Sino ad oggi, nell'arco di un piano ventennale finanziato dallo Stato, le Ferrovie hanno eliminato 3.735 attraversamenti, sostituendoli con opere alternative per 3.5 miliardi di euro di investimento. Alla fine di quest'anno ne saranno chiusi altri 74, con una spesa ulteriore di 100 milioni, ripartiti su diverse regioni italiane. Quelle che ne beneficeranno maggiormente sono la Lombardia (13), il Piemonte (12), la Toscana (9) e la Campania (8). Seguono a ruota Umbria (6), Lazio e Veneto (5), Puglia (4), Emilia Romagna, Calabria e Sicilia (3), Friuli (2) e Liguria (1). Gli interventi sono sempre concordati con le amministrazioni locali (Regioni, Province e Comuni) e gli enti pubblici interessati, come l'Anas.
In Italia, oggi ci sono ancora 6.481 passaggi a livello lungo tutta la rete nazionale, ma nel 1992 erano 9.315, mentre nel 2012 saranno poco più di 5.700, concentrati su strade secondarie e linee regionali, dove i treni transitano a velocità inferiore.
Il piano di soppressione dei "PL" rientra a pieno diritto in un quadro di garanzia della sicurezza. Sostituendo gli attraversamenti stradali con sottopassi o cavalcavia, si migliora infatti la regolarità di viaggio di chi è sul treno e di chi si sposta in auto, eliminando a priori anche la più remota possibilità di incidente. Per evitare le attese alle sbarre, non sono infrequenti infatti i casi di automobilisti che tentano di superare i binari mentre queste si chiudono, provocando a volte anche lunghe interruzioni della circolazione, se non incidenti con tragiche conseguenze per le persone.
Da non sottovalutare poi il valore ambientale della chiusura dei passaggi a livello: eliminando le barriere, si eliminano le code delle auto, spesso in sosta con i motori accesi, e gli effetti nocivi della concentrazione dei gas di scarico.