Siti del circuito Teknoring


La Community degli Ingegneri Italiani · Supplemento di Tecnici.it - Quotidiano di informazione scientifica e tecnica - Anno 5 n° 101 del 22/05/2012
Cerca
  • feed
  • Commenti 610
  • tweeter316
  • facebook 29.909
  • 168.474 utenti registrati
  homepage/ News / Urbanistica / Nuova classificazione sismica della Regione Lazio

Nuova classificazione sismica della Regione Lazio

Elaborata da ENEA a seguito della Convenzione firmata con la Regione Lazio nel 2006 per l'analisi della sismicità regionale

urbanistica - 27 aprile 2009

Un team di ingegneri, geologi, fisici, esperti di statistica e di analisi storico-ambientali, nell'ambito di una convenzione tra Enea e Regione Lazio, hanno messo a punto una nuova metodologia per la classificazione sismica del territorio regionale. E dovranno tenerne conto progettisti e geologi che si occupano di pianificazione territoriale, una volta che sarà approvata dalla Giunta regionale. La spiegano Dario Rinaldis e Guido Martini, rispettivamente ingegnere e geologo del dipartimento Ambiente, Cambiamenti globali e Sviluppo sostenibile, sezione Prevenzione rischi naturali e Mitigazione effetti. Si tratta di un'analisi della sismicità regionale ai fini dell'individuazione di classi di comuni con situazioni omogenee di scuotibilità in occasione di eventi sismici.
I risultati scientifici delle attività sono stati presentati lo scorso ottobre a Pechino alla XIV Conferenza mondiale di Ingegneria sismica. "Sulla base dei risultati ottenuti, insieme ai geologi della Regione, i comuni del Lazio sono stati suddivisi secondo le diverse classi di pericolosità sismica", spiegano i due esperti, "Si è arrivati alla definizione di accelerogrammi di riferimento per ogni zona del territorio regionale, con caratteristiche di sismicità omogenee". L'indagine è stata condotta sia analizzando la sismica storica che ha interessato il territorio regionale sia i parametri di accelerazione al sito previsti dalla normativa vigente. "Nel primo caso sono stati identificati i massimi livelli di intensità sismica locale risentiti storicamente nei comuni del Lazio, nel secondo sono stati analizzati statisticamente i valori e le forme degli spettri di accelerazione locale disponibili per tutto il territorio nazionale. Mediante la tecnica statistica di 'cluster analysis' sono stati identificati raggruppamenti di comuni con caratteristiche omogenee di scuotibilità locale o meglio di accelerazioni del suolo; detti raggruppamenti, insieme ai valori di massima accelerazione attesa, sono alla base della classificazione sismica regionale. Per la definizione degli accelerogrammi di riferimento, l'analisi storica ha fornito alcuni parametri sismologici utilizzati come chiavi di ricerca per interrogare le banche dati accelerometriche mondiali". In linea generale, rispetto alla classificazione del 2003, per ottenere un maggiore dettaglio classificativo, le precedenti Zone Sismiche 2 e 3 sono state suddivise in 2 sub-zone ottenendo così un totale di 5 Zone Sismiche: Zona 1, Zona 2A e 2B, Zona 3A e 3B. Inoltre si è deciso di classificare più dettagliatamente sia il Comune di Roma, adottando i confini amministrativi dei 19 Municipi, sia i comuni di Rieti, Colfelice, Vejano, Nepi e Pescorocchiano.

"L'analisi conferma l'elevata pericolosità sismica del settore appenninico regionale: il numero di comuni in Zona 1 della provincia di Rieti è sostanzialmente stabile, ma aumenta quello dei comuni della provincia di Frosinone", spiegano gli esperti, "La Zona 2A forma una fascia di comuni a contatto con la Zona 1, mentre la Zona 2B copre gran parte del territorio regionale: numerosi comuni della provincia di Viterbo passano dalla precedente Zona 3 alla Zona 2B così come diversi comuni della provincia di Latina e della provincia di Frosinone passano dalla Zona 2 alla Zona 3A". Interessante è il risultato ottenuto per il Comune di Roma, che vede il suo territorio diviso nei Municipi più vicini all'area dei Colli Albani, classificati in Zona 2B, ed i rimanenti classificati in Zona 3A: "questo risultato conferma l'opportunità della scelta di classificare separatamente i municipi della capitale. E' giusto mettere in risalto che questo studio non è figlio del terremoto dell'Aquila, ma deriva da una filosofia di prevenzione in campo sismico che la Regione Lazio sta mettendo in pratica da molti anni".
E' d'obbligo una domanda su Roma, che una leggenda vuole non influenzata dai terremoti: "Come ormai noto da tempo, la pericolosità sismica di Roma deriva da zone sismogenetiche poste al di fuori della città, siano esse relativamente vicine, come i Colli Albani, o lontane come quelle appenniniche. Pertanto è da escludere la possibilità che Roma si venga a trovare in area epicentrale. Diverso è però il discorso relativo ai possibili danni provocati in città dai terremoti con epicentro in zone lontane. Per poter estendere le analisi di pericolosità sismica su ampie aree, dobbiamo assumere condizioni di morfologia e geologia uniformi. I risultati andranno successivamente adattati alle caratteristiche locali in modo da tener conto di situazioni geologiche particolari che potrebbero provocare un'amplificazione degli scuotimenti.

Per tale ragione i possibili danneggiamenti nella città di Roma dipendono, oltre che dalla vulnerabilità degli edifici, sia dalle caratteristiche sismologiche degli eventi, sia dalla geologia e morfologia locale che può determinare fenomeni di amplificazione sismica. Questa situazione emerse già in passato, ad esempio con il terremoto di Avezzano del 1915; in quell'occasione i danni in città si concentrarono lungo l'alveo del fiume Tevere evidenziando l'influenza dei depositi sedimentari. Effetti di questo tipo possono essere valutati solo attraverso dettagliate analisi di microzonazione sismica".

sul canale urbanistica
genta 29 aprile 2009 alle 09:00:28

questo sito mi aiuta

Commenta questo articolo.

Per scrivere un commento devi essere registrato!

Se non ti sei ancora registrato clicca qui

Scrivi qui il tuo commento
Effettua il login

  • In evidenza

  • Software più scaricati