986,
n. 917, le societa’ e associazioni indicate nell’articolo 5
del predetto testo unico e le persone fisiche che
esercitano imprese commerciali, ai sensi dell’articolo 51
del citato testo unico, o imprese agricole, le persone
fisiche che esercitano arti e professioni, il curatore
fallimentare, il commissario liquidatore nonche’ il
condominio quale sostituto di imposta, i quali
corrispondono somme e valori di cui all’articolo 48 dello
stesso testo unico, devono operare all’atto del pagamento
una ritenuta a titolo di acconto dell’imposta sul reddito
delle persone fisiche dovuta dai percipienti, con obbligo
di rivalsa. Nel caso in cui la ritenuta da operare sui
predetti valori non trovi capienza, in tutto o in parte,
sui contestuali pagamenti in denaro, il sostituito e’
tenuto a versare al sostituto l’importo corrispondente
all’ammontare della ritenuta.
1-bis. I soggetti che adempiono agli obblighi
contributivi sui redditi di lavoro dipendente prestato
all’estero di cui all’articolo 48, concernente
determinazione del reddito di lavoro dipendente, comma
8-bis, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato
con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre
1986, n. 917, devono in ogni caso operare le relative
ritenute.
2. La ritenuta da operare e’ determinata:
a) sulla parte imponibile delle somme e dei valori di
cui all’art. 48 del testo unico delle imposte sui redditi,
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22
dicembre 1986, n. 917, esclusi quelli indicati alle
successive lettere b) e c), corrisposti in ciascun periodo
di paga, con le aliquote dell’imposta sul reddito delle
persone fisiche, ragguagliando al periodo di paga i
corrispondenti scaglioni annui di reddito ed effettuando le
detrazioni previste negli articoli 12 e 13 del citato testo
unico, rapportate al periodo stesso. Le detrazioni di cui
agli articoli 12 e 13 del citato testo unico sono
riconosciute se il percipiente dichiara annualmente di
avervi diritto, indica le condizioni di spettanza, il
codice fiscale dei soggetti per i quali si usufruisce delle
detrazioni e si impegna a comunicare tempestivamente le
eventuali variazioni;
b) sulle mensilita’ aggiuntive e sui compensi della
stessa natura, con le aliquote dell’imposta sul reddito
delle persone fisiche, ragguagliando a mese i
corrispondenti scaglioni annui di reddito;
c) sugli emolumenti arretrati relativi ad anni
precedenti di cui all’art. 16, comma 1, lettera b), del
citato testo unico, con i criteri di cui all’art. 18, dello
stesso testo unico, intendendo per reddito complessivo
netto l’ammontare globale dei redditi di lavoro dipendente
corrisposti dal sostituto al sostituito nel biennio
precedente, effettuando le detrazioni previste negli
articoli 12 e 13 del medesimo testo unico;
d) sulla parte imponibile del trattamento di fine
rapporto e delle indennita’ equipollenti e delle altre
indennita’ e somme di cui all’art. 16, comma 1, lettera a),
del citato testo unico con i criteri di cui all’articolo 17
dello stesso testo unico;
d-bis) [sulla parte imponibile delle prestazioni di cui
all’art. 16, comma 1, lettera a-bis), del citato testo
unico, con i criteri di cui all’art. 17-bis dello stesso
testo unico];
e) sulla parte imponibile delle somme e dei valori di
cui all’art. 48, del citato testo unico, non compresi
nell’art. 16, comma 1, lettera a), dello stesso testo
unico, corrisposti agli eredi del lavoratore dipendente,
con l’aliquota stabilita per il primo scaglione di reddito.
3. I soggetti indicati nel comma 1 devono effettuare,
entro il 28 febbraio dell’anno successivo e, in caso di
cessazione del rapporto di lavoro, alla data di cessazione,
il conguaglio tra le ritenute operate sulle somme e i
valori di cui alle lettere a) e b) del comma 2, e l’imposta
dovuta sull’ammontare complessivo degli emolumenti stessi,
tenendo conto delle detrazioni eventualmente spettanti a
norma degli articoli 12 e 13 del testo unico delle imposte
sui redditi, di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive
modificazioni, e delle detrazioni eventualmente spettanti a
norma dell’art. 15 dello stesso testo unico, e successive
modificazioni, per oneri a fronte dei quali il datore di
lavoro ha effettuato trattenute, nonche’, limitatamente
agli oneri di cui al comma 1, lettere c) e f), dello stesso
articolo, per erogazioni in conformita’ a contratti
collettivi o ad accordi e regolamenti aziendali. In caso di
incapienza delle retribuzioni a subire il prelievo delle
imposte dovute in sede di conguaglio di fine anno entro il
28 febbraio dell’anno successivo, il sostituito puo’
dichiarare per iscritto al sostituto di volergli versare
l’importo corrispondente alle ritenute ancora dovute,
ovvero, di autorizzarlo a effettuare il prelievo sulle
retribuzioni dei periodi di paga successivi al secondo
dello stesso periodo di imposta. Sugli importi di cui e’
differito il pagamento si applica l’interesse in ragione
dello 0,50 per cento mensile, che e’ trattenuto e versato
nei termini e con le modalita’ previste per le somme cui si
riferisce. L’importo che al termine del periodo d’imposta
non e’ stato trattenuto per cessazione del rapporto di
lavoro o per incapienza delle retribuzioni deve essere
comunicato all’interessato che deve provvedere al
versamento entro il 15 gennaio dell’anno successivo.
[Qualora le comunicazioni delle indennita’ e dei compensi
di cui all’art. 47, comma 1, lettera b), del citato testo
unico pervengano al sostituto oltre il termine del 12
gennaio del periodo d’imposta successivo, di esse lo stesso
terra’ conto ai fini delle operazioni di conguaglio del
periodo d’imposta successivo]. Se alla formazione del
reddito di lavoro dipendente concorrono somme o valori
prodotti all’estero le imposte ivi pagate a titolo
definitivo sono ammesse in detrazione fino a concorrenza
dell’imposta relativa ai predetti redditi prodotti
all’estero. La disposizione del periodo precedente si
applica anche nell’ipotesi in cui le somme o i valori
prodotti all’estero abbiano concorso a formare il reddito
di lavoro dipendente in periodi d’imposta precedenti. Se
concorrono redditi prodotti in piu’ Stati esteri la
detrazione si applica separatamente per ciascuno Stato.
4. Ai fini del compimento delle operazioni di conguaglio
di fine anno il sostituito puo’ chiedere al sostituto di
tenere conto anche dei redditi di lavoro dipendente, o
assimilati a quelli di lavoro dipendente, percepiti nel
corso di precedenti rapporti intrattenuti. A tal fine il
sostituito deve consegnare al sostituto d’imposta, entro il
12 del mese di gennaio del periodo d’imposta successivo a
quello in cui sono stati percepiti, la certificazione unica
concernente i redditi di lavoro dipendente, o assimilati a
quelli di lavoro dipendente, erogati da altri soggetti,
compresi quelli erogati da soggetti non obbligati ad
effettuare le ritenute. [Alla consegna della suddetta
certificazione unica il sostituito deve anche comunicare al
sostituto quale delle opzioni previste al comma precedente
intende adottare in caso di incapienza delle retribuzioni a
subire il prelievo delle imposte]. La presente disposizione
non si applica ai soggetti che corrispondono trattamenti
pensionistici.
5. [Le disposizioni dei precedenti commi si applicano
anche alle persone fisiche che esercitano arti e
professioni, ai sensi dell’art. 49, del testo unico delle
imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente
della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, quando
corrispondono somme e valori di cui all’art. 48, dello
stesso testo unico, deducibili ai fini della determinazione
del loro reddito di lavoro autonomo].».
«Art. 29 (Ritenuta sui compensi e altri redditi
corrisposti dallo Stato). – 1. Le amministrazioni dello
Stato, comprese quelle con ordinamento autonomo, che
corrispondono le somme e i valori di cui all’art. 23,
devono effettuare all’atto del pagamento una ritenuta
diretta in acconto dell’imposta sul reddito delle persone
fisiche dovuta dai percipienti. La ritenuta e’ operata con
le seguenti modalita’:
a) sulla parte imponibile delle somme e dei valori, di
cui all’art. 48, del testo unico delle imposte sui redditi,
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22
dicembre 1986, n. 917, esclusi quelli indicati alle
successive lettere b) e c), aventi carattere fisso e
continuativo, con i criteri e le modalita’ di cui al comma
2 dell’art. 23;
b) sulle mensilita’ aggiuntive e sui compensi della
stessa natura, nonche’ su ogni altra somma o valore diversi
da quelli di cui alla lettera a) e sulla parte imponibile
delle indennita’ di cui all’art. 48, commi 5, 6, 7 e 8, del
citato testo unico, con la aliquota applicabile allo
scaglione di reddito piu’ elevato della categoria o classe
di stipendio del percipiente all’atto del pagamento o, in
mancanza, con l’aliquota del primo scaglione di reddito;
c) sugli emolumenti arretrati relativi ad anni
precedenti di cui all’art. 16, comma 1, lettera b), del
citato testo unico, con i criteri di cui all’art. 18, dello
stesso testo unico, intendendo per reddito complessivo
netto l’ammontare globale dei redditi di lavoro dipendente
corrisposti dal sostituto al sostituito nel biennio
precedente, al netto delle deduzioni di cui agli articoli
11 e 12, commi 1 e 2, del medesimo testo unico;
d) sulla parte imponibile del trattamento di fine
rapporto e delle indennita’ equipollenti e delle altre
indennita’ e somme di cui all’art. 16, comma 1, lettera a),
del citato testo unico con i criteri di cui all’art. 17,
dello stesso testo unico;
e) sulla parte imponibile delle somme e valori di cui
all’art. 48, del citato testo unico, non compresi nell’art.
16, comma 1, lettera a), dello stesso testo unico,
corrisposti agli eredi, con l’aliquota stabilita per il
primo scaglione di reddito.
2. Gli uffici che dispongono il pagamento di emolumenti
aventi carattere fisso e continuativo devono effettuare
entro il 28 febbraio o entro due mesi dalla data di
cessazione del rapporto, se questa e’ anteriore all’anno,
il conguaglio di cui al comma 3 dell’art. 23, con le
modalita’ in esso stabilite. A tal fine, all’inizio del
rapporto, il sostituito deve specificare quale delle
opzioni previste al comma 3 dell’art. 23 intende adottare.
Ai fini delle operazioni di conguaglio i soggetti e gli
altri organi che corrispondono compensi e retribuzioni non
aventi carattere fisso e continuativo devono comunicare ai
predetti uffici, entro la fine dell’anno e, comunque, non
oltre il 12 gennaio dell’anno successivo, l’ammontare delle
somme corrisposte, l’importo degli eventuali contributi
previdenziali e assistenziali, compresi quelli a carico del
datore di lavoro e le ritenute effettuate. Per le somme e i
valori a carattere ricorrente la comunicazione deve essere
effettuata su supporto magnetico secondo specifiche
tecniche approvate con apposito decreto del Ministro del
tesoro, di concerto con il Ministro delle finanze. Qualora,
alla data di cessazione del rapporto di lavoro, l’ammontare
degli emolumenti dovuti non consenta la integrale
applicazione della ritenuta di conguaglio, la differenza e’
recuperata mediante ritenuta sulle competenze di altra
natura che siano liquidate anche da altro soggetto in
dipendenza del cessato rapporto di lavoro. Si applicano
anche le disposizioni dell’art. 23, comma 4.
3. Le amministrazioni della Camera dei deputati, del
Senato e della Corte costituzionale, nonche’ della
Presidenza della Repubblica e degli organi legislativi
delle regioni a statuto speciale, che corrispondono le
somme e i valori di cui al comma 1, effettuano, all’atto
del pagamento, una ritenuta d’acconto dell’imposta sul
reddito delle persone fisiche con i criteri indicati nello
stesso comma. Le medesime amministrazioni, all’atto del
pagamento delle indennita’ e degli assegni vitalizi di cui
all’art. 47, comma 1, lettera g), del testo unico delle
imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente
della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, applicano una
ritenuta a titolo di acconto dell’imposta sul reddito delle
persone fisiche, commisurata alla parte imponibile di dette
indennita’ e assegni, con le aliquote determinate secondo i
criteri indicati nel comma 1. Si applicano le disposizioni
di cui al comma 2.
4. Nel caso in cui la ritenuta da operare sui valori di
cui ai commi precedenti non trovi capienza, in tutto o in
parte, sui contestuali pagamenti in denaro, il sostituito
e’ tenuto a versare al sostituto l’importo corrispondente
all’ammontare della ritenuta.
5. Le amministrazioni di cui al comma 1, e quelle di cui
al comma 3, che corrispondono i compensi e le altre somme
di cui agli articoli 24, 25, 25-bis, 26 e 28 effettuano
all’atto del pagamento le ritenute stabilite dalle
disposizioni stesse.».
– Si riporta il testo dell’art. 47 del decreto del
Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, e
successive modificazioni (Testo unico delle disposizioni
legislative e regolamentari in materia di documentazione
amministrativa):
«Art. 47 (Dichiarazioni sostitutive dell’atto di
notorieta’). – 1. L’atto di notorieta’ concernente stati,
qualita’ personali o fatti che siano a diretta conoscenza
dell’interessato e’ sostituito da dichiarazione resa e
sottoscritta dal medesimo con la osservanza delle modalita’
di cui all’art. 38.
2. La dichiarazione resa nell’interesse proprio del
dichiarante puo’ riguardare anche stati, qualita’ personali
e fatti relativi ad altri soggetti di cui egli abbia
diretta conoscenza.
3. Fatte salve le eccezioni espressamente previste per
legge, nei rapporti con la pubblica amministrazione e con i
concessionari di pubblici servizi, tutti gli stati, le
qualita’ personali e i fatti non espressamente indicati
nell’art. 46 sono comprovati dall’interessato mediante la
dichiarazione sostitutiva di atto di notorieta’.
4. Salvo il caso in cui la legge preveda espressamente
che la denuncia all’Autorita’ di Polizia Giudiziaria e’
presupposto necessario per attivare il procedimento
amministrativo di rilascio del duplicato di documenti di
riconoscimento o comunque attestanti stati e qualita’
personali dell’interessato, lo smarrimento dei documenti
medesimi e’ comprovato da chi ne richiede il duplicato
mediante dichiarazione sostitutiva.».
– Si riporta il testo del comma 3 dell’art. 3 del
decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n.
322, e successive modificazioni (Regolamento recante
modalita’ per la presentazione delle dichiarazioni relative
alle imposte sui redditi, all’imposta regionale sulle
attivita’ produttive e all’imposta sul valore aggiunto, ai
sensi dell’art. 3, comma 136, della legge 23 dicembre 1996,
n. 662):
«3. Ai soli fini della presentazione delle dichiarazioni
in via telematica mediante il servizio telematico Entratel
si considerano soggetti incaricati della trasmissione delle
stesse:
a) gli iscritti negli albi dei dottori commercialisti,
dei ragionieri e dei periti commerciali e dei consulenti
del lavoro;
b) i soggetti iscritti alla data del 30 settembre 1993
nei ruoli di periti ed esperti tenuti dalle camere di
commercio, industria, artigianato e agricoltura per la
sub-categoria tributi, in possesso di diploma di laurea in
giurisprudenza o in economia e commercio o equipollenti o
diploma di ragioneria;
c) le associazioni sindacali di categoria tra
imprenditori indicate nell’art. 32, comma 1, lettere a), b)
e c), del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241,
nonche’ quelle che associano soggetti appartenenti a
minoranze etnico-linguistiche;
d) i centri di assistenza fiscale per le imprese e per
i lavoratori dipendenti e pensionati;
e) gli altri incaricati individuati con decreto del
Ministro dell’economia e delle finanze.».
– Si riporta il testo del comma 2 dell’art. 1 del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali
sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle
amministrazioni pubbliche):
«2. Per amministrazioni pubbliche si intendono tutte le
amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e
scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative,
le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento
autonomo, le regioni, le province, i comuni, le comunita’
montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni
universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le
Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e
loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici
nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le
aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale,
l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche
amministrazioni (ARAN) e le Agenzie di cui al decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 300.».
– Si riporta il testo degli articoli 17 e 25 del decreto
legislativo 9 luglio 1997, n. 241 (Norme di semplificazione
degli adempimenti dei contribuenti in sede di dichiarazione
dei redditi e dell’imposta sul valore aggiunto, nonche’ di
modernizzazione del sistema di gestione delle
dichiarazioni):
«Art. 17 (Oggetto). – 1. I contribuenti eseguono
versamenti unitari delle imposte, dei contributi dovuti
all’INPS e delle altre somme a favore dello Stato, delle
regioni e degli enti previdenziali, con eventuale
compensazione dei crediti, dello stesso periodo, nei
confronti dei medesimi soggetti, risultanti dalle
dichiarazioni e dalle denunce periodiche presentate
successivamente alla data di entrata in vigore del presente
decreto. Tale compensazione deve essere effettuata entro la
data di presentazione della dichiarazione successiva.
2. Il versamento unitario e la compensazione riguardano
i crediti e i debiti relativi:
a) alle imposte sui redditi, alle relative addizionali
e alle ritenute alla fonte riscosse mediante versamento
diretto ai sensi dell’art. 3 del decreto del Presidente
della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602; per le ritenute
di cui al secondo comma del citato art. 3 resta ferma la
facolta’ di eseguire il versamento presso la competente
sezione di tesoreria provinciale dello Stato; in tal caso
non e’ ammessa la compensazione;
b) all’imposta sul valore aggiunto dovuta ai sensi
degli articoli 27 e 33 del decreto del Presidente della
Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e quella dovuta dai
soggetti di cui all’art. 74;
c) alle imposte sostitutive delle imposte sui redditi e
dell’imposta sul valore aggiunto;
d) all’imposta prevista dall’art. 3, comma 143, lettera
a), della legge 23 dicembre 1996, n. 662;
d-bis) [all’addizionale regionale all’imposta sul
reddito delle persone fisiche];
e) ai contributi previdenziali dovuti da titolari di
posizione assicurativa in una delle gestioni amministrate
da enti previdenziali, comprese le quote associative;
f) ai contributi previdenziali ed assistenziali dovuti
dai datori di lavoro e dai committenti di prestazioni di
collaborazione coordinata e continuativa di cui all’art.
49, comma 2, lettera a), del testo unico delle imposte sui
redditi, approvato con decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;
g) ai premi per l’assicurazione contro gli infortuni
sul lavoro e le malattie professionali dovuti ai sensi del
testo unico approvato con decreto del Presidente della
Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124 ;
h) agli interessi previsti in caso di pagamento rateale
ai sensi dell’art. 20;
h-bis) al saldo per il 1997 dell’imposta sul patrimonio
netto delle imprese, istituita con decreto-legge 30
settembre 1992, n. 394, convertito, con modificazioni,
dalla legge 26 novembre 1992, n. 461, e del contributo al
Servizio sanitario nazionale di cui all’art. 31 della legge
28 febbraio 1986, n. 41, come da ultimo modificato
dall’art. 4 del decreto-legge 23 febbraio 1995, n. 41,
convertito, con modificazioni, dalla legge 22 marzo 1995,
n. 85;
h-ter) alle altre entrate individuate con decreto del
Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica, e
con i Ministri competenti per settore;
h-quater) al credito d’imposta spettante agli esercenti
sale cinematografiche.
2-bis. [Non sono ammessi alla compensazione di cui al
comma 2 i crediti ed i debiti relativi all’imposta sul
valore aggiunto da parte delle societa’ e degli enti che si
avvalgono della procedura di compensazione della predetta
imposta a norma dell’ultimo comma dell’articolo 73 del
decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.
633].».
«Art. 25 (Decorrenza e garanzie). – 1. Il regime dei
versamenti unitari entra in funzione per tutti i
contribuenti a partire dal mese di maggio 1998. Sono
ammessi alla compensazione:
a) dall’anno 1998 le persone fisiche titolari di
partita IVA;
b) dall’anno 1999 le societa’ di persone ed equiparate
ai fini fiscali, nonche’ i soggetti non titolari di partita
IVA;
c) dall’anno 2000 i soggetti all’imposta sul reddito
delle persone giuridiche.
2. Il limite massimo dei crediti d’imposta e dei
contributi che possono essere compensati, e’, fino all’anno
2000, fissato in lire 500 milioni per ciascun periodo
d’imposta.
3. Con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri, su proposta del Ministro delle finanze, di
concerto con il Ministro del tesoro, possono essere
modificati i termini di cui al comma 1, lettere a), b) e
c), tenendo conto delle esigenze organizzative e di
bilancio.
4. I contribuenti titolari di partita IVA non ammessi
alla compensazione o, seppure ammessi, per la parte che non
trova capienza nella compensazione, pur nel rispetto del
limite di cui al comma 2, possono ricorrere alla procedura
di rimborso prevista dal titolo II del regolamento
concernente l’istituzione del conto fiscale, adottato con
decreto 28 dicembre 1993, n. 567 del Ministro delle
finanze. La garanzia e’ prestata ai sensi dell’art. 38-bis,
comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 26
ottobre 1972, n. 633. [La garanzia e’ prestata in favore
dell’ufficio tributario competente al rimborso e copre
qualsiasi credito vantato dall’ufficio stesso,
indipendentemente dall’atto in base al quale la garanzia e’
stata prestata]. [La garanzia deve avere la durata di un
quinquennio decorrente dall’anno successivo a quello in cui
il rimborso e’ stato eseguito].».
– Si riportano le tabelle A e B allegate alla legge 29
ottobre 1984, n. 720 (Istituzione del sistema di tesoreria
unica per enti ed organismi pubblici):
«Tabella A
Accademia nazionale dei Lincei
– Aereo club d’Italia
– Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente
(ANPA)
– Agenzia nazionale per la sicurezza del volo
– Agenzia per i servizi sanitari regionali, decreto
legislativo n. 266/1993
– Agenzia per la diffusione delle teconologie per
l’innovazione
– Agenzia per la rappresentanza negoziale delle
pubbliche amministrazioni (ARAN)
– Agenzia spaziale italiana
– Automobile Club d’Italia
– Autorita’ garante della concorrenza e del mercato
– Autorita’ portuali
– Aziende autonome di cura, soggiorno e turismo
– Aziende di promozione turistica
– Aziende e consorzi fra province e comuni per
l’erogazione di servizi di trasporto pubblico locale
– Aziende sanitarie e aziende ospedaliere di cui decreto
legislativo n. 502/1992
– Biblioteca di Documentazione Pedagogica (BDP)
– Camere di commercio, industria, artigianato ed
agricoltura ed aziende speciali ad esse collegate
– Centro europeo dell’educazione (CEDE)
– Club alpino italiano
– Comitato nazionale per le ricerche e per lo sviluppo
dell’energia nucleare e delle energie alternative (ENEA)
– Comitato per l’intervento nella SIR
– Commissione nazionale per la societa’ e la borsa
(CONSOB)
– Comuni, con esclusione di quelli con popolazione
inferiore a 5000 abitanti che non beneficiano di
trasferimenti statali
– Comunita’ montane, con popolazione complessiva montana
non inferiore a 10000 abitanti
– Consiglio nazionale delle ricerche
– Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in
agricoltura
– Consorzi interuniversitari
– Consorzi istituiti per l’esercizio di funzioni ove
partecipino province e comuni con popolazione complessiva
non inferiore a 10000 abitanti, nonche’ altri enti pubblici
– Consorzi per i nuclei di industrializzazione e
consorzi per l’area di sviluppo industriale a prevalente
apporto finanziario degli enti territoriali
– Consorzio canale Milano-Cremona-Po
– Consorzio del Ticino
– Consorzio dell’Adda
– Consorzio dell’Oglio
– Consorzio obbligatorio per l’impianto, la gestione e
lo sviluppo dell’area per la ricerca scientifica e
tecnologica della provincia di Trieste
– Consorzio per la zona agricola industriale di Verona
– Ente acquedotti siciliani
– Ente autonomo «Esposizione triennale internazionale
delle arti decorative ed industriali moderne e
dell’architettura moderna» di Milano
– Ente autonomo del Flumendosa
– Ente autonomo esposizione quadriennale d’arte in Roma
– Ente Irriguo Umbro-Toscano
– Ente Mostra d’Oltremare di Napoli
– Ente Nazionale Assistenza al Volo (ENAV)
– Ente nazionale corse al trotto
– Ente nazionale italiano turismo
– Ente nazionale per il cavallo italiano
– Ente nazionale per la cellulosa e la carta
– Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC)
– Ente nazionale sementi elette
– Ente per il Museo nazionale della scienza e della
tecnica «Leonardo da Vinci» in Milano
– Ente per le scuole materne della Sardegna (ESMAS)
– Ente per lo sviluppo, l’irrigazione e la
trasformazione fondiaria in Puglia e Lucania
– Ente Risorse Idriche Molise (ERIM)
– Ente teatrale italiano
– Ente zona industriale di Trieste
– Enti parchi nazionali
– Enti parchi regionali
– Enti provinciali per il turismo
– Enti regionali di sviluppo agricolo
– Fondo gestione istituti contrattuali lavoratori
portuali
– Gestione governativa dei servizi pubblici di
navigazione di linea sui laghi Maggiore, di Garda, di Como
– Gestioni governative ferroviarie
– Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico di
diritto pubblico di cui al decreto legislativo 30 giugno
1993, n. 269
– Istituti Regionali di Ricerca, Sperimentazione e
Aggiornamento Educativo (IRRSAE)
– Istituti sperimentali agrari
– Istituti zooprofilattici sperimentali
– Istituto agronomico per l’Oltremare
– Istituto centrale di statistica (ISTAT)
– Istituto centrale per la ricerca scientifica e
tecnologica applicata alla pesca marittima
– Istituto di biologia della selvaggina
– Istituto di Studi e Analisi Economica (ISAE)
– Istituto elettrotecnico nazionale «Galileo Ferraris» –
Torino
– Istituto italiano di medicina sociale
– Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente
– Istituto nazionale della nutrizione
– Istituto nazionale di alta matematica
– Istituto nazionale di fisica nucleare
– Istituto nazionale di geofisica
– Istituto nazionale di ottica
– Istituto nazionale di studi ed esperienze di
architettura navale (Vasca navale)
– Istituto nazionale economia agraria
– Istituto nazionale per la fisica della materia
– Istituto nazionale per le conserve alimentari
– Istituto papirologico «Girolamo Vitelli»
– Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare
(ISMEA)
– Istituto per lo sviluppo della formazione
professionale dei lavoratori
– Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza
del lavoro (ISPESL)
– Istituzioni di cui all’art. 23, secondo comma, della
legge n. 142/1990
– Jockey club d’Italia
– Lega italiana per la lotta contro i tumori
– Lega navale italiana
– Organi straordinari della liquidazione degli enti
locali dissestati
– Osservatori astronomici, astrofisici e vulcanologici
– Osservatorio geofisico sperimentale di Trieste
– Policlinici universitari, decreto legislativo n.
502/1992
– Province
– Regioni
– Riserva fondo lire UNRRA
– Scuola superiore dell’economia e delle finanze
– Societa’ degli Steeple-chases d’Italia
– Soprintendenza archeologica di Pompei
– Stazione zoologica «Antonio Dohrn» di Napoli
– Stazioni sperimentali per l’industria
– Unione Nazionale Incremento Razze Equine (UNIRE)
– Unioni di comuni con popolazione complessiva non
inferiore a 10000 abitanti
– Universita’ Statali, Istituti Istruzione Universitaria
e Enti ed Organismi per il Diritto allo Studio a carattere
regionale.».
«Tabella B
– Agenzia Industrie Difesa
– Agenzia per la promozione dello sviluppo del
Mezzogiorno
– ANAS
– Cassa conguaglio zucchero
– Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI)
– Croce rossa italiana
– Ente nazionale di previdenza e assistenza per i
lavoratori dello spettacolo
– Ente nazionale risi
– Fondo centrale garanzia per le autostrade e per le
ferrovie metropolitane
– Fondo per il piano straordinario per la rinascita
economica e sociale della Sardegna
– Fondo per la riforma dell’assetto agropastorale della
Sardegna
– Fondo straordinario per il piano di rinascita regione
sarda
– INAIL
– INPDAP
– INPS
– IPSEMA
– Istituto nazionale per il commercio estero
– Istituto postelegrafonici
– Istituto superiore di sanita’
– Regioni a statuto ordinario e speciale, province
autonome di Trento e Bolzano
– SACE – Sezione speciale per l’assicurazione del
credito all’esportazione
– Sezione speciale fondo interbancario di garanzia .».
– Per il riferimento al comma 2 dell’art. 1 del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165 vedasi in nota
precedente.
– Per il riferimento al comma 3 dell’art. 3 del decreto
del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322
vedasi in nota precedente.
– Per il riferimento agli articoli 23 e 29 del decreto
del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600
vedasi in nota precedente.
– Si riporta il testo del comma 7 dell’art. 11-ter della
legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni
(Riforma di alcune norme di contabilita’ generale dello
Stato in materia di bilancio):
«7. Qualora nel corso dell’attuazione di leggi si
verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti
rispetto alle previsioni di spesa o di entrata indicate
dalle medesime leggi al fine della copertura finanziaria,
il Ministro competente ne da’ notizia tempestivamente al
Ministro dell’economia e delle finanze, il quale, anche ove
manchi la predetta segnalazione, riferisce al Parlamento
con propria relazione e assume le conseguenti iniziative
legislative. La relazione individua le cause che hanno
determinato gli scostamenti, anche ai fini della revisione
dei dati e dei metodi utilizzati per la quantificazione
degli oneri autorizzati dalle predette leggi. Il Ministro
dell’economia e delle finanze puo’ altresi’ promuovere la
procedura di cui al presente comma allorche’ riscontri che
l’attuazione di leggi rechi pregiudizio al conseguimento
degli obiettivi di finanza pubblica indicati dal Documento
di programmazione economico-finanziaria e da eventuali
aggiornamenti, come approvati dalle relative risoluzioni
parlamentari. La stessa procedura e’ applicata in caso di
sentenze definitive di organi giurisdizionali e della Corte
costituzionale recanti interpretazioni della normativa
vigente suscettibili di determinare maggiori oneri.».

Art. 2.

Mutui prima casa: per i mutui in corso le rate variabili 2009 non
possono superare il 4 per cento grazie all’accollo da parte dello
Stato dell’eventuale eccedenza; per i nuovi mutui, il saggio di base
su cui si calcolano gli spread e’ costituito dal saggio BCE.

1. L’importo delle rate, a carico del mutuatario, dei mutui a tasso
non fisso da corrispondere nel corso del 2009 e’ calcolato ((
applicando il tasso )) maggiore tra il 4 per cento senza spread,
spese varie o altro tipo di maggiorazione e il tasso contrattuale
alla data di sottoscrizione del contratto. Tale criterio di calcolo
non si applica nel caso in cui le condizioni contrattuali determinano
una rata di importo inferiore.
(( 1-bis. Anche al fine di escludere a carico del mutuatario
qualunque costo relativo alla surrogazione, gli atti di consenso alla
surrogazione, ai sensi dell’articolo 1202 del codice civile, relativi
a mutui accesi per l’acquisto, la ristrutturazione o la costruzione
dell’abitazione principale, contratti entro la data di entrata in
vigore della legge di conversione del presente decreto da soggetti in
favore dei quali e’ prevista la rinegoziazione obbligatoria, sono
autenticati dal notaio senza applicazione di alcun onorario e con il
solo rimborso delle spese. A tal fine, la quietanza rilasciata dalla
prima banca e il contratto di mutuo stipulato dalla seconda banca
devono essere forniti al notaio per essere prodotti unitamente
all’atto di surrogazione. Per eventuali attivita’ aggiuntive non
necessarie all’operazione, espressamente richieste dalle parti, gli
onorari di legge restano a carico della parte richiedente. In ogni
caso, le banche e gli intermediari finanziari, per l’esecuzione delle
formalita’ connesse alle operazioni di cui all’articolo 8 del
decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni,
dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, e successive modificazioni, non
applicano costi di alcun genere, anche in forma indiretta, nei
riguardi dei clienti. ))
2. Il comma 1 si applica esclusivamente ai mutui (( garantiti da
ipoteca )) per l’acquisto la costruzione e la ristrutturazione
dell’abitazione principale, ad eccezione di quelle di categoria A1,
A8 e A9, sottoscritti (( o accollati anche a seguito di frazionamento
)) da persone fisiche fino al 31 ottobre 2008. Il comma 1 si applica
anche ai mutui rinegoziati in applicazione dell’articolo 3 del
decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito, (( con
modificazioni, )) dalla legge 24 luglio 2008, n. 126, con effetto sul
conto di finanziamento accessorio, ovvero, a partire dal momento in
cui il conto di finanziamento accessorio ha un saldo pari a zero,
sulle rate da corrispondere nel corso del 2009.
(( 3. La differenza tra gli importi, a carico del mutuatario, delle
rate determinati secondo il comma 1 e quelli derivanti
dall’applicazione delle condizioni contrattuali dei mutui e’ assunta
a carico dello Stato. Con provvedimento del direttore dell’Agenzia
delle entrate sono stabilite le modalita’ per la comunicazione alle
banche e agli intermediari finanziari dei contribuenti per i quali,
sulla base delle informazioni disponibili presso l’Anagrafe
tributaria, possono ricorrere le condizioni per l’applicabilita’
delle disposizioni di cui al presente comma e le modalita’ tecniche
per garantire ai medesimi operatori l’attribuzione di un credito
d’imposta, utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi
dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997,n. 241, e
successivemodificazioni, pari allaparte di rata a carico dello Stato
ai sensi del comma 2 e per il monitoraggio dei relativi flussi
finanziari, anche ai fini dell’eventuale adozione dei provvedimenti
di cui all’articolo 12, comma 9, del presente decreto. ))
4. Gli oneri derivanti dal comma 3, (( pari a 350 milioni di euro
per l’anno 2009, )) sono coperti con le maggiori entrate derivanti
dal presente decreto.
5. A partire dal 1 gennaio 2009, (( le banche e gli intermediari
finanziari iscritti negli elenchi di cui agli articoli 106 e 107 del
testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al
decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385, e successive
modificazioni, )) che offrono alla clientela mutui garantiti da
ipoteca per l’acquisto dell’abitazione principale devono assicurare
ai medesimi clienti la possibilita’ di stipulare tali contratti a
tasso variabile indicizzato al tasso sulle operazioni di
rifinanziamento principale della Banca centrale europea. Il tasso
complessivo applicato in tali contratti e’ in linea con quello
praticato per le altre forme di indicizzazione offerte. (( Le banche
e gli intermediari finanziari iscritti negli elenchi di cui ai citati
articoli 106 e 107 del testo unico dicui al decreto legislativo n.
385 del 1993, e successive modificazioni, )) sono (( tenuti )) a
osservare le disposizioni emanate dalla Banca d’Italia per assicurare
adeguata pubblicita’ e trasparenza all’offerta di tali contratti e
alle relative condizioni. (( Le banche e gli intermediari finanziari
iscritti negli elenchi di cui ai citati articoli 106 e 107 del testo
unico di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993,e successive
modificazioni, )) trasmettono alla Banca d’Italia, con le modalita’ e
nei termini da questa indicate, segnalazioni statistiche periodiche
sulle condizioni offerte e su numero e ammontare dei mutui stipulati.
Per l’inosservanza delle disposizioni di cui al presente comma e
delle relative istruzioni applicative emanate dalla Banca d’Italia,
si applica la sanzione amministrativa pecuniaria prevista
all’articolo 144, comma 3, (( del citato testo unico di cui al
decreto legislativo n. 385 del 1993. )) Si applicano altresi’ le
disposizioni di cui all’articolo 145 (( del citato testo unico di cui
al decreto legislativo n. 385 del 1993. ))
(( 5-bis. Le eventuali minori spese a carico dello Stato per l’anno
2009, rispetto all’importo di 350 milioni di euro di cui al comma 4,
registrate all’esito del monitoraggio di cui al comma 3, sono
destinate, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di
concerto con il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche
sociali, all’ulteriore finanziamento degli assegni familiari. Con lo
stesso decreto sono ridefiniti i livelli di reddito e gli importi
degli assegni per i nuclei familiari in maniera da valorizzare le
esigenze delle famiglie piu’ numerose o con componenti portatori di
handicap, nonche’ al fine di una tendenziale assimilazione tra le
posizioni dei titolari di reddito di lavoro dipendente o assimilati e
i titolari di reddito di lavoro autonomo che si siano adeguati agli
studi di settore.
5-ter. Al fine di incrementare la dotazione del Fondo nazionale per
il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione, di cui
all’articolo 11, comma 1, della legge 9 dicembre 1998, n. 431, e’
autorizzata per l’anno 2009 la spesa di 20 milioni di euro.
5-quater. A decorrere dal 1° gennaio 2009, per l’inosservanza delle
disposizioni di cui all’articolo 8 del decreto-legge 31 gennaio 2007,
n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n.
40, come modificato dal comma 450 dell’articolo 2 della legge 24
dicembre 2007, n. 244, si applicano le sanzioni pecuniarie di cui
all’articolo 144, comma 4, del testo unico delle leggi in materia
bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1o settembre
1993, n. 385.
5-quinquies. Le sanzioni irrogate ai sensi del comma 5-quater sono
destinate ad incrementare il Fondo di solidarieta’ per i mutui per
l’acquisto della prima casa, di cui all’articolo 2, comma 475, della
legge 24 dicembre 2007, n. 244.
5-sexies. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore
della legge di conversione del presente decreto, il Ministro
dell’economia e delle finanze, con proprio decreto, previo parere
delle Commissioni parlamentari competenti, emana il regolamento
attuativo del Fondo di solidarieta’ per i mutui per l’acquisto della
prima casa, di cui all’articolo 2, comma 475, della legge 24 dicembre
2007, n. 244. ))

Riferimenti normativi:
– Si riporta il testo dell’art. 1202 del codice civile:
«Art. 1202 (Surrogazione per volonta’ del debitore). –
Il debitore, che prende a mutuo [c.c. 1813] una somma di
danaro o altra cosa fungibile al fine di pagare il debito,
puo’ surrogare il mutuante nei diritti del creditore [c.c.
1201], anche senza il consenso di questo.
La surrogazione ha effetto quando concorrono le seguenti
condizioni:
1) che il mutuo e la quietanza risultino da atto avente
data certa [c.c. 1199, 2704];
2) che nell’atto di mutuo sia indicata espressamente la
specifica destinazione della somma mutuata;
3) che nella quietanza si menzioni la dichiarazione del
debitore circa la provenienza della somma impiegata nel
pagamento. Sulla richiesta del debitore, il creditore non
puo’ rifiutarsi di inserire nella quietanza tale
dichiarazione.».
– Si riporta il testo dell’art. 8 del decreto-legge 31
gennaio 2007, n. 7 (Misure urgenti per la tutela dei
consumatori, la promozione della concorrenza, lo sviluppo
di attivita’ economiche, la nascita di nuove imprese, la
valorizzazione dell’istruzione tecnico-professionale e la
rottamazione di autoveicoli), convertito, con
modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, e
successive modificazioni:
«Art. 8 (Portabilita’ del mutuo; surrogazione). – 1. In
caso di mutuo, apertura di credito od altri contratti di
finanziamento da parte di intermediari bancari e
finanziari, la non esigibilita’ del credito o la
pattuizione di un termine a favore del creditore non
preclude al debitore l’esercizio della facolta’ di cui
all’art. 1202 del codice civile.
2. Nell’ipotesi di surrogazione ai sensi del comma 1, il
mutuante surrogato subentra nelle garanzie accessorie,
personali e reali, al credito surrogato. L’annotamento di
surrogazione puo’ essere richiesto al conservatore senza
formalita’, allegando copia autentica dell’atto di
surrogazione stipulato per atto pubblico o scrittura
privata.
3. E’ nullo ogni patto, anche posteriore alla
stipulazione del contratto, con il quale si impedisca o si
renda oneroso per il debitore l’esercizio della facolta’ di
surrogazione di cui al comma 1. La nullita’ del patto non
comporta la nullita’ del contratto. Resta salva la
possibilita’ del creditore originario e del debitore di
pattuire la variazione, senza spese, delle condizioni del
contratto di mutuo in essere, mediante scrittura privata
anche non autenticata.
3-bis. La surrogazione di cui al comma 1 comporta il
trasferimento del contratto di mutuo esistente, alle
condizioni stipulate tra il cliente e la banca subentrante,
con l’esclusione di penali o altri oneri di qualsiasi
natura. Non possono essere imposte al cliente spese o
commissioni per la concessione del nuovo mutuo, per
l’istruttoria e per gli accertamenti catastali, che si
svolgono secondo procedure di collaborazione interbancaria
improntate a criteri di massima riduzione dei tempi, degli
adempimenti e dei costi connessi.
4. La surrogazione per volonta’ del debitore e la
ricontrattazione di cui al presente articolo non comportano
il venir meno dei benefici fiscali.
4-bis. Nell’ipotesi di cui al comma 2 non si applicano
l’imposta sostitutiva di cui all’art. 17 del decreto del
Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, ne’
le imposte indicate nell’art. 15 del medesimo decreto.
4-ter. All’onere derivante dall’attuazione del comma
4-bis, valutato in 2,5 milioni di euro annui a decorrere
dall’anno 2007, si provvede mediante corrispondente
riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio
triennale 2007-2009, nell’ambito dell’unita’ previsionale
di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di
previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per
l’anno 2007, allo scopo parzialmente utilizzando, quanto a
2,5 milioni di euro per l’anno 2007 e a decorrere dall’anno
2009, l’accantonamento relativo al medesimo Ministero e,
quanto a 2,5 milioni di euro per l’anno 2008,
l’accantonamento relativo al Ministero della solidarieta’
sociale.
4-quater. Il Ministro dell’economia e delle finanze
provvede al monitoraggio degli oneri derivanti
dall’applicazione del comma 4-bis, anche ai fini
dell’applicazione dell’art. 11-ter, comma 7, della legge 5
agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni, e
trasmette alle Camere, corredati da apposite relazioni, gli
eventuali decreti emanati ai sensi dell’art. 7, secondo
comma, numero 2), della citata legge n. 468 del 1978. Il
Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad
apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di
bilancio.».
– Si riporta il testo dell’art. 3 del decreto-legge 27
maggio 2008, n. 93 (Disposizioni urgenti per salvaguardare
il potere di acquisto delle famiglie), convertito, con
modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126:
«Art. 3 (Rinegoziazione mutui per la prima casa). – 1.
Il Ministero dell’economia e delle finanze e l’Associazione
bancaria italiana definiscono con apposita convenzione, da
stipulare entro trenta giorni dalla data di entrata in
vigore del presente decreto, aperta all’adesione delle
banche e degli intermediari finanziari ai sensi dell’art.
106 del testo unico delle leggi in materia bancaria e
creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre
1993, n. 385, le modalita’ ed i criteri di rinegoziazione,
anche in deroga, laddove fosse applicabile, a quanto
stabilito ai sensi dell’art. 120, comma 2, del citato
decreto legislativo n. 385 del 1993, dei mutui a tasso
variabile stipulati per l’acquisto, la costruzione e la
ristrutturazione dell’abitazione principale anteriormente
alla data di entrata in vigore del presente decreto. Al
fine di favorire una maggiore concorrenza nel mercato a
vantaggio dei mutuatari, nella convenzione e’ espressamente
prevista la possibilita’ che le singole banche aderenti
adottino, dandone puntuale informazione ai clienti,
eventuali condizioni migliorative rispetto a quanto
previsto ai commi 2 e seguenti del presente articolo, ferma
restando l’opzione di portabilita’ del mutuo, ai sensi
dell’articolo 8 del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7,
convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007,
n. 40, e successive modificazioni.
2. La rinegoziazione assicura la riduzione dell’importo
delle rate del mutuo ad un ammontare pari a quello della
rata che si ottiene applicando all’importo originario del
mutuo il tasso di interesse come risultante dalla media
aritmetica dei tassi applicati ai sensi del contratto
nell’anno 2006. L’importo della rata cosi’ calcolato rimane
fisso per tutta la durata del mutuo.
3. La differenza tra l’importo della rata dovuta secondo
il piano di ammortamento originariamente previsto e quello
risultante dall’atto di rinegoziazione e’ addebitata su di
un conto di finanziamento accessorio regolato al tasso che
si ottiene in base all’IRS a dieci anni, alla data di
rinegoziazione, maggiorabile fino ad un massimo di uno
spread dello 0,50 annuo.
4. Nel caso in cui, successivamente alla rinegoziazione
effettuata, la differenza tra l’importo della rata dovuta
secondo il piano di ammortamento originariamente previsto e
quello risultante dall’atto di rinegoziazione generi saldi
a favore del mutuatario, tale differenza e’ imputata a
credito del mutuatario sul conto di finanziamento
accessorio. Qualora il debito del conto accessorio risulti
interamente rimborsato l’ammortamento del mutuo ha luogo
secondo la rata variabile originariamente prevista.
5. L’eventuale debito risultante dal conto accessorio,
alla data di originaria scadenza del mutuo, e’ rimborsato
dal cliente sulla base di rate costanti il cui importo e’
uguale all’ammontare della rata risultante dalla
rinegoziazione e l’ammortamento e’ calcolato sulla base
dello stesso tasso a cui e’ regolato il conto accessorio
purche’ piu’ favorevole al cliente.
6. Le garanzie gia’ iscritte a fronte del mutuo oggetto
di rinegoziazione continuano ad assistere, secondo le
modalita’ convenute, il rimborso del debito che risulti
alla data di scadenza di detto mutuo senza il compimento di
alcuna formalita’, anche ipotecaria, fermo restando quanto
previsto all’articolo 39, comma 5, del testo unico delle
leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto
legislativo 1° settembre 1993, n. 385. La presente
disposizione si applica altresi’ nel caso in cui, per
effetto della rinegoziazione, il titolare del conto di
finanziamento accessorio sia soggetto diverso dal
cessionario del mutuo nell’ambito di un’operazione di
cartolarizzazione con cessione di crediti. In tal caso la
surroga nelle garanzie opera di diritto, senza il
compimento di alcuna formalita’, anche ipotecaria, ma ha
effetto solo a seguito dell’integrale soddisfacimento del
credito vantato dal cessionario del mutuo oggetto
dell’operazione di cartolarizzazione.
7. Le banche e gli intermediari finanziari di cui
all’articolo 106 del decreto legislativo n. 385 del 1993
che aderiscono alla convenzione di cui al comma 1 formulano
ai clienti interessati, secondo le modalita’ definite nella
stessa convenzione, la proposta di rinegoziazione entro tre
mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
L’accettazione della proposta e’ comunicata dal mutuatario
alla banca o all’intermediario finanziario entro tre mesi
dalla comunicazione della proposta stessa. La
rinegoziazione del mutuo esplica i suoi effetti a decorrere
dalla prima rata in scadenza successivamente al 1° gennaio
2009.
8. Le operazioni di rinegoziazione dei mutui sono esenti
da imposte e tasse di alcun genere e per esse le banche e
gli intermediari finanziari non applicano costi nei
riguardi dei clienti.
8-bis. Le disposizioni del presente articolo sono
derogabili solo in senso piu’ favorevole al mutuatario.».
– Per il riferimento all’art. 17 del decreto legislativo
9 luglio 1997, n. 241 vedasi in riferimenti normativi
all’art. 1.
– Si riporta il testo degli articoli 106 e 107 del
decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive
modificazioni (Testo unico delle leggi in materia bancaria
e creditizia):
«Art. 106 (Elenco generale). – 1. L’esercizio nei
confronti del pubblico delle attivita’ di assunzione di
partecipazioni, di concessione di finanziamenti sotto
qualsiasi forma, di prestazione di servizi di pagamento e
di intermediazione in cambi e’ riservato a intermediari
finanziari iscritti in un apposito elenco tenuto dall’UIC.
2. Gli intermediari finanziari indicati nel comma 1
possono svolgere esclusivamente attivita’ finanziarie,
fatte salve le riserve di attivita’ previste dalla legge.
3. L’iscrizione nell’elenco e’ subordinata al ricorrere
delle seguenti condizioni:
a) forma di societa’ per azioni, di societa’ in
accomandita per azioni, di societa’ a responsabilita’
limitata o di societa’ cooperativa;
b) oggetto sociale conforme al disposto del comma 2;
c) capitale sociale versato non inferiore a cinque
volte il capitale minimo previsto per la costituzione delle
societa’ per azioni;
d) possesso, da parte dei titolari di partecipazioni e
degli esponenti aziendali, dei requisiti previsti dagli
articoli 108 e 109.
4. Il Ministro dell’economia e delle finanze, sentiti la
Banca d’Italia e l’UIC:
a) specifica il contenuto delle attivita’ indicate nel
comma 1, nonche’ in quali circostanze ricorra l’esercizio
nei confronti del pubblico. Il credito al consumo si
considera comunque esercitato nei confronti del pubblico
anche quando sia limitato all’ambito dei soci;
b) per gli intermediari finanziari che svolgono
determinati tipi di attivita’, puo’, in deroga a quanto
previsto dal comma
3, vincolare la scelta della forma giuridica, consentire
l’assunzione di altre forme giuridiche e stabilire diversi
requisiti patrimoniali.
5. L’UIC indica le modalita’ di iscrizione nell’elenco e
da’ comunicazione delle iscrizioni alla Banca d’Italia e
alla CONSOB.
6. Al fine di verificare il rispetto dei requisiti per
l’iscrizione nell’elenco, l’UIC puo’ chiedere agli
intermediari finanziari dati, notizie, atti e documenti e,
se necessario, puo’ effettuare verifiche presso la sede
degli intermediari stessi, anche con la collaborazione di
altre autorita’.
7. I soggetti che svolgono funzioni di amministrazione,
direzione e controllo presso gli intermediari finanziari
comunicano all’UIC, con le modalita’ dallo stesso
stabilite, le cariche analoghe ricoperte presso altre
societa’ ed enti di qualsiasi natura.».
«Art. 107 (Elenco speciale) – 1. Il Ministro
dell’economia e delle finanze, sentite la Banca d’Italia e
la CONSOB, determina criteri oggettivi, riferibili
all’attivita’ svolta, alla dimensione e al rapporto tra
indebitamento e patrimonio, in base ai quali sono
individuati gli intermediari finanziari che si devono
iscrivere in un elenco speciale tenuto dalla Banca
d’Italia.
2. La Banca d’Italia, in conformita’ alle deliberazioni
del CICR, detta agli intermediari iscritti nell’elenco
speciale disposizioni aventi ad oggetto l’adeguatezza
patrimoniale e il contenimento del rischio nelle sue
diverse configurazioni, l’organizzazione amministrativa e
contabile e i controlli interni, nonche’ l’informativa da
rendere al pubblico sulle predette materie. La Banca
d’Italia adotta, ove la situazione lo richieda,
provvedimenti specifici nei confronti di singoli
intermediari per le materie in precedenza indicate. Con
riferimento a determinati tipi di attivita’ la Banca
d’Italia puo’ inoltre dettare disposizioni volte ad
assicurarne il regolare esercizio.
2-bis. Le disposizioni emanate ai sensi del comma 2
prevedono che gli intermediari finanziari iscritti
nell’elenco speciale possano utilizzare:
a) le valutazioni del rischio di credito rilasciate da
societa’ o enti esterni previsti dall’articolo 53, comma
2-bis, lettera a);
b) sistemi interni di misurazione dei rischi per la
determinazione dei requisiti patrimoniali, previa
autorizzazione della Banca d’Italia
.
3. Gli intermediari inviano alla Banca d’Italia, con le
modalita’ e nei termini da essa stabiliti, segnalazioni
periodiche, nonche’ ogni altro dato e documento richiesto.
4. La Banca d’Italia puo’ effettuare ispezioni con
facolta’ di richiedere l’esibizione di documenti e gli atti
ritenuti necessari.
4-bis. La Banca d’Italia puo’ imporre agli intermediari
il divieto di intraprendere nuove operazioni e disporre la
riduzione delle attivita’, nonche’ vietare la distribuzione
di utili o di altri elementi del patrimonio per violazione
di norme di legge o di disposizioni emanate ai sensi del
presente decreto .
5. Gli intermediari finanziari iscritti nell’elenco
speciale restano iscritti anche nell’elenco generale; a
essi non si applicano i commi 6 e 7 dell’art. 106.
6. Gli intermediari finanziari iscritti nell’elenco
speciale, quando siano stati autorizzati all’esercizio dei
servizi di investimento ovvero abbiano acquisito fondi con
obbligo di rimborso per un ammontare superiore al
patrimonio, sono assoggettati alle disposizioni previste
nel titolo IV, capo I, sezioni I e III, nonche’
all’articolo 97-bis in quanto compatibile; in luogo degli
articoli 86, commi 6 e 7, e 87, comma 1, si applica
l’articolo 57, commi 4 e 5, del decreto legislativo 24
febbraio 1998, n. 58.
7. Agli intermediari iscritti nell’elenco previsto dal
comma 1 che esercitano l’attivita’ di concessione di
finanziamenti sotto qualsiasi forma si applicano le
disposizioni dell’articolo 47.».
– Si riporta il testo dei commi 3 e 4 dell’art. 144 del
gia’ citato decreto legislativo n. 385 del 1993:
«3. Nei confronti dei soggetti che svolgono funzioni di
amministrazione o di direzione, dei dipendenti, nonche’ dei
soggetti indicati nell’art. 121, comma 3, e’ applicabile la
sanzione amministrativa pecuniaria da lire dieci milioni a
lire centoventicinque milioni per l’inosservanza delle
norme contenute negli articoli 116 e 123 o delle relative
disposizioni generali o particolari impartite dalle
autorita’ creditizie.».
«4. Nei confronti dei soggetti che svolgono funzioni di
amministrazione o di direzione, dei dipendenti, nonche’ dei
soggetti indicati nell’art. 121, comma 3, e’ applicabile la
sanzione amministrativa pecuniaria fino a lire cinquecento
milioni per l’inosservanza delle norme contenute nell’art.
128, comma 1, ovvero nel caso di ostacolo all’esercizio
delle funzioni di controllo previste dal medesimo art. 128.
La stessa sanzione e’ applicabile nel caso di frazionamento
artificioso di un unico contratto di credito al consumo in
una pluralita’ di contratti dei quali almeno uno sia di
importo inferiore al limite inferiore previsto dall’art.
121, comma 4, lettera a).».
– Si riporta il testo dell’art. 145 del gia’ citato
decreto legislativo n. 385 del 1993:
«Art. 145 (Procedura sanzionatoria). – 1. Per le
violazioni previste nel presente titolo cui e’ applicabile
una sanzione amministrativa, la Banca d’Italia o l’UIC,
nell’ambito delle rispettive competenze, contestati gli
addebiti alle persone e alla banca, alla societa’ o
all’ente interessati e valutate le deduzioni presentate
entro trenta giorni, tenuto conto del complesso delle
informazioni raccolte applicano le sanzioni con
provvedimento motivato.
2. [Il Ministro dell’economia e delle finanze, sulla
base della proposta della Banca d’Italia o dell’UIC,
provvede ad applicare le sanzioni con decreto motivato].
3. Il provvedimento di applicazione delle sanzioni
previste dall’articolo 144, commi 3 e 4, e’ pubblicato, per
estratto, entro il termine di trenta giorni dalla data di
notificazione, a cura e spese della banca, della societa’ o
dell’ente al quale appartengono i responsabili delle
violazioni, su almeno due quotidiani a diffusione
nazionale, di cui uno economico. Il provvedimento di
applicazione delle altre sanzioni previste dal presente
titolo e’ pubblicato per estratto sul bollettino previsto
dall’articolo 8.
4. Contro il provvedimento che applica la sanzione e’
ammessa opposizione alla corte di appello di Roma.
L’opposizione deve essere notificata all’autorita’ che ha
emesso il provvedimento nel termine di trenta giorni dalla
data di comunicazione del provvedimento impugnato e deve
essere depositata presso la cancelleria della corte di
appello entro trenta giorni dalla notifica.
5. L’opposizione non sospende l’esecuzione del
provvedimento. La corte di appello, se ricorrono gravi
motivi, puo’ disporre la sospensione con decreto motivato.
6. La corte di appello, su istanza delle parti, fissa i
termini per la presentazione di memorie e documenti,
nonche’ per consentire l’audizione anche personale delle
parti.
7. La corte di appello decide sull’opposizione in camera
di consiglio, sentito il pubblico ministero, con decreto
motivato.
8. Copia del decreto e’ trasmessa, a cura della
cancelleria della corte di appello, all’autorita’ che ha
emesso il provvedimento, anche ai fini della pubblicazione
per estratto nel bollettino previsto dall’articolo 8.
9. Alla riscossione delle sanzioni previste dal presente
titolo si provvede mediante ruolo secondo i termini e le
modalita’ previsti dal decreto del Presidente della
Repubblica 23 settembre 1973, n. 602, come modificato dal
decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46.
10. Le banche, le societa’ o gli enti ai quali
appartengono i responsabili delle violazioni rispondono, in
solido con questi, del pagamento della sanzione e delle
spese di pubblicita’ previste dal primo periodo del comma 3
e sono tenuti a esercitare il regresso verso i
responsabili.
11. Alle sanzioni amministrative pecuniarie previste dal
presente titolo non si applicano le disposizioni contenute
nell’articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689.».
– Si riporta il testo del comma 1 dell’art. 11 della
legge 9 dicembre 1998, n. 431 (Disciplina delle locazioni e
del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo):
«1. Presso il Ministero dei lavori pubblici e’ istituito
il Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle
abitazioni in locazione, la cui dotazione annua e’
determinata dalla legge finanziaria, ai sensi dell’articolo
11, comma 3, lettera d), della legge 5 agosto 1978, n. 468,
e successive modificazioni.».
– Per il riferimento all’art. 8 del decreto-legge 31
gennaio 2007, n. 7 vedasi in nota precedente.
– Si riporta il testo del comma 475 dell’art. 2 della
legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato
(legge finanziaria 2008):
«475. E’ istituito presso il Ministero dell’economia e
delle finanze il Fondo di solidarieta’ per i mutui per
l’acquisto della prima casa, con una dotazione di 10
milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009.».

(( Art. 2-bis

Ulteriori disposizioni concernenti contratti bancari

1. Sono nulle le clausole contrattuali aventi ad oggetto la
commissione di massimo scoperto se il saldo del cliente risulti a
debito per un periodo continuativo inferiore a trenta giorni ovvero a
fronte di utilizzi in assenza di fido. Sono altresi’ nulle le
clausole, comunque denominate, che prevedono una remunerazione
accordata alla banca per la messa a disposizione di fondi a favore
del cliente titolare di conto corrente indipendentemente
dall’effettivo prelevamento della somma, ovvero che prevedono una
remunerazione accordata alla banca indipendentemente dall’effettiva
durata dell’utilizzazione dei fondi da parte del cliente, salvo che
il corrispettivo per il servizio di messa a disposizione delle somme
sia predeterminato, unitamente al tasso debitore per le somme
effettivamente utilizzate, con patto scritto non rinnovabile
tacitamente, in misura onnicomprensiva e proporzionale all’importo e
alla durata dell’affidamento richiesto dal cliente e sia
specificatamente evidenziato e rendicontato al cliente con cadenza
massima annuale con l’indicazione dell’effettivo utilizzo avvenuto
nello stesso periodo, fatta salva comunque la facolta’ di recesso del
cliente in ogni momento.
2. Gli interessi, le commissioni e le provvigioni derivanti dalle
clausole, comunque denominate, che prevedono una remunerazione, a
favore della banca, dipendente dall’effettiva durata
dell’utilizzazione dei fondi da parte del cliente, dalla data di
entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto,
sono comunque rilevanti ai fini dell’applicazione dell’articolo 1815
del codice civile, dell’articolo 644 del codice penale e degli
articoli 2 e 3 della legge 7 marzo 1996, n. 108. Il Ministro
dell’economia e delle finanze, sentita la Banca d’Italia, emana
disposizioni transitorie in relazione all’applicazione dell’articolo
2 della legge 7 marzo 1996, n. 108, per stabilire che il limite
previsto dal terzo comma dell’articolo 644 del codice penale, oltre
il quale gli interessi sono usurari, resta regolato dalla disciplina
vigente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del
presente decreto fino a che la rilevazione del tasso effettivo
globale medio non verra’ effettuata tenendo conto delle nuove
disposizioni.
3. I contratti in corso alla data di entrata in vigore della legge
di conversione del presente decreto sono adeguati alle disposizioni
del presente articolo entro centocinquanta giorni dalla medesima
data. Tale obbligo di adeguamento costituisce giustificato motivo
agli effetti dell’articolo 118, comma 1, del testo unico delle leggi
in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1°
settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni. ))

Riferimenti normativi:
– Si riporta il testo dell’art. 1815 del codice civile:
«Art. 1815 (Interessi). – Salvo diversa volonta’ delle
parti, il mutuatario deve corrispondere gli interessi al
mutuante [c.c. 1282, 1820]. Per la determinazione degli
interessi si osservano le disposizioni dell’articolo 1284.
Se sono convenuti interessi usurari [c.p. 644, 649], la
clausola e’ nulla e non sono dovuti interessi [c.c. 1339,
1419].».
– Si riporta il testo dell’art. 644 del codice penale:
«Art. 644 (Usura). – Chiunque, fuori dei casi previsti
dall’articolo 643, si fa dare o promettere, sotto qualsiasi
forma, per se’ o per altri, in corrispettivo di una
prestazione di denaro o di altra utilita’, interessi o
altri vantaggi usurari [c.c. 1448, 1815], e’ punito con la
reclusione da due a dieci anni e con la multa da euro 5.000
a euro 30.000.
Alla stessa pena soggiace chi, fuori del caso di
concorso nel delitto previsto dal primo comma, procura a
taluno una somma di denaro od altra utilita’ facendo dare o
promettere, a se’ o ad altri, per la mediazione, un
compenso usurario [c.p. 649].
La legge stabilisce il limite oltre il quale gli
interessi sono sempre usurari. Sono altresi’ usurari gli
interessi, anche se inferiori a tale limite, e gli altri
vantaggi o compensi che, avuto riguardo alle concrete
modalita’ del fatto e al tasso medio praticato per
operazioni similari, risultano comunque sproporzionati
rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilita’,
ovvero all’opera di mediazione, quando chi li ha dati o
promessi si trova in condizioni di difficolta’ economica o
finanziaria.
Per la determinazione del tasso di interesse usurario si
tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi
titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse,
collegate alla erogazione del credito.
Le pene per i fatti di cui al primo e secondo comma sono
aumentate da un terzo alla meta’:
1) se il colpevole ha agito nell’esercizio di una
attivita’ professionale, bancaria o di intermediazione
finanziaria mobiliare;
2) se il colpevole ha richiesto in garanzia
partecipazioni o quote societarie o aziendali o proprieta’
immobiliari;
3) se il reato e’ commesso in danno di chi si trova in
stato di bisogno;
4) se il reato e’ commesso in danno di chi svolge
attivita’ imprenditoriale, professionale o artigianale;
5) se il reato e’ commesso da persona sottoposta con
provvedimento definitivo alla misura di prevenzione della
sorveglianza speciale durante il periodo previsto di
applicazione e fino a tre anni dal momento in cui e’
cessata l’esecuzione.
Nel caso di condanna, o di applicazione di pena ai sensi
dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per uno
dei delitti di cui al presente articolo, e’ sempre ordinata
la confisca dei beni che costituiscono prezzo o profitto
del reato ovvero di somme di denaro, beni ed utilita’ di
cui il reo ha la disponibilita’ anche per interposta
persona per un importo pari al valore degli interessi o
degli altri vantaggi o compensi usurari, salvi i diritti
della persona offesa dal reato alle restituzioni e al
risarcimento dei danni.».
– Si riporta il testo degli articoli 2 e 3 della legge 7
marzo 1996, n. 108 (Disposizioni in materia di usura):
«Art. 2 – 1. Il Ministro del tesoro, sentiti la Banca
d’Italia e l’Ufficio italiano dei cambi, rileva
trimestralmente il tasso effettivo globale medio,
comprensivo di commissioni, di remunerazioni a qualsiasi
titolo e spese, escluse quelle per imposte e tasse,
riferito ad anno, degli interessi praticati dalle banche e
dagli intermediari finanziari iscritti negli elenchi tenuti
dall’Ufficio italiano dei cambi e dalla Banca d’Italia ai
sensi degli artt. 106 e 107 del D.Lgs. 1° settembre 1993,
n. 385 , nel corso del trimestre precedente per operazioni
della stessa natura. I valori medi derivanti da tale
rilevazione, corretti in ragione delle eventuali variazioni
del tasso ufficiale di sconto successive al trimestre di
riferimento, sono pubblicati senza ritardo nella Gazzetta
Ufficiale.
2. La classificazione delle operazioni per categorie
omogenee, tenuto conto della natura, dell’oggetto,
dell’importo, della durata, dei rischi e delle garanzie e’
effettuata annualmente con decreto del Ministro del tesoro,
sentiti la Banca d’Italia e l’Ufficio italiano dei cambi e
pubblicata senza ritardo nella Gazzetta Ufficiale.
3. Le banche e gli intermediari finanziari di cui al
comma 1 ed ogni altro ente autorizzato alla erogazione del
credito sono tenuti ad affiggere nella rispettiva sede, e
in ciascuna delle proprie dipendenze aperte al pubblico, in
modo facilmente visibile, apposito avviso contenente la
classificazione delle operazioni e la rilevazione dei tassi
previsti nei commi 1 e 2.
4. Il limite previsto dal terzo comma dell’articolo 644
del codice penale, oltre il quale gli interessi sono sempre
usurari, e’ stabilito nel tasso medio risultante
dall’ultima rilevazione pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
ai sensi del comma 1 relativamente alla categoria di
operazioni in cui il credito e’ compreso, aumentato della
meta’.».
«Art. 3. – 1. La prima classificazione di cui al comma 2
dell’articolo 2 verra’ pubblicata entro il termine di
centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge . Entro i successivi centottanta giorni
sara’ pubblicata la prima rilevazione trimestrale di cui al
comma 1 del medesimo articolo 2. Fino alla pubblicazione di
cui al comma 1 dell’articolo 2 e’ punito a norma
dell’articolo 644, primo comma, del codice penale chiunque,
fuori dei casi previsti dall’articolo 643 del codice
penale, si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per
se’ o per altri, da soggetto in condizioni di difficolta’
economica o finanziaria, in corrispettivo di una
prestazione di denaro o di altra utilita’, interessi o
altri vantaggi che, avuto riguardo alle concrete modalita’
del fatto e ai tassi praticati per operazioni similari dal
sistema bancario e finanziario, risultano sproporzionati
rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilita’.
Alla stessa pena soggiace chi, fuori del caso di concorso
nel delitto previsto dall’articolo 644, primo comma, del
codice penale, procura a soggetto che si trova in
condizioni di difficolta’ economica o finanziaria una somma
di denaro o altra utilita’ facendo dare o promettere, a se’
o ad altri, per la mediazione, un compenso che, avuto
riguardo alle concrete modalita’ del fatto, risulta
sproporzionato rispetto all’opera di mediazione.».
– Si riporta il testo del comma 1 dell’art. 118 del gia’
citato decreto legislativo n. 385 del 1993:
«1. Nei contratti di durata puo’ essere convenuta la
facolta’ di modificare unilateralmente i tassi, i prezzi e
le altre condizioni di contratto qualora sussista un
giustificato motivo nel rispetto di quanto previsto
dall’articolo 1341, secondo comma, del codice civile.».

(( Art. 2-ter

Utilizzo del risparmio degli enti locali

1. I comuni che hanno rispettato il patto di stabilita’ interno
degli enti locali nel triennio precedente possono non conteggiare nei
saldi utili ai fini del medesimo patto di stabilita’ interno per il
2009 le somme destinate ad investimenti infrastrutturali o al
pagamento di spese in conto capitale per impegni gia’ assunti, se
finanziate da risparmi derivanti:
a) dal minore onere per interessi conseguente alla riduzione dei
tassi di interesse sui mutui o alla rinegoziazione dei mutui stessi,
se non gia’ conteggiato nei bilanci di previsione;
b) dal minore onere per interessi registrato a seguito
dell’utilizzo dell’avanzo di amministrazione disponibile per la
rinegoziazione di mutui e prestiti.
2. All’attuazione delle disposizioni di cui al comma 1 si provvede
con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze da adottare,
di concerto con il Ministro dell’interno, entro trenta giorni dalla
data di entrata in vigore della legge di conversione del presente
decreto, in modo da garantire che gli effetti sui saldi
dell’indebitamento netto e del fabbisogno non eccedano l’importo di
cinque milioni di euro per l’anno 2009. ))

Art. 3.

Blocco e riduzione delle tariffe

1. Al fine di contenere gli oneri finanziari a carico dei cittadini
e delle imprese, a decorrere dalla data di entrata in vigore del
presente decreto sino al 31 dicembre 2009, e’ sospesa l’efficacia
delle norme statali che, obbligano o autorizzano organi dello Stato
ad emanare atti aventi ad oggetto l’adeguamento di diritti,
contributi o tariffe a carico di persone fisiche o persone giuridiche
in relazione al tasso di inflazione ovvero ad altri meccanismi
automatici, fatta eccezione per i provvedimenti volti al recupero dei
soli maggiori oneri effettivamente sostenuti e per le tariffe
relative al servizio idrico (( e ai settori dell’energia elettrica e
del gas, e fatti salvi eventuali adeguamenti in diminuzione. Per il
settore autostradale e per i settori dell’energia elettrica e del gas
si applicano le disposizioni di cui ai commi 2 e seguenti. )) Per
quanto riguarda i diritti, i contributi e le tariffe di pertinenza
degli enti territoriali l’applicazione della disposizione di cui al
presente comma e’ rimessa all’autonoma decisione dei competenti
organi di governo.
2. Ferma restando la piena efficacia e validita’ delle previsioni
tariffarie contenute negli atti convenzionali vigenti, limitatamente
all’anno 2009 gli incrementi tariffari autostradali sono sospesi fino
al 30 aprile 2009 e sono applicati a decorrere dal 1 maggio 2009.
3. Entro il 30 aprile 2009, con decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro delle infrastrutture
e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze, da formularsi entro il 28 febbraio 2009, (( sentite le
Commissioni parlamentari competenti, )) sono approvate misure
finalizzate a creare le condizioni per accelerare la realizzazione
dei piani di investimento, fermo restando quanto stabilito dalle
vigenti convenzioni autostradali.
4. Fino alla data del 30 aprile 2009 e’ altresi’ sospesa la
riscossione dell’incremento del sovrapprezzo sulle tariffe di
pedaggio autostradali decorrente dal 1° gennaio 2009, cosi’ come
stabilito dall’articolo 1, comma 1021, della legge 27 dicembre 2006,
n. 296.
5. All’articolo 8-duodecies, comma 2, del decreto-legge 8 aprile
2008, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno
2008, n. 101, dopo le parole «alla data di entrata in vigore del
presente decreto» e’ aggiunto il seguente periodo: «Le societa’
concessionarie, ove ne facciano richiesta, possono concordare con il
concedente una formula semplificata del sistema di adeguamento
annuale delle tariffe di pedaggio basata su di una percentuale fissa,
per l’intera durata della convenzione, dell’inflazione reale, anche
tenendo conto degli investimenti effettuati, oltre che sulle
componenti per la specifica copertura degli investimenti di cui
all’articolo 21, del decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 355,
convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2004, n. 47,
nonche’ dei nuovi investimenti come individuati dalla direttiva
approvata con deliberazione CIPE 15 giugno 2007, n. 39, pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale n. 197 del 25 agosto 2007, ovvero di quelli
eventualmente compensati attraverso il parametro X della direttiva
medesima.».
6. All’articolo 2 del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262,
convertito con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, e
successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 84, il penultimo e l’ultimo periodo sono soppressi;
b) i commi 87 e 88 sono abrogati;
(( 6-bis. All’articolo 21 del decreto-legge 24 dicembre 2003, n.
355, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2004, n.
47, sono apportate le seguenti modificazioni: ))
a) il comma 5 e’ sostituito dal seguente: «Il concessionario
provvede a comunicare al concedente, entro il 31 ottobre di ogni
anno, le variazioni tariffarie che intende applicare nonche’ la
componente investimenti del parametro X relativo a ciascuno dei nuovi
interventi aggiuntivi. Il concedente, nei successivi trenta giorni,
previa verifica della correttezza delle variazioni tariffarie,
trasmette la comunicazione, nonche’ una sua proposta, ai Ministri
delle infrastrutture e dei trasporti e dell’economia e delle finanze,
i quali, di concerto, approvano o rigettano le variazioni proposte
con provvedimento motivato nei quindici giorni successivi al
ricevimento della comunicazione. Il provvedimento motivato puo’
riguardare esclusivamente le verifiche relative alla correttezza dei
valori inseriti nella formula revisionale e dei relativi conteggi,
nonche’ alla sussistenza di gravi inadempienze delle disposizioni
previste dalla convenzione e che siano state formalmente contestate
dal concessionario entro il 30 giugno precedente.»;
b) i commi 1, 2 e 6 sono abrogati.
7. All’articolo 11, comma 5, della legge 23 dicembre 1992, n. 498,
come modificato dall’articolo 2, comma 85, del decreto-legge 3
ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24
novembre 2006, n. 286 e successive modificazioni, la lettera b) e’
sostituita dalla seguente: «b) mantenere adeguati requisiti di
solidita’ patrimoniale, come individuati nelle convenzioni; ».
8. L’Autorita’ per l’energia elettrica ed il gas effettua un
particolare monitoraggio sull’andamento dei prezzi, nel mercato
interno, relativi alla fornitura dell’energia elettrica e del gas
naturale, avendo riguardo alla diminuzione del prezzo dei prodotti
petroliferi; entro il 28 febbraio 2009 adotta le misure e formula ai
Ministri competenti le proposte necessarie per assicurare, in
particolare, che le famiglie fruiscano dei vantaggi derivanti dalla
predetta diminuzione.
(( 9. La tariffa agevolata per la fornitura di energia elettrica,
di cui al decreto del Ministro dello sviluppo economico 28 dicembre
2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 41 del 18 febbraio 2008,
e’ riconosciuta anche ai clienti domestici presso i quali sono
presenti persone che versano in gravi condizioni di salute, tali da
richiedere l’utilizzo di apparecchiature medico-terapeutiche,
alimentate ad energia elettrica, necessarie per il loro mantenimento
in vita. )) A decorrere dal 1 gennaio 2009 le famiglie economicamente
svantaggiate aventi diritto all’applicazione delle tariffe agevolate
per la fornitura di energia elettrica hanno diritto anche alla
compensazione della spesa per la fornitura di gas naturale. (( La
compensazione della spesa tiene conto della necessita’ di tutelare i
clienti che utilizzano impianti condominiali )) ed e’ riconosciuta in
forma differenziata per zone climatiche, nonche’ in forma parametrata
al numero dei componenti della famiglia, in modo tale da determinare
una riduzione della spesa al netto delle imposte dell’utente tipo
indicativamente del 15 per cento. Per la fruizione del predetto
beneficio i soggetti interessati presentano al comune di residenza
un’apposita istanza secondo le modalita’ stabilite per l’applicazione
delle tariffe agevolate per la fornitura di energia elettrica. Alla
copertura degli oneri derivanti, nelle regioni a statuto ordinario,
dalla compensazione sono destinate le risorse stanziate ai sensi
dell’articolo 2, comma 3, del decreto legislativo 2 febbraio 2007, n.
26 e dell’articolo 14, comma 1, della legge (( 28 dicembre 2001, n.
448, fatta eccezione per 47 milioni di euro per l’anno 2009, che
continuano ad essere destinati alle finalita’ di cui al citato
articolo 2, comma 3, del decreto legislativo n. 26 del 2007. )) Nella
eventualita’ che gli oneri eccedano le risorse di cui al precedente
periodo, l’Autorita’ per l’energia elettrica ed il gas istituisce
un’apposita componente tariffaria a carico dei titolari di utenze non
domestiche volta ad alimentare un conto gestito dalla Cassa
conguaglio settore elettrico e stabilisce le altre misure tecniche
necessarie per l’attribuzione del beneficio.
(( 9-bis. L’accesso alla tariffa agevolata per la fornitura di
energia elettrica e il diritto alla compensazione per la fornitura di
gas naturale, di cui al comma 9, sono riconosciuti anche ai nuclei
familiari con almeno quattro figli a carico con indicatore della
situazione economica equivalente non superiore a 20.000 euro.
10. In considerazione dell’eccezionale crisi economica
internazionale e dei suoi effetti anche sul mercato dei prezzi delle
materie prime, al fine di garantire minori oneri per le famiglie e le
imprese e di ridurre il prezzo dell’energia elettrica, entro novanta
giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del
presente decreto, il Ministro dello sviluppo economico, sentita
l’Autorita’ per l’energia elettrica e il gas, conforma la disciplina
relativa al mercato elettrico e i connessi tempi di attuazione, ivi
compreso il termine finale di cui alla lettera a), ai seguenti
principi:
a) il prezzo dell’energia e’ determinato, al termine del processo
di adeguamento disciplinato dalle lettere da b) a e), in base ai
diversi prezzi di vendita offerti sul mercato, in modo vincolante, da
ciascuna azienda e accettati dal Gestore del mercato elettrico, con
precedenza per le forniture offerte ai prezzi piu’ bassi fino al
completo soddisfacimento della domanda;
b) e’ istituito, in sede di prima applicazione del presente
articolo, un mercato infragiornaliero dell’energia, in sostituzione
dell’attuale mercato di aggiustamento, che si svolge tra la chiusura
del mercato del giorno precedente e l’apertura del mercato dei
servizi di dispacciamento di cui alla lettera d)con la partecipazione
di tutti gli utenti abilitati. Nel mercato infragiornaliero il prezzo
dell’energia sara’ determinato in base a un meccanismo di
negoziazione continua, nel quale gli utenti abilitati potranno
presentare offerte di vendita e di acquisto vincolanti con
riferimento a prezzi e quantita’;
c) fatti salvi i casi in cui l’obbligo di comunicazione derivi da
leggi, regolamenti o altri provvedimenti delle autorita’, il Gestore
del mercato elettrico mantiene il riserbo sulle informazioni relative
alle offerte di vendita e di acquisto per un periodo massimo di sette
giorni. Le informazioni sugli impianti abilitati e sulle reti, sulle
loro manutenzioni e indisponibilita’ sono pubblicate con cadenza
mensile;
d) e’ attuata la riforma del mercato dei servizi di
dispacciamento, la cui gestione e’ affidata al concessionario del
servizio di trasmissione e dispacciamento, per consentire di
selezionare il fabbisogno delle risorse necessarie a garantire la
sicurezza del sistema elettrico in base alle diverse prestazioni che
ciascuna risorsa rende al sistema, attraverso una valorizzazione
trasparente ed economicamente efficiente. I servizi di dispacciamento
sono assicurati attraverso l’acquisto delle risorse necessarie dagli
operatori abilitati. Nel mercato dei servizi di dispacciamento il
prezzo dell’energia sara’ determinato in base ai diversi prezzi
offerti in modo vincolante da ciascun utente abilitato e accettati
dal concessionario dei servizi di dispacciamento, con precedenza per
le offerte ai prezzi piu’ bassi fino al completo soddisfacimento del
fabbisogno;
e) e’ attuata l’integrazione, sul piano funzionale, del mercato
infragiornaliero di cui alla lettera b)con il mercato dei servizi di
dispacciamento di cui alla lettera d), favorendo una maggiore
flessibilita’ operativa ed efficienza economica attraverso un
meccanismo di negoziazione continua delle risorse necessarie.
10-bis. Il Ministro dello sviluppo economico, sentita l’Autorita’
per l’energia elettrica e il gas, in considerazione di proposte di
intervento da essa segnalate al Governo, adotta misure, di carattere
temporaneo e con meccanismi di mercato, per promuovere la concorrenza
nelle zone dove si verificano anomalie dei mercati.
10-ter. A decorrere dall’anno 2009, l’Autorita’ per l’energia
elettrica e il gas invia al Ministro dello sviluppo economico, entro
il 30 settembre di ogni anno, una segnalazione sul funzionamento dei
mercati dell’energia, che e’ resa pubblica. La segnalazione puo’
contenere, altresi’, proposte finalizzate all’adozione di misure per
migliorare l’organizzazione dei mercati, attraverso interventi sui
meccanismi di formazione del prezzo, per promuovere la concorrenza e
rimuovere eventuali anomalie del mercato. Il Ministro dello sviluppo
economico, entro il mese di gennaio dell’anno successivo, puo’
adottare uno o piu’ decreti sulla base delle predette proposte
dell’Autorita’ per l’energia elettrica e il gas. A tale riguardo,
potranno essere in particolare adottate misure con riferimento ai
seguenti aspetti:
a) promozione dell’integrazione dei mercati regionali europei
dell’energia elettrica, anche attraverso l’implementazione di
piattaforme comuni per la negoziazione dell’energia elettrica e
l’allocazione della capacita’ di trasporto transfrontaliera con i
Paesi limitrofi;
b) sviluppo dei mercati a termine fisici e finanziari dell’energia
con lo sviluppo di nuovi prodotti, anche di lungo termine, al fine di
garantire un’ampia partecipazione degli operatori, un’adeguata
liquidita’ e un corretto grado di integrazione con i mercati
sottostanti.
11. Agli stessi fini ed entro lo stesso termine di cui al comma 10,
l’Autorita’ per l’energia elettrica e il gas, sentito il Ministero
dello sviluppo economico, adegua le proprie deliberazioni, anche in
materia di dispacciamento di energia elettrica, ai seguenti principi
e criteri direttivi:
a) i soggetti che dispongono singolarmente di impianti o di
raggruppamenti di impianti essenziali per il fabbisogno dei servizi
di dispacciamento, come individuati sulla base dei criteri fissati
dall’Autorita’ per l’energia elettrica e il gas in conformita’ ai
principi di cui alla presente lettera, sono tenuti a presentare
offerte nei mercati alle condizioni fissate dalla medesima Autorita’
per l’energia elettrica e il gas, che implementa meccanismi puntuali
volti ad assicurare la minimizzazione degli oneri per il sistema e
un’equa remunerazione dei produttori: in particolare, sono essenziali
per il fabbisogno dei servizi di dispacciamento, limitatamente ai
periodi di tempo in cui si verificano le condizioni di seguito
descritte, gli impianti che risultano tecnicamente e strutturalmente
indispensabili alla risoluzione di congestioni di rete o al
mantenimento di adeguati livelli di sicurezza del sistema elettrico
nazionale per significativi periodi di tempo;
b) sono adottate misure per il miglioramento dell’efficienza del
mercato dei servizi per il dispacciamento, l’incentivazione della
riduzione del costo di approvvigionamento dei predetti servizi, la
contrattualizzazione a termine delle risorse e la stabilizzazione del
relativo corrispettivo per i clienti finali.
12. Entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della
legge di conversione del presente decreto, il Ministro dello sviluppo
economico, su proposta dell’Autorita’ per l’energia elettrica e il
gas sentito il concessionario dei servizi di trasmissione e
dispacciamento, puo’ suddividere la rete rilevante in non piu’ di tre
macro-zone.
13. Decorsi i termini di cui ai commi 10, 11 e 12, la relativa
disciplina e’ adottata, in via transitoria, con decreto del
Presidente del Consiglio dei ministri.
13-bis.Per agevolare il credito automobilistico, l’imposta
provinciale di trascrizione per l’iscrizione nel pubblico registro
automobilistico di ipoteche per residuo prezzo o convenzionali sui
veicoli e’ stabilita in 50 euro. La cancellazione di tali ipoteche e’
esente dell’imposta provinciale di trascrizione. ))

Riferimenti normativi:
– Si riporta il testo del comma 1021 dell’art. 1 della
legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato
(legge finanziaria 2007):
«1021. Il sovrapprezzo tariffario autostradale previsto,
in particolare, dagli articoli 15 della legge 12 agosto
1982, n. 531, e successive modificazioni, e 11 della legge
29 dicembre 1990, n. 407, e successive modificazioni, e’
soppresso. A decorrere dal 1° gennaio 2007 e’ istituito,
sulle tariffe di pedaggio di tutte le autostrade, un
sovrapprezzo il cui importo e’ pari: a) per le classi di
pedaggio A e B, a 2 millesimi di euro a chilometro dal 1°
gennaio 2007, a 2,5 millesimi di euro a chilometro dal 1°
gennaio 2008 e a 3 millesimi di euro a chilometro dal 1°
gennaio 2009; b) per le classi di pedaggio 3, 4 e 5, a 6
millesimi di euro a chilometro dal 1° gennaio 2007, a 7,5
millesimi di euro a chilometro dal 1° gennaio 2008 e a 9
millesimi di euro a chilometro dal 1° gennaio 2009. I
conseguenti introiti sono dovuti ad ANAS Spa, quale
corrispettivo forfetario delle sue prestazioni volte ad
assicurare l’adduzione del traffico alle tratte
autostradali in concessione, attraverso la manutenzione
ordinaria e straordinaria, l’adeguamento e il miglioramento
delle strade ed autostrade non a pedaggio in gestione alla
stessa ANAS Spa. Con decreto del Ministro delle
infrastrutture, su proposta di ANAS Spa, sono stabilite le
modalita’ di attuazione del presente comma, ivi incluse
quelle relative al versamento del sovrapprezzo, nonche’
quelle di utilizzazione degli introiti derivanti dal
presente comma. Conseguentemente alle maggiori entrate sono
ridotti i pagamenti dovuti ad ANAS Spa a titolo di
corrispettivo del contratto di servizio.».
– Si riporta il testo del comma 2 dell’art. 8-duodecies
del decreto-legge 8 aprile 2008, n. 59 (Disposizioni
urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e
l’esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle
Comunita’ europee), convertito, con modificazioni, dalla
legge 6 giugno 2008, n. 101, cosi’ come modificato dalla
presente legge:
«2. Sono approvati tutti gli schemi di convenzione con
la societa’ ANAS S.p.a. gia’ sottoscritti dalle societa’
concessionarie autostradali alla data di entrata in vigore
del presente decreto. Le societa’ concessionarie, ove ne
facciano richiesta, possono concordare con il concedente
una formula semplificata del sistema di adeguamento annuale
delle tariffe di pedaggio basata su di una percentuale
fissa, per l’intera durata della convenzione,
dell’inflazione reale, anche tenendo conto degli
investimenti effettuati, oltre che sulle componenti per la
specifica copertura degli investimenti di cui all’articolo
21, del decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 355, convertito,
con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2004, n. 47,
nonche’ dei nuovi investimenti come individuati dalla
direttiva approvata con deliberazione CIPE 15 giugno 2007,
n. 39, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 197 del 25
agosto 2007, ovvero di quelli eventualmente compensati
attraverso il parametro X della direttiva medesima. Le
societa’ concessionarie, ove ne facciano richiesta, possono
concordare con il concedente una formula semplificata del
sistema di adeguamento annuale delle tariffe di pedaggio
basata su di una percentuale fissa, per l’intera durata
della convenzione, dell’inflazione reale, anche tenendo
conto degli investimenti effettuati, oltre che sulle
componenti per la specifica copertura degli investimenti di
cui all’articolo 21, del decreto-legge 24 dicembre 2003, n.
355, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio
2004, n. 47, nonche’ dei nuovi investimenti come
individuati dalla direttiva approvata con deliberazione
CIPE 15 giugno 2007, n. 39, pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale n. 197 del 25 agosto 2007, ovvero di quelli
eventualmente compensati attraverso il parametro X della
direttiva medesima. Ogni successiva modificazione ovvero
integrazione delle convenzioni e’ approvata secondo le
disposizioni di cui ai commi 82 e seguenti dell’articolo 2
del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con
modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, e
successive modificazioni.».
– Si riporta il testo dell’art. 2 del decreto-legge 3
ottobre 2006, n. 262 (Disposizioni urgenti in materia
tributaria e finanziaria), convertito con modificazioni,
dalla legge 24 novembre 2006, n. 286 e successive
modificazioni, cosi’ come modificato dalla presente legge:
«Art. 2. – 1.- 83.
…….Omissis………
84. Gli schemi di convenzione unica di cui al comma 82,
concordati tra le parti e redatti conformemente a quanto
stabilito dal comma 83, sentito il Nucleo di consulenza per
l’attuazione delle linee guida sulla regolazione dei
servizi di pubblica utilita’ (NARS), sono sottoposti
all’esame del Comitato interministeriale per la
programmazione economica (CIPE), anche al fine di
verificare l’attuazione degli obiettivi di cui al comma 83.
Tale esame si intende assolto positivamente in caso di
mancata deliberazione entro quarantacinque giorni dalla
richiesta di iscrizione all’ordine del giorno. Gli schemi
di convenzione, unitamente alle eventuali osservazioni del
CIPE, sono successivamente trasmessi alle Camere per il
parere delle Commissioni parlamentari competenti per
materia e per le conseguenze di carattere finanziario.
85. All’articolo 11 della legge 23 dicembre 1992, n.
498, il comma 5 e’ sostituito dai seguenti:
«5. Le societa’ concessionarie autostradali sono
soggette ai seguenti obblighi:
a) certificare il bilancio, anche se non quotate in
borsa, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica
31 marzo 1975, n. 136, in quanto applicabile;
b) mantenere adeguati requisiti di solidita’
patrimoniale, come individuati con decreto del Ministro
dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro
delle infrastrutture;
c) agire a tutti gli effetti come amministrazione
aggiudicatrice negli affidamenti di forniture e servizi di
importo superiore alla soglia di rilevanza comunitaria
nonche’ di lavori, ancorche’ misti con forniture o servizi
e in tale veste attuare gli affidamenti nel rispetto del
codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e
forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n.
163, e successive modificazioni;
d) sottoporre gli schemi dei bandi di gara delle
procedure di aggiudicazione all’approvazione di ANAS Spa,
che deve pronunciarsi entro trenta giorni dal loro
ricevimento: in caso di inutile decorso del termine si
applica l’articolo 20 della legge 7 agosto 1990, n. 241;
vietare la partecipazione alle gare per l’affidamento di
lavori alle imprese comunque collegate ai concessionari,
che siano realizzatrici della relativa progettazione. Di
conseguenza, cessa di avere applicazione, a decorrere dal 3
ottobre 2006, la deliberazione del Consiglio dei Ministri
in data 16 maggio 1997, relativa al divieto di
partecipazione all’azionariato stabile di Autostrade Spa di
soggetti che operano in prevalenza nei settori delle
costruzioni e della mobilita’;
e) prevedere nel proprio statuto idonee misure atte a
prevenire i conflitti di interesse degli amministratori, e,
per gli stessi, speciali requisiti di onorabilita’ e
professionalita’, nonche’, per almeno alcuni di essi, di
indipendenza;
f) nei casi di cui alle lettere c) e d), le commissioni
di gara per l’aggiudicazione dei contratti sono nominate
dal Ministro delle infrastrutture. Restano fermi i poteri
di vigilanza dell’Autorita’ di cui all’articolo 6 del
codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n.
163. La composizione del consiglio dell’Autorita’ e’
aumentata di due membri con oneri a carico del suo
bilancio. Il presidente dell’Autorita’ e’ scelto fra i
componenti del consiglio.
5-bis. Con decreto del Ministro delle infrastrutture
sono stabiliti i casi in cui i progetti relativi alle opere
da realizzare da parte di ANAS S.p.a. e delle altre
concessionarie devono essere sottoposte al parere del
Consiglio superiore dei lavori pubblici per la loro
valutazione tecnico-economica.
5-ter. L’affidamento dei servizi di distribuzione
carbolubrificanti e delle attivita’ commerciali e
ristorative nelle aree di servizio delle reti autostradali,
in deroga rispetto a quanto previsto nelle lettere c) ed f)
del comma 5, avviene secondo i seguenti principi:
a) verifica preventiva della sussistenza delle
capacita’ tecnico-organizzative ed economiche dei
concorrenti allo scopo di garantire un adeguato livello e
la regolarita’ del servizio, secondo quanto disciplinato
dalla normativa di settore;
b) valutazione delle offerte dei concorrenti che
valorizzino l’efficienza, la qualita’ e la varieta’ dei
servizi, gli investimenti in coerenza con la durata degli
affidamenti e la pluralita’ dei marchi. I processi di
selezione devono assicurare una prevalente importanza al
progetto tecnico-commerciale rispetto alle condizioni
economiche proposte;
c) modelli contrattuali idonei ad assicurare la
competitivita’ dell’offerta in termini di qualita’ e
disponibilita’ dei servizi nonche’ dei prezzi dei prodotti
oil e non oil».
86. ANAS S.p.a., nell’ambito dei compiti di cui
all’articolo 2, comma 1, lettera d), del decreto
legislativo 26 febbraio 1994, n. 143:
a) richiede informazioni ed effettua controlli, con
poteri di ispezione, di accesso, di acquisizione della
documentazione e delle notizie utili in ordine al rispetto
degli obblighi di cui alle convenzioni di concessione e
all’articolo 11, comma 5, della legge 23 dicembre 1992, n.
498, come sostituito dal comma 85 del presente articolo,
nonche’ dei propri provvedimenti;
b) emana direttive concernenti l’erogazione dei servizi
da parte dei concessionari, definendo in particolare i
livelli generali di qualita’ riferiti al complesso delle
prestazioni e i livelli specifici di qualita’ riferiti alla
singola prestazione da garantire all’utente, sentiti i
concessionari e i rappresentanti degli utenti e dei
consumatori;
c) emana direttive per la separazione contabile e
amministrativa e verifica i costi delle singole prestazioni
per assicurare, tra l’altro, la loro corretta
disaggregazione e imputazione per funzione svolta,
provvedendo quindi al confronto tra essi e i costi analoghi
in altri Paesi e assicurando la pubblicizzazione dei dati;
d) irroga, salvo che il fatto costituisca reato, in
caso di inosservanza degli obblighi di cui alle convenzioni
di concessione e di cui all’articolo 11, comma 5, della
legge 23 dicembre 1992, n. 498, come sostituito dal comma
85 del presente articolo, nonche’ dei propri provvedimenti
o in caso di mancata ottemperanza da parte dei
concessionari alle richieste di informazioni o a quelle
connesse all’effettuazione dei controlli, ovvero nel caso
in cui le informazioni e i documenti acquisiti non siano
veritieri, sanzioni amministrative pecuniarie non inferiori
nel minimo a euro 25.000 e non superiori nel massimo a euro
150 milioni, per le quali non e’ ammesso quanto previsto
dall’articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689; in
caso di reiterazione delle violazioni ha la facolta’ di
proporre al Ministro competente la sospensione o la
decadenza della concessione;
e) segnala all’Autorita’ garante della concorrenza e
del mercato, con riferimento agli atti e ai comportamenti
delle imprese sottoposte al proprio controllo, nonche’ di
quelle che partecipano agli affidamenti di lavori,
forniture e servizi effettuate da queste, la sussistenza di
ipotesi di violazione della legge 10 ottobre 1990, n. 287.
87. [Abrogato]
88. [Abrogato]
89 – 181 …… Omissis……».
– Si riporta il testo dell’art. 21 del decreto-legge 24
dicembre 2003, n. 355 (Proroga di termini previsti da
disposizioni legislative), convertito, con modificazioni,
dalla legge 27 febbraio 2004, n. 47, cosi’ come modificato
dalla presente legge:
«Art.21 (Concessioni autostradali). – 1. [Abrogato]
2. [Abrogato]
3. Entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore
della legge di conversione del presente decreto, il
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sottopone al
CIPE una proposta intesa a integrare gli standard di
qualita’ e le modalita’ di misurazione e verifica dei
relativi livelli, con l’obiettivo di migliorare qualita’ e
sicurezza del servizio, fluidita’ in itinere e qualita’
ambientale. La formulazione integrativa dovra’ basarsi su
rilevazioni oggettive e verificabili dei risultati
ottenuti. Essa dovra’ essere resa operativa in tempo utile
a permetterne l’applicazione alle scadenze previste dagli
impegni contrattuali vigenti o a far tempo dal loro
rinnovo.
4. Le modifiche delle convenzioni vigenti, anche laddove
comportino variazioni o modificazioni al piano degli
investimenti e al parametro X della formula di adeguamento
tariffario di cui alla citata Del.CIPE 20 dicembre 1996, n.
319, sono approvate con decreto del Ministro delle
infrastrutture e dei trasporti di concerto con il Ministro
dell’economia e delle finanze.
5. Il concessionario provvede a comunicare al
concedente, entro il 31 ottobre di ogni anno, le variazioni
tariffarie che intende applicare nonche’ la componente
investimenti del parametro X relativo a ciascuno dei nuovi
interventi aggiuntivi. Il concedente, nei successivi trenta
giorni, previa verifica della correttezza delle variazioni
tariffarie, trasmette la comunicazione, nonche’ una sua
proposta, ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti
e dell’economia e delle finanze, i quali, di concerto,
approvano o rigettano le variazioni proposte con
provvedimento motivato nei quindici giorni successivi al
ricevimento della comunicazione. Il provvedimento motivato
puo’ riguardare esclusivamente le verifiche relative alla
correttezza dei valori inseriti nella formula revisionale e
dei relativi conteggi, nonche’ alla sussistenza di gravi
inadempienze delle disposizioni previste dalla convenzione
e che siano state formalmente contestate dal concessionario
entro il 30 giugno precedente.
6. [Abrogato]
7. Il IV atto aggiuntivo alla vigente convenzione tra
ANAS e Autostrade Spa, ora Autostrade per l’Italia Spa,
stipulato il 23 dicembre 2002, e’ approvato a tutti gli
effetti con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei
trasporti di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze. Ai soli fini di tale atto aggiuntivo, lo stesso
subordina l’applicazione del primo incremento tariffario
annuale relativo a ciascuno dei nuovi interventi aggiuntivi
all’approvazione del relativo progetto ai sensi della
vigente normativa; i successivi incrementi tariffari
annuali devono essere applicati in funzione del progressivo
stato di avanzamento dei lavori di realizzazione del
singolo intervento.».
– Si riporta il testo del comma 5 dell’art. 11 della
legge 23 dicembre 1992, n. 498 (Interventi urgenti in
materia di finanza pubblica), come modificato dall’art. 2,
comma 85, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262,
convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre
2006, n. 286, e successive modificazioni, cosi’ come
modificato dalla presente legge:
«5. Le societa’ concessionarie autostradali sono
soggette ai seguenti obblighi:
a) certificare il bilancio, anche se non quotate in
borsa, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica
31 marzo 1975, n. 136, in quanto applicabile;
b) mantenere adeguati requisiti di solidita’
patrimoniale, come individuati nelle convenzioni;
c) agire a tutti gli effetti come amministrazione
aggiudicatrice negli affidamenti di forniture e servizi di
importo superiore alla soglia di rilevanza comunitaria
nonche’ di lavori, ancorche’ misti con forniture o servizi
e in tale veste attuare gli affidamenti nel rispetto del
codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e
forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n.
163, e successive modificazioni;
d) sottoporre gli schemi dei bandi di gara delle
procedure di aggiudicazione all’approvazione di ANAS Spa,
che deve pronunciarsi entro trenta giorni dal loro
ricevimento: in caso di inutile decorso del termine si
applica l’articolo 20 della legge 7 agosto 1990, n. 241;
vietare la partecipazione alle gare per l’affidamento di
lavori alle imprese comunque collegate ai concessionari,
che siano realizzatrici della relativa progettazione. Di
conseguenza, cessa di avere applicazione, a decorrere dal 3
ottobre 2006, la deliberazione del Consiglio dei Ministri
in data 16 maggio 1997, relativa al divieto di
partecipazione all’azionariato stabile di Autostrade Spa di
soggetti che operano in prevalenza nei settori delle
costruzioni e della mobilita’;
e) prevedere nel proprio statuto idonee misure atte a
prevenire i conflitti di interesse degli amministratori, e,
per gli stessi, speciali requisiti di onorabilita’ e
professionalita’, nonche’, per almeno alcuni di essi, di
indipendenza;
f) nei casi di cui alle lettere c) e d), le commissioni
di gara per l’aggiudicazione dei contratti sono nominate
dal Ministro delle infrastrutture. Restano fermi i poteri
di vigilanza dell’Autorita’ di cui all’articolo 6 del
codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n.
163. La composizione del consiglio dell’Autorita’ e’
aumentata di due membri con oneri a carico del suo
bilancio. Il presidente dell’Autorita’ e’ scelto fra i
componenti del consiglio.».
– Si riporta il testo del comma 3 dell’art. 2 del
decreto legislativo 2 febbraio 2007, n. 26 (Attuazione
della direttiva 2003/96/CE che ristruttura il quadro
comunitario per la tassazione dei prodotti energetici e
dell’elettricita’):
«3. Ai fini di cui al comma 2, e’ autorizzata la spesa
di 98.000.000 di euro per l’anno 2008. A decorrere
dall’anno 2009 si provvede ai sensi dell’articolo 11, comma
3, lettera d), della legge 5 agosto 1978, n. 468.».

Art. 4.

Fondo per il credito per i nuovi nati e disposizione per i volontari
del servizio civile nazionale

1. Per la realizzazione di iniziative a carattere nazionale volte a
favorire l’accesso al credito delle famiglie con un figlio nato o
adottato nell’anno di riferimento e’ istituito presso la Presidenza
del Consiglio dei Ministri un apposito fondo rotativo, dotato di
personalita’ giuridica, denominato: «Fondo di credito per i nuovi
nati», con una dotazione di 25 milioni di euro per ciascuno degli
anni 2009, 2010, 2011, finalizzato al rilascio di garanzie dirette,
anche fidejussorie, alle banche e agli intermediari finanziari. Al
relativo onere si provvede (( a valere sulle risorse )) del Fondo per
le politiche della famiglia di cui all’articolo 19, comma 1, del
decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito con modificazioni,
dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, come integrato dall’articolo 1,
comma 1250, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. Con decreto di
natura non regolamentare del Presidente del Consiglio dei Ministri di
concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono
stabiliti i criteri e le modalita’ di organizzazione e di
funzionamento del Fondo, di rilascio e di operativita’ delle
garanzie.
(( 1-bis. Il Fondo di credito per i nuovi nati di cui al comma 1 e’
altresi’ integrato di ulteriori 10 milioni di euro per l’anno 2009
per la corresponsione di contributi in conto interessi in favore
delle famiglie di nuovi nati o bambini adottati nel medesimo anno che
siano portatori di malattie rare, appositamente individuate
dall’elenco di cui all’articolo 5, comma 1, lettera b), del decreto
legislativo 29 aprile 1998, n. 124. In ogni caso, l’ammontare
complessivo dei contributi non puo’ eccedere il predetto limite di 10
milioni di euro per l’anno 2009. ))
2. Il comma 4 dell’articolo 9 del decreto legislativo 5 aprile
2002, n. 77 e successive modificazioni e’ sostituito dai seguenti:
«4. Per i soggetti iscritti al Fondo pensioni lavoratori dipendenti
e alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, agli iscritti ai
fondi sostitutivi ed esclusivi dell’assicurazione generale
obbligatoria per l’invalidita’, la vecchiaia ed i superstiti ed alla
gestione di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995,
n. 335, i periodi corrispondenti al servizio civile su base
volontaria successivi al 1o gennaio 2009 sono riscattabili, in tutto
o in parte, a domanda dell’assicurato, e senza oneri a carico del
Fondo Nazionale del Servizio civile, con le modalita’ di cui
all’articolo 13 della legge 12 agosto 1962, n. 1338 e successive
modificazioni ed integrazioni, e sempreche’ gli stessi non siano gia’
coperti da contribuzione in alcuno dei regimi stessi.
4-bis. Gli oneri da riscatto possono essere versati ai regimi
previdenziali di appartenenza in unica soluzione ovvero in centoventi
rate mensili senza l’applicazione di interessi per la rateizzazione.
4-ter. Dal 1° gennaio 2009, cessa a carico del Fondo Nazionale del
Servizio Civile qualsiasi obbligo contributivo ai fini di cui al
comma 4 per il periodo di servizio civile prestato dai volontari
avviati dal 1° gennaio 2009».
3. Nell’anno 2009, nel limite complessivo di spesa di 60 milioni di
euro, al personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso
pubblico, in ragione della specificita’ dei compiti e delle
condizioni di stato e di impiego del comparto, titolare di reddito
complessivo di lavoro dipendente non superiore, nell’anno 2008, a
35.000 euro, e’ riconosciuta, in via sperimentale, sul trattamento
economico accessorio, una riduzione dell’imposta sul reddito delle
persone fisiche e delle addizionali regionali e comunali. La misura
della riduzione e le modalita’ applicative della stessa saranno
individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su
proposta dei Ministri interessati, di concerto con il (( Ministro per
la pubblica amministrazione e l’innovazione )) e con il Ministro
dell’economia e delle finanze, (( da emanare entro trenta giorni
dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del
presente decreto. ))
(( 3-bis. Le risorse del fondo istituito dall’articolo 1, comma
1328, secondo periodo, della legge 27 dicembre 2006, n. 296,
alimentato dalle societa’ aeroportuali in proporzione al traffico
generato, destinate al Dipartimento dei vigili del fuoco, del
soccorso pubblico e della difesa civile del Ministero dell’interno,
sono utilizzate, a decorrere dal 1 gennaio 2009, per il 40 per cento
al fine dell’attuazione di patti per il soccorso pubblico da
stipulare, di anno in anno, tra il Governo e le organizzazioni
sindacali del Corpo nazionale dei vigili del fuoco per assicurare il
miglioramento della qualita’ del servizio di soccorso prestato dal
personale del medesimo Corpo nazionale dei vigili del fuoco, e per il
60 per cento al fine di assicurare la valorizzazione di una piu’
efficace attivita’ di soccorso pubblico del Corpo nazionale dei
vigili del fuoco, prevedendo particolari emolumenti da destinare
all’istituzione di una speciale indennita’ operativa per il servizio
di soccorso tecnico urgente espletato all’esterno.
3-ter. Le modalita’ di utilizzo delle risorse di cui al comma 3-bis
sono stabilite nell’ambito dei procedimenti negoziali di cui agli
articoli 37 e 83 del decreto legislativo 13 ottobre 2005, n. 217.
3-quater. Il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato
ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di
bilancio. ))
4. All’articolo 7, comma 3, della legge 8 marzo 2000, n. 53, la
parola «definite» e’ sostituita dalle seguenti: «definiti i
requisiti, i criteri e».
5. Il decreto ministeriale di cui all’articolo 7, comma 3, della
legge 8 marzo 2000, n. 53, e’ emanato entro trenta giorni
dall’entrata in vigore del presente decreto-legge.

Riferimenti normativi:
– Si riporta il testo del comma 1 dell’art. 19 del
decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 (Disposizioni urgenti
per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e
la razionalizzazione della spesa pubblica, nonche’
interventi in materia di entrate e di contrasto
all’evasione fiscale), convertito con modificazioni, dalla
legge 4 agosto 2006, n. 248, come integrato dall’art. 1,
comma 1250, della legge 27 dicembre 2006, n. 296:
«19.Fondi per le politiche della famiglia, per le
politiche giovanili e per le politiche relative ai diritti
e alle pari opportunita’.
1. Al fine di promuovere e realizzare interventi per la
tutela della famiglia, in tutte le sue componenti e le sue
problematiche generazionali, nonche’ per supportare
l’Osservatorio nazionale sulla famiglia, presso la
Presidenza del Consiglio dei Ministri e’ istituito un fondo
denominato «Fondo per le politiche della famiglia», al
quale e’ assegnata la somma di 3 milioni di euro per l’anno
2006 e di dieci milioni di euro a decorrere dall’anno
2007.».
– Si riporta il testo del comma 1 dell’art. 5 del
decreto legislativo 29 aprile 1998, n. 124 (Ridefinizione
del sistema di partecipazione al costo delle prestazioni
sanitarie e del regime delle esenzioni, a norma
dell’articolo 59, comma 50, della L. 27 dicembre 1997, n.
449):
«1. Con distinti regolamenti del Ministro della sanita’
da emanarsi ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge
23 agosto 1988, n. 400 , sono individuate, rispettivamente:
a) le condizioni di malattia croniche o invalidanti; b) le
malattie rare. Le condizioni e malattie di cui alle lettere
a) e b) danno diritto all’esenzione dalla partecipazione
per le prestazioni di assistenza sanitaria indicate dai
medesimi regolamenti. Nell’individuare le condizioni di
malattia, il Ministro della sanita’ tiene conto della
gravita’ clinica, del grado di invalidita’, nonche’ della
onerosita’ della quota di partecipazione derivante dal
costo del relativo trattamento.».
– Si riporta il testo dell’art. 9 del decreto
legislativo 5 aprile 2002, n. 77 e successive modificazioni
(Disciplina del Servizio civile nazionale a norma
dell’articolo 2 della L. 6 marzo 2001, n. 64), cosi’ come
sostituito dalla presente legge:
«Art. 9 (Trattamento economico e giuridico). – 1.
L’attivita’ svolta nell’ambito dei progetti di servizio
civile non determina l’instaurazione di un rapporto di
lavoro e non comporta la sospensione e la cancellazione
dalle liste di collocamento o dalle liste di mobilita’.
2. Agli ammessi a prestare attivita’ in un progetto di
servizio civile compete un assegno per il servizio civile,
non superiore al trattamento economico previsto per il
personale militare volontario in ferma annuale, nonche’ le
eventuali indennita’ da corrispondere in caso di servizio
civile all’estero. In ogni caso non sono dovuti i benefici
volti a compensare la condizione militare. La misura del
compenso dovuto ai volontari del servizio civile nazionale
e’ determinata con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri tenendo conto delle disponibilita’ finanziarie del
Fondo nazionale per il servizio civile.
3. L’Ufficio nazionale, tramite l’ISVAP, provvede a
predisporre condizioni generali di assicurazione per i
rischi connessi allo svolgimento del servizio civile.
4. Per i soggetti iscritti al Fondo pensioni lavoratori
dipendenti e alle gestioni speciali dei lavoratori
autonomi, agli iscritti ai fondi sostitutivi ed esclusivi
dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidita’,
la vecchiaia ed i superstiti ed alla gestione di cui
all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n.
335, i periodi corrispondenti al servizio civile su base
volontaria successivi al 1° gennaio 2009 sono riscattabili,
in tutto o in parte, a domanda dell’assicurato, e senza
oneri a carico del Fondo Nazionale del Servizio civile, con
le modalita’ di cui all’articolo 13 della legge 12 agosto
1962, n. 1338 e successive modificazioni ed integrazioni, e
sempreche’ gli stessi non siano gia’ coperti da
contribuzione in alcuno dei regimi stessi.
4-bis. Gli oneri da riscatto possono essere versati ai
regimi previdenziali di appartenenza in unica soluzione
ovvero in centoventi rate mensili senza l’applicazione di
interessi per la rateizzazione.
4-ter. Dal 1° gennaio 2009, cessa a carico del Fondo
Nazionale del Servizio Civile qualsiasi obbligo
contributivo ai fini di cui al comma 4 per il periodo di
servizio civile prestato dai volontari avviati dal 1°
gennaio 2009.
5. L’assistenza sanitaria agli ammessi a prestare
attivita’ di servizio civile e’ fornita dal Servizio
sanitario nazionale. Fermo restando quanto previsto
dall’articolo 68 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, le
certificazioni sanitarie a favore di chi presta il servizio
civile sono rilasciate gratuitamente da parte delle
strutture del Servizio sanitario nazionale e sono
rimborsate a carico del Fondo nazionale.
6. Il personale femminile del Servizio civile nazionale
e’ sospeso dall’attivita’ a decorrere dalla comunicazione
da parte dell’interessata all’Ufficio nazionale, alla
regione o alla provincia autonoma della certificazione
medica attestante lo stato di gravidanza e fino all’inizio
del periodo di astensione obbligatoria. Si applicano le
disposizioni di cui agli articoli 16 e 17 del decreto
legislativo 26 marzo 2001, n. 151. Dalla data di
sospensione del servizio a quella della sua ripresa e’
corrisposto l’assegno di cui al comma 2, ridotto di un
terzo, a carico del Fondo nazionale.
7. I dipendenti di amministrazioni pubbliche che
svolgono il servizio civile ai sensi del presente decreto
legislativo, sono collocati, a domanda, in aspettativa
senza assegni. In questo caso, il periodo trascorso in
aspettativa e’ computato per intero ai fini della
progressione in carriera, della attribuzione degli aumenti
periodici di stipendio. Si applicano le disposizioni
dell’articolo 20 della legge 24 dicembre 1986, n. 958. Gli
oneri gravano sul Fondo nazionale.
8. Al termine del periodo di servizio civile, compiuto
senza demerito, l’Ufficio nazionale per il servizio civile
o le regioni o le province autonome di Trento e di Bolzano,
per quanto di rispettiva competenza, rilasciano ai
volontari un apposito attestato da cui risulta
l’effettuazione del servizio civile. I titolari di tale
attestato sono equiparati al personale militare volontario
in ferma annuale.».
– Si riporta il testo del comma 1328 dell’art. 1 della
gia’ citata legge n. 296 del 2006:
«1328. Al fine di ridurre il costo a carico dello Stato
del servizio antincendi negli aeroporti, l’addizionale sui
diritti d’imbarco sugli aeromobili, di cui all’articolo 2,
comma 11, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e
successive modificazioni, e’ incrementata a decorrere
dall’anno 2007 di 50 centesimi di euro a passeggero
imbarcato. Un apposito fondo, alimentato dalle societa’
aeroportuali in proporzione al traffico generato, concorre
al medesimo fine per 30 milioni di euro annui. Con decreti
del Ministero dell’interno, da comunicare, anche con
evidenze informatiche, al Ministero dell’economia e delle
finanze, tramite l’Ufficio centrale del bilancio, nonche’
alle competenti Commissioni parlamentari e alla Corte dei
conti, si provvede alla ripartizione del fondo tra le
unita’ previsionali di base del centro di responsabilita’
«Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e
della difesa civile» dello stato di previsione del
Ministero dell’interno.».
– Si riporta il testo degli articoli 37 e 83 del decreto
legislativo 13 ottobre 2005, n. 217 (Ordinamento del
personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco a norma
dell’articolo 2 della L. 30 settembre 2004, n. 252):
«Art.37 (Procedura di negoziazione). – 1. La procedura
negoziale e’ avviata dal Ministro per la funzione pubblica
almeno quattro mesi prima della scadenza dei termini di cui
all’articolo 34, comma 2. Le trattative si svolgono tra i
soggetti di cui all’articolo 35 e si concludono con la
sottoscrizione di un’ipotesi di accordo.
2. La delegazione di parte pubblica, prima di procedere
alla sottoscrizione dell’ipotesi di accordo, verifica,
sulla base della rappresentativita’ accertata per
l’ammissione alle trattative ai sensi dell’articolo 35, che
le organizzazioni sindacali aderenti all’ipotesi
rappresentino piu’ del cinquanta per cento come media tra
il dato associativo e il dato elettorale, ovvero almeno il
sessanta per cento del dato elettorale.
3. Le organizzazioni sindacali dissenzienti possono
trasmettere al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai
Ministri che compongono la delegazione di parte pubblica le
loro osservazioni entro il termine di cinque giorni dalla
sottoscrizione dell’ipotesi di accordo.
4. L’ipotesi di accordo e’ corredata da prospetti
contenenti l’individuazione del personale interessato, i
costi unitari e gli oneri riflessi del trattamento
economico, nonche’ la quantificazione complessiva della
spesa, diretta e indiretta, con l’indicazione della
copertura finanziaria complessiva per l’intero periodo di
validita’. L’ipotesi di accordo non puo’ in ogni caso
comportare, direttamente o indirettamente, anche a carico
di esercizi successivi, impegni di spesa eccedenti rispetto
a quanto stabilito nel documento di programmazione
economico-finanziaria approvato dal Parlamento, nella legge
finanziaria, nonche’ nel bilancio.
5. Il Consiglio dei Ministri, entro quindici giorni
dalla sottoscrizione dell’ipotesi di accordo, verificate le
compatibilita’ finanziarie ed esaminate le eventuali
osservazioni di cui al comma 3, approva l’ipotesi di
accordo e il relativo schema di decreto del Presidente
della Repubblica, prescindendo dal parere del Consiglio di
Stato. Nel caso in cui l’accordo non sia definito entro
novanta giorni dall’inizio delle procedure, il Governo
riferisce alla Camera dei deputati e al Senato della
Repubblica nelle forme e nei modi stabiliti dai rispettivi
regolamenti.
6. Lo schema di decreto che recepisce l’ipotesi di
accordo, unitamente alla documentazione di cui al comma 4,
e’ trasmesso alla Corte dei conti, ai fini della
certificazione dell’attendibilita’ dei costi quantificati e
della loro compatibilita’ con gli strumenti di
programmazione e di bilancio di cui all’articolo 1-bis
della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive
modificazioni. La Corte dei conti delibera entro quindici
giorni dalla trasmissione dello schema di decreto, decorsi
i quali la certificazione si intende effettuata
positivamente. Si applicano, in quanto compatibili, le
disposizioni dei commi 6 e 7 dell’articolo 47 del decreto
legislativo 31 marzo 2001, n. 165.».
«Art.83 (Procedura di negoziazione). – 1. La procedura
negoziale e’ avviata dal Ministro per la funzione pubblica
almeno quattro mesi prima della scadenza dei termini di cui
all’articolo 80, comma 2. Le trattative si svolgono tra i
soggetti di cui all’articolo 81 e si concludono con la
sottoscrizione di un’ipotesi di accordo.
2. La delegazione di parte pubblica, prima di procedere
alla sottoscrizione dell’ipotesi di accordo, verifica,
sulla base della rappresentativita’ accertata per
l’ammissione alle trattative ai sensi dell’articolo 81, che
le organizzazioni sindacali aderenti all’ipotesi stessa
rappresentino piu’ del cinquanta per cento del dato
associativo espresso dal totale delle deleghe sindacali
rilasciate.
3. Le organizzazioni sindacali dissenzienti possono
trasmettere al Presidente del Consiglio dei Ministri ed ai
Ministri che compongono la delegazione di parte pubblica le
loro osservazioni entro il termine di cinque giorni dalla
sottoscrizione dell’ipotesi di accordo.
4. L’ipotesi di accordo e’ corredata da prospetti
contenenti l’individuazione del personale interessato, i
costi unitari e gli oneri riflessi del trattamento
economico, nonche’ la quantificazione complessiva della
spesa, diretta e indiretta, con l’indicazione della
copertura finanziaria complessiva per l’intero periodo di
validita’. L’ipotesi di accordo non puo’ in ogni caso
comportare, direttamente o indirettamente, anche a carico
di esercizi successivi, impegni di spesa eccedenti rispetto
a quanto stabilito nel documento di programmazione
economico-finanziaria approvato dal Parlamento, nella legge
finanziaria, nonche’ nel bilancio.
5. Il Consiglio dei Ministri, entro quindici giorni
dalla sottoscrizione dell’ipotesi di accordo, verificate le
compatibilita’ finanziarie ed esaminate le eventuali
osservazioni di cui al comma 3, approva l’ipotesi di
accordo e il relativo schema di decreto del Presidente
della Repubblica, prescindendo dal parere del Consiglio di
Stato. Nel caso in cui l’accordo non sia definito entro
novanta giorni dall’inizio delle procedure, il Governo
riferisce alla Camera dei deputati e al Senato della
Repubblica nelle forme e nei modi stabiliti dai rispettivi
regolamenti.
6. Lo schema di decreto che recepisce l’ipotesi di
accordo, unitamente alla documentazione di cui al comma 4,
e’ trasmesso alla Corte dei conti, ai fini della
certificazione dell’attendibilita’ dei costi quantificati e
della loro compatibilita’ con gli strumenti di
programmazione e di bilancio di cui all’articolo 1-bis
della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive
modificazioni. La Corte dei conti delibera entro quindici
giorni dalla trasmissione dello schema di decreto, decorsi
i quali la certificazione si intende effettuata
positivamente. Si applicano, in quanto compatibili, le
disposizioni dei commi 6 e 7 dell’articolo 47 del decreto
legislativo 31 marzo 2001, n. 165.».
– Si riporta il testo del comma 3 dell’art. 7 della
legge 8 marzo 2000, n. 53 (Disposizioni per il sostegno
della maternita’ e della paternita’, per il diritto alla
cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi
delle citta’) cosi’ come sostituito dalla presente legge:
«3. Con decreto del Ministro per la funzione pubblica,
di concerto con i Ministri del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica, del lavoro e della previdenza
sociale e per la solidarieta’ sociale, sono definiti i
requisiti, i criteri e le modalita’ applicative delle
disposizioni del comma 1 in riferimento ai dipendenti delle
pubbliche amministrazioni.».

Art. 5.

Detassazione contratti di produttivita’

1. Per il periodo dal 1° gennaio 2009 al 31 dicembre 2009 sono
prorogate le misure sperimentali per l’incremento della produttivita’
del lavoro, previste dall’articolo 2, comma 1, lettera c), del
decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito, con modificazioni,
dalla legge 24 luglio 2008, n. 126. Tali misure trovano applicazione,
entro il limite di importo complessivo di 6.000 euro lordi, con
esclusivo riferimento al settore privato e per i titolari di reddito
di lavoro dipendente non superiore, nell’anno 2008, a 35.000 euro, al
lordo delle somme assoggettate nel 2008 all’imposta sostitutiva di
cui all’articolo 2 del citato decreto-legge. Se il sostituto
d’imposta tenuto ad applicare l’imposta sostitutiva in tale periodo
non e’ lo stesso che ha rilasciato la certificazione unica dei
redditi per il 2008, il beneficiario attesta per iscritto l’importo
del reddito di lavoro dipendente conseguito nel medesimo anno 2008.

Riferimenti normativi:
– Si riporta il testo vigente dell’articolo 2 del
decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito, con
modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126 recante
“Disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di
acquisto delle famiglie”:
«Art. 2 (Misure sperimentali per l’incremento della
produttivita’ del lavoro). – 1. Salva espressa rinuncia
scritta del prestatore di lavoro, nel periodo dal 1° luglio
2008 al 31 dicembre 2008, sono soggetti a una imposta
sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche
e delle addizionali regionali e comunali pari al 10 per
cento, entro il limite di importo complessivo di 3.000 euro
lordi, le somme erogate a livello aziendale:
a) per prestazioni di lavoro straordinario, ai sensi del
decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, effettuate nel
periodo suddetto;
b) per prestazioni di lavoro supplementare ovvero per
prestazioni rese in funzione di clausole elastiche
effettuate nel periodo suddetto e con esclusivo riferimento
a contratti di lavoro a tempo parziale stipulati prima
della data di entrata in vigore del presente provvedimento;
c) in relazione a incrementi di produttivita’,
innovazione ed efficienza organizzativa e altri elementi di
competitivita’ e redditivita’ legati all’andamento
economico dell’impresa.
2. I redditi di cui al comma 1 non concorrono ai fini
fiscali e della determinazione della situazione economica
equivalente alla formazione del reddito complessivo del
percipiente o del suo nucleo familiare entro il limite
massimo di 3.000 euro. Resta fermo il computo dei predetti
redditi ai fini dell’accesso alle prestazioni previdenziali
e assistenziali, salve restando le prestazioni in godimento
sulla base del reddito di cui al comma 5.
3. L’imposta sostitutiva e’ applicata dal sostituto
d’imposta. Se quest’ultimo non e’ lo stesso che ha
rilasciato la certificazione unica dei redditi per il 2007,
il beneficiario attesta per iscritto l’importo del reddito
da lavoro dipendente conseguito nel medesimo anno 2007.
4. Per l’accertamento, la riscossione, le sanzioni e il
contenzioso, si applicano, in quanto compatibili, le
ordinarie disposizioni in materia di imposte dirette.
5. Le disposizioni di cui ai commi da 1 a 4 hanno natura
sperimentale e trovano applicazione con esclusivo
riferimento al settore privato e per i titolari di reddito
da lavoro dipendente non superiore, nell’anno 2007, a
30.000 euro. Trenta giorni prima del termine della
sperimentazione, il Ministro del lavoro, della salute e
delle politiche sociali procede, con le organizzazioni
sindacali dei datori e dei prestatori di lavoro
comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale,
a una verifica degli effetti delle disposizioni in esso
contenute. Alla verifica partecipa anche il Ministro per la
pubblica amministrazione e l’innovazione, al fine di
valutare l’eventuale estensione del provvedimento ai
dipendenti delle amministrazioni pubbliche di cui
all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165, e successive modificazioni.
6. Nell’articolo 51, comma 2, del testo unico delle
imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, la lettera b) e’
soppressa.».

Art. 6.

Deduzione dall’IRES e dall’IRPEF della quota di IRAP
relativa al costo del lavoro e degli interessi

1. A decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2008,
e’ ammesso in deduzione ai sensi dell’articolo 99, comma 1, del testo
unico delle imposte sui redditi, approvato con il D.P.R. 22 dicembre
1986, n. 917 e successive modificazioni, un importo pari al 10 per
cento dell’imposta regionale sulle attivita’ produttive determinata
ai sensi degli articoli 5, 5-bis, 6, 7 e 8 del decreto legislativo ((
15 dicembre 1997, n. 446, )) forfetariamente riferita all’imposta
dovuta sulla quota imponibile degli interessi passivi e oneri
assimilati al netto degli interessi attivi e proventi assimilati
ovvero delle spese per il personale dipendente e assimilato al netto
delle deduzioni spettanti ai sensi (( dell’articolo 11, commi )) 1,
lettera a), 1-bis, 4-bis, 4-bis.1 del medesimo decreto (( legislativo
n. 446 del 1997. ))
2. In relazione ai periodi d’imposta anteriori a quello in corso al
31 dicembre 2008, per i quali e’ stata comunque presentata, entro il
termine di cui all’articolo 38 del decreto del Presidente della
Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, istanza per il rimborso della
quota delle imposte sui redditi corrispondente alla quota dell’IRAP
riferita agli interessi passivi ed oneri assimilati ovvero alle spese
per il personale dipendente e assimilato, i contribuenti hanno
diritto, con le modalita’ e nei limiti stabiliti al comma 4, al
rimborso per una somma fino ad un massimo del 10 per cento dell’IRAP
dell’anno di competenza, riferita forfetariamente ai suddetti
interessi e spese per il personale, come determinata ai sensi del
comma 1.
3. I contribuenti che alla data di entrata in vigore del presente
decreto non hanno presentato domanda hanno diritto al rimborso previa
presentazione di istanza all’Agenzia delle entrate, esclusivamente in
via telematica, qualora sia ancora pendente il termine di cui
all’articolo 38 del decreto del Presidente della Repubblica 29
settembre 1973, n. 602.
4. Il rimborso di cui al comma 2 e’ eseguito secondo l’ordine
cronologico di presentazione delle istanze di cui ai commi 2 e 3, nel
rispetto dei limiti di spesa pari a 100 milioni di euro per l’anno
2009, 500 milioni di euro per il 2010 e a 400 milioni di euro per
l’anno 2011. Ai fini dell’eventuale completamento dei rimborsi, si
provvedera’ all’integrazione delle risorse con successivi
provvedimenti legislativi. Con provvedimento del Direttore
dell’Agenzia delle entrate sono stabilite le modalita’ di ((
presentazione delle istanze ed ogni altra disposizione di attuazione
del presente articolo.
4-bis. Le disposizioni recate dall’articolo 3 del decreto-legge 23
ottobre 2008, n. 162, convertito, con modificazioni, dalla legge 22
dicembre 2008, n. 201, si applicano altresi’ per tutti i soggetti
residenti o aventi domicilio nei territori maggiormente colpiti dagli
eventi sismici del 31 ottobre 2002 e individuati con decreti del
Ministero dell’economia e delle finanze del 14 e 15 novembre 2002 e
del 9 gennaio 2003, pubblicati, rispettivamente, nella Gazzetta
Ufficiale n. 270 del 18 novembre 2002, n. 272 del 20 novembre 2002 e
n. 16 del 21 gennaio 2003. A tal fine e’ autorizzata la spesa di 59,4
milioni di euro per l’anno 2009, di 32 milioni di euro per l’anno
2010, di 7 milioni di euro per l’anno 2011 e di 4 milioni di euro per
ciascuno degli anni dal 2012 al 2019. Le risorse di cui al periodo
precedente sono iscritte in un apposito fondo istituito presso il
Ministero dell’economia e delle finanze.
4-ter. All’onere derivante dal comma 4-bis, pari a 59,4 milioni di
euro per l’anno 2009, a 32 milioni di euro per l’anno 2010, a 7
milioni di euro per l’anno 2011 e a 4 milioni di euro per ciascuno
degli anni dal 2012 al 2019, si provvede mediante riduzione
dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 61 della legge 27
dicembre 2002, n. 289, relativa al Fondo per le aree sottoutilizzate,
per un importo, al fine di compensare gli effetti in termini di
indebitamento netto, pari a 178,2 milioni di euro per l’anno 2009, 64
milioni di euro per l’anno 2010, 7 milioni di euro per l’anno 2011 e
4 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2012 al 2019.
4-quater. All’articolo 1, comma 1324, della legge 27 dicembre 2006,
n. 296, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) le parole: « e 2009 » sono sostituite dalle seguenti: « , 2009 e
2010 »;
b) e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: « La detrazione
relativa all’anno 2010 non rileva ai fini della determinazione
dell’acconto IRPEF per l’anno 2011 ».
4-quinquies. Il fondo di cui all’articolo 5, comma 4, del
decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito, con modificazioni,
dalla legge 24 luglio 2008, n. 126, e’ ridotto di 1,3 milioni di euro
per l’anno 2010 e di 4,7 milioni di euro per l’anno 2011. ))

Riferimenti normativi:
– Si riporta il testo vigente dell’articolo 99, comma 1,
del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con il
D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 e successive modificazioni,
recante «Approvazione del testo unico delle imposte sui
redditi»:
«1. Le imposte sui redditi e quelle per le quali e’
prevista la rivalsa, anche facoltativa, non sono ammesse in
deduzione. Le altre imposte sono deducibili nell’esercizio
in cui avviene il pagamento.».
– Si riporta il testo vigente degli articoli 5, 5-bis,
6, 7 e 8 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446,
recante «Istituzione dell’imposta regionale sulle attivita’
produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e
delle detrazioni dell’Irpef e istituzione di una
addizionale regionale a tale imposta, nonche’ riordino
della disciplina dei tributi locali»:
«Art. 5 (Determinazione del valore della produzione
netta delle societa’ di capitali e degli enti
commerciali).- 1. Per i soggetti di cui all’articolo 3,
comma 1, lettera a), non esercenti le attivita’ di cui agli
articoli 6 e 7, la base imponibile e’ determinata dalla
differenza tra il valore e i costi della produzione di cui
alle lettere A) e B) dell’articolo 2425 del codice civile,
con esclusione delle voci di cui ai numeri 9), 10), lettere
c) e d), 12) e 13), cosi’ come risultanti dal conto
economico dell’esercizio.
2. Per i soggetti che redigono il bilancio in base ai
principi contabili internazionali, la base imponibile e’
determinata assumendo le voci del valore e dei costi della
produzione corrispondenti a quelle indicate nel comma 1.
3. Tra i componenti negativi non si considerano comunque
in deduzione: le spese per il personale dipendente e
assimilato classificate in voci diverse dalla citata voce
di cui alla lettera B), numero 9), dell’articolo 2425 del
codice civile, nonche’ i costi, i compensi e gli utili
indicati nel comma 1, lettera b), numeri da 2) a 5),
dell’articolo 11 del presente decreto; la quota interessi
dei canoni di locazione finanziaria, desunta dal contratto;
le perdite su crediti; l’imposta comunale sugli immobili di
cui al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504. I
contributi erogati in base a norma di legge, fatta
eccezione per quelli correlati a costi indeducibili,
nonche’ le plusvalenze e le minusvalenze derivanti dalla
cessione di immobili che non costituiscono beni strumentali
per l’esercizio dell’impresa, ne’ beni alla cui produzione
o al cui scambio e’ diretta l’attivita’ dell’impresa,
concorrono in ogni caso alla formazione del valore della
produzione. Sono comunque ammesse in deduzione quote di
ammortamento del costo sostenuto per l’acquisizione di
marchi d’impresa e a titolo di avviamento in misura non
superiore a un diciottesimo del costo indipendentemente
dall’imputazione al conto economico.
4. I componenti positivi e negativi classificabili in
voci del conto economico diverse da quelle indicate al
comma 1 concorrono alla formazione della base imponibile se
correlati a componenti rilevanti della base imponibile di
periodi d’imposta precedenti o successivi.
5. Indipendentemente dalla effettiva collocazione nel
conto economico, i componenti positivi e negativi del
valore della produzione sono accertati secondo i criteri di
corretta qualificazione, imputazione temporale e
classificazione previsti dai principi contabili adottati
dall’impresa.
«Art. 5-bis – (Determinazione del valore della
produzione netta delle societa’ di persone e delle imprese
individuali). – 1. Per i soggetti di cui all’articolo 3,
comma 1, lettera b), la base imponibile e’ determinata
dalla differenza tra l’ammontare dei ricavi di cui
all’articolo 85, comma 1, lettere a), b), f) e g), del
testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto
del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e
delle variazioni delle rimanenze finali di cui agli
articoli 92 e 93 del medesimo testo unico, e l’ammontare
dei costi delle materie prime, sussidiarie e di consumo,
delle merci, dei servizi, dell’ammortamento e dei canoni di
locazione anche finanziaria dei beni strumentali materiali
e immateriali. Non sono deducibili: le spese per il
personale dipendente e assimilato; i costi, i compensi e
gli utili indicati nel comma 1, lettera b), numeri da 2) a
5), dell’articolo 11 del presente decreto; la quota
interessi dei canoni di locazione finanziaria, desunta dal
contratto; le perdite su crediti; l’imposta comunale sugli
immobili di cui al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.
504. I contributi erogati in base a norma di legge
concorrono comunque alla formazione del valore della
produzione, fatta eccezione per quelli correlati a costi
indeducibili. I componenti rilevanti si assumono secondo le
regole di qualificazione, imputazione temporale e
classificazione valevoli per la determinazione del reddito
d’impresa ai fini dell’imposta personale.
2. I soggetti di cui al comma 1, in regime di
contabilita’ ordinaria, possono optare per la
determinazione del valore della produzione netta secondo le
regole di cui all’articolo 5. L’opzione e’ irrevocabile per
tre periodi d’imposta e deve essere comunicata con le
modalita’ e nei termini stabiliti con provvedimento del
direttore dell’Agenzia delle entrate da emanare entro il 31
marzo 2008. Al termine del triennio l’opzione si intende
tacitamente rinnovata per un altro triennio a meno che
l’impresa non opti, secondo le modalita’ e i termini
fissati dallo stesso provvedimento direttoriale, per la
determinazione del valore della produzione netta secondo le
regole del comma 1; anche in questo caso, l’opzione e’
irrevocabile per un triennio e tacitamente rinnovabile.
«Art. 6 – (Determinazione del valore della produzione
netta delle banche e di altri enti e societa’ finanziari).
– 1. Per le banche e gli altri enti e societa’ finanziari
indicati nell’articolo 1 del decreto legislativo 27 gennaio
1992, n. 87, e successive modificazioni, salvo quanto
previsto nei successivi commi, la base imponibile e’
determinata dalla somma algebrica delle seguenti voci del
conto economico redatto in conformita’ agli schemi
risultanti dai provvedimenti emessi ai sensi dell’articolo
9, comma 1, del decreto legislativo 28 febbraio 2005, n.
38:
a) margine d’intermediazione ridotto del 50 per cento
dei dividendi;
b) ammortamenti dei beni materiali e immateriali ad uso
funzionale per un importo pari al 90 per cento;
c) altre spese amministrative per un importo pari al 90
per cento.
2. Per le societa’ di intermediazione mobiliare e gli
intermediari, diversi dalle banche, abilitati allo
svolgimento dei servizi di investimento indicati
nell’articolo 1 del testo unico delle disposizioni in
materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto
legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, iscritti nell’albo
previsto dall’articolo 20 dello stesso decreto, assume
rilievo la differenza tra la somma degli interessi attivi e
proventi assimilati relativi alle operazioni di riporto e
di pronti contro termine e le commissioni attive riferite
ai servizi prestati dall’intermediario e la somma degli
interessi passivi e oneri assimilati relativi alle
operazioni di riporto e di pronti contro termine e le
commissioni passive riferite ai servizi prestati
dall’intermediario.
3. Per le societa’ di gestione dei fondi comuni di
investimento, di cui al citato testo unico di cui al
decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive
modificazioni, si assume la differenza tra le commissioni
attive e passive.
4. Per le societa’ di investimento a capitale variabile,
si assume la differenza tra le commissioni di
sottoscrizione e le commissioni passive dovute a soggetti
collocatori.
5. Per i soggetti indicati nei commi 2, 3 e 4, si
deducono i componenti negativi di cui alle lettere b) e c)
del comma 1 nella misura ivi indicata.
6. I componenti positivi e negativi si assumono cosi’
come risultanti dal conto economico dell’esercizio redatto
secondo i criteri contenuti nei provvedimenti della Banca
d’Italia 22 dicembre 2005 e 14 febbraio 2006, adottati ai
sensi dell’articolo 9 del decreto legislativo 28 febbraio
2005, n. 38, e pubblicati rispettivamente nei supplementi
ordinari alla Gazzetta Ufficiale n. 11 del 14 gennaio 2006
e n. 58 del 10 marzo 2006. Si applica il comma 4
dell’articolo 5.
7. Per la Banca d’Italia e l’Ufficio italiano dei cambi,
per i quali assumono rilevanza i bilanci compilati in
conformita’ ai criteri di rilevazione e di redazione
adottati dalla Banca centrale europea ai sensi dello
Statuto del Sistema europeo di banche centrali (SEBC) e
alle raccomandazioni dalla stessa formulate in materia, la
base imponibile e’ determinata dalla somma algebrica delle
seguenti componenti:
a) interessi netti;
b) risultato netto da commissioni, provvigioni e
tariffe;
c) costi per servizi di produzione di banconote;
d) risultato netto della redistribuzione del reddito
monetario;
e) ammortamenti delle immobilizzazioni materiali e
immateriali, nella misura del 90 per cento;
f) spese di amministrazione, nella misura del 90 per
cento.
8. Per i soggetti indicati nei commi precedenti non e’
comunque ammessa la deduzione: dei costi, dei compensi e
degli utili indicati nel comma 1, lettera b), numeri da 2)
a 5), dell’articolo 11; della quota interessi dei canoni di
locazione finanziaria, desunta dal contratto; dell’imposta
comunale sugli immobili di cui al decreto legislativo 30
dicembre 1992, n. 504. Gli interessi passivi concorrono
alla formazione del valore della produzione nella misura
del 96 per cento del loro ammontare. I contributi erogati
in base a norma di legge, fatta eccezione per quelli
correlati a costi indeducibili, nonche’ le plusvalenze e le
minusvalenze derivanti dalla cessione di immobili che non
costituiscono beni strumentali per l’esercizio
dell’impresa, ne’ beni alla cui produzione o al cui scambio
e’ diretta l’attivita’ dell’impresa, concorrono in ogni
caso alla formazione del valore della produzione. Sono
comunque ammesse in deduzione quote di ammortamento del
costo sostenuto per l’acquisizione di marchi d’impresa e a
titolo di avviamento in misura non superiore a un
diciottesimo del costo indipendentemente dall’imputazione
al conto economico.
9. Per le societa’ la cui attivita’ consiste, in via
esclusiva o prevalente, nella assunzione di partecipazioni
in societa’ esercenti attivita’ diversa da quella
creditizia o finanziaria, per le quali sussista l’obbligo
dell’iscrizione, ai sensi dell’articolo 113 del testo unico
delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al
decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385,
nell’apposita sezione dell’elenco generale dei soggetti
operanti nel settore finanziario, la base imponibile e’
determinata aggiungendo al risultato derivante
dall’applicazione dell’articolo 5 la differenza tra gli
interessi attivi e proventi assimilati e gli interessi
passivi e oneri assimilati. Gli interessi passivi
concorrono alla formazione del valore della produzione
nella misura del 96 per cento del loro ammontare
«Art. 7 – (Determinazione del valore della produzione
netta delle imprese di assicurazione). – 1. Per le imprese
di assicurazione, la base imponibile e’ determinata
apportando alla somma dei risultati del conto tecnico dei
rami danni (voce 29) e del conto tecnico dei rami vita
(voce 80) del conto economico le seguenti variazioni:
a) gli ammortamenti dei beni strumentali, ovunque
classificati, e le altre spese di amministrazione (voci 24
e 70), sono deducibili nella misura del 90 per cento;
b) i dividendi (voce 33) sono assunti nella misura del
50 per cento.
2. Dalla base imponibile non sono comunque ammessi in
deduzione: le spese per il personale dipendente e
assimilato ovunque classificate nonche’ i costi, i compensi
e gli utili indicati nel comma 1, lettera b), numeri da 2)
a 5), dell’articolo 11; le svalutazioni, le perdite e le
riprese di valore dei crediti; la quota interessi dei
canoni di locazione finanziaria, desunta dal contratto;
l’imposta comunale sugli immobili di cui al decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 504. Gli interessi passivi
concorrono alla formazione del valore della produzione
nella misura del 96 per cento del loro ammontare.
3. I contributi erogati in base a norma di legge, fatta
eccezione per quelli correlati a costi indeducibili,
nonche’ le plusvalenze e le minusvalenze derivanti dalla
cessione di immobili che non costituiscono beni strumentali
per l’esercizio dell’impresa, ne’ beni alla cui produzione
o al cui scambio e’ diretta l’attivita’ dell’impresa,
concorrono in ogni caso alla formazione del valore della
produzione. Sono comunque ammesse in deduzione quote di
ammortamento del costo sostenuto per l’acquisizione di
marchi d’impresa e a titolo di avviamento in misura non
superiore a un diciottesimo del costo indipendentemente
dall’imputazione al conto economico.
4. I componenti positivi e negativi si assumono cosi’
come risultanti dal conto economico dell’esercizio redatto
in conformita’ ai criteri contenuti nel decreto legislativo
26 maggio 1997, n. 173, e alle istruzioni impartite
dall’ISVAP con il provvedimento n. 735 del 1° dicembre
1997, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale n. 289 del 12 dicembre 1997
«Art 8. – (Determinazione del valore della produzione
netta dei soggetti di cui all’articolo 3, comma 1, lettera
c) – 1. Per i soggetti di cui all’articolo 3, comma 1,
lettera c), la base imponibile e’ determinata dalla
differenza tra l’ammontare dei compensi percepiti e
l’ammontare dei costi sostenuti inerenti alla attivita’
esercitata, compreso l’ammortamento dei beni materiali e
immateriali, esclusi gli interessi passivi e le spese per
il personale dipendente. I compensi, i costi e gli altri
componenti si assumono cosi’ come rilevanti ai fini della
dichiarazione dei redditi.»
– Si riporta il testo vigente dell’articolo 11, commi 1,
lettera a), 1-bis, 4-bis, 4-bis.1 del citato decreto
legislativo n. 446 del 1997, recante «Istituzione
dell’imposta regionale sulle attivita’ produttive,
revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle
detrazioni dell’Irpef e istituzione di una addizionale
regionale a tale imposta, nonche’ riordino della disciplina
dei tributi locali»:
«Art 11 (Disposizioni comuni per la determinazione del
valore della produzione netta). – 1. Nella determinazione
della base imponibile:
a) sono ammessi in deduzione:
1) i contributi per le assicurazioni obbligatorie
contro gli infortuni sul lavoro;
2) per i soggetti di cui all’articolo 3, comma 1,
lettere da a) a e), escluse le imprese operanti in
concessione e a tariffa nei settori dell’energia,
dell’acqua, dei trasporti, delle infrastrutture, delle
poste, delle telecomunicazioni, della raccolta e
depurazione delle acque di scarico e della raccolta e
smaltimento rifiuti, un importo pari a 4.600 euro, su base
annua, per ogni lavoratore dipendente a tempo indeterminato
impiegato nel periodo di imposta;
3) per i soggetti di cui all’articolo 3, comma 1,
lettere da a) a e), esclusi le banche, gli altri enti
finanziari, le imprese di assicurazione e le imprese
operanti in concessione e a tariffa nei settori
dell’energia, dell’acqua, dei trasporti, delle
infrastrutture, delle poste, delle telecomunicazioni, della
raccolta e depurazione delle acque di scarico e della
raccolta e smaltimento rifiuti, un importo fino a 9.200
euro, su base annua, per ogni lavoratore dipendente a tempo
indeterminato impiegato nel periodo d’imposta nelle regioni
Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia,
Sardegna e Sicilia; tale deduzione e’ alternativa a quella
di cui al numero 2), e puo’ essere fruita nel rispetto dei
limiti derivanti dall’applicazione della regola de minimis
di cui al regolamento (CE) n. 69/2001 della Commissione,
del 12 gennaio 2001, e successive modificazioni;
4) per i soggetti di cui all’articolo 3, comma 1,
lettere da a) a e), escluse le imprese operanti in
concessione e a tariffa nei settori dell’energia,
dell’acqua, dei trasporti, delle infrastrutture, delle
poste, delle telecomunicazioni, della raccolta e
depurazione delle acque di scarico e della raccolta e
smaltimento rifiuti, i contributi assistenziali e
previdenziali relativi ai lavoratori dipendenti a tempo
indeterminato;
5) le spese relative agli apprendisti, ai disabili e
le spese per il personale assunto con contratti di
formazione e lavoro, nonche’, per i soggetti di cui
all’articolo 3, comma 1, lettere da a) a e), i costi
sostenuti per il personale addetto alla ricerca e sviluppo,
ivi compresi quelli per il predetto personale sostenuti da
consorzi tra imprese costituiti per la realizzazione di
programmi comuni di ricerca e sviluppo, a condizione che
l’attestazione di effettivita’ degli stessi sia rilasciata
dal presidente del collegio sindacale ovvero, in mancanza,
da un revisore dei conti o da un professionista iscritto
negli albi dei revisori dei conti, dei dottori
commercialisti, dei ragionieri e periti commerciali o dei
consulenti del lavoro, nelle forme previste dall’articolo
13, comma 2, del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79,
convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997,
n. 140, e successive modificazioni, ovvero dal responsabile
del centro di assistenza fiscale;
(omissis)
1-bis. Per le imprese autorizzate all’autotrasporto di
merci, sono ammesse in deduzione le indennita’ di trasferta
previste contrattualmente, per la parte che non concorre a
formare il reddito del dipendente ai sensi dell’articolo
48, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di
cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre
1986, n. 917.
(omissis)
4-bis. Per i soggetti di cui all’articolo 3, comma 1,
lettere da a) ad e), sono ammessi in deduzione, fino a
concorrenza, i seguenti importi:
a) euro 7.350 se la base imponibile non supera euro
180.759,91;
b) euro 5.500 se la base imponibile supera euro
180.759,91 ma non euro 180.839,91;
c) euro 3.700 se la base imponibile supera euro
180.839,91 ma non euro 180.919,91;
d) euro 1.850 se la base imponibile supera euro
180.919,91 ma non euro 180.999,91;
d-bis) per i soggetti di cui all’articolo 3, comma 1,
lettere b) e c), l’importo delle deduzioni indicate nelle
precedenti lettere e’ aumentato, rispettivamente, di euro
2.150, euro 1.625, euro 1.050 ed euro 525.
4-bis.1. Ai soggetti di cui all’articolo 3, comma 1,
lettere da a) ad e), con componenti positivi che concorrono
alla formazione del valore della produzione non superiori
nel periodo d’imposta a euro 400.000, spetta una deduzione
dalla base imponibile pari a euro 1.850, su base annua, per
ogni lavoratore dipendente impiegato nel periodo d’imposta
fino a un massimo di cinque. Ai fini del computo del numero
di lavoratori dipendenti per i quali spetta la deduzione di
cui al presente comma non si tiene conto degli apprendisti,
dei disabili e del personale assunto con contratti di
formazione lavoro.
(omissis)».
Comma 2:
– Si riporta il testo vigente dell’articolo 38 del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973,
n. 602, recante «Disposizioni sulla riscossione delle
imposte sul reddito»:
«Art 38 (Rimborso dei versamenti diretti). – Il soggetto
che ha effettuato il versamento diretto puo’ presentare
all’intendente di finanza nella cui circoscrizione ha sede
il concessionario presso la quale e’ stato eseguito il
versamento, istanza di rimborso, entro il termine di
decadenza di quarantotto mesi dalla data del versamento
stesso, nel caso di errore materiale, duplicazione ed
inesistenza totale o parziale dell’obbligo di versamento.
L’istanza di cui al primo comma puo’ essere presentata
anche dal percipiente delle somme assoggettate a ritenuta
entro il termine di decadenza di quarantotto mesi dalla
data in cui la ritenuta e’ stata operata.
L’intendente di finanza, sentito l’ufficio delle
imposte, provvede al rimborso mediante ordinativo di
pagamento.
Si applicano il secondo e terzo comma dell’articolo
precedente.
Quando l’importo del versamento diretto effettuato ai
sensi del primo comma, n. 3), o del secondo comma, lettera
c), dell’art. 3 e’ superiore a quello dell’imposta
liquidata in base alla dichiarazione ai sensi dell’art.
36-bis del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, l’intendente
di finanza provvede al rimborso della differenza con
ordinativo di pagamento, su proposta dell’ufficio.
I rimborsi delle imposte non dovute ai sensi
dell’articolo 26-quater del decreto del Presidente della
Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, richiesti dalle
societa’ non residenti aventi i requisiti di cui alla
lettera a) del comma 4 del citato articolo 26-quater o da
stabili organizzazioni, situate in un altro Stato membro,
di societa’ che hanno i suddetti requisiti sono effettuati
entro un anno dalla data di presentazione della richiesta
stessa, che deve essere corredata dalla documentazione
prevista dall’articolo 26-quater, comma 6, del citato
decreto n. 600 del 1973 o dalla successiva data di
acquisizione degli elementi informativi eventualmente
richiesti.
Se i rimborsi non sono effettuati entro il termine di
cui al precedente comma, sulle somme rimborsate si
applicano gli interessi nella misura prevista dall’articolo
44, primo comma.».
Comma 3:
– L’articolo 38 del decreto del Presidente della
Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, recante «Disposizioni
sulla riscossione delle imposte sul reddito» e’ citato
nelle note al comma 2 del presente articolo.
Comma 4-bis:
– Si riporta il testo vigente dell’articolo 3 del
decreto-legge 23 ottobre 2008, n. 162, convertito, con
modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2008, n. 201,
recante «Interventi urgenti in materia di adeguamento dei
prezzi di materiali da costruzione, di sostegno ai settori
dell’autotrasporto, dell’agricoltura e della pesca
professionale, nonche’ di finanziamento delle opere per il
G8 e definizione degli adempimenti tributari per le regioni
Marche ed Umbria, colpite dagli eventi sismici del 1997»:
«Art. 3 (Interventi in materia di protezione civile). –
1. E’ autorizzata, in favore della regione Sardegna, la
spesa di 233 milioni di euro per fare fronte alla
realizzazione delle opere contenute nel piano del grande
evento relativo alla Presidenza italiana del G8, di cui al
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data
21 settembre 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.
222 del 24 settembre 2007, a valere sulle risorse del Fondo
per le aree sottoutilizzate di cui all’articolo 61 della
legge 27 dicembre 2002, n. 289, di cui:
a) 18,266 milioni rivenienti dalle somme relative alle
delibere CIPE 22 dicembre 2006, n. 165, e 22 dicembre 2006,
n. 179, pubblicate, rispettivamente, nella Gazzetta
Ufficiale n. 94 del 23 aprile 2007 e n. 118 del 23 maggio
2007, di applicazione delle sanzioni sulle assegnazioni
alla regione Sardegna ex delibere CIPE n. 36/2002 e n.
17/2003;
b) 103,690 milioni derivanti dalle assegnazioni alla
regione Sardegna ex delibera CIPE n. 20/2004, non impegnate
nei termini prescritti dalla delibera CIPE 22 marzo 2006,
n. 14, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 256 del 3
novembre 2006;
c) 111,044 milioni nell’ambito delle risorse destinate
alla regione Sardegna dalla delibera CIPE 21 dicembre 2007,
n. 166, pubblicata nel supplemento ordinario n. 123 alla
Gazzetta Ufficiale n. 111 del 13 maggio 2008, per la
realizzazione di programmi strategici di interesse
regionale.
2. Al fine di effettuare la definizione della propria
posizione ai sensi dell’articolo 2, comma 109, della legge
24 dicembre 2007, n. 244, e dell’articolo 2, comma 1, del
decreto-legge 8 aprile 2008, n. 61, convertito dalla legge
6 giugno 2008, n. 103, i soggetti interessati corrispondono
l’ammontare dovuto per ciascun tributo o contributo,
ovvero, per ciascun carico iscritto a ruolo, oggetto delle
sospensioni ivi indicate, al netto dei versamenti gia’
eseguiti, ridotto al quaranta per cento, in centoventi rate
mensili di pari importo da versare entro il giorno 16 di
ciascun mese a decorrere da giugno 2009. Al relativo onere,
pari a 15 milioni di euro per l’anno 2008 e a 10 milioni di
euro per l’anno 2009, si provvede mediante riduzione
dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 61, comma
1, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, relativa al Fondo
per le aree sottoutilizzate, per un importo di 45 milioni
di euro per l’anno 2008 e di 10 milioni di euro per l’anno
2009, al fine di compensare gli effetti sui saldi di
finanza pubblica. Il fondo di cui all’articolo 6, comma 2,
del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, e’ incrementato
di 8,3 milioni di euro per l’anno 2009, di 18,3 milioni di
euro per l’anno 2010 e di 3,3 milioni di euro per l’anno
2011 in termini di sola cassa.
2-bis. Le disposizioni di cui al comma 2 si applicano ai
soggetti privati e, in deroga all’articolo 6, comma 1-bis,
del decreto-legge 9 ottobre 2006, n. 263, convertito, con
modificazioni, dalla legge 6 dicembre 2006, n. 290,
limitatamente ai pagamenti relativi a contributi
previdenziali, assistenziali e assicurativi, ai soggetti
pubblici che hanno usufruito della sospensione prevista
dall’articolo 13 dell’ordinanza del Ministro dell’interno,
delegato per il coordinamento della protezione civile, n.
2668 del 28 settembre 1997, pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale n. 228 del 30 settembre 1997, e successive
proroghe e integrazioni. Al relativo onere, pari a 2
milioni di euro per l’anno 2008 e a 3 milioni di euro per
ciascuno degli anni 2009 e 2010, si provvede mediante
riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo
61, comma 1, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, relativa
al Fondo per le aree sottoutilizzate, per un importo di 6
milioni di euro per l’anno 2008 e di 3 milioni di euro per
ciascuno degli anni 2009 e 2010.
3. I medesimi soggetti, entro la stessa data del 16
gennaio 2009, effettuano gli adempimenti tributari, diversi
dai versamenti, non eseguiti per effetto delle sospensioni
citate dalle disposizioni legislative indicate al comma 2,
con le modalita’ stabilite con provvedimento del Direttore
dell’Agenzia delle entrate. I contribuenti che, ai sensi
dell’articolo 14 dell’ordinanza del Ministro dell’interno
n. 2668 del 28 settembre 1997, pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale n. 228 del 30 settembre 1997, hanno chiesto la
sospensione della effettuazione delle ritenute alla fonte
si avvalgono della definizione, effettuando direttamente il
versamento dell’importo dovuto alle scadenze e con le
modalita’ previste dal presente articolo.
4. Il mancato versamento delle somme dovute per la
definizione, entro le scadenze previste dal comma 2, non
determina l’inefficacia della definizione stessa. In tale
caso si applicano le sanzioni e gli interessi previsti
dalle vigenti disposizioni in materia di mancato o tardivo
versamento delle imposte e dei contributi previdenziali,
assistenziali ed assicurativi. Per il recupero delle somme
non corrisposte alle prescritte scadenze si applicano le
disposizioni dell’articolo 14 del decreto del Presidente
della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e dell’articolo
24 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46.Per le
somme iscritte a ruolo, oggetto della sospensione, il
mancato versamento alle prescritte scadenze comporta la
riscossione coattiva delle rate non pagate.
5. I soggetti che si avvalgono della definizione
tributaria comunicano, con apposito modello, da approvarsi
con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate,
le modalita’ ed i dati relativi alla definizione. Nel
medesimo provvedimento e’ stabilito anche il termine di
presentazione del modello».
– Il decreto del Ministero dell’economia e delle finanze
del 14 novembre 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
n. 270 del 18 novembre 2002, reca «Sospensione dei termini
relativi agli adempimenti di obblighi tributari aventi
scadenza nel periodo dal 29 ottobre 2002 al 31 marzo 2003 a
favore dei soggetti residenti, alla data del 29 ottobre
2002, in taluni comuni della provincia di Catania
interessati dall’eruzione del vulcano Etna».
– Il decreto del Ministero dell’economia e delle finanze
del 15 novembre 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
n. 272 del 20 novembre 2002, reca«Sospensione dei termini
relativi agli adempimenti di obblighi tributari aventi
scadenza nel periodo dal 31 ottobre 2002 al 31 marzo 2003 a
favore dei soggetti residenti, alla data del 31 ottobre
2002, in alcuni comuni della provincia di Campobasso e in
un comune della provincia di Foggia, interessati dagli
eventi sismici verificatisi nella stessa data del 31
ottobre 2002».
– Il decreto del 9 gennaio 2003, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 16 del 21 gennaio 2003, reca
«Sospensione dei termini relativi agli adempimenti degli
obblighi tributari per i soggetti residenti nei territori
dei comuni di Provvidenti e Pietra Montecorvino».
Comma 4-ter:
– Si riporta il testo vigente dell’articolo 61 della
legge 27 dicembre 2002, n. 289, recante«Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato»
(legge finanziaria 2003):
«Art. 61 (Fondo per le aree sottoutilizzate ed
interventi nelle medesime aree). – 1. A decorrere dall’anno
2003 e’ istituito il fondo per le aree sottoutilizzate,
coincidenti con l’ambito territoriale delle aree depresse
di cui alla legge 30 giugno 1998, n. 208, al quale
confluiscono le risorse disponibili autorizzate dalle
disposizioni legislative, comunque evidenziate
contabilmente in modo autonomo, con finalita’ di
riequilibrio economico e sociale di cui all’allegato 1,
nonche’ la dotazione aggiuntiva di 400 milioni di euro per
l’anno 2003, di 650 milioni di euro per l’anno 2004 e di
7.000 milioni di euro per l’anno 2005.
2. A decorrere dall’anno 2004 si provvede ai sensi
dell’articolo 11, comma 3, lettera f), della legge 5 agosto
1978, n. 468, e successive modificazioni.
3. Il fondo e’ ripartito esclusivamente tra gli
interventi previsti dalle disposizioni legislative di cui
al comma 1, con apposite delibere del CIPE adottate sulla
base del criterio generale di destinazione territoriale
delle risorse disponibili e per finalita’ di riequilibrio
economico e sociale, nonche’:
a) per gli investimenti pubblici, ai quali sono
finalizzate le risorse stanziate a titolo di
rifinanziamento degli interventi di cui all’articolo 1
della citata legge n. 208 del 1998, e comunque realizzabili
anche attraverso le altre disposizioni legislative di cui
all’allegato 1, sulla base, ove applicabili, dei criteri e
dei metodi indicati all’articolo 73 della legge 28 dicembre
2001, n. 448;
b) per gli incentivi, secondo criteri e metodi volti a
massimizzare l’efficacia complessiva dell’intervento e la
sua rapidita’ e semplicita’, sulla base dei risultati
ottenuti e degli indirizzi annuali del Documento di
programmazione economico-finanziaria, e a rispondere alle
esigenze del mercato.
4. Le risorse finanziarie assegnate dal CIPE
costituiscono limiti massimi di spesa ai sensi del comma
6-bis dell’articolo 11-ter della legge 5 agosto 1978, n.
468.
5. Il CIPE, con proprie delibere da sottoporre al
controllo preventivo della Corte dei conti, stabilisce i
criteri e le modalita’ di attuazione degli interventi
previsti dalle disposizioni legislative di cui al comma 1,
anche al fine di dare immediata applicazione ai principi
contenuti nel comma 2 dell’articolo 72. Sino all’adozione
delle delibere di cui al presente comma, ciascun intervento
resta disciplinato dalle disposizioni di attuazione vigenti
alla data di entrata in vigore della presente legge.
6. Al fine di dare attuazione al comma 3, il CIPE
effettua un monitoraggio periodico della domanda rivolta ai
diversi strumenti e del loro stato di attuazione; a tale
fine si avvale, oltre che delle azioni di monitoraggio gia’
in atto, di specifici contributi dell’ISTAT e delle Camere
di commercio, industria, artigianato e agricoltura. Entro
il 30 giugno di ogni anno il CIPE approva una relazione
sugli interventi effettuati nell’anno precedente,
contenente altresi’ elementi di valutazione sull’attivita’
svolta nell’anno in corso e su quella da svolgere nell’anno
successivo. Il Ministro dell’economia e delle finanze
trasmette tale relazione al Parlamento.
7. Partecipano in via ordinaria alle riunioni del CIPE,
con diritto di voto, il Ministro per gli affari regionali
in qualita’ di presidente della Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano, e il presidente della Conferenza dei
presidenti delle regioni e delle province autonome di
Trento e di Bolzano, o un suo delegato, in rappresentanza
della Conferenza stessa. Copia delle deliberazioni del CIPE
relative all’utilizzo del fondo di cui al presente articolo
sono trasmesse al Parlamento e di esse viene data formale
comunicazione alle competenti Commissioni.
8. Il Ministro dell’economia e delle finanze e’
autorizzato ad apportare, anche con riferimento
all’articolo 60, con propri decreti, le occorrenti
variazioni di bilancio in termini di residui, competenza e
cassa tra le pertinenti unita’ previsionali di base degli
stati di previsione delle amministrazioni interessate.
9. Le economie derivanti da provvedimenti di revoca
totale o parziale delle agevolazioni di cui all’articolo 1
del decreto-legge 23 giugno 1995, n. 244, convertito, con
modificazioni, dalla legge 8 agosto 1995, n. 341, nonche’
quelle di cui all’articolo 8, comma 2, della legge 7 agosto
1997, n. 266, sono utilizzate dal Ministero delle attivita’
produttive per la copertura degli oneri statali relativi
alle iniziative imprenditoriali comprese nei patti
territoriali e per il finanziamento di nuovi contratti di
programma. Per il finanziamento di nuovi contratti di
programma, una quota pari al 70 per cento delle economie e’
riservata alle aree sottoutilizzate del Centro-Nord,
ricomprese nelle aree ammissibili alle deroghe previste
dall’articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del Trattato che
istituisce la Comunita’ europea, nonche’ alle aree
ricomprese nell’obiettivo 2, di cui al regolamento (CE) n.
1260/1999 del Consiglio, del 21 giugno 1999.
10. Le economie derivanti da provvedimenti di revoca
totale o parziale delle agevolazioni di cui all’articolo 1,
comma 2, del decreto-legge 22 ottobre 1992, n. 415,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre
1992, n. 488, sono utilizzate dal Ministero delle attivita’
produttive, oltre che per gli interventi previsti dal
citato decreto-legge n. 415 del 1992, anche, nel limite del
100 per cento delle economie stesse, per il finanziamento
di nuovi contratti di programma. Per il finanziamento di
nuovi contratti di programma una quota pari all’85 per
cento delle economie e’ riservata alle aree depresse del
Mezzogiorno ricomprese nell’obiettivo 1, di cui al citato
regolamento (CE) n. 1260/1999, e una quota pari al 15 per
cento alle aree sottoutilizzate del Centro-Nord, ricomprese
nelle aree ammissibili alle deroghe previste dal citato
articolo 87, paragrafo 3, lettera c), del Trattato che
istituisce la Comunita’ europea, nonche’ alle aree
ricomprese nell’obiettivo 2, di cui al predetto
regolamento.
11. All’articolo 18 del decreto legislativo 21 aprile
2000, n. 185, dopo il comma 1, e’ inserito il seguente:
«1-bis. Sono esclusi dal finanziamento i progetti che si
riferiscono a settori esclusi o sospesi dal CIPE, con
propria delibera, sentita la Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano, o da disposizioni comunitaria.».
12. All’articolo 23 del decreto legislativo 21 aprile
2000, n. 185, dopo il comma 3, e’ inserito il seguente:
«3-bis. La societa’ di cui al comma 1 puo’ essere
autorizzata dal Ministero dell’economia e delle finanze ad
effettuare, con le modalita’ da esso stabilite ed a valere
sulle risorse del fondo di cui all’articolo 27, comma 11,
della legge 23 dicembre 1999, n. 488, una o piu’ operazioni
di cartolarizzazione dei crediti maturati con i mutui di
cui al presente decreto. Alle predette operazioni di
cartolarizzazione si applicano le disposizioni di cui
all’articolo 15 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, e
successive modificazioni. I ricavi rinvenienti dalle
predette operazioni affluiscono al medesimo fondo per
essere riutilizzati per gli interventi di cui al presente
decreto. Dell’entita’ e della destinazione dei ricavi
suddetti la societa’ informa quadrimestralmente il CIPE».
13. Nei limiti delle risorse di cui al comma 3 possono
essere concesse agevolazioni in favore delle imprese
operanti in settori ammissibili alle agevolazioni ai sensi
del decreto-legge 22 ottobre 1992, n. 415, convertito, con
modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1992, n. 488, ed
aventi sede nelle aree ammissibili alle deroghe previste
dall’articolo 87, paragrafo 3, lettere a) e c), del
Trattato che istituisce la Comunita’ europea, nonche’ nelle
aree ricadenti nell’obiettivo 2 di cui al regolamento (CE)
n. 1260/1999 del Consiglio, del 21 giugno 1999, che
investono, nell’ambito di programmi di penetrazione
commerciale, in campagne pubblicitarie localizzate in
specifiche aree territoriali del Paese. L’agevolazione e’
riconosciuta sulle spese documentate dell’esercizio di
riferimento che eccedono il totale delle spese
pubblicitarie dell’esercizio precedente e nelle misure
massime previste per gli aiuti a finalita’ regionale, nel
rispetto dei limiti della regola «de minimis» di cui al
regolamento (CE) n. 69/2001 della Commissione, del 12
gennaio 2001. Il CIPE, con propria delibera da sottoporre
al controllo preventivo della Corte dei conti, stabilisce
le risorse da riassegnare all’unita’ previsionale di base
6.1.2.7 «Devoluzione di proventi» dello stato di previsione
del Ministero dell’economia e delle finanze, ed indica la
data da cui decorre la facolta’ di presentazione e le
modalita’ delle relative istanze. I soggetti che intendano
avvalersi dei contributi di cui al presente comma devono
produrre istanza all’Agenzia delle entrate che provvede
entro trenta giorni a comunicare il suo eventuale
accoglimento secondo l’ordine cronologico delle domande
pervenute. Qualora l’utilizzazione del contributo esposta
nell’istanza non risulti effettuata, nell’esercizio di
imposta cui si riferisce la domanda, il soggetto
interessato decade dal diritto al contributo e non puo’
presentare una nuova istanza nei dodici mesi successivi
alla conclusione dell’esercizio fiscale.».
Comma 4-quater:
– Si riporta il testo dell’art.1, comma 1324, della
legge 27 dicembre 2006, n. 296, recante «Disposizioni per
la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello
Stato» (legge finanziaria 2007) cosi’ come modificato dalla
presente legge:
«1324. Per i soggetti non residenti, le detrazioni per
carichi di famiglia di cui all’articolo 12 del decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e
successive modificazioni, spettano per gli anni 2007, 2008
2009 e 2010, a condizione che gli stessi dimostrino, con
idonea documentazione, individuata con apposito decreto del
Ministro dell’economia e delle finanze da emanare entro
trenta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, che le persone alle quali tali detrazioni
si riferiscono non possiedano un reddito complessivo
superiore, al lordo degli oneri deducibili, al limite di
cui al suddetto articolo 12, comma 2, compresi i redditi
prodotti fuori dal territorio dello Stato, e di non godere,
nel paese di residenza, di alcun beneficio fiscale connesso
ai carichi familiari. La detrazione relativa all’anno 2010
non rileva ai fini della determinazione dell’acconto IRPEF
per l’anno 2011».
– Si riporta il testo vigente dell’art. 5, comma 4, del
citato decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93:
«4. Nello stato di previsione del Ministero
dell’economia e delle finanze e’ istituito un fondo con una
dotazione pari a 115 milioni di euro per l’anno 2008, 120
milioni di euro per l’anno 2009 e 55,5 milioni di euro per
l’anno 2010, da utilizzare a reintegro delle dotazioni
finanziarie dei programmi di spesa. L’utilizzo del fondo e’
disposto, con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri, su proposta del Ministro competente, di concerto
con il Ministro dell’economia e delle finanze.
(omissis)».

(( Art. 6-bis

Disposizioni in materia di disavanzi sanitari

1. L’articolo 1, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre
2008, n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4
dicembre 2008, n. 189, trova applicazione, su richiesta
delle regioni interessate, alle condizioni ivi previste,
anche nei confronti delle regioni che hanno sottoscritto
accordi in applicazione dell’articolo 1, comma 180, della
legge 30 dicembre 2004, n. 311, e successive modificazioni,
e nelle quali non e’ stato nominato il commissario ad acta
per l’attuazione del piano di rientro. L’autorizzazione di
cui al presente comma puo’ essere deliberata a condizione
che la regione interessata abbia provveduto alla copertura
del disavanzo sanitario residuo con risorse di bilancio
idonee e congrue entro il 31 dicembre dell’esercizio
interessato.
2. Le somme erogate alla regione ai sensi del comma 1 si
intendono erogate a titolo di anticipazione e sono oggetto
di recupero, a valere su somme spettanti a qualsiasi
titolo, qualora la regione interessata non attui il piano
di rientro nella dimensione finanziaria stabilita nello
stesso. Con deliberazione del Consiglio dei ministri sono
stabiliti l’entita’, i termini e le modalita’ del predetto
recupero, in relazione ai mancati obiettivi regionali.
3. Ai fini del rispetto degli obiettivi di finanza
pubblica e di programmazione sanitaria connessi anche
all’attuazione dei piani di rientro dai disavanzi sanitari,
con riferimento all’anno 2008, nelle regioni per le quali
si e’ verificato il mancato raggiungimento degli obiettivi
programmati di risanamento e riequilibrio
economico-finanziario contenuti nello specifico piano di
rientro dai disavanzi sanitari, di cui all’accordo
sottoscritto, ai sensi dell’articolo 1, comma 180, della
legge 30 dicembre 2004, n. 311, e successive modificazioni,
non si applicano le misure previste dall’articolo 1, comma
796, lettera b), sesto periodo, della legge 27 dicembre
2006, n. 296, limitatamente all’importo corrispondente a
quello per il quale la regione ha adottato, entro il 31
dicembre 2008, misure di copertura di bilancio idonee e
congrue a conseguire l’equilibrio economico nel settore
sanitario per il medesimo anno, fermo restando quanto
previsto dall’articolo 4 del decreto-legge 1o ottobre 2007,
n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29
novembre 2007, n. 222, e successive modificazioni. ))

Riferimenti normativi:
– Si riporta il testo del comma 2 dell’art. 1 del
decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154 (Disposizioni urgenti
per il contenimento della spesa sanitaria e in materia di
regolazioni contabili con le autonomie locali) convertito,
con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189:
«2. In favore delle regioni che hanno sottoscritto
accordi in applicazione dell’articolo 1, comma 180, della
legge 30 dicembre 2004, n. 311, e successive modificazioni,
e nelle quali, ai sensi dell’articolo 4 del decreto-legge
1° ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni,
dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, e’ stato nominato il
commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro,
puo’ essere autorizzata, con deliberazione del Consiglio
dei Ministri, l’erogazione, in tutto o in parte, del
maggior finanziamento condizionato alla verifica positiva
degli adempimenti, in deroga a quanto stabilito
dall’articolo 8 dell’intesa tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano del 23 marzo 2005,
pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale n. 105 del 7 maggio 2005, e dallo specifico
accordo sottoscritto fra lo Stato e la singola regione.
L’autorizzazione puo’ essere deliberata qualora si siano
verificate le seguenti condizioni:
a) si sia manifestata, in conseguenza della mancata
erogazione del maggior finanziamento condizionato alla
verifica positiva degli adempimenti, una situazione di
emergenza finanziaria regionale tale da compromettere gli
impegni finanziari assunti dalla regione stessa, nonche’
l’ordinato svolgimento del sistema dei pagamenti regionale,
con possibili gravi ripercussioni sistemiche;
b) siano stati adottati, da parte del commissario ad
acta, entro il termine indicato dal Presidente del
Consiglio dei Ministri, provvedimenti significativi in
termini di effettiva e strutturale correzione degli
andamenti della spesa, da verificarsi da parte del tavolo
di verifica degli adempimenti e del Comitato permanente per
la verifica dei livelli essenziali di assistenza, di cui
rispettivamente agli articoli 9 e 12 della citata intesa
del 23 marzo 2005.».
– Si riporta il testo del comma 180 dell’art. 1 della
legge 30 dicembre 2004, n. 311, e successive modificazioni
(Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e
pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2005):
«180. La regione interessata, nelle ipotesi indicate ai
commi 174 e 176 nonche’ in caso di mancato adempimento per
gli anni 2004 e precedenti, anche avvalendosi del supporto
tecnico dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali,
procede ad una ricognizione delle cause ed elabora un
programma operativo di riorganizzazione, di
riqualificazione o di potenziamento del Servizio sanitario
regionale, di durata non superiore al triennio. I Ministri
della salute e dell’economia e delle finanze e la singola
regione stipulano apposito accordo che individui gli
interventi necessari per il perseguimento dell’equilibrio
economico, nel rispetto dei livelli essenziali di
assistenza e degli adempimenti di cui alla intesa prevista
dal comma 173. La sottoscrizione dell’accordo e’ condizione
necessaria per la riattribuzione alla regione interessata
del maggiore finanziamento anche in maniera parziale e
graduale, subordinatamente alla verifica della effettiva
attuazione del programma.».
– Si riporta il testo del comma 796 dell’art. 1 della
gia’ citata legge n. 296 del 2006:
«796. Per garantire il rispetto degli obblighi
comunitari e la realizzazione degli obiettivi di finanza
pubblica per il triennio 2007-2009, in attuazione del
protocollo di intesa tra il Governo, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano per un patto
nazionale per la salute sul quale la Conferenza delle
regioni e delle province autonome, nella riunione del 28
settembre 2006, ha espresso la propria condivisione:
a) il finanziamento del Servizio sanitario nazionale,
cui concorre ordinariamente lo Stato, e’ determinato in
96.040 milioni di euro per l’anno 2007, in 99.082 milioni
di euro per l’anno 2008 e in 102.285 milioni di euro per
l’anno 2009, comprensivi dell’importo di 50 milioni di
euro, per ciascuno degli anni indicati, a titolo di
ulteriore finanziamento a carico dello Stato per l’ospedale
«Bambino Gesu’», preventivamente accantonati ed erogati
direttamente allo stesso ospedale dallo Stato. All’articolo
1, comma 278, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, le
parole: «a decorrere dall’anno 2006» sono sostituite dalle
seguenti: «limitatamente all’anno 2006»;
b) e’ istituito per il triennio 2007-2009, un Fondo
transitorio di 1.000 milioni di euro per l’anno 2007, di
850 milioni di euro per l’anno 2008 e di 700 milioni di
euro per l’anno 2009, la cui ripartizione tra le regioni
interessate da elevati disavanzi e’ disposta con decreto
del Ministro della salute, di concerto con il Ministro
dell’economia e delle finanze, d’intesa con la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano. L’accesso alle
risorse del Fondo di cui alla presente lettera e’
subordinato alla sottoscrizione di apposito accordo ai
sensi dell’articolo 1, comma 180, della legge 30 dicembre
2004, n. 311, e successive modificazioni, comprensivo di un
piano di rientro dai disavanzi. Il piano di rientro deve
contenere sia le misure di riequilibrio del profilo
erogativo dei livelli essenziali di assistenza, per
renderlo conforme a quello desumibile dal vigente Piano
sanitario nazionale e dal vigente decreto del Presidente
del Consiglio dei Ministri di fissazione dei medesimi
livelli essenziali di assistenza, sia le misure necessarie
all’azzeramento del disavanzo entro il 2010, sia gli
obblighi e le procedure previsti dall’articolo 8
dell’intesa 23 marzo 2005 sancita dalla Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano, pubblicata nel
supplemento ordinario n. 83 alla Gazzetta Ufficiale n. 105
del 7 maggio 2005. Tale accesso presuppone che sia scattata
formalmente in modo automatico o che sia stato attivato
l’innalzamento ai livelli massimi dell’addizionale
regionale all’imposta sul reddito delle persone fisiche e
dell’aliquota dell’imposta regionale sulle attivita’
produttive, fatte salve le aliquote ridotte disposte con
leggi regionali a favore degli esercenti un’attivita’
imprenditoriale, commerciale, artigianale o comunque
economica, ovvero una libera arte o professione, che
abbiano denunciato richieste estorsive e per i quali
ricorrano le condizioni di cui all’articolo 4 della legge
23 febbraio 1999, n. 44. Qualora nel procedimento di
verifica annuale del piano si prefiguri il mancato rispetto
di parte degli obiettivi intermedi di riduzione del
disavanzo contenuti nel piano di rientro, la regione
interessata puo’ proporre misure equivalenti che devono
essere approvate dai Ministeri della salute e dell’economia
e delle finanze. In ogni caso l’accertato verificarsi del
mancato raggiungimento degli obiettivi intermedi comporta
che, con riferimento all’anno d’imposta dell’esercizio
successivo, l’addizionale all’imposta sul reddito delle
persone fisiche e l’aliquota dell’imposta regionale sulle
attivita’ produttive si applicano oltre i livelli massimi
previsti dalla legislazione vigente fino all’integrale
copertura dei mancati obiettivi. La maggiorazione ha
carattere generalizzato e non settoriale e non e’
suscettibile di differenziazioni per settori di attivita’ e
per categorie di soggetti passivi. Qualora invece sia
verificato che il rispetto degli obiettivi intermedi e’
stato conseguito con risultati ottenuti quantitativamente
migliori, la regione interessata puo’ ridurre, con
riferimento all’anno d’imposta dell’esercizio successivo,
l’addizionale all’imposta sul reddito delle persone fisiche
e l’aliquota dell’imposta regionale sulle attivita’
produttive per la quota corrispondente al miglior risultato
ottenuto. Gli interventi individuati dai programmi
operativi di riorganizzazione, qualificazione o
potenziamento del servizio sanitario regionale, necessari
per il perseguimento dell’equilibrio economico, nel
rispetto dei livelli essenziali di assistenza, oggetto
degli accordi di cui all’articolo 1, comma 180, della legge
30 dicembre 2004, n. 311, e successive modificazioni, come
integrati dagli accordi di cui all’articolo 1, commi 278 e
281, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, sono vincolanti
per la regione che ha sottoscritto l’accordo e le
determinazioni in esso previste possono comportare effetti
di variazione dei provvedimenti normativi ed amministrativi
gia’ adottati dalla medesima regione in materia di
programmazione sanitaria. Il Ministero della salute, di
concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze,
assicura l’attivita’ di affiancamento delle regioni che
hanno sottoscritto l’accordo di cui all’articolo 1, comma
180, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, comprensivo di
un Piano di rientro dai disavanzi, sia ai fini del
monitoraggio dello stesso, sia per i provvedimenti
regionali da sottoporre a preventiva approvazione da parte
del Ministero della salute e del Ministero dell’economia e
delle finanze, sia per i Nuclei da realizzarsi nelle
singole regioni con funzioni consultive di supporto
tecnico, nell’ambito del Sistema nazionale di verifica e
controllo sull’assistenza sanitaria di cui all’articolo 1,
comma 288, della legge 23 dicembre 2005, n. 266;
c) all’articolo 1, comma 174, della legge 30 dicembre
2004, n. 311, e successive modificazioni, le parole:
«all’anno d’imposta 2006» sono sostituite dalle seguenti:
«agli anni di imposta 2006 e successivi». Il procedimento
per l’accertamento delle risultanze contabili regionali, ai
fini dell’avvio delle procedure di cui al citato articolo
1, comma 174, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e
successive modificazioni, e’ svolto dal Tavolo tecnico per
la verifica degli adempimenti di cui all’articolo 12 della
citata intesa 23 marzo 2005;
d) al fine di consentire in via anticipata l’erogazione
del finanziamento a carico dello Stato:
1) in deroga a quanto stabilito dall’articolo 13,
comma 6, del decreto legislativo 18 febbraio 2000, n. 56,
il Ministero dell’economia e delle finanze, per gli anni
2007, 2008 e 2009, e’ autorizzato a concedere alle regioni
a statuto ordinario anticipazioni con riferimento alle
somme indicate alla lettera a) del presente comma da
accreditare sulle contabilita’ speciali di cui al comma 6
dell’articolo 66 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, in
essere presso le tesorerie provinciali dello Stato, nella
misura pari al 97 per cento delle somme dovute alle regioni
a statuto ordinario a titolo di finanziamento della quota
indistinta del fabbisogno sanitario, quale risulta
dall’intesa espressa, ai sensi delle norme vigenti, dalla
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sulla
ripartizione delle disponibilita’ finanziarie complessive
destinate al finanziamento del Servizio sanitario nazionale
per i medesimi anni;
2) per gli anni 2007, 2008 e 2009, il Ministero
dell’economia e delle finanze e’ autorizzato a concedere
alla Regione siciliana anticipazioni nella misura pari al
97 per cento delle somme dovute a tale regione a titolo di
finanziamento della quota indistinta, quale risulta
dall’intesa espressa, ai sensi delle norme vigenti, dalla
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sulla
ripartizione delle disponibilita’ finanziarie complessive
destinate al finanziamento del Servizio sanitario nazionale
per i medesimi anni, al netto delle entrate proprie e delle
partecipazioni della medesima regione;
3) alle regioni che abbiano superato tutti gli
adempimenti dell’ultima verifica effettuata dal Tavolo
tecnico per la verifica degli adempimenti di cui
all’articolo 12 della citata intesa 23 marzo 2005, si
riconosce la possibilita’ di un incremento di detta
percentuale compatibilmente con gli obblighi di finanza
pubblica;
4) all’erogazione dell’ulteriore 3 per cento nei
confronti delle singole regioni si provvede a seguito
dell’esito positivo della verifica degli adempimenti
previsti dalla vigente normativa e dalla presente legge;
5) nelle more dell’intesa espressa, ai sensi delle
norme vigenti, dalla Conferenza permanente per i rapporti
tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
di Bolzano sulla ripartizione delle disponibilita’
finanziarie complessive destinate al finanziamento del
Servizio sanitario nazionale, le anticipazioni sono
commisurate al livello del finanziamento corrispondente a
quello previsto dal riparto per l’anno 2006, quale risulta
dall’intesa espressa dalla Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano, e incrementato, a decorrere dall’anno
2008, sulla base del tasso di crescita del prodotto interno
lordo nominale programmato;
6) sono autorizzati, in sede di conguaglio, eventuali
recuperi necessari anche a carico delle somme a qualsiasi
titolo spettanti alle regioni per gli esercizi successivi;
7) sono autorizzate, a carico di somme a qualsiasi
titolo spettanti, le compensazioni degli importi a credito
e a debito di ciascuna regione e provincia autonoma,
connessi alla mobilita’ sanitaria interregionale di cui
all’articolo 12, comma 3, lettera b), del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive
modificazioni, nonche’ alla mobilita’ sanitaria
internazionale di cui all’articolo 18, comma 7, dello
stesso decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive
modificazioni. I predetti importi sono definiti dal
Ministero della salute di intesa con la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano;
e) ai fini della copertura dei disavanzi pregressi nel
settore sanitario, cumulativamente registrati e certificati
fino all’anno 2005, al netto per l’anno 2005 della
copertura derivante dall’incremento automatico delle
aliquote, di cui all’articolo 1, comma 174, della legge 30
dicembre 2004, n. 311, come da ultimo modificato dalla
lettera c) del presente comma, per le regioni che, al fine
della riduzione strutturale del disavanzo, sottoscrivono
l’accordo richiamato alla lettera b) del presente comma,
risultano idonei criteri di copertura a carattere
pluriennale derivanti da specifiche entrate certe e
vincolate, in sede di verifica degli adempimenti del Tavolo
tecnico per la verifica degli adempimenti di cui
all’articolo 12 della citata intesa 23 marzo 2005;
f) per gli anni 2007 e seguenti sono confermate le
misure di contenimento della spesa farmaceutica assunte
dall’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) ai fini del
rispetto dei tetti stabiliti dall’articolo 48, comma 1, del
decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con
modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, con le
deliberazioni del consiglio di amministrazione n. 34 del 22
dicembre 2005, n. 18 dell’8 giugno 2006, n. 21 del 21
giugno 2006, n. 25 del 20 settembre 2006 e n. 26 del 27
settembre 2006, salvo rideterminazioni delle medesime da
parte dell’AIFA stessa sulla base del monitoraggio degli
andamenti effettivi della spesa;
g) in riferimento alla disposizione di cui alla lettera
f) del presente comma, per il periodo 1° marzo 2007-29
febbraio 2008 e limitatamente ad un importo di manovra pari
a 807 milioni di euro di cui 583,7 milioni a carico delle
aziende farmaceutiche, 178,7 milioni a carico dei
farmacisti e 44,6 milioni a carico dei grossisti, sulla
base di tabelle di equivalenza degli effetti
economico-finanziari per il Servizio sanitario nazionale,
approvate dall’AIFA e definite per regione e per azienda
farmaceutica, le singole aziende farmaceutiche, entro il
termine perentorio del 30 gennaio 2007, possono chiedere
alla medesima AIFA la sospensione, nei confronti di tutti i
propri farmaci, della misura della ulteriore riduzione del
5 per cento dei prezzi di cui alla deliberazione del
consiglio di amministrazione dell’AIFA n. 26 del 27
settembre 2006. La richiesta deve essere corredata dalla
contestuale dichiarazione di impegno al versamento, a
favore delle regioni interessate, degli importi indicati
nelle tabelle di equivalenza approvate dall’AIFA, secondo
le modalita’ indicate nella presente disposizione normativa
e nei provvedimenti attuativi dell’AIFA, per un importo
complessivo equivalente a quello derivante, a livello
nazionale, dalla riduzione del 5 cento dei prezzi dei
propri farmaci. L’AIFA delibera, entro il 10 febbraio 2007,
l’approvazione della richiesta delle singole aziende
farmaceutiche e dispone, con decorrenza 1° marzo 2007, il
ripristino dei prezzi dei relativi farmaci in vigore il 30
settembre 2006, subordinando tale ripristino al versamento,
da parte dell’azienda farmaceutica, degli importi dovuti
alle singole regioni in base alle tabelle di equivalenza,
in tre rate di pari importo da corrispondersi entro i
termini improrogabili del 20 febbraio 2007, 20 giugno 2007
e 20 settembre 2007. Gli atti che attestano il versamento
alle singole regioni devono essere inviati da ciascuna
azienda farmaceutica contestualmente all’AIFA, al Ministero
dell’economia e delle finanze e al Ministero della salute
rispettivamente entro il 22 febbraio 2007, 22 giugno 2007 e
22 settembre 2007. La mancata corresponsione, nei termini
previsti, a ciascuna regione di una rata comporta, per i
farmaci dell’azienda farmaceutica inadempiente,
l’automatico ripristino, dal primo giorno del mese
successivo, del prezzo dei farmaci in vigore il 1° ottobre
2006;
h) in coerenza con quanto previsto dalla lettera g),
l’AIFA ridetermina, in via temporanea, le quote di
spettanza dovute al farmacista e al grossista per i farmaci
oggetto delle misure indicate nella medesima disposizione,
in modo tale da assicurare, attraverso la riduzione delle
predette quote e il corrispondente incremento della
percentuale di sconto a favore del Servizio sanitario
nazionale, una minore spesa dello stesso Servizio di
entita’ pari a 223,3 milioni di euro, di cui 178,7 milioni
a carico dei farmacisti e 44,6 milioni a carico dei
grossisti;
i) in caso di rideterminazione delle misure di
contenimento della spesa farmaceutica ai sensi di quanto
stabilito nella parte conclusiva della lettera f), l’AIFA
provvede alla conseguente rimodulazione delle disposizioni
attuative di quanto previsto dalle norme di cui alle
lettere g) e h);
l) nei confronti delle regioni che abbiano comunque
garantito la copertura degli eventuali relativi disavanzi,
e’ consentito l’accesso agli importi di cui all’articolo 1,
comma 181, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, con
riferimento alla spesa farmaceutica registrata negli
esercizi 2005 e 2006 anche alle seguenti condizioni:
1) con riferimento al superamento del tetto del 13 per
cento, per la spesa farmaceutica convenzionata, in assenza
del rispetto dell’obbligo regionale di contenimento della
spesa per la quota a proprio carico, con le misure di cui
all’articolo 5 del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347,
convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre
2001, n. 405, l’avvenuta applicazione, entro la data del 28
febbraio 2007, nell’ambito della procedura di cui
all’articolo 1, comma 174, della legge 30 dicembre 2004, n.
311, come da ultimo modificato dalla lettera c) del
presente comma, di una quota fissa per confezione di
importo idoneo a garantire l’integrale contenimento del 40
per cento. Le regioni interessate, in alternativa alla
predetta applicazione di una quota fissa per confezione,
possono adottare anche diverse misure regionali di
contenimento della spesa farmaceutica convenzionata,
purche’ di importo adeguato a garantire l’integrale
contenimento del 40 per cento, la cui adozione e congruita’
e’ verificata entro il 28 febbraio 2007 dal Tavolo tecnico
di verifica degli adempimenti di cui all’articolo 12 della
citata intesa del 23 marzo 2005, avvalendosi del supporto
tecnico dell’AIFA;
2) con riferimento al superamento della soglia del 3
per cento, per la spesa farmaceutica non convenzionata, in
assenza del rispetto dell’obbligo regionale di contenimento
della spesa per la quota a proprio carico, l’avvenuta
presentazione, da parte della regione interessata, entro la
data del 28 febbraio 2007, ai Ministeri della salute e
dell’economia e delle finanze di un Piano di contenimento
della spesa farmaceutica ospedaliera, che contenga
interventi diretti al controllo dei farmaci innovativi, al
monitoraggio dell’uso appropriato degli stessi e degli
appalti per l’acquisto dei farmaci, la cui idoneita’ deve
essere verificata congiuntamente nell’ambito del Comitato
paritetico permanente per la verifica dell’erogazione dei
livelli essenziali di assistenza e del Tavolo tecnico per
la verifica degli adempimenti di cui alla citata intesa 23
marzo 2005;
m) all’articolo 1, comma 28, della legge 23 dicembre
1996, n. 662, sono apportate le seguenti modificazioni:
1) il secondo periodo e’ sostituito dal seguente: «I
percorsi diagnostico-terapeutici sono costituiti dalle
linee-guida di cui all’articolo 1, comma 283, terzo
periodo, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, nonche’ da
percorsi definiti ed adeguati periodicamente con decreto
del Ministro della salute, previa intesa con la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano, su proposta del
Comitato strategico del Sistema nazionale linee-guida, di
cui al decreto del Ministro della salute 30 giugno 2004,
integrato da un rappresentante della Federazione nazionale
degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri»;
2) al terzo periodo, le parole: «Il Ministro della
sanita’» sono sostituite dalle seguenti: «Il Ministro della
salute, di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze,» e dopo le parole: «di Trento e di Bolzano,» sono
inserite le seguenti: «entro il 31 marzo 2007,»;
n) ai fini del programma pluriennale di interventi in
materia di ristrutturazione edilizia e di ammodernamento
tecnologico, l’importo fissato dall’articolo 20 della legge
11 marzo 1988, n. 67, e successive modificazioni, come
rideterminato dall’articolo 83, comma 3, della legge 23
dicembre 2000, n. 388, e’ elevato a 23 miliardi di euro,
fermo restando, per la sottoscrizione di accordi di
programma con le regioni e l’assegnazione di risorse agli
altri enti del settore sanitario interessati, il limite
annualmente definito in base alle effettive disponibilita’
di bilancio. Il maggior importo di cui alla presente
lettera e’ vincolato per 100 milioni di euro per
l’esecuzione di un programma pluriennale di interventi in
materia di ristrutturazione edilizia e di ammodernamento
tecnologico del patrimonio sanitario pubblico, finalizzato
al potenziamento delle «unita’ di risveglio dal coma»; per
7 milioni di euro per l’esecuzione di un programma
pluriennale di interventi in materia di ristrutturazione
edilizia e di ammodernamento tecnologico del patrimonio
sanitario pubblico, destinati al potenziamento e alla
creazione di unita’ di terapia intensiva neonatale (TIN);
per 3 milioni di euro per l’esecuzione di un programma
pluriennale di interventi in materia di ammodernamento
tecnologico del patrimonio sanitario pubblico, destinati
all’acquisto di nuove metodiche analitiche, basate sulla
spettrometria di «massa tandem», per effettuare screening
neonatali allargati, per patologie metaboliche ereditarie,
per la cui terapia esistono evidenze scientifiche efficaci;
per 500 milioni di euro alla riqualificazione strutturale e
tecnologica dei servizi di radiodiagnostica e di
radioterapia di interesse oncologico con prioritario
riferimento alle regioni meridionali ed insulari, per 150
milioni di euro ad interventi per la realizzazione di
strutture residenziali e l’acquisizione di tecnologie per
gli interventi territoriali dedicati alle cure palliative,
ivi comprese quelle relative alle patologie degenerative
neurologiche croniche invalidanti con prioritario
riferimento alle regioni che abbiano completato il
programma realizzativo di cui all’articolo 1, comma 1, del
decreto-legge 28 dicembre 1998, n. 450, convertito, con
modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1999, n. 39, e che
abbiano avviato programmi di assistenza domiciliare nel
campo delle cure palliative, per 100 milioni di euro
all’implementazione e all’ammodernamento dei sistemi
informatici delle aziende sanitarie ed ospedaliere e
all’integrazione dei medesimi con i sistemi informativi
sanitari delle regioni e per 100 milioni di euro per
strutture di assistenza odontoiatrica. Nella sottoscrizione
di accordi di programma con le regioni, e’ data, inoltre,
priorita’ agli interventi relativi ai seguenti settori
assistenziali, tenuto conto delle esigenze della
programmazione sanitaria nazionale e regionale:
realizzazione di strutture sanitarie territoriali,
residenziali e semiresidenziali. Il Ministero della salute,
attraverso la valutazione preventiva dei programmi di
investimento e il monitoraggio della loro attuazione,
assicura il raggiungimento dei predetti obiettivi
prioritari, verificando nella programmazione regionale la
copertura del fabbisogno relativo anche attraverso i
precedenti programmi di investimento. Il riparto fra le
regioni del maggiore importo di cui alla presente lettera
e’ effettuato con riferimento alla valutazione dei bisogni
relativi ai seguenti criteri e linee prioritarie:
1) innovazione tecnologica delle strutture del
Servizio sanitario nazionale, con particolare riferimento
alla diagnosi e terapia nel campo dell’oncologia e delle
malattie rare;
2) superamento del divario Nord-Sud;
3) possibilita’ per le regioni che abbiano gia’
realizzato la programmazione pluriennale, di attivare una
programmazione aggiuntiva;
4) messa a norma delle strutture pubbliche ai sensi
dell’atto di indirizzo e coordinamento di cui al decreto
del Presidente della Repubblica 14 gennaio 1997, pubblicato
nel supplemento ordinario n. 37 alla Gazzetta Ufficiale n.
42 del 20 febbraio 1997;
5) premialita’ per le regioni sulla base della
tempestivita’ e della qualita’ di interventi di
ristrutturazione edilizia e ammodernamento tecnologico gia’
eseguiti per una quota pari al 10 per cento;
o) fatto salvo quanto previsto in materia di
aggiornamento dei tariffari delle prestazioni sanitarie
dall’articolo 1, comma 170, quarto periodo, della legge 30
dicembre 2004, n. 311, come modificato dalla presente
lettera, a partire dalla data di entrata in vigore della
presente legge le strutture private accreditate, ai fini
della remunerazione delle prestazioni rese per conto del
Servizio sanitario nazionale, praticano uno sconto pari al
2 per cento degli importi indicati per le prestazioni
specialistiche dal decreto del Ministro della sanita’ 22
luglio 1996, pubblicato nel supplemento ordinario n. 150
alla Gazzetta Ufficiale n. 216 del 14 settembre 1996, e
pari al 20 per cento degli importi indicati per le
prestazioni di diagnostica di laboratorio dal medesimo
decreto. Fermo restando il predetto sconto, le regioni
provvedono, entro il 28 febbraio 2007, ad approvare un
piano di riorganizzazione della rete delle strutture
pubbliche e private accreditate eroganti prestazioni
specialistiche e di diagnostica di laboratorio, al fine
dell’adeguamento degli standard organizzativi e di
personale coerenti con i processi di incremento
dell’efficienza resi possibili dal ricorso a metodiche
automatizzate. All’articolo 1, comma 170, della legge 30
dicembre 2004, n. 311, sono aggiunte, in fine, le seguenti
parole: «, sentite le societa’ scientifiche e le
associazioni di categoria interessate»;
p) a decorrere dal 1° gennaio 2007, per le prestazioni
di assistenza specialistica ambulatoriale gli assistiti non
esentati dalla quota di partecipazione al costo sono tenuti
al pagamento di una quota fissa sulla ricetta pari a 10
euro. Per le prestazioni erogate in regime di pronto
soccorso ospedaliero non seguite da ricovero, la cui
condizione e’ stata codificata come codice bianco, ad
eccezione di quelli afferenti al pronto soccorso a seguito
di traumatismi ed avvelenamenti acuti, gli assistiti non
esenti sono tenuti al pagamento di una quota fissa pari a
25 euro. La quota fissa per le prestazioni erogate in
regime di pronto soccorso non e’, comunque, dovuta dagli
assistiti non esenti di eta’ inferiore a 14 anni. Sono
fatte salve le disposizioni eventualmente assunte dalle
regioni che, per l’accesso al pronto soccorso ospedaliero,
pongono a carico degli assistiti oneri piu’ elevati;
p-bis) per le prestazioni di assistenza specialistica
ambulatoriale, di cui al primo periodo della lettera p),
fermo restando l’importo di manovra pari a 811 milioni di
euro per l’anno 2007, 834 milioni di euro per l’anno 2008 e
834 milioni di euro per l’anno 2009, le regioni, sulla base
della stima degli effetti della complessiva manovra nelle
singole regioni, definita dal Ministero della salute di
concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze,
anziche’ applicare la quota fissa sulla ricetta pari a 10
euro, possono alternativamente:
1) adottare altre misure di partecipazione al costo
delle prestazioni sanitarie, la cui entrata in vigore nella
regione interessata e’ subordinata alla certificazione del
loro effetto di equivalenza per il mantenimento
dell’equilibrio economico-finanziario e per il controllo
dell’appropriatezza, da parte del Tavolo tecnico per la
verifica degli adempimenti di cui all’articolo 12
dell’intesa Stato-Regioni del 23 marzo 2005;
2) stipulare con il Ministero della salute e il
Ministero dell’economia e delle finanze un accordo per la
definizione di altre misure di partecipazione al costo
delle prestazioni sanitarie, equivalenti sotto il profilo
del mantenimento dell’equilibrio economico-finanziario e
del controllo dell’appropriatezza. Le misure individuate
dall’accordo si applicano, nella regione interessata, a
decorrere dal giorno successivo alla data di sottoscrizione
dell’accordo medesimo;
q) all’articolo 1, comma 292, della legge 23 dicembre
2005, n. 266, la lettera a) e’ sostituita dalla seguente:
«a) con le procedure di cui all’articolo 54 della
legge 27 dicembre 2002, n. 289, si provvede, entro il 28
febbraio 2007, alla modificazione degli allegati al citato
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 29
novembre 2001, e successive modificazioni, di definizione
dei livelli essenziali di assistenza, finalizzata
all’inserimento, nell’elenco delle prestazioni di
specialistica ambulatoriale, di prestazioni gia’ erogate in
regime di ricovero ospedaliero, nonche’ alla integrazione e
modificazione delle soglie di appropriatezza per le
prestazioni di ricovero ospedaliero in regime di ricovero
ordinario diurno»;
r) a decorrere dal 1° gennaio 2007, i cittadini, anche
se esenti dalla partecipazione alla spesa sanitaria, che
non abbiano ritirato i risultati di visite o esami
diagnostici e di laboratorio sono tenuti al pagamento per
intero della prestazione usufruita, con le modalita’ piu’
idonee al recupero delle somme dovute stabilite dai
provvedimenti regionali;
s) a decorrere dal 1° gennaio 2008, cessano i
transitori accreditamenti delle strutture private gia’
convenzionate, ai sensi dell’articolo 6, comma 6, della
legge 23 dicembre 1994, n. 724, non confermati da
accreditamenti provvisori o definitivi disposti ai sensi
dell’articolo 8-quater del decreto legislativo 30 dicembre
1992, n. 502, e successive modificazioni;
t) le regioni provvedono ad adottare provvedimenti
finalizzati a garantire che dal 1° gennaio 2010 cessino gli
accreditamenti provvisori delle strutture private, di cui
all’articolo 8-quater, comma 7, del decreto legislativo 30
dicembre 1992, n. 502, non confermati dagli accreditamenti
definitivi di cui all’articolo 8-quater, comma 1, del
medesimo decreto legislativo n. 502 del 1992;
u) le regioni provvedono ad adottare provvedimenti
finalizzati a garantire che, a decorrere dal 1° gennaio
2008, non possano essere concessi nuovi accreditamenti, ai
sensi dell’articolo 8-quater del decreto legislativo 30
dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, in
assenza di un provvedimento regionale di ricognizione e
conseguente determinazione, ai sensi del comma 8 del
medesimo articolo 8-quater del decreto legislativo n. 502
del 1992. Il provvedimento di ricognizione e’ trasmesso al
Comitato paritetico permanente per la verifica
dell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza di cui
all’articolo 9 della citata intesa 23 marzo 2005. Per le
regioni impegnate nei piani di rientro previsti
dall’accordo di cui alla lettera b), le date del 1° gennaio
2008 di cui alla presente lettera e alla lettera s) sono
anticipate al 1° luglio 2007 limitatamente alle regioni
nelle quali entro il 31 maggio 2007 non si sia provveduto
ad adottare o ad aggiornare, adeguandoli alle esigenze di
riduzione strutturale dei disavanzi, i provvedimenti di cui
all’articolo 8-quinquies, commi 1 e 2, del citato decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive
modificazioni;
v) il Ministero della salute, avvalendosi della
Commissione unica sui dispositivi medici e della
collaborazione istituzionale dell’Agenzia per i servizi
sanitari regionali, individua, entro il 31 gennaio 2007,
tipologie di dispositivi per il cui acquisto la
corrispondente spesa superi il 50 per cento della spesa
complessiva dei dispositivi medici registrata per il
Servizio sanitario nazionale. Fermo restando quanto
previsto dal comma 5 dell’articolo 57 della legge 27
dicembre 2002, n. 289, e dal numero 2) della lettera a) del
comma 409 dell’articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n.
266, entro il 30 aprile 2007, con decreto del Ministro
della salute, di concerto con il Ministro dell’economia e
delle finanze, di intesa con la Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano, sono stabiliti i prezzi dei
dispositivi individuati ai sensi della presente lettera, da
assumere, con decorrenza dal 1° maggio 2007, come base
d’asta per le forniture del Servizio sanitario nazionale. I
prezzi sono stabiliti tenendo conto dei piu’ bassi prezzi
unitari di acquisto da parte del Servizio sanitario
nazionale risultanti dalle informazioni in possesso degli
osservatori esistenti e di quelle rese disponibili
dall’ottemperanza al disposto del successivo periodo della
presente lettera. Entro il 15 marzo 2007 le regioni
trasmettono al Ministero della salute – Direzione generale
dei farmaci e dei dispositivi medici, anche per il tramite
dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali, i prezzi
unitari corrisposti dalle aziende sanitarie nel corso del
biennio 2005-2006; entro la stessa data le aziende che
producono o commercializzano in Italia dispositivi medici
trasmettono alla predetta Direzione generale, sulla base di
criteri stabiliti con decreto del Ministro della salute, i
prezzi unitari relativi alle forniture effettuate alle
aziende sanitarie nel corso del medesimo biennio. Nelle
gare in cui la fornitura di dispositivi medici e’ parte di
una piu’ ampia fornitura di beni e servizi, l’offerente
deve indicare in modo specifico il prezzo unitario di
ciascun dispositivo e i dati identificativi dello stesso.
Il Ministero della salute, avvalendosi della Commissione
unica sui dispositivi medici e della collaborazione
istituzionale dell’Istituto superiore di sanita’ e
dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali, promuove la
realizzazione, sulla base di una programmazione annuale, di
studi sull’appropriatezza dell’impiego di specifiche
tipologie di dispositivi medici, anche mediante
comparazione dei costi rispetto ad ipotesi alternative. I
risultati degli studi sono pubblicati sul sito INTERNET del
Ministero della salute;
z) la disposizione di cui all’articolo 3, comma 2, del
decreto-legge 17 febbraio 1998, n. 23, convertito, con
modificazioni, dalla legge 8 aprile 1998, n. 94, non e’
applicabile al ricorso a terapie farmacologiche a carico
del Servizio sanitario nazionale, che, nell’ambito dei
presidi ospedalieri o di altre strutture e interventi
sanitari, assuma carattere diffuso e sistematico e si
configuri, al di fuori delle condizioni di autorizzazione
all’immissione in commercio, quale alternativa terapeutica
rivolta a pazienti portatori di patologie per le quali
risultino autorizzati farmaci recanti specifica indicazione
al trattamento. Il ricorso a tali terapie e’ consentito
solo nell’ambito delle sperimentazioni cliniche dei
medicinali di cui al decreto legislativo 24 giugno 2003, n.
211, e successive modificazioni. In caso di ricorso
improprio si applicano le disposizioni di cui all’articolo
3, commi 4 e 5, del citato decreto-legge 17 febbraio 1998,
n. 23, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 aprile
1998, n. 94. Le regioni provvedono ad adottare entro il 28
febbraio 2007 disposizioni per le aziende sanitarie locali,
per le aziende ospedaliere, per le aziende ospedaliere
universitarie e per gli Istituti di ricovero e cura a
carattere scientifico volte alla individuazione dei
responsabili dei procedimenti applicativi delle
disposizioni di cui alla presente lettera, anche sotto il
profilo della responsabilita’ amministrativa per danno
erariale. Fino alla data di entrata in vigore delle
disposizioni regionali di cui alla presente lettera, tale
responsabilita’ e’ attribuita al direttore sanitario delle
aziende sanitarie locali, delle aziende ospedaliere, delle
aziende ospedaliere universitarie e degli Istituti di
ricovero e cura a carattere scientifico.».
– Si riporta il testo dell’art. 4 del decreto-legge 1°
ottobre 2007, n. 159 (Interventi urgenti in materia
economico-finanziaria, per lo sviluppo e l’equita’
sociale), convertito, con modificazioni, dalla legge 29
novembre 2007, n. 222, e successive modificazioni:
«Art. 4 (Commissari ad acta per le regioni
inadempienti). – 1. Qualora nel procedimento di verifica e
monitoraggio dei singoli Piani di rientro, effettuato dal
Tavolo di verifica degli adempimenti e dal Comitato
permanente per la verifica dei livelli essenziali di
assistenza, di cui rispettivamente agli articoli 12 e 9
dell’Intesa Stato-regioni del 23 marzo 2005, pubblicata nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 105 del 7
maggio 2005, con le modalita’ previste dagli accordi
sottoscritti ai sensi dell’articolo 1, comma 180, della
legge 30 dicembre 2004, n. 311, e successive modificazioni,
si prefiguri il mancato rispetto da parte della regione
degli adempimenti previsti dai medesimi Piani, in relazione
alla realizzabilita’ degli equilibri finanziari nella
dimensione e nei tempi ivi programmati, in funzione degli
interventi di risanamento, riequilibrio
economico-finanziario e di riorganizzazione del sistema
sanitario regionale, anche sotto il profilo amministrativo
e contabile, tale da mettere in pericolo la tutela
dell’unita’ economica e dei livelli essenziali delle
prestazioni, ferme restando le disposizioni di cui
all’articolo 1, comma 796, lettera b), della legge 27
dicembre 2006, n. 296, il Presidente del Consiglio dei
Ministri, con la procedura di cui all’articolo 8, comma 1,
della legge 5 giugno 2003, n. 131, su proposta del Ministro
dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro
della salute, sentito il Ministro per gli affari regionali
e le autonomie locali, diffida la regione ad adottare entro
quindici giorni tutti gli atti normativi, amministrativi,
organizzativi e gestionali idonei a garantire il
conseguimento degli obiettivi previsti nel Piano.
2. Ove la regione non adempia alla diffida di cui al
comma 1, ovvero gli atti e le azioni posti in essere,
valutati dai predetti Tavolo e Comitato, risultino inidonei
o insufficienti al raggiungimento degli obiettivi
programmati, il Consiglio dei Ministri, su proposta del
Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il
Ministro della salute, sentito il Ministro per gli affari
regionali e le autonomie locali, nomina un commissario ad
acta per l’intero periodo di vigenza del singolo Piano di
rientro. Al fine di assicurare la puntuale attuazione del
piano di rientro, il Consiglio dei Ministri, su proposta
del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con
il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche
sociali, sentito il Ministro per i rapporti con le regioni,
puo’ nominare, anche dopo l’inizio della gestione
commissariale, uno o piu’ subcommissari di qualificate e
comprovate professionalita’ ed esperienza in materia di
gestione sanitaria, con il compito di affiancare il
commissario ad acta nella predisposizione dei provvedimenti
da assumere in esecuzione dell’incarico commissariale. Il
commissario puo’ avvalersi dei subcommissari anche quali
soggetti attuatori e puo’ motivatamente disporre, nei
confronti dei direttori generali delle aziende sanitarie
locali, delle aziende ospedaliere, degli istituti di
ricovero e cura a carattere scientifico pubblici e delle
aziende ospedaliere universitarie, fermo restando il
trattamento economico in godimento, la sospensione dalle
funzioni in atto, che possono essere affidate a un soggetto
attuatore, e l’assegnazione ad altro incarico fino alla
durata massima del commissariamento ovvero alla naturale
scadenza del rapporto con l’ente del servizio sanitario.
Gli eventuali oneri derivanti dalla gestione commissariale
sono a carico della regione interessata, che mette altresi’
a disposizione del commissario il personale, gli uffici e i
mezzi necessari all’espletamento dell’incarico. Con decreto
del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con
il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche
sociali, sono determinati i compensi degli organi della
gestione commissariale. Le regioni provvedono ai predetti
adempimenti utilizzando le risorse finanziarie, umane e
strumentali disponibili a legislazione vigente.
2-bis. I crediti interessati dalle procedure di
accertamento e riconciliazione del debito pregresso al 31
dicembre 2005, attivate dalle regioni nell’ambito dei piani
di rientro dai deficit sanitari di cui all’articolo 1,
comma 180, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, per i
quali sia stata fatta la richiesta ai creditori della
comunicazione di informazioni, entro un termine definito,
sui crediti vantati dai medesimi, si prescrivono in cinque
anni dalla data in cui sono maturati, e comunque non prima
di centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della
legge di conversione del presente decreto, qualora, alla
scadenza del termine fissato, non sia pervenuta la
comunicazione richiesta. A decorrere dal termine per la
predetta comunicazione, i crediti di cui al presente comma
non producono interessi.».

Art. 7.

Pagamento dell’IVA al momento dell’effettiva riscossione del
corrispettivo

1. Le disposizioni dell’articolo 6, quinto comma, secondo periodo,
del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633,
si applicano anche alle cessioni di beni ed alle prestazioni di
servizi effettuate nei confronti di cessionari o committenti che
agiscono nell’esercizio di impresa, arte o professione. L’imposta
diviene, comunque, esigibile dopo il decorso di un anno dal momento
di effettuazione dell’operazione; il limite temporale non si applica
nel caso in cui il cessionario o il committente, prima del decorso
del termine annuale, sia stato assoggettato a procedure concorsuali o
esecutive. Le disposizioni del presente comma non si applicano alle
operazioni effettuate dai soggetti che si avvalgono di regimi
speciali di applicazione dell’imposta, (( ne’ )) a quelle fatte nei
confronti di cessionari o committenti che assolvono l’imposta
mediante l’applicazione dell’inversione contabile. Per le operazioni
di cui al presente comma la fattura reca l’annotazione che si tratta
di operazione con imposta ad esigibilita’ differita, con
l’indicazione della relativa norma; in mancanza di tale annotazione,
si applicano le disposizioni dell’articolo 6, quinto comma, primo
periodo, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972,
n. 633.
2. L’efficacia delle disposizioni di cui al comma 1 e’ subordinata
alla preventiva autorizzazione comunitaria prevista dalla direttiva
2006/112/Ce del Consiglio, del 28 novembre 2006. Con decreto del
Ministro dell’economia e delle finanze e’ stabilito, sulla base della
predetta autorizzazione e delle risorse derivanti dal presente
decreto, il volume d’affari dei contribuenti nei cui confronti e’
applicabile la disposizione del comma 1 nonche’ ogni altra
disposizione di attuazione del presente articolo.

Riferimenti normativi:
– Si riporta il testo vigente dell’art. 6, quinto comma,
del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre
1972, n. 633, recante «Istituzione e disciplina
dell’imposta sul valore aggiunto»:
«5. L’imposta relativa alle cessioni di beni ed alle
prestazioni di servizi diviene esigibile nel momento in cui
le operazioni si considerano effettuate secondo le
disposizioni dei commi precedenti e l’imposta e’ versata
con le modalita’ e nei termini stabiliti nel titolo
secondo. Tuttavia per le cessioni dei prodotti farmaceutici
indicati nel numero 114) della terza parte dell’allegata
tabella A effettuate dai farmacisti, per le cessioni di
beni e le prestazioni di servizi ai soci, associati o
partecipanti, di cui al quarto comma dell’articolo 4,
nonche’ per quelle fatte allo Stato, agli organi dello
Stato ancorche’ dotati di personalita’ giuridica, agli enti
pubblici territoriali e ai consorzi tra essi costituiti ai
sensi dell’articolo 25 della legge 8 giugno 1990, n. 142 ,
alle camere di commercio, industria, artigianato e
agricoltura, agli istituti universitari, alle unita’
sanitarie locali, agli enti ospedalieri, agli enti pubblici
di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico,
agli enti pubblici di assistenza e beneficenza e a quelli
di previdenza, l’imposta diviene esigibile all’atto del
pagamento dei relativi corrispettivi, salva la facolta’ di
applicare le disposizioni del primo periodo. Per le
cessioni di beni di cui all’articolo 21, quarto comma,
quarto periodo, l’imposta diviene esigibile nel mese
successivo a quello della loro effettuazione.».
La direttiva 2006/112/Ce del Consiglio, del 28 novembre
2006, reca «Sistema comune d’imposta sul valore aggiunto»
e’ pubblicata nella G.U.U.E dell’11 dicembre 2006, n. 347.

Art. 8.

Revisione congiunturale speciale degli studi di settore

1. Al fine di tenere conto degli effetti della crisi economica e
dei mercati, con particolare riguardo a determinati settori o aree
territoriali, in deroga all’articolo 1, comma 1, del Decreto del
Presidente della Repubblica del 31 maggio 1999, n. 195, gli studi di
settore possono essere integrati con decreto del Ministro
dell’economia e delle finanze, previo parere della Commissione di cui
all’articolo 10, comma 7, della legge 8 maggio 1998, n. 146.
L’integrazione tiene anche conto dei dati della contabilita’
nazionale, degli elementi acquisibili presso istituti ed enti
specializzati nella analisi economica, nonche’ delle segnalazioni
degli Osservatori regionali per gli studi di settore istituiti con il
provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate dell’8 ottobre
2007, (( pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 247 del 23 ottobre
2007. ))

Riferimenti normativi:
– Si riporta il testo vigente dell’art. 1 del Decreto
del Presidente della Repubblica del 31 maggio 1999, n. 195,
recante «Regolamento recante disposizioni concernenti i
tempi e le modalita’ di applicazione degli studi di
settore»:
«Art. 1 (Applicazione degli studi di settore). – 1. Le
disposizioni previste dall’articolo 10, commi da 1 a 6,
della legge 8 maggio 1998, n. 146, si applicano a partire
dagli accertamenti relativi al periodo d’imposta nel quale
entrano in vigore gli studi di settore. A partire dall’anno
2009 gli studi di settore devono essere pubblicati nella
Gazzetta Ufficiale entro il 30 settembre del periodo
d’imposta nel quale entrano in vigore. Per l’anno 2008 il
termine di cui al periodo precedente e’ fissato al 31
dicembre.
2. Le disposizioni di cui all’articolo 10, comma 8,
della citata legge n. 146 del 1998, si applicano a
decorrere dal periodo di imposta successivo a quello di
entrata in vigore degli studi.».
– Si riporta il testo vigente dell’articolo 10, comma 7,
della legge 8 maggio 1998, n. 146, recante «Disposizioni
per la semplificazione e la razionalizzazione del sistema
tributario e per il funzionamento dell’Amministrazione
finanziaria, nonche’ disposizioni varie di carattere
finanziario»:
«7. Con decreto del Ministro delle finanze e’ istituita
una commissione di esperti, designati dallo stesso Ministro
tenuto anche conto delle segnalazioni delle organizzazioni
economiche di categoria e degli ordini professionali. La
commissione, prima dell’approvazione e della pubblicazione
dei singoli studi di settore, esprime un parere in merito
alla idoneita’ degli studi stessi a rappresentare la
realta’ cui si riferiscono. Non e’ previsto alcun compenso
per l’attivita’ consultiva dei componenti della
commissione».
Il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle
Entrate dell’8 ottobre 2007, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 247 del 23 ottobre 2007, reca «Istituzione
degli Osservatori regionali per l’adeguamento degli studi
di settore alle realta’ economiche locali».

Art. 9.

Rimborsi fiscali ultradecennali e velocizzazione, anche attraverso
garanzie della Sace s.p.a., dei pagamenti da parte della p.a.

1. All’articolo 15-bis, comma 12, del decreto legge 2 luglio 2007,
n. 81, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2007, n.
127, e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: Relativamente agli
anni 2008 e 2009 le risorse disponibili sono iscritte sul fondo di
cui all’articolo 1, comma 50, della legge 23 dicembre 2005, n. 266,
rispettivamente, per provvedere all’estinzione dei crediti, maturati
nei confronti dei Ministeri alla data del 31 dicembre 2007, il cui
pagamento rientri, secondo i criteri di contabilita’ nazionale, tra
le regolazioni debitorie pregresse e il cui ammontare e’ accertato
con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, anche sulla
base delle risultanze emerse a seguito della emanazione della propria
circolare n. 7 del 5 febbraio 2008, nonche’ per essere trasferite
alla contabilita’ speciale n. 1778 «Agenzia delle entrate – Fondi di
Bilancio» per i rimborsi richiesti da piu’ di dieci anni, per la
successiva erogazione ai contribuenti.
(( 2. Per effetto della previsione di cui al comma 1, i commi 139,
140 e 140-bis dell’articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244,
sono abrogati. ))
3. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da
emanare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, sono stabilite le modalita’ per favorire l’intervento delle
imprese di assicurazione e della SACE s.p.a. nella prestazione di
garanzie finalizzate ad agevolare la riscossione dei crediti vantati
dai fornitori di beni e servizi nei confronti delle amministrazioni
pubbliche (( con priorita’ per le ipotesi nelle quali sia
contestualmente offerta una riduzione dell’ammontare del credito
originario.
3-bis. Per l’anno 2009, su istanza del creditore di somme dovute
per somministrazioni, forniture e appalti, le regioni e gli enti
locali, nel rispetto dei limiti di cui agli articoli 77-bise
77-terdel decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con
modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, possono
certificare, entro il termine di venti giorni dalla data di ricezione
dell’istanza, se il relativo credito sia certo, liquido ed esigibile,
al fine di consentire al creditore la cessione pro soluto a favore di
banche o intermediari finanziari riconosciuti dalla legislazione
vigente. Tale cessione ha effetto nei confronti del debitore ceduto,
a far data dalla predetta certificazione, che puo’ essere a tal fine
rilasciata anche nel caso in cui il contratto di fornitura o di
servizio in essere alla data di entrata in vigore della legge di
conversione del presente decreto escluda la cedibilita’ del credito
medesimo. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da
adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della
legge di conversione del presente decreto, sono disciplinate le
modalita’ di attuazione del presente comma. ))

Riferimenti normativi:
– Si riporta il testo dell’articolo 15-bis, comma 12,
del decreto legge 2 luglio 2007, n. 81, convertito, con
modificazioni, dalla legge 3 agosto 2007, n. 127, recante
«Disposizioni urgenti in materia finanziaria», cosi’ come
modificato dalla presente legge:
«12. Al fine di consentire all’Agenzia delle entrate la
liquidazione dei rimborsi di cui all’articolo 1 del
decreto-legge 15 settembre 2006, n. 258, convertito, con
modificazioni, dalla legge 10 novembre 2006, n. 278, e’
autorizzata, a titolo di regolazione debitoria, la spesa di
5.700 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e
2009. Relativamente agli anni 2008 e 2009 le risorse
disponibili sono iscritte sul fondo di cui all’articolo 1,
comma 50, della legge 23 dicembre 2005, n. 266,
rispettivamente, per provvedere all’estinzione dei crediti,
maturati nei confronti dei Ministeri alla data del 31
dicembre 2007, il cui pagamento rientri, secondo i criteri
di contabilita’ nazionale, tra le regolazioni debitorie
pregresse e il cui ammontare e’ accertato con decreto del
Ministro dell’economia e delle finanze, anche sulla base
delle risultanze emerse a seguito della emanazione della
propria circolare n. 7 del 5 febbraio 2008, nonche’ per
essere trasferite alla contabilita’ speciale n. 1778
«Agenzia delle entrate – Fondi di Bilancio» per i rimborsi
richiesti da piu’ di dieci anni, individuati dall’articolo
1, comma 139, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 per la
successiva erogazione ai contribuenti. Relativamente agli
anni 2008 e 2009 le risorse disponibili sono iscritte sul
fondo di cui all’articolo 1, comma 50, della legge 23
dicembre 2005, n. 266, rispettivamente, per provvedere
all’estinzione dei crediti, maturati nei confronti dei
Ministeri alla data del 31 dicembre 2007, il cui pagamento
rientri, secondo i criteri di contabilita’ nazionale, tra
le regolazioni debitorie pregresse e il cui ammontare e’
accertato con decreto del Ministro dell’economia e delle
finanze, anche sulla base delle risultanze emerse a seguito
della emanazione della propria circolare n. 7 del 5
febbraio 2008, nonche’ per essere trasferite alla
contabilita’ speciale n. 1778 « Agenzia delle entrate –
Fondi di Bilancio » per i rimborsi richiesti da piu’ di
dieci anni, per la successiva erogazione ai contribuenti.
(Omissis)».
– Si riporta il testo dei commi 139, 140 e 140-bis
dell’articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244,
recante «Disposizioni per la formazione del bilancio
annuale e pluriennale dello Stato» (legge finanziaria
2008), abrogati dal comma in commento:
«139. Decorsi piu’ di dieci anni dalla richiesta di
rimborso, le somme complessivamente spettanti, a titolo di
capitale e di interessi, per crediti riferiti alle imposte
sul reddito delle persone fisiche e delle persone
giuridiche ovvero all’imposta sul reddito delle societa’
producono, a partire dal 1° gennaio 2008, interessi
giornalieri ad un tasso definito ogni anno con decreto del
Ministero dell’economia e delle finanze, sulla base della
media aritmetica dei tassi applicati ai buoni del tesoro
poliennali a dieci anni, registrati nell’anno precedente a
tale decreto.».
«140. La quantificazione delle somme sulle quali devono
essere calcolati gli interessi di cui al comma 139 e’
effettuata al compimento di ciascun anno, a partire:
a) dal 1° gennaio 2008, per i rimborsi per i quali il
termine decennale e’ maturato anteriormente a tale data;
b) dal decimo anno successivo alla richiesta di
rimborso, negli altri casi.».
«140-bis. Al fine di consentire l’erogazione dei
rimborsi arretrati di cui ai commi 139 e 140 e di
accelerare l’erogazione delle richieste dei rimborsi
correnti, su proposta dell’Agenzia delle entrate, quote
parte delle risorse finanziarie disponibili sui pertinenti
capitoli di bilancio e’ trasferita ad un apposito capitolo
da istituire nello stato di previsione del Ministero
dell’economia e delle finanze per l’erogazione:
a) di parte dei rimborsi di cui al comma 139;
b) dei rimborsi per i quali non e’ maturato il termine
di cui al comma 139».
– Si riporta il testo vigente degli articoli 77-bis e
77-ter del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008,
n. 133, recante «Disposizioni urgenti per lo sviluppo
economico, la semplificazione, la competitivita’, la
stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione
tributaria»:
«Art. 77-bis (Patto di stabilita’ interno per gli enti
locali). – 1. Ai fini della tutela dell’unita’ economica
della Repubblica, le province e i comuni con popolazione
superiore a 5.000 abitanti concorrono alla realizzazione
degli obiettivi di finanza pubblica per il triennio
2009-2011 con il rispetto delle disposizioni di cui ai
commi da 2 a 31, che costituiscono principi fondamentali di
coordinamento della finanza pubblica ai sensi degli
articoli 117, terzo comma, e 119, secondo comma, della
Costituzione.
2. La manovra finanziaria e’ fissata in termini di
riduzione del saldo tendenziale di comparto per ciascuno
degli anni 2009, 2010 e 2011.
3. Ai fini della determinazione dello specifico
obiettivo di saldo finanziario, le province e i comuni con
popolazione superiore a 5.000 abitanti applicano al saldo
dell’anno 2007, calcolato in termini di competenza mista ai
sensi del comma 5, le seguenti percentuali:
a) se l’ente ha rispettato il patto di stabilita’ per
l’anno 2007 e presenta un saldo per lo stesso anno 2007, in
termini di competenza mista, negativo, le percentuali sono:
1) per le province: 17 per cento per l’anno 2009, 62
per cento per l’anno 2010 e 125 per cento per l’anno 2011;
2) per i comuni: 48 per cento per l’anno 2009, 97 per
cento per l’anno 2010 e 165 per cento per l’anno 2011;
b) se l’ente ha rispettato il patto di stabilita’ per
l’anno 2007 e presenta un saldo per lo stesso anno 2007, in
termini di competenza mista, positivo, le percentuali sono:
1) per le province: 10 per cento per l’anno 2009, 10
per cento per l’anno 2010 e 0 per cento per l’anno 2011;
2) per i comuni: 10 per cento per l’anno 2009, 10 per
cento per l’anno 2010 e 0 per cento per l’anno 2011;
c) se l’ente non ha rispettato il patto di stabilita’
per l’anno 2007 e presenta un saldo per lo stesso anno
2007, in termini di competenza mista, positivo, le
percentuali sono:
1) per le province: 0 per cento per l’anno 2009, 0 per
cento per l’anno 2010 e 0 per cento per l’anno 2011;
2) per i comuni: 0 per cento per l’anno 2009, 0 per
cento per l’anno 2010 e 0 per cento per l’anno 2011;
d) se l’ente non ha rispettato il patto di stabilita’
per l’anno 2007 e presenta un saldo per lo stesso anno
2007, in termini di competenza mista, negativo, le
percentuali sono:
1) per le province: 22 per cento per l’anno 2009, 80
per cento per l’anno 2010 e 150 per cento per l’anno 2011;
2) per i comuni: 70 per cento per l’anno 2009, 110 per
cento per l’anno 2010 e 180 per cento per l’anno 2011.
4. Per gli enti per i quali negli anni 2004-2005, anche
per frazione di anno, l’organo consiliare era stato
commissariato ai sensi dell’articolo 141 del testo unico
delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al
decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive
modificazioni, si applicano ai fini del patto di stabilita’
interno le stesse regole degli enti di cui al comma 3,
lettera b), del presente articolo.
5. Il saldo finanziario tra entrate finali e spese
finali calcolato in termini di competenza mista e’
costituito dalla somma algebrica degli importi risultanti
dalla differenza tra accertamenti e impegni, per la parte
corrente, e dalla differenza tra incassi e pagamenti, per
la parte in conto capitale, al netto delle entrate
derivanti dalla riscossione di crediti e delle spese
derivanti dalla concessione di crediti.
6. Gli enti di cui al comma 3, lettere a) e d), devono
conseguire, per ciascuno degli anni 2009, 2010 e 2011, un
saldo finanziario in termini di competenza mista almeno
pari al corrispondente saldo finanziario dell’anno 2007,
quale risulta dai conti consuntivi, migliorato dell’importo
risultante dall’applicazione delle percentuali indicate
nelle stesse lettere a) e d).
7. Gli enti di cui al comma 3, lettere b) e c), devono
conseguire, per ciascuno degli anni 2009, 2010 e 2011, un
saldo finanziario in termini di competenza mista almeno
pari al corrispondente saldo finanziario dell’anno 2007,
quale risulta dai conti consuntivi, peggiorato dell’importo
risultante dall’applicazione delle percentuali indicate
nelle stesse lettere b) e c).
7-bis. Nel saldo finanziario di cui al comma 5 non sono
considerate le risorse provenienti dallo Stato e le
relative spese di parte corrente e in conto capitale
sostenute dalle province e dai comuni per l’attuazione
delle ordinanze emanate dal Presidente del Consiglio dei
ministri a seguito di dichiarazione dello stato di
emergenza. L’esclusione delle spese opera anche se esse
sono effettuate in piu’ anni, purche’ nei limiti
complessivi delle medesime risorse.
7-ter. Le province e i comuni che beneficiano
dell’esclusione di cui al comma 7-bis sono tenuti a
presentare alla Presidenza del Consiglio dei ministri –
Dipartimento della protezione civile, entro il mese di
gennaio dell’anno successivo, l’elenco delle spese escluse
dal patto di stabilita’ interno, ripartite nella parte
corrente e nella parte in conto capitale.
8. Le risorse originate dalla cessione di azioni o quote
di societa’ operanti nel settore dei servizi pubblici
locali nonche’ quelle derivanti dalla distribuzione dei
dividendi determinati da operazioni straordinarie poste in
essere dalle predette societa’, qualora quotate in mercati
regolamentati, e le risorse relative alla vendita del
patrimonio immobiliare non sono conteggiate nella base
assunta a riferimento nel 2007 per l’individuazione degli
obiettivi e dei saldi utili per il rispetto del patto di
stabilita’ interno, se destinate alla realizzazione di
investimenti o alla riduzione del debito.
9. Per l’anno 2009, nel caso in cui l’incidenza
percentuale dell’importo di cui al comma 3, lettere a) e
d), sull’importo delle spese finali dell’anno 2007, al
netto delle concessioni di crediti, risulti per i comuni
superiore al 20 per cento, il comune deve considerare come
obiettivo del patto di stabilita’ interno l’importo
corrispondente al 20 per cento della spesa finale.
10. Al fine di ricondurre la dinamica di crescita del
debito in coerenza con gli obiettivi di finanza pubblica,
le province e i comuni soggetti al patto di stabilita’
interno possono aumentare, a decorrere dall’anno 2010, la
consistenza del proprio debito al 31 dicembre dell’anno
precedente in misura non superiore alla percentuale
annualmente determinata, con proiezione triennale e
separatamente tra i comuni e le province, con decreto del
Ministro dell’economia e delle finanze sulla base degli
obiettivi programmatici indicati nei Documenti di
programmazione economico-finanziaria. Resta fermo il limite
di indebitamento stabilito dall’articolo 204 del testo
unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di
cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e
successive modificazioni.
11. Nel caso in cui la provincia o il comune soggetto al
patto di stabilita’ interno registri per l’anno precedente
un rapporto percentuale tra la consistenza complessiva del
proprio debito e il totale delle entrate correnti, al netto
dei trasferimenti statali e regionali, superiore alla
misura determinata con decreto del Ministro dell’economia e
delle finanze, sentita la Conferenza Stato-citta’ ed
autonomie locali, la percentuale di cui al comma 10 e’
ridotta di un punto. Il rapporto percentuale e’ aggiornato
con cadenza triennale.
12. Il bilancio di previsione degli enti locali ai quali
si applicano le disposizioni del patto di stabilita’
interno deve essere approvato iscrivendo le previsioni di
entrata e spesa di parte corrente in misura tale che,
unitamente alle previsioni dei flussi di cassa di entrata e
spesa in conto capitale, al netto delle riscossioni e delle
concessioni di crediti, sia garantito il rispetto delle
regole che disciplinano il patto medesimo. A tal fine, gli
enti locali sono tenuti ad allegare al bilancio di
previsione un apposito prospetto contenente le previsioni
di competenza e di cassa degli aggregati rilevanti ai fini
del patto di stabilita’ interno.
13. Al fine di assicurare il raggiungimento degli
obiettivi del patto di stabilita’ interno, il rimborso per
le trasferte dei consiglieri comunali e provinciali e’, per
ogni chilometro, pari a un quinto del costo di un litro di
benzina.
14. Per il monitoraggio degli adempimenti relativi al
patto di stabilita’ interno e per acquisire elementi
informativi utili per la finanza pubblica anche
relativamente alla loro situazione debitoria, le province e
i comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti
trasmettono semestralmente al Ministero dell’economia e
delle finanze – Dipartimento della Ragioneria generale
dello Stato, entro trenta giorni dalla fine del periodo di
riferimento, utilizzando il sistema web appositamente
previsto per il patto di stabilita’ interno nel sito web
«www.pattostabilita.rgs.tesoro.it», le informazioni
riguardanti le risultanze in termini di competenza mista,
attraverso un prospetto e con le modalita’ definiti con
decreto del predetto Ministero, sentita la Conferenza
Stato-citta’ ed autonomie locali. Con lo stesso decreto e’
definito il prospetto dimostrativo dell’obiettivo
determinato per ciascun ente ai sensi dei commi 6 e 7. La
mancata trasmissione del prospetto dimostrativo degli
obiettivi programmatici costituisce inadempimento al patto
di stabilita’ interno. La mancata comunicazione al sistema
web della situazione di commissariamento ai sensi del comma
18, secondo le indicazioni di cui al decreto previsto dal
primo periodo del presente comma, determina per l’ente
inadempiente l’assoggettamento alle regole del patto di
stabilita’ interno.
15. Ai fini della verifica del rispetto degli obiettivi
del patto di stabilita’ interno, ciascuno degli enti di cui
al comma 1 e’ tenuto a inviare, entro il termine perentorio
del 31 marzo dell’anno successivo a quello di riferimento,
al Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento
della Ragioneria generale dello Stato, una certificazione
del saldo finanziario in termini di competenza mista
conseguito, sottoscritta dal rappresentante legale e dal
responsabile del servizio finanziario, secondo un prospetto
e con le modalita’ definiti dal decreto di cui al comma 14.
La mancata trasmissione della certificazione entro il
termine perentorio del 31 marzo costituisce inadempimento
al patto di stabilita’ interno. Nel caso in cui la
certificazione, sebbene trasmessa in ritardo, attesti il
rispetto del patto, non si applicano le disposizioni di cui
al comma 20, ma si applicano solo quelle di cui al comma 4
dell’articolo 76.
16. Qualora dai conti della tesoreria statale degli enti
locali si registrino prelevamenti non coerenti con gli
impegni in materia di obiettivi di debito assunti con
l’Unione europea, il Ministro dell’economia e delle
finanze, sentita la Conferenza Stato citta’ ed autonomie
locali, adotta adeguate misure di contenimento dei
prelevamenti.
17. Gli enti istituiti negli anni 2007 e 2008 sono
soggetti alle regole del patto di stabilita’ interno,
rispettivamente, dagli anni 2010 e 2011 assumendo, quale
base di calcolo su cui applicare le regole, le risultanze,
rispettivamente, degli esercizi 2008 e 2009.
18. Gli enti locali commissariati ai sensi dell’articolo
143 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti
locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n.
267, sono soggetti alle regole del patto di stabilita’
interno dall’anno successivo a quello della rielezione
degli organi istituzionali.
19. Le informazioni previste dai commi 14 e 15 sono
messe a disposizione della Camera dei deputati e del Senato
della Repubblica, nonche’ dell’Unione delle province
d’Italia (UPI) e dell’Associazione nazionale dei comuni
italiani (ANCI) da parte del Ministero dell’economia e
delle finanze, secondo modalita’ e contenuti individuati
tramite apposite convenzioni.
20. In caso di mancato rispetto del patto di stabilita’
interno relativo agli anni 2008-2011, alla provincia o
comune inadempiente sono ridotti per un importo pari alla
differenza, se positiva, tra il saldo programmatico e il
saldo reale, e comunque per un importo non superiore al 5
per cento, i contributi ordinari dovuti dal Ministero
dell’interno per l’anno successivo. Inoltre, l’ente
inadempiente non puo’, nell’anno successivo a quello
dell’inadempienza:
a) impegnare spese correnti in misura superiore
all’importo annuale minimo dei corrispondenti impegni
effettuati nell’ultimo triennio;
b) ricorrere all’indebitamento per gli investimenti. I
mutui e i prestiti obbligazionari posti in essere con
istituzioni creditizie o finanziarie per il finanziamento
degli investimenti devono essere corredati da apposita
attestazione, da cui risulti il conseguimento degli
obiettivi del patto di stabilita’ interno per l’anno
precedente. L’istituto finanziatore o l’intermediario
finanziario non puo’ procedere al finanziamento o al
collocamento del prestito in assenza della predetta
attestazione.
21. Restano altresi’ ferme, per gli enti inadempienti al
patto di stabilita’ interno, le disposizioni recate dal
comma 4 dell’articolo 76.
21-bis. In caso di mancato rispetto del patto di
stabilita’ interno per l’anno 2008 relativamente ai
pagamenti concernenti spese per investimenti effettuati nei
limiti delle disponibilita’ di cassa a fronte di impegni
regolarmente assunti ai sensi dell’articolo 183 del testo
unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di
cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e
successive modificazioni, entro la data di entrata in
vigore della legge di conversione del presente decreto, le
disposizioni di cui ai commi 20 e 21 del presente articolo
non si applicano agli enti locali che hanno rispettato il
patto di stabilita’ interno nel triennio 2005-2007 e che
hanno registrato nell’anno 2008 impegni per spesa corrente,
al netto delle spese per adeguamenti contrattuali del
personale dipendente, compreso il segretario comunale, per
un ammontare non superiore a quello medio corrispondente
del triennio 2005-2007.
22. Le misure di cui ai commi 20, lettera a), e 21 non
concorrono al perseguimento degli obiettivi assegnati per
l’anno in cui le misure vengono attuate.
23. Qualora venga conseguito l’obiettivo programmatico
assegnato al settore locale, le province e i comuni
virtuosi possono, nell’anno successivo a quello di
riferimento, escludere dal computo del saldo di cui al
comma 15 un importo pari al 70 per cento della differenza,
registrata nell’anno di riferimento, tra il saldo
conseguito dagli enti inadempienti al patto di stabilita’
interno e l’obiettivo programmatico assegnato. La
virtuosita’ degli enti e’ determinata attraverso la
valutazione della posizione di ciascun ente rispetto ai due
indicatori economico-strutturali di cui al comma 24.
L’assegnazione a ciascun ente dell’importo da escludere e’
determinata mediante una funzione lineare della distanza di
ciascun ente virtuoso dal valore medio degli indicatori
individuato per classe demografica. Le classi demografiche
considerate sono:
a) per le province:
1) province con popolazione fino a 400.000 abitanti;
2) province con popolazione superiore a 400.000
abitanti;
b) per i comuni:
1) comuni con popolazione superiore a 5.000 e fino a
50.000 abitanti;
2) comuni con popolazione superiore a 50.000 e fino a
100.000 abitanti;
3) comuni con popolazione superiore a 100.000
abitanti.
24. Gli indicatori di cui al comma 23 sono finalizzati a
misurare il grado di rigidita’ strutturale dei bilanci e il
grado di autonomia finanziaria degli enti.
25. Per le province l’indicatore per misurare il grado
di autonomia finanziaria non si applica sino all’attuazione
del federalismo fiscale.
26. Con decreto del Ministro dell’economia e delle
finanze, di concerto con il Ministro dell’interno, d’intesa
con la Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali, sono
definiti i due indicatori economico-strutturali di cui al
comma 24 e i valori medi per fasce demografiche sulla base
dei dati annualmente acquisiti attraverso la certificazione
relativa alla verifica del rispetto del patto di stabilita’
interno. Con lo stesso decreto sono definite le modalita’
di riparto in base agli indicatori. Gli importi da
escludere dal patto sono pubblicati nel sito web
«ww.pattostabilita.rgs.tesoro.it» del Dipartimento della
Ragioneria generale dello Stato. A decorrere dall’anno 2010
l’applicazione degli indicatori di cui ai commi 23 e 24
dovra’ tenere conto, oltre che delle fasce demografiche,
anche delle aree geografiche da individuare con il decreto
di cui al presente comma.
27. Resta ferma l’applicazione di quanto stabilito
dall’articolo 1, comma 685-bis, della legge 27 dicembre
2006, n. 296, introdotto dall’articolo 1, comma 379,
lettera i), della legge 24 dicembre 2007, n. 244, in
relazione all’attivazione di un nuovo sistema di
acquisizione dei dati di competenza finanziaria.
28. Le disposizioni recate dal presente articolo sono
aggiornate anche sulla base dei nuovi criteri adottati in
sede europea ai fini della verifica del rispetto del patto
di stabilita’ e crescita.
29. Le disposizioni di cui ai commi 10 e 11 si applicano
anche ai comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti.
30. Resta confermata per il triennio 2009-2011, ovvero
sino all’attuazione del federalismo fiscale se precedente
all’anno 2011, la sospensione del potere degli enti locali
di deliberare aumenti dei tributi, delle addizionali, delle
aliquote ovvero delle maggiorazioni di aliquote di tributi
ad essi attribuiti con legge dello Stato, di cui
all’articolo 1, comma 7, del decreto-legge 27 maggio 2008,
n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio
2008, n. 126, fatta eccezione per gli aumenti relativi alla
tassa sui rifiuti solidi urbani (TARSU).
31. Le disposizioni del presente articolo si applicano,
per il periodo rispettivamente previsto, fino alla
definizione dei contenuti del nuovo patto di stabilita’
interno nel rispetto dei saldi fissati.
32. Ai fini dell’attuazione dell’articolo 1, comma 4,
del citato decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, entro il 30
aprile 2009, i comuni trasmettono al Ministero dell’interno
la certificazione del mancato gettito accertato, secondo
modalita’ stabilite con decreto del medesimo Ministero.».
«Art. 77-ter (Patto di stabilita’ interno delle regioni
e delle province autonome). – 1. Ai fini della tutela
dell’unita’ economica della Repubblica, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano concorrono alla
realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica per il
triennio 2009-2011 con il rispetto delle disposizioni di
cui ai commi da 2 a 19, che costituiscono principi
fondamentali del coordinamento della finanza pubblica ai
sensi degli articoli 117, terzo comma, e 119, secondo
comma, della Costituzione.
2. Continua ad applicarsi la sperimentazione sui saldi
di cui all’articolo 1, comma 656, della legge 27 dicembre
2006, n. 296.
3. In attesa dei risultati della sperimentazione di cui
al comma 2, per gli anni 2009-2011, il complesso delle
spese finali di ciascuna regione a statuto ordinario,
determinato ai sensi del comma 4, non puo’ essere
superiore, per l’anno 2009, al corrispondente complesso di
spese finali determinate sulla base dell’obiettivo
programmatico per l’anno 2008 diminuito dello 0,6 per
cento, e per gli anni 2010 e 2011, non puo’ essere
rispettivamente superiore al complesso delle corrispondenti
spese finali dell’anno precedente, calcolato assumendo il
pieno rispetto del patto di stabilita’ interno, aumentato
dell’1,0 per cento per l’anno 2010 e diminuito dello 0,9
per cento per l’anno 2011. L’obiettivo programmatico per
l’anno 2008 e’ quello risultante dall’applicazione
dell’articolo 1, comma 657, della legge 27 dicembre 2006,
n. 296.
4. Il complesso delle spese finali e’ determinato dalla
somma delle spese correnti ed in conto capitale, al netto
delle:
a) spese per la sanita’, cui si applica la specifica
disciplina di settore;
b) spese per la concessione di crediti.
5. Le spese finali sono determinate sia in termini di
competenza sia in termini di cassa.
5-bis. A decorrere dall’anno 2008, le spese in conto
capitale per interventi cofinanziati correlati ai
finanziamenti dell’Unione europea, con esclusione delle
quote di finanziamento statale e regionale, non sono
computate nella base di calcolo e nei risultati del patto
di stabilita’ interno delle regioni e delle province
autonome.
5-ter. Nei casi in cui l’Unione europea riconosca
importi inferiori a quelli considerati ai fini
dell’applicazione di quanto previsto dal comma 5-bis,
l’importo corrispondente alle spese non riconosciute e’
incluso tra le spese del patto di stabilita’ interno
relativo all’anno in cui e’ comunicato il mancato
riconoscimento. Ove la comunicazione sia effettuata
nell’ultimo quadrimestre, il recupero puo’ essere
conseguito anche nell’anno successivo.
6. Per gli esercizi 2009, 2010 e 2011, le regioni a
statuto speciale e le province autonome di Trento e di
Bolzano concordano, entro il 31 dicembre di ciascun anno
precedente, con il Ministro dell’economia e delle finanze
il livello complessivo delle spese correnti e in conto
capitale, nonche’ dei relativi pagamenti, in coerenza con
gli obiettivi di finanza pubblica per il periodo 2009-2011;
a tale fine, entro il 31 ottobre di ciascun anno
precedente, il presidente dell’ente trasmette la proposta
di accordo al Ministro dell’economia e delle finanze. In
caso di mancato accordo si applicano le disposizioni
stabilite per le regioni a statuto ordinario. Per gli enti
locali dei rispettivi territori provvedono alle finalita’
correlate al patto di stabilita’ interno le regioni a
statuto speciale e le province autonome di Trento e di
Bolzano, esercitando le competenze alle stesse attribuite
dai rispettivi statuti di autonomia e dalle relative norme
di attuazione. Qualora le predette regioni e province
autonome non provvedano entro il 31 dicembre di ciascun
anno precedente, si applicano, per gli enti locali dei
rispettivi territori, le disposizioni previste per gli
altri enti locali in materia di patto di stabilita’
interno.
7. Le regioni a statuto speciale e le province autonome
di Trento e di Bolzano concorrono al riequilibrio della
finanza pubblica, oltre che nei modi stabiliti dal comma 6,
anche con misure finalizzate a produrre un risparmio per il
bilancio dello Stato, mediante l’assunzione dell’esercizio
di funzioni statali, attraverso l’emanazione, con le
modalita’ stabilite dai rispettivi statuti, di specifiche
norme di attuazione statutaria; tali norme di attuazione
precisano le modalita’ e l’entita’ dei risparmi per il
bilancio dello Stato da ottenere in modo permanente o
comunque per annualita’ definite.
8. Sulla base degli esiti della sperimentazione di cui
al comma 2, le norme di attuazione devono altresi’
prevedere le disposizioni per assicurare in via permanente
il coordinamento tra le misure di finanza pubblica previste
dalle leggi costituenti la manovra finanziaria dello Stato
e l’ordinamento della finanza regionale previsto da
ciascuno statuto speciale e dalle relative norme di
attuazione.
9. Sulla base degli esiti della sperimentazione di cui
al comma 2 si procede, anche nei confronti di una sola o
piu’ regioni, a ridefinire con legge le regole del patto di
stabilita’ interno e l’anno di prima applicazione delle
regole. Le nuove regole devono comunque tenere conto del
saldo in termini di competenza mista calcolato quale somma
algebrica degli importi risultanti dalla differenza tra
accertamenti e impegni, per la parte corrente, e dalla
differenza tra incassi e pagamenti, per la parte in conto
capitale. Per le regioni a statuto speciale e per le
province autonome di Trento e di Bolzano puo’ essere
assunto a riferimento, con l’accordo di cui al comma 6, il
saldo finanziario anche prima della conclusione del
procedimento e della approvazione del decreto previsto
dall’articolo 1, comma 656, della legge n. 296 del 2006a
condizione che la sperimentazione effettuata secondo le
regole stabilite dal presente comma abbia con seguito esiti
positivi per il raggiungimento degli obiettivi di finanza
pubblica.
10. Resta ferma la facolta’ delle regioni e delle
province autonome di Trento e di Bolzano di estendere le
regole del patto di stabilita’ interno nei confronti dei
loro enti ed organismi strumentali, nonche’ degli enti ad
ordinamento regionale o provinciale.
11. Al fine di assicurare il raggiungimento degli
obiettivi riferiti ai saldi di finanza pubblica, la
regione, sulla base di criteri stabiliti in sede di
consiglio delle autonomie locali, puo’ adattare per gli
enti locali del proprio territorio le regole e i vincoli
posti dal legislatore nazionale, in relazione alla
diversita’ delle situazioni finanziarie esistenti nelle
regioni stesse, fermo restando l’obiettivo complessivamente
determinato in applicazione dell’articolo 77-bis per gli
enti della regione e risultante dalla comunicazione
effettuata dal Ministero dell’economia e delle finanze –
Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato alla
regione interessata.
12. Per il monitoraggio degli adempimenti relativi al
patto di stabilita’ interno e per acquisire elementi
informativi utili per la finanza pubblica anche
relativamente alla propria situazione debitoria, le regioni
e le province autonome di Trento e di Bolzano trasmettono
trimestralmente al Ministero dell’economia e delle finanze
– Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, entro
trenta giorni dalla fine del periodo di riferimento,
utilizzando il sistema web appositamente previsto per il
patto di stabilita’ interno nel sito
«www.pattostabilita.rgs.tesoro.it» le informazioni
riguardanti sia la gestione di competenza sia quella di
cassa, attraverso un prospetto e con le modalita’ definiti
con decreto del predetto Ministero, sentita la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano.
13. Ai fini della verifica del rispetto degli obiettivi
del patto di stabilita’ interno, ciascuna regione e
provincia autonoma e’ tenuta ad inviare, entro il termine
perentorio del 31 marzo dell’anno successivo a quello di
riferimento, al Ministero dell’economia e delle finanze,
Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, una
certificazione, sottoscritta dal rappresentante legale
dell’ente e dal responsabile del servizio finanziario
secondo un prospetto e con le modalita’ definite dal
decreto di cui al comma 12. La mancata trasmissione della
certificazione entro il termine perentorio del 31 marzo
costituisce inadempimento al patto di stabilita’ interno.
Nel caso in cui la certificazione, sebbene trasmessa in
ritardo, attesti il rispetto del patto, non si applicano le
disposizioni di cui al comma 15 del presente articolo, ma
si applicano solo quelle di cui al comma 4 dell’articolo
76.
14. Ai fini della verifica del rispetto degli obiettivi
del patto di stabilita’ interno, ciascuna regione a statuto
speciale e provincia autonoma e’ tenuta ad osservare quanto
previsto dalle norme di attuazione statutaria emanate ai
sensi del comma 8. Fino alla emanazione delle predette
norme di attuazione statutaria si provvede secondo quanto
disposto dall’accordo concluso ai sensi del comma 6.
15. In caso di mancato rispetto del patto di stabilita’
interno relativo agli anni 2008-2011 la regione o la
provincia autonoma inadempiente non puo’ nell’anno
successivo a quello dell’inadempienza:
a) impegnare spese correnti, al netto delle spese per
la sanita’, in misura superiore all’importo annuale minimo
dei corrispondenti impegni effettuati nell’ultimo triennio;
b) ricorrere all’indebitamento per gli investimenti. I
mutui e i prestiti obbligazionari posti in essere con
istituzioni creditizie e finanziarie per il finanziamento
degli investimenti devono essere corredati da apposita
attestazione da cui risulti il conseguimento degli
obiettivi del patto di stabilita’ interno per l’anno
precedente. L’istituto finanziatore o l’intermediario
finanziario non puo’ procedere al finanziamento o al
collocamento del prestito in assenza della predetta
attestazione.
16. Restano altresi’ ferme per gli enti inadempienti al
patto di stabilita’ interno le disposizioni recate dal
comma 4 dell’articolo 76.
17. Continuano ad applicarsi le disposizioni di cui
all’articolo 1, comma 664, della legge 27 dicembre 2006, n.
296, e all’articolo 6, comma 1-bis, del decreto legislativo
18 febbraio 2000, n. 56, introdotto dall’articolo 1, comma
675, della legge n. 296 del 2006.
18. Le disposizioni recate dal presente articolo sono
aggiornate anche sulla base dei nuovi criteri che vengono
adottati in sede europea ai fini della verifica del
rispetto del patto di stabilita’ e crescita.
19. Resta confermata per il triennio 2009-2011, ovvero
sino all’attuazione del federalismo fiscale se precedente
all’anno 2011, la sospensione del potere delle regioni di
deliberare aumenti dei tributi, delle addizionali, delle
aliquote ovvero delle maggiorazioni di aliquote di tributi
ad esse attribuiti con legge dello Stato di cui
all’articolo 1, comma 7, del decreto-legge 27 maggio 2008,
n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio
2008, n. 126.
20. Le disposizioni di cui al presente articolo si
applicano per il periodo rispettivamente previsto fino alla
definizione dei contenuti del nuovo patto di stabilita’
interno nel rispetto dei saldi fissati.»

Art. 10.

Riduzione dell’acconto IRES ed IRAP

1. La misura dell’acconto dell’imposta sul reddito delle societa’ e
dell’imposta regionale sulle attivita’ produttive dovuto, per il
periodo di imposta in corso alla data di entrata in vigore del
presente decreto, dai soggetti di cui all’articolo 73, comma 1, del
testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e’ ridotta di 3
punti percentuali.
2. Ai contribuenti che alla data di entrata in vigore del presente
decreto hanno gia’ provveduto per intero al pagamento dell’acconto
compete un credito di imposta in misura corrispondente alla riduzione
prevista al comma 1, da utilizzare in compensazione ai sensi
dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.
3. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sono
stabiliti le modalita’ ed il termine del versamento dell’importo non
corrisposto in applicazione del comma 1, da effettuare entro il
corrente anno, tenendo conto degli andamenti della finanza pubblica.

Riferimenti normativi:
– Si riporta il testo vigente dell’articolo 73, comma 1,
del citato testo unico delle imposte sui redditi:
«a) le societa’ per azioni e in accomandita per azioni,
le societa’ a responsabilita’ limitata, le societa’
cooperative e le societa’ di mutua assicurazione, nonche’
le societa’ europee di cui al regolamento (CE) n. 2157/2001
e le societa’ cooperative europee di cui al regolamento
(CE) n. 1435/2003 residenti nel territorio dello Stato;
b) gli enti pubblici e privati diversi dalle societa’,
nonche’ i trust, residenti nel territorio dello Stato, che
hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di
attivita’ commerciali;
c) gli enti pubblici e privati diversi dalle societa’,
nonche’ i trust, residenti nel territorio dello Stato, che
non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di
attivita’ commerciali;
d) le societa’ e gli enti di ogni tipo, compresi i
trust, con o senza personalita’ giuridica, non residenti
nel territorio dello Stato.
(Omissis)».
– Si riporta il testo vigente dell’articolo 17 del
decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, recante «Norme
di semplificazione degli adempimenti dei contribuenti in
sede di dichiarazione dei redditi e dell’imposta sul valore
aggiunto, nonche’ di modernizzazione del sistema di
gestione delle dichiarazioni»:
«Art. 17 (Oggetto). – 1. I contribuenti eseguono
versamenti unitari delle imposte, dei contributi dovuti
all’INPS e delle altre somme a favore dello Stato, delle
regioni e degli enti previdenziali, con eventuale
compensazione dei crediti, dello stesso periodo, nei
confronti dei medesimi soggetti, risultanti dalle
dichiarazioni e dalle denunce periodiche presentate
successivamente alla data di entrata in vigore del presente
decreto. Tale compensazione deve essere effettuata entro la
data di presentazione della dichiarazione successiva.
2. Il versamento unitario e la compensazione riguardano
i crediti e i debiti relativi:
a) alle imposte sui redditi, alle relative addizionali e
alle ritenute alla fonte riscosse mediante versamento
diretto ai sensi dell’articolo 3 del D.P.R. 29 settembre
1973, n. 602 ; per le ritenute di cui al secondo comma del
citato articolo 3 resta ferma la facolta’ di eseguire il
versamento presso la competente sezione di tesoreria
provinciale dello Stato; in tal caso non e’ ammessa la
compensazione;
b) all’imposta sul valore aggiunto dovuta ai sensi
degli articoli 27 e 33 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 ,
e quella dovuta dai soggetti di cui all’articolo 74;
c) alle imposte sostitutive delle imposte sui redditi e
dell’imposta sul valore aggiunto;
d) all’imposta prevista dall’art. 3, comma 143, lettera
a), della L. 23 dicembre 1996, n. 662;
d-bis) [all’addizionale regionale all’imposta sul
reddito delle persone fisiche];
e) ai contributi previdenziali dovuti da titolari di
posizione assicurativa in una delle gestioni amministrate
da enti previdenziali, comprese le quote associative;
f) ai contributi previdenziali ed assistenziali dovuti
dai datori di lavoro e dai committenti di prestazioni di
collaborazione coordinata e continuativa di cui
all’articolo 49, comma 2, lettera a), del testo unico delle
imposte sui redditi, approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986,
n. 917;
g) ai premi per l’assicurazione contro gli infortuni
sul lavoro e le malattie professionali dovuti ai sensi del
testo unico approvato con D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124;
h) agli interessi previsti in caso di pagamento rateale
ai sensi dell’articolo 20;
h-bis) al saldo per il 1997 dell’imposta sul patrimonio
netto delle imprese, istituita con D.L. 30 settembre 1992,
n. 394, convertito, con modificazioni, dalla L. 26 novembre
1992, n. 461, e del contributo al Servizio sanitario
nazionale di cui all’art. 31 della L. 28 febbraio 1986, n.
41, come da ultimo modificato dall’art. 4 del D.L. 23
febbraio 1995, n. 41, convertito, con modificazioni, dalla
L. 22 marzo 1995, n. 85;
h-ter) alle altre entrate individuate con decreto del
Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica, e
con i Ministri competenti per settore;
h-quater) al credito d’imposta spettante agli esercenti
sale cinematografiche.
2-bis. Abrogato».

Art. 11.

Potenziamento finanziario Confidi anche con addizione della garanzia
dello Stato

1. Nelle more della concreta operativita’ delle previsioni di cui
all’articolo 1, comma 848 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, le
risorse derivanti dall’attuazione dell’articolo 2, comma 554 della
legge 24 dicembre 2007, n. 244, sono destinate al rifinanziamento del
Fondo di garanzia di cui all’articolo 15 della legge 7 agosto 1997,
n. 266, fino al limite massimo di 450 milioni di euro,
subordinatamente alla verifica, da parte del Ministero dell’economia
e delle finanze, della provenienza delle stesse risorse, fermo
restando il limite degli effetti stimati per ciascun anno in termini
di indebitamento netto, ai sensi del comma 556 del citato articolo 2.
2. Gli interventi di garanzia di cui al comma 1 sono estesi alle
imprese artigiane. L’organo competente a deliberare in materia di
concessione delle garanzie di cui all’articolo 15, comma 3, della
legge 7 agosto 1997, n. 266, e’ integrato con i rappresentanti delle
organizzazioni rappresentative a livello nazionale delle imprese
artigiane.
3. Il (( 30 per cento )) della somma di cui al comma 1 e’ riservato
agli interventi di controgaranzia del Fondo a favore dei Confidi di
cui all’articolo 13 del decreto-legge del 30 settembre 2003, n. 269,
convertito, (( con modificazioni, )) dalla legge 24 novembre 2003, n.
326.
4. Gli interventi di garanzia del Fondo di cui all’articolo 2,
comma 100, lettera a), della legge 23 dicembre 1996, n. 662, sono
assistiti dalla garanzia dello Stato, quale garanzia di ultima
istanza, secondo criteri, condizioni e modalita’ da stabilire con
decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’economia e
delle finanze. (( La garanzia dello Stato e’ inserita nell’elenco
allegato allo stato di previsione del Ministero dell’economia e delle
finanze ai sensi dell’articolo 13 della legge 5 agosto 1978, n. 468.
Ai relativi eventuali oneri si provvede ai sensi dell’articolo 7,
secondo comma, numero 2), della legge 5 agosto 1978, n. 468, con
imputazione nell’ambito dell’unita’ previsionale di base 8.1.7. dello
Stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze. ))
5. La dotazione del Fondo di cui al comma 1 potra’ essere
incrementata mediante versamento di contributi da parte delle banche,
delle Regioni ed di altri enti e organismi pubblici, ovvero con
l’intervento della SACE S.p.a., secondo modalita’ stabilite con
decreto del Ministro dell’economia e delle finanze di concerto con il
Ministro dello sviluppo economico.
(( 5-bis. Per gli impegni assunti dalle federazioni sportive
nazionali per l’organizzazione di grandi eventi sportivi in
coincidenza degli eventi correlati all’Expo Milano 2015, e’
autorizzato il rilascio di garanzie nel limite di 13 milioni di euro
per l’anno 2009. ))

Riferimenti normativi:
– Si riporta il testo del comma 848 dell’art. 1 della
gia’ citata legge n. 296 del 2006:
«848. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico
adottato di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze, sentita la Banca d’Italia, previa intesa in sede
di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, ai
sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto
1997, n. 281, entro due mesi dalla data di entrata in
vigore della presente legge vengono stabiliti le modalita’
di funzionamento del Fondo di cui al comma 847, anche
attraverso l’affidamento diretto ad enti strumentali
all’amministrazione ovvero altri soggetti esterni, con
eventuale onere a carico delle risorse stanziate per i
singoli progetti, scelti nel rispetto delle disposizioni
nazionali e comunitarie, nonche’ i criteri per la
realizzazione degli interventi di cui al medesimo comma
847, le priorita’ di intervento e le condizioni per la
eventuale cessione a terzi degli impegni assunti a carico
dei fondi le cui rinvenienze confluiscono al Fondo di cui
al comma 847. Nel caso in cui si adottino misure per
sostenere la creazione di nuove imprese femminili e il
consolidamento aziendale di piccole e medie imprese
femminili, il decreto che fissa i criteri di intervento e’
adottato dal Ministro dello sviluppo economico di concerto
con il Ministro per i diritti e le pari opportunita’.».
– Si riporta il testo del comma 554 dell’art. 2 della
legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato
(legge finanziaria 2008):
«554. Le economie derivanti dai provvedimenti di revoca
totale o parziale delle agevolazioni di cui all’articolo 1,
comma 2, del decreto-legge 22 ottobre 1992, n. 415,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre
1992, n. 488, nel limite dell’85 per cento delle economie
accertate annualmente con decreto del Ministro dello
sviluppo economico, da adottare entro il 30 ottobre, sono
destinate alla realizzazione di interventi destinati a
finanziare:
a) un programma nazionale destinato ai giovani laureati
residenti nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria,
Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, al fine di
favorire il loro inserimento lavorativo, dando priorita’ ai
contratti di lavoro a tempo indeterminato. La definizione
di tale programma e’ disciplinata con decreto del Ministero
del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il
Ministero dello sviluppo economico e d’intesa con le
regioni interessate, da emanare entro sessanta giorni dalla
data di entrata in vigore della presente legge;
b) la costituzione, con decreto del Ministro del lavoro
e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro
dello sviluppo economico, senza oneri per la finanza
pubblica, presso il Ministero del lavoro e della previdenza
sociale dell’Osservatorio sulla migrazione interna
nell’ambito del territorio nazionale, al fine di monitorare
il fenomeno e di individuare tutte le iniziative e le
scelte utili a governare il processo di mobilita’ dal sud
verso il nord del Paese e a favorire i percorsi di rientro;
c) agevolazioni alle imprese innovatrici in fase di
start up, definite ai sensi di quanto previsto nella
Disciplina comunitaria in materia di aiuti di Stato a
favore di ricerca, sviluppo e innovazione, pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea n. C 323 del 30
dicembre 2006, attraverso la riduzione degli oneri sociali
per tutti i ricercatori, tecnici e altro personale
ausiliario impiegati a decorrere dal periodo d’imposta
dell’anno 2007. I criteri e le modalita’ per il
riconoscimento delle predette agevolazioni, che saranno
autorizzate entro i limiti fissati alla sezione 5.4 della
predetta Disciplina, saranno disciplinati con apposito
decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale,
di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, da
emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in
vigore della presente legge;
d) interventi per lo sviluppo delle attivita’
produttive inclusi in accordi di programma in vigore e
costruzione di centri destinati a Poli di innovazione
situati nei territori delle regioni del Mezzogiorno non
ricompresi nell’obiettivo Convergenza ai sensi del
regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio, dell’11 luglio
2006, nonche’ programmi di sviluppo regionale riferiti alle
medesime regioni. I rapporti tra Governo e regione e le
modalita’ di erogazione delle predette risorse finanziarie
sono regolate dalle delibere del CIPE di assegnazione delle
risorse e da appositi accordi di programma quadro;
e) la creazione di un fondo denominato «Fondo per la
gestione delle quote di emissione di gas serra di cui alla
direttiva 2003/87/CE», da destinare alla «riserva nuovi
entranti» dei Piani nazionali di assegnazione delle quote
di cui al decreto legislativo 4 aprile 2006, n. 216,
secondo modalita’ stabilite con decreto del Ministro
dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro
dello sviluppo economico e con il Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare, da emanare entro
sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge;
f) la proroga per gli anni 2008, 2009 e 2010 della
deduzione forfetaria dal reddito d’impresa in favore degli
esercenti impianti di distribuzione di carburanti di cui
all’articolo 21, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n.
448;
g) interventi a sostegno dell’attivita’ di ricerca nel
sistema energetico e di riutilizzo di aree industriali, in
particolare nel Mezzogiorno.».
– Si riporta il testo dell’art. 15 della legge 7 agosto
1997, n. 266 (Interventi urgenti per l’economia):
«Art. 15 (Razionalizzazione dei fondi pubblici di
garanzia). – 1. Al fondo di garanzia di cui all’articolo 2,
comma 100, lettera a), della legge 23 dicembre 1996, n.
662, sono attribuite, a integrazione delle risorse gia’
destinate in attuazione dello stesso articolo 2, le
attivita’ e le passivita’ del fondo di garanzia di cui
all’articolo 20 della legge 12 agosto 1977, n. 675 , e
successive modificazioni, e del fondo di garanzia di cui
all’articolo 7 della legge 10 ottobre 1975, n. 517, e
successive modificazioni, nonche’ un importo pari a 50
miliardi di lire a valere sulle risorse destinate a favore
dei consorzi e cooperative di garanzia collettiva fidi ai
sensi dell’articolo 2 del decreto-legge 20 maggio 1993, n.
149 , convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio
1993, n. 237.
2. La garanzia del fondo di cui al comma 1 del presente
articolo puo’ essere concessa alle banche, agli
intermediari finanziari iscritti nell’elenco speciale di
cui all’articolo 107 del decreto legislativo 1° settembre
1993, n. 385 , e successive modificazioni, e alle societa’
finanziarie per l’innovazione e lo sviluppo iscritte
all’albo di cui all’articolo 2, comma 3, della legge 5
ottobre 1991, n. 317, a fronte di finanziamenti a piccole e
medie imprese, ivi compresa la locazione finanziaria, e di
partecipazioni, temporanee e di minoranza, al capitale
delle piccole e medie imprese. La garanzia del fondo e’
estesa a quella prestata dai fondi di garanzia gestiti dai
consorzi di garanzia collettiva fidi di cui all’articolo
155, comma 4, del citato decreto legislativo n. 385 del
1993 e dagli intermediari finanziari iscritti nell’elenco
generale di cui all’articolo 106 del medesimo decreto
legislativo.
3. I criteri e le modalita’ per la concessione della
garanzia e per la gestione del fondo nonche’ le eventuali
riserve di fondi a favore di determinati settori o
tipologie di operazioni sono regolati con decreto del
Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato,
di concerto con il Ministro del tesoro, da emanare entro
trenta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge. Apposita convenzione verra’ stipulata,
entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, tra il Ministero dell’industria, del
commercio e dell’artigianato e il Mediocredito centrale, ai
sensi dell’articolo 47, comma 2, del decreto legislativo 1°
settembre 1993, n. 385 . La convenzione prevede un distinto
organo, competente a deliberare in materia, nel quale sono
nominati anche un rappresentante delle banche e uno per
ciascuna delle organizzazioni rappresentative a livello
nazionale delle piccole e medie imprese industriali e
commerciali.
4. Un importo pari a 50 miliardi di lire, a valere sulle
risorse destinate a favore dei consorzi e cooperative di
garanzia collettiva fidi ai sensi dell’articolo 2 del
decreto-legge 20 maggio 1993, n. 149 , convertito, con
modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 237, e’
destinato al fondo centrale di garanzia istituito presso
l’Artigiancassa Spa dalla legge 14 ottobre 1964, n. 1068 ,
e successive modificazioni e integrazioni. All’articolo 2,
comma 101, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 , dopo le
parole: “Ministro del tesoro”, sono inserite le
seguenti: “di concerto con il Ministro
dell’industria, del commercio e dell’artigianato”.
5. Dalla data di entrata in vigore del decreto del
Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato,
emanato di concerto con il Ministro del tesoro, di cui al
comma 3, sono abrogati l’articolo 20 della legge 12 agosto
1977, n. 675 , e l’articolo 7 della legge 10 ottobre 1975,
n. 517 , e loro successive modificazioni.
6. …».
– Si riporta il testo del comma 556 dell’art. 2 della
gia’ citata legge n. 244 del 2007:
«556. Il Ministro dell’economia e delle finanze, su
proposta del Ministro dello sviluppo economico, e’
autorizzato ad iscrivere, nei limiti degli effetti positivi
stimati per ciascun anno in termini di indebitamento netto,
le risorse derivanti dalle economie connesse alle revoche
di cui al comma 554 in un apposito fondo dello stato di
previsione del Ministero dello sviluppo economico, ai fini
del finanziamento delle iniziative di cui al medesimo comma
554.».
– Si riporta il testo dell’art. 13 del decreto-legge 30
settembre 2003, n. 269 (Disposizioni urgenti per favorire
lo sviluppo e per la correzione dell’andamento dei conti
pubblici) convertito, con modificazioni, dalla legge 24
novembre 2003, n. 326:
«Art. 13 (Disciplina dell’attivita’ di garanzia
collettiva dei fidi). – 1. Ai fini del presente decreto si
intendono per: “confidi”, i consorzi con
attivita’ esterna, le societa’ cooperative, le societa’
consortili per azioni, a responsabilita’ limitata o
cooperative, che svolgono l’attivita’ di garanzia
collettiva dei fidi; per “attivita’ di garanzia
collettiva dei fidi”, l’utilizzazione di risorse
provenienti in tutto o in parte dalle imprese consorziate o
socie per la prestazione mutualistica e imprenditoriale di
garanzie volte a favorirne il finanziamento da parte delle
banche e degli altri soggetti operanti nel settore
finanziario; per “confidi di secondo grado”, i
consorzi con attivita’ esterna, le societa’ cooperative, le
societa’ consortili per azioni, a responsabilita’ limitata
o cooperative, costituiti dai confidi ed eventualmente da
imprese consorziate o socie di questi ultimi o da altre
imprese; per “piccole e medie imprese”, le
imprese che soddisfano i requisiti della disciplina
comunitaria in materia di aiuti di Stato a favore delle
piccole e medie imprese determinati dai relativi decreti
del Ministro delle attivita’ produttive e del Ministro
delle politiche agricole e forestali; per “testo
unico bancario”, il decreto legislativo 1° settembre
1993, n. 385, e successive modificazioni e integrazioni;
per “elenco speciale”, l’elenco previsto
dall’articolo 107 del testo unico bancario; per
“riforma delle societa”, il decreto legislativo
17 gennaio 2003, n. 6.
2. I confidi, salvo quanto stabilito dal comma 32 ,
svolgono esclusivamente l’attivita’ di garanzia collettiva
dei fidi e i servizi a essa connessi o strumentali, nel
rispetto delle riserve di attivita’ previste dalla legge.
3. Nell’esercizio dell’attivita’ di garanzia collettiva
dei fidi possono essere prestate garanzie personali e
reali, stipulati contratti volti a realizzare il
trasferimento del rischio, nonche’ utilizzati in funzione
di garanzia depositi indisponibili costituiti presso i
finanziatori delle imprese consorziate o socie.
4. I confidi di secondo grado svolgono l’attivita’
indicata nel comma 2 a favore dei confidi e delle imprese a
essi aderenti e delle imprese consorziate o socie di questi
ultimi.
5. L’uso nella denominazione o in qualsivoglia segno
distintivo o comunicazione rivolta al pubblico delle parole
“confidi”, “consorzio, cooperativa,
societa’ consortile di garanzia collettiva dei fidi”
ovvero di altre parole o locuzioni idonee a trarre in
inganno sulla legittimazione allo svolgimento
dell’attivita’ di garanzia collettiva dei fidi e’ vietato a
soggetti diversi dai confidi.
6. Chiunque contravviene al disposto del comma 5 e’
punito con la medesima sanzione prevista dall’articolo 133,
comma 3, del testo unico bancario.
7. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni
dell’articolo 145 del medesimo testo unico.
8. I confidi sono costituiti da piccole e medie imprese
industriali, commerciali, turistiche e di servizi, da
imprese artigiane e agricole, come definite dalla
disciplina comunitaria.
9. Ai confidi possono partecipare anche imprese di
maggiori dimensioni rientranti nei limiti dimensionali
determinati dalla Unione europea ai fini degli interventi
agevolati della Banca europea per gli investimenti (BEI) a
favore delle piccole e medie imprese, purche’
complessivamente non rappresentino piu’ di un sesto della
totalita’ delle imprese consorziate o socie.
10. Gli enti pubblici e privati e le imprese di maggiori
dimensioni che non possono far parte dei confidi ai sensi
del comma 9 possono sostenerne l’attivita’ attraverso
contributi e garanzie non finalizzati a singole operazioni;
essi non divengono consorziati o soci ne’ fruiscono delle
attivita’ sociali, ma i loro rappresentanti possono
partecipare agli organi elettivi dei confidi con le
modalita’ stabilite dagli statuti, purche’ la nomina della
maggioranza dei componenti di ciascun organo resti
riservata all’assemblea.
11. Il comma 10 si applica anche ai confidi di secondo
grado.
12. Il fondo consortile o il capitale sociale di un
confidi non puo’ essere inferiore a 100 mila euro, fermo
restando per le societa’ consortili l’ammontare minimo
previsto dal codice civile per la societa’ per azioni.
13. La quota di partecipazione di ciascuna impresa non
puo’ essere superiore al 20 per cento del fondo consortile
o del capitale sociale, ne’ inferiore a 250 euro.
14. Il patrimonio netto dei confidi, comprensivo dei
fondi rischi indisponibili, non puo’ essere inferiore a 250
mila euro. Dell’ammontare minimo del patrimonio netto
almeno un quinto e’ costituito da apporti dei consorziati o
dei soci o da avanzi di gestione. Al fine del
raggiungimento di tale ammontare minimo si considerano
anche i fondi rischi costituiti mediante accantonamenti di
conto economico per far fronte a previsioni di rischio
sulle garanzie prestate.
15. Quando, in occasione dell’approvazione del bilancio
d’esercizio, risulta che il patrimonio netto e’ diminuito
per oltre un terzo al di sotto del minimo stabilito dal
comma 14, gli amministratori sottopongono all’assemblea gli
opportuni provvedimenti. Se entro l’esercizio successivo la
diminuzione del patrimonio netto non si e’ ridotta a meno
di un terzo di tale minimo, l’assemblea che approva il
bilancio deve deliberare l’aumento del fondo consortile o
del capitale sociale ovvero il versamento, se lo statuto ne
prevede l’obbligo per i consorziati o i soci, di nuovi
contributi ai fondi rischi indisponibili, in misura tale da
ridurre la perdita a meno di un terzo; in caso diverso deve
deliberare lo scioglimento del confidi.
16. Se, per la perdita di oltre un terzo del fondo
consortile o del capitale sociale, questo si riduce al di
sotto del minimo stabilito dal comma 12, gli amministratori
devono senza indugio convocare l’assemblea per deliberare
la riduzione del fondo o del capitale e il contemporaneo
aumento del medesimo a una cifra non inferiore a detto
minimo, o lo scioglimento del confidi. Per i confidi
costituiti come societa’ consortili per azioni o a
responsabilita’ limitata restano applicabili le ulteriori
disposizioni del codice civile vigenti in materia di
riduzione del capitale per perdite.
17. Ai confidi costituiti sotto forma di societa’
cooperativa non si applicano il primo e il secondo comma
dell’ articolo 2525 del codice civile, come modificato
dalla riforma delle societa’.
18. I confidi non possono distribuire avanzi di gestione
di ogni genere e sotto qualsiasi forma alle imprese
consorziate o socie, neppure in caso di scioglimento del
consorzio, della cooperativa o della societa’ consortile,
ovvero di recesso, decadenza, esclusione o morte del
consorziato o del socio.
19. Ai confidi costituiti sotto forma di societa’
cooperativa non si applicano il secondo comma dell’
articolo 2545-quater del codice civile introdotto dalla
riforma delle societa’ e gli articoli 11 e 20 della legge
31 gennaio 1992, n. 59. L’obbligo di devoluzione previsto
dall’ articolo 2514, comma 1, lettera d) del codice civile,
come modificato dalla riforma delle societa’, si intende
riferito al Fondo di garanzia interconsortile al quale il
confidi aderisca o, in mancanza, ai Fondi di garanzia di
cui ai commi 20, 21, 23, 25 e 28.
20. I confidi che riuniscono complessivamente non meno
di 15 mila imprese e garantiscono finanziamenti
complessivamente non inferiori a 500 milioni di euro
possono istituire, anche tramite le loro associazioni
nazionali di rappresentanza, fondi di garanzia
interconsortile destinati alla prestazione di
controgaranzie e cogaranzie ai confidi.
20-bis. Ai fini delle disposizioni recate dal comma 20 i
confidi che riuniscono cooperative e loro consorzi debbono
associare complessivamente non meno di 5.000 imprese e
garantire finanziamenti complessivamente non inferiori a
300 milioni di euro.
21. I fondi di garanzia interconsortile sono gestiti da
societa’ consortili per azioni o a responsabilita’ limitata
il cui oggetto sociale preveda in via esclusiva lo
svolgimento di tale attivita’, ovvero dalle societa’
finanziarie costituite ai sensi dell’articolo 24 del
decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114. In deroga all’
articolo 2602 del codice civile le societa’ consortili
possono essere costituite anche dalle associazioni di cui
al comma 20.
22. I confidi aderenti ad un fondo di garanzia
interconsortile versano annualmente a tale fondo, entro un
mese dall’approvazione del bilancio, un contributo
obbligatorio pari allo 0,5 per mille delle garanzie
concesse nell’anno a fronte di finanziamenti erogati. Gli
statuti dei fondi di garanzia interconsortili possono
prevedere un contributo piu’ elevato.
23. I confidi che non aderiscono a un fondo di garanzia
interconsortile versano annualmente una quota pari allo 0,5
per mille delle garanzie concesse nell’anno a fronte di
finanziamenti erogati, entro il termine indicato nel comma
22, al Ministero dell’economia e delle finanze; le somme a
tale titolo versate fanno parte delle entrate del bilancio
dello Stato. Con decreto del Ministro dell’economia e delle
finanze, una somma pari all’ammontare complessivo di detti
versamenti e’ annualmente assegnata al fondo di garanzia di
cui all’articolo 2, comma 100, lettera a), della legge 23
dicembre 1996, n. 662. I confidi, operanti nel settore
agricolo, la cui base associativa e’ per almeno il 50 per
cento composta da imprenditori agricoli di cui all’
articolo 2135 del codice civile, versano annualmente la
quota alla Sezione speciale del Fondo interbancario di
garanzia, di cui all’articolo 21 della legge 9 maggio 1975,
n. 153, e successive modificazioni.
23-bis. Le disposizioni di cui ai commi 22 e 23 hanno
effetto a decorrere dall’anno 2004.
24. Ai fini delle imposte sui redditi i contributi
versati ai sensi dei commi 22 e 23, nonche’ gli eventuali
contributi, anche di terzi, liberamente destinati ai fondi
di garanzia interconsortile o al fondo di garanzia di cui
all’articolo 2, comma 100, lettera a), della legge 23
dicembre 1996, n. 662, non concorrono alla formazione del
reddito delle societa’ che gestiscono tali fondi; detti
contributi e le somme versate ai sensi del comma 23 sono
ammessi in deduzione dal reddito dei confidi o degli altri
soggetti eroganti nell’esercizio di competenza.
25. [Il Fondo di garanzia costituito presso il
Mediocredito Centrale S.p.A. ai sensi dell’articolo 2,
comma 100, lettera a), della legge 23 dicembre 1996, n.
662, e’ conferito in una societa’ per azioni, avente per
oggetto esclusivo la sua gestione, costituita con atto
unilaterale dallo Stato entro trenta giorni dall’entrata in
vigore del presente decreto. Il capitale sociale iniziale
della societa’ per azioni e’ determinato con decreto del
Ministro delle attivita’ produttive, di concerto con il
Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro
delle politiche agricole e forestali. La societa’ per
azioni assume i diritti e gli obblighi del Fondo di
garanzia proseguendo in tutti i suoi rapporti, anche
processuali, anteriori al conferimento. I privilegi e le
garanzie di qualsiasi tipo costituiti o prestate a favore
del Fondo di garanzia conservano il loro grado e la loro
validita’ in capo alla societa’ per azioni, senza
necessita’ di alcuna formalita’ o annotazione. L’atto
costitutivo attribuisce agli amministratori la facolta’ di
aumentare il capitale sociale a norma dell’ articolo 2443
del codice civile con offerta delle nuove azioni ai
confidi, anche tramite le loro associazioni nazionali di
rappresentanza, alle societa’ indicate nel comma 21, alle
Regioni, alle Camere di commercio, industria, artigianato e
agricoltura, alle banche, agli enti gestori di altri fondi
pubblici di garanzia al fine del loro conferimento nella
societa’ per azioni e agli ulteriori soggetti pubblici e
privati eventualmente individuati dallo statuto della
societa’. Lo statuto fissa altresi’ un limite massimo di
possesso azionario per i nuovi soci, diversi da quelli che
apportino altri fondi pubblici di garanzia, non superiore
al 5 per cento del capitale sociale. In ogni caso lo Stato,
le Regioni e gli altri enti pubblici conservano
congiuntamente la maggioranza assoluta del capitale
sociale. Le operazioni di garanzia effettuate dalla
societa’ per azioni di cui al presente comma beneficiano
della garanzia dello Stato nei limiti delle risorse
finanziarie attribuite].
26. [L’intervento della societa’ per azioni di cui al
comma 25 e’ rivolto in via prioritaria alle operazioni di
controgaranzia delle garanzie, cogaranzie o controgaranzie
prestate nell’esercizio esclusivo o prevalente
dell’attivita’ di rilascio delle garanzie dai propri soci,
intendendosi per tali anche i confidi appartenenti alle
associazioni socie. L’intervento e’ rivolto in via
prioritaria alle garanzie, cogaranzie e controgaranzie
prestate “a prima richiesta”].
27. [Le regole di funzionamento del fondo di cui al
comma 25 e le caratteristiche delle garanzie dallo stesso
prestate sono disciplinate con decreto del Ministro delle
attivita’ produttive, di concerto con il Ministro
dell’economia e delle finanze].
28. [L’intervento del Fondo di garanzia di cui
all’articolo 2, comma 100, lettera b), della legge 23
dicembre 1996, n. 662, e’ riservato alle operazioni di
controgaranzia dei confidi operanti sull’intero territorio
nazionale nonche’ alle operazioni in cogaranzia con i
medesimi. La controgaranzia e la cogaranzia del Fondo sono
escutibili per intero, a prima richiesta, alla data di
avvio delle procedure di recupero nei confronti
dell’impresa inadempiente. Le eventuali somme recuperate
dai confidi sono restituite al Fondo nella stessa
percentuale della garanzia da esso prestata].
29. L’esercizio dell’attivita’ bancaria in forma di
societa’ cooperativa a responsabilita’ limitata e’
consentito, ai sensi dell’articolo 28 del testo unico
bancario, anche alle banche che, in base al proprio
statuto, esercitano prevalentemente l’attivita’ di garanzia
collettiva dei fidi a favore dei soci. La denominazione di
tali banche contiene le espressioni “confidi”,
“garanzia collettiva dei fidi” o entrambe.
30. Alle banche di cui al comma 29 si applicano, in
quanto compatibili, le disposizioni contenute nei commi da
5 a 11, da 19 a 28 del presente articolo e negli articoli
da 33 a 37 del testo unico bancario.
31. La Banca d’Italia emana disposizioni attuative dei
commi 29 e 30, tenuto conto delle specifiche
caratteristiche operative delle banche di cui al comma 29.
32. … .
33. Le banche e i confidi indicati nei precedenti commi
29, 30, 31 e 32 possono, anche in occasione delle
trasformazioni e delle fusioni previste dai commi 38, 39,
40, 41, 42 e 43, imputare al fondo consortile o al capitale
sociale i fondi rischi e gli altri fondi o riserve
patrimoniali costituiti da contributi dello Stato, delle
regioni e di altri enti pubblici senza che cio’ comporti
violazione dei vincoli di destinazione eventualmente
sussistenti, che permangono, salvo quelli a carattere
territoriale, con riferimento alla relativa parte del fondo
consortile o del capitale sociale. Le azioni o quote
corrispondenti costituiscono azioni o quote proprie delle
banche o dei confidi e non attribuiscono alcun diritto
patrimoniale o amministrativo ne’ sono computate nel
capitale sociale o nel fondo consortile ai fini del calcolo
delle quote richieste per la costituzione e per le
deliberazioni dell’assemblea.
34. Le modificazioni del contratto di consorzio
riguardanti gli elementi indicativi dei consorziati devono
essere iscritte soltanto una volta l’anno entro centoventi
giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale attraverso il
deposito dell’elenco dei consorziati riferito alla data di
approvazione del bilancio.
35. Gli amministratori del consorzio devono redigere il
bilancio d’esercizio con l’osservanza delle disposizioni
relative al bilancio delle societa’ per azioni. L’assemblea
approva il bilancio entro centoventi giorni dalla chiusura
dell’esercizio ed entro trenta giorni dall’approvazione una
copia del bilancio, corredata dalla relazione sulla
gestione, dalla relazione del collegio sindacale, se
costituito, e dal verbale di approvazione dell’assemblea
deve essere, a cura degli amministratori, depositata presso
l’ufficio del registro delle imprese.
36. Oltre i libri e le altre scritture contabili
prescritti tra quelli la cui tenuta e’ obbligatoria il
consorzio deve tenere:
a) il libro dei consorziati, nel quale devono essere
indicati la ragione o denominazione sociale ovvero il
cognome e il nome dei consorziati e le variazioni nelle
persone di questi; b) il libro delle adunanze e delle
deliberazioni dell’assemblea, in cui devono essere
trascritti anche i verbali eventualmente redatti per atto
pubblico; c) il libro delle adunanze e delle deliberazioni
dell’organo amministrativo collegiale, se questo esiste; d)
il libro delle adunanze e delle deliberazioni del collegio
sindacale, se questo esiste. I primi tre libri devono
essere tenuti a cura degli amministratori e il quarto a
cura dei sindaci. Ai consorziati spetta il diritto di
esaminare i libri indicati nel presente comma e, per quelli
indicati nelle lettere a) e b), di ottenerne estratti a
proprie spese. Il libro indicato nella lettera a) puo’
altresi’ essere esaminato dai creditori che intendano far
valere la responsabilita’ verso i terzi dei singoli
consorziati ai sensi dell’ articolo 2615, secondo comma del
codice civile, e deve essere, prima che sia messo in uso,
numerato progressivamente in ogni pagina e bollato in ogni
foglio dall’ufficio del registro delle imprese o da un
notaio.
37. ….
38. I confidi possono trasformarsi in uno dei tipi
associativi indicati nel presente articolo e nelle banche
di cui ai commi 29, 30 e 31 anche qualora siano costituiti
sotto forma di societa’ cooperativa a mutualita’ prevalente
o abbiano ricevuto contributi pubblici o privati di terzi.
39. I confidi possono altresi’ fondersi con altri
confidi comunque costituiti. Alle fusioni possono
partecipare anche societa’, associazioni, anche non
riconosciute, fondazioni e consorzi diversi dai confidi
purche’ il consorzio o la societa’ incorporante o che
risulta dalla fusione sia un confidi o una banca di cui al
comma 29.
40. Alla fusione si applicano in ogni caso le
disposizioni di cui al libro V, titolo V, capo X, sezione
II, del codice civile; a far data dal 1° gennaio 2004,
qualora gli statuti dei confidi partecipanti alla fusione e
il progetto di fusione prevedano per i consorziati eguali
diritti, senza che assuma rilievo l’ammontare delle singole
quote di partecipazione, non e’ necessario redigere la
relazione degli esperti prevista dall’ articolo 2501-sexies
del codice civile, come modificato dalla riforma delle
societa’. Il progetto di fusione determina il rapporto di
cambio sulla base del valore nominale delle quote di
partecipazione, secondo un criterio di attribuzione
proporzionale.
41. Anche in deroga a quanto previsto dagli articoli
2500-septies, 2500-octies e 2545-decies del codice civile,
introdotti dalla riforma delle societa’, le deliberazioni
assembleari necessarie per le trasformazioni e le fusioni
previste dai commi 38, 39 e 40 sono adottate con le
maggioranze previste dallo statuto per le deliberazioni
dell’assemblea straordinaria.
42. Le trasformazioni e le fusioni previste dai commi
38, 39, 40 e 41 non comportano in alcun caso per i
contributi e i fondi di origine pubblica una violazione dei
vincoli di destinazione eventualmente sussistenti.
43. Le societa’ cooperative le quali divengono confidi
sotto un diverso tipo associativo a seguito di fusione o
che si trasformano ai sensi del comma 38 non sono soggette
all’obbligo di devoluzione del patrimonio ai fondi
mutualistici per la promozione e lo sviluppo della
cooperazione di cui all’articolo 11, comma 5, della legge
31 gennaio 1992, n. 59, a condizione che nello statuto del
confidi risultante dalla trasformazione o fusione sia
previsto l’obbligo di devoluzione del patrimonio ai
predetti fondi mutualistici in caso di eventuale successiva
fusione o trasformazione del confidi stesso in enti diversi
dal confidi ovvero dalle banche di cui al comma 29.
44. I confidi fruiscono di tutti i benefici previsti
dalla legislazione vigente a favore dei consorzi e delle
cooperative di garanzia collettiva fidi; i requisiti
soggettivi ivi stabiliti si considerano soddisfatti con il
rispetto di quelli previsti dal presente articolo.
45. Ai fini delle imposte sui redditi i confidi,
comunque costituiti, si considerano enti commerciali.
46. Gli avanzi di gestione accantonati nelle riserve e
nei fondi costituenti il patrimonio netto dei confidi
concorrono alla formazione del reddito nell’esercizio in
cui la riserva o il fondo sia utilizzato per scopi diversi
dalla copertura di perdite di esercizio o dall’aumento del
fondo consortile o del capitale sociale. Il reddito
d’impresa e’ determinato senza apportare al risultato netto
del conto economico le eventuali variazioni in aumento
conseguenti all’applicazione dei criteri indicati nel
titolo I, capo VI, e nel titolo II, capo II, del testo
unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e
successive modificazioni.
47. Ai fini dell’imposta regionale sulle attivita’
produttive i confidi, comunque costituiti, determinano in
ogni caso il valore della produzione netta secondo le
modalita’ contenute nell’articolo 10, comma 1, del decreto
legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 e successive
modificazioni.
48. Ai fini dell’imposta sul valore aggiunto non si
considera effettuata nell’esercizio di imprese l’attivita’
di garanzia collettiva dei fidi.
49. Le quote di partecipazione al fondo consortile o al
capitale sociale dei confidi, comunque costituiti, e i
contributi a questi versati costituiscono per le imprese
consorziate o socie oneri contributivi ai sensi
dell’articolo 64, comma 4, del testo unico delle imposte
sui redditi approvato con decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 e successive
modificazioni. Tale disposizione si applica anche alle
imprese e agli enti di cui al comma 10, per un ammontare
complessivo deducibile non superiore al 2 per cento del
reddito d’impresa dichiarato; e’ salva ogni eventuale
ulteriore deduzione prevista dalla legge.
50. Ai fini delle imposte sui redditi, le trasformazioni
e le fusioni effettuate tra i confidi ai sensi dei commi
38, 39, 40, 41, 42 e 43 non danno luogo in nessun caso a
recupero di tassazione dei fondi in sospensione di imposta
dei confidi che hanno effettuato la trasformazione o
partecipato alla fusione.
51. Le fusioni sono soggette all’imposta di registro in
misura fissa.
52. I confidi gia’ costituiti alla data di entrata in
vigore del presente decreto hanno tempo due anni decorrenti
da tale data per adeguarsi ai requisiti disposti dai commi
12, 13, 14, 15, 16 e 17, salva fino ad allora
l’applicazione delle restanti disposizioni del presente
articolo; anche decorso tale termine i confidi in forma
cooperativa gia’ costituiti alla data di entrata in vigore
del presente decreto non sono tenuti ad adeguarsi al limite
minimo della quota di partecipazione determinato ai sensi
del comma 13.
53. Per i confidi che si costituiscono nei cinque anni
successivi alla data di entrata in vigore del presente
decreto tra imprese operanti nelle zone ammesse alla deroga
per gli aiuti a finalita’ regionale di cui all’articolo 87,
paragrafo 3, lettera a), del trattato CE, la parte
dell’ammontare minimo del patrimonio netto costituito da
apporti dei consorziati o dei soci o da avanzi di gestione
deve essere pari ad almeno un decimo del totale, in deroga
a quanto previsto dal comma 14.
54. I soggetti di cui al comma 10, che alla data di
entrata in vigore del presente decreto partecipano al fondo
consortile o al capitale sociale dei confidi, anche di
secondo grado, possono mantenere la loro partecipazione,
fermo restando il divieto di fruizione dell’attivita’
sociale.
55. I confidi che alla data di entrata in vigore del
presente decreto gestiscono fondi pubblici di agevolazione
possono continuare a gestirli fino a non oltre cinque anni
dalla stessa data. Fino a tale termine i confidi possono
prestare garanzie a favore dell’amministrazione finanziaria
dello Stato al fine dell’esecuzione dei rimborsi di imposte
alle imprese consorziate o socie. I contributi erogati da
regioni o da altri enti pubblici per la costituzione e
l’implementazione del fondo rischi, in quanto concessi per
lo svolgimento della propria attivita’ istituzionale, non
ricadono nell’ambito di applicazione dell’articolo 47 del
testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia,
di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385. La
gestione di fondi pubblici finalizzati all’abbattimento dei
tassi di interesse o al contenimento degli oneri finanziari
puo’ essere svolta, in connessione all’operativita’ tipica,
dai soggetti iscritti nella sezione di cui all’articolo
155, comma 4, del citato testo unico di cui al decreto
legislativo n. 385 del 1993, nei limiti della
strumentalita’ all’oggetto sociale tipico a condizione che:
a) il contributo a valere sul fondo pubblico sia
erogato esclusivamente a favore di imprese consorziate o
socie ed in connessione a finanziamenti garantiti dal
medesimo confidi;
b) il confidi svolga unicamente la funzione di
mandatario all’incasso e al pagamento per conto dell’ente
pubblico erogatore, che permane titolare esclusivo dei
fondi, limitandosi ad accertare la sussistenza dei
requisiti di legge per l’accesso all’agevolazione.
56. Le modificazioni delle iscrizioni, delle voci e dei
criteri di bilancio conseguenti all’attuazione del presente
decreto non comportano violazioni delle disposizioni del
codice civile o di altre leggi in materia di bilancio, ne’
danno luogo a rettifiche fiscali.
57. I confidi che hanno un volume di attivita’
finanziaria pari o superiore a cinquantuno milioni di euro
o mezzi patrimoniali pari o superiori a
duemilioniseicentomila euro possono, entro il termine di
diciotto mesi dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, chiedere l’iscrizione provvisoria nell’elenco
speciale di cui all’articolo 107 del testo unico bancario.
La Banca d’Italia procede all’iscrizione previa verifica
della sussistenza degli altri requisiti di iscrizione
previsti dagli articoli 106 e 107 del testo unico bancario.
Entro tre anni dall’iscrizione, i confidi si adeguano ai
requisiti minimi per l’iscrizione previsti ai sensi del
comma 32. Trascorso tale periodo, la Banca d’Italia procede
alla cancellazione dall’elenco speciale dei confidi che non
si sono adeguati. I confidi iscritti nell’elenco speciale
ai sensi del presente comma, oltre all’attivita’ di
garanzia collettiva dei fidi, possono svolgere,
esclusivamente nei confronti delle imprese consorziate o
socie, le sole attivita’ indicate nell’articolo 155, comma
4-quater, del testo unico bancario. Resta fermo quanto
previsto dall’articolo 155, comma 4-ter, del medesimo testo
unico bancario.
58. Il secondo comma dell’articolo 17 della legge 19
marzo 1983, n. 72, e’ abrogato.
59. L’articolo 33 della legge 5 ottobre 1991, n. 317, e’
abrogato.
60. Nell’articolo 10, comma 1, del decreto legislativo
15 dicembre 1997, n. 446, sono soppresse le seguenti
parole: “, e in ogni caso per i consorzi di garanzia
collettiva fidi di primo e secondo grado, anche costituiti
sotto forma di societa’ cooperativa o consortile, previsti
dagli articoli 29 e 30 della legge 5 ottobre 1991, n. 317,
iscritti nell’apposita sezione dell’elenco previsto
dall’articolo 106 del decreto legislativo 1° settembre
1993, n. 385”.
61. Nell’articolo 15, comma 1, della legge 7 marzo 1996,
n. 108, le parole: «consorzi o cooperative di garanzia
collettiva fidi denominati «Confidi», istituiti dalle
associazioni di categoria imprenditoriali e dagli ordini
professionali» sono sostituite dalle seguenti: «confidi, di
cui all’articolo 13 del decreto-legge 30 settembre 2003, n.
269».
61-bis. La garanzia della Sezione speciale del Fondo
interbancario di garanzia, istituita con l’articolo 21
della legge 9 maggio 1975, n. 153, e successive
modificazioni, puo’ essere concessa alle banche e agli
intermediari finanziari iscritti nell’elenco speciale di
cui all’articolo 107 del testo unico bancario, a fronte di
finanziamenti a imprenditori agricoli di cui all’ articolo
2135 del codice civile, ivi comprese la locazione
finanziaria e la partecipazione, temporanea e di minoranza,
al capitale delle imprese agricole medesime, assunte da
banche, da altri intermediari finanziari o da fondi chiusi
di investimento mobiliari. La garanzia della Sezione
speciale del Fondo interbancario di garanzia e’ estesa,
nella forma di controgaranzia, a quella prestata dai
confidi operanti nel settore agricolo, che hanno come
consorziati o soci almeno il 50 per cento di imprenditori
agricoli ed agli intermediari finanziari iscritti
nell’elenco generale di cui all’articolo 106 del medesimo
testo unico. Con decreto del Ministro delle politiche
agricole e forestali, di concerto con il Ministro
dell’economia e delle finanze, da emanare entro trenta
giorni dalla data di entrata in vigore della legge di
conversione del presente decreto, sono stabiliti i criteri
e le modalita’ per la concessione delle garanzie della
Sezione speciale e la gestione delle sue risorse, nonche’
le eventuali riserve di fondi a favore di determinati
settori o tipologie di operazioni.
61-ter. [In via transitoria, fino alla data di
insediamento degli organi sociali della societa’ di cui al
comma 25, continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti
riguardanti il fondo di garanzia di cui all’articolo 2,
comma 100, lettera a), della legge 23 dicembre 1996, n.
662].
61-quater. Le caratteristiche delle garanzie dirette,
controgaranzie e cogaranzie prestate a prima richiesta dal
Fondo di cui all’articolo 2, comma 100, lettera b), della
legge 23 dicembre 1996, n. 662, al fine di adeguarne la
natura a quanto previsto dall’Accordo di Basilea recante la
disciplina dei requisiti minimi di capitale per le banche,
sono disciplinate con decreto del Ministro dell’economia e
delle finanze, sentita la Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano, da adottare entro trenta giorni dalla
data di entrata in vigore della presente disposizione.».
– Si riporta il testo del comma 100 dell’art. 2 della
legge 23 dicembre 1996, n. 662 (Misure di razionalizzazione
della finanza pubblica):
«100. Nell’ambito delle risorse di cui al comma 99,
escluse quelle derivanti dalla riprogrammazione delle
risorse di cui ai commi 96 e 97, il CIPE puo’ destinare:
a) una somma fino ad un massimo di 400 miliardi di lire
per il finanziamento di un fondo di garanzia costituito
presso il Mediocredito Centrale Spa allo scopo di
assicurare una parziale assicurazione ai crediti concessi
dagli istituti di credito a favore delle piccole e medie
imprese;
b) una somma fino ad un massimo di 100 miliardi di lire
per l’integrazione del Fondo centrale di garanzia istituito
presso l’Artigiancassa Spa dalla legge 14 ottobre 1964, n.
1068. Nell’ambito delle risorse che si renderanno
disponibili per interventi nelle aree depresse, sui fondi
della manovra finanziaria per il triennio 1997-1999, il
CIPE destina una somma fino ad un massimo di lire 600
miliardi nel triennio 1997-1999 per il finanziamento degli
interventi di cui all’articolo 1 della legge del 23 gennaio
1992, n. 32, e di lire 300 miliardi nel triennio 1997-1999
per il finanziamento degli interventi di cui all’articolo
17, comma 5, della legge 11 marzo 1988, n. 67.».
– Si riporta il testo dell’art. 13 della gia’ citata
legge n. 468 del 1978:
«Art. 13(Garanzie statali). – In allegato allo stato di
previsione della spesa del Ministero del tesoro sono
elencate le garanzie principali e sussidiarie prestate
dallo Stato a favore di enti o altri soggetti.».
– Si riporta il testo del secondo comma dell’art. 7
della gia’ citata legge n. 468 del 1978:
«Art. 7. – Con decreti del Ministro del tesoro, da
registrarsi alla Corte dei conti, sono trasferite dal
predetto fondo ed iscritte in aumento sia delle dotazioni
di competenza che di cassa dei competenti capitoli le somme
necessarie:
1) per il pagamento dei residui passivi di parte
corrente, eliminati negli esercizi precedenti per
perenzione amministrativa, [in caso di richiesta da parte
degli aventi diritto, con reiscrizione ai capitoli di
provenienza, ovvero a capitoli di nuova istituzione nel
caso in cui quello di provenienza sia stato nel frattempo
soppresso];
2) per aumentare gli stanziamenti dei capitoli di spesa
aventi carattere obbligatorio o connessi con l’accertamento
e la riscossione delle entrate.»

Art. 12.

Finanziamento dell’economia attraverso la sottoscrizione pubblica di
obbligazioni bancarie speciali e relativi controlli parlamentari e
territoriali

1. Al fine di assicurare un adeguato flusso di finanziamenti
all’economia e un adeguato livello di patrimonializzazione del
sistema bancario, il Ministero dell’economia e delle finanze e’
autorizzato, fino al 31 dicembre 2009, anche in deroga alle norme di
contabilita’ di Stato, a sottoscrivere, su specifica richiesta delle
banche interessate, strumenti finanziari privi dei diritti indicati
nell’articolo 2351 del codice civile, computabili nel patrimonio di
vigilanza ed emessi da banche italiane le cui azioni sono negoziate
su mercati regolamentati o da societa’ capogruppo di gruppi bancari
italiani le azioni delle quali sono negoziate su mercati
regolamentati.
2. Gli strumenti finanziari di cui al comma 1 possono essere
strumenti convertibili in azioni ordinarie su richiesta
dell’emittente. Puo’ essere inoltre prevista, a favore
dell’emittente, la facolta’ di rimborso o riscatto, a condizione che
la Banca d’Italia attesti che l’operazione non pregiudica le
condizioni finanziarie o di solvibilita’ della banca ne’ del gruppo
bancario di appartenenza. (( In ogni caso, il programma di intervento
di cui al presente articolo ha l’obiettivo di terminare entro dieci
anni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del
presente decreto. ))
3. La remunerazione degli strumenti finanziari di cui al comma 1
puo’ dipendere, in tutto o in parte, dalla disponibilita’ di utili
distribuibili ai sensi dell’articolo 2433 del codice civile. In tal
caso la delibera con la quale l’assemblea decide sulla destinazione
degli utili e’ vincolata al rispetto delle condizioni di
remunerazione degli strumenti finanziari stessi.
4. Il Ministero dell’economia e delle finanze sottoscrive gli
strumenti finanziari di cui al comma 1 a condizione che l’operazione
risulti economica nel suo complesso, tenga conto delle condizioni di
mercato e sia funzionale al perseguimento delle finalita’ indicate al
comma 1.
5. La sottoscrizione e’, altresi’, condizionata:
a) all’assunzione da parte dell’emittente degli impegni definiti
in un apposito protocollo d’intenti con il Ministero dell’economia e
delle finanze, in ordine al livello e alle condizioni del credito da
assicurare alle piccole e medie imprese (( e alle famiglie, alle
modalita’ con le quali garantire adeguati livelli di liquidita’ ai
creditori delle pubbliche amministrazioni per la fornitura di beni e
servizi, anche attraverso lo sconto di crediti certi, senza nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica, )) e a politiche dei
dividendi coerenti con l’esigenza di mantenere adeguati livelli di
patrimonializzazione;
b) all’adozione, da parte degli emittenti, di un codice etico
contenente, tra l’altro, previsioni in materia di politiche di
remunerazione dei vertici aziendali.
(( 5-bis. Gli schemi dei protocolli di cui alla lettera a) e gli
schemi dei codici di cui alla lettera b) del comma 5 sono trasmessi
alle Camere. ))
6. Sul finanziamento all’economia il Ministro dell’economia e delle
finanze riferisce periodicamente al Parlamento fornendo dati
disaggregati per regione e categoria economica; a tale fine presso le
Prefetture e’ istituito uno speciale osservatorio con la
partecipazione dei soggetti interessati. Dall’istituzione degli
osservatori di cui al presente comma non devono derivare nuovi o
maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato; al funzionamento
degli stessi si provvede nell’ambito delle risorse umane, strumentali
e finanziarie gia’ previste, a legislazione vigente, per le
Prefetture.
7. La sottoscrizione degli strumenti finanziari e’ effettuata sulla
base di una valutazione da parte della Banca d’Italia delle
condizioni economiche dell’operazione e della computabilita’ degli
strumenti finanziari nel patrimonio di vigilanza.
8. L’organo competente per l’emissione di obbligazioni subordinate
delibera anche in merito all’emissione degli strumenti finanziari
previsti dal presente articolo. L’esercizio della facolta’ di
conversione e’ sospensivamente condizionato alla deliberazione in
ordine al relativo aumento di capitale.
9. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su
proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, sono individuate
le risorse necessarie per finanziare le operazioni stesse. Le
predette risorse, da iscrivere in apposito capitolo dello stato di
previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, sono
individuate in relazione a ciascuna operazione mediante:
a) riduzione lineare delle dotazioni finanziarie, a legislazione
vigente, delle missioni di spesa di ciascun Ministero, con esclusione
delle dotazioni di spesa di ciascuna missione connesse a stipendi,
assegni, pensioni e altre spese fisse; alle spese per interessi; alle
poste correttive e compensative delle entrate, comprese le
regolazioni contabili con le regioni; ai trasferimenti a favore degli
enti territoriali aventi natura obbligatoria; del fondo ordinario
delle universita’; delle risorse destinate alla ricerca; delle
risorse destinate al finanziamento del 5 per mille delle imposte sui
redditi delle persone fisiche; nonche’ quelle dipendenti da parametri
stabiliti dalla legge o derivanti da accordi internazionali;
b) riduzione di singole autorizzazioni legislative di spesa;
c) utilizzo temporaneo mediante versamento in entrata di
disponibilita’ esistenti sulle contabilita’ speciali nonche’ sui
conti di tesoreria intestati ad amministrazioni pubbliche ed enti
pubblici nazionali con esclusione di quelli intestati alle
Amministrazioni territoriali, nonche’ di quelli riguardanti i flussi
finanziari intercorrenti con l’Unione europea ed i connessi
cofinanziamenti nazionali, con corrispondente riduzione delle
relative autorizzazioni di spesa e contestuale riassegnazione al
predetto capitolo;
d) emissione di titoli del debito pubblico.
(( 9-bis. Gli schemi di decreto di cui al comma 9, corredati di
relazione tecnica, sono trasmessi alle Camere per l’espressione del
parere delle Commissioni competenti per i profili di carattere
finanziario. I pareri sono espressi entro quindici giorni dalla data
di trasmissione. Il Governo, ove non intenda conformarsi alle
condizioni formulate con riferimento ai profili finanziari, trasmette
nuovamente alle Camere gli schemi di decreto, corredati dei necessari
elementi integrativi di informazione, per i pareri definitivi delle
Commissioni competenti per i profili finanziari, da esprimere entro
dieci giorni dalla data di trasmissione. Decorsi inutilmente i
termini per l’espressione dei pareri, i decreti possono essere
comunque adottati. ))
10. I decreti di cui al comma 9 e i correlati decreti di variazione
di bilancio sono trasmessi con immediatezza al Parlamento e
comunicati alla Corte dei conti.
11. Ai fini delle operazioni di cui al presente articolo e
all’articolo 1 del decreto-legge 9 ottobre 2008, n. 155, ((
convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 190,
)) le deliberazioni previste dall’articolo 2441, quinto comma, e
dall’articolo 2443, secondo comma, del codice civile sono assunte con
le stesse maggioranze previste per le deliberazioni di aumento di
capitale dagli articoli 2368 e 2369 del codice civile. I termini
stabiliti per le operazioni della specie ai sensi del codice civile e
del (( testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione
finanziaria, di cui al )) decreto legislativo 24 febbraio 1998, n.
58, sono ridotti della meta’.
12. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro
dell’economia e delle finanze, sentita la Banca d’Italia, da
adottarsi entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, sono stabiliti criteri, condizioni e modalita’ di
sottoscrizione degli strumenti finanziari di cui al presente
articolo.
(( 12-bis. Il Ministro dell’economia e delle finanze riferisce alle
Camere in merito all’evoluzione degli interventi effettuati ai sensi
del presente articolo nell’ambito della relazione trimestrale di cui
all’articolo 5, comma 1-ter, del decreto-legge 9 ottobre 2008, n.
155, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n.
190. ))

Riferimenti normativi:
– Si riporta il testo dell’art. 2351 del codice civile:
«Art. 2351 (Diritto di voto). – Ogni azione [c.c. 1550]
attribuisce il diritto di voto [c.c. 1531, 2333, 2335,
2344, 2352, 2353, 2354, n. 5, 2357, 2373, 2479, 2538].
Salvo quanto previsto dalle leggi speciali, lo statuto
puo’ prevedere la creazione di azioni senza diritto di
voto, con diritto di voto limitato a particolari argomenti,
con diritto di voto subordinato al verificarsi di
particolari condizioni non meramente potestative. Il valore
di tali azioni non puo’ complessivamente superare la meta’
del capitale sociale.
Lo statuto delle societa’ che non fanno ricorso al
mercato del capitale di rischio puo’ prevedere che, in
relazione alla quantita’ di azioni possedute da uno stesso
soggetto, il diritto di voto sia limitato ad una misura
massima o disporne scaglionamenti.
Non possono emettersi azioni a voto plurimo [disp. att.
c.c. 212].
Gli strumenti finanziari di cui agli articoli 2346,
sesto comma, e 2349, secondo comma, possono essere dotati
del diritto di voto su argomenti specificamente indicati e
in particolare puo’ essere ad essi riservata, secondo
modalita’ stabilite dallo statuto, la nomina di un
componente indipendente del consiglio di amministrazione o
del consiglio di sorveglianza o di un sindaco. Alle persone
cosi’ nominate si applicano le medesime norme previste per
gli altri componenti dell’organo cui partecipano.».
– Si riporta il testo dell’art. 2433 del codice civile:
«Art. 2433 (Distribuzione degli utili ai soci). – La
deliberazione sulla distribuzione degli utili [c.c. 2262,
2328, n. 7, 2350, 2428] e’ adottata dall’assemblea che
approva il bilancio [c.c. 2364, n. 1] ovvero, qualora il
bilancio sia approvato dal consiglio di sorveglianza,
dall’assemblea convocata a norma dell’articolo 2364-bis,
secondo comma.
Non possono essere pagati dividendi sulle azioni, se non
per utili realmente conseguiti e risultanti dal bilancio
regolarmente approvato [c.c. 2303, 2621, n. 2].
Se si verifica una perdita del capitale sociale, non
puo’ farsi luogo a ripartizione di utili fino a che il
capitale non sia reintegrato o ridotto in misura
corrispondente [c.c. 2413, 2446].
I dividendi erogati in violazione delle disposizioni del
presente articolo non sono ripetibili, se i soci li hanno
riscossi in buona fede in base a bilancio regolarmente
approvato, da cui risultano utili netti corrispondenti
[c.c. 2321].»
– Si riporta il testo dell’art. 1 del decreto-legge 9
ottobre 2008, n. 155 (Misure urgenti per garantire la
stabilita’ del sistema creditizio e la continuita’
nell’erogazione del credito alle imprese e ai consumatori,
nell’attuale situazione di crisi dei mercati finanziari
internazionali), convertito, con modificazioni, dalla legge
4 dicembre 2008, n. 190:
«Art. 1. – 1. Fino al 31 dicembre 2009, il Ministero
dell’economia e delle finanze e’ autorizzato a
sottoscrivere o garantire aumenti di capitale deliberati da
banche italiane che presentano una situazione di
inadeguatezza patrimoniale accertata dalla Banca d’Italia.
Tale sottoscrizione puo’ essere effettuata a condizione che
l’aumento di capitale non sia stato ancora perfezionato,
alla data di entrata in vigore del presente decreto, e che
vi sia un programma di stabilizzazione e rafforzamento
della banca interessata della durata minima di 36 mesi. Le
operazioni di cui al presente articolo sono effettuate
tenendo conto delle condizioni di mercato. Le predette
operazioni possono essere effettuate, alle stesse
condizioni e con gli stessi presupposti, anche con
riferimento ad aumenti di capitale di societa’ capogruppo
di gruppi bancari italiani.
2. La sottoscrizione e la prestazione di garanzia di cui
al comma 1 sono effettuate sulla base della valutazione da
parte della Banca d’Italia dei seguenti elementi:
a) la sussistenza delle condizioni di cui al comma 1;
b) l’adeguatezza del piano di stabilizzazione e
rafforzamento della banca presentato per la deliberazione
dell’aumento di capitale;
c) le politiche dei dividendi, approvate dall’assemblea
della banca richiedente, per il periodo di durata del
programma di stabilizzazione e rafforzamento.
3. Le azioni detenute dal Ministero dell’economia e
delle finanze, dalla data di sottoscrizione fino alla data
di eventuale cessione:
a) sono prive del diritto di voto;
b) sono privilegiate nella distribuzione dei dividendi
rispetto a tutte le altre categorie di azioni;
c) non sono computate nel limite di cui all’articolo
2351, secondo comma, ultimo periodo, del codice civile;
d) sono riscattabili da parte dell’emittente a
condizione che la Banca d’Italia attesti che l’operazione
non pregiudica le condizioni finanziarie e di solvibilita’
della banca, ne’ del gruppo bancario di appartenenza.
3-bis. Con i decreti di cui all’articolo 5 sono
definite, secondo criteri omogenei, le modalita’ con cui il
Ministro dell’economia e delle finanze esercita, in
qualita’ di azionista, gli ulteriori diritti connessi alle
azioni di cui al comma 3 del presente articolo.
4. Fino alla data di cessione delle azioni sottoscritte
dal Ministero dell’economia e delle finanze, le variazioni
sostanziali al programma di stabilizzazione e rafforzamento
di cui al comma 1 sono soggette alla preventiva
approvazione del Ministero dell’economia e delle finanze,
sentita la Banca d’Italia.
5. Alle partecipazioni acquisite dal Ministero
dell’economia e delle finanze ai sensi del presente
articolo, non si applicano le limitazioni alla
partecipazione al capitale di cui al capo V del titolo II
del testo unico delle leggi in materia bancaria e
creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre
1993, n. 385, e successive modificazioni. La qualita’ di
socio di banca popolare e’ acquisita dalla data di
sottoscrizione delle azioni.
6. Alle partecipazioni acquisite dal Ministero
dell’economia e delle finanze ai sensi del presente
articolo non si applicano le disposizioni degli articoli
106, comma 1, e 109, comma 1, del testo unico delle
disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di
cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e
successive modificazioni.
7. Con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle
finanze, sono individuate per ciascuna operazione di cui al
presente articolo le risorse necessarie per finanziare le
operazioni stesse. Le predette risorse, da iscrivere in
apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero
dell’economia e delle finanze, sono individuate in
relazione a ciascuna operazione mediante:
a) riduzione lineare delle dotazioni finanziarie, a
legislazione vigente, delle missioni di spesa di ciascun
Ministero, con esclusione delle dotazioni di spesa di
ciascuna missione connesse a stipendi, assegni, pensioni e
altre spese fisse; alle spese per interessi; alle poste
correttive e compensative delle entrate, comprese le
regolazioni contabili con le regioni; ai trasferimenti a
favore degli enti territoriali aventi natura obbligatoria;
del fondo ordinario delle universita’; delle risorse
destinate alla ricerca; delle risorse destinate al
finanziamento del 5 per mille delle imposte sui redditi
delle persone fisiche; nonche’ quelle dipendenti da
parametri stabiliti dalla legge o derivanti da accordi
internazionali;
b) riduzione di singole autorizzazioni legislative di
spesa;
c) utilizzo mediante versamento in entrata di
disponibilita’ esistenti sulle contabilita’ speciali
nonche’ sui conti di tesoreria intestati ad amministrazioni
pubbliche ed enti pubblici nazionali con esclusione di
quelli intestati alle Amministrazioni territoriali con
corrispondente riduzione delle relative autorizzazioni di
spesa e contestuale riassegnazione al predetto capitolo;
d) emissione di titoli del debito pubblico.
7-bis. Gli schemi dei decreti del Presidente del
Consiglio dei Ministri di cui al comma 7, corredati di
relazione tecnica, sono trasmessi alle Camere per
l’espressione del parere delle Commissioni competenti per i
profili di carattere finanziario. I pareri sono espressi
entro quindici giorni dalla data di trasmissione. Il
Governo, ove non intenda conformarsi alle condizioni
formulate con riferimento ai profili finanziari,
ritrasmette alle Camere gli schemi di decreto, corredati
dei necessari elementi integrativi di informazione, per i
pareri definitivi delle Commissioni competenti per i
profili finanziari, da esprimere entro dieci giorni dalla
data di trasmissione. Decorsi inutilmente i termini per
l’espressione dei pareri, i decreti possono essere comunque
adottati.
8. I decreti di cui al comma 7 e i correlati decreti di
variazione di bilancio sono trasmessi con immediatezza al
Parlamento e comunicati alla Corte dei conti.».
– Si riporta il testo del quinto comma dell’art. 2441 e
il secondo comma dell’art. 2443 del codice civile:
«Quando l’interesse della societa’ lo esige, il diritto
di opzione puo’ essere escluso o limitato con la
deliberazione di aumento di capitale, approvata da tanti
soci che rappresentino oltre la meta’ del capitale sociale,
anche se la deliberazione e’ presa in assemblea di
convocazione successiva alla prima.».
«La facolta’ di cui al secondo periodo del precedente
comma puo’ essere attribuita anche mediante modificazione
dello statuto, approvata con la maggioranza prevista dal
quinto comma dell’articolo 2441, per il periodo massimo di
cinque anni dalla data della deliberazione.».
– Si riporta il testo degli artt. 2368 e 2369 del codice
civile:
«Art. 2368 (Costituzione dell’assemblea e validita’
delle deliberazioni). – L’assemblea ordinaria e’
regolarmente costituita con l’intervento di tanti soci
[c.c. 2370] che rappresentino almeno la meta’ del capitale
sociale, escluse [c.c. 2373] dal computo le azioni prive
del diritto di voto nell’assemblea medesima. Essa delibera
a maggioranza assoluta, salvo che lo statuto richieda una
maggioranza piu’ elevata [c.c. 2375]. Per la nomina alle
cariche sociali lo statuto puo’ stabilire norme
particolari.
L’assemblea straordinaria delibera con il voto
favorevole di tanti soci che rappresentino piu’ della meta’
del capitale sociale, se lo statuto non richiede una
maggioranza piu’ elevata [c.c. 2365, 2376, 2377, 2415,
2487, 2489, 2456, 2460]. Nelle societa’ che fanno ricorso
al mercato del capitale di rischio l’assemblea
straordinaria e’ regolarmente costituita con la presenza di
tanti soci che rappresentino almeno la meta’ del capitale
sociale o la maggiore percentuale prevista dallo statuto e
delibera con il voto favorevole di almeno i due terzi del
capitale rappresentato in assemblea.
Salvo diversa disposizione di legge le azioni per le
quali non puo’ essere esercitato il diritto di voto sono
computate ai fini della regolare costituzione
dell’assemblea. Le medesime azioni e quelle per le quali il
diritto di voto non e’ stato esercitato a seguito della
dichiarazione del socio di astenersi per conflitto di
interessi non sono computate ai fini del calcolo della
maggioranza e della quota di capitale richiesta per
l’approvazione della deliberazione.».
«Art. 2369 (Seconda convocazione e convocazioni
successive). – Se i soci partecipanti all’assemblea non
rappresentano complessivamente la parte di capitale
richiesta dall’articolo precedente, l’assemblea deve essere
nuovamente convocata [c.c. 2376, 2484, n. 5].
Nell’avviso di convocazione dell’assemblea puo’ essere
fissato il giorno per la seconda convocazione [c.c. 21].
Questa non puo’ aver luogo nello stesso giorno fissato per
la prima. Se il giorno per la seconda convocazione non e’
indicato nell’avviso, l’assemblea deve essere riconvocata
entro trenta giorni dalla data della prima, e il termine
stabilito dal secondo comma dell’articolo 2366 e’ ridotto
ad otto giorni.
In seconda convocazione l’assemblea ordinaria delibera
sugli oggetti che avrebbero dovuto essere trattati nella
prima [c.c. 2366], qualunque sia la parte di capitale
rappresentata dai soci partecipanti, e l’assemblea
straordinaria e’ regolarmente costituita con la
partecipazione di oltre un terzo del capitale sociale e
delibera con il voto favorevole di almeno i due terzi del
capitale rappresentato in assemblea [c.c. 2348, 2365, 2415,
2487, 2489, 2456, 2460].
Lo statuto puo’ richiedere maggioranze piu’ elevate,
tranne che per l’approvazione del bilancio e per la nomina
e la revoca delle cariche sociali.
Nelle societa’ che non fanno ricorso al mercato del
capitale di rischio e’ necessario, anche in seconda
convocazione, il voto favorevole di tanti soci che
rappresentino piu’ di un terzo del capitale sociale per le
deliberazioni concernenti il cambiamento dell’oggetto
sociale, la trasformazione della societa’, lo scioglimento
anticipato, la proroga della societa’, la revoca dello
stato di liquidazione, il trasferimento della sede sociale
all’estero e l’emissione delle azioni di cui al secondo
comma dell’articolo 2351.
Lo statuto puo’ prevedere eventuali ulteriori
convocazioni dell’assemblea, alle quali si applicano le
disposizioni del terzo, quarto e quinto comma.
Nelle societa’ che fanno ricorso al mercato del capitale
di rischio l’assemblea straordinaria e’ costituita, nelle
convocazioni successive alla seconda, con la presenza di
tanti soci che rappresentino almeno un quinto del capitale
sociale, salvo che lo statuto richieda una quota di
capitale piu’ elevata.»
Il decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 recante
«Testo unico delle disposizioni in materia di
intermediazione finanziaria, ai sensi degli artt. 8 e 21
della legge 6 febbraio 1996, n. 52» e’ pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 26 marzo 1998, n. 71, S.O.
– Si riporta il testo del comma 1-ter dell’art. 5 del
gia’ citato decreto-legge n. 155 del 2008:
«1-ter. Il Ministro dell’economia e delle finanze
trasmette ogni tre mesi alle Camere una relazione
sull’attuazione degli interventi effettuati ai sensi del
presente decreto.».

Art. 13.

Adeguamento europeo della disciplina in materia di OPA

1. L’articolo 104 (( del testo unico delle disposizioni in materia
di intermediazione finanziaria, di cui al )) decreto legislativo 24
febbraio 1998, n. 58, e’ sostituito dal seguente:
«Art. 104 (Difese). – 1. Gli statuti delle societa’ italiane
quotate possono prevedere che, quando sia promossa un’offerta
pubblica di acquisto o di scambio avente a oggetto i titoli da loro
emessi, si applichino le regole previste dai commi 1-bis e 1-ter.
1-bis. Salvo autorizzazione dell’assemblea ordinaria o di quella
straordinaria per le delibere di competenza, le societa’ italiane
quotate i cui titoli sono oggetto dell’offerta si astengono dal
compiere atti od operazioni che possono contrastare il conseguimento
degli obiettivi dell’offerta. L’obbligo di astensione si applica
dalla comunicazione di cui all’articolo 102, comma 1, e fino alla
chiusura dell’offerta ovvero fino a quando l’offerta stessa non
decada. La mera ricerca di altre offerte non costituisce atto od
operazione in contrasto con gli obiettivi dell’offerta. Resta ferma
la responsabilita’ degli amministratori, dei componenti del consiglio
di gestione e di sorveglianza e dei direttori generali per gli atti e
le operazioni compiuti.
1-ter. L’autorizzazione prevista dal comma 1-bis e’ richiesta anche
per l’attuazione di ogni decisione presa prima dell’inizio del
periodo indicato nel medesimo comma, che non sia ancora stata attuata
in tutto o in parte, che non rientri nel corso normale delle
attivita’ della societa’ e la cui attuazione possa contrastare il
conseguimento degli obiettivi dell’offerta.
2. I termini e le modalita’ di convocazione delle assemblee di cui
al comma 1-bis sono disciplinati, anche in deroga alle vigenti
disposizioni di legge, con regolamento emanato dal Ministro della
giustizia, sentita la Consob.».
2. L’articolo 104-bis (( del testo unico delle disposizioni in
materia di intermediazione finanziaria, di cui al )) decreto
legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e’ modificato come segue:
a) il comma 1 e’ sostituito dal seguente: «Fermo quanto previsto
dall’articolo 123, comma 3, gli statuti delle societa’ italiane
quotate, diverse dalle societa’ cooperative, possono prevedere che,
quando sia promossa un’offerta pubblica di acquisto o di scambio
avente ad oggetto i titoli da loro emessi si applichino le regole
previste dai commi 2 e 3»;
b) al comma 7 dopo le parole «in materia di limiti di possesso
azionario» sono aggiunte le seguenti parole: «e al diritto di voto».
3. L’articolo 104-ter del (( testo unico delle disposizioni in
materia di intermediazione finanziaria, di cui al )) decreto
legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e’ modificato come segue:
a) al comma 1 le parole: «Le disposizioni di cui agli articoli 104
e 104-bis, commi 2 e 3,» sono sostituite dalle parole: «Qualora
previste dagli statuti, le disposizioni di cui agli articoli 104,
commi 1-bis e 1-ter e 104-bis, commi 2 e 3»;
b) il comma 2 e’ soppresso;
c) il comma 4 e’ sostituito dal seguente:
«4. Qualsiasi misura idonea a contrastare il conseguimento degli
obiettivi dell’offerta adottata dalla societa’ emittente in virtu’ di
quanto disposto al comma 1 deve essere espressamente autorizzata
dall’assemblea in vista di una eventuale offerta pubblica, nei
diciotto mesi anteriori alla comunicazione della decisione di
promuovere l’offerta ai sensi dell’articolo 102, comma 1. Fermo
quanto disposto dall’articolo 114, l’autorizzazione prevista dal
presente comma e’ tempestivamente comunicata al mercato secondo le
modalita’ previste ai sensi del medesimo articolo 114.».

Riferimenti normativi:
– Si riporta il testo dell’art. 104-bis del gia’ citato
decreto legislativo n. 58 del 1998, cosi’ come modificato
dalla presente legge:
«104-bis (Regola di neutralizzazione). – 1. Fermo quanto
previsto dall’articolo 123, comma 3, gli statuti delle
societa’ italiane quotate, diverse dalle societa’
cooperative, possono prevedere che, quando sia promossa
un’offerta pubblica di acquisto o di scambio avente ad
oggetto i titoli da loro emessi si applichino le regole
previste dai commi 2 e 3.
2. Nel periodo di adesione all’offerta non hanno effetto
nei confronti dell’offerente le limitazioni al
trasferimento di titoli previste nello statuto ne’ hanno
effetto, nelle assemblee chiamate a decidere sugli atti e
le operazioni previsti dall’articolo 104, le limitazioni al
diritto di voto previste nello statuto o da patti
parasociali.
3. Quando, a seguito di un’offerta di cui al comma 1,
l’offerente venga a detenere almeno il settantacinque per
cento del capitale con diritto di voto nelle deliberazioni
riguardanti la nomina o la revoca degli amministratori o
dei componenti del consiglio di gestione o di sorveglianza,
nella prima assemblea che segue la chiusura dell’offerta,
convocata per modificare lo statuto o per revocare o
nominare gli amministratori o i componenti del consiglio di
gestione o di sorveglianza non hanno effetto:
a) le limitazioni al diritto di voto previste nello
statuto o da patti parasociali;
b) qualsiasi diritto speciale in materia di nomina o
revoca degli amministratori o dei componenti del consiglio
di gestione o di sorveglianza previsto nello statuto.
4. Le disposizioni di cui ai commi 2 e 3 non si
applicano alle limitazioni statutarie al diritto di voto
attribuito da titoli dotati di privilegi di natura
patrimoniale.
5. Qualora l’offerta di cui al comma 1 abbia avuto esito
positivo, l’offerente e’ tenuto a corrispondere un equo
indennizzo per l’eventuale pregiudizio patrimoniale subito
dai titolari dei diritti che l’applicazione delle
disposizioni di cui ai commi 2 e 3 abbia reso non
esercitabili, purche’ le disposizioni statutarie o
contrattuali che costituiscono tali diritti fossero
efficaci anteriormente alla comunicazione di cui
all’articolo 102, comma 1. La richiesta di indennizzo deve
essere presentata all’offerente, a pena di decadenza, entro
novanta giorni dalla chiusura dell’offerta ovvero, nel caso
di cui al comma 3, entro novanta giorni dalla data
dell’assemblea. In mancanza di accordo, l’ammontare
dell’indennizzo eventualmente dovuto e’ fissato dal giudice
in via equitativa, avendo riguardo, tra l’altro, al
raffronto tra la media dei prezzi di mercato del titolo nei
dodici mesi antecedenti la prima diffusione della notizia
dell’offerta e l’andamento dei prezzi successivamente
all’esito positivo dell’offerta.
6. L’indennizzo di cui al comma 5 non e’ dovuto per
l’eventuale pregiudizio patrimoniale derivante
dall’esercizio del diritto di voto in contrasto con un
patto parasociale, se al momento dell’esercizio del diritto
di voto e’ gia’ stata presentata la dichiarazione di
recesso di cui all’articolo 123, comma 3.
7. Restano ferme le disposizioni in materia di poteri
speciali di cui all’articolo 2 del decreto-legge 31 maggio
1994, n. 332, convertito, con modificazioni, dalla legge 30
luglio 1994, n. 474, e successive modificazioni, e in
materia di limiti di possesso azionario e al diritto di
voto di cui all’articolo 3 del medesimo decreto-legge.».
– Si riporta il testo dell’art. 104-ter del gia’ citato
decreto legislativo n. 58 del 1998, cosi’ come modificato
dalla presente legge:
«104-ter (Clausola di reciprocita’). – 1. Qualora
previste dagli statuti, le disposizioni di cui agli
articoli 104, commi 1-bise 1-ter e 104-bis, commi 2 e 3,
non si applicano in caso di offerta pubblica promossa da
chi non sia soggetto a tali disposizioni ovvero a
disposizioni equivalenti, ovvero da una societa’ o ente da
questi controllata. In caso di offerta promossa di
concerto, e’ sufficiente che a tali disposizioni non sia
soggetto anche uno solo fra gli offerenti.
2. [Nel caso in cui i soggetti di cui al comma 1
applichino disposizioni analoghe all’articolo 104, commi 1
e 1-ter, ma, anche con riguardo ad uno solo tra essi, la
relativa assemblea sia costituita o deliberi secondo regole
meno rigorose di quelle stabilite all’articolo 104, comma
1, le assemblee ivi previste sono costituite e deliberano
con le maggioranze di cui agli articoli 2368 e 2369 del
codice civile, secondo l’oggetto della delibera].
[Soppresso]
3. La Consob, su istanza dell’offerente o della societa’
emittente ed entro venti giorni dalla presentazione di
questa, determina se le disposizioni applicabili ai
soggetti di cui al comma 1 siano equivalenti a quelle cui
e’ soggetta la societa’ emittente. La Consob stabilisce con
regolamento i contenuti e le modalita’ di presentazione di
tale istanza.
4. Qualsiasi misura idonea a contrastare il
conseguimento degli obiettivi dell’offerta adottata dalla
societa’ emittente in virtu’ di quanto disposto al comma 1
deve essere espressamente autorizzata dall’assemblea in
vista di una eventuale offerta pubblica, nei diciotto mesi
anteriori alla comunicazione della decisione di promuovere
l’offerta ai sensi dell’articolo 102, comma 1. Fermo quanto
disposto dall’articolo 114, l’autorizzazione prevista dal
presente comma e’ tempestivamente comunicata al mercato
secondo le modalita’ previste ai sensi del medesimo
articolo 114.».

Art. 14.

Attuazione della direttiva 2007/44/CE sulla partecipazione
dell’industria nelle banche; disposizioni in materia di
amministrazione straordinaria e di fondi comuni di investimento
speculativi (cd. hedge fund)

1. Sono abrogati i commi 6 e 7 dell’articolo 19 del (( testo unico
delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al )) decreto
legislativo 1° settembre 1993, n. 385. (( Al comma 8-bis del medesimo
articolo 19 del testo unico di cui al decreto legislativo n. 385 del
1993, le parole: «e il divieto previsto dal comma 6» sono soppresse.
)) Ai soggetti che, anche attraverso societa’ controllate, svolgono
in misura rilevante attivita’ d’impresa in settori non bancari ne’
finanziari l’autorizzazione prevista dall’articolo 19 del medesimo
decreto legislativo e’ rilasciata dalla Banca d’Italia ove ricorrano
le condizioni previste dallo stesso articolo e, in quanto
compatibili, dalle relative disposizioni di attuazione. Con
riferimento a tali soggetti deve essere inoltre accertata la
competenza professionale generale nella gestione di partecipazioni
ovvero, considerata l’influenza sulla gestione che la partecipazione
da acquisire consente di esercitare, la competenza professionale
specifica nel settore finanziario. La Banca d’Italia puo’ chiedere ai
medesimi soggetti ogni informazione utile per condurre tale
valutazione.
2. Il primo periodo del comma l dell’articolo 12, del decreto
legislativo 22 giugno 2007, n. 109, e’ sostituito dal seguente:
«Fatta eccezione per quanto previsto dal comma 18-bis del presente
articolo e salvo che il Comitato, senza oneri aggiuntivi per la
finanza pubblica, non individui modalita’ operative alternative per
attuare il congelamento delle risorse economiche in applicazione dei
principi di efficienza, efficacia ed economicita’, l’Agenzia del
demanio provvede alla custodia, all’amministrazione ed alla gestione
delle risorse economiche oggetto di congelamento.».
3. All’articolo 12 del decreto legislativo 22 giugno 2007, n. 109,
dopo il comma 18 e’ aggiunto il seguente comma: «18-bis. Nel caso in
cui i soggetti designati siano sottoposti alla vigilanza della Banca
d’Italia si applicano, sentito il Comitato di sicurezza finanziaria,
gli articoli 70 e seguenti, 98 e 100 del decreto legislativo 1°
settembre 1993, n. 385, recante il testo unico delle leggi in materia
bancaria e creditizia, o l’articolo 56 del decreto legislativo 24
febbraio 1998, n. 58, recante il testo unico delle disposizioni in
materia di intermediazione finanziaria. Il comitato di sorveglianza
puo’ essere composto da un numero di componenti inferiore a tre.
L’amministrazione straordinaria dura per il periodo del congelamento
e il tempo necessario al compimento degli adempimenti successivi alla
cessazione degli effetti dello stesso, salvo che la Banca d’Italia,
sentito il Comitato di sicurezza finanziaria, ne autorizzi la
chiusura anticipata. Resta ferma la possibilita’ di adottare in ogni
momento i provvedimenti previsti nei medesimi decreti legislativi. Si
applicano, in quanto compatibili, le seguenti disposizioni del
presente articolo, intendendosi comunque esclusa ogni competenza
dell’Agenzia del demanio: comma 2, ultimo periodo, comma 7, commi da
11 a 17, ad eccezione del comma 13 lettera a). Quanto precede si
applica anche agli intermediari sottoposti alla vigilanza di altre
Autorita’, secondo la rispettiva disciplina di settore.».
4. All’articolo 5, comma 2, del decreto legislativo 22 giugno 2007,
n. 109, le parole «fatte salve le attribuzioni conferite all’Agenzia
del demanio ai sensi dell’articolo 12» sono sostituite dalle seguenti
parole: «fatto salvo quanto previsto dall’articolo 12».
5. All’articolo 56 del decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270,
dopo il comma 3 e’ aggiunto il seguente comma:
«3-bis. Le operazioni di cui ai commi 1 e 2 effettuate in
attuazione dell’articolo 27, comma 2, lettere a) e b-bis), in vista
della liquidazione dei beni del cedente, non costituiscono comunque
trasferimento di azienda, di ramo o di parti dell’azienda agli
effetti previsti dall’articolo 2112 (( del codice civile.». ))
6. Al fine di salvaguardare l’interesse e la parita’ di trattamento
dei partecipanti, il regolamento dei fondi comuni di investimento
speculativi puo’ prevedere che, sino al 31 dicembre 2009:
a) nel caso di richieste di rimborso complessivamente superiori in
un dato giorno o periodo al 15 per cento del valore complessivo netto
del fondo, la SGR puo’ sospendere il rimborso delle quote eccedente
tale ammontare in misura proporzionale alle quote per le quali
ciascun sottoscrittore ha richiesto il rimborso. Le quote non
rimborsate sono trattate come una nuova domanda di rimborso
presentata il primo giorno successivo all’effettuazione dei rimborsi
parziali.
b) nei casi eccezionali in cui la cessione di attivita’ illiquide
del fondo, necessaria per far fronte alle richieste di rimborso, puo’
pregiudicare l’interesse dei partecipanti, la SGR puo’ deliberare la
scissione parziale del fondo, trasferendo le attivita’ illiquide in
un nuovo fondo di tipo chiuso. Ciascun partecipante riceve un numero
di quote del nuovo fondo uguale a quello che detiene nel vecchio
fondo. Il nuovo fondo non puo’ emettere nuove quote; le quote del
nuovo fondo vengono rimborsate via via che le attivita’ dello stesso
sono liquidate.
7. Le modifiche al regolamento dei fondi per l’inserzione delle
clausole di cui al comma 6 entrano in vigore il giorno stesso
dell’approvazione da parte della Banca d’Italia e sono applicabili
anche alle domande di rimborso gia’ presentate ma non ancora
regolate.
8. Sono abrogati i limiti massimi al numero dei partecipanti a un
fondo speculativo previsti da norme di legge o dai relativi
regolamenti di attuazione.
9. La Banca d’Italia definisce con proprio regolamento le norme
attuative dei commi 6, 7 e 8 del presente articolo, con particolare
riferimento alla definizione di attivita’ illiquide, alle
caratteristiche dei fondi chiusi di cui al comma 6, lettera b), alle
procedure per l’approvazione delle modifiche dei regolamenti di
gestione dei fondi e all’ipotesi in cui a seguito dell’applicazione
delle misure di cui al comma 6, siano detenute quote di valore
inferiore al minimo previsto per l’investimento in quote di fondi
speculativi.

Riferimenti normativi:
– Si riporta il testo dell’art. 19 del gia’ citato
decreto legislativo n. 385 del 1993, cosi’ come modificato
dalla presente legge:
«Art. 19 (Autorizzazioni). – 1. La Banca d’Italia
autorizza preventivamente l’acquisizione a qualsiasi titolo
di partecipazioni rilevanti in una banca e in ogni caso
l’acquisizione di azioni o quote di banche da chiunque
effettuata quando comporta, tenuto conto delle azioni o
quote gia’ possedute, una partecipazione superiore al 5 per
cento del capitale della banca rappresentato da azioni o
quote con diritto di voto.
2. La Banca d’Italia autorizza preventivamente le
variazioni delle partecipazioni rilevanti quando comportano
il superamento dei limiti dalla medesima stabiliti e,
indipendentemente da tali limiti, quando le variazioni
comportano il controllo della banca stessa.
3. L’autorizzazione prevista dal comma 1 e’ necessaria
anche per l’acquisizione del controllo di una societa’ che
detiene le partecipazioni di cui al medesimo comma.
4. La Banca d’Italia individua i soggetti tenuti a
richiedere l’autorizzazione quando i diritti derivanti
dalle partecipazioni rilevanti spettano o sono attribuiti
ad un soggetto diverso dal titolare delle partecipazioni
stesse.
5. La Banca d’Italia rilascia l’autorizzazione quando
ricorrono condizioni atte a garantire una gestione sana e
prudente della banca; l’autorizzazione puo’ essere sospesa
o revocata.
6. [Abrogato]
7. [Abrogato]
8. Se alle operazioni indicate nei commi 1 e 3
partecipano soggetti appartenenti a Stati extracomunitari
che non assicurano condizioni di reciprocita’, la Banca
d’Italia comunica la domanda di autorizzazione al Ministro
dell’economia e delle finanze, su proposta del quale il
Presidente del Consiglio dei Ministri puo’ vietare
l’autorizzazione.
8-bis. Le autorizzazioni previste dal presente articolo
e il divieto previsto dal comma 6 si applicano anche
all’acquisizione, in via diretta o indiretta, del controllo
derivante da un contratto con la banca o da una clausola
del suo statuto.
9. La Banca d’Italia, in conformita’ delle deliberazioni
del CICR, emana disposizioni attuative del presente
articolo.».
– Si riporta il testo del comma 1 dell’art. 12 del
decreto legislativo 22 giugno 2007, n. 109 (Misure per
prevenire, contrastare e reprimere il finanziamento del
terrorismo e l’attivita’ dei Paesi che minacciano la pace e
la sicurezza internazionale, in attuazione della direttiva
2005/60/CE), cosi’ come sostituito dalla presente legge:
«Art. 12 (Compiti dell’Agenzia del demanio). – 1. Fatta
eccezione per quanto previsto dal comma 18-bis del presente
articolo e salvo che il Comitato, senza oneri aggiuntivi
per la finanza pubblica, non individui modalita’ operative
alternative per attuare il congelamento delle risorse
economiche in applicazione dei principi di efficienza,
efficacia ed economicita’, l’Agenzia del demanio provvede
alla custodia, all’amministrazione ed alla gestione delle
risorse economiche oggetto di congelamento. Se vengono
adottati, nell’ambito di procedimenti penali o
amministrativi, provvedimenti di sequestro o confisca,
aventi ad oggetto le medesime risorse economiche, alla
gestione provvede l’autorita’ che ha disposto il sequestro
o la confisca. Resta salva la competenza dell’Agenzia del
demanio allorquando la confisca, disposta ai sensi della
legge 31 maggio 1965, n. 575, ovvero ai sensi dell’articolo
12-sexies del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306,
convertito, con modificazione, dalla legge 7 agosto 1992,
n. 356, diviene definitiva. Resta altresi’ salva la
competenza dell’Agenzia del demanio allorquando, in
costanza di congelamento, gli atti di sequestro o confisca
sono revocati.».
– Si riporta il testo del comma 2 dell’art. 5 del gia’
citato decreto legislativo n. 109 del 2007, cosi’ come
modificato dalla presente legge:
«2. Le risorse economiche sottoposte a congelamento non
possono costituire oggetto di alcun atto di trasferimento,
disposizione o, al fine di ottenere in qualsiasi modo
fondi, beni o servizi, utilizzo, fatto salvo quanto
previsto dall’articolo 12.».
– Si riporta il testo dell’art. 56 del decreto
legislativo 8 luglio 1999, n. 270 (Nuova disciplina
dell’amministrazione straordinaria delle grandi imprese in
stato di insolvenza, a norma dell’articolo 1 della L. 30
luglio 1998, n. 274), cosi’ come modificato dalla presente
legge:
«Art. 56 (Contenuto del programma). – 1. Il programma
deve indicare:
a) le attivita’ imprenditoriali destinate alla
prosecuzione e quelle da dismettere;
b) il piano per la eventuale liquidazione dei beni non
funzionali all’esercizio dell’impresa;
c) le previsioni economiche e finanziarie connesse alla
prosecuzione dell’esercizio dell’impresa;
d) i modi della copertura del fabbisogno finanziario,
con specificazione dei finanziamenti o delle altre
agevolazioni pubbliche di cui e’ prevista l’utilizzazione.
2. Se e’ adottato l’indirizzo della cessione dei
complessi aziendali, il programma deve altresi’ indicare le
modalita’ della cessione, segnalando le offerte pervenute o
acquisite, nonche’ le previsioni in ordine alla
soddisfazione dei creditori.
3. Se e’ adottato l’indirizzo della ristrutturazione
dell’impresa, il programma deve indicare, in aggiunta a
quanto stabilito nel comma 1, le eventuali previsioni di
ricapitalizzazione dell’impresa e di mutamento degli
assetti imprenditoriali, nonche’ i tempi e le modalita’ di
soddisfazione dei creditori, anche sulla base di piani di
modifica convenzionale delle scadenze dei debiti o di
definizione mediante concordato.
3-bis. Le operazioni di cui ai commi 1 e 2 effettuate in
attuazione dell’articolo 27, comma 2, lettere a)e b-bis),
in vista della liquidazione dei beni del cedente, non
costituiscono comunque trasferimento di azienda, di ramo o
di parti dell’azienda agli effetti previsti dall’articolo
2112 del codice civile.
4. Le operazioni di cui ai commi 1 e 2 effettuate in
attuazione dell’articolo 27, comma secondo lettere a) e
b-bis), in vista della liquidazione dei beni del cedente,
non costituiscono comunque trasferimento di azienda, di
ramo o di parti dell’azienda agli effetti previsti
dall’articolo 2112 c.c.»

Art. 15.

Riallineamento e rivalutazione volontari di valori contabili

1. Le modifiche introdotte dall’articolo 1, commi 58, 59, 60 e 62,
della legge 24 dicembre 2007, n. 244, al regime impositivo ai fini
dell’IRES dei soggetti che redigono il bilancio in base ai principi
contabili internazionali di cui al regolamento (CE) n. 1606/2002 del
Parlamento europeo e del Consiglio del 19 luglio 2002, esplicano
efficacia, salvo quanto stabilito dal comma 61, secondo periodo, del
medesimo articolo 1, con riguardo ai componenti reddituali e
patrimoniali rilevati in bilancio a decorrere dall’esercizio
successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007. Tuttavia,
continuano ad essere assoggettati alla disciplina fiscale previgente
gli effetti reddituali e patrimoniali sul bilancio di tale esercizio
e di quelli successivi delle operazioni pregresse che risultino
diversamente qualificate, classificate, valutate e imputate
temporalmente ai fini fiscali rispetto alle qualificazioni,
classificazioni, valutazioni e imputazioni temporali risultanti dal
bilancio dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2007. Le disposizioni
dei periodi precedenti valgono anche ai fini della determinazione
della base imponibile dell’IRAP, come modificata dall’articolo 1,
comma 50, della citata legge n. 244 del 2007.
2. I contribuenti possono riallineare, ai fini dell’IRES, dell’IRAP
e di eventuali addizionali, secondo le disposizioni dei successivi
commi, le divergenze di cui al comma 1, esistenti all’inizio del
secondo periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre
2007, con effetto a partire da tale inizio.
3. Il riallineamento puo’ essere richiesto distintamente per le
divergenze che derivano:
a) dall’adozione degli IAS/IFRS e che non si sarebbero manifestate
se le modifiche apportate agli articoli 83 e seguenti (( del testo
unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, )) dall’articolo 1, comma
58, della legge n. 244 del 2007 avessero trovato applicazione sin dal
bilancio del primo esercizio di adozione dei principi contabili
internazionali. Sono esclusi i disallineamenti emersi in sede di
prima applicazione dei principi contabili internazionali (( dalla
valutazione dei beni fungibili e dall’eliminazione di ammortamenti,
di rettifiche di valore e di fondi di accantonamento, )) per effetto
dei commi 2, 5 e 6 dell’articolo 13 del decreto legislativo 28
febbraio 2005, n. 38, nonche’ quelli che sono derivati dalle
deduzioni extracontabili operate per effetto della soppressa
disposizione della lettera b)dell’articolo 109, comma 4, del citato
testo unico e quelli che si sarebbero, comunque, determinati anche a
seguito dell’applicazione delle disposizioni dello stesso testo
unico, cosi’ come modificate dall’articolo 1, comma 58, della legge
n. 244 del 2007;
(( b) dalla valutazione dei beni fungibili e dall’eliminazione di
ammortamenti, di rettifiche di valore e di fondi di accantonamento,
per effetto dei commi 2, 5 e 6 dell’articolo 13 del decreto
legislativo 28 febbraio 2005, n. 38. ))
4. Il riallineamento delle divergenze di cui al comma 3, lettera
a), puo’ essere attuato sulla totalita’ delle differenze positive e
negative e, a tal fine, l’opzione e’ esercitata nella dichiarazione
dei redditi relativa all’esercizio successivo a quello in corso al 31
dicembre 2007. In tal caso, la somma algebrica delle differenze
stesse, se positiva, va assoggettata a tassazione con aliquota
ordinaria, ed eventuali maggiorazioni, rispettivamente, dell’IRES e
dell’IRAP, separatamente dall’imponibile complessivo. L’imposta e’
versata in unica soluzione entro il termine di versamento a saldo
delle imposte relative all’esercizio successivo a quello in corso al
31 dicembre 2007. Se il saldo e’ negativo, la relativa deduzione
concorre, per quote costanti, alla formazione dell’imponibile del
secondo esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 e
dei 4 successivi.
5. Il riallineamento delle divergenze di cui al comma 3, lettera
a), puo’ essere attuato, tramite opzione esercitata nella
dichiarazione dei redditi relativa all’esercizio successivo a quello
in corso al 31 dicembre 2007, anche con riguardo a singole
fattispecie. Per singole fattispecie si intendono i componenti
reddituali e patrimoniali delle operazioni aventi la medesima natura
ai fini delle qualificazioni di bilancio e dei relativi rapporti di
copertura. Ciascun saldo oggetto di riallineamento e’ assoggettato ad
imposta sostitutiva dell’IRES, dell’IRAP e di eventuali addizionali,
con aliquota del 16 per cento del relativo importo. Il saldo negativo
non e’ comunque deducibile. L’imposta sostitutiva e’ versata in unica
soluzione entro il termine di versamento a saldo delle imposte
relative all’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre
2007.
6. Se nell’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre
2007 sono intervenute aggregazioni aziendali disciplinate dagli
articoli 172, 173 e 176 del citato testo unico, come modificati dalla
legge n. 244 del 2007, tra soggetti che redigono il bilancio in base
ai principi contabili internazionali, il soggetto beneficiario di
tali operazioni puo’ applicare le disposizioni dei commi 4 o 5, in
modo autonomo con riferimento ai disallineamenti riferibili a
ciascuno dei soggetti interessati all’aggregazione.
7. Il riallineamento delle divergenze di cui al comma 3, lettera
b), puo’ essere attuato tramite opzione esercitata nella
dichiarazione dei redditi relativa all’esercizio successivo a quello
in corso al 31 dicembre 2007. In tal caso si applicano le
disposizioni dell’articolo 1, comma 48, della legge n. 244 del 2007.
L’imposta sostitutiva e’ versata in unica soluzione entro il termine
di versamento a saldo delle imposte relative all’esercizio successivo
a quello in corso al 31 dicembre 2007. Limitatamente al
riallineamento delle divergenze derivanti dall’applicazione
dell’articolo 13, comma 2, del decreto legislativo n. 38 del 2005, si
applicano le disposizioni dell’articolo 81, (( commi 21, 23 e 24 )),
del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con
modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.
(( 7-bis. Per l’applicazione delle disposizioni dei commi da 1 a 7
si assumono i disallineamenti rilevanti ai fini dell’IRES. ))
8. Le disposizioni dei commi precedenti si applicano, in quanto
compatibili, anche in caso di:
a) variazioni che intervengono nei principi contabili IAS/IFRS
adottati, rispetto ai valori e alle qualificazioni che avevano in
precedenza assunto rilevanza fiscale;
b) variazioni registrate in sede di prima applicazione dei
principi contabili effettuata successivamente al periodo d’imposta in
corso al 31 dicembre 2007.
(( 8-bis. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro
dell’economia e delle finanze sono adottate le disposizioni per
l’attuazione del comma 8. ))
9. Si applicano le norme in materia di liquidazione, accertamento,
riscossione, contenzioso e sanzioni previste ai fini delle imposte
sui redditi.
10. In deroga alle disposizioni del comma 2-terintrodotto
nell’articolo 176 del testo unico delle imposte sui redditi,
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre
1986, n. 917, dall’articolo 1, comma 46, della legge 24 dicembre
2007, n. 244, e del relativo decreto di attuazione, i contribuenti
possono assoggettare, (( in tutto o in parte, )) i maggiori valori
attribuiti in bilancio all’avviamento, ai marchi d’impresa e alle
altre attivita’ immateriali all’imposta sostitutiva di cui al
medesimo comma 2-ter, con l’aliquota del 16 per cento, versando in
unica soluzione l’importo dovuto entro il termine di versamento a
saldo delle imposte relative all’esercizio (( nel corso del quale e’
stata posta in essere l’operazione. )) I maggiori valori assoggettati
ad imposta sostitutiva si considerano riconosciuti fiscalmente a
partire dall’inizio del periodo d’imposta nel corso del quale e’
versata l’imposta sostitutiva. La deduzione di cui all’articolo 103
del citato testo unico e agli articoli 5, 6 e 7 del decreto
legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, del maggior valore
dell’avviamento e dei marchi d’impresa puo’ essere effettuata in
misura non superiore ad un nono, a prescindere dall’imputazione al
conto economico a decorrere dal periodo di imposta successivo a
quello nel corso del quale e’ versata l’imposta sostitutiva. A
partire dal medesimo periodo di imposta sono deducibili le quote di
ammortamento del maggior valore delle altre attivita’ immateriali nel
limite della quota imputata a conto economico.
11. Le disposizioni del comma 10 sono applicabili anche per
riallineare i valori fiscali ai maggiori valori attribuiti in
bilancio ad attivita’ diverse da quelle indicate (( nell’articolo
176, comma 2-ter, del testo unico delle imposte sui redditi,
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre
1986, n. 917. )) In questo caso tali maggiori valori sono
assoggettati a tassazione con aliquota ordinaria, ed eventuali
maggiorazioni, rispettivamente, (( dell’IRPEF, )) dell’IRES e
dell’IRAP, separatamente dall’imponibile complessivo, versando in
unica soluzione l’importo dovuto. (( Se i maggiori valori sono
relativi ai crediti si applica l’imposta sostitutiva di cui al comma
10 nella misura del 20 per cento. )) L’opzione puo’ essere esercitata
anche con riguardo a singole fattispecie, come definite dal comma 5.
12. Le disposizioni dei commi 10 e 11 si applicano alle operazioni
effettuate a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in
corso al 31 dicembre 2007, nonche’ a quelle effettuate entro il
periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2007. Qualora alla data di
entrata in vigore del presente decreto, per tali operazioni sia stata
gia’ esercitata l’opzione prevista dall’articolo 1, comma 47, della
legge n. 244 del 2007, il contribuente procede a riliquidare
l’imposta sostitutiva dovuta versando la differenza entro il termine
di versamento a saldo delle imposte relative al periodo d’imposta
successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007.
(( 12-bis. L’opzione di cui all’articolo 1, comma 48, della legge
24 dicembre 2007, n. 244, si considera validamente esercitata anche
per riallineare i valori fiscali ai maggiori valori contabili emersi
per effetto dell’articolo 13, commi 2, 5 e 6, del decreto legislativo
28 febbraio 2005, n. 38, se identificati nel quadro EC della
dichiarazione dei redditi. ))
13. Considerata l’eccezionale situazione di turbolenza nei mercati
finanziari, i soggetti che non adottano i principi contabili
internazionali, nell’esercizio in corso alla data di entrata in
vigore del presente decreto, possono valutare i titoli non destinati
a permanere durevolmente nel loro patrimonio in base al loro valore
di iscrizione cosi’ come risultante dall’ultimo bilancio o, ove
disponibile, dall’ultima relazione semestrale regolarmente approvati
anziche’ al valore di realizzazione desumibile dall’andamento del
mercato, fatta eccezione per le perdite di carattere durevole. Tale
misura, in relazione all’evoluzione della situazione di turbolenza
dei mercati finanziari, puo’ essere estesa all’esercizio successivo
con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.
14. Per le imprese di cui all’articolo 91, comma 2 del (( codice
delle assicurazioni private, di cui al )) decreto legislativo 7
settembre 2005, n. 209, le modalita’ attuative delle disposizioni di
cui al comma 13 sono stabilite dall’ISVAP con regolamento, che
disciplina altresi’ le modalita’ applicative degli istituti
prudenziali in materia di attivi a copertura delle riserve tecniche e
margine di solvibilita’ di cui ai Capi III e IV del Titolo III del
decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209. Le imprese applicano le
disposizioni di cui al presente comma previa verifica della coerenza
con la struttura degli impegni finanziari connessi al proprio
portafoglio assicurativo.
15. Le imprese indicate al comma 14 che si avvalgono della facolta’
di cui al comma 13 destinano a una riserva indisponibile utili di
ammontare corrispondente alla differenza tra i valori registrati in
applicazione delle disposizioni di cui ai (( commi )) 13 e 14 ed i
valori di mercato alla data di chiusura dell’esercizio, al netto del
relativo onere fiscale. In caso di utili di esercizio di importo
inferiore a quello della citata differenza, la riserva e’ integrata
utilizzando riserve di utili disponibili o, in mancanza, mediante
utili degli esercizi successivi.
16. I soggetti indicati nell’articolo 73, comma 1, lettere a) e b),
del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, nonche’ le
societa’ in nome collettivo, in accomandita semplice ed equiparate,
che non adottano i principi contabili internazionali nella redazione
del bilancio, possono, anche in deroga all’articolo 2426 del codice
civile e ad ogni altra disposizione di legge vigente in materia,
rivalutare i beni immobili, ad esclusione delle aree fabbricabili e
degli immobili alla cui produzione o al cui scambio e’ diretta
l’attivita’ di impresa, risultanti dal bilancio in corso al 31
dicembre 2007.
17. La rivalutazione deve essere eseguita nel bilancio o rendiconto
dell’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007, per
il quale il termine di approvazione scade successivamente alla data
di entrata in vigore del presente decreto, deve riguardare tutti i
beni appartenenti alla stessa categoria omogenea e deve essere
annotata nel relativo inventario e nella nota integrativa. A tal fine
si intendono compresi in due distinte categorie gli immobili
ammortizzabili e quelli non ammortizzabili.
18. Il saldo attivo risultante dalle rivalutazioni eseguite deve
essere imputato al capitale o accantonato in una speciale riserva
designata con riferimento (( al )) presente (( decreto, )) con
esclusione di ogni diversa utilizzazione, che ai fini fiscali
costituisce riserva in sospensione di imposta.
19. Il saldo attivo della rivalutazione puo’ essere affrancato con
l’applicazione in capo alla societa’ di una imposta sostitutiva
dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, dell’imposta sul
reddito delle societa’, dell’imposta regionale sulle attivita’
produttive e di eventuali addizionali nella misura del 10 per cento
da versare con le modalita’ indicate al comma 23.
20. Il maggior valore attribuito ai beni in sede di rivalutazione
puo’ essere riconosciuto ai fini delle imposte sui redditi e
dell’imposta regionale sulle attivita’ produttive a decorrere dal ((
quinto )) esercizio successivo a quello con riferimento al quale la
rivalutazione e’ stata eseguita, con il versamento di un’imposta
sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche,
dell’imposta sul reddito delle societa’, dell’imposta regionale sulle
attivita’ produttive e di eventuali addizionali con la misura del ((
7 )) per cento per gli immobili ammortizzabili e del (( 4 )) per
cento relativamente agli immobili non ammortizzabili, da computare in
diminuzione del saldo attivo della rivalutazione.
21. Nel caso di cessione a titolo oneroso, di assegnazione ai soci,
di destinazione a finalita’ estranee all’esercizio dell’impresa
ovvero al consumo personale o familiare dell’imprenditore dei beni
rivalutati in data anteriore a quella di inizio del (( sesto ))
esercizio successivo a quello nel cui bilancio la rivalutazione e’
stata eseguita, ai fini della determinazione delle plusvalenze o
minusvalenze si ha riguardo al costo del bene prima della
rivalutazione.
22. Le imposte sostitutive di cui ai commi (( 19 )) e 20 devono
essere versate, a scelta, in un’unica soluzione entro il termine di
versamento del saldo delle imposte sui redditi dovute per il periodo
di imposta con riferimento al quale la rivalutazione e’ eseguita,
ovvero in tre rate di cui la prima con la medesima scadenza di cui
sopra e le altre con scadenza entro il termine rispettivamente
previsto per il versamento a saldo delle imposte sui redditi relative
ai periodi d’imposta successivi. In caso di versamento rateale sulle
rate successive alla prima sono dovuti gli interessi legali con la
misura del 3 per cento annuo da versarsi contestualmente al
versamento di ciascuna rata. Gli importi da versare possono essere
compensati ai sensi del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.
23. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni degli
articoli 11, 13 e 15 della legge 21 novembre 2000, n. 342, quelle del
decreto del Ministro delle finanze 13 aprile 2001, n. 162 e del
decreto del Ministro dell’Economia e delle finanze 19 aprile 2002, n.
86.

Riferimenti normativi:
– Si riporta il testo vigente dei commi 58, 59, 60, 61 e
62 dell’art. 1 della citata legge 24 dicembre n. 244 (legge
finanziaria 2008):
«58. In attesa del riordino della disciplina del reddito
d’impresa, conseguente al completo recepimento delle
direttive 2001/65/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 27 settembre 2001, e 2003/51/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2003, al
fine di razionalizzare e semplificare il processo di
determinazione del reddito dei soggetti tenuti all’adozione
dei principi contabili internazionali di cui al regolamento
(CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 19 luglio 2002, tenendo conto delle specificita’ delle
imprese del settore bancario e finanziario, al testo unico
delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive
modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 83, comma 1, le parole: «aumentato o
diminuito dei componenti che per effetto dei principi
contabili internazionali sono imputati direttamente a
patrimonio» sono soppresse ed e’ aggiunto, in fine, il
seguente periodo: «Per i soggetti che redigono il bilancio
in base ai principi contabili internazionali di cui al
regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 19 luglio 2002, valgono, anche in deroga
alle disposizioni dei successivi articoli della presente
sezione, i criteri di qualificazione, imputazione temporale
e classificazione in bilancio previsti da detti principi
contabili»;
b) all’articolo 85, il comma 3 e’ sostituito dai
seguenti:
«3. I beni di cui alle lettere c), d) ed e) del comma 1
costituiscono immobilizzazioni finanziarie se sono iscritti
come tali nel bilancio.
3-bis. In deroga al comma 3, per i soggetti che redigono
il bilancio in base ai principi contabili internazionali di
cui al regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo
e del Consiglio, del 19 luglio 2002, si considerano
immobilizzazioni finanziarie gli strumenti finanziari
diversi da quelli detenuti per la negoziazione»;
c) all’articolo 87, comma 1, lettera a), la parola:
«diciottesimo» e’ sostituita dalla seguente: «dodicesimo»;
d) all’articolo 89, dopo il comma 2 e’ inserito il
seguente:
«2-bis. In deroga al comma 2, per i soggetti che
redigono il bilancio in base ai principi contabili
internazionali di cui al regolamento (CE) n. 1606/2002 del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 luglio 2002, gli
utili distribuiti relativi ad azioni, quote e strumenti
finanziari similari alle azioni detenuti per la
negoziazione concorrono per il loro intero ammontare alla
formazione del reddito nell’esercizio in cui sono
percepiti»;
e) all’articolo 94, dopo il comma 4 e’ inserito il
seguente:
«4-bis. In deroga al comma 4, per i soggetti che
redigono il bilancio in base ai principi contabili
internazionali di cui al regolamento (CE) n. 1606/2002 del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 luglio 2002, la
valutazione dei beni indicati nell’articolo 85, comma 1,
lettere c), d) ed e), operata in base alla corretta
applicazione di tali principi assume rilievo anche ai fini
fiscali»;
f) all’articolo 101:
1) il comma 1-bis e’ abrogato;
2) dopo il comma 2 e’ inserito il seguente:
«2-bis. In deroga al comma 2, per i soggetti che
redigono il bilancio in base ai principi contabili
internazionali di cui al regolamento (CE) n. 1606/2002 del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 luglio 2002, la
valutazione dei beni indicati nell’articolo 85, comma 1,
lettere c), d) ed e), che si considerano immobilizzazioni
finanziarie ai sensi dell’articolo 85, comma 3-bis, rileva
secondo le disposizioni dell’articolo 110, comma 1-bis»;
g) all’articolo 103, dopo il comma 3 e’ inserito il
seguente:
«3-bis. Per i soggetti che redigono il bilancio in base
ai principi contabili internazionali di cui al regolamento
(CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 19 luglio 2002, la deduzione del costo dei marchi
d’impresa e dell’avviamento e’ ammessa alle stesse
condizioni e con gli stessi limiti annuali previsti dai
commi 1 e 3, a prescindere dall’imputazione al conto
economico»;
h) all’articolo 109, dopo il comma 3-quater e’ inserito
il seguente:
«3-quinquies. I commi 3-bis, 3-ter e 3-quater non si
applicano ai soggetti che redigono il bilancio in base ai
principi contabili internazionali di cui al regolamento
(CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 19 luglio 2002»;
i) all’articolo 110, dopo il comma 1 sono inseriti i
seguenti:
«1-bis. In deroga alle disposizioni delle lettere c), d)
ed e) del comma 1, per i soggetti che redigono il bilancio
in base ai principi contabili internazionali di cui al
regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 19 luglio 2002:
a) i maggiori o i minori valori dei beni indicati
nell’articolo 85, comma 1, lettera e), che si considerano
immobilizzazioni finanziarie ai sensi del comma 3-bis dello
stesso articolo, imputati a conto economico in base alla
corretta applicazione di tali principi, assumono rilievo
anche ai fini fiscali;
b) la lettera d) del comma 1 si applica solo per le
azioni, le quote e gli strumenti finanziari similari alle
azioni che si considerano immobilizzazioni finanziarie ai
sensi dell’articolo 85, comma 3-bis;
c) per le azioni, le quote e gli strumenti finanziari
similari alle azioni, posseduti per un periodo inferiore a
quello indicato nell’articolo 87, comma 1, lettera a),
aventi gli altri requisiti previsti al comma 1 del medesimo
articolo 87, il costo e’ ridotto dei relativi utili
percepiti durante il periodo di possesso per la quota
esclusa dalla formazione del reddito.
1-ter. Per i soggetti che redigono il bilancio in base
ai principi contabili internazionali di cui al citato
regolamento (CE) n. 1606/2002, i componenti positivi e
negativi che derivano dalla valutazione, operata in base
alla corretta applicazione di tali principi, delle
passivita’ assumono rilievo anche ai fini fiscali»;
l) all’articolo 112, dopo il comma 3 e’ inserito il
seguente:
«3-bis. In deroga al comma 3, per i soggetti che
redigono il bilancio in base ai principi contabili
internazionali di cui al regolamento (CE) n. 1606/2002 del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 luglio 2002, i
componenti negativi imputati al conto economico in base
alla corretta applicazione di tali principi assumono
rilievo anche ai fini fiscali»;
59. Il comma 2 dell’articolo 11 del decreto legislativo
28 febbraio 2005, n. 38, e’ abrogato. Resta ferma
l’applicazione delle disposizioni dell’articolo 13 del
predetto decreto legislativo;
60. Con decreto del Ministro dell’economia e delle
finanze, da emanare ai sensi dell’articolo 17, comma 3,
della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono stabilite le
disposizioni di attuazione e di coordinamento delle norme
contenute nei commi 58 e 59. In particolare, il decreto
deve prevedere:
a) i criteri per evitare che la valenza ai fini fiscali
delle qualificazioni, imputazioni temporali e
classificazioni adottate in base alla corretta applicazione
dei principi contabili internazionali di cui al citato
regolamento (CE) n. 1606/2002 determini doppia deduzione o
nessuna deduzione di componenti negativi ovvero doppia
tassazione o nessuna tassazione di componenti positivi;
b) i criteri per la rilevazione e il trattamento ai
fini fiscali delle transazioni che vedano coinvolti
soggetti che redigono il bilancio di esercizio in base ai
richiamati principi contabili internazionali e soggetti che
redigono il bilancio in base ai principi contabili
nazionali;
c) i criteri di coordinamento dei principi contabili
internazionali in materia di aggregazioni aziendali con la
disciplina fiscale in materia di operazioni straordinarie,
anche ai fini del trattamento dei costi di aggregazione;
d) i criteri per il coordinamento dei principi
contabili internazionali con le norme sul consolidato
nazionale e mondiale;
e) i criteri di coordinamento dei principi contabili
internazionali in materia di cancellazione delle attivita’
e passivita’ dal bilancio con la disciplina fiscale
relativa alle perdite e alle svalutazioni;
f) i criteri di coordinamento con le disposizioni
contenute nel decreto legislativo 28 febbraio 2005, n. 38,
con particolare riguardo alle disposizioni relative alla
prima applicazione dei principi contabili internazionali;
g) i criteri di coordinamento per il trattamento ai
fini fiscali dei costi imputabili, in base ai principi
contabili internazionali, a diretta riduzione del
patrimonio netto;
h) i criteri di coordinamento per il trattamento delle
spese di ricerca e sviluppo;
i) i criteri per consentire la continuita’ dei valori
da assumere ai sensi delle disposizioni di cui al comma 58
con quelli assunti nei precedenti periodi di imposta;
61. Le disposizioni recate dai commi 58 e 59 si
applicano a decorrere dal periodo d’imposta successivo a
quello in corso al 31 dicembre 2007. Per i periodi
d’imposta precedenti, sono fatti salvi gli effetti sulla
determinazione dell’imposta prodotti dai comportamenti
adottati sulla base della corretta applicazione dei
principi contabili internazionali, purche’ coerenti con
quelli che sarebbero derivati dall’applicazione delle
disposizioni introdotte dal comma 58;
62. Per i soggetti che redigono il bilancio in base ai
principi contabili internazionali di cui al citato
regolamento (CE) n. 1606/2002, a decorrere dal periodo
d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007,
non si applicano le disposizioni di cui all’articolo 1,
comma 4, del decreto-legge 24 settembre 2002, n. 209,
convertito, con modificazioni, dalla legge 22 novembre
2002, n. 265.
(omissis)».
Il Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio
del 19 luglio 2002 n. 1606/2002 che reca l’applicazione di
principi contabili internazionali e’ pubblicato nella
G.U.C.E. dell’11 settembre 2002, legge n. 243.
– Si riporta il testo vigente degli art. 5, 5-bis, 6, 7,
11 e 16 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446,
recante «Istituzione dell’imposta regionale sulle attivita’
produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e
delle detrazioni dell’Irpef e istituzione di una
addizionale regionale a tale imposta, nonche’ riordino
della disciplina dei tributi locali», riguardanti la
determinazione della base imponibile IRAP, interessati
dall’intervento normativo operato dal comma 50
dell’articolo 1 della citata legge 24 dicembre 2007, n. 244
(legge finanziaria 2008). Con tale norma sono stati
modificati gli articoli 5, 6, 7, 11 e 16, e’ stato
introdotto l’articolo 5-bis ed e’ stato abrogato l’articolo
11-bis del decreto legislativo n. 446 del 1997:
«Art. 5 (Determinazione del valore della produzione
netta delle societa’ di capitali e degli enti commerciali).
– 1. Per i soggetti di cui all’articolo 3, comma 1, lettera
a), non esercenti le attivita’ di cui agli articoli 6 e 7,
la base imponibile e’ determinata dalla differenza tra il
valore e i costi della produzione di cui alle lettere A) e
B) dell’articolo 2425 del codice civile, con esclusione
delle voci di cui ai numeri 9), 10), lettere c) e d), 12) e
13), cosi’ come risultanti dal conto economico
dell’esercizio.
2. Per i soggetti che redigono il bilancio in base ai
principi contabili internazionali, la base imponibile e’
determinata assumendo le voci del valore e dei costi della
produzione corrispondenti a quelle indicate nel comma 1.
3. Tra i componenti negativi non si considerano comunque
in deduzione: le spese per il personale dipendente e
assimilato classificate in voci diverse dalla citata voce
di cui alla lettera B), numero 9), dell’articolo 2425 del
codice civile, nonche’ i costi, i compensi e gli utili
indicati nel comma 1, lettera b), numeri da 2) a 5),
dell’articolo 11 del presente decreto; la quota interessi
dei canoni di locazione finanziaria, desunta dal contratto;
le perdite su crediti; l’imposta comunale sugli immobili di
cui al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504. I
contributi erogati in base a norma di legge, fatta
eccezione per quelli correlati a costi indeducibili,
nonche’ le plusvalenze e le minusvalenze derivanti dalla
cessione di immobili che non costituiscono beni strumentali
per l’esercizio dell’impresa, ne’ beni alla cui produzione
o al cui scambio e’ diretta l’attivita’ dell’impresa,
concorrono in ogni caso alla formazione del valore della
produzione. Sono comunque ammesse in deduzione quote di
ammortamento del costo sostenuto per l’acquisizione di
marchi d’impresa e a titolo di avviamento in misura non
superiore a un diciottesimo del costo indipendentemente
dall’imputazione al conto economico.
4. I componenti positivi e negativi classificabili in
voci del conto economico diverse da quelle indicate al
comma 1 concorrono alla formazione della base imponibile se
correlati a componenti rilevanti della base imponibile di
periodi d’imposta precedenti o successivi.
5. Indipendentemente dalla effettiva collocazione nel
conto economico, i componenti positivi e negativi del
valore della produzione sono accertati secondo i criteri di
corretta qualificazione, imputazione temporale e
classificazione previsti dai principi contabili adottati
dall’impresa.
«Art. 5-bis (Determinazione del valore della produzione
netta delle societa’ di persone e delle imprese
individuali). – 1. Per i soggetti di cui all’articolo 3,
comma 1, lettera b), la base imponibile e’ determinata
dalla differenza tra l’ammontare dei ricavi di cui
all’articolo 85, comma 1, lettere a), b), f) e g), del
testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto
del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e
delle variazioni delle rimanenze finali di cui agli
articoli 92 e 93 del medesimo testo unico, e l’ammontare
dei costi delle materie prime, sussidiarie e di consumo,
delle merci, dei servizi, dell’ammortamento e dei canoni di
locazione anche finanziaria dei beni strumentali materiali
e immateriali. Non sono deducibili: le spese per il
personale dipendente e assimilato; i costi, i compensi e
gli utili indicati nel comma 1, lettera b), numeri da 2) a
5), dell’articolo 11 del presente decreto; la quota
interessi dei canoni di locazione finanziaria, desunta dal
contratto; le perdite su crediti; l’imposta comunale sugli
immobili di cui al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.
504. I contributi erogati in base a norma di legge
concorrono comunque alla formazione del valore della
produzione, fatta eccezione per quelli correlati a costi
indeducibili. I componenti rilevanti si assumono secondo le
regole di qualificazione, imputazione temporale e
classificazione valevoli per la determinazione del reddito
d’impresa ai fini dell’imposta personale.
2. I soggetti di cui al comma 1, in regime di
contabilita’ ordinaria, possono optare per la
determinazione del valore della produzione netta secondo le
regole di cui all’articolo 5. L’opzione e’ irrevocabile per
tre periodi d’imposta e deve essere comunicata con le
modalita’ e nei termini stabiliti con provvedimento del
direttore dell’Agenzia delle entrate da emanare entro il 31
marzo 2008. Al termine del triennio l’opzione si intende
tacitamente rinnovata per un altro triennio a meno che
l’impresa non opti, secondo le modalita’ e i termini
fissati dallo stesso provvedimento direttoriale, per la
determinazione del valore della produzione netta secondo le
regole del comma 1; anche in questo caso, l’opzione e’
irrevocabile per un triennio e tacitamente rinnovabile.
«Art. 6 (Determinazione del valore della produzione
netta delle banche e di altri enti e societa’ finanziari).
– 1. Per le banche e gli altri enti e societa’ finanziari
indicati nell’articolo 1 del decreto legislativo 27 gennaio
1992, n. 87, e successive modificazioni, salvo quanto
previsto nei successivi commi, la base imponibile e’
determinata dalla somma algebrica delle seguenti voci del
conto economico redatto in conformita’ agli schemi
risultanti dai provvedimenti emessi ai sensi dell’articolo
9, comma 1, del decreto legislativo 28 febbraio 2005, n.
38:
a) margine d’intermediazione ridotto del 50 per cento
dei dividendi;
b) ammortamenti dei beni materiali e immateriali ad uso
funzionale per un importo pari al 90 per cento;
c) altre spese amministrative per un importo pari al 90
per cento.
2. Per le societa’ di intermediazione mobiliare e gli
intermediari, diversi dalle banche, abilitati allo
svolgimento dei servizi di investimento indicati
nell’articolo 1 del testo unico delle disposizioni in
materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto
legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, iscritti nell’albo
previsto dall’articolo 20 dello stesso decreto, assume
rilievo la differenza tra la somma degli interessi attivi e
proventi assimilati relativi alle operazioni di riporto e
di pronti contro termine e le commissioni attive riferite
ai servizi prestati dall’intermediario e la somma degli
interessi passivi e oneri assimilati relativi alle
operazioni di riporto e di pronti contro termine e le
commissioni passive riferite ai servizi prestati
dall’intermediario.
3. Per le societa’ di gestione dei fondi comuni di
investimento, di cui al citato testo unico di cui al
decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive
modificazioni, si assume la differenza tra le commissioni
attive e passive.
4. Per le societa’ di investimento a capitale variabile,
si assume la differenza tra le commissioni di
sottoscrizione e le commissioni passive dovute a soggetti
collocatori.
5. Per i soggetti indicati nei commi 2, 3 e 4, si
deducono i componenti negativi di cui alle lettere b) e c)
del comma 1 nella misura ivi indicata.
6. I componenti positivi e negativi si assumono cosi’
come risultanti dal conto economico dell’esercizio redatto
secondo i criteri contenuti nei provvedimenti della Banca
d’Italia 22 dicembre 2005 e 14 febbraio 2006, adottati ai
sensi dell’articolo 9 del decreto legislativo 28 febbraio
2005, n. 38, e pubblicati rispettivamente nei supplementi
ordinari alla Gazzetta Ufficiale n. 11 del 14 gennaio 2006
e n. 58 del 10 marzo 2006. Si applica il comma 4
dell’articolo 5.
7. Per la Banca d’Italia e l’Ufficio italiano dei cambi,
per i quali assumono rilevanza i bilanci compilati in
conformita’ ai criteri di rilevazione e di redazione
adottati dalla Banca centrale europea ai sensi dello
Statuto del Sistema europeo di banche centrali (SEBC) e
alle raccomandazioni dalla stessa formulate in materia, la
base imponibile e’ determinata dalla somma algebrica delle
seguenti componenti:
a) interessi netti;
b) risultato netto da commissioni, provvigioni e
tariffe;
c) costi per servizi di produzione di banconote;
d) risultato netto della redistribuzione del reddito
monetario;
e) ammortamenti delle immobilizzazioni materiali e
immateriali, nella misura del 90 per cento;
f) spese di amministrazione, nella misura del 90 per
cento.
8. Per i soggetti indicati nei commi precedenti non e’
comunque ammessa la deduzione: dei costi, dei compensi e
degli utili indicati nel comma 1, lettera b), numeri da 2)
a 5), dell’articolo 11; della quota interessi dei canoni di
locazione finanziaria, desunta dal contratto; dell’imposta
comunale sugli immobili di cui al decreto legislativo 30
dicembre 1992, n. 504. Gli interessi passivi concorrono
alla formazione del valore della produzione nella misura
del 96 per cento del loro ammontare. I contributi erogati
in base a norma di legge, fatta eccezione per quelli
correlati a costi indeducibili, nonche’ le plusvalenze e le
minusvalenze derivanti dalla cessione di immobili che non
costituiscono beni strumentali per l’esercizio
dell’impresa, ne’ beni alla cui produzione o al cui scambio
e’ diretta l’attivita’ dell’impresa, concorrono in ogni
caso alla formazione del valore della produzione. Sono
comunque ammesse in deduzione quote di ammortamento del
costo sostenuto per l’acquisizione di marchi d’impresa e a
titolo di avviamento in misura non superiore a un
diciottesimo del costo indipendentemente dall’imputazione
al conto economico.
9. Per le societa’ la cui attivita’ consiste, in via
esclusiva o prevalente, nella assunzione di partecipazioni
in societa’ esercenti attivita’ diversa da quella
creditizia o finanziaria, per le quali sussista l’obbligo
dell’iscrizione, ai sensi dell’articolo 113 del testo unico
delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al
decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385,
nell’apposita sezione dell’elenco generale dei soggetti
operanti nel settore finanziario, la base imponibile e’
determinata aggiungendo al risultato derivante
dall’applicazione dell’articolo 5 la differenza tra gli
interessi attivi e proventi assimilati e gli interessi
passivi e oneri assimilati. Gli interessi passivi
concorrono alla formazione del valore della produzione
nella misura del 96 per cento del loro ammontare.
«Art. 7 (Determinazione del valore della produzione
netta delle imprese di assicurazione) – 1. Per le imprese
di assicurazione, la base imponibile e’ determinata
apportando alla somma dei risultati del conto tecnico dei
rami danni (voce 29) e del conto tecnico dei rami vita
(voce 80) del conto economico le seguenti variazioni:
a) gli ammortamenti dei beni strumentali, ovunque
classificati, e le altre spese di amministrazione (voci 24
e 70), sono deducibili nella misura del 90 per cento;
b) i dividendi (voce 33) sono assunti nella misura del
50 per cento.
2. Dalla base imponibile non sono comunque ammessi in
deduzione: le spese per il personale dipendente e
assimilato ovunque classificate nonche’ i costi, i compensi
e gli utili indicati nel comma 1, lettera b), numeri da 2)
a 5), dell’articolo 11; le svalutazioni, le perdite e le
riprese di valore dei crediti; la quota interessi dei
canoni di locazione finanziaria, desunta dal contratto;
l’imposta comunale sugli immobili di cui al decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 504. Gli interessi passivi
concorrono alla formazione del valore della produzione
nella misura del 96 per cento del loro ammontare.
3. I contributi erogati in base a norma di legge, fatta
eccezione per quelli correlati a costi indeducibili,
nonche’ le plusvalenze e le minusvalenze derivanti dalla
cessione di immobili che non costituiscono beni strumentali
per l’esercizio dell’impresa, ne’ beni alla cui produzione
o al cui scambio e’ diretta l’attivita’ dell’impresa,
concorrono in ogni caso alla formazione del valore della
produzione. Sono comunque ammesse in deduzione quote di
ammortamento del costo sostenuto per l’acquisizione di
marchi d’impresa e a titolo di avviamento in misura non
superiore a un diciottesimo del costo indipendentemente
dall’imputazione al conto economico.
4. I componenti positivi e negativi si assumono cosi’
come risultanti dal conto economico dell’esercizio redatto
in conformita’ ai criteri contenuti nel decreto legislativo
26 maggio 1997, n. 173, e alle istruzioni impartite
dall’ISVAP con il provvedimento n. 735 del 1° dicembre
1997, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale n. 289 del 12 dicembre 1997.».
«Art. 11 (Disposizioni comuni per la determinazione del
valore della produzione netta) – 1. Nella determinazione
della base imponibile:
a) sono ammessi in deduzione:
1) i contributi per le assicurazioni obbligatorie
contro gli infortuni sul lavoro;
2) per i soggetti di cui all’articolo 3, comma 1,
lettere da a) a e), escluse le imprese operanti in
concessione e a tariffa nei settori dell’energia,
dell’acqua, dei trasporti, delle infrastrutture, delle
poste, delle telecomunicazioni, della raccolta e
depurazione delle acque di scarico e della raccolta e
smaltimento rifiuti, un importo pari a 4.600 euro, su base
annua, per ogni lavoratore dipendente a tempo indeterminato
impiegato nel periodo di imposta;
3) per i soggetti di cui all’articolo 3, comma 1,
lettere da a) a e), esclusi le banche, gli altri enti
finanziari, le imprese di assicurazione e le imprese
operanti in concessione e a tariffa nei settori
dell’energia, dell’acqua, dei trasporti, delle
infrastrutture, delle poste, delle telecomunicazioni, della
raccolta e depurazione delle acque di scarico e della
raccolta e smaltimento rifiuti, un importo fino a 9.200
euro, su base annua, per ogni lavoratore dipendente a tempo
indeterminato impiegato nel periodo d’imposta nelle regioni
Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia,
Sardegna e Sicilia; tale deduzione e’ alternativa a quella
di cui al numero 2), e puo’ essere fruita nel rispetto dei
limiti derivanti dall’applicazione della regola de minimis
di cui al regolamento (CE) n. 69/2001 della Commissione,
del 12 gennaio 2001, e successive modificazioni;
4) per i soggetti di cui all’articolo 3, comma 1,
lettere da a) a e), escluse le imprese operanti in
concessione e a tariffa nei settori dell’energia,
dell’acqua, dei trasporti, delle infrastrutture, delle
poste, delle telecomunicazioni, della raccolta e
depurazione delle acque di scarico e della raccolta e
smaltimento rifiuti, i contributi assistenziali e
previdenziali relativi ai lavoratori dipendenti a tempo
indeterminato;
5) le spese relative agli apprendisti, ai disabili e
le spese per il personale assunto con contratti di
formazione e lavoro, nonche’, per i soggetti di cui
all’articolo 3, comma 1, lettere da a) a e), i costi
sostenuti per il personale addetto alla ricerca e sviluppo,
ivi compresi quelli per il predetto personale sostenuti da
consorzi tra imprese costituiti per la realizzazione di
programmi comuni di ricerca e sviluppo, a condizione che
l’attestazione di effettivita’ degli stessi sia rilasciata
dal presidente del collegio sindacale ovvero, in mancanza,
da un revisore dei conti o da un professionista iscritto
negli albi dei revisori dei conti, dei dottori
commercialisti, dei ragionieri e periti commerciali o dei
consulenti del lavoro, nelle forme previste dall’articolo
13, comma 2, del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79,
convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997,
n. 140, e successive modificazioni, ovvero dal responsabile
del centro di assistenza fiscale;
b) non sono ammessi in deduzione:
1) abrogato;
2) i compensi per attivita’ commerciali e per
prestazioni di lavoro autonomo non esercitate abitualmente,
nonche’ i compensi attribuiti per obblighi di fare, non
fare o permettere, di cui all’articolo 67, comma 1, lettere
i) e l), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui
al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre
1986, n. 917;
3) i costi per prestazioni di collaborazione
coordinata e continuativa di cui all’articolo 49, commi 2,
lettera a), e 3, del predetto testo unico delle imposte sui
redditi;
4) i compensi per prestazioni di lavoro assimilato a
quello dipendente ai sensi dell’articolo 47 dello stesso
testo unico delle imposte sui redditi;
5) gli utili spettanti agli associati in
partecipazione di cui alla lettera c) del predetto articolo
49, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi;
6) abrogato.
1-bis. Per le imprese autorizzate all’autotrasporto di
merci, sono ammesse in deduzione le indennita’ di trasferta
previste contrattualmente, per la parte che non concorre a
formare il reddito del dipendente ai sensi dell’articolo
48, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di
cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre
1986, n. 917.
2. abrogato.
3. abrogato.
4. abrogato.
4-bis. Per i soggetti di cui all’articolo 3, comma 1,
lettere da a) ad e), sono ammessi in deduzione, fino a
concorrenza, i seguenti importi:
a) euro 7.350 se la base imponibile non supera euro
180.759,91;
b) euro 5.500 se la base imponibile supera euro
180.759,91 ma non euro 180.839,91;
c) euro 3.700 se la base imponibile supera euro
180.839,91 ma non euro 180.919,91;
d) euro 1.850 se la base imponibile supera euro
180.919,91 ma non euro 180.999,91;
d-bis) per i soggetti di cui all’articolo 3, comma 1,
lettere b) e c), l’importo delle deduzioni indicate nelle
precedenti lettere e’ aumentato, rispettivamente, di euro
2.150, euro 1.625, euro 1.050 ed euro 525.
4-bis.1. Ai soggetti di cui all’articolo 3, comma 1,
lettere da a) ad e), con componenti positivi che concorrono
alla formazione del valore della produzione non superiori
nel periodo d’imposta a euro 400.000, spetta una deduzione
dalla base imponibile pari a euro 1.850, su base annua, per
ogni lavoratore dipendente impiegato nel periodo d’imposta
fino a un massimo di cinque. Ai fini del computo del numero
di lavoratori dipendenti per i quali spetta la deduzione di
cui al presente comma non si tiene conto degli apprendisti,
dei disabili e del personale assunto con contratti di
formazione lavoro.
4-bis.2. In caso di periodo d’imposta di durata
inferiore o superiore a dodici mesi e in caso di inizio e
cessazione dell’attivita’ in corso d’anno, gli importi
delle deduzioni e della base imponibile di cui al comma
4-bis e dei componenti positivi di cui al comma 4-bis.1
sono ragguagliati all’anno solare. Le deduzioni di cui ai
commi 1, lettera a), numeri 2) e 3), e 4-bis.1 sono
ragguagliate ai giorni di durata del rapporto di lavoro nel
corso del periodo d’imposta nel caso di contratti di lavoro
a tempo indeterminato e parziale, nei diversi tipi e
modalita’ di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 25
febbraio 2000, n. 61, e successive modificazioni, ivi
compreso il lavoro a tempo parziale di tipo verticale e di
tipo misto, sono ridotte in misura proporzionale; per i
soggetti di cui all’articolo 3, comma 1, lettera e), le
medesime deduzioni spettano solo in relazione ai dipendenti
impiegati nell’esercizio di attivita’ commerciali e, in
caso di dipendenti impiegati anche nelle attivita’
istituzionali, l’importo e’ ridotto in base al rapporto di
cui all’articolo 10, comma 2.
4-ter. I soggetti di cui all’articolo 4, comma 2,
applicano le deduzioni indicate nel presente articolo sul
valore della produzione netta prima della ripartizione
dello stesso su base regionale.
4-quater. Fino al periodo d’imposta in corso al 31
dicembre 2008, per i soggetti di cui all’articolo 3, comma
1, lettere da a) ad e), che incrementano, in ciascuno dei
tre periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31
dicembre 2004, il numero di lavoratori dipendenti assunti
con contratto a tempo indeterminato, rispetto al numero dei
lavoratori assunti con il medesimo contratto mediamente
occupati nel periodo d’imposta precedente, e’ deducibile il
costo del predetto personale per un importo annuale non
superiore a 20.000 euro per ciascun nuovo dipendente
assunto, e nel limite dell’incremento complessivo del costo
del personale classificabile nell’articolo 2425, primo
comma, lettera B), numeri 9) e 14), del codice civile. La
suddetta deduzione decade se nei periodi d’imposta
successivi a quello in corso al 31 dicembre 2004 il numero
dei lavoratori dipendenti risulta inferiore o pari rispetto
al numero degli stessi lavoratori mediamente occupati in
tale periodo d’imposta; la deduzione spettante compete in
ogni caso per ciascun periodo d’imposta a partire da quello
di assunzione e fino a quello in corso al 31 dicembre 2008,
sempreche’ permanga il medesimo rapporto di impiego.
L’incremento della base occupazionale va considerato al
netto delle diminuzioni occupazionali verificatesi in
societa’ controllate o collegate ai sensi dell’articolo
2359 del codice civile o facenti capo, anche per interposta
persona, allo stesso soggetto. Per i soggetti di cui
all’articolo 3, comma 1, lettera e), la base occupazionale
di cui al terzo periodo e’ individuata con riferimento al
personale dipendente con contratto di lavoro a tempo
indeterminato impiegato nell’attivita’ commerciale e la
deduzione spetta solo con riferimento all’incremento dei
lavoratori utilizzati nell’esercizio di tale attivita’. In
caso di lavoratori impiegati anche nell’esercizio
dell’attivita’ istituzionale si considera, sia ai fini
della individuazione della base occupazionale di
riferimento e del suo incremento, sia ai fini della
deducibilita’ del costo, il solo personale dipendente con
contratto di lavoro a tempo indeterminato riferibile
all’attivita’ commerciale individuato in base al rapporto
di cui all’articolo 10, comma 2. Non rilevano ai fini degli
incrementi occupazionali i trasferimenti di dipendenti
dall’attivita’ istituzionale all’attivita’ commerciale.
Nell’ipotesi di imprese di nuova costituzione non rilevano
gli incrementi occupazionali derivanti dallo svolgimento di
attivita’ che assorbono anche solo in parte attivita’ di
imprese giuridicamente preesistenti, ad esclusione delle
attivita’ sottoposte a limite numerico o di superficie. Nel
caso di impresa subentrante ad altra nella gestione di un
servizio pubblico, anche gestito da privati, comunque
assegnata, la deducibilita’ del costo del personale spetta
limitatamente al numero di lavoratori assunti in piu’
rispetto a quello dell’impresa sostituita.
4-quinquies. Per i quattro periodi d’imposta successivi
a quello in corso al 31 dicembre 2004, fermo restando il
rispetto del regolamento (CE) n. 2204/2002 della
Commissione, del 5 dicembre 2002, l’importo deducibile
determinato ai sensi del comma 4-quater e’ quintuplicato
nelle aree ammissibili alla deroga prevista dall’articolo
87, paragrafo 3, lettera a), e triplicato nelle aree
ammissibili alla deroga prevista dall’articolo 87,
paragrafo 3, lettera c), del Trattato che istituisce la
Comunita’ europea, individuate dalla Carta italiana degli
aiuti a finalita’ regionale per il periodo 2000-2006 e da
quella che verra’ approvata per il successivo periodo.
4-sexies. In caso di lavoratrici donne rientranti nella
definizione di lavoratore svantaggiato di cui al
regolamento (CE) n. 2204/2002 della Commissione, del 5
dicembre 2002, in materia di aiuti di Stato a favore
dell’occupazione, in alternativa a quanto previsto dal
comma 4-quinquies, l’importo deducibile e’,
rispettivamente, moltiplicato per sette e per cinque nelle
suddette aree, ma in questo caso l’intera maggiorazione
spetta nei limiti di intensita’ nonche’ alle condizioni
previsti dal predetto regolamento sui regimi di aiuto a
favore dell’assunzione di lavoratori svantaggiati.
4-septies. Per ciascun dipendente l’importo delle
deduzioni ammesse dai precedenti commi 1, 4-bis.1 e
4-quater, non puo’ comunque eccedere il limite massimo
rappresentato dalla retribuzione e dagli altri oneri e
spese a carico del datore di lavoro e l’applicazione delle
disposizioni di cui al comma 1, lettera a), numeri 2), 3) e
4), e’ alternativa alla fruizione delle disposizioni di cui
ai commi 1, lettera a), numero 5), 4-bis.1, 4-quater,
4-quinquies e 4-sexies.».
«Art. 16. (Determinazione dell’imposta). – 1. L’imposta
e’ determinata applicando al valore della produzione netta
l’aliquota del 3,9 per cento, salvo quanto previsto dal
comma 2, nonche’ nei commi 1 e 2 dell’articolo 45.
2. Nei confronti dei soggetti di cui all’articolo 3,
comma 1, lettera e-bis), relativamente al valore prodotto
nell’esercizio di attivita’ non commerciali, determinato ai
sensi dell’articolo 10-bis, si applica l’aliquota dell’8,5
per cento.
3. A decorrere dal terzo anno successivo a quello di
emanazione del presente decreto, le regioni hanno facolta’
di variare l’aliquota di cui al comma 1 fino ad un massimo
di un punto percentuale. La variazione puo’ essere
differenziata per settori di attivita’ e per categorie di
soggetti passivi.».
Per le modifiche apportate dal comma 58 dell’articolo 1
della citata legge n. 244/2007 (legge finanziaria 2008)
agli articoli 83 e seguenti del decreto del Presidente
della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (Testo unico
delle imposte sui redditi) si veda i riferimenti alle note
del comma 1 del presente articolo.
– Si riporta il testo vigente dei commi 2, 5 e 6
dell’articolo 13 del decreto legislativo 28 febbraio 2005,
n. 38, recante «Esercizio delle opzioni previste
dall’articolo 5 del regolamento (CE) n. 1606/2002 in
materia di principi contabili internazionali»:
«2. Le societa’ che, nell’esercizio di prima
applicazione dei principi contabili internazionali, anche
per opzione, cambiano la valutazione dei beni fungibili
passando dai criteri indicati nell’articolo 92, commi 2 e
3, del testo unico delle imposte sui redditi approvato dal
decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986,
n. 917, a quelli previsti dai citati principi contabili,
possono continuare ad adottare ai fini fiscali i precedenti
criteri di valutazione. Tale disposizione si applica ai
soggetti che hanno adottato i suddetti criteri per i tre
periodi d’imposta precedenti a quello di prima applicazione
dei principi contabili internazionali o dal minore periodo
che intercorre dalla costituzione.
5. Il ripristino e l’eliminazione nell’attivo
patrimoniale in sede di prima applicazione dei principi
contabili internazionali, rispettivamente, di costi gia’
imputati al conto economico di precedenti esercizi e di
quelli iscritti e non piu’ capitalizzabili non rilevano ai
fini della determinazione del reddito ne’ del valore
fiscalmente riconosciuto; resta ferma per questi ultimi la
deducibilita’ sulla base dei criteri applicabili negli
esercizi precedenti.
6. L’eliminazione nel passivo patrimoniale, in sede di
prima applicazione dei principi contabili internazionali,
di fondi di accantonamento, considerati dedotti per effetto
dell’applicazione delle disposizioni degli articoli 115,
comma 11, 128 e 141, del testo unico delle imposte sui
redditi, non rileva ai fini della determinazione del
reddito; resta ferma l’indeducibilita’ degli oneri a fronte
dei quali detti fondi sono stati costituiti, nonche’
l’imponibilita’ della relativa sopravvenienza nel caso del
mancato verificarsi degli stessi».
– Il testo dell’articolo 109, comma 4, lettera b) del
citato testo unico delle imposte sui redditi, vigente dal 4
luglio 2006 al 31 dicembre 2007, sino alle modifiche
apportate dall’articolo 1, comma 33, lett. q) della citata
legge n. 244 del 2007 (legge finanziaria 2008) consentiva
le deducibilita’ fiscale di:
– ammortamenti dei beni materiali e immateriali;
– altre rettifiche di valore;
– accantonamenti;
– spese relative a studi e ricerche di sviluppo;
– delle differenze tra i canoni di locazione
finanziaria di cui all’articolo 102, comma 7, e la somma
degli ammortamenti dei beni acquisiti in locazione
finanziaria e degli interessi passivi che derivano dai
relativi contratti imputati a conto economico;
solo se erano indicati in un apposito prospetto (quadro
EC) della dichiarazione dei redditi il loro importo
complessivo, i valori civili e fiscali dei beni, delle
spese di cui all’articolo 108, comma 1, e dei fondi.
– Si riporta il testo vigente degli articoli 172, 173 e
176 del citato testo unico delle imposte sui redditi, cosi’
come modificati dalla legge n. 244/2007 (finanziaria 2008):
«Art. 172 (Fusione di societa’). – 1. La fusione tra
piu’ societa’ non costituisce realizzo ne’ distribuzione
delle plusvalenze e minusvalenze dei beni delle societa’
fuse o incorporate, comprese quelle relative alle rimanenze
e il valore di avviamento.
2. Nella determinazione del reddito della societa’
risultante dalla fusione o incorporante non si tiene conto
dell’avanzo o disavanzo iscritto in bilancio per effetto
del rapporto di cambio delle azioni o quote o
dell’annullamento delle azioni o quote di alcuna delle
societa’ fuse possedute da altre. I maggiori valori
iscritti in bilancio per effetto dell’eventuale imputazione
del disavanzo derivante dall’annullamento o dal concambio
di una partecipazione, con riferimento ad elementi
patrimoniali della societa’ incorporata o fusa, non sono
imponibili nei confronti dell’incorporante o della societa’
risultante dalla fusione. Tuttavia i beni ricevuti sono
valutati fiscalmente in base all’ultimo valore riconosciuto
ai fini delle imposte sui redditi, facendo risultare da
apposito prospetto di riconciliazione della dichiarazione
dei redditi i dati esposti in bilancio ed i valori
fiscalmente riconosciuti.
3. Il cambio delle partecipazioni originarie non
costituisce ne’ realizzo ne’ distribuzione di plusvalenze o
di minusvalenze ne’ conseguimento di ricavi per i soci
della societa’ incorporata o fusa, fatta salva
l’applicazione, in caso di conguaglio, dell’articolo 47,
comma 7 e, ricorrendone le condizioni, degli articoli 58 e
87.
4. Dalla data in cui ha effetto la fusione la societa’
risultante dalla fusione o incorporante subentra negli
obblighi e nei diritti delle societa’ fuse o incorporate
relativi alle imposte sui redditi, salvo quanto stabilito
nei commi 5 e 7.
5. Le riserve in sospensione di imposta, iscritte
nell’ultimo bilancio delle societa’ fuse o incorporate
concorrono a formare il reddito della societa’ risultante
dalla fusione o incorporante se e nella misura in cui non
siano state ricostituite nel suo bilancio prioritariamente
utilizzando l’eventuale avanzo da fusione. Questa
disposizione non si applica per le riserve tassabili solo
in caso di distribuzione le quali, se e nel limite in cui
vi sia avanzo di fusione o aumento di capitale per un
ammontare superiore al capitale complessivo delle societa’
partecipanti alla fusione al netto delle quote del capitale
di ciascuna di esse gia’ possedute dalla stessa o da altre,
concorrono a formare il reddito della societa’ risultante
dalla fusione o incorporante in caso di distribuzione
dell’avanzo o di distribuzione del capitale ai soci; quelle
che anteriormente alla fusione sono state imputate al
capitale delle societa’ fuse o incorporate si intendono
trasferite nel capitale della societa’ risultante dalla
fusione o incorporante e concorrono a formarne il reddito
in caso di riduzione del capitale per esuberanza.
6. All’aumento di capitale, all’avanzo da annullamento o
da concambio che eccedono la ricostituzione e
l’attribuzione delle riserve di cui al comma 5 si applica
il regime fiscale del capitale e delle riserve della
societa’ incorporata o fusa, diverse da quelle gia’
attribuite o ricostituite ai sensi del comma 5 che hanno
proporzionalmente concorso alla sua formazione. Si
considerano non concorrenti alla formazione dell’avanzo da
annullamento il capitale e le riserve di capitale fino a
concorrenza del valore della partecipazione annullata .
7. Le perdite delle societa’ che partecipano alla
fusione, compresa la societa’ incorporante, possono essere
portate in diminuzione del reddito della societa’
risultante dalla fusione o incorporante per la parte del
loro ammontare che non eccede l’ammontare del rispettivo
patrimonio netto quale risulta dall’ultimo bilancio o, se
inferiore, dalla situazione patrimoniale di cui
all’articolo 2501-quater del codice civile, senza tener
conto dei conferimenti e versamenti fatti negli ultimi
ventiquattro mesi anteriori alla data cui si riferisce la
situazione stessa, e sempre che dal conto economico della
societa’ le cui perdite sono riportabili, relativo
all’esercizio precedente a quello in cui la fusione e’
stata deliberata, risulti un ammontare di ricavi e proventi
dell’attivita’ caratteristica, e un ammontare delle spese
per prestazioni di lavoro subordinato e relativi
contributi, di cui all’articolo 2425 del codice civile,
superiore al 40 per cento di quello risultante dalla media
degli ultimi due esercizi anteriori. Tra i predetti
versamenti non si comprendono i contributi erogati a norma
di legge dallo Stato a da altri enti pubblici. Se le azioni
o quote della societa’ la cui perdita e’ riportabile erano
possedute dalla societa’ incorporante o da altra societa’
partecipante alla fusione, la perdita non e’ comunque
ammessa in diminuzione fino a concorrenza dell’ammontare
complessivo della svalutazione di tali azioni o quote
effettuata ai fini della determinazione del reddito dalla
societa’ partecipante o dall’impresa che le ha ad essa
cedute dopo l’esercizio al quale si riferisce la perdita e
prima dell’atto di fusione. In caso di retrodatazione degli
effetti fiscali della fusione ai sensi del comma 9, le
limitazioni del presente comma si applicano anche al
risultato negativo, determinabile applicando le regole
ordinarie, che si sarebbe generato in modo autonomo in capo
ai soggetti che partecipano alla fusione in relazione al
periodo che intercorre tra l’inizio del periodo d’imposta e
la data antecedente a quella di efficacia giuridica della
fusione. Le disposizioni del presente comma si applicano
anche agli interessi indeducibili oggetto di riporto in
avanti di cui al comma 4 dell’articolo 96.
8. Il reddito delle societa’ fuse o incorporate relativo
al periodo compreso tra l’inizio del periodo di imposta e
la data in cui ha effetto la fusione e’ determinato,
secondo le disposizioni applicabili in relazione al tipo di
societa’, in base alle risultanze di apposito conto
economico.
9. L’atto di fusione puo’ stabilire che ai fini delle
imposte sui redditi gli effetti della fusione decorrano da
una data non anteriore a quella in cui si e’ chiuso
l’ultimo esercizio di ciascuna delle societa’ fuse o
incorporate o a quella, se piu’ prossima, in cui si e’
chiuso l’ultimo esercizio della societa’ incorporante.
10. Nelle operazioni di fusione, gli obblighi di
versamento, inclusi quelli relativi agli acconti d’imposta
ed alle ritenute operate su redditi altrui, dei soggetti
che si estinguono per effetto delle operazioni medesime,
sono adempiuti dagli stessi soggetti fino alla data di
efficacia della fusione ai sensi dell’articolo 2504-bis,
comma 2, del codice civile; successivamente a tale data, i
predetti obblighi si intendono a tutti gli effetti
trasferiti alla societa’ incorporante o comunque risultante
dalla fusione.
10-bis. Il regime dell’imposta sostitutiva di cui al
comma 2-ter dell’articolo 176 puo’ essere applicato, con le
modalita’, le condizioni e i termini ivi stabiliti, anche
dalla societa’ incorporante o risultante dalla fusione per
ottenere il riconoscimento fiscale dei maggiori valori
iscritti in bilancio a seguito di tali operazioni.».
«Art. 173 (Scissione di societa’). – 1. La scissione
totale o parziale di una societa’ in altre preesistenti o
di nuova costituzione non da’ luogo a realizzo ne’ a
distribuzione di plusvalenze e minusvalenze dei beni della
societa’ scissa, comprese quelle relative alle rimanenze e
al valore di avviamento.
2. Nella determinazione del reddito delle societa’
partecipanti alla scissione non si tiene conto dell’avanzo
o del disavanzo conseguenti al rapporto di cambio delle
azioni o quote ovvero all’annullamento di azioni o quote a
norma dell’articolo 2506-ter del codice civile. In
quest’ultima ipotesi i maggiori valori iscritti per effetto
dell’eventuale imputazione del disavanzo riferibile
all’annullamento o al concambio di una partecipazione, con
riferimento ad elementi patrimoniali della societa’ scissa,
non sono imponibili nei confronti della beneficiaria.
Tuttavia i beni ricevuti sono valutati fiscalmente in base
all’ultimo valore riconosciuto ai fini delle imposte sui
redditi, facendo risultare da apposito prospetto di
riconciliazione della dichiarazione dei redditi, i dati
esposti in bilancio ed i valori fiscalmente riconosciuti.
3. Il cambio delle partecipazioni originarie non
costituisce ne’ realizzo ne’ distribuzione di plusvalenze o
di minusvalenze ne’ conseguimento di ricavi per i soci
della societa’ scissa, fatta salva l’applicazione, in caso
di conguaglio, dell’articolo 47, comma 7, e, ricorrendone
le condizioni, degli articoli 58 e 87.
4. Dalla data in cui la scissione ha effetto, a norma
del comma 11, le posizioni soggettive della societa’
scissa, ivi compresa quella indicata nell’articolo 86,
comma 4, e i relativi obblighi strumentali sono attribuiti
alle beneficiarie e, in caso di scissione parziale, alla
stessa societa’ scissa, in proporzione delle rispettive
quote del patrimonio netto contabile trasferite o rimaste,
salvo che trattisi di posizioni soggettive connesse
specificamente o per insiemi agli elementi del patrimonio
scisso, nel qual caso seguono tali elementi presso i
rispettivi titolari.
5. Gli obblighi di versamento degli acconti relativi sia
alle imposte proprie sia alle ritenute sui redditi altrui,
restano in capo alla societa’ scissa, in caso di scissione
parziale, ovvero si trasferiscono alle societa’
beneficiarie in caso di scissione totale, in relazione alle
quote di patrimonio netto imputabile proporzionalmente a
ciascuna di esse.
6. Il valore fiscalmente riconosciuto dei fondi di
accantonamento della societa’ scissa si considera gia’
dedotto dalle beneficiarie, oltre che, in caso di scissione
parziale, dalla suddetta societa’, per importi
proporzionali alle quote in cui risultano attribuiti gli
elementi del patrimonio ai quali, specificamente o per
insiemi, hanno riguardo le norme tributarie che
disciplinano il valore stesso.
7. Se gli effetti della scissione sono fatti retroagire
a norma del comma 11, per i beni di cui agli articoli 92 e
94 le disposizioni del precedente comma 4 trovano
applicazione sommando proporzionalmente le voci individuate
per periodo di formazione in capo alla societa’ scissa
all’inizio del periodo d’imposta alle corrispondenti voci,
ove esistano, all’inizio del periodo medesimo presso le
societa’ beneficiarie.
8. In caso di scissione parziale e in caso di scissione
non retroattiva in societa’ preesistente i costi
fiscalmente riconosciuti si assumono nella misura
risultante alla data in cui ha effetto la scissione. In
particolare:
a) i beni di cui al comma 7 ricevuti da ciascuna
beneficiaria si presumono, in proporzione alle quantita’
rispettivamente ricevute, provenienti proporzionalmente
dalle voci delle esistenze iniziali, distinte per esercizio
di formazione, della societa’ scissa e dalla eventuale
eccedenza formatasi nel periodo d’imposta fino alla data in
cui ha effetto la scissione;
b) le quote di ammortamento dei beni materiali e
immateriali nonche’ le spese di cui all’articolo 102, comma
6, relative ai beni trasferiti vanno ragguagliate alla
durata del possesso dei beni medesimi da parte della
societa’ scissa e delle societa’ beneficiarie; detto
criterio e’ altresi’ applicabile alle spese relative a piu’
esercizi e agli accantonamenti.
9. Le riserve in sospensione d’imposta iscritte
nell’ultimo bilancio della societa’ scissa debbono essere
ricostituite dalle beneficiarie secondo le quote
proporzionali indicate al comma 4. In caso di scissione
parziale, le riserve della societa’ scissa si riducono in
corrispondenza. Se la sospensione d’imposta dipende da
eventi che riguardano specifici elementi patrimoniali della
societa’ scissa, le riserve debbono essere ricostituite
dalle beneficiarie che acquisiscono tali elementi. Nei
riguardi della beneficiaria ai fini della ricostituzione
delle riserve in sospensione d’imposta e delle altre
riserve si applicano, per le rispettive quote, le
disposizioni dettate per le fusioni dai commi 5 e 6
dell’articolo 172 per la societa’ incorporante o risultante
dalla fusione.
10. Alle perdite fiscali delle societa’ che partecipano
alla scissione si applicano le disposizioni del comma 7
dell’articolo 172, riferendosi alla societa’ scissa le
disposizioni riguardanti le societa’ fuse o incorporate e
alle beneficiarie quelle riguardanti la societa’ risultante
dalla fusione o incorporante ed avendo riguardo
all’ammontare del patrimonio netto quale risulta
dall’ultimo bilancio o, se inferiore, dal progetto di
scissione di cui all’articolo 2506-bis del codice civile,
ovvero dalla situazione patrimoniale di cui all’articolo
2506-ter del codice civile.
11. Ai fini delle imposte sui redditi, la decorrenza
degli effetti della scissione e’ regolata secondo le
disposizioni del comma 1 dell’articolo 2506-quater del
codice civile, ma la retrodatazione degli effetti, ai sensi
dell’articolo 2501-ter, numeri 5) e 6), dello stesso
codice, opera limitatamente ai casi di scissione totale ed
a condizione che vi sia coincidenza tra la chiusura
dell’ultimo periodo di imposta della societa’ scissa e
delle beneficiarie e per la fase posteriore a tale periodo.
12. Gli obblighi tributari della societa’ scissa
riferibili a periodi di imposta anteriori alla data dalla
quale l’operazione ha effetto sono adempiuti in caso di
scissione parziale dalla stessa societa’ scissa o
trasferiti, in caso di scissione totale, alla societa’
beneficiaria appositamente designata nell’atto di
scissione.
13. I controlli, gli accertamenti e ogni altro
procedimento relativo ai suddetti obblighi sono svolti nei
confronti della societa’ scissa o, nel caso di scissione
totale, di quella appositamente designata, ferma restando
la competenza dell’ufficio dell’Agenzia delle entrate della
societa’ scissa. Se la designazione e’ omessa, si considera
designata la beneficiaria nominata per prima nell’atto di
scissione. Le altre societa’ beneficiarie sono responsabili
in solido per le imposte, le sanzioni pecuniarie, gli
interessi e ogni altro debito e anche nei loro confronti
possono essere adottati i provvedimenti cautelari previsti
dalla legge. Le societa’ coobbligate hanno facolta’ di
partecipare ai suddetti procedimenti e di prendere
cognizione dei relativi atti, senza oneri di avvisi o di
altri adempimenti per l’Amministrazione.
14. Ai fini dei suddetti procedimenti la societa’ scissa
o quella designata debbono indicare, a richiesta degli
organi dell’Amministrazione finanziaria, i soggetti e i
luoghi presso i quali sono conservate, qualora non le
conservi presso la propria sede legale, le scritture
contabili e la documentazione amministrativa e contabile
relative alla gestione della societa’ scissa, con
riferimento a ciascuna delle parti del suo patrimonio
trasferite o rimaste. In caso di conservazione presso terzi
estranei alla operazione deve essere inoltre esibita
l’attestazione di cui all’articolo 52, comma 10, del
decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.
633. Se la societa’ scissa o quella designata non adempiono
a tali obblighi o i soggetti da essa indicati si oppongono
all’accesso o non esibiscono in tutto o in parte quanto ad
essi richiesto, si applicano le disposizioni del comma 5
del suddetto articolo.
15. Nei confronti della societa’ soggetta all’imposta
sulle societa’ beneficiaria della scissione di una societa’
non soggetta a tale imposta e nei confronti della societa’
del secondo tipo beneficiaria della scissione di una
societa’ del primo tipo si applicano anche, in quanto
compatibili, i commi 3, 4 e 5 dell’articolo 170,
considerando a tal fine la societa’ scissa come trasformata
per la quota di patrimonio netto trasferita alla
beneficiaria.
15-bis. Il regime dell’imposta sostitutiva di cui al
comma 2-ter dell’articolo 176 puo’ essere applicato, con le
modalita’, le condizioni e i termini ivi stabiliti, anche
dalla societa’ beneficiaria dell’operazione di scissione
per ottenere il riconoscimento fiscale dei maggiori valori
iscritti in bilancio a seguito di tali operazioni.».
«Art. 176 (Regimi fiscali del soggetto conferente e del
soggetto conferitario). – 1. I conferimenti di aziende
effettuati tra soggetti residenti nel territorio dello
Stato nell’esercizio di imprese commerciali, non
costituiscono realizzo di plusvalenze o minusvalenze.
Tuttavia il soggetto conferente deve assumere, quale valore
delle partecipazioni ricevute, l’ultimo valore fiscalmente
riconosciuto dell’azienda conferita e il soggetto
conferitario subentra nella posizione di quello conferente
in ordine agli elementi dell’attivo e del passivo
dell’azienda stessa, facendo risultare da apposito
prospetto di riconciliazione della dichiarazione dei
redditi i dati esposti in bilancio e i valori fiscalmente
riconosciuti.
2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche
se il conferente o il conferitario e’ un soggetto non
residente, qualora il conferimento abbia ad oggetto aziende
situate nel territorio dello Stato.
2-bis. In caso di conferimento dell’unica azienda
dell’imprenditore individuale, la successiva cessione delle
partecipazioni ricevute a seguito del conferimento e’
disciplinata dagli articoli 67, comma 1, lettera c), e 68,
assumendo come costo delle stesse l’ultimo valore fiscale
dell’azienda conferita.
2-ter. In luogo dell’applicazione delle disposizioni dei
commi 1, 2 e 2-bis, la societa’ conferitaria puo’ optare,
nella dichiarazione dei redditi relativa all’esercizio nel
corso del quale e’ stata posta in essere l’operazione o, al
piu’ tardi, in quella del periodo d’imposta successivo, per
l’applicazione, in tutto o in parte, sui maggiori valori
attribuiti in bilancio agli elementi dell’attivo
costituenti immobilizzazioni materiali e immateriali
relativi all’azienda ricevuta, di un’imposta sostitutiva
dell’imposta sul reddito delle persone fisiche,
dell’imposta sul reddito delle societa’ e dell’imposta
regionale sulle attivita’ produttive, con aliquota del 12
per cento sulla parte dei maggiori valori ricompresi nel
limite di 5 milioni di euro, del 14 per cento sulla parte
dei maggiori valori che eccede 5 milioni di euro e fino a
10 milioni di euro e del 16 per cento sulla parte dei
maggiori valori che eccede i 10 milioni di euro. I maggiori
valori assoggettati a imposta sostitutiva si considerano
riconosciuti ai fini dell’ammortamento a partire dal
periodo d’imposta nel corso del quale e’ esercitata
l’opzione; in caso di realizzo dei beni anteriormente al
quarto periodo d’imposta successivo a quello dell’opzione,
il costo fiscale e’ ridotto dei maggiori valori
assoggettati a imposta sostitutiva e dell’eventuale maggior
ammortamento dedotto e l’imposta sostitutiva versata e’
scomputata dall’imposta sui redditi ai sensi degli articoli
22 e 79.
3. Non rileva ai fini dell’articolo 37-bis del decreto
del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600,
il conferimento dell’azienda secondo i regimi di
continuita’ dei valori fiscali riconosciuti o di
imposizione sostitutiva di cui al presente articolo e la
successiva cessione della partecipazione ricevuta per
usufruire dell’esenzione di cui all’articolo 87, o di
quella di cui agli articoli 58 e 68, comma 3.
4. Le aziende acquisite in dipendenza di conferimenti
effettuati con il regime di cui al presente articolo si
considerano possedute dal soggetto conferitario anche per
il periodo di possesso del soggetto conferente. Le
partecipazioni ricevute dai soggetti che hanno effettuato i
conferimenti di cui al periodo precedente o le operazioni
di cui all’articolo 178, in regime di neutralita’ fiscale,
si considerano iscritte come immobilizzazioni finanziarie
nei bilanci in cui risultavano iscritti i beni dell’azienda
conferita o in cui risultavano iscritte, come
immobilizzazioni, le partecipazioni date in cambio.
5. Nelle ipotesi di cui ai commi 1, 2 e 2-bis,
l’eccedenza in sospensione di imposta, ai sensi
dell’articolo 109, comma 4, lettera b), relativa
all’azienda conferita non concorre alla formazione del
reddito del soggetto conferente e si trasferisce al
soggetto conferitario a condizione che questi istituisca il
vincolo di sospensione d’imposta previsto dalla norma
predetta.
6. abrogato».
– Si riporta il testo vigente del comma 48 dell’articolo
1 della citata legge n. 244 del 2007 (legge finanziaria
2008):
«48. L’eccedenza dedotta ai sensi dell’articolo 109,
comma 4, lettera b), del citato testo unico di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986,
n. 917, nel testo previgente alle modifiche recate dalla
presente legge, puo’ essere recuperata a tassazione
mediante opzione per l’applicazione di un’imposta
sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche,
dell’imposta sul reddito delle societa’ e dell’imposta
regionale sulle attivita’ produttive, con aliquota del 12
per cento sulla parte dei maggiori valori ricompresi nel
limite di 5 milioni di euro, del 14 per cento sulla parte
dei maggiori valori che eccede 5 milioni di euro e fino a
10 milioni di euro e del 16 per cento sulla parte dei
maggiori valori che eccede i 10 milioni di euro.
L’applicazione dell’imposta sostitutiva puo’ essere anche
parziale e, in tal caso, deve essere richiesta per classi
omogenee di deduzioni extracontabili. Con decreto di natura
non regolamentare del Ministro dell’economia e delle
finanze sono adottate le disposizioni attuative per la
definizione delle modalita’, dei termini e degli effetti
dell’esercizio dell’opzione. Si applicano le disposizioni
del comma 2-ter, secondo periodo, dell’articolo 176 del
citato testo unico di cui al decreto del Presidente della
Repubblica n. 917 del 1986. L’imposta sostitutiva deve
essere versata in tre rate annuali, la prima delle quali
pari al 30 per cento, la seconda al 40 per cento e la terza
al 30 per cento; sulla seconda e sulla terza rata sono
dovuti gli interessi nella misura del 2,5 per cento.».
– Si riporta il testo vigente dei commi 21, 23 e 24
dell’articolo 81 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008,
n. 133 recante «Disposizioni urgenti per lo sviluppo
economico, la semplificazione, la competitivita’, la
stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione
tributaria»:
«21. Il maggior valore delle rimanenze finali che si
determina per effetto della prima applicazione
dell’articolo 92-bis, del testo unico delle imposte sui
redditi approvato con decreto del Presidente della
Repubblica del 22 dicembre 1986, n. 917, anche per le
imprese che si sono avvalse dell’opzione di cui
all’articolo 13, commi 2 e 4, del decreto legislativo 28
febbraio 2005, n. 38, non concorre alla formazione del
reddito in quanto escluso ed e’ soggetto ad un’imposta
sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche,
dell’imposta sul reddito delle societa’ e dell’imposta
regionale sulle attivita’ produttive con l’aliquota del 16
per cento.
23. Il maggior valore assoggettato ad imposta
sostitutiva si considera fiscalmente riconosciuto
dall’esercizio successivo a quello di prima applicazione
dell’articolo 92-bis del testo unico delle imposte sui
redditi approvato con decreto del Presidente della
Repubblica n. 917 del 1986; tuttavia fino al terzo
esercizio successivo:
a) le svalutazioni determinate in base all’articolo 92,
comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi
approvato con decreto del Presidente della Repubblica n.
917 del 1986, fino a concorrenza del maggior valore
assoggettato ad imposta sostitutiva non concorrono alla
formazione del reddito ai fini delle imposte personali e
dell’imposta regionale sulle attivita’ produttive, ma
determinano la riliquidazione della stessa imposta
sostitutiva. In tal caso l’importo corrispondente al 16 per
cento di tali svalutazioni e’ computato in diminuzione
delle rate di eguale importo ancora da versare; l’eccedenza
e’ compensabile a valere sui versamenti a saldo ed in
acconto dell’imposta personale sul reddito;
a-bis) se la quantita’ delle rimanenze finali e’
inferiore a quella esistente al termine del periodo
d’imposta di prima applicazione dell’articolo 92-bis del
testo unico delle imposte sui redditi approvato con decreto
del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, il valore
fiscalmente riconosciuto delle quantita’ vendute e’ ridotto
del maggior valore assoggettato ad imposta sostitutiva. In
tal caso l’importo corrispondente dell’imposta sostitutiva
e’ computato in diminuzione delle rate di eguale importo
ancora da versare; l’eccedenza e’ compensabile a valere sui
versamenti a saldo e in acconto dell’imposta personale sul
reddito;
b) nel caso di conferimento dell’azienda comprensiva di
tutte o parte delle rimanenze di cui all’articolo 92-bis
del Testo Unico delle imposte sui redditi approvato con
decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, il
diritto alla riliquidazione e l’obbligo di versamento
dell’imposta sostitutiva si trasferiscono sul conferitario,
solo nel caso in cui quest’ultimo non eserciti prima del
conferimento le attivita’ di cui al predetto articolo
92-bis e adotti lo stesso metodo di valutazione del
conferente. In caso contrario, si rende definitiva
l’imposta sostitutiva in misura corrispondente al maggior
valore delle rimanenze conferite cosi’ come risultante
dall’ultima riliquidazione effettuata dal conferente; fino
a concorrenza di tale maggiore valore le svalutazioni
determinate dal conferitario in base all’articolo 92, comma
5, del Testo Unico delle imposte sui redditi approvato con
decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986,
concorrono alla formazione del reddito per il 50 per cento
del loro ammontare fino all’esercizio in corso al 31
dicembre 2011.
24. Fino al termine dell’esercizio in corso al 31
dicembre 2011, nel caso di cessione dell’azienda
comprensiva di tutte o parte delle rimanenze di cui
all’articolo 92-bis, del Testo Unico delle imposte sui
redditi approvato con decreto del Presidente della
Repubblica n. 917 del 1986, l’imposta sostitutiva in misura
corrispondente al maggior valore delle rimanenze cedute
cosi’ come risultante dall’ultima riliquidazione effettuata
dal cedente si ridetermina con l’aliquota del 27,5 per
cento».
– Si riporta il testo vigente dell’articolo 176 del
citato decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del
1986 (Testo unico delle imposte sui redditi):
«Art.176 (Regimi fiscali del soggetto conferente e del
soggetto conferitario). – 1. I conferimenti di aziende
effettuati tra soggetti residenti nel territorio dello
Stato nell’esercizio di imprese commerciali, non
costituiscono realizzo di plusvalenze o minusvalenze.
Tuttavia il soggetto conferente deve assumere, quale valore
delle partecipazioni ricevute, l’ultimo valore fiscalmente
riconosciuto dell’azienda conferita e il soggetto
conferitario subentra nella posizione di quello conferente
in ordine agli elementi dell’attivo e del passivo
dell’azienda stessa, facendo risultare da apposito
prospetto di riconciliazione della dichiarazione dei
redditi i dati esposti in bilancio e i valori fiscalmente
riconosciuti.
2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche
se il conferente o il conferitario e’ un soggetto non
residente, qualora il conferimento abbia ad oggetto aziende
situate nel territorio dello Stato.
2-bis. In caso di conferimento dell’unica azienda
dell’imprenditore individuale, la successiva cessione delle
partecipazioni ricevute a seguito del conferimento e’
disciplinata dagli articoli 67, comma 1, lettera c), e 68,
assumendo come costo delle stesse l’ultimo valore fiscale
dell’azienda conferita.
2-ter. In luogo dell’applicazione delle disposizioni dei
commi 1, 2 e 2-bis, la societa’ conferitaria puo’ optare,
nella dichiarazione dei redditi relativa all’esercizio nel
corso del quale e’ stata posta in essere l’operazione o, al
piu’ tardi, in quella del periodo d’imposta successivo, per
l’applicazione, in tutto o in parte, sui maggiori valori
attribuiti in bilancio agli elementi dell’attivo
costituenti immobilizzazioni materiali e immateriali
relativi all’azienda ricevuta, di un’imposta sostitutiva
dell’imposta sul reddito delle persone fisiche,
dell’imposta sul reddito delle societa’ e dell’imposta
regionale sulle attivita’ produttive, con aliquota del 12
per cento sulla parte dei maggiori valori ricompresi nel
limite di 5 milioni di euro, del 14 per cento sulla parte
dei maggiori valori che eccede 5 milioni di euro e fino a
10 milioni di euro e del 16 per cento sulla parte dei
maggiori valori che eccede i 10 milioni di euro. I maggiori
valori assoggettati a imposta sostitutiva si considerano
riconosciuti ai fini dell’ammortamento a partire dal
periodo d’imposta nel corso del quale e’ esercitata
l’opzione; in caso di realizzo dei beni anteriormente al
quarto periodo d’imposta successivo a quello dell’opzione,
il costo fiscale e’ ridotto dei maggiori valori
assoggettati a imposta sostitutiva e dell’eventuale maggior
ammortamento dedotto e l’imposta sostitutiva versata e’
scomputata dall’imposta sui redditi ai sensi degli articoli
22 e 79.
3. Non rileva ai fini dell’articolo 37-bis del decreto
del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600,
il conferimento dell’azienda secondo i regimi di
continuita’ dei valori fiscali riconosciuti o di
imposizione sostitutiva di cui al presente articolo e la
successiva cessione della partecipazione ricevuta per
usufruire dell’esenzione di cui all’articolo 87, o di
quella di cui agli articoli 58 e 68, comma 3.
4. Le aziende acquisite in dipendenza di conferimenti
effettuati con il regime di cui al presente articolo si
considerano possedute dal soggetto conferitario anche per
il periodo di possesso del soggetto conferente. Le
partecipazioni ricevute dai soggetti che hanno effettuato i
conferimenti di cui al periodo precedente o le operazioni
di cui all’articolo 178, in regime di neutralita’ fiscale,
si considerano iscritte come immobilizzazioni finanziarie
nei bilanci in cui risultavano iscritti i beni dell’azienda
conferita o in cui risultavano iscritte, come
immobilizzazioni, le partecipazioni date in cambio.
5. Nelle ipotesi di cui ai commi 1, 2 e 2-bis,
l’eccedenza in sospensione di imposta, ai sensi
dell’articolo 109, comma 4, lettera b), relativa
all’azienda conferita non concorre alla formazione del
reddito del soggetto conferente e si trasferisce al
soggetto conferitario a condizione che questi istituisca il
vincolo di sospensione d’imposta previsto dalla norma
predetta.
6. (omissis)».
– Si riporta il testo vigente dell’articolo 103 del
citato decreto del Presidente della Repubblica n. 917/1986
(Testo unico delle imposte sui redditi):
«Art. 103 (Ammortamento dei beni immateriali). – 1. Le
quote di ammortamento del costo dei diritti di
utilizzazione di opere dell’ingegno, dei brevetti
industriali, dei processi, formule e informazioni relativi
ad esperienze acquisite in campo industriale, commerciale o
scientifico sono deducibili in misura non superiore al 50
per cento del costo; quelle relative al costo dei marchi
d’impresa sono deducibili in misura non superiore ad un
diciottesimo del costo.
2. Le quote di ammortamento del costo dei diritti di
concessione e degli altri diritti iscritti nell’attivo del
bilancio sono deducibili in misura corrispondente alla
durata di utilizzazione prevista dal contratto o dalla
legge.
3. Le quote di ammortamento del valore di avviamento
iscritto nell’attivo del bilancio sono deducibili in misura
non superiore a un diciottesimo del valore stesso.
3-bis. Per i soggetti che redigono il bilancio in base
ai principi contabili internazionali di cui al regolamento
(CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 19 luglio 2002, la deduzione del costo dei marchi
d’impresa e dell’avviamento e’ ammessa alle stesse
condizioni e con gli stessi limiti annuali previsti dai
commi 1 e 3, a prescindere dall’imputazione al conto
economico.
4. Si applica la disposizione del comma 8 dell’articolo
102.».
– Si riporta il testo vigente del comma 47 dell’articolo
1 della citata legge n. 244/2007 (legge finanziaria 2008):
«47. Le disposizioni di cui al comma 46 si applicano
alle operazioni effettuate a partire dal periodo d’imposta
successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007. La
disciplina dell’imposta sostitutiva introdotta dal comma
46, lettera d), numero 3), puo’ essere richiesta anche per
ottenere il riallineamento dei valori fiscali ai maggiori
valori di bilancio iscritti in occasione di operazioni
effettuate entro il periodo d’imposta in corso al 31
dicembre 2007, nei limiti dei disallineamenti ancora
esistenti alla chiusura di detto periodo o del periodo
successivo. Con decreto di natura non regolamentare del
Ministro dell’economia e delle finanze sono adottate le
disposizioni attuative per l’esercizio e gli effetti
dell’opzione, per l’accertamento e la riscossione
dell’imposta sostitutiva e per il coordinamento con le
disposizioni recate dai commi da 242 a 249 dell’articolo 1
della legge 27 dicembre 2006, n. 296, in materia di
agevolazioni alle operazioni di aggregazioni aziendali. In
caso di applicazione parziale dell’imposta sostitutiva,
l’esercizio dell’opzione puo’ essere subordinato al
rispetto di limiti minimi. L’imposta sostitutiva deve
essere versata in tre rate annuali, la prima delle quali
pari al 30 per cento, la seconda al 40 per cento e la terza
al 30 per cento; sulla seconda e sulla terza rata sono
dovuti gli interessi nella misura del 2,5 per cento.».
– Si riporta il testo vigente dell’articolo 91 del
decreto legislativo 7 settembre 2005 n. 209 recante «Codice
delle assicurazioni private»:
«Art. 91 (Principi di redazione). – 1. Le imprese di
assicurazione e di riassicurazione di cui all’articolo 88,
comma 1, che emettono strumenti finanziari ammessi alla
negoziazione in mercati regolamentati di qualsiasi Stato
membro dell’Unione europea e che non redigono il bilancio
consolidato, redigono il bilancio di esercizio in
conformita’ ai principi contabili internazionali.
2. Le imprese di assicurazione e di riassicurazione di
cui all’articolo 88, comma 1, e le sedi secondarie di cui
all’articolo 88, comma 2, che non utilizzano i principi
contabili internazionali, redigono il bilancio in
conformita’ al decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 173.
Per ciascun patrimonio destinato costituito ai sensi
dell’articolo 2447-bis, primo comma, lettera a), del codice
civile, va allegato al bilancio di esercizio un separato
rendiconto redatto secondo le disposizioni previste
dall’articolo 89.».
Il Titolo III del citato decreto legislativo n. 209 del
2005 reca: «Esercizio dell’attivita’ assicurativa». I Capi
III e IV di tale Titolo III regolano rispettivamente
«Attivita’ e copertura delle riserve tecniche» e «Margine
di solvibilita’».
– Si riporta il testo vigente del comma 1 dell’articolo
73 del citato decreto del Presidente della Repubblica n.
917/1986 (testo unico delle imposte sui redditi):
«1. Sono soggetti all’imposta sul reddito delle
societa’:
a) le societa’ per azioni e in accomandita per azioni,
le societa’ a responsabilita’ limitata, le societa’
cooperative e le societa’ di mutua assicurazione, nonche’
le societa’ europee di cui al regolamento (CE) n. 2157/2001
e le societa’ cooperative europee di cui al regolamento
(CE) n. 1435/2003 residenti nel territorio dello Stato;
b) gli enti pubblici e privati diversi dalle societa’,
nonche’ i trust, residenti nel territorio dello Stato, che
hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di
attivita’ commerciali;
c) gli enti pubblici e privati diversi dalle societa’,
nonche’ i trust, residenti nel territorio dello Stato, che
non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di
attivita’ commerciali;
d) le societa’ e gli enti di ogni tipo, compresi i
trust, con o senza personalita’ giuridica, non residenti
nel territorio dello Stato.».
– Si riporta il testo vigente dell’articolo 2426 del
codice civile:
«Art. 2426 (Criteri di valutazioni). – Nelle valutazioni
devono essere osservati i seguenti criteri:
1) le immobilizzazioni sono iscritte al costo di
acquisto o di produzione. Nel costo di acquisto si
computano anche i costi accessori. Il costo di produzione
comprende tutti i costi direttamente imputabili al
prodotto. Puo’ comprendere anche altri costi, per la quota
ragionevolmente imputabile al prodotto, relativi al periodo
di fabbricazione e fino al momento dal quale il bene puo’
essere utilizzato; con gli stessi criteri possono essere
aggiunti gli oneri relativi al finanziamento della
fabbricazione, interna o presso terzi;
2) il costo delle immobilizzazioni, materiali e
immateriali, la cui utilizzazione e’ limitata nel tempo
deve essere sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio
in relazione con la loro residua possibilita’ di
utilizzazione. Eventuali modifiche dei criteri di
ammortamento e dei coefficienti applicati devono essere
motivate nella nota integrativa;
3) l’immobilizzazione che, alla data della chiusura
dell’esercizio, risulti durevolmente di valore inferiore a
quello determinato secondo i numeri 1) e 2) deve essere
iscritta a tale minore valore; questo non puo’ essere
mantenuto nei successivi bilanci se sono venuti meno i
motivi della rettifica effettuata.
Per le immobilizzazioni consistenti in partecipazioni in
imprese controllate o collegate che risultino iscritte per
un valore superiore a quello derivante dall’applicazione
del criterio di valutazione previsto dal successivo numero
4) o, se non vi sia obbligo di redigere il bilancio
consolidato, al valore corrispondente alla frazione di
patrimonio netto risultante dall’ultimo bilancio
dell’impresa partecipata, la differenza dovra’ essere
motivata nella nota integrativa;
4) le immobilizzazioni consistenti in partecipazioni in
imprese controllate o collegate possono essere valutate,
con riferimento ad una o piu’ tra dette imprese, anziche’
secondo il criterio indicato al numero 1), per un importo
pari alla corrispondente frazione del patrimonio netto
risultante dall’ultimo bilancio delle imprese medesime,
detratti i dividendi ed operate le rettifiche richieste dai
principi di redazione del bilancio consolidato nonche’
quelle necessarie per il rispetto dei principi indicati
negli articoli 2423 e 2423-bis.
Quando la partecipazione e’ iscritta per la prima volta
in base al metodo del patrimonio netto, il costo di
acquisto superiore al valore corrispondente del patrimonio
netto risultante dall’ultimo bilancio dell’impresa
controllata o collegata puo’ essere iscritto nell’attivo,
purche’ ne siano indicate le ragioni nella nota
integrativa. La differenza, per la parte attribuibile a
beni ammortizzabili o all’avviamento, deve essere
ammortizzata.
Negli esercizi successivi le plusvalenze, derivanti
dall’applicazione del metodo del patrimonio netto, rispetto
al valore indicato nel bilancio dell’esercizio precedente
sono iscritte in una riserva non distribuibile;
5) i costi di impianto e di ampliamento, i costi di
ricerca, di sviluppo e di pubblicita’ aventi utilita’
pluriennale possono essere iscritti nell’attivo con il
consenso, ove esistente, del collegio sindacale e devono
essere ammortizzati entro un periodo non superiore a cinque
anni. Fino a che l’ammortamento non e’ completato possono
essere distribuiti dividendi solo se residuano riserve
disponibili sufficienti a coprire l’ammontare dei costi non
ammortizzati;
6) l’avviamento puo’ essere iscritto nell’attivo con il
consenso, ove esistente, del collegio sindacale, se
acquisito a titolo oneroso, nei limiti del costo per esso
sostenuto e deve essere ammortizzato entro un periodo di
cinque anni.
E’ tuttavia consentito ammortizzare sistematicamente
l’avviamento in un periodo limitato di durata superiore,
purche’ esso non superi la durata per l’utilizzazione di
questo attivo e ne sia data adeguata motivazione nella nota
integrativa;
7) il disaggio su prestiti deve essere iscritto
nell’attivo e ammortizzato in ogni esercizio per il periodo
di durata del prestito;
8) i crediti devono essere iscritti secondo il valore
presumibile di realizzazione;
8-bis) le attivita’ e le passivita’ in valuta, ad
eccezione delle immobilizzazioni, devono essere iscritte al
tasso di cambio a pronti alla data di chiusura
dell’esercizio ed i relativi utili e perdite su cambi
devono essere imputati al conto economico e l’eventuale
utile netto deve essere accantonato in apposita riserva non
distribuibile fino al realizzo. Le immobilizzazioni
materiali, immateriali e quelle finanziarie, costituite da
partecipazioni, rilevate al costo in valuta devono essere
iscritte al tasso di cambio al momento del loro acquisto o
a quello inferiore alla data di chiusura dell’esercizio se
la riduzione debba giudicarsi durevole;
9) le rimanenze, i titoli e le attivita’ finanziarie che
non costituiscono immobilizzazioni sono iscritti al costo
di acquisto o di produzione, calcolato secondo il numero
1), ovvero al valore di realizzazione desumibile
dall’andamento del mercato, se minore; tale minor valore
non puo’ essere mantenuto nei successivi bilanci se ne sono
venuti meno i motivi. I costi di distribuzione non possono
essere computati nel costo di produzione;
10) il costo dei beni fungibili puo’ essere calcolato
col metodo della media ponderata o con quelli: «primo
entrato, primo uscito» o: «ultimo entrato, primo uscito»;
se il valore cosi’ ottenuto differisce in misura
apprezzabile dai costi correnti alla chiusura
dell’esercizio, la differenza deve essere indicata, per
categoria di beni, nella nota integrativa;
11) i lavori in corso su ordinazione possono essere
iscritti sulla base dei corrispettivi contrattuali maturati
con ragionevole certezza;
12) le attrezzature industriali e commerciali, le
materie prime, sussidiarie e di consumo, possono essere
iscritte nell’attivo ad un valore costante qualora siano
costantemente rinnovate, e complessivamente di scarsa
importanza in rapporto all’attivo di bilancio, sempreche’
non si abbiano variazioni sensibili nella loro entita’,
valore e composizione.
Il decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, reca
«Norme di semplificazione degli adempimenti dei
contribuenti in sede di dichiarazione dei redditi e
dell’imposta sul valore aggiunto, nonche’ di
modernizzazione del sistema di gestione delle
dichiarazioni».
– Si riporta il testo vigente degli artt. 11, 13 e 15
della legge 21 novembre 2000, n. 342, recante «Misure in
materia fiscale»:
«Art. 11 (Modalita’ di effettuazione della
rivalutazione).-1. La rivalutazione di cui all’articolo 10
deve essere eseguita nel bilancio o rendiconto
dell’esercizio successivo a quello di cui al medesimo
articolo 10, per il quale il termine di approvazione scade
successivamente alla data di entrata in vigore della
presente legge, deve riguardare tutti i beni appartenenti
alla stessa categoria omogenea e deve essere annotata nel
relativo inventario e nella nota integrativa. A tal fine si
intendono compresi in due distinte categorie gli immobili e
i beni mobili iscritti in pubblici registri.
2. I valori iscritti in bilancio e in inventario a
seguito della rivalutazione non possono in nessun caso
superare i valori effettivamente attribuibili ai beni con
riguardo alla loro consistenza, alla loro capacita’
produttiva, all’effettiva possibilita’ di economica
utilizzazione nell’impresa, nonche’ ai valori correnti e
alle quotazioni rilevate in mercati regolamentati italiani
o esteri.
3. Gli amministratori e il collegio sindacale devono
indicare e motivare nelle loro relazioni i criteri seguiti
nella rivalutazione delle varie categorie di beni e
attestare che la rivalutazione non eccede il limite di
valore di cui al comma 2.
4. Nell’inventario relativo all’esercizio in cui la
rivalutazione viene eseguita deve essere indicato anche il
prezzo di costo con le eventuali rivalutazioni eseguite, in
conformita’ a precedenti leggi di rivalutazione, dei beni
rivalutati.
(omissis).».
«Art. 13 (Contabilizzazione della rivalutazione). – 1.
Il saldo attivo risultante dalle rivalutazioni eseguite ai
sensi degli articoli 10 e 11 deve essere imputato al
capitale o accantonato in una speciale riserva designata
con riferimento alla presente legge, con esclusione di ogni
diversa utilizzazione.
2. La riserva, ove non venga imputata al capitale, puo’
essere ridotta soltanto con l’osservanza delle disposizioni
dei commi secondo e terzo dell’articolo 2445 del codice
civile. In caso di utilizzazione della riserva a copertura
di perdite, non si puo’ fare luogo a distribuzione di utili
fino a quando la riserva non e’ reintegrata o ridotta in
misura corrispondente con deliberazione dell’assemblea
straordinaria, non applicandosi le disposizioni dei commi
secondo e terzo dell’articolo 2445 del codice civile.
3. Se il saldo attivo viene attribuito ai soci o ai
partecipanti mediante riduzione della riserva prevista dal
comma 1 ovvero mediante riduzione del capitale sociale o
del fondo di dotazione o del fondo patrimoniale, le somme
attribuite ai soci o ai partecipanti, aumentate
dell’imposta sostitutiva corrispondente all’ammontare
distribuito, concorrono a formare il reddito imponibile
della societa’ o dell’ente e il reddito imponibile dei soci
o dei partecipanti.
4. Ai fini del comma 3 si considera che le riduzioni del
capitale deliberate dopo l’imputazione a capitale delle
riserve di rivalutazione, comprese quelle gia’ iscritte in
bilancio a norma di precedenti leggi di rivalutazione,
abbiano anzitutto per oggetto, fino al corrispondente
ammontare, la parte del capitale formata con l’imputazione
di tali riserve.
5. Nell’esercizio in cui si verificano le fattispecie
indicate nel comma 3, al soggetto che ha eseguito la
rivalutazione e’ attribuito un credito d’imposta ai fini
dell’imposta sul reddito delle persone fisiche o
dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche pari
all’ammontare dell’imposta sostitutiva di cui all’articolo
12, comma 1, pagata nei precedenti esercizi.
6. Agli effetti delle disposizioni di cui al decreto
legislativo 18 dicembre 1997, n. 466, e successive
modificazioni, recante norme di riordino delle imposte
personali sul reddito al fine di favorire la
capitalizzazione delle imprese, il saldo attivo di cui al
comma 1 concorre a formare la variazione in aumento del
capitale investito a partire dall’inizio dell’esercizio in
cui e’ imputato al capitale o accantonato a riserva.
(omissis).».
«Art. 15 (Ulteriori soggetti ammessi alle
rivalutazioni). -1. Le disposizioni degli articoli da 10 a
14 si applicano, per i beni relativi alle attivita’
commerciali esercitate, anche alle imprese individuali,
alle societa’ in nome collettivo, in accomandita semplice
ed equiparate e agli enti pubblici e privati di cui
all’articolo 87, comma 1, lettera c), del testo unico delle
imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente
della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive
modificazioni, nonche’ alle societa’ ed enti di cui alla
lettera d) del comma 1 dello stesso articolo 87 e alle
persone fisiche non residenti che esercitano attivita’
commerciali nel territorio dello Stato mediante stabili
organizzazioni.
2. Per i soggetti che fruiscono di regimi semplificati
di contabilita’, la rivalutazione va effettuata per i beni
che risultino acquisiti entro il 31 dicembre 1999 dai
registri di cui agli articoli 16 e 18 del decreto del
Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e
successive modificazioni. La rivalutazione e’ consentita a
condizione che venga redatto un apposito prospetto bollato
e vidimato che dovra’ essere presentato, a richiesta,
all’amministrazione finanziaria, dal quale risultino i
prezzi di costo e la rivalutazione compiuta.».
– Il decreto del Ministro delle finanze 13 aprile 2001,
n. 162, reca «Regolamento recante modalita’ di attuazione
delle disposizioni tributarie in materia di rivalutazione
dei beni delle imprese e del riconoscimento fiscale dei
maggiori valori iscritti in bilancio, ai sensi degli
articoli da 10 a 16 della L. 21 novembre 2000, n. 342».
– Il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze
19 aprile 2002, n. 86, reca «Regolamento recante modalita’
di attuazione delle disposizioni tributarie in materia di
rivalutazione dei beni delle imprese e del riconoscimento
fiscale dei maggiori valori iscritti in bilancio, ai sensi
dell’ articolo 3, commi 1, 2 e 3 della legge 28 dicembre
2001, n. 448».

Art. 16.

Riduzione dei costi amministrativi a carico delle imprese

1. All’articolo 21 della legge 30 dicembre 1991, n. 413, sono
apportate le seguenti modificazioni:
a) alla fine del comma 9 e’ aggiunto il seguente periodo: «La
mancata comunicazione del parere da parte dell’Agenzia delle entrate
entro 120 giorni e dopo ulteriori 60 giorni dalla diffida ad
adempiere da parte del contribuente equivale a silenzio assenso.»;
b) il comma 10 e’ soppresso.
2. All’articolo 37, del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223,
convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248 i
commi da 33 a 37-ter sono abrogati.
3. All’articolo 1, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 i commi da
30 a 32 sono abrogati.
4. All’articolo 1, della legge 24.12.2007, n 244, i commi da 363 a
366 sono abrogati.
5. Nell’articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n.
472 sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, lettera a), le parole «un ottavo» sono sostituite
dalle seguenti: «un dodicesimo»;
b) al comma 1, lettera b), le parole «un quinto» sono sostituite
dalle seguenti: «un decimo»;
c) al comma 1, lettera c), (( le parole: «un ottavo», ovunque
ricorrono, )) sono sostituite dalle seguenti: «un dodicesimo».
(( 5-bis. La lettera h)del comma 4 dell’articolo 50-bisdel
decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni,
dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, si interpreta nel senso che le
prestazioni di servizi ivi indicate, relative a beni consegnati al
depositario, costituiscono ad ogni effetto introduzione nel deposito
IVA. ))
6. Le imprese costituite in forma societaria sono tenute a indicare
il proprio indirizzo di posta elettronica certificata nella domanda
di iscrizione al registro delle imprese (( o analogo indirizzo di
posta elettronica basato su tecnologie che certifichino data e ora
dell’invio e della ricezione delle comunicazioni e l’integrita’ del
contenuto delle stesse, garantendo l’interoperabilita’ con analoghi
sistemi internazionali. )) Entro tre anni dalla data di entrata in
vigore (( del presente decreto )) tutte le imprese, gia’ costituite
in forma societaria alla medesima data di entrata in vigore,
comunicano al registro delle imprese l’indirizzo di posta elettronica
certificata. L’iscrizione dell’indirizzo di posta elettronica
certificata nel registro delle imprese e le sue successive eventuali
variazioni sono esenti dall’imposta di bollo e dai diritti di
segreteria.
7. I professionisti iscritti in albi ed elenchi istituiti con legge
dello Stato comunicano ai rispettivi ordini o collegi il proprio
indirizzo di posta elettronica certificata (( o analogo indirizzo di
posta elettronica di cui al comma 6 )) entro un anno dalla data di
entrata in vigore (( del presente decreto. Gli ordini e i collegi
pubblicano in un elenco riservato,consultabile in via telematica
esclusivamente dalle pubbliche amministrazioni,i dati identificativi
degli iscritti con il relativo indirizzo di posta elettronica
certificata. ))
8. Le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive
modificazioni, qualora non abbiano provveduto ai sensi dell’articolo
47, comma 3, lettera a), del Codice dell’Amministrazione digitale, di
cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, istituiscono una
casella di posta certificata (( o analogo indirizzo di posta
elettronica di cui al comma 6 )) per ciascun registro di protocollo e
ne danno comunicazione al Centro nazionale per l’informatica nella
pubblica amministrazione, che provvede alla pubblicazione di tali
caselle in un elenco consultabile per via telematica. Dall’attuazione
del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a
carico della finanza pubblica e si deve provvedere nell’ambito delle
risorse disponibili.
9. Salvo quanto stabilito dall’articolo 47, commi 1 e 2, del codice
dell’amministrazione digitale di cui al decreto legislativo 7 marzo
2005, n. 82, le comunicazioni tra i soggetti (( di cui ai commi 6, 7
e )) 8 del presente articolo, che abbiano provveduto agli adempimenti
ivi previsti, possono essere inviate attraverso la posta elettronica
certificata (( o analogo indirizzo di posta elettronica di cui al
comma 6, )) senza che il destinatario debba dichiarare la propria
disponibilita’ ad accettarne l’utilizzo.
10. La consultazione per via telematica dei singoli indirizzi di
posta elettronica certificata (( o analoghi indirizzi di posta
elettronica di cui al comma 6, )) nel registro delle imprese o negli
albi o elenchi costituiti (( ai sensi )) del presente articolo
avviene liberamente e senza oneri. L’estrazione di elenchi di
indirizzi e’ consentita alle sole pubbliche amministrazioni per le
comunicazioni relative agli adempimenti amministrativi di loro
competenza.
(( 10-bis. Gli intermediari abilitati ai sensi dell’articolo 31,
comma 2-quater, della legge 24 novembre 2000, n. 340, sono obbligati
a richiedere per via telematica la registrazione degli atti di
trasferimento delle partecipazioni di cui all’articolo 36, comma
1-bis, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con
modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nonche’ al
contestuale pagamento telematico dell’imposta dagli stessi liquidata
e sono altresi’ responsabili ai sensi dell’articolo 57, commi 1 e 2,
del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro,
di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n.
131. In materia di imposta di bollo si applicano le disposizioni
previste dall’articolo 1, comma 1-bis.1, numero 3), della tariffa,
parte prima, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre
1972, n. 642, come sostituita dal decreto del Ministro delle finanze
20 agosto 1992, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficialen. 196 del 21 agosto 1992, e successive modificazioni.
10-ter. Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate
sono stabiliti i termini e le modalita’ di esecuzione per via
telematica degli adempimenti di cui al comma 10-bis.
11. Il comma 4 dell’articolo 4 del regolamento di cui aldecreto del
Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, e’ abrogato. ))
12. I commi 4 e 5 dell’articolo 23 del decreto legislativo 7 marzo
2005, n. 82, recante «Codice dell’amministrazione digitale», sono
sostituiti dai seguenti:
«4. Le copie su supporto informatico di qualsiasi tipologia di
documenti analogici originali, formati in origine su supporto
cartaceo o su altro supporto non informatico, sostituiscono ad ogni
effetto di legge gli originali da cui sono tratte se la loro
conformita’ all’originale e’ assicurata da chi lo detiene mediante
l’utilizzo della propria firma digitale e nel rispetto delle regole
tecniche di cui all’articolo 71.
5. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri possono
essere individuate particolari tipologie di documenti analogici
originali unici per le quali, in ragione di esigenze di natura
pubblicistica, permane l’obbligo della conservazione dell’originale
analogico oppure, in caso di conservazione ottica sostitutiva, la
loro conformita’ all’originale deve essere autenticata da un notaio o
da altro pubblico ufficiale a cio’ autorizzato con dichiarazione da
questi firmata digitalmente ed allegata al documento informatico.».
(( 12-bis. Dopo l’articolo 2215 del codice civile e’ inserito il
seguente:
«Art. 2215-bis. (Documentazione informatica). – I libri, i
repertori, le scritture e la documentazione la cui tenuta e’
obbligatoria per disposizione di legge o di regolamento o che sono
richiesti dalla natura o dalle dimensioni dell’impresa possono essere
formati e tenuti con strumenti informatici.
Le registrazioni contenute nei documenti di cui al primo comma
debbono essere rese consultabili in ogni momento con i mezzi messi a
disposizione dal soggetto tenutario e costituiscono informazione
primaria e originale da cui e’ possibile effettuare, su diversi tipi
di supporto, riproduzioni e copie per gli usi consentiti dalla legge.
Gli obblighi di numerazione progressiva, vidimazione e gli altri
obblighi previsti dalle disposizioni di legge o di regolamento per la
tenuta dei libri, repertori e scritture, ivi compreso quello di
regolare tenuta dei medesimi, sono assolti, in caso di tenuta con
strumenti informatici, mediante apposizione, ogni tre mesi a far data
dalla messa in opera, della marcatura temporale e della firma
digitale dell’imprenditore, o di altro soggetto dal medesimo
delegato, inerenti al documento contenente le registrazioni relative
ai tre mesi precedenti.
Qualora per tre mesi non siano state eseguite registrazioni, la
firma digitale e la marcatura temporale devono essere apposte
all’atto di una nuova registrazione, e da tale apposizione decorre il
periodo trimestrale di cui al terzo comma.
I libri, i repertori e le scritture tenuti con strumenti
informatici, secondo quanto previsto dal presente articolo, hanno
l’efficacia probatoria di cui agli articoli 2709 e 2710 del codice
civile».
12-ter. L’obbligo di bollatura dei documenti di cui all’articolo
2215-bis del codice civile, introdotto dal comma 12-bisdel presente
articolo, in caso di tenuta con strumenti informatici, e’ assolto in
base a quanto previsto all’articolo 7 del decreto del Ministero
dell’economia e delle finanze 23 gennaio 2004, pubblicato nella
Gazzetta Ufficialen. 27 del 3 febbraio 2004.
12-quater. All’articolo 2470 del codice civile sono apportate le
seguenti modificazioni:
a) al primo comma, le parole: «dell’iscrizione nel libro dei soci
secondo quanto previsto nel» sono sostituite dalle seguenti: «del
deposito di cui al»;
b) al secondo comma, il secondo periodo e’ soppresso e, al terzo
periodo, le parole: «e l’iscrizione sono effettuati» sono sostituite
dalle seguenti: «e’ effettuato»;
c) il settimo comma e’ sostituito dal seguente:
«Le dichiarazioni degli amministratori previste dai commi quarto e
quinto devono essere depositate entro trenta giorni dall’avvenuta
variazione della compagine sociale».
12-quinquies. Al primo comma dell’articolo 2471 del codice civile,
le parole: «Gli amministratori procedono senza indugio
all’annotazione nel libro dei soci» sono soppresse.
12-sexies. Al primo comma dell’articolo 2472 del codice civile, le
parole: «libro dei soci» sono sostituite dalle seguenti: «registro
delle imprese».
12-septies. All’articolo 2478 del codice civile sono apportate le
seguenti modificazioni:
a) il numero 1) del primo comma e’ abrogato;
b) al secondo comma, le parole: «I primi tre libri» sono
sostituite dalle seguenti: «I libri indicati nei numeri 2) e 3) del
primo comma» e le parole: «e il quarto» sono sostituite dalle
seguenti: «; il libro indicato nel numero 4) del primo comma deve
essere tenuto».
12-octies. Al secondo comma dell’articolo 2478-bisdel codice
civile, le parole: «devono essere depositati» sono sostituite dalle
seguenti: «deve essere depositata» e le parole: «e l’elenco dei soci
e degli altri titolari di diritti sulle partecipazioni sociali» sono
soppresse.
12-novies. All’articolo 2479-bis, primo comma, secondo periodo, del
codice civile, le parole: «libro dei soci» sono sostituite dalle
seguenti: «registro delle imprese».
12-decies. Al comma 1-bis dell’articolo 36 del decreto-legge 25
giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6
agosto 2008, n. 133, il secondo periodo e’ soppresso.
12-undecies. Le disposizioni di cui ai commi da 12-quatera
12-deciesentrano in vigore il sessantesimo giorno successivo alla
data di entrata in vigore della legge di conversione del presente
decreto. Entro tale termine, gli amministratori delle societa’ a
responsabilita’ limitata depositano, con esenzione da ogni imposta e
tassa, apposita dichiarazione per integrare le risultanze del
registro delle imprese con quelle del libro dei soci». ))

Riferimenti normativi:
– Si riporta il testo dell’art. 21 della legge 30
dicembre 1991, n. 413 (Disposizioni per ampliare le basi
imponibili, per razionalizzare, facilitare e potenziare
l’attivita’ di accertamento; disposizioni per la
rivalutazione obbligatoria dei beni immobili delle imprese,
nonche’ per riformare il contenzioso e per la definizione
agevolata dei rapporti tributari pendenti; delega al
Presidente della Repubblica per la concessione di amnistia
per reati tributari; istituzioni dei centri di assistenza
fiscale e del conto fiscale), cosi’ come modificato dalla
presente legge:
«Art. 21 – 1. E’ istituito, alle dirette dipendenze del
Ministro delle finanze, il comitato consultivo per
l’applicazione delle norme antielusive, cui e’ demandato il
compito di emettere pareri su richiesta dei contribuenti.
2. La richiesta di parere deve riguardare
l’applicazione, ai casi concreti rappresentati dal
contribuente, delle disposizioni contenute negli articoli
37, comma terzo e 37-bis del decreto del Presidente della
Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 , e successive
modificazioni. La richiesta di parere puo’ altresi’
riguardare, ai fini dell’applicazione dell’articolo 74,
comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi,
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22
dicembre 1986, n. 917 , e successive modificazioni, la
qualificazione di determinate spese, sostenute dal
contribuente, tra quelle di pubblicita’ e di propaganda
ovvero tra quelle di rappresentanza.
3. Il parere reso dal comitato ha efficacia
esclusivamente ai fini e nell’ambito del rapporto
tributario. Nella eventuale fase contenziosa l’onere della
prova viene posto a carico della parte che non si e’
uniformata al parere del comitato.
4. Il comitato consultivo per l’applicazione delle norme
antielusive, nominato con decreto del Ministro delle
finanze, e’ composto dai seguenti membri:
a) i direttori generali della direzione generale delle
imposte dirette e della direzione generale delle tasse e
imposte indirette sugli affari e il direttore dell’ufficio
centrale per gli studi di diritto tributario comparato e
per le relazioni internazionali;
b) il comandante generale della Guardia di finanza;
c) il direttore del servizio centrale degli ispettori
tributari;
d) il direttore dell’ufficio del coordinamento
legislativo;
e) due componenti del Consiglio superiore delle
finanze, non appartenenti all’Amministrazione finanziaria,
designati dal Consiglio stesso;
f) tre esperti in materia tributaria designati dal
Ministro delle finanze.
5. I membri del comitato possono farsi rappresentare da
funzionari, di grado non inferiore a primo dirigente, e da
ufficiali superiori; possono altresi’ farsi assistere da
personale delle qualifiche e grado indicati che
partecipano, in tal caso, alle sedute senza diritto di
voto. Il comitato si avvale degli stessi poteri istruttori
attribuiti agli uffici finanziari.
6. Con decreto del Ministro delle finanze, da emanare di
concerto con il Ministro del tesoro, ai sensi dell’articolo
17 della legge 23 agosto 1988, n. 400 , sono stabiliti
l’organizzazione interna, il funzionamento e le dotazioni
finanziarie del comitato.
7. Il presidente del comitato e’ nominato dal Ministro
delle finanze, con proprio decreto, tra i membri del
comitato stesso.
8. Le indennita’ da corrispondere ai membri del comitato
non appartenenti all’Amministrazione finanziaria verranno
stabilite ogni triennio con decreto del Ministro delle
finanze, di concerto con il Ministro del tesoro.
9. Il contribuente, anche prima della conclusione di un
contratto, di una convenzione o di un atto che possa dar
luogo all’applicazione delle disposizioni richiamate nel
comma 2, puo’ richiedere il preventivo parere alla
competente direzione generale del Ministero delle finanze
fornendole tutti gli elementi conoscitivi utili ai fini
della corretta qualificazione tributaria della fattispecie
prospettata. La mancata comunicazione del parere da parte
dell’Agenzia delle entrate entro 120 giorni e dopo
ulteriori 60 giorni dalla diffida ad adempiere da parte del
contribuente equivale a silenzio assenso.
10. [Soppresso].
11. Con decreto del Ministro delle finanze sono
stabiliti i termini e le modalita’ da osservare per l’invio
delle richieste di parere alla competente direzione
generale e per la comunicazione dei pareri stessi al
contribuente.
12. All’onere derivante dal comma 8, stimato in lire 150
milioni annui, si provvede mediante utilizzo di quota parte
delle maggiori entrate recate dalla presente legge.».
– Si riporta il testo dell’art. 13 del decreto
legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 (Disposizioni generali
in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di
norme tributarie, a norma dell’articolo 3, comma 133, della
L. 23 dicembre 1996, n. 662), cosi’ come modificato dalla
presente legge:
«Art. 13 (Ravvedimento). – 1. La sanzione e’ ridotta,
sempreche’ la violazione non sia stata gia’ constatata e
comunque non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o
altre attivita’ amministrative di accertamento delle quali
l’autore o i soggetti solidalmente obbligati, abbiano avuto
formale conoscenza:
a) ad un dodicesimo del minimo nei casi di mancato
pagamento del tributo o di un acconto, se esso viene
eseguito nel termine di trenta giorni dalla data della sua
commissione;
b) ad un decimo del minimo, se la regolarizzazione
degli errori e delle omissioni, anche se incidenti sulla
determinazione o sul pagamento del tributo, avviene entro
il termine per la presentazione della dichiarazione
relativa all’anno nel corso del quale e’ stata commessa la
violazione ovvero, quando non e’ prevista dichiarazione
periodica, entro un anno dall’omissione o dall’errore;
c) ad un dodicesimo del minimo di quella prevista per
l’omissione della presentazione della dichiarazione, se
questa viene presentata con ritardo non superiore a novanta
giorni ovvero a un dodicesimo del minimo di quella prevista
per l’omessa presentazione della dichiarazione periodica
prescritta in materia di imposta sul valore aggiunto, se
questa viene presentata con ritardo non superiore a trenta
giorni.
2. Il pagamento della sanzione ridotta deve essere
eseguito contestualmente alla regolarizzazione del
pagamento del tributo o della differenza, quando dovuti,
nonche’ al pagamento degli interessi moratori calcolati al
tasso legale con maturazione giorno per giorno.
3. Quando la liquidazione deve essere eseguita
dall’ufficio, il ravvedimento si perfeziona con
l’esecuzione dei pagamenti nel termine di sessanta giorni
dalla notificazione dell’avviso di liquidazione.
4. [Nei casi di omissione o di errore, che non
ostacolano un’attivita’ di accertamento in corso e che non
incidono sulla determinazione o sul pagamento del tributo,
il ravvedimento esclude l’applicazione della sanzione, se
la regolarizzazione avviene entro tre mesi dall’omissione o
dall’errore].
5. Le singole leggi e atti aventi forza di legge possono
stabilire, a integrazione di quanto previsto nel presente
articolo, ulteriori circostanze che importino
l’attenuazione della sanzione.».
– Si riporta il testo del comma 4 dell’art. 50-bis del
decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331 (Armonizzazione delle
disposizioni in materia di imposte sugli oli minerali,
sull’alcole, sulle bevande alcoliche, sui tabacchi lavorati
e in materia di IVA con quelle recate da direttive CEE e
modificazioni conseguenti a detta armonizzazione, nonche’
disposizioni concernenti la disciplina dei centri
autorizzati di assistenza fiscale, le procedure dei
rimborsi di imposta, l’esclusione dall’ILOR dei redditi di
impresa fino all’ammontare corrispondente al contributo
diretto lavorativo, l’istituzione per il 1993 di un’imposta
erariale straordinaria su taluni beni ed altre disposizioni
tributarie), convertito, con modificazioni, dalla legge 29
ottobre 1993, n. 427:
«4. Sono effettuate senza pagamento dell’imposta sul
valore aggiunto le seguenti operazioni:
a) gli acquisti intracomunitari di beni eseguiti
mediante introduzione in un deposito IVA;
b) le operazioni di ammissione in libera pratica di
beni non comunitari destinati ad essere introdotti in un
deposito IVA;
c) le cessioni di beni, nei confronti di soggetti
identificati in altro Stato membro della Comunita’ europea,
eseguite mediante introduzione in un deposito IVA;
d) le cessioni dei beni elencati nella tabella A-bis
allegata al presente decreto, eseguite mediante
introduzione in un deposito IVA, effettuate nei confronti
di soggetti diversi da quelli indicati nella lettera c);
e) le cessioni di beni custoditi in un deposito IVA;
f) le cessioni intracomunitarie di beni estratti da un
deposito IVA con spedizione in un altro Stato membro della
Comunita’ europea, salvo che si tratti di cessioni
intracomunitarie soggette ad imposta nel territorio dello
Stato;
g) le cessioni di beni estratti da un deposito IVA con
trasporto o spedizione fuori del territorio della Comunita’
europea;
h) le prestazioni di servizi, comprese le operazioni di
perfezionamento e le manipolazioni usuali, relative a beni
custoditi in un deposito IVA, anche se materialmente
eseguite non nel deposito stesso ma nei locali limitrofi
sempreche’, in tal caso, le suddette operazioni siano di
durata non superiore a sessanta giorni;
i) il trasferimento dei beni in altro deposito IVA.».
– Per il riferimento al comma 2 dell’art. 1 del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165 vedasi nei riferimenti
normativi all’art. 1.
– Si riporta il testo dell’art. 47 del decreto
legislativo 7 marzo 2005, n. 82 (Codice
dell’amministrazione digitale):
«Art. 47 (Trasmissione dei documenti attraverso la posta
elettronica tra le pubbliche amministrazioni). – 1. Le
comunicazioni di documenti tra le pubbliche amministrazioni
avvengono di norma mediante l’utilizzo della posta
elettronica; esse sono valide ai fini del procedimento
amministrativo una volta che ne sia verificata la
provenienza.
2. Ai fini della verifica della provenienza le
comunicazioni sono valide se:
a) sono sottoscritte con firma digitale o altro tipo di
firma elettronica qualificata;
b) ovvero sono dotate di protocollo informatizzato;
c) ovvero e’ comunque possibile accertarne altrimenti la
provenienza, secondo quanto previsto dalla normativa
vigente o dalle regole tecniche di cui all’articolo 71;
d) ovvero trasmesse attraverso sistemi di posta
elettronica certificata di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68.
3. Entro otto mesi dalla data di entrata in vigore del
presente codice le pubbliche amministrazioni centrali
provvedono a:
a) istituire almeno una casella di posta elettronica
istituzionale ed una casella di posta elettronica
certificata ai sensi del decreto del Presidente della
Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, per ciascun registro di
protocollo;
b) utilizzare la posta elettronica per le comunicazioni
tra l’amministrazione ed i propri dipendenti, nel rispetto
delle norme in materia di protezione dei dati personali e
previa informativa agli interessati in merito al grado di
riservatezza degli strumenti utilizzati.».
– Si riporta il testo del comma 2-quater dell’art. 31
della legge 24 novembre 2000, n. 340 (Disposizioni per la
delegificazione di norme e per la semplificazione di
procedimenti amministrativi – Legge di semplificazione
1999):
«2-quater. Il deposito dei bilanci e degli altri
documenti di cui all’articolo 2435 del codice civile puo’
essere effettuato mediante trasmissione telematica o su
supporto informatico degli stessi, da parte degli iscritti
negli albi dei dottori commercialisti, dei ragionieri e
periti commerciali, muniti della firma digitale e allo
scopo incaricati dai legali rappresentanti della
societa’.».
– Si riporta il testo del comma 1-bis dell’art. 36 del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti
per lo sviluppo economico, la semplificazione, la
competitivita’, la stabilizzazione della finanza pubblica e
la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni,
dalla legge 6 agosto 2008, n. 133:
«1-bis. L’atto di trasferimento di cui al secondo comma
dell’articolo 2470 del codice civile puo’ essere
sottoscritto con firma digitale, nel rispetto della
normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione
dei documenti informatici, ed e’ depositato, entro trenta
giorni, presso l’ufficio del registro delle imprese nella
cui circoscrizione e’ stabilita la sede sociale, a cura di
un intermediario abilitato ai sensi dell’articolo 31, comma
2-quater, della legge 24 novembre 2000, n. 340. In tale
caso, l’iscrizione del trasferimento nel libro dei soci ha
luogo, su richiesta dell’alienante e dell’acquirente,
dietro esibizione del titolo da cui risultino il
trasferimento e l’avvenuto deposito, rilasciato
dall’intermediario che vi ha provveduto ai sensi del
presente comma. Resta salva la disciplina tributaria
applicabile agli atti di cui al presente comma.».
– Si riporta il testo dei commi 1 e 2 dell’art. 57 del
decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n.
131 (Approvazione del testo unico delle disposizioni
concernenti l’imposta di registro):
«1. Oltre ai pubblici ufficiali, che hanno redatto,
ricevuto o autenticato l’atto, e ai soggetti nel cui
interesse fu richiesta la registrazione, sono solidalmente
obbligati al pagamento dell’imposta le parti contraenti, le
parti in causa, coloro che hanno sottoscritto o avrebbero
dovuto sottoscrivere le denunce di cui agli articoli 12 e
19 e coloro che hanno richiesto i provvedimenti di cui agli
articoli 633, 796, 800 e 825 del codice di procedura
civile.
2. La responsabilita’ dei pubblici ufficiali non si
estende al pagamento delle imposte complementari
suppletive.».
– Si riporta il testo dell’art. 23 del gia’ citato
decreto legislativo n. 82 del 2005, cosi’ come modificato
dalla presente legge:
«Art. 23 (Copie di atti e documenti informatici). – 1.
All’articolo 2712 del codice civile dopo le parole:
«riproduzioni fotografiche» e’ inserita la seguente: «,
informatiche».
2. I duplicati, le copie, gli estratti del documento
informatico, anche se riprodotti su diversi tipi di
supporto, sono validi a tutti gli effetti di legge, se
conformi alle vigenti regole tecniche.
2-bis. Le copie su supporto cartaceo di documento
informatico, anche sottoscritto con firma elettronica
qualificata o con firma digitale, sostituiscono ad ogni
effetto di legge l’originale da cui sono tratte se la loro
conformita’ all’originale in tutte le sue componenti e’
attestata da un pubblico ufficiale a cio’ autorizzato.
3. I documenti informatici contenenti copia o
riproduzione di atti pubblici, scritture private e
documenti in genere, compresi gli atti e documenti
amministrativi di ogni tipo, spediti o rilasciati dai
depositari pubblici autorizzati e dai pubblici ufficiali,
hanno piena efficacia, ai sensi degli articoli 2714 e 2715
del codice civile, se ad essi e’ apposta o associata, da
parte di colui che li spedisce o rilascia, una firma
digitale o altra firma elettronica qualificata.
4. Le copie su supporto informatico di qualsiasi
tipologia di documenti analogici originali, formati in
origine su supporto cartaceo o su altro supporto non
informatico, sostituiscono ad ogni effetto di legge gli
originali da cui sono tratte se la loro conformita’
all’originale e’ assicurata da chi lo detiene mediante
l’utilizzo della propria firma digitale e nel rispetto
delle regole tecniche di cui all’articolo 71.
5. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
possono essere individuate particolari tipologie di
documenti analogici originali unici per le quali, in
ragione di esigenze di natura pubblicistica, permane
l’obbligo della conservazione dell’originale analogico
oppure, in caso di conservazione ottica sostitutiva, la
loro conformita’ all’originale deve essere autenticata da
un notaio o da altro pubblico ufficiale a cio’ autorizzato
con dichiarazione da questi firmata digitalmente ed
allegata al documento informatico.
6. La spedizione o il rilascio di copie di atti e
documenti di cui al comma 3, esonera dalla produzione e
dalla esibizione dell’originale formato su supporto
cartaceo quando richieste ad ogni effetto di legge.
7. Gli obblighi di conservazione e di esibizione di
documenti previsti dalla legislazione vigente si intendono
soddisfatti a tutti gli effetti di legge a mezzo di
documenti informatici, se le procedure utilizzate sono
conformi alle regole tecniche dettate ai sensi
dell’articolo 71 di concerto con il Ministro dell’economia
e delle finanze.».
– Si riporta il testo dell’art. 7 del decreto del
Ministero dell’economia e delle finanze 23 gennaio 2004
(Modalita’ di assolvimento degli obblighi fiscali relativi
ai documenti informatici ed alla loro riproduzione in
diversi tipi di supporto):
«Art. 7 (Modalita’ di assolvimento dell’imposta di bollo
sui documenti informatici). – 1. L’imposta di bollo sui
documenti informatici e’ corrisposta mediante versamento
nei modi di cui al decreto legislativo 9 luglio 1997, n.
237. L’interessato presenta all’Ufficio delle entrate
competente una comunicazione contenente l’indicazione del
numero presuntivo degli atti, dei documenti e dei registri
che potranno essere emessi o utilizzati durante l’anno,
nonche’ l’importo e gli estremi dell’avvenuto pagamento
dell’imposta.
2. Entro il mese di gennaio dell’anno successivo e’
presentata dall’interessato all’Ufficio delle entrate
competente una comunicazione contenente l’indicazione del
numero dei documenti informatici, distinti per tipologia,
formati nell’anno precedente e gli estremi del versamento
dell’eventuale differenza dell’imposta, effettuato con i
modi di cui al comma 1, ovvero la richiesta di rimborso o
di compensazione. L’importo complessivo corrisposto,
risultante dalla comunicazione, viene assunto come base
provvisoria per la liquidazione dell’imposta per l’anno in
corso.
3. L’imposta sui libri e sui registri di cui all’art. 16
della tariffa, allegata al decreto del Presidente della
Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642, tenuti su supporto di
memorizzazione ottico o con altro mezzo idoneo a garantire
la non modificabilita’ dei dati memorizzati, e’ dovuta ogni
2500 registrazioni o frazioni di esse ed e’ versata nei
modi indicati nel comma 1.».
– Si riporta il testo dell’art. 2470 del codice civile,
cosi’ come modificato dalla presente legge:
«Art. 2470 (Efficacia e pubblicita’). – Il trasferimento
delle partecipazioni ha effetto di fronte alla societa’ dal
momento del deposito di cui al successivo comma.
L’atto di trasferimento, con sottoscrizione autenticata,
deve essere depositato entro trenta giorni, a cura del
notaio autenticante, presso l’ufficio del registro delle
imprese nella cui circoscrizione e’ stabilita la sede
sociale. In caso di trasferimento a causa di morte il
deposito e’ effettuato a richiesta dell’erede o del
legatario verso presentazione della documentazione
richiesta per l’annotazione nel libro dei soci dei
corrispondenti trasferimenti in materia di societa’ per
azioni.
Se la quota e’ alienata con successivi contratti a piu’
persone, quella tra esse che per prima ha effettuato in
buona fede l’iscrizione nel registro delle imprese e’
preferita alle altre, anche se il suo titolo e’ di data
posteriore.
Quando l’intera partecipazione appartiene ad un solo
socio o muta la persona dell’unico socio, gli
amministratori devono depositare per l’iscrizione nel
registro delle imprese una dichiarazione contenente
l’indicazione del cognome e nome o della denominazione,
della data e del luogo di nascita o lo Stato di
costituzione, del domicilio o della sede e cittadinanza
dell’unico socio.
Quando si costituisce o ricostituisce la pluralita’ dei
soci, gli amministratori ne devono depositare apposita
dichiarazione per l’iscrizione nel registro delle imprese.
L’unico socio o colui che cessa di essere tale puo’
provvedere alla pubblicita’ prevista nei commi precedenti.
Le dichiarazioni degli amministratori previste dai commi
quarto e quinto devono essere depositate entro trenta
giorni dall’avvenuta variazione della compagine sociale.».
– Si riporta il testo dell’art. 2471 del codice civile,
cosi’ come modificato dalla presente legge:
«Art. 2471 (Espropriazione della partecipazione). – La
partecipazione puo’ formare oggetto di espropriazione [c.c.
2462, 2910]. Il pignoramento si esegue mediante
notificazione al debitore e alla societa’ e successiva
iscrizione nel registro delle imprese.
L’ordinanza del giudice che dispone la vendita della
partecipazione deve essere notificata alla societa’ a cura
del creditore.
Se la partecipazione non e’ liberamente trasferibile
[c.c. 2469, 2470] e il creditore, il debitore e la societa’
non si accordano sulla vendita della quota stessa, la
vendita ha luogo all’incanto; ma la vendita e’ priva di
effetto se, entro dieci giorni dall’aggiudicazione, la
societa’ presenta un altro acquirente che offra lo stesso
prezzo.
Le disposizioni del comma precedente si applicano anche
in caso di fallimento di un socio.».
– Si riporta il testo dell’art. 2472 del codice civile,
cosi’ come modificato dalla presente legge:
«Art. 2472 (Responsabilita’ dell’alienante per i
versamenti ancora dovuti). – Nel caso di cessione della
partecipazione l’alienante e’ obbligato solidalmente [c.c.
1292] con l’acquirente, per il periodo di tre anni
dall’iscrizione del trasferimento nel registro delle
imprese, per i versamenti ancora dovuti [c.c. 1408, 2466,
2964].
Il pagamento non puo’ essere domandato all’alienante se
non quando la richiesta al socio moroso e’ rimasta
infruttuosa [c.c. 2356].».
– Si riporta il testo dell’art. 2478 del codice civile,
cosi’ come modificato dalla presente legge:
«Art. 2478 (Libri sociali obbligatori). – Oltre i libri
e le altre scritture contabili prescritti nell’articolo
2214 [c.c. 2302], la societa’ deve tenere [c.c. 2709]:
1) [Abrogato]
2) il libro delle decisioni dei soci, nel quale sono
trascritti senza indugio sia i verbali delle assemblee,
anche se redatti per atto pubblico, sia le decisioni prese
ai sensi del primo periodo del terzo comma dell’articolo
2479; la relativa documentazione e’ conservata dalla
societa’;
3) il libro delle decisioni degli amministratori;
4) il libro delle decisioni del collegio sindacale
[c.c. 2477] o del revisore nominati ai sensi dell’articolo
2477.
I libri indicati nei numeri 2) e 3) del primo comma
devono essere tenuti a cura degli amministratori; il libro
indicato nel numero 4) del primo comma deve essere tenuto a
cura dei sindaci o del revisore.
I contratti della societa’ con l’unico socio o le
operazioni a favore dell’unico socio sono opponibili ai
creditori della societa’ solo se risultano dal libro
indicato nel numero 3 del primo comma o da atto scritto
avente data certa anteriore al pignoramento.».
– Si riporta il testo dell’art. 2478-bis del codice
civile, cosi’ come modificato dalla presente legge:
«Art. 2478-bis (Bilancio e distribuzione degli utili ai
soci). – Il bilancio deve essere redatto con l’osservanza
degli articoli da 2423, 2423-bis, 2423-ter, 2424, 2424-bis,
2425, 2425-bis, 2426, 2427, 2428, 2429, 2430 e 2431, salvo
quanto disposto dall’articolo 2435-bis [c.c. 2102]. Esso e’
presentato ai soci entro il termine stabilito dall’atto
costitutivo e comunque non superiore a centoventi giorni
dalla chiusura dell’esercizio sociale, salva la
possibilita’ di un maggior termine nei limiti ed alle
condizioni previsti dal secondo comma dell’articolo 2364.
Entro trenta giorni dalla decisione dei soci di
approvazione del bilancio deve essere depositata presso
l’ufficio del registro delle imprese [c.c. 2188], a norma
dell’articolo 2435, copia del bilancio approvato.
La decisione dei soci che approva il bilancio decide
sulla distribuzione degli utili ai soci.
Possono essere distribuiti esclusivamente gli utili
realmente conseguiti e risultanti da bilancio regolarmente
approvato.
Se si verifica una perdita del capitale sociale, non
puo’ farsi luogo a ripartizione degli utili fino a che il
capitale non sia reintegrato o ridotto in misura
corrispondente.
Gli utili erogati in violazione delle disposizioni del
presente articolo non sono ripetibili se i soci li hanno
riscossi in buona fede in base a bilancio regolarmente
approvato, da cui risultano utili netti corrispondenti.».
– Si riporta il testo dell’art. 2479-bis del codice
civile, cosi’ come modificato dalla presente legge:
«Art. 2479-bis (Assemblea dei soci). – L’atto
costitutivo determina i modi di convocazione dell’assemblea
dei soci, tali comunque da assicurare la tempestiva
informazione sugli argomenti da trattare. In mancanza la
convocazione e’ effettuata mediante lettera raccomandata
spedita ai soci almeno otto giorni prima dell’adunanza nel
domicilio risultante dal registro delle imprese [c.c.
2366].
Se l’atto costitutivo non dispone diversamente, il socio
puo’ farsi rappresentare in assemblea e la relativa
documentazione e’ conservata secondo quanto prescritto
dall’articolo 2478, primo comma, numero 2).
Salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo
l’assemblea si riunisce presso la sede sociale ed e’
regolarmente costituita con la presenza di tanti soci che
rappresentano almeno la meta’ del capitale sociale e
delibera a maggioranza assoluta e, nei casi previsti dai
numeri 4) e 5) del secondo comma dell’articolo 2479, con il
voto favorevole dei soci che rappresentano almeno la meta’
del capitale sociale.
L’assemblea e’ presieduta dalla persona indicata
nell’atto costitutivo o, in mancanza, da quella designata
dagli intervenuti. Il presidente dell’assemblea verifica la
regolarita’ della costituzione, accerta l’identita’ e la
legittimazione dei presenti, regola il suo svolgimento ed
accerta i risultati delle votazioni; degli esiti di tali
accertamenti deve essere dato conto nel verbale.
In ogni caso la deliberazione s’intende adottata quando
ad essa partecipa l’intero capitale sociale e tutti gli
amministratori e sindaci sono presenti o informati della
riunione e nessuno si oppone alla trattazione
dell’argomento.».
– Si riporta il testo del comma 1-bis dell’art. 36 del
gia’ citato decreto-legge n. 112 del 2008, cosi’ come
modificato dalla presente legge:
«1-bis. L’atto di trasferimento di cui al secondo comma
dell’articolo 2470 del codice civile puo’ essere
sottoscritto con firma digitale, nel rispetto della
normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione
dei documenti informatici, ed e’ depositato, entro trenta
giorni, presso l’ufficio del registro delle imprese nella
cui circoscrizione e’ stabilita la sede sociale, a cura di
un intermediario abilitato ai sensi dell’articolo 31, comma
2-quater, della legge 24 novembre 2000, n. 340. Resta salva
la disciplina tributaria applicabile agli atti di cui al
presente comma.».

(( Art. 16-bis

Misure di semplificazione per le famiglie e per le imprese

1. A decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto di cui
al comma 3 e secondo le modalita’ ivi previste, i cittadini
comunicano il trasferimento della propria residenza e gli altri
eventi anagrafici e di stato civile all’ufficio competente. Entro
ventiquattro ore dalla conclusione del procedimento amministrativo
anagrafico, l’ufficio di anagrafe trasmette le variazioni all’indice
nazionale delle anagrafi, di cui all’articolo 1, quarto comma, della
legge 24 dicembre 1954, n. 1228, e successive modificazioni, che
provvede a renderle accessibili alle altre amministrazioni pubbliche.
2. La richiesta al cittadino di produrre dichiarazioni o documenti
al di fuori di quelli indispensabili per la formazione e le
annotazioni degli atti di stato civile e di anagrafe costituisce
violazione dei doveri d’ufficio, ai fini della responsabilita’
disciplinare.
3. Con uno o piu’ decreti del Ministro per la pubblica
amministrazione e l’innovazione e del Ministro dell’interno, sentita
la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo
28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, sono stabilite le
modalita’ per l’attuazione del comma 1.
4. Dall’attuazione del comma 1 non devono derivare nuovi o maggiori
oneri per la finanza pubblica.
5. Per favorire la realizzazione degli obiettivi di massima
diffusione delle tecnologie telematiche nelle comunicazioni, previsti
dal codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto
legislativo 7 marzo 2005, n. 82, ai cittadini che ne fanno richiesta
e’ attribuita una casella di posta elettronica certificata.
L’utilizzo della posta elettronica certificata avviene ai sensi degli
articoli 6 e 48 del citato codice di cui al decreto legislativo n. 82
del 2005, con effetto equivalente, ove necessario, alla notificazione
per mezzo della posta. Le comunicazioni che transitano per la
predetta casella di posta elettronica certificata sono senza oneri.
6. Per i medesimi fini di cui al comma 5, ogni amministrazione
pubblica utilizza unicamente la posta elettronica certificata, ai
sensi dei citati articoli 6 e 48 del codice di cui al decreto
legislativo n. 82 del 2005, con effetto equivalente, ove necessario,
alla notificazione per mezzo della posta, per le comunicazioni e le
notificazioni aventi come destinatari dipendenti della stessa o di
altra amministrazione pubblica.
7. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su
proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e
l’innovazione, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata
in vigore della legge di conversione del presente decreto, previa
intesa in sede di Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive
modificazioni, sono definite le modalita’ di rilascio e di uso della
casella di posta elettronica certificata assegnata ai cittadini ai
sensi del comma 5 del presente articolo, con particolare riguardo
alle categorie a rischio di esclusione ai sensi dell’articolo 8 del
citato codice di cui al decreto legislativo n. 82 del 2005, nonche’
le modalita’ di attivazione del servizio mediante procedure di
evidenza pubblica, anche utilizzando strumenti di finanza di
progetto. Con il medesimo decreto sono stabilite le modalita’ di
attuazione di quanto previsto nel comma 6, cui le amministrazioni
pubbliche provvedono nell’ambito degli ordinari stanziamenti di
bilancio.
8. Agli oneri derivanti dall’attuazione del comma 5 si provvede
mediante l’utilizzo delle risorse finanziarie assegnate, ai sensi
dell’articolo 27 della legge 16 gennaio 2003, n. 3, al progetto
«Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese» con decreto dei
Ministri delle attivita’ produttive e per l’innovazione e le
tecnologie 15 giugno 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 150
del 29 giugno 2004, non impegnate alla data di entrata in vigore
della legge di conversione del presente decreto.
9. All’articolo 1, comma 213, della legge 24 dicembre 2007, n. 244,
sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’alinea sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, in
conformita’ a quanto previsto dagli standard del Sistema pubblico di
connettivita’ (SPC)»;
b) dopo la lettera g) e’ aggiunta la seguente:
«g-bis) le regole tecniche idonee a garantire l’attestazione della
data, l’autenticita’ dell’origine e l’integrita’ del contenuto della
fattura elettronica, di cui all’articolo 21, comma 3, del decreto del
Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive
modificazioni, per ogni fine di legge».
10. In attuazione dei principi stabiliti dall’articolo 18, comma 2,
della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, e
dall’articolo 43, comma 5, del testo unico delle disposizioni
legislative e regolamentari in materia di documentazione
amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28
dicembre 2000, n. 445, le stazioni appaltanti pubbliche acquisiscono
d’ufficio, anche attraverso strumenti informatici, il documento unico
di regolarita’ contributiva (DURC) dagli istituti o dagli enti
abilitati al rilascio in tutti i casi in cui e’ richiesto dalla
legge.
11. In deroga alla normativa vigente, per i datori di lavoro
domestico gli obblighi di cui all’articolo 9-bis del decreto-legge 1
ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28
novembre 1996, n. 608, e successive modificazioni, si intendono
assolti con la presentazione all’Istituto nazionale della previdenza
sociale (INPS), attraverso modalita’ semplificate, della
comunicazione di assunzione, cessazione, trasformazione e proroga del
rapporto di lavoro.
12. L’INPS trasmette, in via informatica, le comunicazioni
semplificate di cui al comma 11 ai servizi competenti, al Ministero
del lavoro, della salute e delle politiche sociali, all’Istituto
nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro
(INAIL), nonche’ alla prefettura-ufficio territoriale del Governo,
nell’ambito del Sistema pubblico di connettivita’ (SPC) e nel
rispetto delle regole tecniche di sicurezza, di cui all’articolo 71,
comma 1-bis, del codice di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005,
n. 82, anche ai fini di quanto previsto dall’articolo 4-bis, comma 6,
del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, e successive
modificazioni». ))

Riferimenti normativi:
– Si riporta il testo del quarto comma dell’art. 1 della
legge 24 dicembre 1954, n. 1228 e successive modificazioni
(Ordinamento delle anagrafi della popolazione residente):
«L’INA promuove la circolarita’ delle informazioni
anagrafiche essenziali al fine di consentire alle
amministrazioni pubbliche centrali e locali collegate la
disponibilita’, in tempo reale, dei dati relativi alle
generalita’ delle persone residenti in Italia, certificati
dai comuni e, limitatamente al codice fiscale, dall’Agenzia
delle entrate.»
– Si riporta il testo dell’art. 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive
modificazioni (Definizione ed ampliamento delle
attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
Bolzano ed unificazione, per le materie ed i compiti di
interesse comune delle regioni, delle province e dei
comuni, con la Conferenza Stato-citta’ ed autonomie
locali):
«Art. 8 (Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali e
Conferenza unificata). – 1. La Conferenza Stato-citta’ ed
autonomie locali e’ unificata per le materie ed i compiti
di interesse comune delle regioni, delle province, dei
comuni e delle comunita’ montane, con la Conferenza
Stato-regioni.
2. La Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali e’
presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri o, per
sua delega, dal Ministro dell’interno o dal Ministro per
gli affari regionali nella materia di rispettiva
competenza; ne fanno parte altresi’ il Ministro del tesoro
e del bilancio e della programmazione economica, il
Ministro delle finanze, il Ministro dei lavori pubblici, il
Ministro della sanita’, il presidente dell’Associazione
nazionale dei comuni d’Italia – ANCI, il presidente
dell’Unione province d’Italia – UPI ed il presidente
dell’Unione nazionale comuni, comunita’ ed enti montani –
UNCEM. Ne fanno parte inoltre quattordici sindaci designati
dall’ANCI e sei presidenti di provincia designati dall’UPI.
Dei quattordici sindaci designati dall’ANCI cinque
rappresentano le citta’ individuate dall’articolo 17 della
legge 8 giugno 1990, n. 142. Alle riunioni possono essere
invitati altri membri del Governo, nonche’ rappresentanti
di amministrazioni statali, locali o di enti pubblici.
3. La Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali e’
convocata almeno ogni tre mesi, e comunque in tutti i casi
il presidente ne ravvisi la necessita’ o qualora ne faccia
richiesta il presidente dell’ANCI, dell’UPI o dell’UNCEM.
4. La Conferenza unificata di cui al comma 1 e’
convocata dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Le
sedute sono presiedute dal Presidente del Consiglio dei
Ministri o, su sua delega, dal Ministro per gli affari
regionali o, se tale incarico non e’ conferito, dal
Ministro dell’interno.».
Il gia’ citato decreto legislativo n. 82 del 2005 e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 16 maggio 2005, n. 112,
S.O.
– Si riporta il testo degli artt. 6 e 48 del gia’ citato
decreto legislativo n. 82 del 2005:
«Art. 6 (Utilizzo della posta elettronica certificata).
– 1. Le pubbliche amministrazioni centrali utilizzano la
posta elettronica certificata, di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, per
ogni scambio di documenti e informazioni con i soggetti
interessati che ne fanno richiesta e che hanno
preventivamente dichiarato il proprio indirizzo di posta
elettronica certificata.
2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche
alle pubbliche amministrazioni regionali e locali salvo che
non sia diversamente stabilito.».
«Art. 48 – (Posta elettronica certificata). – 1. La
trasmissione telematica di comunicazioni che necessitano di
una ricevuta di invio e di una ricevuta di consegna avviene
mediante la posta elettronica certificata ai sensi del
decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005,
n. 68.
2. La trasmissione del documento informatico per via
telematica, effettuata mediante la posta elettronica
certificata, equivale, nei casi consentiti dalla legge,
alla notificazione per mezzo della posta.
3. La data e l’ora di trasmissione e di ricezione di un
documento informatico trasmesso mediante posta elettronica
certificata sono opponibili ai terzi se conformi alle
disposizioni di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, ed alle relative regole
tecniche.».
– Si riporta il testo dell’art. 8 del gia’ citato
decreto legislativo n. 82 del 2005:
«Art. 8 (Alfabetizzazione informatica dei cittadini). –
1. Lo Stato promuove iniziative volte a favorire
l’alfabetizzazione informatica dei cittadini con
particolare riguardo alle categorie a rischio di
esclusione, anche al fine di favorire l’utilizzo dei
servizi telematici delle pubbliche amministrazioni.».
– Si riporta il testo dell’art. 27 della legge 16
gennaio 2003, n. 3 (Disposizioni ordinamentali in materia
di pubblica amministrazione):
«Art. 27 (Disposizioni in materia di innovazione
tecnologica nella pubblica amministrazione). – 1. Nel
perseguimento dei fini di maggior efficienza ed
economicita’ dell’azione amministrativa, nonche’ di
modernizzazione e sviluppo del Paese, il Ministro per
l’innovazione e le tecnologie, nell’attivita’ di
coordinamento e di valutazione dei programmi, dei progetti
e dei piani di azione formulati dalle amministrazioni per
lo sviluppo dei sistemi informativi, sostiene progetti di
grande contenuto innovativo, di rilevanza strategica, di
preminente interesse nazionale, con particolare attenzione
per i progetti di carattere intersettoriale, con
finanziamenti aggiuntivi a carico e nei limiti del Fondo di
cui al comma 2; puo’ inoltre promuovere e finanziare
progetti del Dipartimento per l’innovazione e le tecnologie
con le medesime caratteristiche.
2. Il Ministro, sentito il Comitato dei Ministri per la
societa’ dell’informazione, individua i progetti di cui al
comma 1, con l’indicazione degli stanziamenti necessari per
la realizzazione di ciascuno di essi. Per il finanziamento
relativo e’ istituito il «Fondo di finanziamento per i
progetti strategici nel settore informatico», iscritto in
una apposita unita’ previsionale di base dello stato di
previsione del Ministero dell’economia e delle finanze.
3. Per il finanziamento del Fondo di cui al comma 2 e’
autorizzata la spesa di 25.823.000 euro per l’anno 2002,
51.646.000 euro per l’anno 2003 e 77.469.000 euro per
l’anno 2004. Al relativo onere si provvede mediante
corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai
fini del bilancio triennale 2002-2004, nell’ambito
dell’unita’ previsionale di base di conto capitale «Fondo
speciale» dello stato di previsione del Ministero
dell’economia e delle finanze per l’anno 2002, allo scopo
parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al
medesimo Ministero.
4. Le risorse di cui all’articolo 29, comma 7, lettera
b), secondo periodo, della legge 28 dicembre 2001, n. 448,
destinate al finanziamento dei progetti innovativi nel
settore informatico, confluiscono nel Fondo di cui al comma
2 e a tal fine vengono mantenute in bilancio per essere
versate in entrata e riassegnate al Fondo medesimo.
5. Il Ministro dell’economia e delle finanze e’
autorizzato ad apportare con propri decreti le occorrenti
variazioni di bilancio.
6. A decorrere dall’anno 2005, l’autorizzazione di spesa
puo’ essere rifinanziata ai sensi dell’articolo 11, comma
3, lettera f), della legge 5 agosto 1978, n. 468, e
successive modificazioni.
7. Il Ministro per l’innovazione e le tecnologie
assicura il raccordo con il Ministro per la funzione
pubblica relativamente alle innovazioni che riguardano
l’ordinamento organizzativo e funzionale delle pubbliche
amministrazioni.
8. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della
presente legge sono emanati uno o piu’ regolamenti, ai
sensi dell’articolo 117, sesto comma, della Costituzione e
dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n.
400, per introdurre nella disciplina vigente le norme
necessarie ai fini del conseguimento dei seguenti
obiettivi:
a) diffusione dei servizi erogati in via telematica ai
cittadini e alle imprese, anche con l’intervento dei
privati, nel rispetto dei principi di cui all’articolo 97
della Costituzione e dei provvedimenti gia’ adottati;
b) [diffusione e uso della carta nazionale dei
servizi];
c) diffusione dell’uso delle firme elettroniche;
d) ricorso a procedure telematiche da parte della
pubblica amministrazione per l’approvvigionamento di beni e
servizi, potenziando i servizi forniti dal Ministero
dell’economia e delle finanze attraverso la CONSIP Spa
(concessionaria servizi informativi pubblici);
e) estensione dell’uso della posta elettronica
nell’ambito delle pubbliche amministrazioni e dei rapporti
tra pubbliche amministrazioni e privati;
f) generalizzazione del ricorso a procedure telematiche
nella contabilita’ e nella tesoreria;
g) alfabetizzazione informatica dei pubblici
dipendenti;
h) impiego della telematica nelle attivita’ di
formazione dei dipendenti pubblici;
i) diritto di accesso e di reclamo esperibile in via
telematica da parte dell’interessato nei confronti delle
pubbliche amministrazioni.
9. I regolamenti di cui al comma 8 sono adottati su
proposta congiunta dei Ministri per la funzione pubblica e
per l’innovazione e le tecnologie, di concerto con il
Ministro dell’economia e delle finanze.
10. All’articolo 29 della legge 28 dicembre 2001, n.
448, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) … ;
b) al comma 7, lettera b), dopo le parole: «pubblica
amministrazione (AIPA)» sono inserite le seguenti: «, fino
alla data di entrata in vigore del regolamento di cui al
comma 6».
– Si riporta il testo del comma 213 dell’art. 1 della
gia’ citata legge n. 244 del 2007, cosi’ come modificato
dalla presente legge:
«213. Con decreto del Ministro dell’economia e delle
finanze, di concerto con il Ministro per le riforme e le
innovazioni nella pubblica amministrazione, sono definite,
in conformita’ a quanto previsto dagli standard del Sistema
pubblico di connettivita’ (SPC):
a) le regole di identificazione univoca degli uffici
centrali e periferici delle amministrazioni destinatari
della fatturazione;
b) le regole tecniche relative alle soluzioni
informatiche da utilizzare per l’emissione e la
trasmissione delle fatture elettroniche e le modalita’ di
integrazione con il Sistema di interscambio;
c) le linee guida per l’adeguamento delle procedure
interne delle amministrazioni interessate alla ricezione ed
alla gestione delle fatture elettroniche;
d) le eventuali deroghe agli obblighi di cui al comma
209, limitatamente a determinate tipologie di
approvvigionamenti;
e) la disciplina dell’utilizzo, tanto da parte degli
operatori economici, quanto da parte delle amministrazioni
interessate, di intermediari abilitati, ivi compresi i
certificatori accreditati ai sensi dell’articolo 29 del
codice dell’amministrazione digitale di cui al decreto
legislativo 7 marzo 2005, n. 82, allo svolgimento delle
attivita’ informatiche necessarie all’assolvimento degli
obblighi di cui ai commi da 209 al presente comma;
f) le eventuali misure di supporto, anche di natura
economica, per le piccole e medie imprese;
g) la data a partire dalla quale decorrono gli obblighi
di cui al comma 209 e i divieti di cui al comma 210, con
possibilita’ di introdurre gradualmente il passaggio al
sistema di trasmissione esclusiva in forma elettronica;
g-bis) le regole tecniche idonee a garantire
l’attestazione della data, l’autenticita’ dell’origine e
l’integrita’ del contenuto della fattura elettronica, di
cui all’articolo 21, comma 3, del decreto del Presidente
della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive
modificazioni, per ogni fine di legge.».
– Si riporta il testo del comma 2 dell’art. 18 della
legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni
(Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di
diritto di accesso ai documenti amministrativi):
«2. I documenti attestanti atti, fatti, qualita’ e stati
soggettivi, necessari per l’istruttoria del procedimento,
sono acquisiti d’ufficio quando sono in possesso
dell’amministrazione procedente, ovvero sono detenuti,
istituzionalmente, da altre pubbliche amministrazioni.
L’amministrazione procedente puo’ richiedere agli
interessati i soli elementi necessari per la ricerca dei
documenti.».
– Si riporta il testo del comma 5 dell’art. 43 del gia’
citato decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del
2000, n. 445:
«5. In tutti i casi in cui l’amministrazione procedente
acquisisce direttamente informazioni relative a stati,
qualita’ personali e fatti presso l’amministrazione
competente per la loro certificazione, il rilascio e
l’acquisizione del certificato non sono necessari e le
suddette informazioni sono acquisite, senza oneri, con
qualunque mezzo idoneo ad assicurare la certezza della loro
fonte di provenienza.».
– Si riporta il testo dell’art. 9-bis del decreto-legge
1° ottobre 1996, n. 510 (Disposizioni urgenti in materia di
lavori socialmente utili, di interventi a sostegno del
reddito e nel settore previdenziale), convertito, con
modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608, e
successive modificazioni:
«Art. 9-bis (Disposizioni in materia di collocamento). –
1. [Nell’ambito di applicazione della disciplina del
collocamento ordinario, agricolo e dello spettacolo, i
datori di lavoro privati e gli enti pubblici economici
procedono a tutte le assunzioni nell’osservanza delle
disposizioni di legge vigenti in materia. Restano ferme le
norme in materia di iscrizione dei lavoratori nelle liste
di collocamento nonche’ le disposizioni di cui all’articolo
8 della legge 30 dicembre 1986, n. 943 , e dell’articolo 2
del decreto-legge 31 luglio 1987, n. 317, convertito, con
modificazioni, dalla legge 3 ottobre 1987, n. 398].
2. In caso di instaurazione del rapporto di lavoro
subordinato e di lavoro autonomo in forma coordinata e
continuativa, anche nella modalita’ a progetto, di socio
lavoratore di cooperativa e di associato in partecipazione
con apporto lavorativo, i datori di lavoro privati, ivi
compresi quelli agricoli, gli enti pubblici economici e le
pubbliche amministrazioni sono tenuti a darne comunicazione
al Servizio competente nel cui ambito territoriale e’
ubicata la sede di lavoro entro il giorno antecedente a
quello di instaurazione dei relativi rapporti, mediante
documentazione avente data certa di trasmissione. La
comunicazione deve indicare i dati anagrafici del
lavoratore, la data di assunzione, la data di cessazione
qualora il rapporto non sia a tempo indeterminato, la
tipologia contrattuale, la qualifica professionale e il
trattamento economico e normativo applicato. La medesima
procedura si applica ai tirocini di formazione e di
orientamento e ad ogni altro tipo di esperienza lavorativa
ad essi assimilata. Le Agenzie di lavoro autorizzate dal
Ministero del lavoro e della previdenza sociale sono tenute
a comunicare, entro il ventesimo giorno del mese successivo
alla data di assunzione, al Servizio competente nel cui
ambito territoriale e’ ubicata la loro sede operativa,
l’assunzione, la proroga e la cessazione dei lavoratori
temporanei assunti nel mese precedente.
2-bis. In caso di urgenza connessa ad esigenze
produttive, la comunicazione di cui al comma 2 puo’ essere
effettuata entro cinque giorni dall’instaurazione del
rapporto di lavoro, fermo restando l’obbligo di comunicare
entro il giorno antecedente al Servizio competente,
mediante comunicazione avente data certa di trasmissione,
la data di inizio della prestazione, le generalita’ del
lavoratore e del datore di lavoro.
3. [A decorrere dal 1° gennaio 1996, il datore di lavoro
e’ tenuto a consegnare al lavoratore, all’atto
dell’assunzione, una dichiarazione, sottoscritta,
contenente i dati della registrazione effettuata nel libro
matricola in uso. Nel caso in cui non si applichi il
contratto collettivo il datore di lavoro e’ altresi’ tenuto
ad indicare la durata delle ferie, la periodicita’ della
retribuzione, i termini del preavviso di licenziamento e la
durata normale giornaliera o settimanale di lavoro. La
mancata consegna al lavoratore della dichiarazione di cui
al presente comma ed il mancato invio alla sezione
circoscrizionale per l’impiego della comunicazione di cui
al comma 2 contenente tutti gli elementi ivi indicati, sono
puniti con la sanzione amministrativa da lire 500.000 a
lire 3.000.000 per ciascun lavoratore interessato. Con la
medesima sanzione e’ punita l’omessa esibizione del libro
matricola nel caso in cui da quest’ultima consegua
l’impossibilita’ di accertare che il registro sia stato
compilato antecedentemente all’assunzione].
4. [Nei confronti del lavoratore domestico gli obblighi
di cui ai commi 2 e 3 sono adempiuti tramite la denuncia
all’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS)
prevista dalle vigenti disposizioni. Il predetto Istituto
provvede periodicamente a darne comunicazione alla sezione
circoscrizionale per l’impiego].
5. [Ove il datore di lavoro intenda beneficiare delle
agevolazioni eventualmente previste per l’assunzione, la
comunicazione di cui al comma 2, viene integrata con
l’indicazione degli elementi all’uopo necessari. La sezione
circoscrizionale per l’impiego provvede alle conseguenti
comunicazioni agli enti gestori delle predette
agevolazioni. Con decreto del Ministro del lavoro e della
previdenza sociale viene determinato un modello
semplificato per tutte le predette comunicazioni e
dichiarazioni].
6. Il datore di lavoro ha facolta’ di effettuare le
dichiarazioni e le comunicazioni di cui ai commi precedenti
per il tramite dei soggetti di cui all’articolo 1 della
legge 11 gennaio 1979, n. 12, e degli altri soggetti
abilitati dalle vigenti disposizioni di legge alla gestione
e all’amministrazione del personale dipendente del settore
agricolo ovvero dell’associazione sindacale dei datori di
lavoro alla quale egli aderisca o conferisca mandato. Nei
confronti di quest’ultima puo’ altresi’ esercitare, con
riferimento alle predette dichiarazioni e comunicazioni, la
facolta’ di cui all’articolo 5, comma 1, della citata
legge. Nei confronti del soggetto incaricato
dall’associazione sindacale alla tenuta dei documenti trova
applicazione l’ultimo comma del citato articolo 5.
7. [Il datore di lavoro che assume senza osservare
l’obbligo di riserva di cui all’articolo 25, comma 1, della
legge 23 luglio 1991, n. 223, e’ punito con la sanzione
amministrativa prevista dal comma 3, terzo periodo, per
ogni lavoratore riservatario non assunto. Inoltre, fino a
che rimane inadempiente al predetto obbligo, non puo’
godere di benefici previsti dalla legislazione statale e da
quella regionale, con riferimento ai lavoratori che abbia
assunto dal momento della violazione].
8. [Presso le sezioni circoscrizionali per l’impiego
possono essere costituiti nuclei speciali di vigilanza con
particolare riguardo ai controlli sul rispetto delle
disposizioni contenute nei commi precedenti. Ai predetti
nuclei, funzionalmente dipendenti dal capo dell’ispettorato
provinciale del lavoro, puo’ essere temporaneamente adibito
anche personale di profilo professionale non ispettivo in
possesso di adeguata professionalita’. A quest’ultimo
personale sono attribuiti, per il periodo della adibizione,
i poteri di cui all’articolo 3 del decreto-legge 12
settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazione,
dalla legge 11 novembre 1983, n. 638].
9. Per far fronte ai maggiori impegni in materia di
ispezione e di servizi all’impiego derivanti dal presente
decreto, il Ministero del lavoro e della previdenza sociale
organizza corsi di riqualificazione professionale per il
personale interessato, finalizzati allo svolgimento
dell’attivita’ di vigilanza e di ispezione. Per tali
finalita’ e’ autorizzata la spesa di lire 500 milioni per
l’anno 1995 e di lire 2 miliardi per ciascuno degli anni
1996, 1997 e 1998. Al relativo onere, comprensivo delle
spese di missione per tutto il personale, di qualsiasi
livello coinvolto nell’attivita’ formativa si provvede a
carico del Fondo di cui all’articolo 1, comma 7, del
decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148 , convertito, con
modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236.
10. Le convenzioni gia’ stipulate ai sensi, da ultimo,
dell’articolo 1, comma 13, del decreto-legge 1° ottobre
1996, n. 511, conservano efficacia.
11. Salvo diversa determinazione della commissione
regionale per l’impiego, assumibile anche con riferimento a
singole circoscrizioni, i lavoratori da avviare a selezione
presso pubbliche amministrazioni locali o periferiche sono
individuati tra i soggetti che si presentano presso le
sezioni circoscrizionali per l’impiego nel giorno
prefissato per l’avviamento. A tale scopo gli uffici,
attraverso i mezzi di informazione, provvedono a dare ampia
diffusione alle richieste pervenute, da evadere entro
quindici giorni. All’individuazione dei lavoratori da
avviare si perviene secondo l’ordine di punteggio con
precedenza per coloro che risultino gia’ inseriti nelle
graduatorie di cui all’articolo 16 della legge 28 febbraio
1987, n. 56.
12. Ai fini della formazione delle graduatorie di cui al
comma 11 si tiene conto dell’anzianita’ di iscrizione nelle
liste nel limite massimo di sessanta mesi, salvo diversa
deliberazione delle commissioni regionali per l’impiego le
quali possono anche rideterminare, ai sensi dell’articolo
10, comma 3, della legge 28 febbraio 1987, n. 56 ,
l’incidenza, sulle graduatorie, degli elementi che
concorrono alla loro formazione. Gli orientamenti generali
assunti in materia dalla Commissione centrale per l’impiego
valgono anche ai fini della formulazione delle disposizioni
modificative del decreto del Presidente della Repubblica 9
maggio 1994, n. 487 , capo III, contemplate dal comma 13.
13. Nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 2,
comma 9, della legge 24 dicembre 1993, n. 537 , al fine di
realizzare una piu’ efficiente azione amministrativa in
materia di collocamento, sono dettate disposizioni
modificative delle norme del decreto del Presidente della
Repubblica 18 aprile 1994, n. 345, intese a semplificare e
razionalizzare i procedimenti amministrativi concernenti
gli esoneri parziali, le compensazioni territoriali e le
denunce dei datori di lavoro, del decreto del Presidente
della Repubblica 9 maggio 1994, n. 487, capi III e IV, e
del decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994,
n. 346. Il relativo decreto del Presidente della Repubblica
e’ emanato, entro centottanta giorni dalla data di entrata
in vigore del presente decreto, su proposta del Ministro
del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il
Ministro per la funzione pubblica e, per la materia
disciplinata dal citato decreto del Presidente della
Repubblica n. 346 del 1994, anche con il concerto del
Ministro degli affari esteri. Fino alla data di entrata in
vigore del decreto e comunque per un periodo non superiore
a centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del
presente decreto rimane sospesa l’efficacia delle norme
recate dal citato decreto n. 345 del 1994, n. 346 del 1994
e del D.P.R. n. 487 del 1994, capo IV e l’allegata tabella
dei criteri per la formazione delle graduatorie.
14. In attesa della piena attuazione del riordino degli
uffici periferici del Ministero del lavoro e della
previdenza sociale, il personale dei nuclei dell’Arma dei
carabinieri in servizio presso l’ispettorato provinciale
del lavoro dipende, funzionalmente, dal capo
dell’ispettorato provinciale del lavoro e, gerarchicamente,
dal comandante del reparto appositamente istituito e
operante alle dirette dipendenze del Ministro del lavoro e
della previdenza sociale, il quale, con proprio decreto,
puo’ attribuire compiti specifici in materia di ispezione
al fine di potenziare i servizi di vigilanza per
l’applicazione della normativa nel settore del lavoro. La
dotazione organica del contingente dell’Arma dei
carabinieri di cui all’articolo 16 del decreto del
Presidente della Repubblica 19 marzo 1955, n. 520, e’
aumentata di centoquarantatre unita’ di cui due ufficiali,
novanta unita’ ripartite tra i vari gradi di maresciallo,
ventidue unita’ ripartite tra i gradi di vice brigadiere,
brigadiere e brigadiere capo, ventinove unita’ appartenenti
al ruolo appuntati e carabinieri. All’onere derivante
dall’incremento relativo alle centodue unita’ valutato in
lire 1.800 milioni per l’anno 1995 e in lire 5.423 milioni
a decorrere dall’anno 1996, si provvede a carico dello
stanziamento iscritto sul capitolo 2509 del medesimo stato
di previsione per l’anno 1995 e corrispondenti capitoli per
gli anni successivi. All’onere relativo alle residue
quarantuno unita’ si provvede ai sensi e per gli effetti
del decreto dell’assessorato del lavoro, della previdenza
sociale, della formazione professionale e dell’emigrazione
della regione siciliana in data 21 maggio 1996, pubblicato
nella Gazzetta ufficiale della regione siciliana n. 37 del
20 luglio 1996.
15. Contro i provvedimenti adottati dagli uffici
provinciali del lavoro e della massima occupazione in
materia di rilascio e revoca delle autorizzazioni al lavoro
in favore dei cittadini extracomunitari, nonche’ contro i
provvedimenti adottati dagli ispettorati provinciali del
lavoro in materia di rilascio dei libretti di lavoro in
favore della medesima categoria di lavoratori, e’ ammesso
ricorso, entro il termine di trenta giorni dalla data di
ricevimento del provvedimento impugnato, rispettivamente,
al direttore dell’ufficio regionale del lavoro e della
massima occupazione e al direttore dell’ispettorato
regionale del lavoro, competenti per territorio, che
decidono con provvedimento definitivo. I ricorsi avverso i
predetti provvedimenti, pendenti alla data del 14 giugno
1995, continuano ad essere decisi dal Ministro del lavoro e
della previdenza sociale.».
– Si riporta il testo del comma 1-bis dell’art. 71 del
gia’ citato decreto legislativo n. 82 del 2005:
«1-bis. Entro nove mesi dalla data di entrata in vigore
del presente decreto, con uno o piu’ decreti del Presidente
del Consiglio dei Ministri emanati su proposta del Ministro
delegato per l’innovazione e le tecnologie, sentito il
Ministro per la funzione pubblica, d’intesa con la
Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono adottate le regole
tecniche e di sicurezza per il funzionamento del sistema
pubblico di connettivita’.».
– Si riporta il testo del comma 6 dell’art. 4-bis del
decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, e successive
modificazioni (Disposizioni per agevolare l’incontro fra
domanda ed offerta di lavoro, in attuazione dell’articolo
45, comma 1, lettera a), della L. 17 maggio 1999, n. 144):
«6. Le comunicazioni di assunzione, cessazione,
trasformazione e proroga dei rapporti di lavoro autonomo,
subordinato, associato, dei tirocini e di altre esperienze
professionali, previste dalla normativa vigente, inviate al
Servizio competente nel cui ambito territoriale e’ ubicata
la sede di lavoro, con i moduli di cui al comma 7, sono
valide ai fini dell’assolvimento degli obblighi di
comunicazione nei confronti delle direzioni regionali e
provinciali del lavoro, dell’Istituto nazionale della
previdenza sociale, dell’Istituto nazionale per
l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, o di altre
forme previdenziali sostitutive o esclusive, nonche’ nei
confronti della Prefettura-Ufficio territoriale del
Governo.».

Art. 17.

Incentivi per il rientro in Italia di docenti e ricercatori
scientifici residenti all’estero. Applicazione del credito d’imposta
per attivita’ di ricerca in caso di incarico da parte di committente
estero

1. I redditi di lavoro dipendente o autonomo dei docenti e dei
ricercatori, che in possesso di titolo di studio universitario o
equiparato, siano non occasionalmente residenti all’estero e abbiano
svolto documentata attivita’ di ricerca o docenza all’estero presso
centri di ricerca pubblici o privati o universita’ per almeno due
anni continuativi che dalla data di entrata in vigore del presente
decreto o in uno dei cinque anni solari successivi vengono a svolgere
la loro attivita’ in Italia, e che conseguentemente divengono
fiscalmente residenti nel territorio dello Stato, sono imponibili
solo per il 10 per cento, ai fini delle imposte dirette, e non
concorrono alla formazione del valore della produzione netta
dell’imposta regionale sulle attivita’ produttive. L’incentivo di cui
al presente comma si applica, (( a decorrere dal 1° gennaio 2009, ))
nel periodo d’imposta in cui il ricercatore diviene fiscalmente
residente nel territorio dello Stato e nei due periodi di imposta
successivi sempre che permanga la residenza fiscale in Italia.
2. Le disposizioni di cui all’articolo 1, commi da 280 a 283, della
legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive modifiche, si
interpretano nel senso che il credito d’imposta ivi previsto spetta
anche ai soggetti residenti e alle stabili organizzazioni nel
territorio dello Stato di soggetti non residenti che eseguono le
attivita’ di ricerca e sviluppo nel caso di contratti stipulati con
imprese residenti o localizzate (( negli Stati membri della Comunita’
europea, negli Stati aderenti all’accordo sullo Spazio economico
europeo )) ovvero in Stati o territori che sono inclusi nella lista
di cui al decreto del Ministro delle finanze 4 settembre 1996, ((
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 220 del 19 settembre 1996.
2-bis. Per l’anno 2009 la dotazione finanziaria di cui al decreto
del Presidente della Repubblica 20 giugno 1977, n. 701, come
determinata dalla Tabella C allegata alla legge 22 dicembre 2008, n.
203, e’ integrata di 1 milione di euro. Al relativo onere, pari a 1
milione di euro per l’anno 2009, si provvede mediante corrispondente
riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui al decreto legislativo
30 luglio 1999, n. 287, come determinata dalla Tabella C allegata
alla legge 22 dicembre 2008, n. 203. ))

Riferimenti normativi:
– Si riporta il testo dei commi da 280 a 283 dell’art. 1
della gia’ citata legge n. 296 del 2006, e successive
modificazioni:
«280. A decorrere dal periodo d’imposta successivo a
quello in corso al 31 dicembre 2006 e fino alla chiusura
del periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre
2009, alle imprese e’ attribuito un credito d’imposta nella
misura del 10 per cento dei costi sostenuti per attivita’
di ricerca industriale e di sviluppo precompetitivo, in
conformita’ alla vigente disciplina comunitaria degli aiuti
di Stato in materia, secondo le modalita’ dei commi da 281
a 285. La misura del 10 per cento e’ elevata al 40 per
cento qualora i costi di ricerca e sviluppo siano riferiti
a contratti stipulati con universita’ ed enti pubblici di
ricerca.».
«281. – Ai fini della determinazione del credito
d’imposta i costi non possono, in ogni caso, superare
l’importo di 50 milioni di euro per ciascun periodo
d’imposta.».
«282. Il credito d’imposta deve essere indicato nella
relativa dichiarazione dei redditi. Esso non concorre alla
formazione del reddito ne’ della base imponibile
dell’imposta regionale sulle attivita’ produttive, non
rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 96 e 109,
comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui
al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre
1986, n. 917, e successive modificazioni, ed e’
utilizzabile ai fini dei versamenti delle imposte sui
redditi e dell’imposta regionale sulle attivita’ produttive
dovute per il periodo d’imposta in cui le spese di cui al
comma 280 sono state sostenute; l’eventuale eccedenza e’
utilizzabile in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del
decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive
modificazioni, a decorrere dal mese successivo al termine
per la presentazione della dichiarazione dei redditi
relativa al periodo d’imposta con riferimento al quale il
credito e’ concesso.».
«283. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico,
di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze
da adottare entro il 31 marzo 2008, sono individuati gli
obblighi di comunicazione a carico delle imprese per quanto
attiene alla definizione delle attivita’ di ricerca e
sviluppo agevolabili e le modalita’ di verifica ed
accertamento della effettivita’ delle spese sostenute e
coerenza delle stesse con la disciplina comunitaria di cui
al comma 280.».
Il decreto del Presidente della Repubblica 20 giugno
1977, n. 701 recante «Approvazione del regolamento di
esecuzione del D.P.R. 21 aprile 1972, n. 472, sul
riordinamento e potenziamento della Scuola superiore della
pubblica amministrazione» e’ pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 1° ottobre 1977, n. 268.
Il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 287 recante
«Riordino della Scuola superiore della pubblica
amministrazione e riqualificazione del personale delle
amministrazioni pubbliche, a norma dell’articolo 11 della
L. 15 marzo 1997, n. 59» e’ pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 18 agosto 1999, n. 193.

TITOLO IIIRIDISEGNO IN FUNZIONE ANTICRISI DEL QUADRO
STRATEGICO NAZIONALE:PROTEZIONE DEL CAPITALE UMANO E DOMANDA PUBBLICA
ACCELERATA PERGRANDI E PICCOLE INFRASTRUTTURE, CON PRIORITA’ PER
L’EDILIZIASCOLASTICA

Art. 18.

Ferma la distribuzione territoriale, riassegnazione delle risorse per
formazione ed occupazione e per interventi infrastrutturali

1. In considerazione della eccezionale crisi economica
internazionale e della conseguente necessita’ della riprogrammazione
nell’utilizzo delle risorse disponibili, fermi i criteri di
ripartizione territoriale e le competenze regionali, nonche’ quanto
previsto ai sensi degli articoli 6-quater e 6-quinques del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con ((
modificazioni, dalla )) legge 6 agosto 2008, n. 133, il CIPE,
presieduto in maniera non delegabile dal Presidente del Consiglio dei
Ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico di
concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, nonche’ con
il Ministro (( delle infrastrutture e dei trasporti )) per quanto
attiene alla lettera b), in coerenza con gli indirizzi assunti in
sede europea, entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del
presente decreto, assegna una quota delle risorse nazionali
disponibili del Fondo aree sottoutilizzate:
a) al Fondo sociale per occupazione e formazione, che e’ istituito
nello stato di previsione del Ministero del lavoro, della salute e
delle politiche sociali, nel quale affluiscono anche le risorse del
Fondo per l’occupazione, nonche’ le risorse comunque destinate al
finanziamento degli ammortizzatori sociali concessi in deroga alla
normativa vigente e quelle destinate in via ordinaria dal CIPE alla
formazione;
b) al Fondo infrastrutture di cui all’art. 6-quinquies del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, (( convertito, con
modificazioni, dalla )) legge 6 agosto 2008, n. 133, anche per la
messa in sicurezza delle scuole, per le opere di risanamento
ambientale, per l’edilizia carceraria, per le infrastrutture museali
ed archeologiche, per l’innovazione tecnologica e le infrastrutture
strategiche per la mobilita’;
(( b-bis) al Fondo per la competitivita’ e lo sviluppo di cui
all’articolo 1, comma 841, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, per
il sostegno degli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione da
parte delle imprese e dei centri di ricerca;
2. Fermo restando quanto previsto per le risorse del Fondo per
l’occupazione, le risorse assegnate al Fondo sociale per occupazione
e formazione sono utilizzate per attivita’ di apprendimento,
prioritariamente svolte in base a libere convenzioni volontariamente
sottoscritte anche con universita’ e scuole pubbliche, nonche’ di
sostegno al reddito. Fermo restando il rispetto dei diritti quesiti,
con decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche
sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze,
da adottare previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui
all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e
successive modificazioni, sono definite le modalita’ di utilizzo
delle ulteriori risorse rispetto a quelle di cui al presente comma
per le diverse tipologie di rapporti di lavoro, in coerenza con gli
indirizzi assunti in sede europea, con esclusione delle risorse del
Fondo per l’occupazione. ))
3. Per le risorse derivanti dal Fondo per le aree sottoutilizzate
resta fermo il vincolo di destinare alle Regioni del Mezzogiorno l’85
per cento delle risorse ed il restante 15 per cento alle Regioni del
Centro-Nord.
4. Agli interventi effettuati con le risorse previste dal presente
articolo possono essere applicate le disposizioni di cui all’articolo
20.
(( 4-bis.Al fine della sollecita attuazione del piano nazionale di
realizzazione delle infrastrutture occorrenti al superamento del
disagio abitativo, con corrispondente attivazione delle forme di
partecipazione finanziaria di capitali pubblici e privati, le misure
previste ai sensi dell’articolo 11 del decreto-legge 25 giugno 2008,
n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.
133, come modificato da ultimo dal presente comma, possono essere
realizzate anche utilizzando, in aggiunta a quelle ivi stanziate, le
risorse finanziarie rese disponibili ai sensi del comma 1, lettera
b), del presente articolo, nonche’ quelle autonomamente messe a
disposizione dalle regioni a valere sulla quota del Fondo per le aree
sottoutilizzate di pertinenza di ciascuna regione. Per le medesime
finalita’, all’articolo 11 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133,
sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, le parole: «d’intesa con» sono sostituite dalla
seguente: «sentita»;
b) al comma 12 sono premesse le seguenti parole: «Fermo quanto
previsto dal comma 12-bis,»;
c) dopo il comma 12 e’ inserito il seguente:
«12-bis. Per il tempestivo avvio di interventi prioritari e
immediatamente realizzabili di edilizia residenziale pubblica
sovvenzionata di competenza regionale, diretti alla risoluzione delle
piu’ pressanti esigenze abitative, e’ destinato l’importo di 100
milioni di euro a valere sulle risorse di cui all’articolo 21 del
decreto-legge 1 ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni,
dalla legge 29 novembre 2007, n. 222. Alla ripartizione tra le
regioni interessate si provvede con decreto del Ministro delle
infrastrutture e dei trasporti previo accordo intervenuto in sede di
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano».
4-ter. Per il finanziamento degli interventi di cui all’articolo l,
comma 92, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e’ autorizzata la
spesa di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2009, 2010 e 2011.
Al relativo onere si provvede a valere sulle risorse di cui al Fondo
previsto dal comma 1, lettera b), del presente articolo.
4-quater. All’articolo 78, comma 3, del decreto-legge 25 giugno
2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto
2008, n. 133, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Alla
gestione ordinaria si applica quanto previsto dall’articolo 77-bis,
comma 17. Il concorso agli obiettivi per gli anni 2009 e 2010
stabiliti per il comune di Roma ai sensi del citato articolo 77-bis
e’ a carico del piano di rientro».
4-quinquies. La tempistica prevista per le entrate e le spese del
piano di rientro di cui all’articolo 78, comma 4, del decreto-legge
25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6
agosto 2008, n. 133, e’ rimodulata con apposito accordo tra il
Ministero dell’economia e delle finanze e il commissario
straordinario del Governo in modo da garantire la neutralita’
finanziaria, in termini di saldi di finanza pubblica, di quanto
disposto dall’ultimo periodo del comma 3 del medesimo articolo 78,
come da ultimo modificato dal comma 4-quater del presente articolo.
4-sexies. All’articolo 61 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133,
dopo il comma 7 e’ inserito il seguente:
«7-bis. A decorrere dal 1 gennaio 2009, la percentuale prevista
dall’articolo 92, comma 5, del codice dei contratti pubblici relativi
a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12
aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, e’ destinata nella
misura dello 0,5 per cento alle finalita’ di cui alla medesima
disposizione e, nella misura dell’1,5 per cento, e’ versata ad
apposito capitolo dell’entrata del bilancio dello Stato per essere
destinata al fondo di cui al comma 17 del presente articolo».
4-septies. All’articolo 13, comma 1, del decreto-legge 4 luglio
2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto
2006, n. 248, dopo le parole: «dei servizi pubblici locali» sono
inserite le seguenti: «e dei servizi di committenza o delle centrali
di committenza apprestati a livello regionale a supporto di enti
senza scopo di lucro e di amministrazioni aggiudicatrici di cui
all’articolo 3, comma 25, del codice dei contratti pubblici relativi
a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12
aprile 2006, n. 163».
4-octies. All’articolo 3, comma 27, secondo periodo, della legge 24
dicembre 2007, n. 244, dopo le parole: «producono servizi di
interesse generale» sono inserite le seguenti: «e che forniscono
servizi di committenza o di centrali di committenza a livello
regionale a supporto di enti senza scopo di lucro e di
amministrazioni aggiudicatrici di cui all’articolo 3, comma 25, del
codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture,
di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163,». ))

Riferimenti normativi:
– Si riporta il testo degli artt. 6-quater e 6-quinquies
del gia’ citato decreto-legge n. 112 del 2008:
«Art. 6-quater (Concentrazione strategica degli
interventi del Fondo per le aree sottoutilizzate). – 1. Al
fine di rafforzare la concentrazione su interventi di
rilevanza strategica nazionale delle risorse del Fondo per
le aree sottoutilizzate di cui all’articolo 61 della legge
27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, su
indicazione dei Ministri competenti sono revocate le
relative assegnazioni operate dal Comitato
interministeriale per la programmazione economica (CIPE)
per il periodo 2000-2006 in favore di amministrazioni
centrali con le delibere adottate fino al 31 dicembre 2006,
nel limite dell’ammontare delle risorse che entro la data
del 31 maggio 2008 non sono state impegnate o programmate
nell’ambito di accordi di programma quadro sottoscritti
entro la medesima data, con esclusione delle assegnazioni
per progetti di ricerca, anche sanitaria. In ogni caso e’
fatta salva la ripartizione dell’85% delle risorse alle
regioni del Mezzogiorno e del restante 15% alle regioni del
Centro-Nord.
2. Le disposizioni di cui al comma 1, per le analoghe
risorse ad esse assegnate, costituiscono norme di principio
per le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano. Il CIPE, su proposta del Ministro dello sviluppo
economico, definisce, di concerto con i Ministri
interessati, i criteri e le modalita’ per la ripartizione
delle risorse disponibili previa intesa con la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano.
3. Le risorse oggetto della revoca di cui al comma 1 che
siano gia’ state trasferite ai soggetti assegnatari sono
versate in entrata nel bilancio dello Stato per essere
riassegnate alla unita’ previsionale di base in cui e’
iscritto il Fondo per le aree sottoutilizzate.».
«Art. 6-quinquies (Fondo per il finanziamento di
interventi finalizzati al potenziamento della rete
infrastrutturale di livello nazionale). – 1. E’ istituito,
nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo
economico, a decorrere dall’anno 2009, un fondo per il
finanziamento, in via prioritaria, di interventi
finalizzati al potenziamento della rete infrastrutturale di
livello nazionale, ivi comprese le reti di
telecomunicazione e quelle energetiche, di cui e’
riconosciuta la valenza strategica ai fini della
competitivita’ e della coesione del Paese. Il fondo e’
alimentato con gli stanziamenti nazionali assegnati per
l’attuazione del Quadro strategico nazionale per il periodo
2007-2013 in favore di programmi di interesse strategico
nazionale, di progetti speciali e di riserve premiali,
fatte salve le risorse che, alla data del 31 maggio 2008,
siano state vincolate all’attuazione di programmi gia’
esaminati dal CIPE o destinate al finanziamento del
meccanismo premiale disciplinato dalla delibera CIPE 3
agosto 2007, n. 82.
2. Con delibera del CIPE, su proposta del Ministero
dello sviluppo economico d’intesa con il Ministero delle
infrastrutture e dei trasporti, si provvede alla
ripartizione del fondo di cui al comma 1, sentita la
Conferenza unificata di cui all’art. 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive
modificazioni, fermo restando il vincolo di concentrare
nelle regioni del Mezzogiorno almeno l’85% degli
stanziamenti nazionali per l’attuazione del Quadro
strategico nazionale per il periodo 2007-2013. Lo schema di
delibera del CIPE e’ trasmesso al Parlamento per il parere
delle Commissioni competenti per materia e per i profili di
carattere finanziario. Nel rispetto delle procedure
previste dal regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio,
dell’11 luglio 2006, e successive modificazioni, i
Programmi operativi nazionali finanziati con risorse
comunitarie per l’attuazione del Quadro strategico
nazionale per il periodo 2007-2013 possono essere
ridefiniti in coerenza con i principi di cui al presente
articolo.
3. Costituisce un principio fondamentale, ai sensi
dell’art. 117, terzo comma, della Costituzione, la
concentrazione, da parte delle regioni, su infrastrutture
di interesse strategico regionale delle risorse del Quadro
strategico nazionale per il periodo 2007-2013 in sede di
predisposizione dei programmi finanziati dal Fondo per le
aree sottoutilizzate, di cui all’art. 61 della legge 27
dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, e di
ridefinizione dei programmi finanziati dai Fondi
strutturali comunitari.».
– Si riporta il testo del comma 841 dell’art. 1 della
gia’ citata legge n. 296 del 2006:
«841. Al fine di perseguire la maggiore efficacia delle
misure di sostegno all’innovazione industriale, presso il
Ministero dello sviluppo economico e’ istituito, ferme
restando le vigenti competenze del CIPE, il Fondo per la
competitivita’ e lo sviluppo, al quale sono conferite le
risorse assegnate ai Fondi di cui all’art. 60, comma 3,
della legge 27 dicembre 2002, n. 289, ed all’art. 52 della
legge 23 dicembre 1998, n. 448, che sono contestualmente
soppressi. Al Fondo e’ altresi’ conferita la somma di 300
milioni di euro per il 2007 e di 360 milioni di euro per
ciascuno degli anni 2008 e 2009, assicurando, unitamente al
finanziamento dei progetti di cui al comma 842, la
continuita’ degli interventi previsti dalla normativa
vigente. Per la programmazione delle risorse nell’ambito
del Fondo per la competitivita’ e lo sviluppo si applicano
le disposizioni di cui all’art. 60 della legge 27 dicembre
2002, n. 289, e quelle dettate per il funzionamento del
Fondo di cui all’art. 52 della legge 23 dicembre 1998, n.
448. Il Fondo e’ altresi’ alimentato, per quanto riguarda
gli interventi da realizzare nelle aree sottoutilizzate, in
coerenza con i relativi documenti di programmazione, dalle
risorse assegnate dal CIPE al Ministero dello sviluppo
economico nell’ambito del riparto del Fondo per le aree
sottoutilizzate, di cui all’art. 61 della legge 27 dicembre
2002, n. 289, e successive modificazioni, e, per gli
esercizi successivi al 2009, dalle risorse stanziate ai
sensi dell’art. 11, comma 3, lettera f), della legge 5
agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni.».
– Per il riferimento all’art. 8 del decreto legislativo
28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, si veda
nei riferimenti normativi all’art. 16-bis.
– Si riporta il testo dell’art. 11 del gia’ citato
decreto-legge n. 112 del 2008, cosi’ come modificato dalla
presente legge:
«Art. 11 (Piano Casa). – 1. Al fine di garantire su
tutto il territorio nazionale i livelli minimi essenziali
di fabbisogno abitativo per il pieno sviluppo della persona
umana, e’ approvato con decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri, previa delibera del Comitato
interministeriale per la programmazione economica (CIPE) e
sentita la Conferenza unificata di cui all’art. 8 del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive
modificazioni, su proposta del Ministro delle
infrastrutture e dei trasporti, entro sessanta giorni dalla
data di entrata in vigore della legge di conversione del
presente decreto, un piano nazionale di edilizia abitativa.
2. Il piano e’ rivolto all’incremento del patrimonio
immobiliare ad uso abitativo attraverso l’offerta di
abitazioni di edilizia residenziale, da realizzare nel
rispetto dei criteri di efficienza energetica e di
riduzione delle emissioni inquinanti, con il coinvolgimento
di capitali pubblici e privati, destinate prioritariamente
a prima casa per:
a) nuclei familiari a basso reddito, anche
monoparentali o monoreddito;
b) giovani coppie a basso reddito;
c) anziani in condizioni sociali o economiche
svantaggiate;
d) studenti fuori sede;
e) soggetti sottoposti a procedure esecutive di
rilascio;
f) altri soggetti in possesso dei requisiti di cui
all’art. 1 della legge 8 febbraio 2007, n. 9;
g) immigrati regolari a basso reddito, residenti da
almeno dieci anni nel territorio nazionale ovvero da almeno
cinque anni nella medesima regione.
3. Il piano nazionale di edilizia abitativa ha ad
oggetto la costruzione di nuove abitazioni e la
realizzazione di misure di recupero del patrimonio
abitativo esistente ed e’ articolato, sulla base di criteri
oggettivi che tengano conto dell’effettivo bisogno
abitativo presente nelle diverse realta’ territoriali,
attraverso i seguenti interventi:
a) costituzione di fondi immobiliari destinati alla
valorizzazione e all’incremento dell’offerta abitativa,
ovvero alla promozione di strumenti finanziari immobiliari
innovativi e con la partecipazione di altri soggetti
pubblici o privati, articolati anche in un sistema
integrato nazionale e locale, per l’acquisizione e la
realizzazione di immobili per l’edilizia residenziale;
b) incremento del patrimonio abitativo di edilizia con
le risorse anche derivanti dalla alienazione di alloggi di
edilizia pubblica in favore degli occupanti muniti di
titolo legittimo, con le modalita’ previste dall’art. 13;
c) promozione da parte di privati di interventi anche
ai sensi della parte II, titolo III, capo III, del codice
dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e
forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n.
163;
d) agevolazioni, anche amministrative, in favore di
cooperative edilizie costituite tra i soggetti destinatari
degli interventi, potendosi anche prevedere termini di
durata predeterminati per la partecipazione di ciascun
socio, in considerazione del carattere solo transitorio
dell’esigenza abitativa;
e) realizzazione di programmi integrati di promozione
di edilizia residenziale anche sociale.
4. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti
promuove la stipulazione di appositi accordi di programma,
approvati con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri, previa delibera del CIPE, d’intesa con la
Conferenza unificata di cui all’art. 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive
modificazioni, al fine di concentrare gli interventi sulla
effettiva richiesta abitativa nei singoli contesti,
rapportati alla dimensione fisica e demografica del
territorio di riferimento, attraverso la realizzazione di
programmi integrati di promozione di edilizia residenziale
e di riqualificazione urbana, caratterizzati da elevati
livelli di qualita’ in termini di vivibilita’, salubrita’,
sicurezza e sostenibilita’ ambientale ed energetica, anche
attraverso la risoluzione dei problemi di mobilita’,
promuovendo e valorizzando la partecipazione di soggetti
pubblici e privati. Decorsi novanta giorni senza che sia
stata raggiunta la predetta intesa, gli accordi di
programma possono essere comunque approvati.
5. Gli interventi di cui al comma 4 sono attuati anche
attraverso le disposizioni di cui alla parte II, titolo
III, capo III, del citato codice di cui al decreto
legislativo 12 aprile 2006, n. 163, mediante:
a) il trasferimento di diritti edificatori in favore
dei promotori degli interventi di incremento del patrimonio
abitativo;
b) incrementi premiali di diritti edificatori
finalizzati alla dotazione di servizi, spazi pubblici e
miglioramento della qualita’ urbana, nel rispetto delle
aree necessarie per le superfici minime di spazi pubblici o
riservati alle attivita’ collettive, a verde pubblico o a
parcheggi di cui al decreto del Ministro dei lavori
pubblici 2 aprile 1968, n. 1444;
c) provvedimenti mirati alla riduzione del prelievo
fiscale di pertinenza comunale o degli oneri di
costruzione;
d) la costituzione di fondi immobiliari di cui al comma
3, lettera a), con la possibilita’ di prevedere altresi’ il
conferimento al fondo dei canoni di locazione, al netto
delle spese di gestione degli immobili;
e) la cessione, in tutto o in parte, dei diritti
edificatori come corrispettivo per la realizzazione anche
di unita’ abitative di proprieta’ pubblica da destinare
alla locazione a canone agevolato, ovvero da destinare alla
alienazione in favore delle categorie sociali svantaggiate
di cui al comma 2.
6. I programmi di cui al comma 4 sono finalizzati a
migliorare e a diversificare, anche tramite interventi di
sostituzione edilizia, l’abitabilita’, in particolare,
nelle zone caratterizzate da un diffuso degrado delle
costruzioni e dell’ambiente urbano.
7. Ai fini della realizzazione degli interventi di cui
al comma 3, lettera e), l’alloggio sociale, in quanto
servizio economico generale, e’ identificato, ai fini
dell’esenzione dall’obbligo della notifica degli aiuti di
Stato, di cui agli articoli 87 e 88 del Trattato che
istituisce la Comunita’ europea, come parte essenziale e
integrante della piu’ complessiva offerta di edilizia
residenziale sociale, che costituisce nel suo insieme
servizio abitativo finalizzato al soddisfacimento di
esigenze primarie.
8. In sede di attuazione dei programmi di cui al comma
4, sono appositamente disciplinati le modalita’ e i termini
per la verifica periodica delle fasi di realizzazione del
piano, in base al cronoprogramma approvato e alle esigenze
finanziarie, potendosi conseguentemente disporre, in caso
di scostamenti, la diversa allocazione delle risorse
finanziarie pubbliche verso modalita’ di attuazione piu’
efficienti. Le abitazioni realizzate o alienate nell’ambito
delle procedure di cui al presente articolo possono essere
oggetto di successiva alienazione decorsi dieci anni
dall’acquisto originario.
9. L’attuazione del piano nazionale puo’ essere
realizzata, in alternativa alle previsioni di cui al comma
4, con le modalita’ approvative di cui alla parte II,
titolo III, capo IV, del citato codice di cui al decreto
legislativo 12 aprile 2006, n. 163.
10. Una quota del patrimonio immobiliare del demanio,
costituita da aree ed edifici non piu’ utilizzati, puo’
essere destinata alla realizzazione degli interventi
previsti dal presente articolo, sulla base di accordi tra
l’Agenzia del demanio, il Ministero delle infrastrutture e
dei trasporti, il Ministero della difesa in caso di aree ed
edifici non piu’ utilizzati a fini militari, le regioni e
gli enti locali.
11. Per la migliore realizzazione dei programmi, i
comuni e le province possono associarsi ai sensi di quanto
previsto dal testo unico delle leggi sull’ordinamento degli
enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000,
n. 267, e successive modificazioni. I programmi integrati
di cui al comma 4 sono dichiarati di interesse strategico
nazionale. Alla loro attuazione si provvede con
l’applicazione dell’art. 81 del decreto del Presidente
della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, e successive
modificazioni.
12. Fermo quanto previsto dal comma 12-bis, per
l’attuazione degli interventi previsti dal presente
articolo e’ istituito un Fondo nello stato di previsione
del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, nel
quale confluiscono le risorse finanziarie di cui all’art.
1, comma 1154, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, di cui
all’art. 3, comma 108, della legge 24 dicembre 2003, n.
350, sentite le regioni, nonche’ di cui agli articoli 21,
21-bis, ad eccezione di quelle gia’ iscritte nei bilanci
degli enti destinatari e impegnate, e 41 del decreto-legge
1° ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni,
dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, e successive
modificazioni. Gli eventuali provvedimenti adottati in
attuazione delle disposizioni legislative citate al primo
periodo del presente comma, incompatibili con il presente
articolo, restano privi di effetti. A tale scopo le risorse
di cui agli articoli 21, 21-bis e 41 del citato
decreto-legge n. 159 del 2007 sono versate all’entrata del
bilancio dello Stato per essere iscritte sul Fondo di cui
al presente comma, negli importi corrispondenti agli
effetti in termini di indebitamento netto previsti per
ciascun anno in sede di iscrizione in bilancio delle
risorse finanziarie di cui alle indicate autorizzazioni di
spesa.
12-bis. Per il tempestivo avvio di interventi prioritari
e immediatamente realizzabili di edilizia residenziale
pubblica sovvenzionata di competenza regionale, diretti
alla risoluzione delle piu’ pressanti esigenze abitative,
e’ destinato l’importo di 100 milioni di euro a valere
sulle risorse di cui all’art. 21 del decreto-legge 1°
ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla
legge 29 novembre 2007, n. 222. Alla ripartizione tra le
regioni interessate si provvede con decreto del Ministro
delle infrastrutture e dei trasporti previo accordo
intervenuto in sede di Conferenza permanente per i rapporti
tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
di Bolzano.
13. Ai fini del riparto del Fondo nazionale per il
sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione, di cui
all’art. 11 della legge 9 dicembre 1998, n. 431, i
requisiti minimi necessari per beneficiare dei contributi
integrativi come definiti ai sensi del comma 4 del medesimo
articolo devono prevedere per gli immigrati il possesso del
certificato storico di residenza da almeno dieci anni nel
territorio nazionale ovvero da almeno cinque anni nella
medesima regione.».
– Si riporta il testo del comma 92 dell’art. 1 della
legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato
(legge finanziaria 2006):
«92. Per il finanziamento degli interventi di cui
all’art. 1, comma 459, della legge 30 dicembre 2004, n.
311, e’ autorizzato un contributo quindicennale di 3
milioni di euro a decorrere dall’anno 2006, a valere sulle
risorse previste ai sensi del comma 78.».
– Si riporta il testo del comma 3 e 4 dell’art. 78 del
gia’ citato decreto-legge n. 112 del 2008, cosi’ come
modificato dalla presente legge:
«3. La gestione commissariale del comune assume, con
bilancio separato rispetto a quello della gestione
ordinaria, tutte le entrate di competenza e tutte le
obbligazioni assunte alla data del 28 aprile 2008. Le
disposizioni dei commi precedenti non incidono sulle
competenze ordinarie degli organi comunali relativamente
alla gestione del periodo successivo alla data del 28
aprile 2008. Alla gestione ordinaria si applica quanto
previsto dall’art. 77-bis, comma 17. Il concorso agli
obiettivi per gli anni 2009 e 2010 stabiliti per il comune
di Roma ai sensi del citato art. 77-bis e’ a carico del
piano di rientro.».
«4. Il piano di rientro, con la situazione
economico-finanziaria del comune e delle societa’ da esso
partecipate di cui al comma 1, gestito con separato
bilancio, entro il 30 settembre 2008, ovvero entro altro
termine indicato nei decreti del Presidente del Consiglio
dei Ministri di cui ai commi 1 e 2, e’ presentato dal
Commissario straordinario al Governo, che l’approva entro i
successivi trenta giorni, con decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri, individuando le coperture
finanziarie necessarie per la relativa attuazione nei
limiti delle risorse allo scopo destinate a legislazione
vigente. E’ autorizzata l’apertura di una apposita
contabilita’ speciale. Al fine di consentire il
perseguimento delle finalita’ indicate al comma 1, il piano
assorbe, anche in deroga a disposizioni di legge, tutte le
somme derivanti da obbligazioni contratte, a qualsiasi
titolo, alla data di entrata in vigore del presente
decreto, anche non scadute, e contiene misure idonee a
garantire il sollecito rientro dall’indebitamento
pregresso. Il Commissario straordinario potra’ recedere,
entro lo stesso termine di presentazione del piano, dalle
obbligazioni contratte dal Comune anteriormente alla data
di entrata in vigore del presente decreto.».
– Si riporta il testo del comma 1 dell’art. 13 del
decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 (Disposizioni urgenti
per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e
la razionalizzazione della spesa pubblica, nonche’
interventi in materia di entrate e di contrasto
all’evasione fiscale), convertito, con modificazioni, dalla
legge 4 agosto 2006, n. 248, cosi’ come modificato dalla
presente legge:
«Art. 13 (Norme per la riduzione dei costi degli
apparati pubblici regionali e locali e a tutela della
concorrenza). – 1. Al fine di evitare alterazioni o
distorsioni della concorrenza e del mercato e di assicurare
la parita’ degli operatori, le societa’, a capitale
interamente pubblico o misto, costituite o partecipate
dalle amministrazioni pubbliche regionali e locali per la
produzione di beni e servizi strumentali all’attivita’ di
tali enti in funzione della loro attivita’, con esclusione
dei servizi pubblici locali e dei servizi di committenza o
delle centrali di committenza apprestati a livello
regionale a supporto di enti senza scopo di lucro e di
amministrazioni aggiudicatrici di cui all’art. 3, comma 25,
del codice dei contratti pubblici relativi a lavori,
servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12
aprile 2006, n. 163, nonche’, nei casi consentiti dalla
legge, per lo svolgimento esternalizzato di funzioni
amministrative di loro competenza, devono operare
esclusivamente con gli enti costituenti o partecipanti o
affidanti, non possono svolgere prestazioni a favore di
altri soggetti pubblici o privati, ne’ in affidamento
diretto ne’ con gara, e non possono partecipare ad altre
societa’ o enti. Le societa’ che svolgono l’attivita’ di
intermediazione finanziaria prevista dal testo unico di cui
al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, sono
escluse dal divieto di partecipazione ad altre societa’ o
enti.».
– Si riporta il testo del comma 27 dell’art. 3 della
gia’ citata legge n. 244 del 2007, cosi’ come modificato
dalla presente legge:
«27. Al fine di tutelare la concorrenza e il mercato, le
amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, non possono costituire
societa’ aventi per oggetto attivita’ di produzione di beni
e di servizi non strettamente necessarie per il
perseguimento delle proprie finalita’ istituzionali, ne’
assumere o mantenere direttamente o indirettamente
partecipazioni, anche di minoranza, in tali societa’. E’
sempre ammessa la costituzione di societa’ che producono
servizi di interesse generale e che forniscono servizi di
committenza o di centrali di committenza a livello
regionale a supporto di enti senza scopo di lucro e di
amministrazioni aggiudicatrici di cui all’art. 3, comma 25,
del codice dei contratti pubblici relativi a lavori,
servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12
aprile 2006, n. 163, e l’assunzione di partecipazioni in
tali societa’ da parte delle amministrazioni di cui
all’art. 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001,
n. 165, nell’ambito dei rispettivi livelli di competenza.».

TITOLO IIIRIDISEGNO IN FUNZIONE ANTICRISI DEL QUADRO
STRATEGICO NAZIONALE:PROTEZIONE DEL CAPITALE UMANO E DOMANDA PUBBLICA
ACCELERATA PERGRANDI E PICCOLE INFRASTRUTTURE, CON PRIORITA’ PER
L’EDILIZIASCOLASTICA

(( Art. 18-bis

Disposizioni in materia di iniziative finanziate con contributi
pubblici

1. Allo scopo di favorire la definizione delle iniziative
beneficiarie di contributi pubblici avviate prima della data di
entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il
saldo del contributo puo’ essere incassato a seguito di consegna al
soggetto responsabile di un’autocertificazione attestante la
percentuale di investimento realizzata, la funzionalita’ dello stesso
e il rispetto dei parametri occupazionali. L’eventuale
rideterminazione del contributo pubblico spettante avviene con
salvezza degli importi gia’ erogati e regolarmente rendicontati.
2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano con riferimento
ai programmi di investimento agevolati:
a) che abbiano realizzato almeno i due terzi del programma
originario;
b) per i quali il programma realizzato rappresenti, comunque, uno
o piu’ lotti funzionali capaci di soddisfare almeno il 66 per cento
dell’occupazione prevista.
3. Gli accertamenti di spesa da parte delle commissioni
ministeriali sono effettuati sulle iniziative dei patti territoriali
e dei contratti d’area comportanti investimenti agevolabili ammessi
in sede di concessione provvisoria di importo superiore a 1 milione
di euro. ))

TITOLO IIIRIDISEGNO IN FUNZIONE ANTICRISI DEL QUADRO
STRATEGICO NAZIONALE:PROTEZIONE DEL CAPITALE UMANO E DOMANDA PUBBLICA
ACCELERATA PERGRANDI E PICCOLE INFRASTRUTTURE, CON PRIORITA’ PER
L’EDILIZIASCOLASTICA

Art. 19.

Potenziamento ed estensione degli strumenti di tutela del reddito in
caso di sospensione dal lavoro o di disoccupazione, nonche’
disciplina per la concessione degli ammortizzatori in deroga

1. Nell’ambito del Fondo per l’occupazione di cui all’articolo 1,
comma 7, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con
modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, (( fermo restando
quanto previsto dal comma 8 del presente articolo, )) sono
preordinate le somme di 289 milioni di euro per l’anno 2009, di 304
milioni di euro per ciascuno degli anni 2010 e 2011 e di 54 milioni
di euro a decorrere dall’anno 2012, nei limiti delle quali e’
riconosciuto l’accesso, secondo le modalita’ e i criteri di priorita’
stabiliti con il decreto di cui al comma 3, ai seguenti istituti di
tutela del reddito in caso di sospensione dal lavoro, ivi includendo
il riconoscimento della contribuzione figurativa e degli assegni al
nucleo familiare, nonche’ all’istituto sperimentale di tutela del
reddito di cui al comma 2:
a) l’indennita’ ordinaria di disoccupazione non agricola con
requisiti normali di cui all’articolo 19, primo comma, del regio
decreto-legge 14 aprile 1939, n. 636, convertito, con modificazioni,
dalla legge 6 luglio 1939, n. 1272, e successive modificazioni per i
lavoratori sospesi per crisi aziendali o occupazionali e che siano in
possesso dei requisiti di cui al predetto articolo 19, primo comma e
subordinatamente ad un intervento integrativo pari almeno alla misura
del venti per cento (( dell’indennita’ stessa )) a carico degli enti
bilaterali previsti dalla contrattazione collettiva compresi quelli
di cui all’articolo 12 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n.
276, e successive modificazioni. La durata massima del trattamento
non puo’ superare novanta giornate (( annue )) di indennita’. Quanto
previsto dalla presente lettera non si applica ai lavoratori
dipendenti da aziende destinatarie di trattamenti di integrazione
salariale, nonche’ nei casi di contratti di lavoro a tempo
indeterminato con previsione di sospensioni lavorative programmate e
di contratti di lavoro a tempo parziale verticale. L’indennita’ di
disoccupazione non spetta nelle ipotesi di perdita e sospensione
dello stato di disoccupazione disciplinate dalla normativa in materia
di incontro tra domanda e offerta di lavoro. (( Tale indennita’, fino
alla data di entrata in vigore del decreto di cui al comma 3 del
presente articolo, puo’ essere concessa anche senza necessita’
dell’intervento integrativo degli enti bilaterali; ))
b) l’indennita’ ordinaria di disoccupazione non agricola con
requisiti ridotti di cui all’articolo 7, comma 3, del decreto-legge
21 marzo 1988, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla legge 20
maggio 1988, n. 160, (( per i lavoratori )) sospesi per crisi
aziendali o occupazionali che siano in possesso dei requisiti di cui
al predetto articolo 7, comma 3, e subordinatamente ad un intervento
integrativo pari almeno alla misura del venti per cento ((
dell’indennita’ stessa )) a carico degli enti bilaterali previsti
dalla contrattazione collettiva compresi quelli di cui all’articolo
12 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive
modificazioni. La durata massima del trattamento non puo’ superare
novanta giornate annue di indennita’. Quanto previsto dalla presente
lettera non si applica ai lavoratori dipendenti da aziende
destinatarie di trattamenti di integrazione salariale, nonche’ nei
casi di contratti di lavoro a tempo indeterminato con previsione di
sospensioni lavorative programmate e di contratti di lavoro a tempo
parziale verticale. L’indennita’ di disoccupazione non spetta nelle
ipotesi di perdita e sospensione dello stato di disoccupazione
disciplinate dalla normativa in materia di incontro tra domanda e
offerta di lavoro. (( Tale indennita’, fino alla data di entrata in
vigore del decreto di cui al comma 3 del presente articolo, puo’
essere concessa anche senza necessita’ dell’intervento integrativo
degli enti bilaterali; ))
c) in via sperimentale per il triennio 2009-2011 e subordinatamente
a un intervento integrativo pari almeno alla misura del venti per
cento (( dell’indennita’ stessa )) a carico degli enti bilaterali
previsti dalla contrattazione collettiva un trattamento, in caso di
sospensione per crisi aziendali o occupazionali ovvero in caso di
licenziamento, pari all’indennita’ ordinaria di disoccupazione con
requisiti normali per i lavoratori assunti con la qualifica di
apprendista alla data di entrata in vigore del presente decreto e con
almeno tre mesi di servizio presso l’azienda interessata da
trattamento, per la durata massima di novanta giornate nell’intero
periodo di vigenza del contratto di apprendista.
(( 1-bis. )) Con riferimento ai lavoratori di cui alle lettere da
a) a c) del (( comma 1 )) il datore di lavoro e’ tenuto a comunicare,
con apposita dichiarazione da inviare ai servizi competenti di cui
all’articolo 1 del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, come
modificato e integrato dal decreto legislativo 19 dicembre 2002, n.
297, e alla sede dell’Istituto nazionale della previdenza sociale ((
(INPS) )) territorialmente competente, la sospensione della attivita’
lavorativa e le relative motivazioni, nonche’ i nominativi dei
lavoratori interessati, (( che, per beneficiare del trattamento, ))
devono (( rendere )) dichiarazione di immediata disponibilita’ al
lavoro o (( a un percorso di riqualificazione professionale all’atto
della presentazione della domanda per l’indennita’ di disoccupazione
secondo quanto precisato dal decreto di cui al comma 3 del presente
articolo. Con riferimento ai lavoratori di cui alle lettere da a) a
c) del comma 1, l’eventuale ricorso all’utilizzo di trattamenti di
cassa integrazione guadagni straordinaria o di mobilita’ in deroga
alla normativa vigente e’ in ogni caso subordinato all’esaurimento
dei periodi di tutela di cui alle stesse lettere da a) a c) del comma
1 secondo quanto precisato dal decreto di cui al comma 3 del presente
articolo. ))
2. In via sperimentale per il triennio 2009-2011, nei limiti delle
risorse di cui al comma 1, (( e nei soli casi di fine lavoro, fermo
restando quanto previsto dai commi 8, secondo periodo, e 10, )) e’
riconosciuta una somma liquidata in un’unica soluzione pari al 10 per
cento del reddito percepito l’anno precedente, ai collaboratori
coordinati e continuativi di cui all’articolo 61, comma 1, del
decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 e successive
modificazioni, iscritti in via esclusiva alla gestione separata
presso l’INPS di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto
1995, n. 335 con esclusione dei soggetti individuati dall’articolo 1,
comma 212, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, i quali soddisfino
in via congiunta le seguenti condizioni:
a) operino in regime di monocommittenza;
b) abbiano conseguito l’anno precedente un reddito superiore a
5.000 euro e pari o inferiore al minimale di reddito di cui
all’articolo 1, comma 3, della legge 2 agosto 1990, n. 233 e siano
stati accreditati presso la predetta gestione separata di cui
all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, un
numero di mensilita’ non inferiore a tre;
c) con riferimento all’anno di riferimento siano accreditati presso
la predetta gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della
legge 8 agosto 1995, n. 335, un numero di mensilita’ non inferiore a
tre;
d) (soppressa);
e) non risultino accreditati nell’anno precedente almeno due mesi
presso la predetta gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26,
della legge 8 agosto 1995, n. 335.
3. Con decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle
politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze, da adottarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in
vigore del presente decreto, sono definite le modalita’ di
applicazione (( dei commi 1, 1-bis, 2, 4 e 10, )) nonche’ le
procedure di comunicazione all’INPS anche ai fini del tempestivo
monitoraggio da parte del medesimo Istituto di cui al comma 4. Lo
stesso decreto puo’ altresi’ effettuare la ripartizione del limite di
spesa di cui al comma 1 del presente articolo in limiti di spesa
specifici per ciascuna tipologia di intervento di cui alle lettere da
a) a c) del comma 1 e del comma 2 del presente articolo.
4. L’INPS (( stipula con gli enti bilaterali di cui ai commi
precedenti, secondo le linee guida definite nel decreto di cui al
comma 3, apposite convenzioni per la gestione dei trattamenti e lo
scambio di informazioni, senza nuovi o maggiori oneri a carico della
finanza pubblica, anche tramite la costituzione di un’apposita banca
dati alla quale possono accedere anche i servizi competenti di cui
all’articolo 1, comma 2, lettera g), del decreto legislativo 21
aprile 2000, n. 181, e successive modificazioni, )) e provvede al
monitoraggio dei provvedimenti autorizzativi dei benefici di cui al
presente articolo, consentendo l’erogazione dei medesimi nei limiti
dei complessivi oneri indicati al comma 1, ovvero, se determinati,
nei limiti di spesa specifici stabiliti con il decreto di cui al
comma 3, comunicandone le risultanze al Ministero del lavoro, della
salute e delle politiche sociali e al Ministero dell’economia e delle
finanze.
5. Con effetto dal 1 gennaio 2009 sono soppressi i commi da 7 a 12
dell’articolo 13 del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito
con modificazioni dalla legge 14 maggio 2005, n. 80.
(( 5-bis. Al fine di assicurare il mantenimento dei livelli
occupazionali e dei collegamenti internazionali occorrenti allo
sviluppo del sistema produttivo e sociale delle aree interessate, il
Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il
Ministro degli affari esteri, entro trenta giorni dalla data di
entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto,
promuove la definizione di nuovi accordi bilaterali nel settore del
trasporto aereo, nonche’ la modifica di quelli vigenti, al fine di
ampliare il numero dei vettori ammessi a operare sulle rotte
nazionali, internazionali e intercontinentali, nonche’ ad ampliare il
numero delle frequenze e destinazioni su cui e’ consentito operare a
ciascuna parte, dando priorita’ ai vettori che si impegnino a
mantenere i predetti livelli occupazionali. Nelle more del
perfezionamento dei nuovi accordi bilaterali o della modifica di
quelli vigenti, l’Ente nazionale per l’aviazione civile, al fine di
garantire al Paese la massima accessibilita’ internazionale e
intercontinentale diretta, rilascia ai vettori che ne fanno richiesta
autorizzazioni temporanee, la cui validita’ non puo’ essere inferiore
a diciotto mesi. ))
6. Per le finalita’ di cui al presente articolo si provvede per 35
milioni di euro per l’anno 2009 a carico delle disponibilita’ del
Fondo per l’occupazione di cui all’articolo 1, comma 7, del
decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni,
dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, il quale, per le medesime
finalita’, e’ altresi’ integrato di 254 milioni di euro per l’anno
2009, di 304 milioni di euro per ciascuno degli anni 2010 e 2011 e di
54 milioni di euro a decorrere dall’anno 2012. Al relativo onere si
provvede:
a) mediante versamento in entrata al bilancio dello Stato da parte
dell’INPS di una quota pari a 100 milioni di euro per l’anno 2009 e a
150 milioni di euro per ciascuno degli anni 2010 e 2011 delle entrate
derivanti dall’aumento contributivo di cui all’articolo 25 della
legge 21 dicembre 1978, n. 845, con esclusione delle somme destinate
al finanziamento dei fondi paritetici interprofessionali per la
formazione di cui all’articolo 118 della legge 23 dicembre 2000, n.
388, a valere in via prioritaria sulle somme residue non destinate
alle finalita’ di cui all’articolo 1, comma 72, della legge 28
dicembre 1995, n. 549 e con conseguente adeguamento, per ciascuno
degli anni considerati, delle erogazioni relative agli interventi a
valere sulla predetta quota;
b) mediante le economie derivanti dalla disposizione di cui al
comma 5, pari a 54 milioni di euro a decorrere dall’anno 2009;
c) mediante utilizzo per 100 milioni di euro per ciascuno degli
anni 2009, 2010 e 2011 delle maggiori entrate di cui al presente
decreto.
7. (( Fermo restando che il riconoscimento del trattamento e’
subordinato all’intervento integrativo, il sistema degli enti
bilaterali eroga la quota di cui al comma 1 fino a concorrenza delle
risorse disponibili. I contratti e gli accordi interconfederali
collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e
dei datori di lavoro comparativamente piu’ rappresentative sul piano
nazionale stabiliscono le risorse minime a valere sul territorio
nazionale, nonche’ i criteri di gestione e di rendicontazione,
secondo le linee guida stabilite con il decreto di cui al comma 3. I
fondi interprofessionali per la formazione continua di cui
all’articolo 118 della legge 23 dicembre2000,n. 388,e successive
modificazioni, e i fondi di cui all’articolo 12 del decreto
legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni,
possono destinare interventi, anche in deroga alle disposizioni
vigenti, per misure temporanee ed eccezionalianche di sostegno al
reddito perl’anno 2009, volte alla tutela dei lavoratori, anche con
contratti di apprendistato o a progetto, a rischio di perdita del
posto di lavoro ai sensi del regolamento (CE) n. 800/2008 della
Commissione, del 6 agosto 2008.
7-bis. Nel caso di mobilita’ tra i fondi interprofessionali per la
formazione continua di cui all’articolo 118 della legge 23 dicembre
2000, n. 388, e successive modificazioni, da parte dei datori di
lavoro aderenti, la quota di adesione versata dal datore di lavoro
interessato presso il fondo di provenienza deve essere trasferita al
nuovo fondo di adesione nella misura del 70 per cento del totale, al
netto dell’ammontare eventualmente gia’ utilizzato dal datore di
lavoro interessato per finanziare propri piani formativi, a
condizione che l’importo da trasferire per tutte le posizioni
contributive del datore di lavoro interessato sia almeno pari a 3.000
euro. Il fondo di provenienza esegue il trasferimento delle risorse
al nuovo fondo entro novanta giorni dal ricevimento della richiesta
da parte del datore di lavoro, senza l’addebito di oneri o costi. Il
fondo di provenienza e’ altresi’ tenuto a versare al nuovo fondo,
entro novanta giorni dal loro ricevimento, eventuali arretrati
successivamente pervenuti dall’INPS per versamenti di competenza del
datore di lavoro interessato. Entro novanta giorni dalla data di
entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto,
l’INPS rende disponibile, senza nuovi o maggiori oneri a carico della
finanza pubblica, la procedura che consente ai datori di lavoro di
effettuare il trasferimento della propria quota di adesione a un
nuovo fondo e che assicura la trasmissione al nuovo fondo, a
decorrere dal terzo mese successivo a quello in cui e’ avvenuto il
trasferimento, dei versamenti effettuati dal datore di lavoro
interessato. ))
8. Le risorse finanziarie destinate agli ammortizzatori sociali in
deroga alla vigente normativa, anche integrate ai sensi del
procedimento di cui all’articolo 18 (( nonche’ con le risorse di cui
al comma 1 eventualmente residuate, possono essere utilizzate con
riferimento a tutte le tipologie di lavoro subordinato, compresi i
contratti di apprendistato e di somministrazione. Fermo restando il
limite del tetto massimo nonche’ l’uniformita’ dell’ammontare
complessivo di ciascuna misura di tutela del reddito di cui al comma
1, i decreti di concessione delle misure in deroga possono modulare e
differenziare le misure medesime anche in funzione della
compartecipazione finanziaria a livello regionale o locale ovvero in
ragione della armonizzazione delle misure medesime rispetto ai regimi
di tutela del reddito previsti dal comma 1. ))
9. Nell’ambito delle risorse finanziarie destinate per l’anno 2009
alla concessione in deroga alla vigente normativa, anche senza
soluzione di continuita’, di trattamenti di cassa integrazione
guadagni straordinaria, di mobilita’ e di disoccupazione speciale,
nel caso di programmi finalizzati alla gestione di crisi
occupazionali, anche con riferimento a settori produttivi e ad aree
regionali, definiti in specifiche intese stipulate in sede
istituzionale territoriale entro il 20 maggio 2009 e recepite in
accordi in sede governativa entro il 15 giugno 2009, i trattamenti
concessi ai sensi dell’articolo 2, comma 521, della legge 24 dicembre
2007, n. 244, e successive modificazioni, possono essere prorogati
con decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche
sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze,
qualora i piani di gestione delle eccedenze abbiano comportato una
riduzione nella misura almeno del 10 per cento del numero dei
destinatari dei trattamenti scaduti il 31 dicembre 2008. La misura
dei trattamenti di cui al presente comma e’ ridotta del 10 per cento
nel caso di prima proroga, del 30 per cento nel caso di seconda
proroga e del 40 per cento nel caso di proroghe successive. I
trattamenti di sostegno del reddito, nel caso di proroghe successive
alla seconda, possono essere erogati esclusivamente nel caso di
frequenza di specifici programmi di reimpiego, anche miranti alla
riqualificazione professionale, organizzati dalla regione.
(( 9-bis. In sede di prima assegnazione delle risorse destinate per
l’anno 2009, di cui al comma 9 del presente articolo, nelle more
della definizione degli accordi con le regioni e al fine di
assicurare la continuita’ di trattamenti e prestazioni, il Ministero
del lavoro, della salute e delle politiche sociali assegna quota
parte dei fondi disponibili direttamente alle regioni ed
eventualmente alle province.
10. Il diritto a percepire qualsiasi trattamento di sostegno al
reddito, ai sensi della legislazione vigente in materia di
ammortizzatori sociali, e’ subordinato alla dichiarazione di
immediata disponibilita’ al lavoro o a un percorso di
riqualificazione professionale, secondo quanto precisato dal decreto
di cui al comma 3. In caso di rifiuto di sottoscrivere la
dichiarazione di immediata disponibilita’ ovvero, una volta
sottoscritta la dichiarazione, in caso di rifiuto di un percorso di
riqualificazione professionale o di un lavoro congruo ai sensi
dell’articolo 1-quinquies del decreto-legge 5 ottobre 2004, n. 249,
convertito, con modificazioni, dalla legge 3 dicembre 2004, n. 291, e
successive modificazioni,il lavoratore destinatario dei trattamenti
di sostegno del reddito perde il diritto a qualsiasi erogazione di
carattere retributivo e previdenziale, anche a carico del datore di
lavoro, fatti salvi i diritti gia’ maturati.
10-bis. Ai lavoratori non destinatari dei trattamenti di cui
all’articolo 7 della legge 23 luglio 1991, n. 223, in caso di
licenziamento, puo’ essere erogato un trattamento di ammontare
equivalente all’indennita’ di mobilita’ nell’ambito delle risorse
finanziarie destinate per l’anno 2009 agli ammortizzatori sociali in
deroga alla vigente normativa. Ai medesimi lavoratori la normativa in
materia di disoccupazione di cui all’articolo 19, primo comma, del
regio decreto 14 aprile 1939, n. 636, convertito, con modificazioni,
dalla legge 6 luglio 1939, n. 1272, si applica con esclusivo
riferimento alla contribuzione figurativa per i periodi previsti
dall’articolo 1, comma 25, della legge 24 dicembre 2007, n. 247. ))
11. In attesa della riforma degli ammortizzatori sociali e comunque
non oltre il 31 dicembre 2009, possono essere concessi trattamenti di
cassa integrazione guadagni straordinaria e di mobilita’ ai
dipendenti delle imprese esercenti attivita’ commerciali con piu’ di
cinquanta dipendenti, delle agenzie di viaggio e turismo, compresi
gli operatori turistici, con piu’ di cinquanta dipendenti, delle
imprese di vigilanza con piu’ di quindici dipendenti, nel limite di
spesa di 45 milioni di euro per l’anno 2009, a carico del Fondo per
l’occupazione.
(( 12. Nell’ambito delle risorse indicate al comma 9, sono
destinati 12 milioni di euro a carico del Fondo per l’occupazione di
cui all’articolo 1, comma 7, del decreto-legge 20 maggio 1993, n.
148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n.
236, alla concessione, per l’anno 2009, ai lavoratori addetti alle
prestazioni di lavoro temporaneo occupati con contratto di lavoro a
tempo indeterminato nelle imprese e agenzie di cui all’articolo 17,
commi 2 e 5, della legge 28 gennaio 1994, n. 84, e successive
modificazioni, e ai lavoratori delle societa’ derivate dalla
trasformazione delle compagnie portuali ai sensi dell’articolo 21,
comma 1, lettera b), della medesima legge n. 84 del 1994, e
successive modificazioni, diun’indennita’ pari a unventiseiesimo del
trattamento massimo mensile di integrazione salariale straordinaria
previsto dalle vigenti disposizioni, nonche’ della relativa
contribuzione figurativa e degli assegni per il nucleo familiare, per
ogni giornata di mancato avviamento al lavoro, nonche’ per le
giornate di mancato avviamento al lavoro che coincidano, in base al
programma, con le giornate definite festive, durante le quali il
lavoratore sia risultato disponibile. L’indennita’ e’ riconosciuta
per un numero di giornate di mancato avviamento al lavoro pari alla
differenza tra il numero massimo di ventisei giornate mensili
erogabili e il numero delle giornate effettivamente lavorate in
ciascun mese, incrementato del numero delle giornate di ferie,
malattia, infortunio, permesso e indisponibilita’. L’erogazione dei
trattamenti di cui al presente comma da parte dell’INPS e’
subordinata all’acquisizione degli elenchi recanti il numero,
distinto per ciascuna impresa o agenzia, delle giornate di mancato
avviamento al lavoro, predisposti dal Ministero delle infrastrutture
e dei trasporti in base agli accertamenti effettuati in sede locale
dalle competenti autorita’ portuali o, laddove non istituite, dalle
autorita’ marittime. ))
13. Per l’iscrizione nelle liste di mobilita’ dei lavoratori
licenziati per giustificato motivo oggettivo da aziende che occupano
fino a quindici dipendenti, all’articolo 1, comma 1, primo periodo,
del decreto-legge 20 gennaio 1998, n. 4, convertito, con
modificazioni, dalla legge 20 marzo 1998, n. 52, e successive
modificazioni, le parole: «31 dicembre 2008» sono sostituite dalle
seguenti: «31 dicembre 2009» e le parole: «e di 45 milioni di euro
per il 2008» sono sostituite dalle seguenti: «e di 45 milioni di euro
per ciascuno degli anni 2008 e 2009».
14. All’articolo 1, comma 2, primo periodo, del decreto-legge 20
gennaio 1998, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 20
marzo 1998, n. 52, e successive modificazioni, le parole: «31
dicembre 2008» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2009». Ai
fini dell’attuazione del presente comma, e’ autorizzata, per l’anno
2009, la spesa di 5 milioni di euro a valere sul Fondo per
l’occupazione.
15. Per il rifinanziamento delle proroghe a ventiquattro mesi della
cassa integrazione guadagni straordinaria per cessazione di
attivita’, di cui all’articolo 1, comma 1, del decreto-legge 5
ottobre 2004, n. 249, convertito, con modificazioni, dalla legge 3
dicembre 2004, n. 291, e successive modificazioni, sono destinati 30
milioni di euro, per l’anno 2009, a carico del Fondo per
l’occupazione.
16. Per l’anno 2009, il Ministero del lavoro, della salute e delle
politiche sociali assegna alla societa’ Italia Lavoro Spa (( 13
milioni )) di euro quale contributo agli oneri di funzionamento e ai
costi generali di struttura. A tale onere si provvede a carico del
Fondo per l’occupazione.
17. All’articolo 118, comma 16, della legge 23 dicembre 2000, n.
388, e successive modificazioni, le parole: «e di 80 milioni di euro
per l’anno 2008» sono sostituite dalle seguenti: «e di 80 milioni di
euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009».
(( 18. Nel limite di spesa di 2 milioni di euro per l’anno 2009, ai
soggetti beneficiari delle provvidenze del Fondo di cui all’articolo
81, comma 29, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito,
con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e’ altresi’
riconosciuto il rimborso delle spese occorrenti per l’acquisto di
latte artificiale e pannolini per i neonati di eta’ fino a tre mesi.
Con decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche
sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze,
da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della
legge di conversione del presente decreto, sono stabilite le
modalita’ di attuazione del presente comma.
18-bis. In considerazione del rilievo nazionale e internazionale
nella sperimentazione sanitaria di elevata specializzazione e nella
cura delle patologie nel campo dell’oftalmologia,per l’anno 2009 e’
autorizzata la concessione di un contributo di 1 milione di euro in
favore della Fondazione «G.B. Bietti» per lo studio e la ricerca in
oftalmologia, con sede in Roma. All’onere derivante dal presente
comma si provvede a carico del Fondo per l’occupazione di cui
all’articolo 1, comma 7, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236.
18-ter. Alla legge 5 agosto 1981, n. 416, e successive
modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 37:
1) al comma 1, lettera b), le parole: «Ministero del lavoro e della
previdenza sociale» sono sostituite dalle seguenti: «Ministero del
lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con il
Ministero dell’economia e delle finanze, sulla base delle risorse
finanziarie disponibili»;
2) dopo il comma 1 e’ inserito il seguente:
«1-bis. L’onere annuale sostenuto dall’INPGI per i trattamenti di
pensione anticipata di cui al comma 1, lettera b), pari a 10 milioni
di euro annui a decorrere dall’anno 2009, e’ posto a carico del
bilancio dello Stato. L’INPGI presenta annualmente al Ministero del
lavoro, della salute e delle politiche sociali la documentazione
necessaria al fine di ottenere il rimborso degli oneri fiscalizzati.
Al compimento dell’eta’ prevista per l’accesso al trattamento di
pensione di vecchiaia ordinaria da parte dei beneficiari dei
trattamenti di cui al primo periodo, l’onere conseguente e’ posto a
carico del bilancio dell’INPGI, fatta eccezione per la quota di
pensione connessa agli scivoli contributivi, riconosciuti fino ad un
massimo di cinque annualita’, che rimane a carico del bilancio dello
Stato».
b) all’articolo 38, comma 2, la lettera b) e’ abrogata.
18-quater. Gli oneri derivanti dalle prestazioni di vecchiaia
anticipate per i giornalisti dipendenti da aziende in
ristrutturazione o riorganizzazione per crisi aziendale, di cui
all’articolo 37 della legge 5 agosto 1981, n. 416, come da ultimo
modificato dal comma 18-ter del presente articolo, pari a 10 milioni
di euro annui a decorrere dall’anno 2009, sono posti a carico delle
disponibilita’ del fondo di cui all’articolo 18, comma 1, lettera a),
del presente decreto. ))

Riferimenti normativi:
– Si riporta il testo del comma 7 dell’art. 1 del
decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148 (Interventi urgenti a
sostegno dell’occupazione), convertito, con modificazioni,
dalla legge 19 luglio 1993, n. 236:
«7. Per le finalita’ di cui al presente articolo e’
istituito presso il Ministero del lavoro e della previdenza
sociale il Fondo per l’occupazione, alimentato dalle
risorse di cui all’autorizzazione di spesa stabilita al
comma 8, nel quale confluiscono anche i contributi
comunitari destinati al finanziamento delle iniziative di
cui al presente articolo, su richiesta del Ministero del
lavoro e della previdenza sociale. A tale ultimo fine i
contributi affluiscono all’entrata del bilancio dello Stato
per essere riassegnati al predetto Fondo.».
– Si riporta il testo dell’art. 19, primo comma, del
regio decreto-legge 14 aprile 1939, n. 636 (Modificazioni
delle disposizioni sulle assicurazioni obbligatorie per
l’invalidita’ e la vecchiaia, per la tubercolosi e per la
disoccupazione involontaria, e sostituzione
dell’assicurazione per la maternita’ con l’assicurazione
obbligatoria per la nuzialita’ e la natalita’), convertito,
con modificazioni, dalla legge 6 luglio 1939, n. 1272, e
successive modificazioni:
«Art. 19. – In caso di disoccupazione involontaria per
mancanza di lavoro, l’assicurato, qualora possa far valere
almeno due anni di assicurazione e almeno un anno di
contribuzione nel biennio precedente l’inizio del periodo
di disoccupazione, ha diritto a una indennita’ giornaliera
fissata in relazione all’importo del contributo per
l’assicurazione disoccupazione versati nell’ultimo anno di
contribuzione precedente la domanda di prestazione.».
– Si riporta il testo dell’art. 12 del decreto
legislativo 10 settembre 2003, n. 276 (Attuazione delle
deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di
cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30 (Attuazione delle
deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di
cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30) e successive
modificazioni:
«Art. 12 (Fondi per la formazione e l’integrazione del
reddito). – 1. I soggetti autorizzati alla somministrazione
di lavoro sono tenuti a versare ai fondi di cui al comma 4
un contributo pari al 4 per cento della retribuzione
corrisposta ai lavoratori assunti con contratto a tempo
determinato per l’esercizio di attivita’ di
somministrazione. Le risorse sono destinate per interventi
a favore dei lavoratori assunti con contratto a tempo
determinato intesi, in particolare, a promuovere percorsi
di qualificazione e riqualificazione anche in funzione di
continuita’ di occasioni di impiego e a prevedere
specifiche misure di carattere previdenziale.
2. I soggetti autorizzati alla somministrazione di
lavoro sono altresi’ tenuti a versare ai fondi di cui al
comma 4 un contributo pari al 4 per cento della
retribuzione corrisposta ai lavoratori assunti con
contratto a tempo indeterminato. Le risorse sono destinate
a:
a) iniziative comuni finalizzate a garantire
l’integrazione del reddito dei lavoratori assunti con
contratto a tempo indeterminato in caso di fine lavori;
b) iniziative comuni finalizzate a verificare l’utilizzo
della somministrazione di lavoro e la sua efficacia anche
in termini di promozione della emersione del lavoro non
regolare e di contrasto agli appalti illeciti;
c) iniziative per l’inserimento o il reinserimento nel
mercato del lavoro di lavoratori svantaggiati anche in
regime di accreditamento con le regioni;
d) per la promozione di percorsi di qualificazione e
riqualificazione professionale.
3. Gli interventi e le misure di cui ai commi 1 e 2 sono
attuati nel quadro di politiche stabilite nel contratto
collettivo nazionale delle imprese di somministrazione di
lavoro ovvero, in mancanza, stabilite con decreto del
Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentite le
associazioni dei datori di lavoro e dei prestatori di
lavoro maggiormente rappresentative nel predetto ambito.
4. I contributi di cui ai commi 1 e 2 sono rimessi a un
fondo bilaterale appositamente costituito, anche nell’ente
bilaterale, dalle parti stipulanti il contratto collettivo
nazionale delle imprese di somministrazione di lavoro:
a) come soggetto giuridico di natura associativa ai
sensi dell’art. 36 del codice civile;
b) come soggetto dotato di personalita’ giuridica ai
sensi dell’art. 12 del codice civile con procedimento per
il riconoscimento rientrante nelle competenze del Ministro
del lavoro e delle politiche sociali ai sensi dell’art. 2,
comma 1, della legge 12 gennaio 1991, n. 13.
5. I fondi di cui al comma 4 sono attivati a seguito di
autorizzazione del Ministero del lavoro e delle politiche
sociali, previa verifica della congruita’, rispetto alle
finalita’ istituzionali previste ai commi l e 2, dei
criteri di gestione e delle strutture di funzionamento del
fondo stesso, con particolare riferimento alla
sostenibilita’ finanziaria complessiva del sistema. Il
Ministero del lavoro e delle politiche sociali esercita la
vigilanza sulla gestione dei fondi.
6. Restano in ogni caso salve le clausole dei contratti
collettivi nazionali di lavoro stipulate ai sensi dell’art.
1, comma 3, della legge 24 giugno 1997, n. 196.
7. I contributi versati ai sensi dei commi 1 e 2 si
intendono soggetti alla disciplina di cui all’art. 26-bis
della legge 24 giugno 1997, n. 196.
8. In caso di omissione, anche parziale, dei contributi
di cui ai commi 1 e 2, il datore di lavoro e’ tenuto a
corrispondere, oltre al contributo omesso e alle relative
sanzioni, una somma, a titolo di sanzione amministrativa,
di importo pari a quella del contributo omesso; gli importi
delle sanzioni amministrative sono versati ai fondi di cui
al comma 4.
9. Trascorsi dodici mesi dalla entrata in vigore del
presente decreto, il Ministro del lavoro e delle politiche
sociali con proprio decreto, sentite le associazioni dei
datori e dei prestatori di lavoro comparativamente piu’
rappresentative sul piano nazionale puo’ ridurre i
contributi di cui ai commi 1 e 2 in relazione alla loro
congruita’ con le finalita’ dei relativi fondi».»
– Si riporta il testo del comma 3 dell’art. 7 del
decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86 (Norme in materia
previdenziale, di occupazione giovanile e di mercato del
lavoro, nonche’ per il potenziamento del sistema
informatico del Ministero del lavoro e della previdenza
sociale), convertito, con modificazioni, dalla legge 20
maggio 1988, n. 160:
«3. L’assicurazione contro la disoccupazione di cui
all’art. 37 del regio decreto-legge 4 ottobre 1935, n.
1827, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 aprile
1936, n. 1155, e’ estesa, per il solo anno 1988, anche ai
lavoratori di cui all’art. 40, ottavo e nono comma, del
citato decreto-legge. Fermo restando il requisito
dell’anzianita’ assicurativa di cui all’art. 19, primo
comma, del regio decreto-legge 14 aprile 1939, n. 636,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 luglio 1939,
n. 1272, hanno diritto alla indennita’ ordinaria di
disoccupazione anche i lavoratori che, in assenza dell’anno
di contribuzione nel biennio, nell’anno 1987 abbiano
prestato almeno settantotto giorni di attivita’ lavorativa,
per la quale siano stati versati o siano dovuti i
contributi per la assicurazione obbligatoria. I predetti
lavoratori hanno diritto alla indennita’ per un numero di
giornate pari a quelle lavorate nell’anno stesso e comunque
non superiore alla differenza tra il numero 312, diminuito
delle giornate di trattamento di disoccupazione
eventualmente goduto, e quello delle giornate di lavoro
prestate.».
– Si riporta il testo dell’art. 1 del decreto
legislativo 21 aprile 2000, n. 181 (Disposizioni per
agevolare l’incontro fra domanda ed offerta di lavoro, in
attuazione dell’articolo 45, comma 1, lettera a), della
legge 17 maggio 1999, n. 144), cosi’ come modificato e
integrato dal decreto legislativo 19 dicembre 2002, n. 297:
«Art. 1 (Finalita’ e definizioni). – 1. Le disposizioni
contenute nel presente decreto stabiliscono:
a) i principi fondamentali per l’esercizio della
potesta’ legislativa delle regioni e delle province
autonome di Trento e di Bolzano in materia di revisione e
razionalizzazione delle procedure di collocamento, nel
rispetto di quanto previsto dal decreto legislativo 23
dicembre 1997, n. 469, in funzione del miglioramento
dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro e con la
valorizzazione degli strumenti di informatizzazione;
b) i principi per l’individuazione dei soggetti
potenziali destinatari di misure di promozione
all’inserimento nel mercato del lavoro, definendone le
condizioni di disoccupazione secondo gli indirizzi
comunitari intesi a promuovere strategie preventive della
disoccupazione giovanile e della disoccupazione di lunga
durata.
2. Ad ogni effetto si intendono per:
a) «adolescenti», i minori di eta’ compresa fra i
quindici e diciotto anni, che non siano piu’ soggetti
all’obbligo scolastico;
b) «giovani», i soggetti di eta’ superiore a diciotto
anni e fino a venticinque anni compiuti o, se in possesso
di un diploma universitario di laurea, fino a ventinove
anni compiuti, ovvero la diversa superiore eta’ definita in
conformita’ agli indirizzi dell’Unione europea;
c) «stato di disoccupazione», la condizione del soggetto
privo di lavoro, che sia immediatamente disponibile allo
svolgimento ed alla ricerca di una attivita’ lavorativa
secondo modalita’ definite con i servizi competenti;
d) «disoccupati di lunga durata», coloro che, dopo aver
perso un posto di lavoro o cessato un’attivita’ di lavoro
autonomo, siano alla ricerca di una nuova occupazione da
piu’ di dodici mesi o da piu’ di sei mesi se giovani;
e) «inoccupati di lunga durata», coloro che, senza aver
precedentemente svolto un’attivita’ lavorativa, siano alla
ricerca di un’occupazione da piu’ di dodici mesi o da piu’
di sei mesi se giovani;
f) «donne in reinserimento lavorativo», quelle che, gia’
precedentemente occupate, intendano rientrare nel mercato
del lavoro dopo almeno due anni di inattivita’;
g) «servizi competenti», i centri per l’impiego di cui
all’art. 4, comma 1, lettera e) del decreto legislativo 23
dicembre 1997, n. 469, e gli altri organismi autorizzati o
accreditati a svolgere le previste funzioni, in conformita’
delle norme regionali e delle province autonome di Trento e
di Bolzano.».
– Si riporta il testo del comma 1 dell’art. 61 del
decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 (Attuazione
delle deleghe in materia di occupazione e mercato del
lavoro, di cui alla lege 14 febbraio 2003, n. 30) e
successive modificazioni:
«1. Ferma restando la disciplina per gli agenti e i
rappresentanti di commercio, i rapporti di collaborazione
coordinata e continuativa, prevalentemente personale e
senza vincolo di subordinazione, di cui all’art. 409, n. 3,
del codice di procedura civile devono essere riconducibili
a uno o piu’ progetti specifici o programmi di lavoro o
fasi di esso determinati dal committente e gestiti
autonomamente dal collaboratore in funzione del risultato,
nel rispetto del coordinamento con la organizzazione del
committente e indipendentemente dal tempo impiegato per
l’esecuzione della attivita’ lavorativa.».
– Si riporta il testo del comma 26 dell’art. 2 della
legge 8 agosto 1995, n. 335 (Riforma del sistema
pensionistico obbligatorio e complementare):
«26. A decorrere dal 1° gennaio 1996, sono tenuti
all’iscrizione presso una apposita Gestione separata,
presso l’INPS, e finalizzata all’estensione
dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidita’,
la vecchiaia ed i superstiti, i soggetti che esercitano per
professione abituale, ancorche’ non esclusiva, attivita’ di
lavoro autonomo, di cui al comma 1 dell’art. 49 del testo
unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e
successive modificazioni ed integrazioni, nonche’ i
titolari di rapporti di collaborazione coordinata e
continuativa, di cui al comma 2, lettera a), dell’art. 49
del medesimo testo unico e gli incaricati alla vendita a
domicilio di cui all’art. 36 della legge 11 giugno 1971, n.
426. Sono esclusi dall’obbligo i soggetti assegnatari di
borse di studio, limitatamente alla relativa attivita’.».
– Si riporta il testo del comma 212 dell’art. 1 della
legge 23 dicembre 1996, n. 662 (Misure di razionalizzazione
della finanza pubblica):
«212. Ai fini dell’obbligo previsto dall’art. 2, comma
26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, i soggetti titolari
di redditi di lavoro autonomo di cui all’art. 49, comma 1,
del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con
decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986,
n. 917, e successive modificazioni, hanno titolo ad
addebitare ai committenti, con effetto dal 26 settembre
1996, in via definitiva, una percentuale nella misura del 4
per cento dei compensi lordi. Il versamento e’ effettuato
alle seguenti scadenze:
a) entro il 31 maggio di ciascun anno, un acconto del
contributo dovuto, nella misura corrispondente al 40 per
cento dell’importo dovuto sui redditi di lavoro autonomo
risultanti dalla dichiarazione dei redditi relativa
all’anno precedente;
b) entro il 30 novembre di ciascun anno, un acconto del
contributo dovuto nella misura corrispondente al 40 per
cento dell’importo dovuto sui redditi di lavoro autonomo
risultante dalla dichiarazione dei redditi relativa
all’anno precedente;
c) entro il 31 maggio di ciascun anno, il saldo del
contributo dovuto per il periodo compreso tra il 1° gennaio
ed il 31 dicembre dell’anno precedente.».
– Si riporta il testo del comma 3 dell’art. 1 della
legge 2 agosto 1990, n. 233 (Riforma dei trattamenti
pensionistici dei lavoratori autonomi):
«3. Il livello minimo imponibile ai fini del versamento
dei contributi previdenziali dovuti alle gestioni di cui al
comma 1 da ciascun assicurato e’ fissato nella misura del
minimale annuo di retribuzione che si ottiene moltiplicando
per 312 il minimale giornaliero stabilito, al 1° gennaio
dell’anno cui si riferiscono i contributi, per gli operai
del settore artigianato e commercio dall’articolo 1 del
decreto-legge 29 luglio 1981, n. 402, convertito, con
modificazioni, dalla legge 26 settembre 1981, n. 537, e
successive modificazioni ed integrazioni.».
– Si riporta il testo vigente dell’art. 13 del
decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35 (Disposizioni urgenti
nell’ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico,
sociale e territoriale), convertito con modificazioni dalla
legge 14 maggio 2005, n. 80, cosi’ come modificato dalla
presente legge:
«Art. 13 (Disposizioni in materia di previdenza
complementare, per il potenziamento degli ammortizzatori
sociali e degli incentivi al reimpiego nonche’ conferma
dell’indennizzabilita’ della disoccupazione nei casi di
sospensione dell’attivita’ lavorativa). – 1. Al fine di
sostenere l’apparato produttivo anche attraverso la
graduale attuazione delle deleghe legislative in materia di
previdenza complementare previste dall’art. 1, comma 2,
della legge 23 agosto 2004, n. 243, e’ autorizzata, ai
sensi dell’art. 1, comma 42, della medesima legge, la spesa
di 20 milioni di euro per l’anno 2005, 200 milioni di euro
per l’anno 2006 e 530 milioni di euro a decorrere dall’anno
2007. Al relativo onere si provvede, quanto a 20 milioni di
euro per l’anno 2005, 200 milioni di euro per l’anno 2006 e
506 milioni di euro per l’anno 2007, mediante
corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai
fini del bilancio triennale 2005-2007, nell’ambito
dell’unita’ previsionale di base di parte corrente «Fondo
speciale» dello stato di previsione del Ministero
dell’economia e delle finanze allo scopo parzialmente
utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero del
lavoro e delle politiche sociali, quanto a 14 milioni di
euro per l’anno 2007, mediante utilizzo di parte delle
maggiori entrate derivanti dall’attuazione dell’art. 7,
comma 3, quanto a 10 milioni di euro per l’anno 2007,
mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di
spesa di cui all’art. 9-ter della legge 5 agosto 1978, n.
468, come determinata dalla tabella C della legge 30
dicembre 2004, n. 311.
2. In attesa della riforma organica degli ammortizzatori
sociali e del sistema degli incentivi all’occupazione, per
gli anni 2005 e 2006, con decorrenza, in ogni caso, non
anteriore alla data di entrata in vigore del presente
decreto, sono adottati i seguenti interventi:
a) per i trattamenti di disoccupazione in pagamento dal
1° aprile 2005 al 31 dicembre 2006 la durata
dell’indennita’ ordinaria di disoccupazione con requisiti
normali, di cui all’art. 19, primo comma, del regio
decreto-legge 14 aprile 1939, n. 636, convertito, con
modificazioni, dalla legge 6 luglio 1939, n. 1272, e
successive modificazioni, e’ elevata a sette mesi per i
soggetti con eta’ anagrafica inferiore a cinquanta anni e a
dieci mesi per i soggetti con eta’ anagrafica pari o
superiore a cinquanta anni. La percentuale di
commisurazione alla retribuzione della predetta indennita’
e’ elevata al cinquanta per cento per i primi sei mesi ed
e’ fissata al quaranta per cento per i successivi tre mesi
e al trenta per cento per gli ulteriori mesi. Resta
confermato il riconoscimento della contribuzione figurativa
per il periodo di percezione del trattamento nel limite
massimo di sei mesi per i soggetti con eta’ anagrafica
inferiore a cinquanta anni e di nove mesi per i soggetti
con eta’ anagrafica pari o superiore a cinquanta anni. Gli
incrementi di misura e di durata di cui al presente comma
non si applicano ai trattamenti di disoccupazione agricoli,
ordinari e speciali, ne’ all’indennita’ ordinaria con
requisiti ridotti di cui all’art. 7, comma 3, del
decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86, convertito, con
modificazioni, dalla legge 20 maggio 1988, n. 160.
L’indennita’ di disoccupazione non spetta nelle ipotesi di
perdita e sospensione dello stato di disoccupazione
disciplinate dalla normativa in materia di incontro tra
domanda e offerta di lavoro. Per le finalita’ di cui alla
presente lettera, e’ istituita, nell’ambito dell’INPS, una
speciale evidenza contabile a cui affluisce per l’anno 2005
l’importo di 307,55 milioni di euro e per l’anno 2006
l’importo di 427,23 milioni di euro;
b) all’art. 1, comma 155, primo periodo, della legge 30
dicembre 2004, n. 311, le parole: «310 milioni di euro»
sono sostituite dalle seguenti: «460 milioni di euro»; dopo
le parole: «entro il 31 dicembre 2005» sono inserite le
seguenti: «e per gli accordi di settore entro il 31
dicembre 2006»; dopo le parole: «intervenuti entro il 30
giugno 2005» sono inserite le seguenti: «che recepiscono le
intese intervenute in sede istituzionale territoriale»;
c) gli articoli 8, commi 2 e 4, e 25, comma 9, della
legge 23 luglio 1991, n. 223, si applicano anche al datore
di lavoro, in caso di assunzione, o all’utilizzatore in
caso di somministrazione, di lavoratori collocati in
mobilita’ ai sensi dell’art. 1, comma 155, della legge 30
dicembre 2004, n. 311. Ai lavoratori posti in cassa
integrazione guadagni straordinaria ai sensi del predetto
articolo 1, comma 155, della legge n. 311 del 2004,
dell’art. 1, comma 1, del decreto-legge 5 ottobre 2004, n.
249, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 dicembre
2004, n. 291, ovvero, in caso di cessazione di attivita’,
dell’art. 1, comma 5, della citata legge n. 223 del 1991,
si applicano le disposizioni di cui all’art. 8, comma 9,
della legge 29 dicembre 1990, n. 407, ed all’art. 4, comma
3, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito,
con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236. Fino
al 31 dicembre 2005 e con riferimento ai predetti
lavoratori l’applicazione del citato art. 4, comma 3, e’
effettuata indipendentemente dai limiti connessi alla
fruizione per il lavoratore e all’ammissione per l’impresa
ai trattamenti di cassa integrazione guadagni straordinaria
e senza l’applicazione ivi prevista delle riduzioni
connesse con l’entita’ dei benefici, nel limite di 10
milioni di euro per l’anno 2005 a carico del Fondo per
l’occupazione di cui all’art. 1, comma 7, del decreto-legge
20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni,
dalla legge 19 luglio 1993, n. 236. Le disposizioni di cui
alla presente lettera non si applicano con riferimento ai
lavoratori che siano stati collocati in cassa integrazione
guadagni straordinaria o siano stati collocati in mobilita’
nei sei mesi precedenti, da parte di impresa dello stesso o
di diverso settore di attivita’ che, al momento della
sospensione in cassa integrazione guadagni straordinaria o
al momento del licenziamento, presenti assetti proprietari
sostanzialmente coincidenti con quelli dell’impresa che
assume o utilizza, ovvero risulti con quest’ultima in
rapporto di collegamento o controllo;
d) nel limite di 10 milioni di euro per l’anno 2005 a
carico del Fondo per l’occupazione di cui all’art. 1, comma
7, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito,
con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, al
fine di agevolare i processi di mobilita’ territoriale
finalizzati al reimpiego presso datori di lavoro privati ed
al mantenimento dell’occupazione, ai lavoratori in
mobilita’ o sospesi in cassa integrazione guadagni
straordinaria, che accettino una sede di lavoro distante
piu’ di cento chilometri dal luogo di residenza, e’ erogata
una somma pari a una mensilita’ dell’indennita’ di
mobilita’ in caso di contratto a tempo determinato di
durata superiore a dodici mesi o pari a tre mensilita’
dell’indennita’ di mobilita’ in caso di contratto a tempo
indeterminato o determinato di durata superiore a diciotto
mesi. Nel caso del distacco di cui all’art. 8, comma 3, del
citato decreto-legge n. 148 del 1993, in una sede di lavoro
distante piu’ di cento chilometri dal luogo di residenza,
al lavoratore interessato viene erogata, nell’ambito delle
risorse finanziarie di cui al primo periodo, una somma pari
a una mensilita’ dell’indennita’ di mobilita’ in caso di
distacco di durata superiore a dodici mesi o pari a tre
mensilita’ dell’indennita’ di mobilita’ in caso di distacco
di durata superiore a diciotto mesi. Con successivo decreto
del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di
concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze,
sono definite le relative modalita’ attuative.
3. Per le finalita’ di cui al comma 2, lettere b), c) e
d), il Fondo per l’occupazione di cui all’art. 1, comma 7,
del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con
modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, e’
incrementato di 170 milioni di euro per l’anno 2005. Il
predetto Fondo e’ altresi’ incrementato di 1,35 milioni di
euro a decorrere dall’anno 2007.
4. All’art. 1-ter del decreto-legge 20 maggio 1993, n.
148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio
1993, n. 236, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1 e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo:
«Per l’anno 2005 la dotazione finanziaria del predetto
Fondo e’ stabilita in 10 milioni di euro.»;
b) al comma 2, e’ aggiunto, in fine, il seguente
periodo: «Con decreto del Ministro del lavoro e delle
politiche sociali, sentito il Comitato per il coordinamento
delle iniziative per l’occupazione della Presidenza del
Consiglio dei Ministri, tenuto conto dei fenomeni di
repentina crisi occupazionale in essere, sono indicati i
criteri di priorita’ per l’attribuzione delle risorse e con
riferimento alle aree territoriali ed ai settori
industriali in crisi, nonche’ i criteri di selezione dei
soggetti a cui e’ attribuita la gestione dei programmi di
sviluppo locale connessi.».
5. Agli oneri derivanti dai commi 2, 3 e 4, pari a
487,55 milioni di euro per l’anno 2005, a 427,23 milioni di
euro per l’anno 2006 e a 1,35 milioni di euro a decorrere
dall’anno 2007, si provvede quanto a 456,05 milioni di euro
per l’anno 2005, 402,23 milioni di euro per l’anno 2006 e
0,35 milioni di euro per l’anno 2007 mediante
corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai
fini del bilancio triennale 2005-2007, nell’ambito
dell’unita’ previsionale di base di parte corrente «Fondo
speciale» dello stato di previsione del Ministero
dell’economia e delle finanze per l’anno 2005, allo scopo
parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al
Ministero del lavoro e delle politiche sociali; quanto a
23,5 milioni di euro per l’anno 2005, 17 milioni di euro
per l’anno 2006 e un milione di euro per l’anno 2007,
mediante utilizzo, per l’anno 2005, di parte delle maggiori
entrate derivanti dall’attuazione dell’art. 10, comma 2, e,
per gli anni successivi, mediante utilizzo delle maggiori
entrate di cui all’art. 7, comma 3, e quanto a 8 milioni di
euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006 mediante
corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di
cui all’art. 9-ter della legge 5 agosto 1978, n. 468, come
determinata dalla tabella C della legge 30 dicembre 2004,
n. 311.
6. L’INPS provvede al monitoraggio degli effetti
derivanti dalle disposizioni introdotte ai sensi del comma
2, comunicando i risultati al Ministero del lavoro e delle
politiche sociali ed al Ministero dell’economia e delle
finanze, anche ai fini dell’adozione, per quanto concerne
gli interventi previsti al comma 2, lettera a), dei
provvedimenti correttivi di cui all’art. 11-ter, comma 7,
della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive
modificazioni, ovvero delle misure correttive da assumere
ai sensi dell’art. 11, comma 3, lettera i-quater), della
medesima legge. Limitatamente al periodo strettamente
necessario all’adozione dei predetti provvedimenti
correttivi, alle eventuali eccedenze di spesa rispetto alle
previsioni a legislazione vigente si provvede mediante
corrispondente rideterminazione, da effettuare con decreto
del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di
concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze,
degli interventi posti a carico del Fondo di cui all’art.
1, comma 7, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993,
n. 236.
7. (soppresso).
8. (soppresso).
9. (soppresso).
10. (soppresso).
11. (soppresso).
12. (soppresso).
13. All’art. 118 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e
successive modificazioni, sono apportate le seguenti
modificazioni:
a) al comma 1, il sesto periodo e’ sostituito dai
seguenti: «I piani aziendali, territoriali o settoriali
sono stabiliti sentite le regioni e le province autonome
territorialmente interessate. I progetti relativi ai piani
individuali ed alle iniziative propedeutiche e connesse ai
medesimi sono trasmessi alle regioni ed alle province
autonome territorialmente interessate, affinche’ ne possano
tenere conto nell’ambito delle rispettive programmazioni.»;
b) al comma 2, le parole: «da due rappresentanti delle
regioni» sono sostituite dalle seguenti: «da quattro
rappresentanti delle regioni».
13-bis. All’articolo 49 del decreto legislativo 10
settembre 2003, n. 276, dopo il comma 5 e’ aggiunto il
seguente:
«5-bis Fino all’approvazione della legge regionale
prevista dal comma 5, la disciplina dell’apprendistato
professionalizzante e’ rimessa ai contratti collettivi
nazionali di categoria stipulati da associazioni dei datori
e prestatori di lavoro comparativamente piu’
rappresentative sul piano nazionale.».
– Si riporta il testo dell’art. 25 della legge 21
dicembre 1978, n. 845 (Legge-quadro in materia di
formazione professionale.):
«Art. 25 (Istituzione di un Fondo di rotazione). – Per
favorire l’accesso al Fondo sociale europeo e al Fondo
regionale europeo dei progetti realizzati dagli organismi
di cui all’articolo precedente, e’ istituito, presso il
Ministero del lavoro e della previdenza sociale, con
l’amministrazione autonoma e gestione fuori bilancio, ai
sensi dell’art. 9 della legge 25 novembre 1971, n. 1041, un
Fondo di rotazione.
Per la costituzione del Fondo di rotazione, la cui
dotazione e’ fissata in lire 100 miliardi, si provvede a
carico del bilancio dello Stato con l’istituzione di un
apposito capitolo di spesa nello stato di previsione del
Ministero del lavoro e della previdenza sociale per l’anno
1979.
A decorrere dal periodo di paga in corso al 1° gennaio
1979, le aliquote contributive di cui ai numeri da 1) a 5)
dell’art. 20 del decreto-legge 2 marzo 1974, n. 30,
convertito, con modificazioni, nella legge 16 aprile 1974,
n. 114, e modificato dall’art. 11 della legge 3 giugno
1975, n. 160, sono ridotte:
1) dal 4,45 al 4,15 per cento;
2) dal 4,45 al 4,15 per cento;
3) dal 3,05 al 2,75 per cento;
4) dal 4,30 al 4 per cento;
5) dal 6,50 al 6,20 per cento.
Con la stessa decorrenza l’aliquota del contributo
integrativo dovuto per l’assicurazione obbligatoria contro
la disoccupazione involontaria ai sensi dell’art. 12 della
legge 3 giugno 1975, n. 160, e’ aumentata in misura pari
allo 0,30 per cento delle retribuzioni soggette all’obbligo
contributivo.
I due terzi delle maggiori entrate derivanti
dall’aumento contribuitivo di cui al precedente comma
affluiscono al Fondo di rotazione. Il versamento delle
somme dovute al Fondo e’ effettuato dall’Istituto nazionale
della previdenza sociale con periodicita’ trimestrale.
La parte di disponibilita’ del Fondo di rotazione non
utilizzata al termine di ogni biennio, a partire da quello
successivo alla data di entrata in vigore della presente
legge, rimane acquisita alla gestione per l’assicurazione
obbligatoria contro la disoccupazione involontaria.
Alla copertura dell’onere di lire 100 miliardi,
derivante dall’applicazione della presente legge
nell’esercizio finanziario 1979, si fara’ fronte mediante
corrispondente riduzione dello stanziamento del capitolo
9001 dello stato di previsione della spesa del Ministero
del tesoro per l’anno finanziario anzidetto.
Il Ministro del tesoro e’ autorizzato ad apportare, con
propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
Le somme di cui ai commi precedenti affluiscono in
apposito conto corrente infruttifero aperto presso la
tesoreria centrale e denominato «Ministero del lavoro e
della previdenza sociale – somme destinate a promuovere
l’accesso al Fondo sociale europeo dei progetti realizzati
dagli organismi di cui all’art. 8 della decisione del
consiglio delle Comunita’ europee numero 71/66/CEE del 1°
febbraio 1971, modificata dalla decisione n. 77/801/CEE del
20 dicembre 1977».».
– Si riporta il testo dell’art. 118 della legge 23
dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del
bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge
finanziaria 2001), cosi’ come modificato dalla presente
legge al comma 17 del presente articolo:
«Art. 118 (Interventi in materia di formazione
professionale nonche’ disposizioni di attivita’ svolte in
fondi comunitari e di Fondo sociale europeo). – 1. Al fine
di promuovere, in coerenza con la programmazione regionale
e con le funzioni di indirizzo attribuite in materia al
Ministero del lavoro e delle politiche sociali, lo sviluppo
della formazione professionale continua, in un’ottica di
competitivita’ delle imprese e di garanzia di occupabilita’
dei lavoratori, possono essere istituiti, per ciascuno dei
settori economici dell’industria, dell’agricoltura, del
terziario e dell’artigianato, nelle forme di cui al comma
6, fondi paritetici interprofessionali nazionali per la
formazione continua, nel presente articolo denominati
«fondi». Gli accordi interconfederali stipulati dalle
organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei
lavoratori maggiormente rappresentative sul piano nazionale
possono prevedere l’istituzione di fondi anche per settori
diversi, nonche’, all’interno degli stessi, la costituzione
di un’apposita sezione relativa ai dirigenti. I fondi
relativi ai dirigenti possono essere costituiti mediante
accordi stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori
di lavoro e dei dirigenti comparativamente piu’
rappresentative, oppure come apposita sezione all’interno
dei fondi interprofessionali nazionali. I fondi, previo
accordo tra le parti, si possono articolare regionalmente o
territorialmente. I fondi possono finanziare in tutto o in
parte piani formativi aziendali, territoriali, settoriali o
individuali concordati tra le parti sociali, nonche’
eventuali ulteriori iniziative propedeutiche e comunque
direttamente connesse a detti piani concordate tra le
parti. I piani aziendali, territoriali o settoriali sono
stabiliti sentite le regioni e le province autonome
territorialmente interessate. I progetti relativi ai piani
individuali ed alle iniziative propedeutiche e connesse ai
medesimi sono trasmessi alle regioni ed alle province
autonome territorialmente interessate, affinche’ ne possano
tenere conto nell’ambito delle rispettive programmazioni.
Ai fondi afferiscono, secondo le disposizioni di cui al
presente articolo, le risorse derivanti dal gettito del
contributo integrativo stabilito dall’art. 25, quarto
comma, della legge 21 dicembre 1978, n. 845, e successive
modificazioni, relative ai datori di lavoro che aderiscono
a ciascun fondo. Nel finanziare i piani formativi di cui al
presente comma, i fondi si attengono al criterio della
redistribuzione delle risorse versate dalle aziende
aderenti a ciascuno di essi, ai sensi del comma 3.
2. L’attivazione dei fondi e’ subordinata al rilascio di
autorizzazione da parte del Ministero del lavoro e delle
politiche sociali, previa verifica della conformita’ alle
finalita’ di cui al comma 1 dei criteri di gestione, degli
organi e delle strutture di funzionamento dei fondi
medesimi e della professionalita’ dei gestori. Il Ministero
del lavoro e delle politiche sociali esercita altresi’ la
vigilanza ed il monitoraggio sulla gestione dei fondi; in
caso di irregolarita’ o di inadempimenti, il Ministero del
lavoro e delle politiche sociali puo’ disporne la
sospensione dell’operativita’ o il commissariamento. Entro
tre anni dall’entrata a regime dei fondi, il Ministero del
lavoro e delle politiche sociali effettuera’ una
valutazione dei risultati conseguiti dagli stessi. Il
presidente del collegio dei sindaci e’ nominato dal
Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Presso lo
stesso Ministero e’ istituito, con decreto ministeriale,
senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato,
l’«Osservatorio per la formazione continua» con il compito
di elaborare proposte di indirizzo attraverso la
predisposizione di linee-guida e di esprimere pareri e
valutazioni in ordine alle attivita’ svolte dai fondi,
anche in relazione all’applicazione delle suddette
linee-guida. Tale Osservatorio e’ composto da due
rappresentanti del Ministero del lavoro e delle politiche
sociali, dal consigliere di parita’ componente la
Commissione centrale per l’impiego, da quattro
rappresentanti delle regioni designati dalla Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano, nonche’ da un
rappresentante di ciascuna delle confederazioni delle
organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e delle
organizzazioni sindacali dei lavoratori maggiormente
rappresentative sul piano nazionale. Tale Osservatorio si
avvale dell’assistenza tecnica dell’Istituto per lo
sviluppo della formazione professionale dei lavoratori
(ISFOL). Ai componenti dell’Osservatorio non compete alcun
compenso ne’ rimborso spese per l’attivita’ espletata.
3. I datori di lavoro che aderiscono ai fondi effettuano
il versamento del contributo integrativo, di cui all’art.
25 della legge n. 845 del 1978, e successive modificazioni,
all’INPS, che provvede a trasferirlo, per intero, una volta
dedotti i meri costi amministrativi, al fondo indicato dal
datore di lavoro. L’adesione ai fondi e’ fissata entro il
31 ottobre di ogni anno, con effetti dal 1° gennaio
successivo; le successive adesioni o disdette avranno
effetto dal 1° gennaio di ogni anno. L’INPS, entro il 31
gennaio di ogni anno, a decorrere dal 2005, comunica al
Ministero del lavoro e delle politiche sociali e ai fondi
la previsione, sulla base delle adesioni pervenute, del
gettito del contributo integrativo, di cui all’art. 25
della legge n. 845 del 1978, e successive modificazioni,
relativo ai datori di lavoro aderenti ai fondi stessi
nonche’ di quello relativo agli altri datori di lavoro,
obbligati al versamento di detto contributo, destinato al
Fondo per la formazione professionale e per l’accesso al
Fondo sociale europeo (FSE), di cui all’art. 9, comma 5,
del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con
modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236. Lo
stesso Istituto provvede a disciplinare le modalita’ di
adesione ai fondi interprofessionali e di trasferimento
delle risorse agli stessi mediante acconti bimestrali
nonche’ a fornire, tempestivamente e con regolarita’, ai
fondi stessi, tutte le informazioni relative alle imprese
aderenti e ai contributi integrativi da esse versati. Al
fine di assicurare continuita’ nel perseguimento delle
finalita’ istituzionali del Fondo per la formazione
professionale e per l’accesso al FSE, di cui all’art. 9,
comma 5, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993,
n. 236, rimane fermo quanto previsto dal secondo periodo
del comma 2 dell’articolo 66 della legge 17 maggio 1999, n.
144.
4. Nei confronti del contributo versato ai sensi del
comma 3, trovano applicazione le disposizioni di cui al
quarto comma dell’art. 25 della citata legge n. 845 del
1978, e successive modificazioni.
5. Resta fermo per i datori di lavoro che non aderiscono
ai fondi l’obbligo di versare all’INPS il contributo
integrativo di cui al quarto comma dell’art. 25 della
citata legge n. 845 del 1978, e successive modificazioni,
secondo le modalita’ vigenti prima della data di entrata in
vigore della presente legge.
6. Ciascun fondo e’ istituito, sulla base di accordi
interconfederali stipulati dalle organizzazioni sindacali
dei datori di lavoro e dei lavoratori maggiormente
rappresentative sul piano nazionale, alternativamente:
a) come soggetto giuridico di natura associativa ai
sensi dell’articolo 36 del codice civile;
b) come soggetto dotato di personalita’ giuridica ai
sensi degli articoli 1 e 9 del regolamento di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000,
n. 361, concessa con decreto del Ministro del lavoro e
delle politiche sociali.
7. [I fondi, previo accordo tra le parti, si possono
articolare regionalmente o territorialmente].
8. In caso di omissione, anche parziale, del contributo
integrativo di cui all’art. 25 della legge n. 845 del 1978,
il datore di lavoro e’ tenuto a corrispondere il contributo
omesso e le relative sanzioni, che vengono versate
dall’INPS al fondo prescelto.
9. Con decreto del Ministro del lavoro e della
previdenza sociale sono determinati, entro centoventi
giorni dalla data di entrata in vigore della presente
legge, modalita’, termini e condizioni per il concorso al
finanziamento di progetti di ristrutturazione elaborati
dagli enti di formazione entro il limite massimo di lire
100 miliardi per l’anno 2001, nell’ambito delle risorse
preordinate allo scopo nel Fondo per l’occupazione di cui
all’art. 1, comma 7, del decreto-legge 20 maggio 1993, n.
148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio
1993, n. 236. Le disponibilita’ sono ripartite su base
regionale in riferimento al numero degli enti e dei
lavoratori interessati dai processi di ristrutturazione,
con priorita’ per i progetti di ristrutturazione
finalizzati a conseguire i requisiti previsti per
l’accreditamento delle strutture formative ai sensi
dell’accordo sancito in sede di conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano del 18 febbraio 2000, e sue eventuali
modifiche.
10. A decorrere dall’anno 2001 e’ stabilita al 20 per
cento la quota del gettito complessivo da destinare ai
fondi a valere sul terzo delle risorse derivanti dal
contributo integrativo di cui all’art. 25 della legge 21
dicembre 1978, n. 845, destinato al Fondo di cui
all’articolo medesimo. Tale quota e’ stabilita al 30 per
cento per il 2002 e al 50 per cento per il 2003.
11. Con decreto del Ministro del lavoro e della
previdenza sociale sono determinati le modalita’ ed i
criteri di destinazione al finanziamento degli interventi
di cui all’art. 80, comma 4, della legge 23 dicembre 1998,
n. 448, dell’importo aggiuntivo di lire 25 miliardi per
l’anno 2001.
12. Gli importi previsti per gli anni 1999 e 2000
dall’art. 66, comma 2, della legge 17 maggio 1999, n. 144,
sono:
a) per il 75 per cento assegnati al Fondo di cui al
citato art. 25 della legge n. 845 del 1978, per finanziare,
in via prioritaria, i piani formativi aziendali,
territoriali o settoriali concordati tra le parti sociali;
b) per il restante 25 per cento accantonati per essere
destinati ai fondi, a seguito della loro istituzione. Con
decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali,
di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze,
sono determinati i termini ed i criteri di attribuzione
delle risorse di cui al presente comma ed al comma 10.
13. Per le annualita’ di cui al comma 12, l’INPS
continua ad effettuare il versamento stabilito dall’art. 1,
comma 72, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, al Fondo di
rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie di
cui all’art. 5 della legge 16 aprile 1987, n. 183, ed il
versamento stabilito dall’art. 9, comma 5, del citato
decreto-legge n. 148 del 1993, convertito, con
modificazioni, dalla legge n. 236 del 1993, al Fondo di cui
al medesimo comma.
14. Nell’esecuzione di programmi o di attivita’, i cui
oneri ricadono su fondi comunitari, gli enti pubblici di
ricerca sono autorizzati a procedere ad assunzioni o ad
impiegare personale a tempo determinato per tutta la durata
degli stessi. La presente disposizione si applica anche ai
programmi o alle attivita’ di assistenza tecnica in corso
di svolgimento alla data di entrata in vigore della
presente legge.
15. Gli avanzi finanziari derivanti dalla gestione delle
risorse del Fondo sociale europeo, amministrate negli
esercizi antecedenti la programmazione comunitaria
1989-1993 dei Fondi strutturali dal Ministero del lavoro e
della previdenza sociale tramite la gestione fuori bilancio
del Fondo di rotazione istituito dall’art. 25 della legge
21 dicembre 1978, n. 845, e successive modificazioni,
possono essere destinati alla copertura di oneri derivanti
dalla responsabilita’ sussidiaria dello Stato membro ai
sensi della normativa comunitaria in materia.
16. Il Ministero del lavoro e della previdenza sociale,
con proprio decreto, destina nell’ambito delle risorse di
cui all’art. 68, comma 4, lettera a), della legge 17 maggio
1999, n. 144, una quota fino a lire 200 miliardi, per
l’anno 2001, di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni
2003, 2004, 2005, 2006 e 2007 e di 80 milioni di euro per
ciascuno degli anni 2008 e 2009, per le attivita’ di
formazione nell’esercizio dell’apprendistato anche se
svolte oltre il compimento del diciottesimo anno di eta’,
secondo le modalita’ di cui all’art. 16 della legge 24
giugno 1997, n. 196.».
– Si riporta il testo del comma 72 dell’art. 1 della
legge 28 dicembre 1995, n. 549 (Misure di razionalizzazione
della finanza pubblica):
«72. A decorrere dal 1° gennaio 1996, i due terzi delle
maggiori entrate derivanti dall’aumento contributivo
disposto dall’art. 25 della legge 21 dicembre 1978, n. 845,
e successive modificazioni, sono versati dall’INPS al Fondo
di rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie,
istituito dall’art. 5 della legge 16 aprile 1987, n. 183,
per essere destinati al cofinanziamento degli interventi
del Fondo sociale europeo, secondo scadenze e modalita’ da
stabilire con apposito decreto del Ministro del tesoro di
concerto con il Ministro del lavoro e della previdenza
sociale, a modifica di quelle attualmente in vigore.».
– Si riporta il testo dell’art. 12 del gia’ citato
decreto legislativo n. 276 del 2003, e successive
modificazioni:
«Art. 12 (Fondi per la formazione e l’integrazione del
reddito). – 1. I soggetti autorizzati alla somministrazione
di lavoro sono tenuti a versare ai fondi di cui al comma 4
un contributo pari al 4 per cento della retribuzione
corrisposta ai lavoratori assunti con contratto a tempo
determinato per l’esercizio di attivita’ di
somministrazione. Le risorse sono destinate per interventi
a favore dei lavoratori assunti con contratto a tempo
determinato intesi, in particolare, a promuovere percorsi
di qualificazione e riqualificazione anche in funzione di
continuita’ di occasioni di impiego e a prevedere
specifiche misure di carattere previdenziale.
2. I soggetti autorizzati alla somministrazione di
lavoro sono altresi’ tenuti a versare ai fondi di cui al
comma 4 un contributo pari al 4 per cento della
retribuzione corrisposta ai lavoratori assunti con
contratto a tempo indeterminato. Le risorse sono destinate
a:
a) iniziative comuni finalizzate a garantire
l’integrazione del reddito dei lavoratori assunti con
contratto a tempo indeterminato in caso di fine lavori;
b) iniziative comuni finalizzate a verificare l’utilizzo
della somministrazione di lavoro e la sua efficacia anche
in termini di promozione della emersione del lavoro non
regolare e di contrasto agli appalti illeciti;
c) iniziative per l’inserimento o il reinserimento nel
mercato del lavoro di lavoratori svantaggiati anche in
regime di accreditamento con le regioni;
d) per la promozione di percorsi di qualificazione e
riqualificazione professionale.
3. Gli interventi e le misure di cui ai commi 1 e 2 sono
attuati nel quadro di politiche stabilite nel contratto
collettivo nazionale delle imprese di somministrazione di
lavoro ovvero, in mancanza, stabilite con decreto del
Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentite le
associazioni dei datori di lavoro e dei prestatori di
lavoro maggiormente rappresentative nel predetto ambito.
4. I contributi di cui ai commi 1 e 2 sono rimessi a un
fondo bilaterale appositamente costituito, anche nell’ente
bilaterale, dalle parti stipulanti il contratto collettivo
nazionale delle imprese di somministrazione di lavoro:
a) come soggetto giuridico di natura associativa ai
sensi dell’art. 36 del codice civile;
b) come soggetto dotato di personalita’ giuridica ai
sensi dell’art. 12 del codice civile con procedimento per
il riconoscimento rientrante nelle competenze del Ministro
del lavoro e delle politiche sociali ai sensi dell’art. 2,
comma 1, della legge 12 gennaio 1991, n. 13.
5. I fondi di cui al comma 4 sono attivati a seguito di
autorizzazione del Ministero del lavoro e delle politiche
sociali, previa verifica della congruita’, rispetto alle
finalita’ istituzionali previste ai commi l e 2, dei
criteri di gestione e delle strutture di funzionamento del
fondo stesso, con particolare riferimento alla
sostenibilita’ finanziaria complessiva del sistema. Il
Ministero del lavoro e delle politiche sociali esercita la
vigilanza sulla gestione dei fondi.
6. Restano in ogni caso salve le clausole dei contratti
collettivi nazionali di lavoro stipulate ai sensi dell’art.
1, comma 3, della legge 24 giugno 1997, n. 196.
7. I contributi versati ai sensi dei commi 1 e 2 si
intendono soggetti alla disciplina di cui all’art. 26-bis
della legge 24 giugno 1997, n. 196.
8. In caso di omissione, anche parziale, dei contributi
di cui ai commi 1 e 2, il datore di lavoro e’ tenuto a
corrispondere, oltre al contributo omesso e alle relative
sanzioni, una somma, a titolo di sanzione amministrativa,
di importo pari a quella del contributo omesso; gli importi
delle sanzioni amministrative sono versati ai fondi di cui
al comma 4.
9. Trascorsi dodici mesi dalla entrata in vigore del
presente decreto, il Ministro del lavoro e delle politiche
sociali con proprio decreto, sentite le associazioni dei
datori e dei prestatori di lavoro comparativamente piu’
rappresentative sul piano nazionale puo’ ridurre i
contributi di cui ai commi 1 e 2 in relazione alla loro
congruita’ con le finalita’ dei relativi fondi.».
– Il regolamento (CE) n. 800/2008 recante «Regolamento
della Commissione che dichiara alcune categorie di aiuti
compatibili con il mercato comune in applicazione degli
articoli 87 e 88 del trattato (regolamento generale di
esenzione per categoria)» e’ pubblicato nella G.U.U.E. 9
agosto 2008, n. L 214.
– Si riporta il testo del comma 521 dell’art. 2 della
legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni per la
formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato –
legge finanziaria 2008), e successive modificazioni:
«521. In attesa della riforma degli ammortizzatori
sociali e nel limite complessivo di spesa di 470 milioni di
euro, di cui 20 milioni per il settore agricolo e 10
milioni per il comparto della pesca, a carico del Fondo per
l’occupazione di cui all’art. 1, comma 7, del decreto-legge
20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni,
dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, il Ministro del lavoro
e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro
dell’economia e delle finanze, puo’ disporre, entro il 31
dicembre 2008, in deroga alla vigente normativa,
concessioni, anche senza soluzione di continuita’, dei
trattamenti di cassa integrazione guadagni straordinaria,
di mobilita’ e di disoccupazione speciale, nel caso di
programmi finalizzati alla gestione di crisi occupazionale,
anche con riferimento a settori produttivi e ad aree
regionali, ovvero miranti al reimpiego di lavoratori
coinvolti in detti programmi definiti in specifici accordi
in sede governativa intervenuti entro il 15 giugno 2008 che
recepiscono le intese gia’ stipulate in sede territoriale
ed inviate al Ministero del lavoro e della previdenza
sociale entro il 20 maggio 2008. Nell’ambito delle risorse
finanziarie di cui al primo periodo, i trattamenti concessi
ai sensi dell’art. 1, comma 1190, della legge 27 dicembre
2006, n. 296, possono essere prorogati, con decreto del
Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto
con il Ministro dell’economia e delle finanze, qualora i
piani di gestione delle eccedenze gia’ definiti in
specifici accordi in sede governativa abbiano comportato
una riduzione nella misura almeno del 10 per cento del
numero dei destinatari dei trattamenti scaduti il 31
dicembre 2007.».
– Si riporta il testo dell’art. 1-quinquies del
decreto-legge 5 ottobre 2004, n. 249 (Interventi urgenti in
materia di politiche del lavoro e sociali) convertito, con
modificazioni, dalla legge 3 dicembre 2004, n. 291, e
successive modificazioni:
«Art.1-quinquies. – 1. Il lavoratore sospeso in cassa
integrazione guadagni straordinaria ai sensi degli articoli
1 e 3 della legge 23 luglio 1991, n. 223, e successive
modificazioni, nonche’ ai sensi del primo periodo del comma
1 dell’art. 1-bis del presente decreto, decade dal
trattamento qualora rifiuti di essere avviato ad un corso
di formazione o di riqualificazione o non lo frequenti
regolarmente. Il lavoratore destinatario del trattamento di
mobilita’, la cui iscrizione nelle relative liste sia
finalizzata esclusivamente al reimpiego, del trattamento di
disoccupazione speciale, di indennita’ o sussidi, la cui
corresponsione e’ collegata allo stato di disoccupazione o
inoccupazione, del trattamento straordinario di
integrazione salariale concesso ai sensi del comma 1
dell’art. 1, ovvero destinatario dei trattamenti concessi o
prorogati ai sensi di normative speciali in deroga alla
vigente legislazione, decade dai trattamenti medesimi,
anche nelle ipotesi in cui il lavoratore sia stato ammesso
al trattamento con decorrenza anteriore alla data di
entrata in vigore del presente decreto, quando: a) rifiuti
di essere avviato ad un progetto individuale di inserimento
nel mercato del lavoro, ovvero ad un corso di formazione o
di riqualificazione o non lo frequenti regolarmente; b) non
accetti l’offerta di un lavoro inquadrato in un livello
retributivo non inferiore del 20 per cento rispetto a
quello delle mansioni di provenienza. Le disposizioni di
cui al presente comma si applicano quando le attivita’
lavorative o di formazione ovvero di riqualificazione si
svolgono in un luogo che non dista piu’ di 50 chilometri
dalla residenza del lavoratore o comunque raggiungibile
mediamente in 80 minuti con i mezzi di trasporto pubblici.
1-bis. Nei casi di cui al comma 1, i responsabili della
attivita’ formativa, le agenzie per il lavoro ovvero i
datori di lavoro comunicano direttamente all’Inps e, in
caso di mobilita’, al servizio per l’impiego
territorialmente competente ai fini della cancellazione
dalle liste, i nominativi dei soggetti che possono essere
ritenuti decaduti dai trattamenti previdenziali. A seguito
di detta comunicazione l’Inps dichiara la decadenza dai
medesimi, dandone comunicazione agli interessati.
1-ter. Avverso gli atti di cui al comma 1-bis e’ ammesso
ricorso entro quaranta giorni alle direzioni provinciali
del lavoro territorialmente competenti che decidono, in via
definitiva, nei trenta giorni successivi alla data di
presentazione del ricorso. La decisione del ricorso e’
comunicata all’Inps e, nel caso di mobilita’, al competente
servizio per l’impiego.
1-quater. La mancata comunicazione di cui al comma 1-bis
e’ valutata ai fini della verifica del corretto andamento
dell’attivita’ svolta da parte delle agenzie per il lavoro
ai sensi dell’art. 4, comma 5, del decreto legislativo 10
settembre 2003, n. 276.
1-quinquies. Il regime delle decadenze di cui ai commi
da 1 a 1-quater del presente articolo si applica ai
lavoratori destinatari degli ammortizzatori sociali di cui
all’art. 1-bis, comma 1, del presente decreto. Ai fini
dell’erogazione dei trattamenti, i lavoratori beneficiari
sono tenuti a sottoscrivere apposito patto di servizio
presso i competenti Centri per l’impiego o presso le
Agenzie incaricate del programma di reimpiego.».
– Si riporta il testo dell’art. 7 della legge 23 luglio
1991, m. 223 (Norme in materia di cassa integrazione,
mobilita’, trattamenti di disoccupazione, attuazione di
direttive della Comunita’ europea, avviamento al lavoro ed
altre disposizioni in materia di mercato del lavoro):
«Art. 7 (Indennita’ di mobilita’). – 1. I lavoratori
collocati in mobilita’ ai sensi dell’art. 4, che siano in
possesso dei requisiti di cui all’art. 16, comma 1, hanno
diritto ad una indennita’ per un periodo massimo di dodici
mesi, elevato a ventiquattro per i lavoratori che hanno
compiuto i quaranta anni e a trentasei per i lavoratori che
hanno compiuto i cinquanta anni. L’indennita’ spetta nella
misura percentuale, di seguito indicata, del trattamento
straordinario di integrazione salariale che hanno percepito
ovvero che sarebbe loro spettato nel periodo immediatamente
precedente la risoluzione del rapporto di lavoro:
a) per i primi dodici mesi: cento per cento;
b) dal tredicesimo al trentaseiesimo mese: ottanta per
cento.
2. Nelle aree di cui al testo unico approvato con
decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo 1978, n.
218, la indennita’ di mobilita’ e’ corrisposta per un
periodo massimo di ventiquattro mesi, elevato a trentasei
per i lavoratori che hanno compiuto i quaranta anni e a
quarantotto per i lavoratori che hanno compiuto i cinquanta
anni. Essa spetta nella seguente misura:
a) per i primi dodici mesi: cento per cento;
b) dal tredicesimo al quarantottesimo mese: ottanta per
cento.
3. L’indennita’ di mobilita’ e’ adeguata, con effetto
dal 1° gennaio di ciascun anno, in misura pari all’aumento
della indennita’ di contingenza dei lavoratori dipendenti.
Essa non e’ comunque corrisposta successivamente alla data
del compimento dell’eta’ pensionabile ovvero, se a questa
data non e’ ancora maturato il diritto alla pensione di
vecchiaia, successivamente alla data in cui tale diritto
viene a maturazione.
4. L’indennita’ di mobilita’ non puo’ comunque essere
corrisposta per un periodo superiore all’anzianita’
maturata dal lavoratore alle dipendenze dell’impresa che
abbia attivato la procedura di cui all’art. 4.
5. I lavoratori in mobilita’ che ne facciano richiesta
per intraprendere un’attivita’ autonoma o per associarsi in
cooperativa in conformita’ alle norme vigenti possono
ottenere la corresponsione anticipata dell’indennita’ nelle
misure indicate nei commi 1 e 2, detraendone il numero di
mensilita’ gia’ godute. Fino al 31 dicembre 1992, per i
lavoratori in mobilita’ delle aree di cui al comma 2 che
abbiano compiuto i cinquanta anni di eta’, questa somma e’
aumentata di un importo pari a quindici mensilita’
dell’indennita’ iniziale di mobilita’ e comunque non
superiore al numero dei mesi mancanti al compimento dei
sessanta anni di eta’. Per questi ultimi lavoratori il
requisito di anzianita’ aziendale di cui all’art. 16, comma
1, e’ elevato in misura pari al periodo trascorso tra la
data di entrata in vigore della presente legge e quella del
loro collocamento in mobilita’. Le somme corrisposte a
titolo di anticipazione dell’indennita’ di mobilita’ sono
cumulabili con il beneficio di cui all’art. 17, legge 27
febbraio 1985, n. 49. Con decreto del Ministro del lavoro e
della previdenza sociale, di concerto con il Ministro del
tesoro, sono determinate le modalita’ e le condizioni per
la corresponsione anticipata dell’indennita’ di mobilita’,
le modalita’ per la restituzione nel caso in cui il
lavoratore, nei ventiquattro mesi successivi a quello della
corresponsione, assuma una occupazione alle altrui
dipendenze nel settore privato o in quello pubblico,
nonche’ le modalita’ per la riscossione delle somme di cui
all’art. 5, commi 4 e 6.
6. Nelle aree di cui al comma 2 nonche’ nell’ambito
delle circoscrizioni o nel maggior ambito determinato dalla
Commissione regionale per l’impiego, in cui sussista un
rapporto superiore alla media nazionale tra iscritti alla
prima classe della lista di collocamento e popolazione
residente in eta’ da lavoro, ai lavoratori collocati in
mobilita’ entro la data del 31 dicembre 1992 che, al
momento della cessazione del rapporto, abbiano compiuto
un’eta’ inferiore di non piu’ di cinque anni rispetto a
quella prevista dalla legge per il pensionamento di
vecchiaia, e possano far valere, nell’assicurazione
generale obbligatoria per l’invalidita’, la vecchiaia e i
superstiti, un’anzianita’ contributiva non inferiore a
quella minima prevista per il predetto pensionamento,
diminuita del numero di settimane mancanti alla data di
compimento dell’eta’ pensionabile, l’indennita’ di
mobilita’ e’ prolungata fino a quest’ultima data. La misura
dell’indennita’ per i periodi successivi a quelli previsti
nei commi 1 e 2 e’ dell’ottanta per cento.
7. Negli ambiti di cui al comma 6, ai lavoratori
collocati in mobilita’ entro la data del 31 dicembre 1992
che, al momento della cessazione del rapporto, abbiano
compiuto un’eta’ inferiore di non piu’ di dieci anni
rispetto a quella prevista dalla legge per il pensionamento
di vecchiaia e possano far valere, nell’assicurazione
generale obbligatoria per l’invalidita’, la vecchiaia e i
superstiti, un’anzianita’ contributiva non inferiore a
ventotto anni, l’indennita’ di mobilita’ spetta fino alla
data di maturazione del diritto al pensionamento di
anzianita’. Per i lavoratori dipendenti anteriormente alla
data del 1° gennaio 1991 dalle societa’ non operative della
Societa’ di Gestione e Partecipazioni Industriali S.p.A.
(GEPI) e della Iniziative Sardegna S.p.A. (INSAR) si
prescinde dal requisito dell’anzianita’ contributiva;
l’indennita’ di mobilita’ non puo’ comunque essere
corrisposta per un periodo superiore a dieci anni.
8. L’indennita’ di mobilita’ sostituisce ogni altra
prestazione di disoccupazione nonche’ le indennita’ di
malattia e di maternita’ eventualmente spettanti.
9. I periodi di godimento dell’indennita’ di mobilita’,
ad esclusione di quelli per i quali si fa luogo alla
corresponsione anticipata ai sensi del comma 5, sono
riconosciuti d’ufficio utili ai fini del conseguimento del
diritto alla pensione e ai fini della determinazione della
misura della pensione stessa. Per detti periodi il
contributo figurativo e’ calcolato sulla base della
retribuzione cui e’ riferito il trattamento straordinario
di integrazione salariale di cui al comma 1. Le somme
occorrenti per la copertura della contribuzione figurativa
sono versate dalla gestione di cui al comma 11 alle
gestioni pensionistiche competenti.
10. Per i periodi di godimento dell’indennita’ di
mobilita’ spetta l’assegno per il nucleo familiare di cui